Massenzio

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Marco Aurelio Valerio Massenzio (latino: Marcus Aurelius Valerius Maxentius; 27828 ottobre 312) autoproclamatosi imperatore romano (ma non fu mai riconosciuto come tale) governò l'Italia e l'Africa tra il 306 e il 312. Figlio di Massimiano e di Eutropia, nacque nel 278 e si sposò nel 293, a soli quindici anni con Valeria Massimilla, figlia del cesare Galerio.

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Marco Aurelio Valerio Massenzio
Busto di Massenzio.
Busto di Massenzio.
Usurpatore romano
Predecessore Massimiano
Successore Costantino I
Nome completo Marcus Aurelius Valerius Maxentius
Nascita 278
Morte 312
Padre Massimiano
Madre Eutropia

L'Augusto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile romana (306-324).

Nel 305 i due augusti della Tetrarchia - Diocleziano e il padre di Massenzio, Massimiano - abdicarono e al loro posto successero i cesari Galerio e Costanzo Cloro. Tuttavia alla morte di Costanzo Cloro, nel 306, Massenzio fu proclamato augusto al posto del successore designato Severo, nei territori precedentemente governati dal padre, ossia l'Italia e l'Africa, mentre in Gallia e Britannia l'esercito proclamava augusto il figlio illegittimo di Costanzo Cloro, Costantino.

Moneta di Massenzio, celebrante l'eternità degli augusti.

Massenzio continuò a tenere l'Italia e l'Africa sotto il suo dominio, facendo leva sul malcontento del popolo di Roma e della Guardia pretoriana, che vedevano declinare la propria importanza a vantaggio delle capitali delle province (Treviri capitale della Gallia Belgica, Milano, Nicomedia, Antiochia, terza città dell'impero dopo Roma e Alessandria), anche grazie al possesso della provincia africana che gli consentì inizialmente di assicurare a Roma il vettovagliamento di grano e olio.

Per qualche tempo Massenzio cercò di destreggiarsi tra le minacce rappresentate dagli eredi di Diocleziano, richiamando al potere suo padre Massimiano, cercando l'alleanza con Costantino (il cui potere al momento era ancora precario quanto il suo) anche attraverso il matrimonio con la propria sorella Fausta nel 307, e il 21 aprile 308 si proclamò Augusto legittimo.

Tuttavia la secessione africana del 308 guidata da Lucio Domizio Alessandro (che un paio d'anni dopo si alleerà esplicitamente con Costantino), il peggioramento dei rapporti con Massimiano (che passerà anch'egli dalla parte di Costantino), la morte del figlio Valerio Romolo nel 309 che privava il suo disegno imperiale di ogni possibilità di continuità dinastica, rappresentano nella vicenda di Massenzio l'inizio della fine.

Dopo la morte di Galerio gli altri due augusti, Licinio e Massimino Daia - occupati a contendersi la metà orientale dell'impero - lasciarono a Costantino, che disponeva ormai in occidente di margini di manovra migliori che per il passato, il compito di eliminare l'usurpatore. Dopo aver vinto la battaglia di Verona impadronendosi così dell'Italia del nord, questi scese verso Roma. Massenzio, invece di ripararsi dietro le mura che aveva ricostruito, uscì in battaglia incontro al suo avversario, e ne fu sconfitto alla battaglia di Ponte Milvio (28 ottobre 312). Morì nella battaglia e fu gettato nel Tevere dopo essere stato decapitato.

Il romano[modifica | modifica wikitesto]

Il ripristino della grandezza di Roma e dei suoi dei fu al centro del progetto imperiale di Massenzio. Ciò è evidente anche nel programma iconografico della sua monetazione, coniata nelle officine di Roma e di Ostia, ispirato alle grandi leggende di fondazione della Città: la lupa che allatta Romolo e Remo, Marte rappresentato sia come dio guerriero che come padre dei gemelli fondatori.

Nella stessa direzione andava il vasto programma edilizio dell'imperatore, che per la brevità del suo regno fu realizzato solo in parte, del quale può essere considerata emblema la grandiosa basilica[1].

Oltre all'avvio della basilica, Massenzio volle la ricostruzione del vicino Tempio di Venere e Roma dell'epoca adrianea, l'ampliamento del Clivus Sacrae Viae, dove innalzò da una parte l'heroon di suo figlio Romolo e la Basilica Nova, e dall'altra la Porticus margaritaria[2], il restauro e l'innalzamento delle mura di Aureliano, che dotò anche di un fossato[3]. Provvide inoltre a restaurare la via Appia fino a Brindisi e diversi acquedotti.

Nella sua tenuta sulla Via Appia edificò una grande villa suburbana, dotata anche di un circo e di un mausoleo. Accanto alla villa fu costruito il mausoleo del figlio defunto. Altra maestosa testimonianza del suo prestigio è nella celebre Villa di Piazza Armerina (Enna), a lui ascritta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ compiuta solo dopo il 312 da Costantino, che vi collocò la propria statua colossale.
  2. ^ Si veda in Rodolfo Lanciani, Nuove storie dell'antica Roma, Newton Compton 2006, p. 30 e sgg.
  3. ^ che tuttavia non portò a compimento, stando all'autore del Chronographus Romanus (Polemio Silvio nel 354).

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