Guerra di Troia

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Guerra di Troia
Ilioupersis Louvre G152.jpg
Scena di battaglia fra achei e troiani, kylix attico a figure rosse (490 a.C.), Museo del Louvre.
Data ca 1250 a.C.[1] o 1194 a.C.[2]
Luogo Troia, nell'odierna Turchia
Esito Vittoria achea
Schieramenti
Achei Troiani e vari alleati
Comandanti
Perdite
più di tremila più di tremila
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Nella mitologia greca, la guerra di Troia è narrata come una sanguinosa guerra combattuta tra i Greci e la potente città di Troia per il controllo dell'Ellesponto.

Secondo la tradizione del poema epico dell'Iliade, il conflitto ebbe inizio a causa del rapimento di Elena, la regina di Lacedemone (la futura Sparta), ritenuta la donna più bella del mondo. Il marito di Elena, Menelao, grazie all'aiuto del fratello Agamennone radunò un incredibile esercito, formato dai maggiori comandanti dei regni greci e dai loro sudditi, muovendo così guerra contro Troia. Il conflitto durò 10 anni, con gravissime perdite da entrambi i lati. Fra le vittime abbiamo Achille il più grande eroe greco figlio del re Peleo e della dea Teti Achille era re dei mirmidoni che condusse in molte battaglie contro Troia, però venne ucciso dal fratello di Ettore, Paride per vendicare la morte del fratello lo colpì con una freccia al tallone, suo unico punto debole. Troia cadde dopo dieci anni di assedio grazie all'astuto piano di Ulisse, il piano del cavallo di legno che si mostrò un vero successo che cambiò le sorti della guerra. L'Iliade finisce in verità con la cerimonia funebre per Ettore, la cremazione del corpo e la raccolta delle ossa in un'urna d'oro. È ancora oggetto di studi e controversie la questione sulla veridicità storica degli avvenimenti della guerra di Troia. Alcuni studiosi pensano che vi sia un fondo di verità dietro gli scritti di Omero, altri pensano che l'antico poeta abbia voluto raggruppare diversi avvenimenti accaduti durante guerre e assedi, nel periodo civiltà micenea, in un unico conflitto, quello fra greci e troiani. Alcuni studiosi pensano anche che Omero non sia mai esistito, ma grazie alle due opere (Iliade e Odissea) è stato possibile trovare le mura di Troia e grazie a questo ritrovamento straordinario gli storici hanno collocato cronologicamente l'episodio verso la fine dell'età del Bronzo, intorno 1300-1200 a.C., in parte accettando la datazione di Eratostene.

Gli eventi del conflitto sono noti principalmente attraverso l'Iliade di Omero, in quanto gli altri testi letterari del "Ciclo Troiano", sono ormai perduti e conosciuti solo tramite posteriori testimonianze. Singoli eventi sono infatti descritti in innumerevoli testi della letteratura greca e letteratura latina, dipinti o scolpiti in numerose opere d'arte. Grazie a queste testimonianze è stata ricostruita la guerra di Troia come si studia oggi nei testi scolastici. I testi più autorevoli sono pertanto senza dubbio l'Iliade e l'Odissea di Omero, composte intorno al IX secolo a.C. Entrambi narrano una piccola parte del conflitto, l'Iliade racconta fatti avvenuti durante l'ultimo anno di guerra, l'Odissea il viaggio di Ulisse per tornare in patria dopo la conquista della città.

Gli altri avvenimenti dello scontro sono tratti dai cosiddetti Poemi del ciclo Epico: i canti Ciprii, l'Etiopide, la piccola Iliade, Iliou Persis, i Nostoi e la Telegonia. Sebbene di questi poemi sopravvivano ormai solo pochi frammenti, abbiano notizia delle trame grazie ai riferimenti di un tale Proclo. Non sappiamo se questo Proclo sia un filosofo neo-platonico del V secolo d.C. o un grammatico del II secolo, e nemmeno sappiamo ancora bene chi siano gli autori di questi poemi del ciclo epico. Alcuni datano queste opere intorno al VII o VI secolo a.C., poco dopo i poemi omerici da cui hanno preso spunto, sebbene si pensi che possano anche essere legati a tradizioni precedenti.

I poemi di Omero e quelli del ciclo epico prendono spunto dalla tradizione orale. Anche dopo la composizione di questi testi le storie della guerra di Troia furono tramandate oralmente o in forma non poetica. Alcuni elementi narrativi trovati in alcuni testi posteriori potrebbero essere desunti proprio da questa tradizione orale. Le storie del conflitto circolavano inoltre grazie alle immagini dipinte sulle anfore o sui calici.

Nei secoli successivi drammaturghi, scrittori e filosofi presero spunto dagli eventi della guerra di Troia per le loro opere. I tre grandi tragediografi ateniesi, Eschilo, Sofocle ed Euripide, scrissero molti drammi sui personaggi della guerra di Troia. Fra gli scrittori romani il più importante è senza dubbio Virgilio. Nel 2º libro dell'Eneide, descrive il sacco di Troia ispirandosi sicuramente ai fatti narrati nei poemi del ciclo epico (specialmente l'Iliou Persis).

La storia qui riportata segue l'ordine di eventi secondo le testimonianze di Proclo, dell'Iliade, dell'Odissea e dell'Eneide, più alcuni dettagli dedotti da altri autori.

Le origini della guerra[modifica | modifica sorgente]

Il piano di Zeus[modifica | modifica sorgente]

Zeus si era accorto che la Terra era troppo popolata. Inizialmente voleva distruggere l'umanità con fulmini e inondazioni, poi su consiglio di Momo, il dio degli scherzi, o di Themis[3], decise invece di favorire il matrimonio di Tetide e Peleo, da cui sarebbe scoppiata appunto la guerra di Troia, che avrebbe portato alla fine del regno degli eroi. C'è anche chi sostiene che Zeus vedesse in molti guerrieri dei potenziali usurpatori del trono di capo degli olimpi. Come racconta la mitologia greca, Zeus era diventato re degli dei detronizzando Crono, il quale a sua volta aveva preso il posto di suo padre Urano. Memore di quanto possa essere crudele la propria progenie, Zeus, che aveva avuto molti figli dalle sue tante relazioni con donne mortali, ne aveva timore: e più in generale temeva l'intera categoria dei semidei.[4].

Il matrimonio fra Peleo e Teti[modifica | modifica sorgente]

Il giudizio di Paride (1904) di Enrique Simonet.
Il giudizio di Paride di Juan de Juanes.

Zeus venne a sapere da Themis o da Prometeo che un figlio avrebbe potuto detronizzarlo, proprio come lui aveva fatto col padre[5]. Un'altra profezia aveva inoltre predetto che la ninfa Teti, con cui Zeus tentava di avere una relazione, avrebbe generato un figlio che sarebbe diventato più grande del padre[6]. Per queste ragioni Teti sposò un re mortale molto più vecchio di lei, Peleo. Fece questo o per ordine di Zeus[7] o perché non voleva fare uno screzio ad Era che l'aveva allevata da bambina[8].

Tutti gli dei vennero invitati al matrimonio di Peleo e Teti eccetto Eris, la dea della discordia, che fu fermata alla porta da Hermes per ordine di Zeus stesso. Sentendosi insultata, la dea andò su tutte le furie[9] e gettò nel bel mezzo della tavolata una mela d'oro con la scritta «Tei Kallistei» (alla più bella). Era, Atena e Afrodite pensavano spettasse loro di diritto possedere la mela e cominciarono a litigare fra di loro. Nessuno degli dei tentò di favorire con la propria opinione una delle tre dee per non inimicarsi le altre due. Zeus ordinò quindi a Hermes di condurre le tre dee da Paride, un principe troiano, ignaro della sua discendenza reale, che era stato abbandonato appena nato sul monte Ida[10] poiché un sogno premonitore aveva profetizzato che egli sarebbe stato causa della guerra di Troia[11].

Le dee apparvero al giovane nude e siccome Paride non era in grado di dare un giudizio, le tre divinità promisero al giudice dei doni. Atena gli offrì la saggezza, l'abilità bellica, il valore dei guerrieri più potenti, Era il potere politico e il controllo su tutta l'Asia, Afrodite l'amore della donna più bella del mondo, Elena di Sparta. Paride diede la mela ad Afrodite. Le due dee che avevano perso andarono via desiderose di vendetta.

Il giovane si recò in seguito in città, a Troia, perché gli araldi di Priamo avevano portato via il suo toro migliore per darlo in premio al vincitore di alcune gare sportive organizzate dal re. Paride partecipò ai giochi atletici e sconfisse i nobili rampolli di Troia, vincendo di conseguenza il proprio toro. I giovani troiani, umiliati, volevano ucciderlo ma Cassandra, figlia preveggente del re Priamo, riconobbe in lui il fratello perduto. Priamo decise allora di accettarlo nella famiglia reale, sebbene Cassandra avesse consigliato di non farlo.

Dall'unione fra Peleo e Teti nacque un bambino Achille. L'oracolo predisse che sarebbe morto o vecchio a causa della maturità in una vita tranquilla e priva di imprese, o giovane sul campo di battaglia guadagnando l'immortalità attraverso la poesia degli aedi[12]. Teti tentò di rendere immortale il figlio. Lei provò dapprima a bruciarlo nel fuoco durante la notte per eliminare le sue parti mortali e poi a strofinarlo con ambrosia durante il giorno. Peleo, che già aveva perso sei figli in questa maniera, riuscì a fermarla. Teti lo bagnò allora sul fiume Stige facendolo diventare immortale nei punti toccati dall'acqua. Lei aveva però tenuto il piccino dal tallone che rimase la sua unica parte vulnerabile, da qui la frase «tallone d'Achille», per indicare il punto debole di un persona[13].

Il ratto di Elena[modifica | modifica sorgente]

Les Amours de Pâris et d'Hélène (L'amore di Paride e Elena) particolare, 1788 di Jacques-Louis David (1748–1825), Louvre.

La più bella donna del mondo era Elena, una delle figlie di Tindaro, re di Lacedemone (la futura Sparta). Sua madre era Leda che venne sedotta o stuprata da Zeus sotto forma di cigno[14]. Leda partorì così quattro gemelli, due maschi e due femmine. Castore e Clitennestra erano figli di Tindaro, Elena e Polluce di Zeus[15]. Secondo un'altra versione del mito, Elena era figlia di Nemesi, la vendetta[16]. Quando giunse in età da marito Elena attirò alla corte del padre una moltitudine di pretendenti desiderosi di prenderla in sposa. Tindaro non sapeva chi scegliere per non offendere così gli altri.

Infine uno dei pretendenti, Ulisse, propose un piano per risolvere il dilemma, in cambio dell'appoggio di Tindaro per farlo sposare con la nipote Penelope, figlia del fratello di lui Icario[17]. Elena avrebbe dovuto scegliere il marito. Secondo un'altra tradizione Ulisse propose di fare un sorteggio o secondo un'altra, più accreditata, era il padre a scegliere il marito per la sposa (come farà poi Agamennone per ingannare Ifigenia e portarla in Aulide). Vennero inoltre costretti tutti i pretendenti a giurare di difendere il matrimonio di Elena, qualunque marito venisse scelto. I giovani giurarono sacrificando i resti di un cavallo. Di certo non mancarono i borbottii di alcuni[18].

Venne scelto come marito Menelao. Quest'ultimo non si era presentato come pretendente alla reggia ma aveva mandato il fratello Agamennone in suo nome. Aveva promesso un'ecatombe di 100 buoi ad Afrodite se avesse avuto in moglie Elena ma, non appena seppe di essere lui il prescelto, dimenticò la promessa fatta, causando l'ira della dea[19]. Agamennone e Menelao vivevano in quel periodo alla corte di Tindaro perché esiliati da Micene, loro terra natia, dallo zio Tieste e dal cugino Egisto, dopo la morte del padre Atreo, ucciso dallo stesso Tieste. Menelao ereditò dunque il trono di Sparta da Tindaro poiché gli unici suoi figli maschi, Castore e Polluce, erano stati assunti fra le divinità[20]. Agamennone sposò in seguito Clitemnestra, sorella di Elena, e scacciò Egisto e Tieste da Micene, riprendendosi così il trono del padre[21].

Durante una missione diplomatica (il recupero della zia Esione rapita da Eracle) Paride si recò a Sparta e si innamorò della bella Elena. Enea, nobile figlio di Afrodite e Anchise, re dei Dardani, accompagnava Paride. Durante il loro soggiorno a Sparta, Menelao dovette recarsi a Creta per i funerali di Catreo, lo zio[22]. Paride, sotto influsso di Afrodite[9], riuscì a sedurre Elena e a partire con lei verso Troia, nonostante i rimproveri di Enea, portando con sé il ricco tesoro di Menelao. Era, ancora adirata con Paride mandò contro di lui una tempesta, costringendolo a sbarcare in Egitto, dove, secondo Stesicoro, Elena fu sostituita da Nefele, un fantasma con le sue sembianze[23]. Secondo Omero Elena giunse in carne e ossa a Troia, non vi è traccia di alcun finto fantasma. La nave giunse poi a Sidone prima di giungere a Troia. Lì Paride, timoroso di essere catturato da Menelao, perse diverso tempo prima di tornare in patria[24].

Il rapimento di donne non è una storia nuova nella mitologia classica. Ricordiamo Io, rapita da Zeus e trasformata in mucca, Europa, portata via dalla Fenicia e condotta a Creta, Esione, sorella di Priamo, rapita da Eracle ai tempi del re Laomedonte e consegnata a Telamone, re di Salamina[25], Medea, fuggita insieme a Giasone dalla Colchide[26]. Tutte queste donne erano però orientali portate in Grecia, forse questa volta Paride volle ricambiare portandosi in Oriente una donna greca[27].

L'adunata in Aulide[modifica | modifica sorgente]

Menelao, tornato a Sparta e scoperto l'inganno, inviò un'ambasceria a Troia per chiedere la restituzione della moglie, ma ne ebbe un rifiuto: nell'assemblea dei troiani aveva prevalso infatti la linea dura, portata avanti da Paride e Antimaco, consigliere di re Priamo. Gli Atridi decisero pertanto di ricorrere al giuramento fatto dai pretendenti in onore di Elena per radunare un esercito ed attaccare i troiani, affidando tale messaggio al savio Nestore, re di Pilo.

Ulisse e Achille[modifica | modifica sorgente]

Ulisse qualche tempo prima si era sposato con Penelope da cui aveva avuto un figlio, Telemaco. Per evitare la guerra si finse pazzo e cominciò a seminare sale per i campi. Palamede, il re di Nauplia, mandato ad Itaca per convincerlo, uomo di ingegno arguto, prese il piccolo Telemaco e lo posizionò nel solco su cui sarebbe dovuto passare Ulisse che, non volendo uccidere il figlio, girò da un'altra parte, rivelando però così di essere ancora sano di mente e di certo pronto per partecipare alla guerra[28].

Achille invece era stato nascosto dalla madre a Sciro, mascherato con abiti femminili per non farlo riconoscere agli araldi mandati da Agamennone. Egli si era già unito in matrimonio con Deidamia, figlia del re, e da questa unione era nato Neottolemo[29], detto anche Pirro (greco: Πύρρος/Pýrrhos, "il colore del fuoco, rosso biondo"). Aiace Telamonio, cugino di Achille, il suo vecchio precettore Fenice e soprattutto Ulisse, travestiti da mercanti, (secondo altri vi era solo Ulisse, o Ulisse e Diomede) si recarono nella reggia di Sciro per scovare il giovane figlio di Peleo. Vi sono due tradizioni sul riconoscimento dell'eroe. Secondo la prima tradizione Ulisse suonò un corno, chiaro segno di un attacco nemico, ed Achille, anziché fuggire come fecero le figlie del re, afferrò una lancia per affrontare i nemici e venne riconosciuto[30]. Nella seconda tradizione, la più famosa, Ulisse portava con sé un cesto con degli ornamenti femminili e una spada bellissima. Achille non osservò i gioielli ma guardò la stupenda arma e per questo venne scoperto da Ulisse e condotto al campo acheo[31]. Secondo Pausania, Achille non si nascose a Sciro perché l'isola venne poi conquistata durante la guerra di Troia dal Pelide stesso[32].

Le forze Achee si radunarono dunque nel porto di Aulide, in Beozia. Tutti i pretendenti spedirono i propri eserciti eccetto re Cinira di Cipro. Sebbene lui spedì corazze ad Agamennone, come stabilito, al posto di spedire le cinquanta navi promesse ne spedì soltanto una vera, mentre le altre erano di fango[33]. Idomeneo, re di Creta, invece era disposto a schierare l'esercito cretese solo a patto che avesse potuto condurre con sé un vice comandante, il nipote Merione[34]. L'ultimo comandante ad arrivare fu Achille, che allora aveva soltanto quindici anni. Mentre i re sacrificavano ad Apollo per garantire il proprio giuramento, un serpente divorò gli otto piccoli di un nido di passeri e in seguito mangiò anche la madre. Secondo Calcante questo evento era un responso divino, la guerra sarebbe durata per dieci anni[35].

Telefo[modifica | modifica sorgente]

Le navi salparono ma nessuno sapeva come giungere a Troia. Ci fu dunque un errore di rotta e gli Achei sbarcarono per sbaglio in Misia, dove regnava Telefo, figlio di Eracle, che disponeva oltre degli uomini di Misia anche di un contingente dall'Arcadia, essendo infatti proveniente da questa regione[36].

Durante la battaglia i greci riuscirono a conquistare Teatrante, capitale del regno, e Achille, con la sua lancia, ferì Telefo, che già aveva ucciso Tersandro, re di Tebe[37]. Salvatosi dallo scontro Telefo si recò a Delfi per sapere come poter guarire dalla ferita causatagli dal Pelide che non intendeva rimarginarsi e provocava terribili dolori. L'oracolo rispose che lo stesso feritore l'avrebbe guarito.

La flotta achea tornò dunque in Grecia. Achille partì verso Sciro e sposò Deidamia. Le forze greche furono radunate un'altra volta. Telefo si recò in Aulide, travestito da mercante, e chiese ad Agamennone di poter essere guarito[38] o, secondo un'altra tradizione, prese in ostaggio il piccolo Oreste, figlio del re di Micene[39]. Ulisse comprese che sarebbe stata la lancia stessa di Achille a guarirlo. Pezzi di lancia furono raschiati e passati sulla ferita, rimarginandola[40]. Telefo in seguito avrebbe mostrato agli Achei come giungere a Troia.

Il secondo raduno[modifica | modifica sorgente]

Mappa della Grecia omerica.

Otto anni dopo lo sbarco in Misia gli eserciti greci furono ancora radunati[41]. Ma non appena le navi giunsero in Aulide il vento cessò di soffiare. Calcante profetizzò che Artemide era offesa con Agamennone perché questi aveva ucciso un cervo sacro o perché lo aveva ucciso in bosco sacro dicendo di essere miglior cacciatore di lei. L'unico modo di placare Artemide era sacrificare Ifigenia, figlia di Agamennone e Clitennestra o di Elena e Teseo, affidata alla sorella dopo il matrimonio con Menelao[42].

Agamennone rifiutò la proposta ma gli altri principi minacciarono di fare comandante Palamede[43] se Agamennone non avesse avuto il coraggio di uccidere la figlia. Fu costretto ad accettare e richiamò la figlia e la moglie in Aulide col pretesto di voler far sposare Ifigenia con Achille. In un impeto di amore paterno Agamennone mandò una lettera alla moglie, ordinandole di rimanere a Micene, poiché quella era una trappola ma il messaggio venne intercettato da Ulisse (o da Palamede) che non la spedì a destinazione. Ulisse e Diomede vennero mandati a Micene per condurre lì la giovane e la famiglia di Agamennone. Clitemnestra venne però a sapere dell'inganno grazie ad Achille. Questi promise inoltre il suo aiuto ma Ulisse riuscì a sobillare l'esercito chiedendo il sacrificio.

Ifigenia, in uno slancio patriottico, decise allora di sacrificarsi per il bene della Grecia. La giovane secondo una prima tradizione morì effettivamente immolata, secondo un'altra, quella utilizzata da Euripide, fu scambiata con una cerva da Artemide stessa che la portò in Tauride, designandola come sua sacerdotessa.

Le forze greche sono descritte in dettaglio nel secondo libro dell'Iliade, il cosiddetto Catalogo delle navi, che comprendeva 1178 navi con 50 rematori circa a testa. Questa accurata descrizione ci permette di avere una visione della situazione geo-politica greca, che partecipò alla guerra di Troia durante la quale la famiglia dei Pelopidi la faceva da padrone con:

poi c'erano:

Tucidide spiega che secondo la tradizione erano approssimativamente 1200 navi, con un numero di uomini variabile, vi era chi infatti come i Beoti aveva navi con 120 uomini, chi, come Filottete, soltanto cinquanta.

Le forze greche andavano quindi da un minimo di 70.000 a un massimo di 130.000 uomini. Un altro catalogo viene dato da Apollodoro che differisce su qualcosa ma è simile ad Omero nella suddivisione numerale. Alcuni pensano che Omero abbia preso spunto da reali documenti provenienti dall'età del bronzo, altri pensano che abbia inventato tutto di sana pianta. Oggi gli storici hanno drasticamente ridimensionato la consistenza del corpo di spedizione greco, le cui forze vengono stimate in circa 300 navi e 15.000 uomini.

Vengono anche descritti gli schieramenti troiani, che secondo Omero contavano circa 50.000 uomini fra Troiani e alleati. Non sappiamo quale lingua parlavano i troiani. Omero spiega che i contingenti alleati di Troia parlavano lingue straniere, i comandanti in seguito traducevano gli ordini. Nell'Iliade inoltre troiani ed Achei hanno stessi usi, stessi costumi e stessa religione. Gli avversari parlano inoltre la stessa lingua, probabilmente un effetto di tipo drammatico.

I primi nove anni della guerra[modifica | modifica sorgente]

Filottete[modifica | modifica sorgente]

Filottete era amico di Eracle e poiché accese per lui la pira funebre, incarico che tutti avevano rifiutato, ricevette dall'eroe l'arco e le invincibili frecce intinte nel sangue dell'Idra di Lerna[44]. Lui navigò verso Troia con sette navi ma durante una sosta, in cui i suoi uomini si fermarono nell'isola Crise[45] per fare rifornimenti (o da soli o insieme al resto dell'esercito[46]) venne in quell'occasione morso da un serpente. La ferita divenne infetta, emanando un cattivo odore, e Ulisse dunque avvisò Agamennone dello spiacevole accaduto costringendo l'Atride, a causa del puzzo emanato dalla ferita, ad abbandonare l'eroe sull'isola di Lemno, rimanendo così esiliato per dieci lunghi anni. Medonte, fratellastro di Aiace Oileo, prese il controllo degli uomini di Filottete.

Sbarcati a Tenedo, isola di fronte al lido di Troia, l'attaccarono ma la città venne difesa dal suo regnante Tenete, figlio di Apollo (secondo altri solo un suo protetto, il vero padre era Cicno). Achille depredò Tenedo e tentò di catturare Emitea, sorella di Tenete che, disperata, chiese agli dei di poter essere inghiottita dalla terra: dopo la tragica fine della giovane, le cui preghiere vennero esaudite, Achille mosse contro il sovrano nonostante Teti avesse ordinato al figlio di non uccidere Tenete per non incorrere nell'ira del dio[47]: invano, poiché Tenete era già caduto sotto la spada del Pelide. Da quel giorno Apollo tentò in tutti i modi di uccidere Achille e infatti, sarà proprio Apollo a dirigere la freccia di Paride nel suo tallone.

Da Tenedo venne poi spedita una delegazione a Priamo, formata da Menelao, Ulisse e Palamede per chiedere nuovamente la restituzione di Elena ma anche questa volta le loro proposte furono rifiutate. Priamo infatti dette ascolto al suo consigliere Antimaco, animato da un odio irriducibile nei confronti degli Achei.[48].

L'arrivo[modifica | modifica sorgente]

Calcante profetizzò che il primo acheo a toccare la terra troiana dopo essere sbarcato con la sua nave sarebbe morto per primo[49]. Achille decise dunque di non essere il primo a scendere e fu così Protesilao, re di Filache, a sbarcare per primo[50], il Pelide scese solo in seguito uccidendo durante lo scontro che ne seguì Cicno, un alleato dei troiani, figlio di Poseidone.

I troiani, spaventati dall'assalto greco fuggirono all'interno della città mentre Protesilao che aveva dimostrato valore e coraggio uccidendo diversi troiani trovò, primo fra tutti, la morte per mano di Ettore[51], Enea, Acate o Euforbo (le tradizioni divergono su questo punto). Gli dei lo seppellirono come un dio sulla penisola Tracia, una regione della Troade, dopo la sua morte sarebbe stato il fratello Podarce a guidare le truppe di Filache.

Le campagne di Achille[modifica | modifica sorgente]

Achille benda le ferite di Patroclo. Medaglione di una kylix dipinta da Sosia (c. 500 a.C.). Staatliche Museen, Antikenabteilung, Berlino.

Gli achei assediarono Troia per nove anni. Questa parte della guerra è quella di cui sono oggi conservate il minor numero di fonti, dato che i testi letterari preferiscono parlare principalmente degli avvenimenti dell'ultimo anno. Per giustificare questa penuria di fonti c'è stato chi ha elaborato teorie (non ancora verificate) sull'effettiva durata della guerra. Tra queste si ricordi una aspetto della più ampia teoria di Felice Vinci Omero nel Baltico, secondo cui la guerra sarebbe durata un solo anno, e di conseguenza l'Iliade narrerebbe la guerra nella sua interezza.

Dopo lo sbarco iniziale l'esercito venne raggruppato di nuovo per intero soltanto nel decimo anno, secondo Tucidide a causa di una mancanza economica che costrinse i greci a compiere scorrerie nelle città alleate di Troia ed esaurire i profitti agricoli delle regioni della Tracia[52]. Troia non venne mai assediata completamente in questi nove anni poiché riusciva ancora ad avere rapporti con i popoli interni dell'Asia minore, essendo giunti rinforzi fino alla fine dello scontro. Gli Achei controllavano semplicemente lo stretto dei Dardanelli, i troiani invece comunicavano attraverso il punto più corto ad Abido e Sesto, potendo così contattare i propri alleati in Europa.

Achille era senza dubbio il più attivo fra gli Achei, secondo Omero conquistò 11 città e 12 isole[53], secondo Apollodoro invece fece scorrerie nelle terre di Enea, in Troade, derubandolo dei suoi armenti[54] conquistando inoltre Lirnesso, Pedaso e diverse città del circondario. Uccise anche Troilo, giovane figlio di Priamo, quando questi aveva 19 anni poiché un oracolo aveva predetto che se il ragazzo avesse raggiunto il ventesimo anno di vita, la città non sarebbe crollata. Secondo Apollodoro:

"Prese anche Lesbo e Focea, poi Colofonie e Smirne, e Clazomane, e Cime; e dopo Egialeo e Teno, le così chiamate cento città; poi in ordine, Adramitio e Sido; poi Endio, e Lineo, e Colono. Prese anche Tebe, in Asia minore, e Lirnesso, e infine Antandro e molte altre città”[55]

Secondo Cacride questo elenco è sbagliato perché i greci si sarebbero spinti in questa maniera troppo a sud. Altre fonti, come Demetrio, parlano di Pedaso, Monenia, Mithemna, e Pisidice[56].

Dalla divisione del bottino di queste città, Achille ottenne Briseide di Lirnesso mentre Agamennone ottenne Criseide, di Tebe. Achille catturò Licaone, figlio di Priamo mentre stava potando gli alberi nel frutteto del padre[57], ordinando poi a Patroclo di venderlo a Lemno, dove venne comprato da Eezione, re di Cilicia e suocero di Ettore, che lo rimandò a Troia. Fu ucciso da Achille più tardi, dopo la morte di Patroclo[58]. In seguito Achille marciò contro il regno di Cilicia, uccidendo Eezione e tutti i suoi figli maschi, ad eccezione di Pode, il più giovane, che si era trasferito a Troia presso Ettore e Andromaca. Pode morì poco prima di Ettore, ucciso in battaglia da Menelao[59].

Le campagne di Aiace[modifica | modifica sorgente]

Aiace invase le città della penisola Tracia dove regnava Polimestore, un genero di Priamo e a causa di ciò il sovrano assediato si sbarazzò di Polidoro, uno dei figli di Priamo, che lui stesso aveva in custodia. Il guerriero greco attaccò poi le città della Frigia, dominate dal re Teleuto che morì in combattimento e prese come bottino di guerra la figlia di quest'ultimo, Tecmessa[60]. Disperse in seguito le greggi troiane sul monte Ida e nelle campagne.

Diversi dipinti su anfore e coppe, descrivono invece un avvenimento non riportato su testi letterari. In un determinato momento della guerra, Achille e Aiace stavano giocando a un gioco denominato petteia ma i due erano talmente presi dal gioco da dimenticare di essere nel bel mezzo di una battaglia. I troiani riuscirono a raggiungerli e solo un intervento di Atena riuscì a salvarli[61].

La morte di Palamede[modifica | modifica sorgente]

Ulisse, spedito in Tracia per recuperare del grano e tornato a mani vuote, sfidò Palamede, che l'aveva preso in giro, a fare di meglio. Questi partì e tornò con un'intera nave piena di grano.

Ulisse, che non aveva mai perdonato a Palamede il fatto di aver quasi ucciso Telemaco mettendolo nel solco dell'aratro quando si fingeva pazzo, decise di tendere contro di lui un inganno e spiegò dunque agli altri capi che, come Agamennone, odiavano le imprese di Palamede e la sua astuzia troppo spesso lodata, il suo intento. Fu contraffatta dunque una lettera di Priamo come se fosse destinata a Palamede, Ulisse stesso costrinse uno schiavo frigio a scriverla ordinandogli poi di nasconderla nella tenda dell'avversario insieme a una gran quantità d'oro[62]. La lettera e l'oro furono scoperti e Agamennone ordinò che Palamede venisse ucciso a sassate come punizione per il suo tradimento.

Pausania, citando i Cypra, dice che Ulisse e Diomede affogarono Palamede mentre stava pescando[63]: secondo Ditti, invece, Ulisse e Diomede adescarono Palamede in un pozzo, dove dicevano che questi aveva conservato l'oro ricevuto da Priamo, e lo lapidarono fino a ucciderlo. Il padre di Palamede, Nauplio navigò verso la Troade per chiedere giustizia ma venne rifiutato: per vendetta allora viaggiò verso le città greche, dichiarando alle mogli dei re che presto i loro mariti avrebbero condotto in patria delle concubine per sostituirle. Alcune di esse decisero allora di tradire i propri mariti, come fece Clitemnestra, unendosi ad Egisto, il figlio di Tieste[64].

Verso la fine del nono anno i soldati dell'esercito, stanchi di combattere e privi di approvvigionamento, decisero di ribellarsi ai propri comandanti e soltanto l'intervento di Achille riuscì a placarli. Secondo Apollodoro, Agamennone rapì in quel periodo le quattro figlie di Anio, sacerdote di Delo, le cosiddette Vignaiole, in grado di far scaturire dal suolo l'olio, il grano e il vino necessari per l'approvvigionamento.[65]

I cinquanta giorni di guerra narrati nell'Iliade[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trama dell'Iliade.
Achille trascina il corpo senza vita di Ettore attorno a Troia. Affresco della fine del XIX secolo nel palazzo dell'Achilleion a Corfù, in Grecia.

Nel campo dei Greci si diffuse però un'epidemia: era il castigo decretato da Apollo come punizione ai Greci per aver sottratto Criseide al padre Crise, sacerdote del dio. Su consiglio di Calcante, Agamennone accettò di restituire Criseide al padre ma pretese in cambio Briseide, schiava preferita di Achille, sottraendola all'eroe. Scoppiò dunque un litigio tra Achille ed Agamennone: Achille decise di non combattere più e rimanere fermo nella propria tenda.

Teti, madre di Achille, salì all'Olimpo per supplicare Zeus di rendere giustizia al figlio: il dio acconsentì, subendo i rimproveri di Era, subito placati da Efesto Zeus inviò il Sogno ingannatore ad Agamennone. Nelle sembianze di Nestore fece credere al re che fosse arrivato il giorno fatale di Troia. Al risveglio Agamennone convocò i duci achei e li istruì sul suo piano. Voleva far credere all'esercito di voler tornare in patria: i soldati però accettarono esultanti la proposta di tornare e si apprestarono a lasciare la costa quando Ulisse, ispirato da Atena, li convinse a rinnovare la battaglia contro Troia.

Le due schiere si affrontarono ancora: alla vista di Menelao, Paride fuggì tra i suoi, ma Ettore lo rimproverò per la sua codardia. Paride decise di affrontare a duello Menelao: le sorti del duello sarebbero state decisive per la guerra. Dopo aver sacrificato agli dei, i contendenti si scontrarono: Menelao era sul punto di uccidere il nemico quando Afrodite lo salvò e lo riportò a Troia. Agamennone decretò la vittoria per il fratello.

Gli dei erano radunati attorno a Zeus che avrebbe voluto salvare Troia, fu Era però a convincere gli altri dei a chiedere la continuazione della guerra. Zeus allora inviò Atena tra i troiani; ella invitò Pandaro a scagliare una freccia contro Menelao. La freccia ferì l'Atride e la battaglia si rianimò. Pandaro ferì Diomede con una freccia, ma questi, aiutato da Atena, riuscì a uccidere il troiano; stava per uccidere anche Enea quando intervenne Afrodite che salvò il figlio e venne a sua volta ferita da Diomede. Intanto i Troiani, guidati da Ares, erano passati al contrattacco. Diomede, sempre con l'aiuto di Atena, si scontrò con Ares e lo ferì. Le sorti della battaglia volgevano di nuovo a favore dei Greci.

Ettore chiese di poter affrontare un campione greco. Dopo alcune discussioni ecco apparire il gigantesco Aiace Telamonio. Il duello si concluse con una tregua, voluta da due ambasciatori, per ordine di Zeus. Il giorno dopo i combattimenti ripresero. I greci, incalzati da Ettore, vennero spinti sempre più verso il proprio accampamento. Col tramonto del sole Ettore e i suoi uomini posero un accampamento proprio in mezzo al campo di battaglia, spingendo così sempre più i greci verso il mare. Quella stessa notte, tuttavia, Diomede riuscì a entrare nella tenda in cui dormiva Reso, il giovane re dei Traci alleato dei troiani, e lo sgozzò con la spada.

Al mattino ricominciò la battaglia. Ettore e gli altri comandanti si scagliarono contro il muro di cinta che proteggeva le navi. I greci spaventati cominciavano a fuggire, soltanto i comandanti più eroici, come i due Aiaci o Idomeneo, incitavano ancora le truppe a difendersi. I troiani, guidati da Ettore, e i lici, guidati da Sarpedonte, riuscirono perfino a far breccia nel muro di cinta greco e ad entrare all'interno dell'accampamento. Con una torcia in mano, Ettore riuscì perfino a incendiare una delle navi greche. Patroclo, fedele compagno di Achille, vedendo la battaglia infuriare all'interno del campo greco, supplicò l'amico di concedergli di prendere le sue armi e condurre i Mirmidoni al fianco degli altri Achei. Achille accettò, ma raccomandò a Patroclo di limitarsi a cacciare i nemici dal campo greco, senza andare oltre.

Nel frattempo i Troiani erano riusciti a dar fuoco alla nave di Protesilao, ma l'arrivo dei Mirmidoni guidati da Patroclo, che essi credevano Achille, li mise in fuga. Patroclo li incalzò fin sotto le mura: gli si oppose Sarpedonte, il comandante dei lici, che era figlio di Zeus. Il re degli dei, nonostante avesse a suo tempo desiderato la morte di tutti i semidei, compreso il suo, di colpo cambiò idea e forse l'avrebbe salvato se non fosse intervenuta Era ricordandogli come tutto fosse ormai già fissato: Sarpedonte inevitabilmente cadde sotto i colpi di Patroclo, Zeus poté solo limitarsi a trasportare il corpo in Licia, terra nativa dell'eroe. Era però giunta anche l'ora di Patroclo: Apollo con un gran colpo lo stordì, il giovane troiano Euforbo lo ferì con la lancia, ma non era abbastanza forte per ucciderlo: fu Ettore che diede il colpo finale. Morendo, Patroclo predisse la prossima uccisione di Ettore, il quale si impadronì delle armi del morto. Euforbo cercò invece di impossessarsi del cadavere, ma venne ucciso da Menelao.

Vedendo arrivare la salma del fedele amico, Achille si rinchiuse nel proprio furore, decise di raccordarsi con Agamennone e di tornare a combattere, con le nuove armi forgiate da Efesto. Ripieno di ira si scagliò contro i troiani: alcuni morirono eroicamente, altri spaventati tentarono di fuggire, chi correndo verso le mura, chi gettandosi nel fiume Scamandro. Achille non ebbe pietà per nessuno e uccise un gran numero di nemici, anche chi spaventato lo supplicava. I Troiani superstiti si precipitarono all'interno delle mura, eccetto Ettore che rimase davanti alle Porte Scee, bloccato dal suo destino; a nulla valevano i disperati richiami dei genitori. Ettore propose ad Achille il giuramento di rendere alla famiglia il corpo di quello dei due che verrebbe ucciso, ma il Pelide rifiutò rabbiosamente. Il duello iniziò, le lance volarono senza successo, e nel corpo a corpo Achille trafisse Ettore nel solo punto scoperto, tra il collo e la spalla.

Morendo, Ettore presagì la prossima morte del nemico; Achille, accecato dall'odio, forò i piedi del cadavere e lo legò sul proprio cocchio, facendone orribile scempio. Priamo chiese infine ad Achille il corpo del figlio. L'Iliade si conclude con i funerali di Ettore.

Dopo l'Iliade[modifica | modifica sorgente]

La morte di Achille[modifica | modifica sorgente]

Achille uccide Pentesilea, Monaco di Baviera.

Poco dopo la morte di Ettore, Pentesilea, regina delle Amazzoni, venne a Troia col suo esercito di donne guerriere. Pentesilea, figlia di Ortrera e di Ares aveva ucciso accidentalmente la sorella Ippolita. Venne purificata per questa azione da Priamo[66] e in cambio lottò per lui e uccise molti greci, incluso Macaone[67] (secondo alcuni Macaone verrà poi ucciso da Euripilo[68], figlio di Telefo) e, secondo un'altra versione, anche Achille, che venne poi riesumato per ordine di Teti. Pentesilea venne poi uccisa da Achille che, dopo averla uccisa, si innamorò della sua bellezza. Tersite, un soldato semplice, derise Achille per questo suo amore e scanalò fuori gli occhi di Pentesilea. Achille uccise Tersite e, in seguito a una disputa, navigò verso Lesbo per farsi purificare. Nel viaggio fu accompagnato da Ulisse, e i due sacrificarono ad Apollo, Artemide e Latona.

Mentre Achille faceva ritorno a Troia, Memnone, re d'Etiopia[69], figlio di Titone ed Eos arrivò col suo esercito ad aiutare lo zio Priamo. Egli non veniva direttamente dall'Etiopia ma da Susa, dopo aver conquistato tutte le popolazioni fra Troia e la Persia[70]. Condusse così in Troade un esercito formato da etiopi, persiani, assiri e indiani[71]. Indossava una corazza forgiata da Efesto, proprio come Achille. Nella battaglia che ne seguì, Memnone uccise Antiloco che si fece colpire per salvare il padre Nestore. Achille affrontò Memnone a duello. Zeus pesò il fato dei due eroi, vinse Achille che uccise così l'avversario[72].

Il Pelide inseguì poi i troiani fino in città. Gli dei, vedendo come Achille aveva già sterminato gran parte dei loro figli, decisero che questa volta era il suo turno. Venne ucciso infatti da una freccia mandata contro di lui da Paride e guidata da Apollo[69][73]. Secondo un'altra versione venne ucciso da una coltellata mentre sposava Polissena, figlia di Priamo, nel tempio di Apollo[74], il luogo dove qualche anno prima aveva ucciso Troilo. Entrambe le versioni mostrano come la morte del grande guerriero sia totalmente ingloriosa, Achille era infatti invincibile sul campo di battaglia. Le sue ossa furono mescolate a quelle di Patroclo, furono tenuti giochi in suo onore.[75]. Dopo la morte, come Aiace, visse nell'isola di Leuco[76] dove sposò l'anima di Elena[77]

Il giudizio delle armi e la morte di Aiace[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte di Achille si tenne una grande battaglia per recuperare il corpo dell'eroe. Aiace Telamonio riuscì a distrarre i troiani mentre Ulisse trasportò via la salma. I generali decisero che l'armatura di Achille sarebbe spettata al guerriero più valoroso. Si fecero dunque avanti Aiace e Ulisse, che avevano recuperato il corpo di Achille. Agamennone, non essendo disposto a fare una scelta così difficile, chiese ai prigionieri troiani chi fra i due aveva causato più danni per la loro città.

Aiace si prepara per il suicidio.

Secondo consiglio di Nestore vennero mandate delle spie all'interno di Troia per sapere cosa commentavano i troiani sulla battaglia avvenuta poco prima e sul valore di coloro che erano riusciti a recuperare il corpo del Pelide. Una giovane disse che fu Aiace il migliore ma un altro, sotto consiglio di Atena, protettrice di Ulisse, diede il voto migliore al favorito[78].

Secondo Pindaro la decisione fu presa attraverso una decisione segreta dei principi achei[79]. Comunque sia, in tutte le versioni, le armi vennero date ad Ulisse e Aiace, impazzito per il dolore, decise di uccidere i giudici di gara[80], ma Atena fece sì che Aiace scannasse nella sua furia due arieti, credendo fossero Agamennone e Menelao[81]. All'alba tornò alla normalità e, accorsosi dell'accaduto, si uccise per il disonore, trafiggendosi con la spada che gli aveva donato Ettore, colpendosi al fianco o all'ascella, ritenuta da alcuni come il suo unico punto debole.[82]

Secondo un'altra tradizione, molto più antica, Aiace fu catturato dai troiani, che lo ricoprirono di creta, costringendolo così all'immobilità e condannandolo a morire di fame.

Le profezie di Eleno[modifica | modifica sorgente]

Nel decimo anno di guerra fu profetizzato da Calcante[83] o da Eleno[84] che Troia non sarebbe crollata senza l'arco e le frecce di Eracle, conservate da Filottete nell'isola di Lemno. Ulisse e Diomede si recarono quindi a recuperare Filottete la cui ferita era guarita. Secondo altri la piaga venne guarita dai medici Macaone e Podalirio. Secondo Sofocle furono Neottolemo e Ulisse a cercare Filottete, secondo Proclo soltanto Diomede. Tornato sul campo di battaglia Filottete uccise, grazie alle sue frecce invincibili Paride stesso.

Secondo Apollodoro, i fratelli di Paride, Eleno e Deifobo, ebbero una contesa su chi dei due avrebbe dovuto sposare Elena, rimasta vedova. Priamo assegnò la donna a Deifobo; Eleno, furioso, abbandonò la città e si stabilì sul monte Ida, ospite di Arisbe, la moglie ripudiata di Priamo. Calcante rivelò che Eleno era in grado di profetizzare le ultime condizioni attraverso le quali conquistare Troia. Ulisse tese dunque un'imboscata a Eleno e lo catturò. Spinto a forza, Eleno disse agli achei che avrebbero conquistato la città se avessero trovato le ossa di Pelope, mandato in guerra il figlio di Achille, Neottolemo, trafugato il Palladio dal tempio troiano di Atena.

I greci recuperarono le ossa di Pelope, precisamente l'osso della spalla, che venne portato a Troia da Pisa e venne perduto a mare sulla via del ritorno: ritrovato poi da un pescatore venne riconosciuto come osso di Pelope dall'oracolo.

Più tardi venne spedito Ulisse a Sciro, presso il re Licomede, per recuperare Neottolemo, che viveva lì presso il nonno materno. Ulisse gli diede le armi di suo padre. Nello stesso tempo, come informa Apollodoro, Euripilo, il figlio di Telefo, venne in sostegno dei troiani con un esercito formato da ittiti o Misiaci. Travestito come un mendicante, Ulisse entrò all'interno della città: venne riconosciuto da Elena, che gli offrì il suo aiuto. Così il re d'Itaca e Diomede rubarono più tardi il Palladio.

Il cavallo di Troia[modifica | modifica sorgente]

La città di Troia, venne infine conquistata senza battaglia, con un inganno concepito da Ulisse: un gigantesco cavallo di legno, animale sacro ai troiani. Venne costruito da Epeo, guidato a sua volta da Atena. Il legno venne recuperato dal boschetto sacro di Apollo. Vi fu scritto sopra: «I greci dedicano questa offerta di ringraziamento ad Atena per un buon ritorno» Il cavallo cavo, venne riempito di soldati. Apollodoro dice che entrarono nel cavallo 50 uomini, attribuendo allo scrittore della Piccola Iliade, la concezione secondo la quale entrarono nel cavallo ben 3000 uomini, ipotesi assurda, secondo Tzetzes ve ne erano 23. Quinto Smirneo, ne nomina trenta ma dice che all'interno ve ne fossero ancora. Nella tradizione tarda il numero fu standardizzato a quaranta uomini. A capo di questi vi era Ulisse stesso. Il resto dell'esercito abbandonò il campo e si recò con tutta la flotta nell'isola di Tenedo. Quando i Troiani scoprirono che i Greci se ne erano andati, credendo che la guerra fosse finita, trascinarono gioiosamente il cavallo nella città. Proclo, seguendo la piccola Iliade, dice che i troiani abbatterono una parte del muro per fare passare il cavallo. Prima di farlo entrare però i troiani discussero sul da farsi. Alcuni pensavano di gettarlo giù da una rupe, altri di bruciarlo, altri di dedicarlo ad Atena. Sia Cassandra che Laocoonte consigliarono ai troiani di distruggere il cavallo. Cassandra avvertì infatti all'interno del cavallo la presenza di un contingente nemico, Laocoonte l'appoggiò. Ma mentre Cassandra non venne creduta a causa della maledizione di Apollo, dei serpenti, usciti dal mare, divorarono Laocoonte e uno dei suoi due figli, o tutti e tre secondo Virgilio, o solamente lui secondo altri. I troiani decisero allora di portare in città il cavallo e passarono la notte fra i festeggiamenti. Sinone, una spia achea, diede segnale alla flotta, ferma a Tenedo, di partire. I soldati, usciti dal cavallo, uccisero le sentinelle. Alcuni pensano che il cavallo di Troia rappresenti in realtà un terremoto che indebolì le mura, permettendo ai greci di poterle sfondare. Studi archeologici sul settimo strato della città di Troia, quella dell'Iliade, e su alcuni manufatti rinvenuti dimostrano come davvero vi sia stato un terremoto. Alcuni pensano però che sia l'ottavo strato di Troia, quello riguardante la Troia omerica. Alcuni pensano che il cavallo sia il pezzo di un apparato di assedio, il lavoro di Epeo era un'invenzione per creare una spaccatura nel muro troiano. Questa tesi viene riconosciuta da chi non attribuisce sciocchezza assoluta ai frigi. Pausania denomina frigi i troiani. Se seguiamo la tesi, secondo la quale all'interno del cavallo vi fossero 3000 uomini, ricordiamo che secondo Apollodoro quello era il numero di uomini dell'equipaggio di un'arma d'assedio di età ellenistica. Inoltre spesso gli Assiri usarono armi da guerra chiamandole con nomi di animale. Si pensa che Troia fosse stata conquistata probabilmente con una torre di legno a ruote coperte con pelli di cavallo bagnate per proteggerle dalle frecce infuocate.

Il sacco di Troia[modifica | modifica sorgente]

Priamo è ucciso da Neottolemo, figlio di Achille, che lo percuote col cadavere di Astianatte, dettaglio di un'anfora attica a figure nere, ca. 520 a.C.–510 a.C., Louvre.

Gli achei entrarono, così in città e uccisero gli abitanti. Ne seguì un grande massacro che continuò anche nella giornata seguente: «Il sangue scorreva in torrenti, faceva marcire il terreno, era quello dei troiani e dei loro alleati stranieri morti. Tutta la città da su e giù era bagnata del loro sangue» (Quinto Smirneo)

Tutto non andò però come volevano gli achei, i troiani, alimentati dall'alcool e dalla disperazione lottarono ancora più ferocemente. Con la lotta al culmine, con la città in fiamme, i nemici si rivestirono delle armi e, con grande sorpresa dei greci, contrattaccarono nei combattimenti caotici in strada. Tutti cercavano di difendere la propria città, lanciando tegole o altri oggetti sulle teste dei nemici che passavano. Il destino dei troiani era però ormai segnato. Euripilo, il figlio di Telefo, fu tra coloro che si batterono fino all'ultimo, uccidendo Macaone, Nireo e Peneleo, ma venne ucciso a sua volta da Neottolemo. Questi poi uccise Polite e Priamo, che aveva cercato di rifugiarsi presso l'altare di Zeus del proprio palazzo. Menelao uccise Deifobo, marito di Elena dopo la morte di Paride, mentre questi dormiva e avrebbe anche ucciso Elena se non fosse rimasto abbagliato dalla sua bellezza. Gettò così la spada e la riportò sulla sua nave.

Aiace Oileo stuprò Cassandra sull'altare di Atena mentre lei si aggrappava alla statua. A causa dell'empietà di Aiace, gli achei, esortati da Ulisse, volevano ucciderlo a sassate ma lui riuscì a fuggire nell'altare di Atena e a salvarsi. Lo stupro di Cassandra era un tema ritratto in diverse anfore greche.

Antenore, che aveva dato ospitalità a Menelao e Ulisse quando loro chiesero il ritorno di Elena, e che li aveva difesi, fu risparmiato insieme alla sua famiglia. Enea, prese il padre sulle spalle e fuggì dalla città. Secondo Apollodoro venne risparmiato a causa della pietà dimostrata nei confronti dei nemici.

I greci incendiarono poi la città e si divisero il bottino. Cassandra fu data ad Agamennone, Andromaca a Neottolemo, Ecuba ad Ulisse. Proclo dice che Ulisse gettò dalle mura della città il piccolo Astianatte, Apollodoro dice che autore dell'infanticidio fu Neottolemo o per sete di sangue, come dice Quinto Smirneo, o per continuare un ciclo di vendetta che i figli ereditano dai padri (Achille uccise Ettore, Neottolemo uccise Astianatte), tesi che viene accettata da Euripide. Neottolemo sacrificò poi la giovane Polissena sulla tomba di Achille come richiesto dal suo fantasma, o perché voleva il bottino di guerra che gli spettava anche da morto o perché lei lo aveva tradito.

Etra, la madre di Teseo, era una delle schiave di Elena e venne liberata da Demofonte e Acamante.

I ritorni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nostoi.

Gli dei erano adirati per la distruzione dei loro templi e i sacrilegi commessi dagli achei. Decisero quindi che molti di loro non sarebbero dovuti tornare a casa salvi. Un temporale li travolse nelle vicinanze di Tenedo. Nauplio, il padre di Palamede, desideroso di vendetta, mise delle luci false in cima al capo Capareo, causando il naufragio di molte navi.[85].

Nestore, che aveva dimostrato la migliore condotta sotto le mura di Troia e non aveva preso parte al saccheggio, fu l'unico eroe ad avere un ritorno veloce e indolore, insieme al figlio Trasimede. Tutti gli uomini del suo esercito giunsero a casa sani e salvi. In seguito Nestore conquistò con i suoi uomini il Metaponto.[86]

Poseidone fa annegare Aiace Oileo

Aiace Oileo, che aveva più di ogni altro causato l'ira degli dei, non tornò mai più in patria. La sua nave fu ridotta a pezzi da Atena con un fulmine di Zeus. L'equipaggio riuscì a sbarcare su uno scoglio ma Aiace, colmo di prepotenza, gridò di essersi salvato perché gli dei non avrebbero potuto mai ucciderlo. Dopo aver detto queste parole, Poseidone lo fece cadere dallo scoglio con un colpo di tridente facendolo morire annegato. Venne seppellito da Teti[87].

Teucro, figlio di Telamone e fratello di Aiace il Grande, fu mandato in esilio dal padre per non aver aiutato il fratello a salvarsi dal suicidio. Non gli fu infatti permesso di sbarcare a Salamina e fu costretto a rimanere nella terra vicina di Peirea[88]. Fu comunque assolto dalla responsabilità della morte del fratello ma condannato per non aver riportato in patria il corpo o le armi dell'eroe. Si recò coi propri uomini a Cipro dove fondò una città, chiamandola Salamina, in onore della terra natia[89]. Gli ateniesi crearono in seguito un mito politico secondo il quale il figlio di Teucro affidò il dominio della città ai discendenti di Teseo, dando dunque il primato agli ateniesi.

Neottolemo invece, su consiglio di Eleno, divenuto suo schiavo, viaggiò sulla terraferma portando con sé i propri uomini e il proprio bottino. Incontrò Ulisse e insieme a lui seppellì Fenice, maestro di Achille, nella terra dei Ciconi. In seguito conquistarono insieme le terre dell'Epiro. Da Andromaca ebbe tre figli: Molosso, che avrebbe poi ereditato il suo regno, Pielo e Pergamo, futuro re d'Arcadia.[90]. I re dell'Epiro si dicevano discendenti di Achille come fece poi in seguito Alessandro il Grande, la cui madre era di quei luoghi. Il grande condottiero macedone diceva persino di discendere da Eracle. Eleno fondò in Epiro una città, Neottolemo gli diede in moglie la madre Deidamia. Dopo la morte di Peleo, Neottolemo divenne poi re di Ftia[91]. Ebbe però una contesa con Oreste, figlio di Agamennone, sulla figlia di Menelao, Ermione, e venne ucciso a Delfi dove fu seppellito[92]. Infine, dopo la morte di Neottolemo, il regno dell'Epiro passò ad Eleno che sposò Andromaca e accolse i rifugiati troiani, fra cui il più importante da ricordare è Enea.

Diomede fu gettato da una tempesta in terra di Licia dove sarebbe stato sacrificato ad Ares dal re Lico (desideroso di vendicare la morte di Sarpedone) se la figlia di quest'ultimo, Calliroe, non l'avesse aiutato a fuggire[93]. Sbarcò poi accidentalmente in Attica. Gli ateniesi, pensando fosse un nemico, lo attaccarono. Molti compagni di Diomede rimasero uccisi ed egli riuscì a ritornare sulla sua nave perdendo però il Palladio, finito nelle mani di Demofonte[94]. Tornò finalmente ad Argo dove trovò la moglie Egialea nel pieno di un adulterio. Disgustato, riparò in Etolia e in seguito nell'Italia Meridionale dove fondò diverse città[95].

Filottete, a causa di una sedizione, fu cacciato dalla propria terra e costretto a recarsi in Italia. Qui fondò diverse città fra cui Crotone[96]. Combatté in Lucania, dove dedicò un santuario ad Apollo Vagabondo, cui donò il proprio arco[97].

Idomeneo, secondo Omero, tornò a Creta sano e salvo[98]. Vi è però un'altra tradizione molto più famosa. Durante il viaggio di ritorno la nave del re cretese incappò in un violento temporale che sembrava non dovesse aver mai fine. Promise a Poseidone di sacrificare il primo essere vivente che avesse visto dopo essere sbarcato se il dio del mare l'avesse salvato insieme al suo equipaggio. Approdò così a Creta ma il primo essere vivente che vide fu suo figlio che, a malincuore, dovette sacrificare. Gli dei, adirati per un atto così spregevole, colpirono l'intera isola con un'epidemia. Idomeneo fu mandato dunque in esilio in Calabria[99], e poi in Asia minore, dove morì.

Fra i re minori sopravvissuti ben pochi giunsero tranquilli nelle proprie terre.

Il casato di Atreo[modifica | modifica sorgente]

Secondo l'Odissea, Menelao e la sua flotta giunsero prima a Creta e poi in Egitto dove non poterono ripartire a causa dell'assenza di venti[100]. Solamente cinque delle sue navi sopravvissero. Decise dunque di recarsi da Proteo, divinità marina, per sapere a quale dio sacrificare per avere un buon viaggio di ritorno[101]. Secondo una tradizione post-omerica, non accetta dal poeta dell'Iliade, Elena era in realtà una nuvola e, non appena Menelao giunse in Egitto, scomparve. La ritrovò lì, moglie ancora fedele al marito. Proteo rivelò il modo di poter tornare in patria e gli profetizzò che dopo la morte sarebbe stato premiato con la permanenza nei campi elisi. Menelao ritornò a Sparta con Elena otto anni dopo la fine della guerra di Troia[102].

Agamennone ritornò a Micene portando con sé Cassandra come bottino di guerra. Sua moglie Clitemnestra si era unita ad Egisto, cugino di Agamennone, che aveva conquistato la città durante la sua assenza. Probabilmente ancora adirata per il sacrificio di Ifigenia, Clitemnestra progettò con l'amante un modo per togliere di mezzo un uomo ormai troppo scomodo. Cassandra presagì il futuro assassinio e avvertì il padrone che però non volle ascoltarla. Venne così ucciso mentre faceva il bagno[103] o, secondo un'altra versione, in una festa. Cassandra venne uccisa con lui[104]. Oreste, che era stato cacciato dal regno ancora bambino, tornò in patria adolescente e, insieme alla sorella Elettra, cospirò per vendicare la morte del padre. Clitemnestra ed Egisto vennero uccisi, Oreste divenne nuovo re di Micene[105].

Il ritorno di Ulisse[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Odissea.

I dieci anni che Ulisse passò vagabondando prima di poter tornare nell'isola di Itaca sono l'argomento dell'Odissea, il secondo grande poema attribuito a Omero. Ulisse e i suoi uomini furono spediti in terre lontane e sconosciute per i greci. Lì Ulisse fu protagonista di diverse imprese, come il celebre incontro col ciclope Polifemo. Ebbe perfino un'udienza nell'aldilà col celebre indovino Tiresia. Sull'isola del Sole, la Trinacria, gli uomini di Ulisse mangiarono i buoi sacri ad Helios. Questo sacrilegio costò la vita ai compagni di Ulisse e la distruzione completa della flotta itachese. Ulisse, l'unico a non essersi cibato dei buoi del sole, fu anche l'unico ad avere salva la vita. A causa di una tempesta naufragò nell'isola di Ogigia dove visse insieme alla ninfa Calipso. Dopo sette anni gli dei decisero di rimandarlo a casa; su una piccola zattera riuscì a raggiungere la terra di Scheria, popolata dai Feaci, che lo aiutarono a tornare a Itaca.

Una volta giunto a Itaca, Ulisse cercò di riprendere possesso della propria casa, vestito da mendicante. Venne riconosciuto dal fedele cane Argo che morì subito dopo. Lì scoprì che la moglie Penelope, era rimasta fedele a lui durante i vent'anni di assenza del marito, nonostante il palazzo fosse pieno di pretendenti che, in quel periodo, stavano scialacquando tutti i beni del re. Con l'aiuto di Telemaco, Atena, e il porcaro Eumeo, uccise tutti i pretendenti e le ancelle divenute loro amanti, lasciando soltanto in vita Medone, l'araldo dei Proci, benvisto da Penelope, sempre gentile, e il cantore Femio che venne risparmiato per intercessione di Telemaco. Penelope però non acolse lo sposo all'istante, prima volle metterlo alla prova e, non appena lo riconobbe, lo perdonò per la sua assenza.

La Telegonia[modifica | modifica sorgente]

La Telegonia riprende la storia dell'Odissea dal momento in cui i pretendenti vengono sepolti fino alla morte di Ulisse. È anche stavolta Proclo a fornirci la trama del poema. Dopo l'eccidio dei Proci, Odisseo sarebbe giunto in Tesprozia, dove incontrò e sposò la bella regina Callidice; da questa unione nacque Polipete. Insieme alla sua nuova sposa Ulisse rivisse i fasti bellici, conducendo i Tesproti in guerra contro i Brigi. In questo contesto le truppe dell'eroe vennero messe in rotta da Ares, che tenne così testa ad Atena, protettrice come sempre di Odisseo, fintanto che Apollo non separò le due divinità contendenti. Soltanto dopo la morte di Callidice Odisseo lasciò la Tesprozia, il cui regno passò nelle mani del figlio Polipete, e rincasa definitivamente ad Itaca, accanto alla sua Penelope (divenuta nel frattempo madre di Poliporte). Dopo il ritorno di Ulisse, Telegono figlio dell'eroe e della maga Circe, si recò a Itaca e la depredò. Ulisse morì nel vano tentativo di difendere la propria isola, ucciso proprio dal figlio senza che essi si riconoscessero. Non appena Telegono scoprì di aver ucciso il padre, prese il suo corpo e lo portò alla madre, in compagnia di Telemaco e Penelope. Circe decise di rendere immortali i due figli di Odisseo e Penelope. Dopodiché Telemaco sposò Circe e Penelope Telegono.

I viaggi di Enea e di Antenore[modifica | modifica sorgente]

Enea fugge da Troia in fiamme, Federico Barocci, 1598 Galleria Borghese, Roma

Enea riuscì a fuggire da Troia in fiamme, col padre Anchise, il figlio Ascanio (o Iulo in latino), il fratellastro Elimo, la nutrice Caieta, alcuni servi, lo scudiero Acate, il trombettiere Miseno, il medico Iapige e molti guerrieri troiani e loro alleati, portandosi dietro le statue degli antenati. Sua moglie Creusa morì invece durante il sacco della città.

Enea e i suoi abbandonarono dunque Troia con una piccola flotta, cercando una nuova terra dove poter vivere. Tentarono di stabilirsi prima a Creta, da dove Dardano, primo re di Troia, era partito ma trovarono la terribile pestilenza mandata lì contro Idomeneo. Sostarono per breve tempo nella colonia di Eleno e Andromaca. Dopo sette anni giunsero a Cartagine, dove Enea ebbe una relazione con la regina Didone. Gli dei decisero però che il viaggio doveva continuare, Didone per la disperazione si uccise. Enea e i suoi uomini giunsero infine in Italia. Lì la Sibilla Cumana lo fece scendere nell'Ade, mostrando i grandi uomini che sarebbero discesi da lui.

Giunto infine in Lazio, Enea chiese l'appoggio del re di Laurento, Latino, e la mano della figlia di quest'ultimo, Lavinia. Tutto questo provocò una guerra con le varie tribù locali che si concluse col duello fra Enea e Turno, legittimo pretendente alla mano della fanciulla. Enea uccise il suo nemico e insieme al figlio Ascanio fondò la città di Albalonga. Da Silvio, figlio avuto con Lavinia, discesero Romolo e Remo, mitici fondatori di Roma.

I dettagli del viaggio di Enea, il suo amore per Didone, lo scontro con Turno sono l'argomento dell'opera di Virgilio, l'Eneide. Ricordiamo però che Cartagine venne fondata molto dopo la guerra di Troia e che Enea non trovò di certo la città meravigliosa del mito ma più che altro alcuni piccoli villaggi.

Anche Antenore, il vegliardo troiano, emigrò in Italia, giungendovi però prima di Enea. Egli approdò in Veneto: con lui c'erano i pochi figli superstiti e alcuni combattenti alleati, tra cui il principe meone Mestle e gli Eneti della Paflagonia (che a Troia avevano perso il loro comandante Pilemene), da cui poi i Veneti. Antenore e Mestle fondarono rispettivamente Padova e Mestre; in seguito un amico di Antenore, tale Opsicella, avrebbe contribuito alla formazione di un nuovo insediamento, Monselice.

I più noti partecipanti[modifica | modifica sorgente]

Greci[modifica | modifica sorgente]

Nome Morto durante il conflitto Episodio della scomparsa Destino successivo alla guerra (per chi sopravvisse) Luogo d'origine
Achille Colpito al tallone da Paride Ftia
Adrasto NO Morto di crepacuore dopo aver preso notizia della morte di uno dei suoi figli. Micene
Agamennone NO Venne ucciso dalla moglie Clitemnestra e dal cugino Egisto Micene
Agapenore NO Fondò Pafo a Cipro Arcadia
Aiace Telamonio Morto suicida Salamina
Aiace Oileo NO Morì durante il ritorno per aver sfidato Poseidone. Si aggrappò ad uno scoglio per salvarsi la vita e sfidò il dio del mare che non avrebbe mai potuto ucciderlo cosicché il figlio di Crono spezzò con il tridente la roccia e lo fece annegare tra i flutti Locride
Amarinceo NO Non vi sono notizie al riguardo Micene
Antiloco Ucciso da Memnone per salvare il padre Pilo
Antifo Diverse le versioni Ucciso da Ettore o anche da Sarpedonte Prese possesso della Tessaglia Cos
Arcesilao Ucciso da Ettore Beozia
Ascalafo Ucciso da Deifobo
Automedonte NO Divenne auriga di Neottolemo Ftia
Clonio Ucciso da Agenore Beozia
Cianippo NO Argo
Cicno NO Argo
Diaforo NO Non vi sono notizie al riguardo Sconosciuto
Diomede NO Tradito dalla moglie fondò numerose città in Italia, fra cui Brindisi e Benevento, dove avrebbe anche incontrato Enea. Secondo una tradizione morì al ritorno ad Argo, sfracellato con la nave sugli scogli insieme a tutti i suoi compagni. Il suo corpo, ridotto in pezzi, venne trasformato dal vento in una Diomedea, così come quelli dei suoi compagni Argo
Diore Ucciso da Piroo Elide
Elefenore Ucciso da Agenore Eubea
Epistrofo NO Non vi sono notizie al riguardo Focide
Eumelo NO Non vi sono notizie al riguardo Fere
Eurialo NO Non vi sono notizie al riguardo Argo
Euribate NO Non vi sono notizie al riguardo Micene
Euripilo NO Impazzì per colpa di Dioniso. Rinsavì solo dopo aver ristabilito il suo culto in Acaia Ormenia
Eurito Ucciso da Euripilo Elide
Filottete NO Si trasferì in Calabria e donò il suo arco al tempio di Apollo
Guneo NO Governò la Libia Tessaglia
Ialmeno NO Non vi sono notizie al riguardo Orcomeno
Idomeneo NO Dopo aver sacrificato a Poseidone il figlio fu costretto, a causa di una pestilenza, a lasciare Creta e a rifugiarsi nell'antica Calabria, l'odierna penisola salentina Creta
Isalmane Ucciso da Ettore Elide
Leito NO Ferito gravemente da Ettore fu costretto a tornare in patria. Sarebbe infine morto decapitato da un coltello che cadde da un albero quando egli vi si appoggiò per riposare, dopo averlo leggermente scosso, cosicché non poté fare nulla per evitare la morte. Beozia
Leonteo NO Non vi sono notizie al riguardo Tessaglia
Macaone Ucciso da Pentesilea o Euripilo Tricca
Medone Ucciso da Enea Locri
Mege NO Ferito gravemente durante una delle ultime battaglie, morì durante il viaggio di ritorno Dulichio
Menelao NO Dopo una sosta in Egitto tornò in patria con Elena Sparta
Menesteo Diverse le versioni Ucciso da un'amazzone Divenne re di Melo, fra le Cicladi Atene
Merione NO Non vi sono notizie al riguardo Creta
Neottolemo NO Ucciso dai sacerdoti del tempio di Delfi Sciro
Nestore NO Regnò a Pilo e morì carico d'anni Pilo
Nireo Ucciso da Euripilo Sime
Patroclo Ucciso da Ettore Ftia
Peneleo Venne ucciso in combattimento da Euripilo, il figlio di Telefo ferito da Achille all'inizio del conflitto troiano Beozia
Podalirio NO Si stabilì a Sirmio Tricca
Podarce Ucciso da Pentesilea Filace
Protesilao Morì poco dopo essere sbarcato Filace
Protoenore Ucciso da Polidamante Beozia
Schedio Ucciso da Ettore Focide
Stenelo NO Non vi sono notizie al riguardo Argo
Teucro NO Fu costretto ad abbandonare Salamina. Fondò una città con lo stesso nome a Cipro Salamina
Talpio NO Non vi sono notizie al riguardo Elide
Toante NO Tornò dopo un lungo viaggio in patria Etolia
Trasimede NO Tornò col padre Nestore in patria Pilo
Tlepolemo Ucciso in duello da Sarpedonte Rodi
Ulisse NO Dopo diverse disavventure riuscì a tornare a Itaca Itaca

Troiani e loro alleati[modifica | modifica sorgente]

Nome Luogo di provenienza Uccisore Presenze letterarie
Abante Troia Diomede Iliade, libro V
Ablero Troia Antiloco Iliade, libro VI
Acamante Tracia Aiace Telamonio Ares prese le sue sembianze per incitare i troiani - Iliade, V, VI
Acamante Dardania Merione (o Filottete) Fu luogotenente di Enea - Iliade, passim
Adrasto Troia Agamennone Giovane e ricco troiano, combatteva su un carro. Era stato catturato vivo da Menelao, al quale aveva chiesto di essere risparmiato con la promessa di un ricco riscatto da parte del padre - Iliade, VI
Adrasto e Anfio Adrastea e Pitiea nella Troade Diomede Originari di Percote, in quanto figli dell'indovino Merope, che aveva previsto la loro morte in battaglia; regnavano nelle città da loro fondate. Erano anche fratelli di Arisbe, la prima moglie di Priamo - Iliade, II e XI
Agenore Troia Neottolemo (oppure rimasto in vita) Guerriero forte e gagliardo, secondogenito di Antenore e padre dell'altrettanto valoroso Echeclo. Secondo alcune versioni fu ucciso da Neottolemo, secondo altre fuggì da Troia in fiamme - Iliade, passim
Alcatoo Troia Idomeneo Figlio di Esiete e genero di Anchise; era famoso per la bellezza dei suoi occhi - Iliade, XII e XIII
Anfimaco Caria Achille Iliade, libro II
Antifo Troia Agamennone Figlio di Priamo e di Ecuba - Iliade, IV e XI
Antifo Meonia NO Iliade, libro II
Archeloco Dardania Aiace Telamonio Fu luogotenente di Enea, come suo fratello Acamante - Iliade, passim
Areitoo Tracia Achille Lo scudiero e auriga di Rigmo - Iliade, XX
Ascanio Frigia NO Iliade, libro II
Asio Arisbe nella Troade Idomeneo Giovane signore di Arisbe, figlio di Irtaco e fratello di Niso. Combatteva su un carro, nello stesso squadrone di Eleno e Deifobo - Iliade, passim
Assilo Arisbe nella Troade Diomede Giovane guerriero al seguito di Asio, era figlio di Teutra; preferiva la pace alla guerra - Iliade, libro VI
Asteropeo Peonia Achille Intrepido guerriero peone, era nipote del fiume Assio. Non arretrò neppure di fronte ad Achille che dopo averlo ferito mortalmente lo fece annegare nello Scamandro - Iliade, passim
Atimnio Licia Antiloco Figlio di Amisodaro e fratello di Maride - Iliade, XVI
Calesio Arisbe nella Troade Diomede Il fedelissimo scudiero e auriga di Assilo - Iliade, VI
Cebrione Troia Patroclo Fratellastro di Ettore e suo auriga - Iliade, passim
Coone Troia Agamennone Primogenito di Antenore. Nel duello con Agamennone riuscì a ferire l'avversario poco prima di essere ucciso - Iliade, XI
Corebo Frigia Peneleo Figlio del re Migdone, era uno dei pretendenti di Cassandra - Eneide,II
Damaso Troia Polipete Iliade, XII
Dardano Troia Achille Giovane guerriero, omonimo del fondatore di Troia. Figlio di Biante e fratello di Laogono, col quale combatté su un carro - Iliade, XX
Darete Troia Diverse le versioni Sacerdote di Efesto; secondo le fonti greche fu ucciso da Odisseo; secondo quelle romane fuggì da Troia in fiamme, morendo nella guerra contro gli italici ucciso da Turno - Iliade, libro V; Eneide, libri V, XII
Deifobo Troia Menelao (e/o Ulisse) Principe reale, fratello prediletto di Ettore, fu valoroso guerriero. Sposò Elena dopo la morte di Paride e fu per questo ucciso nel sonno nella propria casa durante la notte della caduta di Troia - Iliade, passim; Eneide, libro VI
Demoleonte Troia Achille Figlio di Antenore. Combatteva su un carro; aveva per auriga il giovane Ippodamante - Iliade, XX
Demuco Troia Achille Figlio di Filetore, morì da prode, contrariamente alla maggior parte delle vittime di Achille - Iliade, XX
Deucalione Troia Achille Fu dapprima colpito con una lancia al gomito, quindi decapitato di spada; la sua testa volò via con l'elmo, e il midollo colò sul terreno - Iliade, XX
Dolone Troia Diomede Mandato come spia nel campo greco si imbatté in Ulisse e Diomede, che gli troncò il capo - Iliade, X; Pseudo-Euripide, Reso
Driope Troia Achille Iliade, libro XX
Echeclo Troia Achille Giovanissimo guerriero, figlio di Agenore. Affrontò coraggiosamente Achille quando questi lo assalì - Iliade, libro XX
Echepolo Troia Antiloco La prima vittima negli scontri narrati da Omero nell'Iliade (libro IV)
Eleno Troia NO Dotato di doni profetici, fu catturato dai greci e ad essi rivelò i segreti per conquistare Troia. Dopo la distruzione della città divenne fedelissimo di Neottolemo e riacquistò la libertà - Iliade, passim; Eneide, III
Enea Dardania NO Affrontò Diomede rimanendo ferito. Fu uno dei pochi sopravvissuti fra i troiani e insieme ai superstiti fondò una colonia in Italia, dalla quale sorse la città di Roma - Iliade ed Eneide, passim
Ennomo Misia Achille Era anche augure, ma non seppe vaticinare la propria morte - Iliade, II
Epistrofo Alizonia NO Possedeva nel suo schieramento anche un nutrito gruppo d'Amazzoni - Iliade, II
Ettore Troia Achille Principe ereditario, era il guerriero troiano maggiormente temuto dal nemico. Achille lo uccise per vendicare la morte dell'amico Patroclo - Iliade, passim
Eufemo Ciconia Achille Iliade, libro II
Euforbo Troia Menelao Il più giovane dei figli di Pantoo. Ferì da lontano Patroclo durante il combattimento ma preferì fuggire piuttosto che affrontarlo - Iliade, XVI e XVII
Euripilo Misia Neottolemo Figlio di Telefo, giunse a Troia dopo la morte di Achille conducendo un nutrito gruppo di misiaci e ittiti; uccise, secondo alcune tradizioni, il medico Macaone - Quinto Smirneo, Posthomerica
Falche Troia Antiloco Iliade, libri XIII e XIV
Fereclo Troia Merione Architetto e amico di Paride, costruì la nave con cui questi andò a Sparta per rapire Elena. Non sapeva interpretare gli oracoli - Iliade, V
Festo Tarne nella Meonia Idomeneo Iliade, libro V
Glauco Licia Aiace Telamonio Scambiò le sue armi con quelle di Diomede. Combatté valorosamente al fianco del cugino Sarpedonte - Iliade, passim
Ifidamante Tracia Agamennone Originario di Troia, essendo l'ultimogenito di Antenore. Aveva sposato una giovanissima sorella (o sorellastra) di Ecuba - Iliade, XI
Ilioneo Troia Peneleo Nonostante fosse ormai cadavere, Peneleo infierì su di lui tagliandogli la testa, che issò quindi sulla sua lancia - Iliade, XIV
Ippocoonte Tracia NO Cugino e consigliere di Reso - Iliade, X
Ippocoonte Arisbe nella Troade NO Fratello di Asio e Niso. Seguì, con quest'ultimo, Enea nel Lazio dopo la caduta di Troia
Ippodamante Troia Achille Giovane guerriero, auriga di Demoleonte. Invano cercò di fuggire dopo la morte del suo signore - Iliade, XX
Ippomaco Troia NO Ferito da Leonteo, venne salvato dalla cintura che indossava - Iliade, XII
Ipsenore Troia Euripilo Giovane sacerdote del fiume Scamandro - Iliade, V
Iso Troia Agamennone Figlio di Priamo e di una schiava - Iliade, XI
Laodamante Troia Aiace Telamonio Figlio di Antenore; era capitano di un corpo di fanti - Iliade, libro XV
Laogono Troia Achille Figlio di Biante e fratello di Dardano - Iliade, XX
Licaone Troia Achille Figlio di Priamo e Laotoe. Fatto prigioniero da Achille, fu venduto come schiavo: riscattato, tornò a combattere, ma imbattutosi nuovamente in Achille venne da lui ucciso e il suo corpo gettato nello Scamandro - Iliade, XXI
Licone Troia Peneleo Iliade, libro XVI
Maride (o Mari) Licia Trasimede Figlio di Amisodaro e fratello di Atimnio - Iliade, XVI
Memnone Etiopia Achille Re di Persia e di Etiopia, partecipò alla guerra dopo la morte di Ettore, uccidendo Antiloco. Fu affrontato da Achille, deciso a vendicare la morte dell'amico - Ovidio, Metamorfosi, XIII
Mestle Meonia NO Figlio del re Talemene, dopo la caduta di Troia emigrò in Italia - Iliade, libri II e XVII
Midone Paflagonia Antiloco Giovane scudiero e auriga del re Pilemene - Iliade, libro V
Mulio Troia Achille Iliade, XX
Niso Arisbe nella Troade NO Fratello minore di Asio. Si unì a Enea alla caduta della città, insieme all'altro fratello Ippocoonte e portando con sé l'amico Eurialo (che non aveva preso parte ai combattimenti essendo ancora giovanissimo). Niso ed Eurialo morirono in Italia, nella guerra contro i Rutuli di Turno - Eneide, libri V e IX
Odio Alizonia Agamennone Iliade, libri II e IV
Otrioneo Cabeso nella Troade Idomeneo Era uno dei pretendenti di Cassandra - Iliade, XIII
Pandaro Zelea nella Troade Diomede Violò il patto di pace fra troiani e greci ferendo con una freccia Menelao. Riuscì anche a ferire Diomede che però si vendicò uccidendolo - Iliade, passim
Paride Troia Filottete Rapì Elena causando lo scoppio della guerra di Troia- Iliade, passim
Pentesilea Regno delle Amazzoni Achille Partecipò al conflitto dopo la morte di Ettore. Fu uccisa da Achille che si innamorò di lei dopo la sua morte
Pilemene Paflagonia Menelao La sua uccisione è narrata nel libro V dell'Iliade. Tuttavia nel libro XIII è dato ancora per vivo, poiché Omero lo raffigura in lacrime per la morte del figlio Arpalione
Pirecmo Peonia Patroclo Iliade, libro XVI
Piroo (o Pireo) Tracia Toante Comandante di un contingente dei traci e padre di Rigmo - Iliade, libri II e IV
Pisandro e Ippoloco Troia Agamennone Giovani fratelli, figli di Antimaco, il consigliere di Priamo. Combattevano su un carro. Trucidati da Agamennone dopo essere stati fatti da lui prigionieri nonostante le loro suppliche; in particolare, Ippoloco ebbe la peggiore sorte: il capo acheo dapprima gli tagliò le braccia con la spada e poi la testa che fece ruzzolare tra gli amici del troiano come una trottola girevole lanciata dalle mani di un bambino - Iliade, libro XI
Pode Cilicia Menelao Giovane figlio del re Eezione di Cilicia e dunque cognato di Ettore, nonché suo amico intimo e compagno di gozzoviglie nei periodi di tregua - Iliade, libro XVII
Polidamante Troia Aiace Telamonio Figlio di Pantoo e fratello di Euforbo, aveva doti divinatorie; fu luogotenente di Ettore - Iliade, passim
Polidoro Troia Achille Il più giovane dei figli di Priamo, che l'aveva generato con Laotoe. Ucciso da Achille con una lancia che lo trafisse alla schiena. Il padre gli aveva proibito di partecipare alla guerra - Iliade, XX
Reso Tracia Diomede Giovane re e capo supremo dei Traci, giunse a Troia al decimo anno dallo scoppio del conflitto. Fu ucciso da Diomede durante il sonno. I suoi cavalli furono trafugati da Ulisse. In seguito egli sarebbe stato resuscitato e inviato in un misterioso luogo sotterraneo - Iliade, X; Pseudo-Euripide, Reso
Rifeo Troia Non nominato Giovane troiano, era considerato in assoluto il più retto tra tutti i sudditi di Priamo; morì durante la notte della distruzione di Troia ad opera di un soldato acheo ignoto - Eneide, libro II
Rigmo Tracia Achille Giovane condottiero trace, figlio di Piroo, combatteva su un cocchio. Contrariamente alla maggior parte delle vittime di Achille, non volle fuggire quando questi gli si parò davanti. Il giavellotto con cui fu ucciso lo trafisse infatti in pieno petto - Iliade, XX
Sarpedonte Licia Patroclo Re dei Lici, dimostrò grande valore durante la battaglia che scoppiò in seguito al duello tra Menelao e Paride, nella quale uccise Tlepolemo, e durante quella presso le navi. Era figlio di Zeus e Laodamia; fu una delle ultime vittime di Patroclo - Iliade, passim
Simoesio Troia Aiace Telamonio Giovanissimo guerriero, bello e nobile d'animo, figlio del pastore Antemione. Era stato partorito sulle rive del fiume Simoenta, donde il nome - Iliade, IV
Soco Troia Ulisse Iliade, libro XI
Stenelao Troia Patroclo Figlio di Itemene (o Itemeneo). Patroclo gli tirò addosso una pietra causandone la decapitazione - Iliade, XVI
Telefo Misia NO Combatté i greci quando essi sbarcarono per sbaglio in Misia. Dopo essere stato ferito dalla lancia di Achille decise di collaborare con i greci pur di essere guarito
Tenete Tenedo Achille Era ritenuto invincibile poiché protetto da Apollo. Venne ucciso da Achille che si attirò così l'ira del dio
Testore Troia Patroclo Iliade, libro XVI
Trasidemo Licia Patroclo Lo scudiero di Sarpedonte - Iliade, XVI
Troilo Troia Achille Il più giovane dei figli che Priamo ebbe da Ecuba: secondo la versione più nota fu fatto prigioniero da Achille che lo decapitò in seguito al suo rifiuto di accoppiarsi con lui - Virgilio, Eneide, I
Troo Troia Achille Il più vile dei guerrieri troiani, figlio di Alastore. Quando fu assalito da Achille, non tentò neppure di fuggire, ma cadde supplice ai suoi piedi, senza riuscire a suscitare alcuna pietà nel nemico, che lo pugnalò al fegato - Iliade, XX
Xanto e Toone Troia Diomede Giovani guerrieri, figli del ricco Fenope, che li aveva generati in tarda età - Iliade, V

Base storica[modifica | modifica sorgente]

L'impero ittita in asia minore, 1300 a.C. circa.(colore rosso).

La storicità della guerra di Troia è ancora oggi oggetto di discussione. Alcuni pensano che le storie di Omero siano in realtà l'unione di diversi conflitti accesisi tra greci e troiani nel periodo miceneo. In questa unione lui inserisce inoltre le figure divine e diverse metafore. La maggior parte dei greci pensava che la guerra di Troia fosse un fatto realmente accaduto, altri pensavano che Omero avesse ingigantito a scopi poetici un avvenimento non famoso come quello descritto. Tucidide, famoso per il suo spirito critico, crede che sia un fatto realmente accaduto ma dubita che 1186 navi possano davvero essere giunte a Troia. Euripide cambiò i connotati di diversi miti, inclusi quelli della guerra di Troia.

Nel 1870 gli studiosi concordavano sul fatto che la guerra di Troia non fosse mai accaduta ed era soltanto frutto di una mente ingegnosa. Heinrich Schliemann cambiò però le carte in tavola, scoprendo, con stupore di tutti, la città di Troia in Asia Minore e quella di Micene in Grecia. Oggi molti studiosi sono d'accordo sul fatto che la guerra di Troia sia un fatto realmente accaduto, un conflitto fra greci e troiani, dubitano però sul fatto che gli scritti di Omero narrino fedelmente la vicenda.

Wilusa e la confederazione di Assuwa[modifica | modifica sorgente]

Nel XX secolo alcuni studiosi hanno tentato di proporre delle conclusioni basandosi su testi ittiti e dell'Antico Egitto, contemporanei ai fatti della guerra di Troia. Mentre loro danno una descrizione generale della situazione politica nella regione al tempo, le loro informazioni su questo particolare conflitto sono limitate. Gli archivi ittiti, come le lettere di Tawagalawa, parlano di un regno di Ahhiyawa (Achea, o Grecia) che giace oltre il mare (identificabile con l'Egeo) e controlla Milliwanda, nome con cui è riconoscibile Mileto. Inoltre in questa e in altre lettere viene menzionata la cosiddetta confederazione di Assuwa, formata da 22 città, di cui fa parte anche Wilusa, la Ilio (o Troia) omerica. Un'altra lettera, quella di Milawata, spiega che questa città si trova nella zona nord della confederazione di Assuwa, oltre il fiume Seha. L'identificazione di Wilusa con Troia fu controversa negli anni novanta ma guadagnò l'accettazione della maggioranza. Nel trattato di Alaksandu (1280 a.C.) il re della città è chiamato Alaksandu, deve essere notato che il nome che Omero ci dà di Paride, il figlio di Priamo (ma anche altri testi) è Alessandro. La lettera di Tawagalawa, indirizzata al re Ahhiyawa dice: «Ora noi siamo venuti ad un accordo su Wilusa, sulla quale noi andammo a guerreggiare».

Precedentemente, sotto il dominio ittita, la confederazione di Assuwa disertò dopo la battaglia di Kadesh fra Egizi e Hittiti (1274 a.C.). Nel 1230 a.C. il re ittita Tudhaliya IV (1240-1210 a.C.) partecipò a una campagna contro questa federazione. Sotto il dominio di Arnuwanda III (1210-1205 a.C.) gli ittiti furono costretti ad abbandonare le loro terre nella costa dell'Egeo. È probabile dunque che la guerra contro Troia sia stato un conflitto fra il re di Ahhiyawa e la confederazione di Assuwa. Questa visione è stata sostenuta perché l'intera guerra include inoltre lo sbarco in Misia (e il ferimento di Telefo), le campagne di Achille nel nord dell'Egeo, le campagne in Tracia e Frigia di Aiace Telamonio. La maggior parte di queste regioni facevano parte della confederazione di Assuwa. Si nota inoltre che c'è una grande somiglianza fra i nomi dei cosiddetti Popoli del Mare che in quel tempo facevano scorrerie in Egitto, come sono elencati da Ramses III e Merenptah, e i nomi degli alleati di Troia.

Ancora vi è dibattito sull'esistenza reale di quei fuochi che passando per tutta la Grecia avvertivano gli achei rimasti in patria dell'esito della guerra o se questa sia soltanto un'invenzione di Eschilo. Mentre c'è chi attesta che ci fosse davvero questa rete di comunicazione al tempo della Grecia antica e del periodo Bizantino, non sappiamo se vi fosse ai tempi della guerra di Troia. Eschilo è l'unica fonte che lo menziona.

Il fatto poi che la maggior parte degli eroi achei, tornati dalla guerra, abbiano deciso di non tornare in patria ma di fondare colonie in altri luoghi viene spiegato da Tucidide col fatto che quelle città, senza un comandante, erano in declino a causa della loro assenza. Oggi l'interpretazione più seguita dagli studiosi è che i comandanti achei furono cacciati dalle loro terre per dei tumulti alla fine dell'epoca micenea e preferirono richiamare i discendenti dall'esilio della guerra di Troia.

Le scoperte di Schliemann[modifica | modifica sorgente]

La scoperta nel 1870 dell'archeologo e uomo di affari Heinrich Schliemann delle rovine di Troia sulla collinetta di Hissarlik in Turchia hanno rilanciato un vecchio dibattito sulla storicità degli avvenimenti riferiti da Omero. Carl Blegen concludeva nel 1963, in seguito ai suoi lavori realizzati a partire dalle scoperte di Schliemann e il ritrovamento del cosiddetto "tesoro di Priamo", che probabilmente vi fu uno scontro tra greci e troiani. Tuttavia, fu attestato che il tesoro in questione risaliva al secondo millennio a.C. e non poteva dunque essere associato all'episodio della guerra di Troia. Schliemann trovò nove strati basandosi sui poemi Omerici e scoprì che il settimo corrispondeva a quello risalente alla guerra di Troia, databile intorno al 1220 a.C.

Per Claude Mossé, professore all'università di Parigi, non si potrà mai provare con certezza l'esistenza o no del conflitto. In quanto agli storici antichi, Tucidide già che l'importanza che Omero aveva dato al conflitto era esagerata: la guerra avrebbe sì avuto luogo, ma l'importanza che i greci le diedero fu influenzata dal loro forte sentimento di nazionalismo.

Gli scavi che sono stati realizzati sul sito della città di Troia hanno permesso di mettere in evidenza la presenza di diversi strati, tutti di epoche diverse.

Possibili teorie[modifica | modifica sorgente]

La Troia VI (1800-1300 a.C.), è quella che corrisponde al periodo di massimo splendore della città, era munita di bastioni e la sua zona abitata occupava circa venti chilometri quadrati, avrebbe dunque potuto resistere anche a una guerra di dieci anni. La Troia VI è inoltre datata alla stessa epoca dell'apogeo miceneo (da non dimenticare che Agamennone, comandante supremo della spedizione era appunto re di Micene). La città è stata distrutta da un terremoto, attestato dall'archeologia. Questa catastrofe naturale potrebbe essere all'origine della leggenda del cavallo di Troia, un'offerta a Poseidone, che era inoltre dio dei terremoti. Comunque il corpus di miti e leggende su Troia dei greci prevedeva una distruzione di Ilio a causa di un terremoto, a cui era seguita la conquista di Ercole che aveva risparmiato solo un piccolo principe, Priamo. Inoltre non dobbiamo prendere alla lettera il periodo di 10 anni (o meglio 9 anni d'assedio e vinsero al decimo), proposto da Omero, nell'età del bronzo in mesopotamia si usava l'espressione "9 e poi un altro" per indicare una quantità di tempo molto lunga, così come l'espressione italiana 9 volte su 10 non vuole indicare quantità precise. Quando il corpus dell'Illiade fu composto probabilmente l'espressione era utilizzata in questo senso, ma rimase poi, intesa in senso letterale, nel poema.

Schliemann scoprì in seguito, nel 1876 la rocca di Micene.

La guerra[modifica | modifica sorgente]

L'armamento[modifica | modifica sorgente]

Anche se Micene, grande potenza marina, scagliò contro Troia un esercito di 1200 navi e, sebbene Paride avesse costruito una flotta prima di partire verso Sparta, nell'Iliade non vi è nessuna battaglia marina. Perecleo stesso, il costruttore navale di Troia combatte a piedi.

Gli eroi dell'Iliade erano abbigliati accuratamente e rivestiti di armature splendide e ben disegnate. Loro percorrevano il campo di battaglia sopra carri da guerra, da lassù scagliavano una lancia sulla formazione nemica, scendevano, tiravano l'altra lancia, dopodiché prendevano parte al combattimento corpo a corpo. Aiace Telamonio portava con sé un gigantesco scudo rettangolare che non solo proteggeva lui ma anche il fratello Teucro:

« Nono giunse Teucro tendendo l'arco ricurvo, e si pose dietro lo scudo di Aiace di Telamone; quando Aiace spostava lo scudo, l'eroe prendeva la mira e scagliava un dardo nel folto: e se colpiva un guerriero e questo cadeva esalando la vita, allora- come un fanciullo che dietro alla madre si cela- tornava da Aiace che lo copriva dietro lo scudo lucente. (Omero, Iliade canto VIII)

Lo scudo di Aiace era pesante e difficile da portare. In questo modo era più facile difendersi che attaccare. Suo cugino Achille invece portava con sé, insieme alla celebre lancia guaritrice e feritrice allo stesso tempo, uno scudo largo, rotondo e maneggevole, che portò diversi successi contro i troiani. Lo scudo dei soldati semplice era invece rotondo o ottagonale. A differenza degli eroi loro difficilmente avevano una corazza e contavano soltanto sullo scudo per difendersi. »

Le armi e le armature descritte nell'Iliade vennero ritenute a lungo conformi a quelle del medioevo ellenico, ma differenti da quelle della tarda età del bronzo, in particolare perché non si conoscevano armature di bronzo nell'età del bronzo micenea. Oggi, pur riconoscendo che molte tattiche, armi e pratiche militari descritte nel poema omerico (ed in altre opere relative) si riferiscono all'età del ferro (e anche ad epoche immediatamente successive al medioevo ellenico), si scoprono interessanti corrispondenze tra le tecnologie micenee (e anatoliche) di quel periodo e quelle descritte nei poemi omerici. In particolare l'armatura di Dendra/panoplia di Dendra dimostra l'esistenza di armature di bronzo in età micenea (anche se di tipo differente da quelle descritte nel poema) per altro con un elmo, in cuoio e zanne di cinghiale, identico a quello descritto da Omoero per Odisseo. A Tebe è poi stata scoperta recentemente un'armatura d'età micenea più compatibile con quelle descritte nel poema (snodata e ricca di lacci di cuoio che sostengono varie piastre), a Knosso è stato rinvenuto un vaso a forma di corazza (compatibile con quelle dell'Iliade e appena più antico), mentre le armature a campana (tipiche dell'età del ferro greca) sono rare nei pomei omerici. Inoltre nelle tavolette di lineare B si scoprono sempre più numerosi riferimenti ad armature ed elmi a piastre, di tipo modulari, molto simili a quelle descritte nei pomei omerici, dove sono definiti Tretrafaleros, mentre reperti militari simili a quelli descritti nel poema sono rinvenuti (o rappresentati) in livelli della tarda età del bronzo ciprioti ed anatolici. Infine lo scudo a torre (simile a quello di Aiace), inizialmente considerato poco corrispondente alla tarda età del bronzo (ma presente tra il 1500 e il 1300 a.C. soprattutto a Tirinto ed in contesti minoici, associato a scudi ad 8), è stato recentemente trovato raffigurato su diversi frammenti di ceramica d'tà compresa tra il 1300 e il 1100 a.C.

Il carro da guerra[modifica | modifica sorgente]

Omero descrive in alcuni momenti una formazione da battaglia molto simile alla falange, sebbene questa appaia solo nel VII secolo a.C. Ma era davvero in questa maniera che fu combattuta la guerra di Troia? La maggior parte degli studiosi crede di no. Il carro era il mezzo principale in questa guerra, come nella battaglia di Kadesh, ad essa probabilmente contemporanea. Comunque si evidenzia nei dipinti del palazzo di Pilo che i greci combattessero sul carro da guerra in coppia, l'auriga e il combattente, con una lancia lunga in mano, a differenza dei carri a tre ittiti, con due guerrieri con lance corte, o quelli egiziani, con arco e frecce. Omero è consapevole di questo e nell'Iliade è evidenziato l'uso principale del carro in guerra.

Nestore dice nel quarto libro dell'Iliade:

« Nessuno- fidando nella sua forza e nei suoi cavalli- osi affrontare i troiani da solo, davanti agli altri, e neppure si tiri indietro; sareste più deboli; ma se uno di voi dal suo carro può raggiungere un carro nemico, tenda la sua lancia, sarà molto meglio; così i nostri padri distruggevano mura e città, con questo pensiero, con questo ardore nel petto) »
(Omero. Iliade' canto IV))

Per Omero questo è però un modo di combattere antiquato, usato principalmente da vecchi combattenti o da uomini di un piccolo regno, come Pilo. Nestore descrive una battaglia fra Pilo e l'Elide, il cui mezzo principale era il carro da guerra. In quel periodo era giovane, ma al tempo della guerra di Troia Nestore è molto anziano.

Achille usa invece il suo carro principalmente per avanzare dietro le file nemiche e colpire da dietro, provocando così un terribile massacro. Karykas crede che la lotta sui carri da guerra sia stata abbandonata dai Greci un po' prima della guerra di Troia e che quindi Omero descriva i fatti come sono realmente accaduti. Fra i seguaci di questa teoria c'è chi crede che Omero spieghi i fatti realisticamente perché egli stesso era presente ai fatti, diversi scrittori, antichi e moderni, hanno svolto anche incarichi bellici, ricordiamo ad esempio Archiloco, poeta della lirica antica. Omero descrive la guerra come lui stesso l'ha vissuta. Vi è però un certo consenso nel ritenere che Omero, ammesso che sia esistitito e non sia la somma di più poeti, visse durante il medioevo ellenico o subito prima della fine di questo. In particolare dovrebbe essere stato molto anziano quando Esiodo era molto giovane. Quindi è verosimile che descriva la guerra a lui contemporanea, ma questa sia quella del medioevo ellenico, con l'aggiunta di alcuni elementi, veritieri, tramandati oralmente, come gli elmi di corni di cinghiale e i carri da guerra.

Vi è poi un'ulteriore possibilità, verso il 1200-1300 a.C. è presumibile, anche se discusso, che i metodi di guerra iniziarono a cambiare, già a Kadesh la fanteria può essersi schierata dietro selve di scudi, formando un istrice di lance (una sorta di protofalange, ancora piuttosto lasca ed irregolare, proprio come quella descritta da Omero) mentre l'armatura e l'armamento dei fanti si potenziavano. Verso il 1100 a.C. potrebbe quindi essere nata una fanteria pesante, capace di tener testa ai carri da guerra, e quindi questi si siano trovati degradati a taxi da battaglia, conformemente a quanto descritto nell'Iliade. Questo stile di combattimento fu poi conservato fino al IX o VIII secolo a.C. quando iniziò, verso la fine del medioevo ellenico, a svilupparsi la moderna panoplia greca e caria, e quindi fu possibile combattere con "vere" falangi.

Si tenga inoltre presente che il carro da guerra era l'unico tipo di cavalleria militare possibile durante l'età del bronzo, poiché la monta dei cavalli (per altro, all'epoca, alti 90–120;cm, anche se conformati già come cavalli e non come pony) era poco praticata, difficoltosa e, senza morso e sella, impediva al cavaliere di essere contemporaneamente armato. Solo verso il 1000 a.C. fu possibile incontrare delle cavallerie militari "vere" (arcieri a cavallo Sciiti, Medi, Persiani e Cimbri).

La guerra di Troia nell'arte e nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

Tutta la letteratura epica occidentale, si può dire, deriva dalla guerra di Troia e dall'Illiade. Nessuno ha ancora tentato di fare una lista di tutte le opere d'arte riguardanti la storia della guerra di Troia perché innumerevoli. Un elenco che menzioni tutte queste opere sarebbe molto più lungo del sommario degli eventi stessi del conflitto. L'Illiade in particolar modo è un classico esempio di poema in cui gli eventi sono narrati in ordine cronologico, ma la narrazione, rispetto alle favole, si concentra solo su un fulcro della vicenda, invece l'Odissea è uno dei primi esempi letterari di uso del flashback e di storia narrata non secondo un ordine cronologico. Queste sono innovazioni notevoli rispetto all'epica.

Possiamo ricordare quindi oltre ai testi di Omero, dei tragediografi e del ciclo epico, Aiace di Ugo Foscolo, Troilo e Criseide di Geoffrey Chaucer, Troilo e Cressida di William Shakespeare, Ifigenia e Polissena di Samuel Coster, Palamede di Joost van den Vondel e le Troiane di Hector Berlioz. Ricordiamo infine il fumetto, ancora in lavorazione, di Eric Shanower, L'età del bronzo. In campo pittorico deve essere ricordata la Sala dell'Iliade nella Villa Valmarana "Ai Nani", con affreschi realizzati da Giovanbattista Tiepolo. La guerra è poi stata rappresentata in molti film e serial tv, basti ricordare la pellicola Troy di Petersen che, sebbene non segua fedelmente il mito, mostra come le antiche vicende di Achille o Ettore riescano ancora ad affascinare anche noi moderni.[106]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Erodoto, Storie II,145
  2. ^ M.Bettalli,Storia greca;Roma 2009 p.321.
  3. ^ Platone, Repubblica 2,379e.
  4. ^ Apollodoro, Epitomi 3.1
  5. ^ Eschilo, Prometeo incatenato 767.
  6. ^ Igino, Fabulae 54; Ovidio, Metamorfosi 11.217.
  7. ^ Pindaro, Nemea 5 ep2
  8. ^ Esiodo, Catalogo delle donne fr. 57; Cypria fr. 4.
  9. ^ a b Igino, Fabulae 92.
  10. ^ Pausania, 15.9.5.
  11. ^ Euripide Andromaca 298
  12. ^ Omero, Iliade I.410
  13. ^ Traiamo questa notizia da un frammento dell'Achilleide di Stazio
  14. ^ Apollodoro 3.10.7.
  15. ^ Pausania 1.33.1; Apollodoro 3.10.7.
  16. ^ Apollodoro, 3.10.5; Igino, Fabulae 77.
  17. ^ Apollodoro 3.10.9.
  18. ^ Pausania 3.20.9.
  19. ^ Tolomeo Efestione, Nuova Storia 4
  20. ^ Apollodoro, 3.11.15.
  21. ^ Apollodoro, Epitomi 2.15.
  22. ^ Apollodoro, Epitomi 3.3.
  23. ^ Euripide, Elena 40.
  24. ^ Apollodoro, Epitomi 3.4.
  25. ^ Apollodoro 3.12.7.
  26. ^ Erodoto, Histories 1.2.
  27. ^ Erodoto, 1.3.1.
  28. ^ Apollodoro, Epitome 3.7.
  29. ^ Stazio, Achilleide 1.25
  30. ^ Apollodoro, Biblioteca 3.13.8.
  31. ^ Omero. Iliade 19.326; Ovidio, Metamorfosi 13.162 ff.
  32. ^ Pausania, 1.22.6.
  33. ^ Omero, Iliade 11.19 ss.; Apollodoro, Epitome 3.9.
  34. ^ Filostrato, Heroicus 7.
  35. ^ Apollodoro, Epitome 3.15.
  36. ^ Pausania, 1.4.6.
  37. ^ Pausania, 9.5.14.
  38. ^ Apollodoro, Epitome 3.20.
  39. ^ Eschilo frammento 405–410
  40. ^ Plinio il vecchio, Naturalis Historiae 24.42, 34.152.
  41. ^ Apollodoro, Epitome 3.19.
  42. ^ Antonino Liberale, Metamorfosi 27.
  43. ^ Tolomeo Efestione, Nuova Storia 5
  44. ^ Diodoro Siculo IV, 38.
  45. ^ Pausania 8.33.4
  46. ^ Apollodoro, Epitome 3.27.
  47. ^ Apollodoro, Epitome 3.26.
  48. ^ Apollodorus, Epitome 3.28.
  49. ^ Apollodoro, Epitome 3.29.
  50. ^ Pausiania 4.2.7.
  51. ^ Apollodoro, Epitome 3.30.
  52. ^ Tucidide 1.11.
  53. ^ Iliade I.328
  54. ^ Apollodoro, Epitome 3.32.
  55. ^ Apollodoro, Epitome 3.33
  56. ^ Partenio Ερωτικά Παθήματα 21
  57. ^ Apollodoro, Biblioteca 3.12.5.
  58. ^ Omero, Iliade, XX, 35–155.
  59. ^ Omero, Iliade, XVII
  60. ^ Ditti II. 18; Sofocle, Aiace 210.
  61. ^ Cacride vol. 5 p. 92.
  62. ^ Apollodoro Epitome 3.8
  63. ^ Pausanias 10.31.2
  64. ^ Apollodoro, Epitome 6.9.
  65. ^ Apollodoro, Epitome 3.10
  66. ^ Quinto Smirneo, Post-omerica i.18 ff.
  67. ^ Apollodoro, Epitomi 5.1.
  68. ^ Pausania 3.26.9.
  69. ^ a b Apollodoro, Epitomi 5.3.
  70. ^ Pausania 10.31.7.
  71. ^ Ditti cretese IV. 4.
  72. ^ Quinto Smirneo II. 224.
  73. ^ Pausania 1.13.9.
  74. ^ Euripede, Ecuba 40
  75. ^ Quinto Smirneo, Post-omerica IV. 88–595.
  76. ^ Apollodoro, Epitomi 5.5.
  77. ^ Pausania 3.19.13.
  78. ^ Omero, Odissea 10, 542.
  79. ^ Pindaro, Nemea 8.46(25)
  80. ^ Apollodoro, Epitome 5.6.
  81. ^ Zenobius, Cent. i.43.
  82. ^ Sofocle, Aiace 42, 277, 852.
  83. ^ Apollodorus, Epitome 5.8
  84. ^ Sofocle, Filottete 604–613
  85. ^ Apollodoro, Epitomi 6.11.
  86. ^ Strabone, 6.1.15.
  87. ^ Apollodoro, Epitomi 6.6.
  88. ^ Pausania, 1.28.11.
  89. ^ Pausania, 8.15.7
  90. ^ Apollodoro, Epitomi 6.12
  91. ^ Apollodoro, Epitomi 6.13.
  92. ^ Apollodoro, Epitomi 6.14.
  93. ^ Plutarco, 23.
  94. ^ Pausania, 1.28.9.
  95. ^ Strabone, 6.3.9.
  96. ^ Strabone, 6.1.3.
  97. ^ Apollodoro, Epitomi 6.15b; Strabone, 6.1.3.
  98. ^ Omero, Odissea 3.191.
  99. ^ Virgilio, Eneide 3.400
  100. ^ Omero, Odissea 4.360.
  101. ^ Omero, Odissea 4.382.
  102. ^ Apollodoro, Epitomi 6.29.
  103. ^ Pausania, 2.16.6.
  104. ^ Apollodoro, Epitomi 6.23.
  105. ^ Sofocle, Elettra 1405.
  106. ^ Jeremy B. Rutter, Troy VII and the Historicity of the Trojan War. URL consultato il 23 luglio 2007.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Autori antichi[modifica | modifica sorgente]

Autori moderni[modifica | modifica sorgente]

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  • Castleden, Rodney. The Attack on Troy. Barnsley, South Yorkshire, UK: Pen and Sword Books, 2006 (ISBN 1-84415-175-1).
  • Robert Graves. I miti greci, 1993. ISBN 0-14-017199-1.
  • Kakridis, J., 1988. Ελληνική Μυθολογία ("Mitologia Greca"), Ekdotiki Athinon.
  • Karykas, Pantelis, 2003. Μυκηναίοι Πολεμιστές ("Eroi di Micene"), Edizioni Communications.
  • Latacz, Joachim. Troy and Homer: Towards a Solution of an Old Mistery. New York: Oxford University Press (USA), 2005 (ISBN 0-19-926308-6).
  • Michael Simpson, Dei ed eroi della Grecia: la Biblioteca di Apollodoro, The Universitay of Massachusetts Press, (1976). ISBN 0-87023-205-3.
  • Barry Strauss. La guerra di Troia. Laterza, Bari, 2007, ISBN 978-88-420-8130-2 (Ed. originale: The Trojan War. A New History. New York, Simon & Schuster, 2006 ISBN 0-7432-6441-X).
  • Troy: From Homer's Iliad to Hollywood Epic , edito da Martin M. Winkler. Oxford: Blackwell Publishers, 2007 (ISBN 1-4051-3182-9;).
  • Wood, Michael. In Search of the Troyan War. Berkeley: University of California Press, 1998 (paperback, ISBN 0-520-21599-0).
  • Lombardi, Chiara. Troilo e Criseida nella letteratura occidentale. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2005 (ISBN 88-8498-273-1).
  • Baricco, Alessandro Omero, Iliade Roma, Feltrinelli. (ISBN 88-07-49031-5)

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