Troy (film)

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Troy
Troy film.jpg
Brad Pitt in una scena del film.
Titolo originale Troy
Paese di produzione USA, Malta, Regno Unito
Anno 2004
Durata 157 min (versione DVD)
163 min (versione cinematografica)
196 min (Director's cut)
Colore colore
Audio sonoro
Genere azione, drammatico, epico
Regia Wolfgang Petersen
Soggetto dall'Iliade di Omero
Sceneggiatura David Benioff
Produttore Wolfgang Petersen, Colin Wilson, Diana Rathbun, Winston Azzopardi, Barbara Huber
Casa di produzione Warner Bros. Pictures, Helena Productions, Latina Pictures, Radiant Productions, Plan B Entertainment
Distribuzione (Italia) Warner Bros. Pictures
Fotografia Paul Bond, Roger Pratt
Montaggio Peter Honess
Effetti speciali Joss Williams, Steve Moncur, Alexander Gunn
Musiche James Horner
Scenografia Nigel Phelps
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Troy è un film del 2004 diretto da Wolfgang Petersen.

Narra in modo totalmente libero le vicende tramandate dal poema Iliade di Omero: il rapimento di Elena, la guerra di Troia e soprattutto il mito di Achille.

Presentato fuori concorso al 57º Festival di Cannes,[1] il film è uscito negli Stati Uniti il 14 maggio 2004 e in Italia il 21 maggio successivo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

« Non avrai gli occhi stasera, né orecchi né lingua. Vagherai nell'oltretomba cieco, sordo e muto e i defunti diranno: "Ecco Ettore, lo stolto che credeva di aver ucciso Achille". »
(Achille rivolto ad Ettore, prima del duello)

Circa nel 1200 a.C., Agamennone, è re di tutte le città-stato della Grecia. Solo la potente città di Troia, conosciuta per le sue potenti mura difensive erette dagli dei, è rimasta inviolata. Il film inizia con una lotta imminente fra l'esercito di Micene guidato da Agamennone e l'esercito della Tessaglia guidato da Triopa, schierati l’uno contro l’altro in una piana. Per risparmiare la vita dei propri uomini, i due re mettono in campo rispettivamente i loro migliori guerrieri. Contro l'enorme campione tessalico Boagrius, Agamennone schiera Achille che vince con grande facilità. Palese è comunque l'insofferenza che Achille manifesta verso Agamennone a causa della sua posizione di subalterno al re greco, disobbedendogli spesso e ed eseguendo di mala voglia i suoi ordini. Intanto una delegazione di Troiani, guidata dai due figli del re Priamo, Ettore e Paride, si trova a Sparta per stipulare una ferrea promessa di pace tra le due superpotenze con il re Menelao, fratello di Agamennone. Durante la loro permanenza, nasce l'appassionata relazione tra il giovane principe Paride ed Elena, moglie di Menelao.

Nel corso del viaggio di ritorno, Paride rivela al fratello Ettore di aver portato con sé Elena, incontrando la sua ira e disapprovazione: Agamennone e Menelao infatti utilizzeranno la scomparsa di Elena come pretesto per muovere guerra a Troia: erano anni che Agamennone, bramoso di potere, desiderava quest'occasione per prendere il potere della città. Ciò nonostante, la giovane spartana viene accolta con grande affetto nella città, le cui mura si presume resistano a qualunque assalto perché edificate da Poseidone e Apollo. Come previsto, Agamennone inizia a radunare l'esercito contro Troia, ma Achille si rifiuta di scendere in guerra. Il re manda così Ulisse, re di Itaca e il più scaltro dei greci, a reclutare Achille a Ftia. Questi è riluttante a sottomettersi al comando di Agamennone, stante i loro cattivi rapporti, e Ulisse prova a irretire il cugino di Achille, Patroclo, narrandogli delle meraviglie e delle ricchezze della guerra, sapendo che Achille non lo avrebbe mai lasciato andare da solo. Ancora indeciso, Achille viene avvertito dalla madre, la dea Teti: lui può scegliere se vivere a lungo restando in patria, vivendo una vita felice ma venendo presto dimenticato dopo la morte, o se andare a cercare la gloria a Troia e morirvi dopo averla trovata. Stimolato dalla possibilità di avere gloria eterna, Achille sceglie la seconda opzione e con 50 mirmìdoni si imbarca alla volta di Troia, assieme ad una flotta di oltre mille navi greche.

Achille e i suoi guerrieri svolgeranno un ruolo cruciale nell'assalto a Troia, sebbene contrastati dall'esercito dei troiani comandato da Ettore, il più valoroso del suo popolo.

Senza attendere il resto della flotta, Achille e i suoi mirmidoni sbarcano sulla spiaggia di Troia e dopo una dura lotta hanno la meglio sui nemici, raggiungendo il tempio di Apollo, dove uccidono tutti i sacerdoti: per manifestare il suo supremo sprezzo nei confronti del fato, alla domanda del suo luogotenente Eudoro, che gli chiede se la loro azione non sia stata blasfema, il Pelide (così è soprannominato Achille dato che è figlio di Peleo) decapita con la spada la statua d'oro di Apollo. All'avvicinarsi di un gruppo di cavalieri guidati da Ettore, il principale difensore di Troia, Achille, per dimostrare la sua potenza e capacità sovrumana, scaglia da grandissima distanza una picca contro Tettone, compagno dell'eroe troiano, riuscendo grazie alla tecnica, potenza e mira incredibile a centrarlo sul collo e buttarlo giù da cavallo. Ettore quasi incredulo di quanto Achille sia riuscito a fare, continua ad avanzare cercando di colpire il guerriero greco con la sua picca, ma il Piè Veloce (altro epiteto di Achille) riesce a schivarla spostandosi rapidamente, mostrando un sorriso quasi beffardo nei confronti del principe. Ettore, insieme ai suoi guerrieri, insegue l'acheo all'interno del tempio. Al termine di una furiosa battaglia in cui Achille vede Ettore battersi con grande valore, l'eroe greco gli intima di andarsene in quanto è troppo presto perché muoiano i principi, dalla faccia di Achille si intravvede l'ammirazione che ha per Ettore in quanto fortissimo guerriero e uomo buono. Ettore se ne va, mentre Achille viene raggiunto dagli altri greci, tra cui Aiace Telamonio, Menelao, Ulisse ed Agamennone, felici della vittoria che ha permesso la facile conquista in un sol giorno della spiaggia troiana.

Al tempio di Apollo, Achille ha fatto schiava Briseide, nota sacerdotessa e cugina dei principi Ettore e Paride. Costei si ribella ad Achille che però si comporta in maniera molto gentile nei suoi riguardi in quanto è fortemente attratto dal coraggio e dal carattere ribelle della giovane donna: poi, tra i due comincia a nascere una reciproca considerazione. Venutone a conoscenza, Agamennone reclama Briseide per sé ed è solo grazie all'intervento della stessa schiava che Achille non uccide il re: furioso, il guerriero si rifiuta di combattere finché lei non gli verrà restituita, ma Agamennone non cede.

Il giorno dopo i greci si preparano ad attaccare le mura di Troia, convinti di poter sfondare le difese nemiche, ma Paride fa una proposta agli avversari: invece di lanciarsi in una battaglia sanguinosa, che costerebbe centinaia di vite, il possesso di Elena verrà deciso da un duello all'ultimo sangue tra lui e Menelao. Agamennone non è contento di questa soluzione perché per lui significa tornare a casa a mani vuote, ma il fratello, sottovoce, lo convince a lasciare che la contesa abbia luogo per poi attaccare Troia una volta che lui si sia vendicato di Paride. Lo scontro è impari: il colossale Menelao, ingiuriando Elena che osserva il duello dalle mura, sconfigge quasi subito l'impacciato principe e tenta di ucciderlo. Ettore difende il fratello trafiggendo con un colpo di spada il fegato di Menelao, che rimane ucciso, rompendo così il patto.

A quel punto Agamennone ordina l'attacco e comincia una sanguinosa battaglia: Ettore porta Paride ferito in salvo dentro le mura di Troia, poi ritorna sul campo e riesce con non poca fatica ad uccidere il gigantesco Aiace Telamonio. Ulisse è il primo a rendersi conto che i greci sono troppo vicini agli arcieri troiani sulle mura. La battaglia diventa così una disfatta per gli assalitori, tanto che Agamennone dà l'allarme ed i suoi fuggono terrorizzati. Gli arcieri di Agamennone, dalle retrovie, attaccano con le frecce i fanti troiani che rapidamente si chiudono a testuggine, scampando l'attacco. Terminata la battaglia, ognuno dispone dei propri morti secondo le usanze, per tutta la notte.

Frattanto Achille viene a sapere che Agamennone ha consegnato Briseide ai soldati della truppa, perché si riprendano dalla giornata fallimentare. Achille arriva proprio mentre uno di loro sta per marchiarla con un tizzone rovente: glielo strappa di mano e glielo conficca nel collo, colpendo con il manico l'altro complice. Poi conduce la giovane sacerdotessa troiana all'interno del suo accampamento. Tra Achille e Briseide nasce un profondo discorso che mette a nudo tante verità dell'eroe greco, svelando che lui non ha scelto di fare il guerriero, ma è la sua natura a fargli fare tutto ciò, a spingerlo involontariamente a fare questa vita sanguinosa. Pian piano tra i due scoppia la passione, che viene consumata quella stessa notte nella tenda. Achille intende andarsene il giorno dopo, abbandonando l'inutile conflitto.

I troiani nel frattempo decidono di contrattaccare i greci per cacciarli via anche dalla spiaggia, affinché se ne liberino una volta per tutte. La battaglia inizia con il lancio di frecce incendiarie sulle dune della spiaggia: quella che sembra ai greci un'azione senza senso diventa chiara poco dopo, quando vengono lanciate dai versanti balle di fieno e sostanze incendiarie, che una volta passate sopra le frecce ancora accese, piombano come meteore nell'accampamento avversario. Ettore ordina di attaccare e i troiani irrompono, Ulisse guida la resistenza con i suoi Itacesi. Durante la battaglia, lo spirito dei greci viene rinfrancato dalla vista di Achille, finalmente ritornato a combattere con indosso la sua armatura. Ettore uccide alcuni achei; Achille fa scempio di molti compagni del principe troiano fino a che Ettore, dopo un rapido duello, gli taglia la gola con la spada. Achille cade a terra, e mentre tutti restano stupiti della facilità con cui il Piè Veloce è morto, Ettore procede col toglierli l'elmo, ma scopre con stupore che non si tratta dell’eroe acheo. Infatti era Patroclo, il cugino di Achille che fino a quel momento aveva avuto il diniego del parente di prendere le armi. Ma dato che le sorti dei greci erano tragiche, Patroclo aveva deciso di disobbedire al cugino indossando le sue armi per infondere coraggio tra i Mirmidoni. Dopo avergli dato il colpo di grazia per non farlo soffrire, Ettore e Ulisse ordinano di sospendere la battaglia. Ulisse rivela a Ettore che il ragazzo ucciso è Patroclo il cugino di Achille: allora il principe troiano comprende con dolore che ormai la sua vita sta per finire dal momento in cui il Pelide verrà a sapere della fine del parente.

La sera, Ettore da un ultimo abbraccio al figlioletto Astianatte e alla moglie Andromaca, alla quale indica una via di fuga sicura, in caso Troia cadesse. Achille, furibondo, arriva sotto le mura di Troia, urlando a Ettore di venire fuori. Il principe potrebbe non sfidare Achille, ma decide per onore e orgoglio di affrontarlo. Così egli si congeda dal padre e dal fratello, saluta l'amata moglie, il figlio ed esce dalle mura. Ne segue uno scontro tremendo in cui entrambi i guerrieri danno sfoggio della loro grandissima abilità di combattenti ma Achille, come risaputo, è invincibile e pare impossibile anche solo da ferire. Infatti dopo diversi colpi Ettore è ormai sfinito mentre Achille non mostra nessun cenno di stanchezza e continua a colpire, finché poco dopo l'eroe troiano viene ucciso. Achille, ancora fuori di sé per il dolore della perdita del cugino, lo lega per i piedi dietro al suo carro e lo trascina nella polvere al piccolo trotto sotto gli occhi addolorati del padre, della madre Ecuba e di tutto il suo popolo. Il corpo straziato di Ettore viene portato nel campo greco, dinanzi alla tenda del giovane guerriero acheo. Durante la notte nella tenda di Achille arriva il re Priamo, che, baciandogli le mani, gli supplica di ridargli il figlio morto perché possa dargli esequie adatte. Commosso dal coraggio e dalle suppliche del re e soprattutto dal caro ricordo del padre Peleo che Priamo gli infonde dolcemente nella mente, il Pelide acconsente di restituire il corpo. Mentre è concentrato nell'opera, il soldato sussurra in lacrime al cadavere:

« Ci rivedremo presto, fratello... »

Con queste parole si comprende che Achille ormai è cosciente di ciò che lo aspetta, ma non dimostra grande tristezza in quanto solo la morte gli darà finalmente la pace, unico modo per porre fine alla sua grande forza che negli anni gli ha dato solo spargimenti di sangue. Dopo aver consegnato il corpo a Priamo, il re concede 12 giorni di onoranze funebri durante i quali l'esercito acheo non avrebbe attaccato Troia. Poco dopo decide di far rientrare Briseide nella città in quanto il loro destino è già segnato. A questo punto Achille ordina ai soldati di rientrare a casa. Il fido alleato Eudoro gli chiede perché non rientra con loro, e l'eroe risponde che lui ha la sua guerra da terminare... è intuibile che si tratti della battaglia contro Troia ma nel profondo si riferisce alla guerra contro se stesso e il suo triste destino.

Intanto, mentre vede un soldato che intaglia un piccolo cavallo di legno destinato al proprio figlio, a Ulisse viene un'idea. Dopo 12 giorni la spiaggia antistante Troia è deserta, tranne che per alcuni greci apparentemente morti di peste e per un enorme cavallo di legno. I troiani sostengono che gli appestati siano morti per aver dissacrato Apollo e che il cavallo sia un'offerta dei greci a Poseidone per propiziarsi un ritorno sicuro a casa.

I troiani, nonostante il parere contrario di Paride, lo portano dentro le mura, ignari che si tratta di una trappola in quanto nel cavallo sono nascosti alcuni soldati greci; la flotta, invece, non è andata via ma si è nascosta in un'insenatura. Un cavaliere troiano la vede e, capito l'inganno, vorrebbe dare l'allarme ma viene colpito a morte da tre frecce.

Durante la notte, i greci escono dal cavallo, attaccano le sentinelle ed aprono la porta ai soldati sbarcati nel frattempo: Troia viene data alle fiamme. Achille ha una sola missione, cioè di salvare la sua amata Briseide. Infatti corre per la città, alla ricerca della ragazza.

Priamo viene ucciso a tradimento dall'arrogante e superbo Agamennone, mentre alcuni troiani, tra cui Elena e Andromaca, scappano attraverso un passaggio segreto che conduce al monte Ida, al sicuro dalla pianura troiana saccheggiata. Ad uno di loro, il giovane Enea, viene data la spada dei re di Troia, usata senza successo da Paride contro Menelao, con il compito di rifondare la loro città perduta.

Briseide viene trovata da Agamennone, che vuole portarla con lui in Grecia e renderla sua schiava, ma con grande coraggio lei lo uccide, trafiggendolo al collo con un pugnale nascosto nella manica. Due greci, osservata la scena, intervengono ma prima che possano ucciderla arriva Achille che sgozza il primo e trafigge al petto il secondo, liberandola. Mentre i due amanti sono di nuovo insieme, Paride, pensando di vedere la cugina in pericolo e spinto dalla volontà di vendicare il fratello, afferra una freccia, la tende nell'arco e la scaglia contro Achille, colpendolo al tallone sinistro (suo unico punto vulnerabile). Achille urla di dolore contorcendo il viso in maniera spaventosa e si dirige furibondo verso Paride: questi però gli bersaglia il petto di frecce ed Achille, anche se moribondo riesce a levarsele molto facilmente. Ciononostante il suo destino è segnato. Achille saluta la sua amata in lacrime dicendogli che finalmente ha trovato la pace liberandolo da una vita di guerra. Mentre Briseide scappa con il cugino attraverso il passaggio segreto sicuro e si salvano, arrivano alcuni soldati greci che alla vista dell'invincibile Achille a terra, restano stupiti che qualcosa o qualcuno sia riuscito ad ucciderlo veramente.

Troia è rasa al suolo come colonia greca del nuovo re di Micene, e il mattino dopo, un'alta pira viene eretta in una delle piazze incenerite di Troia, stavolta per Achille, con Ulisse meditabondo che prepara il suo corpo per la cremazione e gli sussurra un'ultima frase:

« Trova la tua pace, fratello. »

Mentre il fuoco brucia il cadavere di Achille, si sente ancora una volta la voce di Ulisse che torna con gli altri greci verso casa e che dice:

« Se mai si racconterà la mia storia, si dica che ho camminato coi giganti. Gli uomini sorgono e cadono come grano invernale, ma questi nomi non periranno mai. Si dica che ho vissuto al tempo di Ettore, domatore di cavalli. Si dica, che ho vissuto al tempo di Achille»

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese sono iniziate ufficialmente il 22 aprile 2003 e sono terminate nel novembre dello stesso anno. Le scene in esterni sono state girate tra Malta, Marocco e Messico, i set interni invece nel Regno Unito negli Shepperton Studios. II budget del film fu di circa 180.000.000 $.

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha avuto un ottimo incasso internazionale: 497.400.000 $[2]. Negli Stati Uniti ha incassato 133.378.256 $ e in Italia 14.878.762 €. [3]

Edizione home video[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato distribuito in DVD dalla Warner Bros sul mercato italiano a dicembre 2004, disponibile sia in edizione a disco singolo sia a disco doppio. Nel 2007 è stata messa in commercio l'edizione ad alta definizione in HD DVD. La versione Extented Cut conta circa 20 minuti in più della versione cinematografica.

Differenze tra film e mitologia greca[modifica | modifica wikitesto]

Alla sua uscita nelle sale, il film fu pesantemente criticato per le innumerevoli discrepanze con il mito omerico[4].

  • La scelta dello sceneggiatore David Benioff di eliminare l'elemento divino o soprannaturale (gli dèi non sono fisicamente presenti nel film, tranne un rapido incontro iniziale tra Achille e la madre Teti) non è in sé una novità, essendo presente anche nella letteratura contemporanea: ad esempio in Omero, Iliade di Alessandro Baricco. La religione, intesa quale costante antropologica, è invece di grande importanza nella mitologia ed epica classica. Nell'Iliade, Achille parla spesso con sua madre Teti e molte decisioni e azioni degli dèi influiscono enormemente nella dinamica degli eventi. Alcuni dei, come Apollo e Poseidone, scendono sul campo di battaglia con spade e armature a fianco dei guerrieri umani.
  • Nel film Elena s'innamora di Paride e fugge con lui da Sparta, perché non è felice del suo matrimonio con Menelao. Nel mito Elena sceglie Menelao come marito (da cui ha una figlia, Ermione, non citata nel film) ed è indotta ad amare Paride da Afrodite: Paride aveva eletto la dea dell'amore come la più bella tra le dee ed ella gli aveva promesso in premio Elena, la donna più bella esistente al mondo.
  • Nel film Elena dice di non essere di Sparta, ma di esserci stata portata da adolescente per andare in sposa a Menelao. Secondo la tradizione, al contrario, Elena è nata e cresciuta a Sparta, ed è ritenuta figlia del re Tindareo, pur essendo figlia di Zeus. Dopo la morte di Tindareo (o la sua abdicazione) sale al trono di Sparta Menelao, fratello minore di Agamennone, come marito di Elena. Infatti, la regalità di Menelao è messa in discussione dalla fuga della regina,dato che il suo diritto al trono deriva in virtù del matrimonio.
  • Nel film Achille è il primo a sbarcare a Troia. Il mito racconta invece che l’indovino Calcante avesse predetto che il primo a mettere piede sul suolo troiano sarebbe stato anche il primo a morire: infatti il primo a scendere dalle navi è Iolao, detto poi Protesilao, ucciso da Ettore nella battaglia per la conquista della spiaggia.
  • Nell'Iliade l'ira di Apollo non ha origine dal gesto di Achille di decapitarne la statua, perché il gesto non figura nel poema. Apollo scatena un'epidemia nel campo acheo in risposta alle preghiere di Crise, sacerdote del dio, che lo pregava di vendicare l'offesa del rapimento della figlia Criseide, che per di più Agamennone rifiuta di restituire. Costretto dalla pestilenza a liberarla, Agamennone pretende in cambio la schiava di Achille, Briseide (che non era la cugina di Ettore, come nel film): da questo sopruso ha origine l'ira funesta di Achille.
  • La conclusione del duello tra Paride e Menelao è diversa tra l'Iliade e il film. Nell'Iliade Paride sta per perdere il duello, quando Afrodite interviene e lo porta nella sua stanza; nel film, invece, Paride è salvato dall'intervento del fratello Ettore.
  • Nel film Menelao viene ucciso da Ettore per salvare Paride durante il duello e, più tardi, Elena fugge dall'assedio di Troia con Paride. Nel poema, invece, Menelao sopravvive alla guerra e ricostituisce il matrimonio con Elena, con cui torna a Sparta, dove moriranno entrambi molti anni dopo il conflitto.
  • La storia d'amore tra Achille e Briseide non esiste se non nelle famose lettere di Ovidio, in cui Briseide scrive ad Achille. Briseide e Criseide (schiava di Agamennone, non presente nel film) furono rapite quando gli Achei saccheggiarono la città di Crisa, un'alleata di Troia. Achille si innamora invece di Polissena, figlia di Priamo, e decide di passare dalla parte dei troiani in cambio della sua mano. Si reca nottetempo al tempio di Apollo timbreo o Timbra per sposarla, dove sarà ucciso da una freccia scagliata da Paride, guidato da Apollo (o, secondo altre fonti, da Apollo stesso). Achille nel poema muore quindi ben prima dell'entrata in scena del famoso cavallo di legno, nel quale si troverà invece il figlio dell'eroe, Neottolemo.
  • Nel film Patroclo partecipa alla battaglia di nascosto con le armi di Achille ed è ucciso da Ettore che lo crede Achille. Accortosi dell'errore, Ettore concede ai greci una tregua per recuperare i propri caduti, tra cui Patroclo. Nel poema omerico è Achille a concedere a Patroclo di mettere in fuga i Troiani, giunti fino alle navi achee, spacciandosi per lui. Trascinato dal trionfo, Patroclo pecca di hýbris, dimenticando la promessa fatta all'amico, e prosegue fino alle mura di Troia, dove quasi riesce a penetrare, se non fosse per l'intervento di Apollo, che per due volte lo colpisce. Patroclo è finito da Ettore, che lo ferisce al fianco con la lancia dopo averlo riconosciuto, lo deride e gli sottrae l'armatura di Achille. La battaglia non viene interrotta e sono Menelao e Aiace a battersi per portare in salvo il corpo di Patroclo.
  • Nel film Achille si porta col carro fin sotto le mura di Troia e chiama Ettore, perché esca e si batta con lui. Nell'Iliade, i due si ritrovano faccia a faccia al termine di una battaglia e il troiano fugge alla vista del terribile avversario, compiendo tre giri attorno alle mura della città, inseguito dall'acheo. Affiancato dal fratello Deifobo, assente nel film, Ettore decide di fermarsi e di affrontare Achille, ma scopre che il congiunto è in realtà la dea Atena, che ne ha assunto le sembianze per trarlo in inganno e costringerlo al duello con Achille.
  • Nel film Achille affronta Ettore con la sua stessa armatura; nell'Iliade Ettore la ruba a Patroclo e Achille chiede a Efesto, tramite la madre Teti, di fabbricargliene una nuova: la descrizione del solo scudo occupa un intero capitolo del poema.
  • Nel film dopo il duello Achille lega una corda alle caviglie di Ettore, mentre in Omero assai più selvaggiamente Achille fora le caviglie del defunto, così sacrilegamente profanando il cadavere, e ci fa passare dentro la corda.
  • Nel film Priamo per impetrare da Achille la restituzione del corpo di Ettore, lo supplica in nome del lutto comune: di Priamo per il figlio, di Achille per il padre. Secondo la tradizione, il padre di Achille, Peleo, è ancora in vita mentre Achille è a Troia.
  • Nel film Aiace Telamonio è ucciso da Ettore. Nell’Iliade è descritto un duello tra Aiace ed Ettore, che si chiude in parità con uno scambio reciproco di doni tra i due eroi. Aiace muore suicida più tardi.
  • Nel film Paride è considerato un principe autorevole, il cui ruolo è appena inferiore a quello di Ettore. Al contrario, nell'Iliade Paride è sì secondogenito di Priamo e un uomo di grande bellezza, ma è considerato inaffidabile, perché gli mancano le virtù dell'eroe.
  • Nel film Paride fugge da Troia, mentre nel mito è ucciso in duello dall'arciere Filottete, che era stato convinto da Neottolemo, figlio di Achille, a partecipare alla guerra dopo che, ferito da un serpente velenoso, era stato confinato nell'isola di Lemno.
  • Secondo l'Eneide (in cui si narra delle gesta di Enea a partire dalla distruzione di Troia) gli Achei, costruito il cavallo di legno, fingono di partire e nascondono le navi dietro l'isola di Tenedo, di fronte a Troia; nel film, invece, la flotta è nascosta in un promontorio a sud della città: quando una sentinella la scopre, è freddata all'istante da alcuni arcieri achei.
  • Sempre dall'Eneide sappiamo che è il sommo sacerdote troiano Laocoonte, intuendo l'inganno, a volere l'istantanea distruzione del cavallo di legno e per questo è ucciso con i figli da un serpente marino. Nel film Laocoonte è assente ed è Paride (che alla costruzione del cavallo è già morto) a nutrire sospetti. sospettare.
  • Secondo l'Eneide, per portare il cavallo fino alla cittadella, i Troiani abbattono la porta principale della città, mentre nel film rimane intatta. Anche il personaggio di Sinone, un greco che finge di essere fuggito dalla morte a cui Ulisse lo avrebbe destinato, nel film non trova spazio. Con toni e cadenze da attore professionista Sinone, secondo il racconto di Virgilio, riesce a convincere i Troiani, attraverso ben studiate e astute menzogne, a portare il cavallo dentro le mura.
  • Nel film Agamennone è ucciso da Briseide, mentre nella mitologia Agamennone ritorna in patria, dove è assassinato da sua moglie Clitennestra (sorella di Elena) e dal suo amante Egisto, durante una festa, a loro volta poi uccisi da Elettra e Oreste, figli di Agamennone.
  • Agamennone nel film è rappresentato come un re già sui sessant'anni, che non partecipa praticamente più prima persona alle battaglie; nell'Iliade, al contrario, è un uomo sulla quarantina, nonché uno dei più forti e valorosi guerrieri achei.
  • Nel film Astianatte, figlio di Ettore, scampa all'assedio insieme a sua madre, Andromaca. Nella tradizione omerica, Astianatte è lanciato dalle mura di Troia e muore, mentre sua madre è fatta schiava dal figlio di Achille, Neottolemo.
  • Enea appare nel film come un ragazzo che non ha mai combattuto, mentre per la tradizione è genero di Priamo e il secondo in comando dell'esercito troiano, un guerriero che scampa più volte alla morte grazie all'aiuto della madre Afrodite; inoltre, è già sposato e padre. Al termine della guerra fugge da Troia in fiamme, conducendo con sé il figlio Ascanio e portandosi sulle spalle il vecchio padre Anchise (nel film si intravede un vecchio accanto al giovane).
  • Nel film Priamo dona la spada di Troia a Paride, che la usa nel duello contro Menelao, e più tardi la dona a Enea mentre fuggono dalla città. Nessuno di questi eventi è presente nel mito.
  • In Troy non c'è traccia di moltissimi eroi. Non figurano né Diomede, uno dei più valorosi comandanti greci, spesso compagno di Odisseo, né Aiace Oileo, spesso rappresentato nel poema in coppia con Aiace Telamonio. Tra i Mirmidoni non sono menzionati Fenice, Menestio e Antiloco, che verrà ucciso da Memnone, re d'Etiopia, nipote di Priamo e alleato dei Troiani. Non è menzionata nemmeno Pentesilea, regina delle Amazzoni, anch'essa alleata dei Troiani: sarà uccisa da Achille, che s'innamorerà di lei morente.
  • Nel mito Nestore è il re di Pilo, che si unisce agli altri re per combattere a Troia, ma nel film appare come un semplice consigliere di Agamennone.
  • Nel film l'assedio di Troia dura circa un mese, mentre l'Iliade, pur narrando solo le ultime settimane della guerra, menziona chiaramente che essa è in corso da dieci (o addirittura venti) anni.
  • Le navi nel poema sono ricoperte di pece (e quindi nere) per renderle impermeabili. Durante lo sbarco gli Achei formano una disposizione di scudi che ricorda la testuggine romana, ma essa sarà inventata più di mille anni dopo.
  • Nel preparare la pira funebre per onorare la morte di un valoroso comandante, vengono applicate due monete sugli occhi. In realtà, per pagare il traghettatore di anime Caronte, veniva messa una sola moneta tra i denti.
  • Nel film il contrasto tra Achille e Agamennone continua fino alla morte di entrambi, mentre nel poema greco i due si riconciliano poco dopo la morte di Patroclo, quando Achille decide di tornare a combattere e Agamennone riconosce i suoi errori, dandone la colpa agli dei che hanno influenzato i suoi pensieri.

Premi e candidature[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 2004, festival-cannes.fr. URL consultato il 9 luglio 2011.
  2. ^ Troy (2004) - Statistiche | Movieplayer.it
  3. ^ Troy (2004) - Box Office Mojo
  4. ^ Troy Review - CinemaBlend.com

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