Elena (mitologia)

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Paride e Elena. Quadro di Jacques-Louis David
« E molte vite sono morte per me sullo Scamandro,
e io, che pure tanto ho sofferto, sono maledetta,
ritenuta da tutti traditrice di mio marito
e rea d'aver acceso una guerra tremenda per la Grecia. »
(Commento di Elena. Euripide, Elena, versi 502-505.)

Elena è una figura della mitologia greca assunta, nell'immaginario europeo, a icona dell'eterno femminino. Proprio questa sua caratteristica archetipica fa sì che, nell'immensa letteratura nata attorno alla sua figura, Elena non venga mai considerata responsabile dei danni e lutti provocati dalle contese nate per appropriarsi della sua bellezza.

Sua madre Leda era sposata con Tindaro. Un giorno Leda venne rapita da Zeus camuffato da cigno. Da una contemporanea unione con Zeus e col marito nacquero Polluce ed Elena, figli di Zeus, Castore, Clitennestra e Filonoe, figli di Tindaro.[1] Il mito narra anche che fosse figlia d'Oceano o di Afrodite. La versione più suggestiva della sua nascita però racconta che essa fosse venuta al mondo dall'unione tra la dea Nemesi e Zeus, il quale la inseguì per quasi tutto il globo per ottenerla, sotto forma di vari tipi di animali.

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Elena rapita da Teseo. Particolare di un'anfora di Eutimide, V secolo a.C., proveniente da Vulci, Monaco, Staatliche Antikensammlungen.

Elena fu allevata in casa di Tindaro e ancora giovinetta fu al centro di numerosi miti di seduzione: Teseo la rapì che era ancora fanciulla. Elena infatti era ritenuta la donna più bella del mondo, e poiché numerosi erano i pretendenti Tindaro lasciò che ogni decisione fosse della ragazza, onde evitare che una sua interferenza potesse causare una guerra. La scelta cadde su Menelao, re di Sparta; dalla loro unione nacque Ermione. La sorella Clitennestra sposò invece Agamennone, fratello di Menelao.

I pretendenti e il «giuramento di Tindaro»[modifica | modifica wikitesto]

Helen of Troy (1898) di Evelyn De Morgan (1850 -1919)

Quando fu in età da marito, tutti i capi Greci pretesero la sua mano. Siccome la loro rivalità rischiava di generare un conflitto, su suggerimento di Ulisse, Tindaro sacrificò un cavallo sulla cui pelle fece salire i pretendenti per farli giurare che chiunque fosse stato il fortunato sposo, tutti avrebbero dovuto accorrere in suo aiuto nel caso qualcuno avesse tentato di rapirgli la sposa.

Lista comparata dei pretendenti di Elena negli scritti antichi
Apollodoro
(Bib., III, 10, 8)
Esiodo
(Cat., frg. 68)
Gaio Giulio Igino
(Fab., LXXXI, XCVII)
Agapenore Agapenore
Aiace Oileo Aiace Oileo
Aiace Telamonio Aiace Telamonio Aiace Telamonio
Alcmeone
Anfiloco Anfiloco
Anfimaco Anfimaco
Anceo
Antiloco Antiloco
Ascalafo Ascalafo
Blaniro
Clizio figlio di Eurito
Diomede Diomede
Elefenore Elefenore Elefenore
Epistrofo figlio di Ifito
Eumelo di Fere Eumelo di Fere
Euripilo Euripilo
Femio
Fidippo
Filottete Filottete Filottete
Ialmeno
Idomeneo Idomeneo
Leito
Leonteo Leonteo
Licomede
Macaone Macaone
Megete Megete
Menelao Menelao Menelao
Menesteo Menesteo Menesteo
Merione
Nireo
Patroclo Patroclo
Peneleo Peneleo
Podalirio Podalirio
Polipete Polipete
Polisseno Polisseno
Protesilao Protesilao Protesilao
Schedio
Stenelo Stenelo
Talfio Talfio
Teucro
Tlepolemo
Toante
Ulisse Ulisse Ulisse

Quando era ormai moglie di Menelao, Elena venne rapita dal principe troiano Paride e il patto di solidarietà stipulato tra i pretendenti alla sua mano spinse gli stessi, con a capo Agamennone, a dichiarare guerra a Troia.

Elena durante la guerra di Troia[modifica | modifica wikitesto]

Elena e Paride. Particolare di un cratere a campana apulo a figure rosse (IV secolo a.C.), museo del Louvres, Parigi.

Per vendicare il rapimento di Elena da parte del principe troiano Paride (al quale Afrodite aveva promesso la più bella delle donne), Menelao e suo fratello Agamennone organizzarono una spedizione contro Troia chiedendo aiuto a tutti i partecipanti al patto di Tindaro.

Nell'Iliade, Elena è un personaggio tragico, obbligata ad essere la moglie di Paride dalla dea Afrodite. Nessuna colpa le può essere rinfacciata, data la sua incolpevole bellezza, anche se le si dà la colpa della guerra che insanguina Troia[2]. Non è una donna felice, disprezza Paride ed è invisa a molti troiani: solo Ettore si mostra gentile con lei, e in occasione della morte dell'eroe Elena proverà un sincero dolore.

Alla morte di Paride, Elena è costretta a sposare il fratello Deìfobo. Durante la notte della caduta di Troia nasconde le armi del marito e apre la porta a Menelao e Ulisse. I tre fanno irruzione nella camera da letto trovando Deifobo addormentato e ubriaco. Le versioni a questo punto divergono: sia per quanto riguarda l'identità dell'uccisore di Deifobo (Menelao; Ulisse; Menelao e Ulisse insieme; Elena) sia sul fatto se il troiano si fosse risvegliato o no.

Nel secondo libro dell'Eneide, durante l'incendio di Troia, Enea vede da lontano Elena ed è preso dall'impulso di ucciderla, ma ne viene dissuaso dalla madre Venere, che lo esorta a fuggire dalla città coi familiari.

Fine di Elena[modifica | modifica wikitesto]

Controversa fu la sua fine. Nell'Odissea Elena appare riconciliata col marito e tornata a Sparta per regnarvi al suo fianco, anche se malvista dai sudditi. Si narra pure che Oreste avesse cercato di ucciderla.

Secondo altre versioni ebbe una fine misera. Altre ancora la divinizzano insieme ai fratelli Castore e Polluce.

Un'altra versione vuole che, dopo la morte di Menelao, due figli naturali di costui cacciassero Elena e la costringessero a rifugiarsi presso Rodi, dove Polisso la fece impiccare per aver causato la morte di tanti eroi sotto le mura di Troia[3], fra cui suo marito Tlepolemo.

Il mito di Elena è descritto nell'Iliade e nell'Odissea, ma molti poeti successivi ad Omero modificarono il personaggio e la sua mitologia. Alcune leggende la indicano figlia di Nemesi, la dea della vendetta. Euripide, nella tragicommedia Elena, segue quel filone mitico secondo cui Elena non fu mai rapita da Paride né visse a Troia né fu ripresa da Menelao, ma sempre visse nascosta in Egitto, costretta da Era che mise al posto suo, a Sparta, un'immagine d'aria, un simulacro vivente, per ingannare Paride e vendicarsi di non essere stata scelta al posto di Afrodite. Così sono esistite due Elena, una in Egitto e una a Troia. Inoltre, secondo altri miti, le anime di Elena e Achille, dopo la morte e la discesa nel Tartaro, furono assunte nell'Isola dei Beati (o Campi Elisi) per i loro meriti, e lì ebbero un figlio, Euforione. Secondo una variante del mito, fu Elena, divenuta dea dopo la morte, a discendere negli Inferi attratta dall'ombra di Achille per giacere con lui generando il semi-dio Euforione. I personaggi di Elena ed Euforione, seppure con molte varianti, sono ripresi da Johann Wolfgang von Goethe nel suo Faust.

Omonime[modifica | modifica wikitesto]

Una seconda Elena è citata in poemi posteriori come figlia di Egisto e Clitemnestra. Era sorella di Alete ed Erigone e fu uccisa da Oreste che la scovò nella reggia di Micene dopo aver vagato alla ricerca dei sostenitori di Egisto e la madre, che uccise accecato dalla vendetta.[4]

C'è anche un terza Elena:era la figlia di Elena di Troia e di Paride.Venne uccisa ancora bambina dalla nonna paterna Ecuba,che s'accese d'ira alla caduta di Troia e per la morte dei suoi abitanti,e decise di uccidere la figlia della donna che aveva causato la guerra,ovvero Elena.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca III, 10,7; Pindaro, Nemee, X, 55
  2. ^ Omero, Iliade, libro VI.
  3. ^ Francesco Perri, Dizionario di mitologia classica, Garzanti 1946
  4. ^ Tolomeo, Efestione, IV, citato da Fozio, p. 479.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizio Bettini e Carlo Brillante, Il mito di Elena: immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Torino, Einaudi, 2002

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

morte:elena,la causa della lunga e sanguinosa guerra di troia,viene uccisa da una donna greca,che intendeva vendicare così il marito caduto in quella guerra.