Aiace Oileo

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Aiace in un dipinto di Henri Serrur
« Aiace, il migliore a far liti, senza buon senso, tu in tutto
resti inferiore agli Argivi, perché hai testa dura. »
(Commento di Idomeneo, il re di Creta, rivolto ad Aiace d'Oileo. Omero, Iliade, libro XXIII, versi 483-484.)

Aiace Oileo, o Aiace di Locride, è un personaggio della mitologia greca, figlio di Oileo e di Eriopide (o, secondo altre tradizioni, della ninfa Rene)[1]. Aiace era famoso in tutta la Grecia per l'abilità nel tiro con l'arco e nella corsa, ma anche per rozzezza ed arroganza.

Indice

[modifica] Il mito

Secondo Strabone, la sua città natale era Narice, nella Locride,[2] come conferma anche Ovidio, definendo Aiace come "l'eroe di Narice".[3] Prima dello scoppio della guerra di Troia, era stato uno dei numerosi pretendenti di Elena.[4][5]

Aiace si mise alla testa del suo esercito durante la spedizione contro la città di Troia, conducendo un contingente alleato composto da quaranta navi,[6] o, meno probabilmente, da venti.[1] In battaglia si distinse per la sua crudeltà efferata e per la sua totale mancanza di pietà nei confronti del nemico: con la sua spada troncò la testa al cadavere di Imbrio, guerriero troiano ucciso da Teucro, lanciandola poi contro gli avversari come se fosse una palla per dimostrare agli altri troiani il suo totale disprezzo.
Sempre con estrema ferocia uccise Satnio e Cleobulo, altri combattenti avversari; e fece strage di nemici in fuga dopo che il re beota Peneleo, suo amico, ebbe trucidato Ilioneo, altro guerriero troiano, di cui egli aveva poi issato la testa in cima alla sua lancia.

Atena decise di punirlo per la sua tracotanza: durante i giochi funebri in onore dell'eroe Patroclo, Aiace scivolò sul letame, e la corsa fu vinta da Ulisse (Iliade, libro XXIII).[7]

Spregiatore degli dei, non esitò a violentare la profetessa Cassandra nei pressi dell'altare di Atena. La stessa Cassandra cercò anche di resistere aggrappandosi alla statua della dea, ma con violenza Aiace trascinò via la ragazza facendo cadere anche la statua. Per questo motivo, Atena punì tutti i combattenti greci rendendo loro difficile il ritorno in patria. Secondo l'Odissea (libro IV), infatti, Aiace fu vittima di una tempesta sul tragitto verso casa, e la sua nave affondò. Poseidone ebbe pietà di lui e lo salvò, facendolo naufragare su un isolotto.

Tuttavia Aiace, ancora in preda alla sua arroganza, si convinse di essersi salvato con le sole sue forze, e per vendetta Poseidone fece affondare lo scoglio dove l'aveva lasciato e lo fece annegare.

[modifica] Note

  1. ^ a b Igino, Fabula, 97.
  2. ^ Strabone, libro IX, p. 425.
  3. ^ Ovidio, Metamorfosi, libro XIV, verso 468.
  4. ^ Igino, Fabula, 81.
  5. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro III, 10, 8.
  6. ^ Omero, Iliade, libro II, verso 527.
  7. ^ Omero, Iliade, libro XXIII, versi 754 ss.

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