Achille

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Achille stante, olio su tela di François-Léon Benouville, 1847, Montpellier, Musée Fabre.

Achille (in greco antico Ἀχιλλεύς / Achilleus, in latino Ăchillēs, -is), soprannominato piè veloce o piè rapido, è un personaggio della mitologia greca, nonché uno dei principali eroi leggendari della guerra di Troia e il protagonista dell'Iliade. È, per eccellenza, la classica figura estremamente violenta, altamente tragica e smisurata, soprannaturale, surreale e fantasiosa fino all'inverosimile. Il personaggio, quindi, è totalmente negativo: ama solo la guerra, le armi, l'annientamento degli esseri umani, lo squarto di corpi, mietitura di toraci, di ventri, di teschi, di gambe, di braccia, il troncamento di teste, il sangue come unico elemento positivo con cui rapportarsi; è, come si suol dire, l'eroe della negazione.

La leggenda di Achille è una delle più ricche della mitologia greca, e una delle più antiche. Oltre ad Omero, altri poeti, e le leggende popolari, s'impadronirono del personaggio, e s'ingegnarono a completare il racconto della sua vita, inventando degli episodi per supplire alle lacune dei poemi omerici. In questo modo si formò poco a poco un ciclo di Achille sovraccarico di incidenti e di leggende spesso divergenti, che ispirò i poeti tragici e i poeti epici di tutta l'antichità, fino all'epoca romana.

Indice

[modifica] Il mito

Peleo affida il giovane Achille al centauro Chirone, vaso a sfondo bianco e figure nere del pittore di Edimburgo, ca 500 a.C., da Eretria, Atene, Museo Archeologico Nazionale.

Achille era figlio del mortale Peleo, re dei Mirmidoni di Ftia (regione nel sud-est della Tessaglia) e della nereide Teti.

Zeus e Poseidone si erano contesi la mano di Teti fino a quando Prometeo (o, secondo altre fonti, Temis) profetizzò che la ninfa avrebbe generato un figlio più potente del padre. Per questo motivo essi dovettero rinunciare alle loro pretese e costrinsero Teti a sposare Peleo. Esiste una versione alternativa data da Le Argonautiche[1] nella quale Era allude alla resistenza di Teti alle avance di Zeus, la quale, rispettosa del legame matrimoniale di Era, le aveva rifiutate con freddezza.

Nel poema incompleto Achilleide di Publio Papinio Stazio del I secolo, c'è una versione che non si trova in altre fonti, in base alla quale Teti, quando Achille nasce, per renderlo immortale, lo immerge nel fiume Stige, tenendolo per i talloni: il bambino diviene così invulnerabile tranne nei talloni che non erano stati immersi nell'acqua del fiume (cfr. Tallone di Achille). Non è chiaro se questa versione di Stazio fosse nota in precedenza.

In un'altra versione, Teti unge il bimbo con l'ambrosia, mettendolo sul fuoco per bruciarne le parti mortali del corpo. Viene però interrotta da Peleo che strappa con violenza il piccolo Achille dalle sue mani: il bambino rimane ustionato a un tallone e Teti, furibonda, abbandona entrambi[2]. Peleo, con l'aiuto del centauro Chirone, sostituisce il tallone ustionato di Achille con l'astragalo (osso del tallone) del gigante Damiso, celebre per la sua velocità nella corsa: da qui l'appellativo di piè veloce (podas ôkus) con cui l'eroe viene anche identificato.

Comunque, c'è da dire che nessuna delle fonti antecedenti Stazio fa riferimento alla sua invulnerabilità. Al contrario, nell'Iliade, Omero narra di un Achille ferito: nel libro XXI, l'eroe peonio Asteropeo, figlio di Pelegone, sfida Achille nei pressi del fiume Scamandro. Egli, ambidestro, scaglia due lance alla volta e la seconda colpisce Achille al gomito, facendogli sgorgare del sangue: sfiora coll'altro il destro braccio dell'eroe, di nero sangue lo sprizza[3]. Neanche nei poemi epici greci del ciclo troiano dove compare una descrizione della morte dell'eroe, Cypria, Etiopide, la Piccola Iliade e l'Iliou persis (La caduta di Ilio), c'è traccia della sua invulnerabilità o del suo famoso tallone. In alcuni successivi dipinti su vaso che raffigurano la sua morte, una o più frecce trafiggono il suo corpo.

Peleo affidò Achille al centauro Chirone sul Monte Pelio per la sua crescita ed educazione.

[modifica] Educazione

Sul Pelio, il fanciullo ricevette le cure della madre del centauro Chirone, Filira, e di sua moglie, la ninfa Cariclo[4]. Chirone provvedette anche a cambiargli il nome in Achille; prima infatti era stato chiamato Ligirone, che significava "piangente".

Teti richiama Achille dal Centuro Chirone, 1770, dipinto di Pompeo Batoni, San Pietroburgo, Ermitage.

Quando fu più grande, cominciò a esercitarsi nella caccia e nell'addestramento dei cavalli, e parimenti nell'arte medica[5]. Inoltre, imparava a cantare e a suonare la lira, mentre Chirone lo addestrava alle antiche virtù: il disprezzo dei beni di questo mondo, l'orrore della menzogna, la moderazione, la resistenza alle cattive passioni e al dolore. Il Centauro lo nutriva esclusivamente di midolla di leone e di cinghiale selvatico[6], per trasmettergli la forza di questi animali, e di conseguenza per renderlo coraggioso e forte; gli veniva invece somministrato miele e midollo di cerbiatto per renderlo agile e veloce, ma anche per dargli dolcezza e persuasione.

Chirone gli insegnò l'uso perfetto della forminx come strumento musicale, mentre la Musa Calliope lo istruì nel canto e anche nell'arte della pittura. Le doti del giovane eroe si rivelarono già da sei anni quando, grazie ai consigli del suo maestro centauro, uccise il suo primo cinghiale. Da quel momento il Pelide iniziò a portare continuamente nella grotta del centauro un continuo di prede abbattute. La sua bionda capigliatura splendeva al sole durante le corse, quando braccava, raggiungeva ed abbatteva i cervi senza l'aiuto dei cani. Le sue doti stupivano persino le divinità Atena e Artemide, sbalordite dalla grazia e dalle capacità di quel fanciullo così piccolo. Durante questo periodo di educazione alla vita guerriera, Achille ebbe un inseparabile compagno, Patroclo, il quale, benché fosse più grande di lui per età, non gli era superiore né per la forza, né poteva vantare una nobile origine.

Sempre in contemporanea alle cure di Chirone, Achille apprese dal precettore Fenice l'arte dell'eloquenza e l'utilizzo adeguato delle armi[7]. Secondo la tradizione omerica, il Pelìde trascorse la sua giovinezza a Ftia, insieme al padre Peleo e all'anziano Fenice, che molto lo amava e lo considerava come un figlio; il poema ricorda anche il tenero episodio in cui Fenice offriva del vino al giovane eroe, ma quest'ultimo spesso lo risputava sulla sua tunica, ancora troppo giovane per poter gustarlo[8].

Sin da bambino, gli dei che da molto lo ammiravano e conoscevano bene il destino che attendeva quell'eroico ragazzo, lo avevano avvisato del futuro che l'avrebbe seguito. Gli fu chiesto se preferisse vivere a lungo senza gloria e sconosciuto a tutti o avere una vita breve e famosa per le imprese che avrebbe compiuto, il giovane Achille scelse quest'ultima, così il suo destino fu segnato.

[modifica] Il rifugio a Sciro dal re Licomede

Quando Achille aveva nove anni, Calcante, un indovino che aveva tradito i Troiani per schierarsi dalla parte degli Achei, annunciò che Troia non avrebbe potuto essere conquistata senza l'aiuto del giovane tra le schiere[9]. Teti, (o secondo altre tradizioni Peleo), la quale era venuta a sapere di questo oracolo, temendo la morte del figlio sotto le mura della città, sottrasse il giovane alle cure di Chirone lo portò presso il re Licomede, a Sciro, presentandolo a quest'ultimo come una vera donna, quindi lo nascose rivestendolo di abiti femminili e lo fece vivere insieme alle figlie del re[10]. Oppure Licomede era a conoscenza del vero sesso di Achille, tuttavia non volle protestare, anzi accettò di buon grado. Qui l'eroe vi rimase nove anni, venendo soprannominato col nome di Cercisera, Essa o Pirra (cioè «la Fulva»), a causa dei capelli di colore biondo ardente[11]. Durante questi anni, l'eroe si innamorò di Deidamia, una delle figlie di Licomede, unendosi a lei nel suo letto e rendendola incinta di un figlio, Pirro, che più tardi prese il nome di Neottolemo. Secondo una tradizione diversa, Neottolemo era figlio di Achille e di Ifigenia[12].

Achille tra le figlie di Licomede, da un sarcofago attico, 240 a.C. ca. conservato a Parigi, Louvre.

Intanto Ulisse avendo anch'egli saputo dall'indovino Calcante che Troia non poteva essere espugnata senza la partecipazione di Achille, fu ingaggiato insieme a Nestore e Aiace Telamonio per cercare il giovane eroe celato a chiunque. Scoperto il suo nascondiglio, attraverso indicazioni di alcuni volontari, i tre si presentarono al cospetto di Licomede travestiti da mercante, portando con una nave a Sciro tanti oggetti e stoffe preziosi, adatti ai gusti femminili, raccolti in una cesta, nascondendo al fondo delle splendidi armi. Ulisse lasciò allora che le figlie del re scegliessero per prime, quindi diede l'ordine di rievocare all'esterno uno scontro armato. Le fanciulle preferirono oggetti di ricamo e stoffe quando, all'improvviso, dall'esterno si udì uno squillo di trombe e un fragore di armi, in mezzo all'harem di Licomede[13].

Sentendo il frastuono, tutte le ragazze, terrorizzate, fuggirono mentre Achille si strappò di dosso le vesti femminili, si rivestì del bronzo guerriero ed uscì pronto a combattere. Teti e Peleo dovettero dunque rassegnarsi all'inevitabile, e la vocazione bellicosa di Achille non fu più ostacolata. Al momento della sua partenza, Peleo fece voto di consacrare al fiume Spercheio, che bagnava il suo regno, i capelli del figlio, se fosse tornato sano e salvo dalla spedizione. Teti, da parte sua, avvertì Achille del destino che lo attendeva: se fosse andato a Troia, avrebbe avuto una fama radiosa, ma la sua vita sarebbe stata breve. Se invece fosse restato, sarebbe vissuto a lungo, ma la sua vita sarebbe rimasta senza gloria. Senza esitare, Achille confermò la decisione di molti anni prima e scelse la vita breve e gloriosa.

La dea consegnò all'eroe anche un'armatura divina, offerta un tempo da Efesto a Peleo, come regalo di nozze. Ella vi aggiunse i cavalli che Poseidone aveva portato come dono nella stessa occasione. Inoltre, per tentare un'ultima volta di deviare il corso del destino, pose presso il figlio un compagno, di nome Mnemone, la cui sola funzione era d'impedirgli, con i proprio consiglio di uccidere un figlio di Apollo. Infatti un oracolo voleva che Achille dovesse morire di morte violenta se avesse ucciso un figlio di Apollo, che non fu specificato in altro modo. Infine, Teti gli proibì di sbarcare per primo sulla riva troiana, poiché il primo eroe sbarcato doveva cadere per primo.

[modifica] La prima spedizione e l'aiuto di Telefo

Achille all'oracolo di Delfi e mentre cura le ferite di Telefo, rilievo, I secolo a.C., Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

Nell'Iliade in seguito ad un invito personale portatogli in patria da Nestore, Ulisse e Patroclo, Achille decide di partecipare alla spedizione di Troia. Guida una flotta di cinquanta navi, sulla quale naviga una schiera di Mirmidoni[14]. Egli è accompagnato dall'amico Patroclo e dal precettore Fenice. Prima della partenza, su decisione dei capi, Achille assunse il comando supremo della flotta achea, con l'aiuto di Aiace Telamonio e di Fenice[15].

Nella tradizione dell' Iliade, l'esercito greco giunse direttamente da Aulide a Troia. Ma le leggende posteriori conoscono un primo tentativo di sbarco che fallì completamente. La prima volta in cui la flotta lasciò Aulide, per attaccare Troia, vi fu un errore sulla direzione da prendere, e, invece di approdare nella Troade, i Greci approdarono molto più a sud, in Misia. Pensando di essere nella Troade, i Greci si sentirono in dovere di saccheggiare il paese, del cui re era Telefo, figlio di Eracle. Alcuni autori sostengono che essi fecero coscientemente e di loro volontà abbattere la potenza dei Misi, prima di attaccare Troia, per impedire che Priamo potesse far ricorso ad essi.

Comunque stiano i fatti, Telefo si portò dinanzi agli invasori con il suo esercito, ne uccise molti, fino a trafiggere Tersandro, figlio di Polinice, il quale aveva tentato di resistergli. Patroclo e Diomede riuscirono però a lottare e salvarono il suo cadavere dalle grinfie nemiche. Durante la lotta, tuttavia, Patroclo venne colpito da una freccia scagliata dalle truppe nemiche e fu costretto a ritirarsi. Ma quando si presentò Achille, Telefo, spaventato, fuggì lungo le rive del fiume Caico[16]. Durante l'inseguimento, s'impigliò un piede in un ceppo di vite, e cadde, cosicché l'eroe Protesilao riuscì a strappargli lo scudo, permettendo ad Achille di ferirlo con la lancia alla coscia. L'errore del luogo di sbarco fu poi riconosciuto e i Greci s'imbarcarono allora in direzione di Troia. Non dovevano giungerci affatto perché una tempesta disperse la flotta e ogni contingente si ritrovò a casa sua. Achille, particolarmente, fu scagliato a Sciro, presso la moglie e il figlio[17] . Durante gli otto anni trascorsi nella città, Achille non esitò a dichiarare a Licomede il suo amore per Deidamia, cosicché il re concesse il matrimonio dei due, per riparare anche il concepimento segreto che Achille aveva voluto tenere nascosto per tutta la sua permanenza a Sciro sotto abiti femminili. Secondo una leggenda del tutto diversa, ovvero quella che riporta l'Iliade[18], dopo la tempesta che disperse l'intera flotta, Achille realizzò una spedizione contro la rocca di Sciro, insieme all'amico Patroclo, uccidendo il re Enieo e facendo numerosi schiavi.

Otto anni dopo, i Greci riunirono un altro esercito, e si radunarono, questa volta ad Argo. Ma non sapevano come raggiungere la Troade. Telefo, la cui ferita non guariva e al quale Apollo aveva predetto che «colui che lo aveva ferito lo avrebbe guarito», giunse dalla Misia ad Argo, vestito di stracci, come un mendicante, e si offrì ai Greci di indicare loro il cammino, se Achille avesse acconsentito a guarirlo. Edotto da Ulisse sul vero significato dell'oracolo, confermato dallo stesso Calcante, Achille acconsentì; mise un po' della ruggine, che si trovava sulla sua lancia, sopra la ferita di Telefo, e questi guarì. In seguito alla sua guarigione, Telefo promise di accompagnare i capi achei fino al loro sbarco in Troade e, per mantenere duraturi rapporti con i suoi salvatori, promise che né lui né i suoi discendenti avrebbero combattuto contro i Greci.

[modifica] Seconda spedizione

Achille cura Patroclo ferito, pittura vascolare di Sosia, inizio V secolo a.C., Berlino, Staatliche Museen.

Da Argo, la flotta greca si portò ad Aulide. Qui il mare restò precluso alle navi a causa di una bonaccia persistente. Interrogato, Calcante rispose che tale bonaccia era dovuta alla collera di Artemide. La dea si sarebbe placata soltanto se Agamennone acconsentiva a sacrificarle la figlia Ifigenia, la quale si trovava allora, insieme con la madre, a Micene[19]. Agamennone acconsentì al sacrificio, e, per attirare la figlia ad Aulide senza destare sospetti, né quelli della madre, Clitennestra, ideò di opporre come pretesto alla sua domanda il suo desiderio di fidanzarla ad Achille[20][21].

Quest'ultimo non era al corrente dell'inganno del re. Quando l'eroe seppe che Agamennone si era preso gioco di lui, servendosi del suo nome per tramare un inganno, stabilì di intervenire nella faccenda per salvare la giovane[22]. Era troppo tardi perché la ragazza era già ad Aulide. Achille cercò in mille modi di opporsi al sacrificio, ma i soldati, sollevati contro di lui, minacciavano di lapidarlo ed egli dovette trattenerli. Promise a Clitemnestra di impedire l'uccisione della figlia, ma questa si offrì per essere immolata. L'eroe disse comunque che se voleva cambiare idea era sul luogo per intervenire. Ifigenia stessa offrì il suo collo all'ascia del sacerdote che doveva compire il sacrificio. Ma prima che la lama calasse su di lei apparve un cervo e la fanciulla fu portata via da Artemide (Euripide, Ifigenia in Aulide). Secondo altri, l'eroe, per ordine della stessa Artemide e straziato dalle lacrime di Clitennestra, intervenne durante il sacrificio, salvando la giovane e conducendola in Scizia[23]. Secondo Tzetze, Achille la sposò e da lei generò il giovane Neottolemo.

Tuttavia, i venti favorevoli arrivarono, e l'esercito, guidato da Telefo, giunse nell'isola di Tenedo.[24]. Quando le navi giunsero sulle coste dell'isola, il re Tenete, salito dall'alto di un promontorio, iniziò a scagliare enormi massi sulla flotta lì radunata. Achille furente si tuffò in mare e, a nuoto, raggiunse la riva dove si scontrò col nemico. Colpì Tenete trapassandogli il cuore con la lancia. Quando l'intero esercito fu sbarcato, Achille penetrò personalmente nell'isola coi suoi Mirmidoni; qui si batté con Cicno, padre di Tenete, figlio di Poseidone, che uccise con un colpo alla nuca, unico punto vulnerabile[25]. Durante il saccheggio intravide anche Emitea, figlia di Cicno e sorella di Tenete, verso la quale concepì un amore violento. La fanciulla fuggì come una cerbiatta, ma la terra si aprì sotto di lei, inghiottendola nelle profondità e salvandola dal suo inseguitore. Secondo altri, Tenete intervenne proprio allora per salvare la sorella, ma l'eroe lo trafisse con la sua lancia mentre Emitea era risucchiata nella cavità.

Accorgendosi, troppo tardi, di aver compiuto la profezia contro la quale la madre lo aveva messo in guardia, fece a Tenete funerali magnifici e, per vendicarsi del suo destino e per castigare la negligenza che l'aveva condannato[26], uccise il servo Mnemone che doveva impedire quel delitto. Secondo invece versioni più antiche Tenete venne ucciso in un semplice scontro e non viene citata la profezia.

Al banchetto dei capi, secondo quanto testimonia l'Odissea[27], Ulisse venne a disputa con Achille. Il primo vantava la prudenza, mentre il secondo esaltava il coraggio. Agamennone, al quale Apollo aveva predetto che i Greci avrebbero conquistato Troia allorché fosse subentrata la discordia tra gli assalitori, vide in questa discussione il presagio di una pronta vittoria. L'episodio ci è raccontato dal cantore Demodoco durante la permanenza di Ulisse alla corte del re Alcinoo. Questo episodio fu deformato dai mitografi posteriori, i quali immaginarono una situazione ancora più grave, in cui stavolta Achille entrava in conflitto, come sarebbe avvenuto dopo molto tempo, con Agamennone. In questo caso, l'eroe greco si scontrò con il re di Micene, per averlo accusato di essere solo un ripiego. Solamente Ulisse riuscì a placare i due contendenti.

[modifica] I primi nove anni di guerra

Per nove anni, i Greci restano davanti a Troia, prima che comincino gli avvenimenti la cui storia forma l' Iliade. Questi nove anni sono pieni di imprese delle quali alcune sono già conosciute dal poeta dell'Iliade, mentre altre sono state elaborate posteriormente.

Ricordando gli avvertimenti della madre e dell'indovino Calcante, che annunciavano una morte certa a chi fosse sbarcato per primo sulla costa troiana[28], Achille non osò avanzare ma aspettò l'arrivo di una persona ancora più valorosa. Fu allora Protesilao a procedere[29], rincuorando tutti i suoi compagni, terrorizzati dall'avverarsi della profezia. Appena messo piede sulla banchina, l'eroe venne trafitto da un giavellotto, allora Achille, seguito dai suoi Mirmidoni, si scagliò contro Cicno, alleato dei Troiani. La forza dell'attacco fu tale che, atterrando sulla terra ferma dopo un balzo fenomenale, fece sgorgare una sorgente. Data la sua origine divina - era infatti figlio di Poseidone e di Arpalea - Cicno aveva il dono dell'invulnerabilità. Scatenatosi il duello, Achille colpì il nemico al volto con il pomo della sua spada, finendo col ricacciarlo indietro a colpi di scudo, fino a che Cicno, inciampò in terra e cadde.

Achille, ben conoscendo l'invulnerabilità del nemico che era figlio del dio Poseidone e di Arpalea, dopo che questo ebbe fatto una strage di nemici uccidendone da solo più di mille,[30] lo sollevò a mezz'aria e lo strozzò con i cinturini dell'elmo;[31]. poi gli tagliò la testa e la issò in cima alla punta di Vecchio Pelio, mostrandola ai Troiani che, atterriti, fuggirono lasciando ai Greci la possibilità di costruirsi accampamenti sulla spiaggia che, da Priamo, passò ad Agamennone. Infine Achille spogliò Cicno delle armi, ma, grande fu il suo stupore quando lo vide svanire nel nulla dalle sue mani ad opera di suo padre che, addolorato per la perdita di uno dei tanti suoi figli prediletti ed estremamente valorosi nel campo di battaglia, durante la guerra, gli garantì l'eternità trasformandolo in un cigno immortale.

[modifica] Le spedizioni di Achille

Achille offre un sacrificio a Zeus, dall'Iliade Ambrosiana, manoscritto del III-IV secolo d.C. Milano, Biblioteca Ambrosiana.

Sconfitti momentaneamente i Teucri, costretti alla ritirata, gli Achei circondarono con accampamenti Troia e tirarono in secca la loro flotta. Contemporaneamente Achille si armava e riuniva le truppe dei Mirmidoni,realizzando con esse alcune incursioni per annientare le difese esterne della città. Insieme ai suoi uomini migliori, si preparò ad un saccheggio notturno all'interno della stessa città, riuscendo a penetrarvi e ad afferrare con la forza Licaone, figlio di Priamo, mentre era intento a potare i rami nella vigna del padre[32]. Achille gli balzò addosso e lo consegnò a Patroclo con l'incarico di condurlo a Lemno e di venderlo come schiavo al migliore offerente. Dieci anni dopo fu scoperto e scagionato da Eezione, re di Tebe, il quale riuscì a ricondurlo nella sua città[33].

Insieme a Patroclo, Achille s'inoltrò sul monte Ida, sapendo che lì Priamo teneva le sue greggi e mandrie di buoi, custodite dai figli. Ivi si scontrò con Enea, che possedeva un vasto bestiame che faceva pascolare liberamente; vi erano con lui anche altri figli di Priamo. Achille iniziò subito una terribile razzia, al quale l'eroe troiano non poté opporsi, conoscendo le origini divine e la natura sovrumana dell'eroe. Mentre le sue mandrie subivano una crudele strage o venivano derubate, Enea fuggì cercando rifugio in una città vicina, nello stesso momento in cui il Pelide uccideva i mandriani dei buoi, e anche Mestore, uno dei figli di Priamo incaricato della sorveglianza[34]. Achille sorprese anche altri due figli di Priamo, Iso ed Antifo, che catturò legandoli con funi di vimini e che lasciò liberi solo dopo il pagamento di un ricco riscatto[35].

Frattanto Enea trovò rifugio presso la città di Lirnesso. Zeus stesso gli garantì "slancio ed agili gambe"[36], e riuscì a proteggerlo dalla foga del Pelide e della sua protettrice Atena. Ma Achille, arruolato un gruppo resistente di soldati Mirmidoni, assediò la città alleata dei Troiani costringendola in poco tempo alla resa. Penetrò infatti con i suoi uomini nella città, iniziando un saccheggio e una caccia di bottino. Achille uccise il re Minete, sovrano dei Cilici, risparmiando la sua promessa sposa Ippodamia, meglio nota come Briseide; ella era figlia di Brise, un sacerdote di Apollo che abitava a Lirnesso, il quale, alla vista della sua casa distrutta e della figlia rapita, si era suicidato per il dolore. Achille rese la fanciulla la sua schiava favorita e teneramente amata; lo stesso Patroclo, per consolarla della morte del padre, le aveva promesso di fare in modo che l'eroe la sposasse. Quando la città fu rasa al suolo, Enea chiese aiuto agli dèi e stavolta, grazie a Zeus, scampò nuovamente alla morte, rifugiandosi a Troia.

[modifica] Achille nell'Iliade

Giovanni Battista Tiepolo, Atena impedisce ad Achille di uccidere Agamennone, 1757, Villa Valmarana.

Achille compare molto presto nell'opera, all'interno del primo canto. Crise, padre di Criseide e sacerdote di Apollo, dopo essersi recato da Agamennone per implorare la restituzione della figlia, venne insultato e cacciato in malo modo; in questo modo Agamennone scatena l'ira di Apollo che, per punirlo, provoca una grande pestilenza nelle file dell'esercito greco. L'indovino Calcante dunque rivela ad Agamennone che la pestilenza avrà termine solo con la restituzione di Criseide; di malavoglia Agamennone accetta, ma esige in cambio Briseide, la prigioniera di Achille, e - benché furente - Achille accetta di donargli la schiava, ma si ritira nella sua tenda e si rifiuta da quel momento di combattere. In sua assenza, i Troiani sembrano prevalere: nel corso di una grande battaglia, essi giungono ad attaccare il campo greco e minacciano di dare fuoco alle navi. A questo punto la situazione per i Greci precipita ma Achille sembra non curarsene; Patroclo, suo scudiero e caro amico, riesce però a convincerlo a lasciare ai Mirmidoni la possibilità di battersi, non solo: Achille permette a Patroclo di indossare le sue armi e la sua corazza, avvertendolo di non avvicinarsi troppo alle mura di Troia.

Patroclo però, dopo aver respinto l'assalto, tenta più volte di scalare le mura di Troia, ma viene affrontato e ucciso da Ettore.

L'ira di Achille contro Agamennone si placa ed egli decide di tornare a combattere: Teti gli fa costruire da Efesto una nuova armatura, poiché la sua originale era stata presa prima da Patroclo e poi da Ettore. Achille rientra in battaglia, cercando tra le schiere nemiche il principe Troiano, deciso ad ucciderlo. Quando lo vede lo invita a duellare con lui e a questo punto interviene Apollo che salva Ettore da sicura morte. Questo provoca l'aumento della collera dell'eroe che, non sapendo dove cercarlo, inizia rabbiosamente ad uccidere senza freno qualunque Troiano gli capiti a tiro, compiendo un massacro indiscriminato. Infine affronta Ettore in duello e lo uccide, nonostante sua madre gli abbia predetto che alla morte di Ettore sarebbe seguita ben presto la sua. Per vendicarsi dell'amico ucciso, trascina dietro al suo carro il cadavere di Ettore, facendone scempio; quando però Priamo si reca nottetempo al campo greco per implorargli di restituire il corpo, Achille si commuove ed acconsente.

[modifica] Ultime gesta e morte

Malgrado la morte di Ettore la guerra continuò ed altri alleati giunsero in soccorso a Troia per sfidare Achille. Giunse Pentesilea, regina delle Amazzoni, che, con poca fortuna, si scagliò contro di lui al termine dei funerali di Ettore. Secondo il mito, solamente quando la colpì al petto, rompendone così l'armatura, Achille conobbe la sua bellezza. Stanti alcune tradizioni[37] Achille sarebbe già rimasto invaghito di Pentesilea, e, scoprendone l'identità solo dopo averla colpita, copulò con lei prima e dopo la morte. Infine uccise Memnone, ultimo alleato dei Troiani e fu a sua volta ucciso da Paride con una freccia avvelenata diretta nel tallone destro, il suo unico punto mortale. Dopo la sua morte, il suo corpo venne conteso per un giorno finché Aiace Telamonio non riuscì a trasportarlo via dalla mischia, dopo aver ucciso il capitano dei Lici Glauco. E ancora, le armi dell'eroe vennero assegnate ad Ulisse, e Aiace, per la disperazione, fece scempio del bestiame sacro che Achille e i suoi compagni avevano razziato durante i primi nove anni di guerra. Poi, una volta rinsavito dall'incantesimo che Atena gli aveva lanciato, si suicidò trafiggendosi con la propria spada. Infine Ulisse elaborò un piano per ingannare i Troiani e fece costruire il cavallo di legno dentro il quale andarono a nascondersi i più forti dei soldati achei. I Troiani, ingannati, lo portarono all'interno della città dopo aver aperto una breccia nel muro per farlo passare, e fu da tale breccia che i Greci riuscirono ad entrare dentro le mura della città con tutto l'esercito, trucidando gli abitanti e mettendola a ferro e fuoco, per volere di tutti gli Dei e del Fato.

Secondo Tolomeo Efestione, una nuova versione, viene descritto come l'eroe acheo venne respinto dalla regina delle amazzoni Pentesilea, che era accorsa con uno squadrone di donne guerriere in difesa della città di Troia, la città assediata dagli achei durante la famosa guerra. Dopo aver respinto per ben tre volte Achille dalle mura di Troia, Pentesilea lo colpì al petto con la lancia, e Achille dando un ultimo addio ai compagni, spirò sotto gli occhi della regina. Ma, ecco, avvenne un prodigio: il cadavere di Achille venne avvolto ad opera di Zeus in una spessa nuvola, e quando la nuvola fu scomparsa, Achille era di nuovo in vita; a questo punto l'acheo combatté nuovamente contro la regina e la uccise, innamorandosi di lei dopo averla spogliata dell'armatura. Achille poi uccise Memnone, re degli Etiopi, accorso in aiuto del re Priamo con una schiera di Etiopi e di Indiani; durante i combattimenti Memnone uccise alcuni guerrieri achei e Antiloco, il guerriero figlio di Nestore. Quando però affrontò Achille, ritornato in vita, questi lo decapitò con la spada e gettò i suoi resti sul rogo di Antiloco, partecipando anch'egli ai suoi funerali, venendo infine ucciso da Paride, con un colpo di freccia (o, secondo altre versioni, di spada) al tallone, il punto del suo corpo non immerso nella palude stigia (il fiume Stige), sorretto da Teti, dopo la sua nascita, il fiume infernale che ritroviamo nell'inferno dantesco, della Divina Commedia, presso le porte della città di Dite, circa a metà del percorso della voragine, che si conclude con la zona Giudecca, dove viene punita appunto l'anima di Giuda, traditore di Gesù.

Un'altra leggenda[38] racconta come l'eroe, innamorato della figlia di Priamo, Polissena, si sarebbe recato al Tempio di Apollo a Timbra per averla in sposa; qui avrebbe trovato la morte per mano di Paride. Apollonio Rodio[39] narra che una volta morto divenne giudice infernale e che visse nell'Isola dei Beati, prendendo poi in sposa Medea, o forse Ifigenia.

[modifica] Vittime di Achille durante gli scontri contro i nemici nel corso della guerra di Troia

La Nereide Cimotea offre una fiala e un oinochoe ad Achille in armatura, del Pittore di Eretria. Particolare da un kantharos Attico a figure rosse, 450-400 a.C. da Vulci. Parigi, Louvre.
Combattimento tra Achille e Pentesilea.
  • Acestore: un Beota, figlio di Evippo.
  • Asteropeo: un valoroso guerriero peone compagno di lotta di Sarpedone. Figlio di Pelegone, a sua volta figlio del dio fluviale Assio e di Peribea (i Peoni erano una popolazione della Macedonia). Fu colpito al ventre dalla lancia di Achille e gettato agonizzante nel fiume Xanto con tutte le viscere sparpagliate sulla riva.
  • Enio; Astipilo; Mneso; Trasio; Midone; Ofeleste; Tersiloco: guerrieri peoni alleati dei Troiani, uccisi dal Pelìde tramite taglio della gola e poi gettati dentro il fiume Xanto.
  • Antandra; Antibrote; Armotoe; Ippotoe; Pentesilea; Polemusa: Amazzoni che giunsero con la regina Pentesilea durante l'assedio di Troia. La regina stessa venne ferita a morte da Achille, che s'innamorò di lei dopo averle tolto la vita. Secondo un'altra versione fu Pentesilea stessa ad uccidere Achille dopo averlo respinto diverse volte dalle mura di Troia, ma Achille ritornò in vita a causa di un incantesimo effettuato da Zeus, su supplica di Teti, cosicché l'eroe poté ucciderla, dopo aver ingaggiato nuovamente il duello, e spogliarla dell'armatura.
  • Dardano (Biante); Laogono: figli del vecchio troiano Biante. Uccisi mentre erano sul loro carro, il primo con ripetuti colpi di lancia al corpo (ma non sono specificati i punti precisi dove Achille colpisce il suo nemico), il fratello con un colpo di spada (non specificato anche qui il punto preciso dove colpisce).
  • Demoleonte: figlio di Antenore, il vegliardo troiano. Colpito alla tempia dalla lancia di Achille.
  • Ippodamante: giovane guerriero troiano che combatteva sul cocchio di Demoleonte. Colpito al dorso con la lancia; sceso giù dal carro, stava tentando di fuggire correndo.
  • Demuco: prode guerriero troiano, figlio del vecchio Filetore. Colpito dapprima al ginocchio con la lancia e poi finito con un colpo mortale di spada (anche qui non è specificato con precisione il punto del corpo dove lo colpisce a morte).
  • Driope (Iliade): guerriero troiano. Colpito alla gola con la lancia.
  • Deucalione (Iliade): guerriero troiano. Fu il guerriero troiano cui Achille riservò la sorte più macabra: dapprima lo colpì con la lancia scagliata al gomito, nella conversione dei tendini, facendolo entrare in agonia; per finirlo lo colse di spada al collo, staccandogli di netto il capo, e dal busto di lui fece schizzare in aria il midollo, che ricadde poi al suolo.
  • Mulio: guerriero troiano. Ebbe le orecchie trapassate da un'asta.
  • Ettore: il più nobile guerriero troiano, Achille lo ucciderà per vendicare la morte dell'amico Patroclo.
  • Ipponoo
  • Licaone: figlio di Priamo e Laotoe. Colpito a morte tra collo e clavicola con la spada e poi gettato nel fiume Xanto, per impedire le sue onoranze funebri da parte dei cari.
  • Mestore: figlio di Priamo.
  • Polidoro: il più giovane dei figli di Priamo. Come Licaone, aveva per madre Laotoe. Raggiunto da un'asta da dietro, nel punto in cui si incrociano le cinghie che difendono la parte bassa della schiena.
  • Troilo: figlio di Priamo e di Ecuba. Ucciso presso il tempio di Apollo Timbreo dallo stesso Pelìde.
  • Echeclo: giovanissimo guerriero troiano. Era figlio di Agenore. Ebbe spaccato in due il cranio da un potente colpo di spada.
  • Eezìone: re di Tebe di Cilicia, ucciso da Achille quando questi saccheggiò la sua città. Egli era padre di Andromaca e forse anche di Pode, ucciso da Menelao.
  • 7 fratelli di Andromaca durante i primi nove anni di guerra, dopo la morte del padre Eezìone.
  • Epistrofo: capo degli Alizoni, alleati dei Troiani, insieme ad Odìo. Era figlio di Mecisteo.
  • Ifitione: capitano di un grande contingente di Troiani, figlio di Otrinteo e di una Naiade. Achille, ritornato nel campo di battaglia per vendicare la morte di Patroclo, ucciso da Ettore, si scagliò innanzitutto contro Ifitione, che gli veniva incontro, e gli gettò in viso la lancia che, con immensa potenza, penetrò nel cervello e lo divise in due parti dentro l'elmo di bronzo.
  • Memnone: re degli Etiopi, il quale giunse con un grande esercito per difendere Troia. Memnone era figlio di Eos e di Titone. Il padre Titone era figlio di Laomedonte, e fratello di Priamo. Achille, alla notizia della morte di Antiloco, suo amico, ucciso da Memnone si gettò ad affrontare il grande nemico e, riuscito a raggiungerlo dopo essersi beccato qualche graffio al petto, lo decapitò con la spada e ne gettò i resti sul rogo di Antiloco, partecipando anch'egli ai suoi funerali. Dopo la sua morte, Memnone venne reso immortale da Zeus, su richiesta della madre.
  • Menete: un guerriero della Licia, alleato dei Troiani.
  • Mente; Talio: guerrieri etiopi nello schieramento di Memnone.
  • Minete: re della città di Lirnesso che venne saccheggiata da Achille. Morto Minete, Achille ne rapì la moglie, Briseide.
  • Rigmo: un giovane condottiero della Tracia, alleato dei Troiani, figlio di Piroo (anch'egli ucciso a Troia, da Toante). Colpito al ventre con l'asta e gettato a terra dal cocchio su cui si trovava.
  • Areitoo: lo scudiero e auriga di Rigmo. Colpito alla schiena e fatto sbalzare dallo stesso carro del suo signore.
  • Trambelo: quest'uomo era detto figlio di Telamone. Egli resistette all'invasione di Achille a Lesbo.
  • Troo (figlio di Alastore); arresosi spontaneamente, cercò di supplicare Achille di lasciarlo in vita perché era troppo giovane per morire; ma Achille lo pugnalò al fegato facendolo schizzare in aria, e lasciò il nemico sul terreno mentre esalava il respiro.
  • Cicno: figlio di Poseidone, eroe invulnerabile ucciso dall'acheo dopo essere riuscito a soffocarlo con i cinturini del suo stesso elmo durante i primi anni di guerra. Il greco, dopo averlo ucciso lo decapitò con la spada ed issò la sua testa in cima a Vecchio Pelio; tuttavia, mentre cercava poi di spogliarlo delle armi il padre Poseidone lo trasformò in un cigno immortale, come rimpianto per la perdita di uno dei suoi figli più forti e valorosi in battaglia.
  • 12 giovani guerrieri troiani presi a caso nello Xanto e gettati sul rogo di Patroclo con le armi e tutto.
  • 12 eroi troiani che Achille uccide indirettamente, quando minaccia i nemici di tornare a combattere urlando dal fossato, e la sua voce giunge nella piana di Troia e, per lo sgomento, tutti questi guerrieri si trafiggono involontariamente con le loro armi da lancio.

Achille uccise quindi 74 nemici in totale durante il corso della famosa guerra di Troia.

[modifica] Le ferite di Achille

La leggenda dell'invulnerabilità di Achille non è riscontrabile nei poemi omerici ma è attestata molto più tardi nell'epopea incompiuta di Publio Papinio Stazio. Nella guerra di Troia, gli unici mortali che poterono vantarsi di aver ferito Achille, anche se leggermente, furono i seguenti:

  • Eleno, figlio di Priamo e fratello di Ettore, salvò quest'ultimo interponendosi tra lui e Achille nei primi scontri in campo aperto e ferì l'eroe acheo al polso con una freccia scoccata dall'arco d'avorio donatogli personalmente dal dio Apollo. (Tolomeo Efestione, libro .)
  • Asteropeo, capitano peone alleato dei Troiani, le cui estreme gesta sono raccontate nell'Iliade. Non temette le stragi seminate da Achille dopo la morte del compagno Patroclo, ma affrontò l'eroe apertamente mettendolo inizialmente in serie difficoltà; essendo ambidestro, Asteropeo cercò di colpire l'avversario scagliando due lance contemporaneamente, una delle quali ferì Achille al gomito. (Omero, Iliade, libro XXI, versi 147 ss.)
  • Ettore, principe ed eroe troiano, non inflisse mai danni fisici al Pelide ma, per alcuni poeti, il troiano riuscì a sorprendere Achille nel loro ultimo scontro aperto trafiggendolo al femore con la lancia. (Darete, 24.)

[modifica] Iconografia

Vaso François, cratere a figure nere, 570 a.C., da Vulci (Firenze, Museo Archeologico).

Sono moltissime e svariate le immagini di Achille, la cui descrizione è tramandata da fonti scritte e soprattutto dipinte. Fra gli episodi più celebri in cui è protagonista l'eroe, si ricorda l'agguato a Troilo rappresentato anche nel vaso François conservato al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, ma proveniente da Vulci.

[modifica] Approfondimenti

L'episodio di Teti e Peleo per quanto riguarda la nascita di Achille ripete un altro mito, quello di Demetra. La dea nel suo peregrinare alla ricerca di Persefone, sua figlia, chiese ed ottenne ospitalità presso Metanira. Demetra per ringraziarla cercò di rendere immortale il figlio di lei ma la donna glielo impedì, interrompendo il processo.[40] La leggenda, che vede l'immersione di Achille nello stige sembra essere di origine tardo-latina,[41] come hanno sostenuto diversi mitografi moderni[42]

[modifica] Note

  1. ^ Apollonio Rodio, Le Argonautiche iv.760.
  2. ^ Apollonio Rodio, Le Argonautiche iv.869-479.
  3. ^ Omero, Iliade xxi.216-221.
  4. ^ Esiodo, Catalogo di donne, fr. 204.87-89 MW.
  5. ^ Iliade, (IV, 217-219 e XI, 830-832).
  6. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca III 13, 6
  7. ^ Iliade (IX, 438-442).
  8. ^ Omero, Iliade (IX, 490-491))
  9. ^ Iliade, XIX, che fa riferimento all'epica Ciclica. Gantz, p. 581.
  10. ^ Pietro Metastasio, Achille a Sciro
  11. ^ Igino, Fabulae, XCVI.
  12. ^ Tzteze, Scoli a Licofrone 183
  13. ^ Ovidio, Metamorfosi, (XIII, 162-170).
  14. ^ Iliade (IX, 439).
  15. ^ Apollodoro, Epitome III 6
  16. ^ Apollodoro, Biblioteca, (III, 17-20) ; accenno nell' Iliade (I, 59).
  17. ^ la Piccola Iliade, un'epopea del Ciclo Troiano, e Iliade (IX, 666-668), che ricorda il ritorno a Sciro di Achille.
  18. ^ Omero, Iliade (IX, 668)
  19. ^ Canti Ciprioti riassunti da Proclo; Sofocle, Ifigenia (frag. 305 R); Euripide, Ifigenia in Tauride (24-25).
  20. ^ Canti Ciprioti di Proclo
  21. ^ Sofocle, Ifigenia (frag. 305 R) ; Euripide, Ifigenia in Tauride
  22. ^ Sofocle, Elettra 54
  23. ^ Ditti Cretese I, 19
  24. ^ Canti Ciprioti di Proclo menzionano che la collera fu invenzione tardiva; Aristotele, Retorica (II, 24) precisa che avvenne durante lo sbarco a Tenedo.
  25. ^ Apollodoro, Epitome III 31
  26. ^ Plutarco, Moralia (297 d-f).
  27. ^ Odissea (VIII, 75-82).
  28. ^ Apollodoro, Epitome 3.29.
  29. ^ Pausiania 4.2.7.
  30. ^ Canti Ciprioti; Aristotele, Retorica (II, 24).
  31. ^ Ovidio, Metamorfosi (XII, 72-144)
  32. ^ Apollodoro, Biblioteca 3.12.5.
  33. ^ Omero, Iliade, XXI, 40-44
  34. ^ Apollodoro, Epitome 3.32.
  35. ^ Omero, Iliade, IX, 104-106
  36. ^ Omero, Iliade, XX, 93
  37. ^ Riportate ad esempio nel bel volume Le nozze di Cadmo e Armonia di Roberto Calasso (Milano, Adelphi).
  38. ^ Il mito è descritto nell'opera oggi perduta di Sofocle, la Polissena, e nell'Ecuba di Euripide.
  39. ^ Apollonio Rodio, Argonautiche, IV, 814
  40. ^ Pausania, libro i. 39,2.
  41. ^ Stazio, Achilleide, versi 264-271 e 382-396.
  42. ^ Halm-Tisserant, pagine 73-74 anno 1993.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Fonti

[modifica] Traduzione delle fonti

  • Omero, Iliade, seconda edizione, Torino, Einaudi, 1990. ISBN 978-88-06-17694-5 Traduzione di Rosa Calzecchi Onesti
  • Vincenzo Monti, Iliade di Omero, nona edizione, Aroldo Mondadori, 2007. ISBN 978-88-04-53902-5 Traduzione di Manara Valgimigli e Carlo Muscetta
  • Omero, Iliade, quinta edizione, Bergamo, BUR, 2005. ISBN 88-17-17273-1 Traduzione di Giovanni Cerri
  • Apollodoro, Biblioteca, Milano, Mondadori, 1998. ISBN 88-04-55637-4 Traduzione di Marina Cavalli
  • Apollodoro, I miti greci VII edizione, Milano, Arnoldo Mondadori, 2004. ISBN 88-04-41027-2 Traduzione di Maria Grazia Ciani
  • Publio Ovidio Nasone, Ovidio Le metamorfosi dodicesima edizione, Bergamo, BUR, 2007. ISBN 978-88-17-12976-3 Traduzione di Giovanna Faranda Villa
  • Igino, Miti, Milano, Adelphi Edizioni, 2000. ISBN 88-459-1575-1 Traduzione di Giulio Guidorizzi

[modifica] Moderna

[modifica] Voci correlate

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