Leena di Atene

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Leena (in greco antico Λέαινα, traslitterato in Léaina, "leonessa"; Atene, VI secolo a.C. – ...) è stata un'etera ateniese, amante di Armodio o, secondo Ateneo, di Aristogitone.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Leena congiurò con Armodio e Aristogitone contro Ipparco, ma, catturata, fu costretta a mozzarsi la lingua pur di non rivelare i nomi dei congiurati.

Secondo Pausania, il quale sostiene di raccontare « cose che finora non sono state messe per iscritto, ma sono generalmente credute vere dalla maggior parte degli Ateniesi », dopo l'omicidio di Ipparco il fratello Ippia la maltrattò fino ad ucciderla. Siccome la giovane era amante di Aristogitone, riteneva non potesse essere estranea al complotto. Quando però la tirannia dei Pisistratidi finì, il popolo di Atene eresse nell'acropoli una statua bronzea in onore di Leena, raffigurante una leonessa.[1]

La statua, non più esistente, fu scolpita da Anficrate, ed era priva della lingua.[2] Plinio il Vecchio infatti ricorda che la statua, opera di Amphicrates, fu voluta dagli ateniesi in onore di Leena, torturata senza successo fino alla morte. Per onorarla si decise di raffigurarla con le sembianze dell'animale di cui portava il nome e senza lingua, di modo che venisse celebrato il suo silenzio.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pausania, Periegesi della Grecia (o Viaggio in Grecia; Ἑλλάδος περιήγησις), I, XXIII, 1-2.
  2. ^ S. Rizzo (a cura di), nota 2, pp. 413-414, in Pausania, Viaggio in Grecia, vol. I, Milano, BUR, 2012.
  3. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, XXXIV, 72

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

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