Faltonia Betizia Proba

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Proba nell'atto di scrivere. Miniatura da un manoscritto quattrocentesco del De mulieribus claris di Giovanni Boccaccio

Faltonia Betizia Proba (latino: Faltonia Betitia Proba;[1] fl. 351-362; ... – ...) è stata un'aristocratica ed una poetessa romana, la più importante e influente poetessa di lingua latina della Tarda antichità.

Cristiana e appartenente a una famiglia aristocratica molto influente, è famosa per aver scritto il Cento vergilianus de laudibus Christi, un centone composto da versi di Virgilio formanti un poema epico centrato sulla figura di Gesù.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Proba fece parte di un'importante famiglia del IV secolo, i Petronii Probi. Suo padre era Petronio Probiano, console nel 322, sua madre si chiamava probabilmente Demetria,[2] suo fratello Petronio Probino, console del 341, suo nonno paterno Pompeo Probo, console nel 310. Sposò Clodio Celsino Adelfio, praefectus urbi nel 351, dal quale ebbe almeno due figli, Quinto Clodio Ermogeniano Olibrio e Faltonio Probo Alypio, tutti alti funzionari imperiali. Ebbe anche una nipote, Anicia Faltonia Proba, figlia di Olibrio e Tirrania Anicia Giuliana: attraverso questo matrimonio Faltonia Proba si era dunque imparentata anche con l'influente gens Anicia.

Nata in una famiglia pagana, Proba si convertì quando già era adulta, facendo poi convertire anche il marito e i figli. Faltonia Proba morì prima di Celsino; cristiana, venne probabilmente sepolta assieme a lui nella basilica di Sant'Anastasia al Palatino a Roma, dove, fino al XVI secolo esisteva un'iscrizione funebre,[3] apposta su di una colonna presso l'altare maggiore della chiesa, che fu poi ricollocata a Villa Borghese nel XVIII secolo prima di scomparire. Il legame tra la chiesa e Proba potrebbe essere proprio Anastasia di Sirmio, la quale era probabilmente appartenente alla gens Anicia: a Proba e a Celsino potrebbe essere stato concesso, dunque, il privilegio di una sepoltura ad sanctos (vicino alla tomba di un santo), in virtù della particolare venerazione della loro famiglia per la santa.[4]

Era proprietaria, assieme al marito, degli Horti Aciliorum, posti a Roma sul Pincio.[5]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Proba che insegna la storia del mondo a partire dalla creazione nella sua opera Cento Vergilianus de laudibus Christi. Miniatura da un manoscritto del XV secolo del De mulieribus claris di Boccaccio.

Faltonia Proba fu l'autrice di due poemi, uno solo dei quali pervenuto al giorno d'oggi; l'identificazione di Proba con Faltonia Betizia è quasi unanimemente accettata, anche se alcuni studiosi propongono che l'autrice dei poemi, in particolare di quello pervenuto, fosse l'omonima nipote, Anicia Faltonia Proba.

Constantini bellum adversus Magnentium[modifica | modifica sorgente]

Il primo poema, forse composto quando era ancora pagana, riguardava lo scontro tra l'imperatore Costanzo II e l'usurpatore Magnenzio, argomento che toccava da vicino Proba, in quanto il marito fu prefectus urbi nel 351, dunque durante l'usurpazione; il titolo dato in una nota del Codex Mutinensis è Constantini bellum adversus Magnentium.[4]

L'esistenza di tale poema è attestata dai versi iniziali del secondo poema, quello pervenuto, nel cui prologo, infatti, Proba rinnega questo poema pagano: per tale motivo è stata avanzata l'ipotesi che la perdita di questo poema sia stata voluta da Proba.[6]

De laudibus Christi[modifica | modifica sorgente]

Dopo la sua conversione, Proba compose un poema epico cristiano, il Cento Vergilianus de laudibus Christi o, più semplicemente, De laudibus Christi, composto intorno al 362.[7] Si tratta di un centone virgiliano, cioè di un componimento ottenuto giustapponendo versi estratti dalle opere del poeta mantovano, con modifiche minime, che, nel caso in questione, corrispondono all'introduzione dei nomi biblici.

Il poema ha per argomento la creazione del mondo e la vita di Gesù, che diviene un eroe epico, e fu dedicato all'imperatore Onorio. In 694 versi è diviso in proemio e invocazione (versi 1-55), episodi dell'Antico Testamento (versi 56-345), episodi del Nuovo Testamento (versi 346-688) ed epilogo.[8]

Sofronio Eusebio Girolamo espresse un giudizio negativo su questa opera, affermando che una «vecchia chiacchierona» voleva «insegnare le scritture prima di averle comprese», ritenendo «il Marone [Virgilio] senza Cristo un cristiano» (Lettera 53.7);[9] Isidoro di Siviglia, invece, ritenne di doverne lodare l'autrice.[10]

Papa Gelasio I (492-496) dichiarò il De laudibus Christi un'opera apocrifa e dunque, sebbene non eretica, ne venne proibita la declamazione in pubblico. Nonostante ciò, l'opera godette di un certo successo: durante l'antichità sono attestate copie fatte per gli imperatori Arcadio e Teodosio II, mentre durante il Medioevo si continuò a utilizzarla per scopi educativi, e Giovanni Boccaccio inserì Proba tra le donne illustri nel suo De mulieribus claris; l'edizione a stampa del De laudibus Christi, risalente al 1472, fu probabilmente la prima di un'opera composta da una donna.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sono attestate anche le grafìe Falconia e Vetitia.
  2. ^ Fassina 2006.
  3. ^ CIL VI, 1712.
  4. ^ a b Lizzi Testa 2004.
  5. ^ «Horti Aciliorum», in Samuel Ball Platner; Thomas Ashby, A Topographical Dictionary of Ancient Rome, London, Oxford University Press, 1929, p. 264.
  6. ^ Jane Stevenson, Women Latin Poets: Language, Gender, and Authority from Antiquity to the Eighteenth Century, New York, Oxford University Press, 2005, p. 65. ISBN 01-9818-502-2
  7. ^ Per la datazione si veda Elizabeth Ann Clark, Faltonia Betitia Proba and her Virgilian Poem: The Christian Matron as an Artist in Elizabeth Ann Clark, Ascetic Piety and Women's Faith: Essays on Late Ancient Christianity, Lewinston (NY), Edwin Mellen Press, 1986, pp. 124-152. ISBN 08-8946-529-0
  8. ^ Antonio Arbea (1999). El carmen sacrum de Faltonia Betitia Proba, la primera poetisa cristiana. Cyber Humanitatis 11. ISSN: 0717-2869
  9. ^ È stata anche proposta l'identificazione della garrula anus di Girolamo con Melania l'anziana: si veda Alessia Fassina, Una patrizia romana al servizio della fede: il centone cristiano di Faltonia Betitia Proba, tesi di dottorato, Università Ca' Foscari di Venezia, A.A. 2004 (estratto).
  10. ^ Isidoro di Siviglia, Etimologie, I.39.26.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti
Approfondimenti
  • Filippo Ermini, Il Centone di Proba e la poesia Centonaria latina, Roma, Loescher, 1909.
  • Paola Francesca Moretti, Versi didoniani nel centone di Proba in Motivi e forme della poesia cristiana antica tra Scrittura e tradizione classica, XXXVI Incontro di Studiosi dell'Antichità Cristiana 1 (Roma, 3-5 maggio 2007), Roma, Institutum Patristicum Augustinianum, 2008, pp. 643-659. ISBN 88-7961-117-8
  • Paola Francesca Moretti (2008). Proba e la tradizione tardoantica del testo di Virgilio. Qualche riflessione. Acme 61 (1): pp. 61-86. ISSN: 0001-494X
  • Paola Francesca Moretti, Proba e il Cento nuptialis di Ausonio in Paola Francesca Moretti, Chiara Torre e Giuseppe Zanetto (a cura di), Debita dona. Studi in onore di Isabella Gualandri, Napoli, D'Auria, 2008, pp. 317-348. ISBN 88-8709-229-5
  • Antonia Badini e Antonia Rizzi (a cura di), Proba. Il centone, Bologna, Edizioni Dehoniane, 2011. ISBN 88-1042-058-4.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]