Tomiri

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La regina Tomiri di Giovanni Antonio Pellegrini

Tomiri, chiamata anche Tomyris o Tomiride (... – ...), è stata, nel sesto secolo a.C., una regina dei Massageti, un popolo iranico stanziato in Asia centrale, ad est del mar Caspio.

È menzionata da vari scrittori antichi tra cui il primo è Erodoto. Su menzioni si trovano in Strabone, Polieno, Cassiodoro, Giordane (in De origine actibusque Getarum, Sulle origini e le gesta dei Goti).

Dante la cita nella prima cornice del Purgatorio con il nome di Tamiri come esemplificazione della punizione della superbia di Ciro il Grande.

Uccisione di Ciro il Grande[modifica | modifica wikitesto]

"Tomiride immerge nel sangue la testa di Ciro. Alexander Zick (1845-1907).

È famosa per aver sconfitto e ucciso l'imperatore persiano Ciro il Grande[1] quando invase il suo paese per cercare di conquistarlo.

Secondo le narrazioni degli storici classici l'ambizioso Ciro fu sconfitto subito nel primo attacco ai Massageti e fu costretto a battere in ritirata. I suoi consiglieri gli suggerirono di tendere un trabocchetto alle orde scitiche che lo inseguivano: i Persiani lasciarono un accampamento apparentemente abbandonato, fornito di abbondante provviste di vino. Gli Sciti, da pastori quali erano, conoscevano quali uniche bevande il latte e lo yogurt. Non erano quindi abituati al vino, anche se conoscevano invece gli effetti dell'uso di hashish. Questo fece sì che si ubriacassero immediatamente. I Persiani ne approfittarono per attaccarli e massacrarli; nella battaglia i persiani catturarono Spargapise, figlio di Tomiri e generale dell'esercito; dopo la cattura Spargapise si suicidò.

Tomiri mandò un messaggio a Ciro, sottolineando la vigliaccheria del gesto, e sfidandolo in una battaglia vera. I Persiani accettarono ma ne uscirono di nuovo sconfitti con molte perdite: Ciro stesso fu ucciso e Tomiri dopo la battaglia ne cercò il cadavere, dopo aver pronunciato le parole satia te sanguine, quem sitisti (saziati del sangue di cui assetato fosti) gli immerse la testa in un otre di sangue, lo decapitò e oltraggiò in vari modi. Si narra che poi mantenne per sé la testa del sovrano ucciso e la usò come coppa per il vino per tutta la vita.

Ricezione[modifica | modifica wikitesto]

La storia di Tomiride ha alimentato molti racconti folcloristici in Asia Centrale e Persia. Ma la vicenda è stata recepita anche in occidente, da artisti come Andrea del Castagno (nel ciclo degli uomini e donne illustri affrescato nella villa Carducci a Legnaia, ora conservato agli Uffizi), Peter Paul Rubens, Francesco Allegrini[2], Luca Ferrari[3], Mattia Preti, Gustave Moreau, e lo scultore Severo Calzetta da Ravenna[4].

Il suo nome è stato anche adottato in Zoologia per il gruppo di specie Tomyris dei Lepidoptera dell'Asia centrale.[senza fonte]

Toponimi ed esonimi[modifica | modifica wikitesto]

Giordane riferisce pure che dal suo nome proprio di persona proviene il toponimo Tomis, la città da lei fondata, corrispondente all'attuale Costanza in Romania.[5]

L'asteroide 590 Tomyris prende nome dalla regina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Questa la morte di Ciro secondo Erodoto (Storie, Libro I, 205 segg.) e Pompeo Trogo (Historiae Philippicae nella epitome di Giustino, 1. 8). Secondo Ctesia di Cnido, invece, la morte sarebbe stata conseguenza di una ferita subita in battaglia contro i Derbici. Ancora diversa è la versione di Senofonte (Ciropedia, Libro VII), secondo cui il gran Re sarebbe saggiamente morto di vecchiaia nella sua reggia.
  2. ^ Francesco Allegrini, Tomiri e Ciro
  3. ^ Luca Ferrari, La regina Tomiri con la testa di Ciro
  4. ^ Severo Calzetta, La regina Tomiri con la testa di Ciro
  5. ^ Giordane, De origine actibusque Getarum, X.61 (LA) su Theancientlibrary.com; X.61 (EN) su ucalgary.ca.

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