Giovanna I di Napoli

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Giovanna I di Napoli
Giovanna I d'Angiò, regina di Napoli
Giovanna I d'Angiò, regina di Napoli
Regina di Napoli
In carica 1343 - 1381
Predecessore Roberto I d'Angiò
Successore Carlo III di Napoli
Nome completo Giovanna I d'Angiò
Altri titoli Regina titolare di Gerusalemme e Sicilia (13431381)
Principessa d'Acaia (1373/751381)
Contessa di Provenza e Forcalquier
Nascita 1327 circa
Morte Napoli, 12 maggio 1382
Casa reale
Armoiries Anjou Jérusalem.svg

Angiò

Padre Carlo di Calabria
Madre Maria di Valois
Coniugi Andrea d'Angiò
Luigi di Taranto
Giacomo IV di Maiorca
Ottone di Brunswick-Grubenhagen
Figli Carlo

Giovanna I di Napoli o Giovanna I d'Angiò (Napoli, 1327 circa – Muro Lucano, 12 maggio 1382) fu regina di Napoli, regina titolare di Gerusalemme e Sicilia (13431381), principessa d'Acaia (1373/751381), contessa di Provenza e Forcalquier.

Origini[modifica | modifica sorgente]

Fu la figlia terzogenita o quartogenita[1] di Carlo di Calabria, primogenito del re di Napoli, Roberto d'Angiò, e di Maria di Valois (1311-1341), sorella del Re Filippo VI di Francia. Fu una delle prime donne europee a regnare per proprio diritto.[2]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Il matrimonio con Andrea d'Ungheria e l'ascesa al trono[modifica | modifica sorgente]

Stemma degli Angioini di Napoli

Quando, il 16 gennaio 1343, morì il re di Napoli Roberto d'Angiò, detto il Saggio, l'erede designata al trono era Giovanna, poiché il duca di Calabria era premorto (trentenne, nel 1328) al padre. La nuova regina, prima sovrana di Napoli per diritto ereditario, ascese al trono all'età di 16 anni.

Già nel 1333, ad appena sei anni, era stata data in moglie al cugino Andrea d'Angiò, sette anni, figlio di re Carlo Roberto d'Ungheria. Sembra però che l'unione fra i due sia stata particolarmente infelice, vista l'insofferenza reciproca che dominava i loro rapporti. In effetti Giovanna e Andrea erano due caratteri opposti: rozzo e ignorante lui, raffinata e colta lei. Già durante l'adolescenza, Giovanna cominciò ad intrattenere una relazione amorosa con un altro cugino, Luigi di Taranto, al quale la legava un sentimento puro e profondo. Ma la relazione rappresentava anche un grosso capitale politico per Caterina di Valois, madre di Luigi e detentrice del titolo di Imperatrice di Costantinopoli, che sperava di portare il figlio sul trono di Napoli. Stessa volontà usurpatrice animava anche Carlo di Durazzo, cugino della regina e marito di Margherita, figlia della sorella di Giovanna, Maria.

Il testamento di Roberto il Saggio stabiliva che Andrea fosse incoronato Re di Napoli per suo proprio diritto, visto che Roberto aveva spodestato il padre di Andrea, Caroberto[3], dal trono napoletano. Ma la sedicenne Giovanna si oppose al rispetto della disposizione testamentaria grazie anche al supporto della nobiltà napoletana, con conseguenti agitazioni dovute anche all'intervento di papa Clemente VI, titolare della signoria feudale sul regno. Il papa inviò il cardinale Amerigo di San Martino ad annullare il testamento di Roberto e a prendere temporaneamente il controllo del reame. Questi, nel 1343 a Roma, incoronò la sola Giovanna regina di Napoli, mentre il marito Andrea dovette accontentarsi del titolo di duca di Calabria. Ma il principe consorte aveva molti sostenitori, fra cui il fratello, Luigi I il Grande re d'Ungheria, e le sue aspirazioni al potere non erano cessate con l'ascesa al trono della moglie. La distanza fra i due coniugi era sempre più incolmabile, al punto che i nobili vicini a Giovanna decisero di risolvere drasticamente il problema organizzando l'uccisione di Andrea.

L'assassinio del marito[modifica | modifica sorgente]

Ritratto di Giovanna I d'Angiò

Nella notte del 18 settembre 1345, il duca di Calabria fu assassinato nel castello angioino di Aversa, poi divenuto monastero, da un gruppo di congiurati. L'episodio scatenò violente reazioni da parte dei sostenitori di Andrea e gettò pesanti sospetti sulla regina stessa, che in molti indicavano come la vera artefice e mandante dell'omicidio del marito. Poco tempo dopo, Giovanna metteva al mondo Carlo, figlio del defunto Andrea. Dell'evento delittuoso si occupò anche la corte pontificia, visto che il Regno di Napoli rimaneva vassallo della Chiesa. Clemente VI pretese che si scovassero e punissero tutti i congiurati, cosa che la stessa Giovanna aveva già disposto, non si sa se per amore di giustizia o per allontanare da sé i sospetti. In ogni caso, i responsabili diretti della morte di Andrea d'Ungheria furono tutti giustiziati.

L'invasione del regno da parte di Luigi d'Ungheria[modifica | modifica sorgente]

Ma la reazione più catastrofica fu sicuramente quella di Luigi d'Ungheria, fratello della vittima, che decise di infliggere una punizione esemplare alla cognata Giovanna. Mentre preparava un esercito per invadere il regno, nel maggio del 1346 Luigi inviò ad Avignone dei suoi legati per chiedere al pontefice di dichiarare deposta la regina. Il papato non si prestò a spalleggiare Luigi, il quale decise di proseguire a modo suo nell'intento.

Boccaccio legge il Decamerone alla regina Giovanna

Il 20 agosto 1347 la regina sposò in seconde nozze l'amato Luigi di Taranto, anch'egli un Angiò, discendente di Carlo II lo Zoppo. Ma la vendetta di Luigi il Grande era pronta e per Napoli stava per scoccare un'ora buia. Il 3 novembre dello stesso anno il re d'Ungheria partì alla volta dell'Italia e dopo aver ottenuto l'appoggio politico e militare di molti principi italiani entrò a Benevento ai primi del 1348. Luigi di Taranto aveva radunato un esercito a Capua, nel tentativo di impedire la presa di Napoli. Ma i baroni del regno, anziché difendere la legittima sovrana, si schierarono con l'invasore, acclamato ovunque come signore e trionfatore. Mentre il marito temporeggiava e il suo esercito difensivo continuava ad assottigliarsi per le numerose defezioni, Giovanna intuì che tutto era perduto e il 15 gennaio lasciò Napoli in nave diretta in Provenza. Si rifugiò ad Avignone presso il papa, che le concesse il perdono e dove fu raggiunta, poche settimane dopo, da Luigi di Taranto, che aveva visto il suo esercito ridursi enormemente.

Luigi d'Ungheria prese Napoli con estrema facilità, ma la sua permanenza nei territori partenopei sarebbe durata molto poco. Anche sul regno di Napoli si abbatté infatti la piaga della peste nera e Luigi partì in fretta dalla capitale lasciando la reggenza nelle mani di due funzionari ungheresi.

Seconda spedizione di Luigi d'Ungheria[modifica | modifica sorgente]

Nei mesi successivi il malcontento dei napoletani verso il governo straniero e la nostalgia per la regina esiliata crebbe fino a ricompattare i sentimenti filo-angioini del popolo e della nobiltà. Decisi a riconquistare il regno perduto, nell'agosto del 1348 Giovanna e Luigi reclutarono un esercito e tornarono a liberare Napoli e nominarono gran siniscalco del regno, Niccolò Acciaiuoli. Ma la cacciata delle milizie straniere, alle quali si erano aggiunti anche molti mercenari, fu più difficile del previsto, soprattutto in Puglia. Gli scontri si protrassero per molti mesi, dando al re d'Ungheria il tempo di organizzare una seconda spedizione nel sud Italia. Raggiunta Manfredonia via mare ai primi del 1350, Luigi si portò in poco tempo in Campania. Ma stavolta, furono i suoi stessi soldati a reclamare la fine delle ostilità e il ritorno in patria, stanchi del lungo periodo di guerre che avevano dovuto combattere. Con la mediazione dei legati pontifici, il re d'Ungheria accettò la firma della tregua e riprese la via del ritorno, ottenendo comunque l'istituzione di un processo a carico di Giovanna per accertare le sue responsabilità nell'assassinio di Andrea. Il processo si svolse alla corte papale di Avignone, sulla quale l'influenza degli Angioini era enorme. Grazie anche alla cessione alla Chiesa del dominio della città di Avignone, la regina fu dichiarata innocente e le rivendicazioni di Luigi il Grande furono, al momento, archiviate.

Giovanna sul trono di Napoli[modifica | modifica sorgente]

Giovanna I (1326-1382), regina di Napoli e contessa di Provenza

La sentenza del processo decretò anche l'attribuzione del titolo di re di Napoli al marito di Giovanna, il principe consorte Luigi. Rientrati nella capitale nel gennaio del 1352, Giovanna I d'Angiò e Luigi di Taranto furono solennemente incoronati sovrani di Napoli. Luigi restò sul trono insieme alla moglie fino al 1362, anno della sua morte. Furono dieci anni di tranquillità e relativa pace, in quanto l'Acciaiuoli, fedele a Giovanna e forse anche amante, molto abile negli affari, seppe tenere a freno i baroni e seppe garantire l'indipendenza del regno.

Giovanna invece, nel 1363 sposò il re titolare del Regno di Maiorca, Giacomo IV[4], (1335-1375), che come principe consorte del regno di Napoli divenne Duca di Calabria. Nel 1366, anche perché in assenza di figli, si separò dalla moglie (sebbene non richiese mai l'annullamento) e abbandonò la corte napoletana, con l'obiettivo di riconquistare il regno di Maiorca e le altre sue contee[5].
Dal 1363 Giovanna nomina Gran cancelliere il fedele Niccolò di Alife. Nel 1365, il 9 novembre, era morto l'Acciaiuoli.

Il 27 agosto 1372, Giovanna, con l'approvazione di papa Gregorio XI, raggiunse un accordo definitivo col re di Sicilia, Federico IV, in cui l'isola veniva giuridicamente riconosciuta come un regno separato, col nome di Regno di Trinacria, in cambio di un indennizzo di 15.000 fiorini annui che dovevano essere pagati a Giovanna ed ai suoi successori.

Nel 1373, alla morte del cugino, Filippo II di Taranto, senza eredi, divenne principessa di Acaia, titolo che, dal 1375, le fu contestato dal marito di Margherita, la sorella di Filippo II di Taranto, Giacomo Del Balzo, che gli fece guerra in Acaia, riuscendo a conquistare parte dei feudi.

Giacomo, ancora sconfitto, nel 1374, si ritirò a Soria, in Castiglia, dove l'anno dopo morì.
L’anno successivo, il 28 marzo 1376, Giovanna convolò a nozze, per la quarta volta, con Ottone IV di Brunswick. Anche Ottone, come prima Giacomo, non assunse mai il titolo regio, ma fu duca di Calabria.

Lo scontro con Carlo di Durazzo[modifica | modifica sorgente]

Rimasta senza eredi per la morte prematura dell'unico figlio Carlo, avuto dal primo marito Andrea, Giovanna designò suo erede il cugino e nipote Carlo di Durazzo. Ma i due, già da tempo divisi dalle sfacciate aspirazioni al potere di Carlo, si trovarono nuovamente contrapposti durante la grave crisi della Chiesa che va sotto il nome di Scisma d'occidente. Mentre la regina appoggiava l'antipapa avignonese Clemente VII, eletto nel Concilio di Fondi alla cui convocazione aveva contribuito il gran cancelliere Niccolò Spinelli, Carlo di Durazzo sosteneva papa Urbano VI, il napoletano Bartolomeo Prignano.

La fedeltà di Giovanna a Clemente VII era stata suggellata dal soggiorno di quest'ultimo alla corte di Napoli, in aperto contrasto con Urbano VI. Il quale non restò a guardare e decise di punire severamente la regina napoletana, che in quanto vassalla della Chiesa di Roma doveva obbedienza unicamente a lui.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scisma d'Occidente.
Chiesa di San Francesco d'Assisi (Monte Sant'Angelo):
sarcofago con effigie giacente della regina Giovanna I di Napoli

Nell'aprile del 1380 il papa dichiarò Giovanna eretica e scismatica e la depose dal trono, mentre istigava contro di lei il suo principale nemico, Carlo di Durazzo. Per quest'ultimo l'occasione di impadronirsi del regno era l'obiettivo di una vita e rispose prontamente alla chiamata di Urbano. La regina reagì revocando il diritto di successione accordato a Carlo e nominando suo erede Luigi I d'Angiò, fratello di Carlo V di Francia, chiamato ad intervenire con le armi contro la minaccia del Durazzesco. Una mossa che finì col favorire Carlo, poiché Luigi, alla morte del re, suo fratello, fu costretto a restare in Francia per tenere la reggenza per il nipote Carlo VI, ancora minorenne. Col supporto del re d'Ungheria e ora anche di Polonia, Luigi I il Grande, Carlo di Durazzo, riconosciuto re di Napoli, il 1º giugno 1381, da Urbano IV, avanzò verso Napoli, dove Giovanna preparava una modesta difesa mettendo il marito Ottone a capo delle poche truppe che le rimanevano a disposizione.
Sconfitto, nello stesso mese di giugno, Ottone ad Anagni, il 26 luglio 1381 Carlo di Durazzo entrò nella capitale aggirando le difese che Ottone aveva stanziato ad Aversa e mise sotto assedio il Maschio Angioino, dove la regina si era rifugiata. A fine agosto Ottone tentò di liberare Napoli e la moglie dalla morsa dell'invasore, ma lo scontro (24 agosto 1381) fu per lui un'autentica disfatta. Ottone cadde prigioniero nelle mani del nuovo re di Napoli mentre Giovanna, che si era dovuta arrendere (26 agosto), nel dicembre del 1381 fu portata prigioniera presso il castello del Parco di Nocera Inferiore, dove rimase fino al 28 marzo del 1382[6][7], quando venne trasferita nella lontana fortezza di Muro Lucano. Per Carlo, che assumeva la corona di Napoli col nome di Carlo III, la conquista del regno non era ancora conclusa. L'erede designato di Giovanna e suo difensore, Luigi d'Angiò, rispondendo ai solleciti dell'antipapa Clemente VII, che lo incoronò re di Napoli ad Avignone, preparava una spedizione in Italia alla conquista del reame di Napoli. Carlo allora decise di affermare ad ogni costo l'indiscutibilità della sua ascesa al trono e per sgombrare il campo da qualsiasi rivendicazione ordinò l'assassinio della regina. Giovanna d'Angiò fu raggiunta dai sicari nel castello di Muro Lucano (anche questo episodio non è documentato) e il 12 maggio 1382 morì assassinata, vittima delle trame del cugino usurpatore.

Non si conosce il luogo di sepoltura della sovrana: le cronache indicano il sacrario della sagrestia di Santa Chiara a Napoli o la Chiesa di San Francesco d'Assisi a Monte Sant'Angelo.[8] Qui Giovanna soggiornò nel castello e nella chiesa citata (da lei fatta costruire nel 1351) si può vedere una lastra tombale con effigie giacente della regina: il sarcofago, un tempo era sito nella zona centrale del coro, in seguito fu sistemato nel 1676 a destra dell'ingresso principale con un'iscrizione a ricordo dell'evento.[9]

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Luigi d'Angiò, ora conte di Provenza, che aveva l'appoggio dell'antipapa, del re di Francia e di Gian Galeazzo Visconti, nella primavera del 1382, approntò un corpo di spedizione, assieme al conte Amedeo VI di Savoia, per entrare in Italia e ristabilire l'ordine dinastico voluto dalla defunta regina. La spedizione si risolse con un nulla di fatto e lo scontro fra i rivali non si consumò mai: il 1º marzo 1383, colto da malattia, Amedeo VI moriva in Molise, mentre, il 22 settembre del 1384, Luigi d'Angiò, raggiunta la Puglia, morì improvvisamente, a Bari. Carlo III si consacrò legittimo re di Napoli, instaurando sul trono il ramo degli Angiò-Durazzo. I suoi due figli, Ladislao e Giovanna, gli sarebbero entrambi succeduti, protagonisti della definitiva caduta degli Angioini dal trono di Napoli e della conquista del regno da parte di Alfonso V d'Aragona.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Rosa d'Oro della cristianità - nastrino per uniforme ordinaria Rosa d'Oro della cristianità
— 1368

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

  • Alessandro Dumas padre fu colpito dalla storia della regina angioina e scrisse un racconto, Giovanna di Napoli, contenuto nell'opera in otto volumi Delitti celebri (1839-40). Il racconto è adesso pubblicato in traduzione italiana dalle Edizioni Spartaco (S. Maria Capua Vetere) con il titolo Due delitti celebri (ISBN 978-88-87583-87-8).
  • Thomas Fuller le dedica un capitolo di "The Holy State and The Profane State".
  • Laszlo Passuth scrive il romanzo "Napolyi Johanna" (tradotto in italiano nel 1942 col titolo La rosa d'oro).

Successioni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Principessa d'Acaia Successore Armoiries Achaïe.svg
Filippo II d'Angiò 1373 - 1381 Giacomo del Balzo
Predecessore Regina di Napoli Successore Armoiries André Hongrie.svg
Roberto d'Angiò 1343-1381 Carlo di Durazzo
Predecessore Contessa di Provenza e Contessa di Forcalquier Successore Blason province fr Provence.svg
Roberto d'Angiò 13431382 Luigi I
Predecessore Regina di Gerusalemme Successore Armoiries André Hongrie.svg
Roberto d'Angiò 13431382 Carlo di Durazzo

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Al momento della sua nascita, la sorella Eloisa era già morta, il fratello Carlo Martello morì in quello stesso anno, mentre la sorella Maria morì l'anno successivo, come la sorellastra, anche lei di nome Maria.
  2. ^ De Feo, p.15
  3. ^ Caroberto era il figlio dell'erede al trono di Napoli, Carlo Martello d'Angiò, primogenito del re di Napoli, Carlo II d'Angiò, ma premorto al padre. Al momento della morte del nonno, Caroberto era in Ungheria, impegnato a far valere i suoi diritti al trono ungherese (era stato incoronato re d'Ungheria il 13 gennaio 1301).
  4. ^ Giacomo IV di Maiorca, dopo essere stato spodestato, nel 1349, era rimasto prigioniero nel castello di Játiva e poi nel Castello Nuovo di Barcellona fino al 1362.
  5. ^ Giacomo, nella battaglia di Nájera (1367), fu nuovamente fatto prigioniero. Venne liberato solo due anni più tardi e, si vociferava, solo grazie al riscatto pagato dalla moglie.
  6. ^ Chronicon Siculum, p. 45
  7. ^ Qui Boccaccio erroneamente crede che la regina morì. De mulieribus claris, CVI. DE IOHANNA, IERUSALEM ET SYCILIE REGINA.
  8. ^ Gleijeses, p.124
  9. ^ Angelillis, Parte seconda, capitolo XIII

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • C. Angelillis, Nuove luci sulle vicende della regina Giovanna I di Napoli, Monte Sant'Angelo 1977.
  • R. Caggese, Italia, 1313-1414, in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pp. 296- 331.
  • I. De Feo, Giovanna d'Angiò, Napoli 1969.
  • V. e L. Gleijeses, La regina Giovanna d'Angiò, Napoli 1990.
  • B. Homan, Ungheria, 1301-1490, in Storia del mondo medievale, vol. VII, 1999, pp. 324- 356.
  • P. Fournier, Il regno di Borgogna o di Arles dall'XI al XV secolo, in «Storia del mondo medievale», vol. VII, 1999, pp. 383-410.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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