Ruggiero di Lauria

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Monumento a Ruggiero di Lauria nella sua città d'origine

Ruggiero di Lauria (Lauria o Scalea, 17 gennaio 1250Cocentaina, 19 gennaio 1305) fu un ammiraglio italiano al servizio dei sovrani aragonesi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ruggiero era figlio di Riccardo di Lauria, signore dell'omonimo feudo e servitore di Manfredi di Sicilia, e di Donna Bella, nutrice di Costanza di Hohenstaufen e sorella di Guglielmo Amico. Riccardo era era feudatario in Calabria e signore di Scalea nell'anno della sua morte, avvenuta durante la battaglia di Benevento (1266); si racconta, perciò, anche in virtù dei possedimenti terrieri in Calabria, che Ruggiero fosse in realtà nato nel castello normanno o nel palazzotto d'Episcopio di Scalea, anziché a Lauria, così come risulterebbe anche da un documento latino conservato, ma mai trovato, negli archivi della Corona d'Aragona (a Barcellona), che lo stesso Ruggiero avrebbe inviato personalmente al re Giacomo II («Así consta de una carta Latina que se conserva en el Archivio Real de la Corona de Aragón, escrita por Roger al Rey Don Jayme II»[1]).

Nel 1266, dopo le morti del padre e dell'ultimo re di Sicilia, Manfredi, avvenute sul campo di battaglia di Benevento, la dinastia sveva viveva momenti difficili culminati, due anni più tardi, nella decapitazione del sedicenne sovrano Corradino per volontà di Carlo I d'Angiò. Ruggiero si rifugiò a Barcellona con altri esuli siciliani vivendo con la madre Bella alla corte della regina Costanza, consorte dell'infante e futuro re d'Aragona Pietro III, nonché figlia di Manfredi e cugina di Corradino. Fu armato cavaliere dall'infante Pietro insieme a Corrado I Lancia[2], di cui fu compagno di imprese e in seguito due volte cognato (entrambi sposeranno la sorella dell'altro). Ruggero servì i re d'Aragona Pietro III e Giacomo II (rispettivamente re di Sicilia coi nomi di Pietro I e Giacomo I) e il re di Sicilia Federico III, riportando numerose vittorie contro le flotte degli Angioini.

Battaglia del Golfo di Napoli

Nel 1282 fu nominato capo della flotta del regno aragonese di Sicilia, insorta contro gli Angioini durante i Vespri siciliani. Nella prima delle battaglie navali del golfo di Napoli (5 giugno 1284) si scontrò con la flotta angioina comandata da Carlo II “lo Zoppo”, fatto prigioniero. Nel 1285 sconfisse angioini e genovesi e, nella notte tra il 3 e il 4 settembre, anche Filippo III di Francia “l'Ardito” — in guerra da due anni contro la Corona d'Aragona — nella battaglia navale delle Formiche, presso Roses, in Catalogna.

Nel 1288 Ruggiero sconfisse definitivamente gli angioini benché armato solo di quaranta navi contro le ottanta degli avversari, garantendo così la supremazia della flotta siculo-catalana nel Mediterraneo occidentale. Dopo la seconda vittoria, Ruggiero, senza l'autorizzazione del re e solo per avidità, vendette una tregua al conte Roberto II d'Artois e al cardinale Gerardo Bianchi da Parma. I siciliani disapprovavano tale tregua perché la ritenevano inutile e dannosa; secondo loro, la vittoria, favorita dalla vacanza della Santa Sede, avrebbe scoraggiato definitivamente gli angioini da ulteriori rivendicazioni del loro territorio.

Una volta eletto re di Sicilia nel 1296, Federico III sottrasse il fondo di Aci e il relativo castello ai vescovi di Catania e lo concesse all'ammiraglio come premio per le sue imprese militari. Tuttavia tra Ruggiero e il giovane sovrano i rapporti si deteriorarono e, quando il primo passò dalla parte degli angioini, Federico fece espugnare il castello (1297) entro il quale si erano asserragliati i ribelli. Per riuscire nell'impresa il re fece costruire una torre mobile in legno, chiamata cicogna, che è alta quanto la rupe lavica e che aveva un ponte alla sommità per rendere agevole l’accesso al castello. In seguito Ruggiero si trincerò a Castiglione di Sicilia, suo feudo e residenza estiva, dove fu assediato e quindi sconfitto. Arrestato, fuggì da Palermo e abbandonò la Sicilia insieme alla sua sposa Giovanna, della famiglia Giffone[3]. I suoi numerosi possedimenti in Sicilia, Calabria e Africa furono subito confiscati da parte di Federico.

Il 4 luglio 1299, a capo di un'armata angioina composta di settanta galee — trenta delle quali inviate da Giacomo II dalla Catalogna per far fronte agli impegni presi con il papa Bonifacio VIII quattro anni prima nel Trattato di Anagni — sconfisse i siciliani nella battaglia di Capo d'Orlando. Nello scontro seimila uomini della flotta avversaria morirono o caddero prigionieri, ma Federico sfuggì alla cattura. La storiografia ritiene verosimile che la fuga del sovrano sia stata permessa o agevolata da Giacomo e dallo stesso Ruggiero che, nonostante fossero suoi nemici in battaglia, conservavano tuttora legami affettivi, sia di parentela che di pregressa fedeltà[4].

Il 14 giugno 1300, nella battaglia di Ponza, Ruggiero sconfisse la flotta di Federico III, catturando il sovrano e Palmiero Abate. Il re riuscì nuovamente a fuggire, mentre Palmiero morì in prigionia. Il 31 agosto 1302, con la pace di Caltabellotta che chiudeva la lunga guerra del Vespro, Ruggiero fece atto di sottomissione a Federico di Sicilia il quale, a seguito di ciò, gli rese i possedimenti confiscati.

Si ritirò in Catalogna e morì a Cocentaina, presso Valencia, nel gennaio del 1305.

Titoli[modifica | modifica wikitesto]

A Ruggiero fu concesso di fregiarsi dei titoli di signore di Lauria, di Lagonegro (dal 1297), di Ravello, di Maratea, di Castelluccio, di Rotonda, di Papasidero e di Laino (dal 1301), di Djerba (dal 1284), di Cercara (per lettera di Bonifacio VIII, 11 agosto 1295), di Castellammare (da Carlo II, 22 febbraio 1301); ammiraglio del regno di Aragona e Sicilia, grande ammiraglio di Carlo II d'Angiò e, infine, barone di Cocentaina.

Riferimenti nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Ruggiero di Lauria è il nome in italiano corrente, ma in taluni testi antichi egli è citato come Ruggieri di Loria, per esempio nella Nova Cronica[4] e nel Decameron di Boccaccio; ancora nel Decameron come Ruggieri dell'Oria, mentre in spagnolo è noto come Roger de Loria[1], così come in inglese, secondo la traduzione in tale lingua di Vidas de espanoles célebres di M.J. Quintana[5]: in catalano è chiamato comunemente Roger de Lluria[6] e in aragonese Rocher de Lauria.

Nel 1978 il compositore spagnolo José Maria Valls Satorres scrisse una marcia intitolata Roger de Lauria e dedicata alla memoria dell'ammiraglio.

Il cortile interno dell'Università Pompeu Fabra di Barcellona è intitolato a Roger de Lluria.

Uno dei tre cacciatorpediniere della classe "Oquendo" della marina spagnola era intitolato a Roger de Loria.

A Palermo, in Italia, è attivo un circolo canottieri intitolato a “Roggero di Lauria”[7].

Il blu e il bianco della squadra calcistica dell'RCD Espanyol di Barcellona furono scelti in omaggio a Ruggero di Lauria, in quanto erano quelli del suo armoriale[6]; lo scudo era in realtà argento e blu, ripreso dal II battaglione “Roger de Lauria” facente capo alla VI brigata di fanteria leggera paracadutisti Almogavares dell'esercito spagnolo[8].

Immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Quintana 1807Roger De Lauria, pag. 68
  2. ^ Cronache catalane, pagg. 87-8
  3. ^ Ruffo, pagg. 16-17
  4. ^ a b Villani, Tomo II, libro IX, capitolo XXIX
  5. ^ Quintana 1833, pagg. 82 e segg.
  6. ^ a b (CA) Història club su rcdespanyol.com, Reial Club Deportiu Espanyol de Barcelona. URL consultato il 26 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il 26 febbraio 2015).
  7. ^ La storia…, Club Canottieri Roggero di Lauria. URL consultato il 26 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il 28 febbraio 2015).
  8. ^ (ES) Brigada Paracaidista "Almogávares" VI, Ejército de Tierra.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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