Benevento

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« ...Nulla in Italia è più antico di Benevento »
(Edward Hutton, Naples and Campania Revisited, London, Hollis and Carter, 1958)
Benevento
comune
Benevento – Stemma Benevento – Bandiera
Palazzo del Governo
Palazzo del Governo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Benevento-Stemma2.png Benevento
Amministrazione
Sindaco Fausto Pepe (PD) dal 17/05/2011 (secondo mandato)
Territorio
Coordinate 41°08′00″N 14°47′00″E / 41.133333°N 14.783333°E41.133333; 14.783333 (Benevento)Coordinate: 41°08′00″N 14°47′00″E / 41.133333°N 14.783333°E41.133333; 14.783333 (Benevento)
Altitudine min 135 max 280 m s.l.m.
Superficie 129,96 km²
Abitanti 61 700[1] (30-6-2011)
Densità 474,76 ab./km²
Frazioni vedi sezione
Comuni confinanti Apollosa, Castelpoto, Foglianise, Fragneto Monforte, Paduli, Pesco Sannita, Pietrelcina, San Leucio del Sannio, San Nicola Manfredi, Sant'Angelo a Cupolo, Torrecuso
Altre informazioni
Cod. postale 82100
Prefisso 0824
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 062008
Cod. catastale A783
Targa BN
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti beneventani
Patrono san Bartolomeo apostolo, Madonna delle Grazie
Giorno festivo 24 agosto, 2 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Benevento
Posizione del comune di Benevento nell'omonima provincia
Posizione del comune di Benevento nell'omonima provincia
Sito istituzionale

Benevento (IPA: [beneˈvɛnto][2] Bənəvientə in dialetto beneventano, Beneventum in latino) è un comune italiano di 61 700 abitanti[3], capoluogo della provincia omonima in Campania.

Chiamata prima Maleventum, poi Beneventum ed infine Benevento, è stata una città sannitica, romana, longobarda e poi pontificia. Benevento vanta un cospicuo patrimonio storico-artistico e un interessante patrimonio archeologico. La chiesa di Santa Sofia, edificata nel 760 dal duca longobardo Arechi II, è entrata a far parte del Patrimonio dell'umanità UNESCO all'interno del sito seriale Longobardi in Italia: i luoghi del potere.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Panorama di Benevento, con la Dormiente del Sannio sullo sfondo

La città si trova nell'entroterra appenninico della Campania, nella parte meridionale della regione storica del Sannio, in una posizione quasi equidistante dai mari Tirreno e Adriatico.

È posta in una conca circondata da colline; ad ovest in particolare, oltre la Valle Vitulanese, si trova il massiccio del Taburno Camposauro: le sue cime, viste dalla città, disegnano la sagoma di una donna distesa, la Dormiente del Sannio.

Dalla parte più alta della città si possono scorgere le cime del Monte Mutria del Matese a nord-ovest, l'alta cortina del Partenio con il monte Avella a sud, il brullo Trimunzio montecalvese a sud-est e le appendici dei monti Dauni a est.

La città è attraversata da due fiumi: il Calore, affluente del Volturno, e il Sabato, che confluisce nel Calore in contrada Pantano, poco ad ovest del centro cittadino.

Il territorio su cui si estende la città è piuttosto ondulato. Il suo centro infatti si eleva su una collina nel mezzo della vallata, ed alcune contrade sorgono su altre colline circostanti. L'altezza media sul livello del mare è pari a 135 m, con una minima di 80 m ed una massima di 495 m, pari ad un'escursione di 415 m.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Benevento.

Il clima di Benevento ha tratti sensibilmente più continentali di quello, di tipo marittimo, del Casertano e del Napoletano. Nel semestre invernale la temperatura in genere è più bassa; le piogge sono relativamente frequenti, così come nebbia, brine, e talvolta gelate (con temperature di qualche grado sottozero). Le correnti perturbate provenienti dal Mar Tirreno incontrano in Irpinia i primi baluardi appenninici (il Partenio), dietro al quale si ha una fascia di ombra pluviometrica: così Benevento, nei peggioramenti dai quadranti occidentali (ovvero la quasi totalità dei peggioramenti in Campania), riceve un quantitativo di pioggia molto inferiore rispetto ad altre zone della Campania ben più piovose, come l'Irpinia occidentale e il Salernitano.

Benevento ha un clima di tipo semi-continentale, con temperatura media annua di 15,8 °C. La temperatura media del mese più freddo (gennaio) è 7,1 °C, quella del mese più caldo (agosto) è di 24,7 °C[4]. In inverno si verificano raramente precipitazioni nevose. La temperatura più alta registrata in città fu di 42 °C, il 18 luglio del 1884.

L'umidità nel periodo invernale è mediamente del 72% ed in quello estivo del 57%[5].

Benevento[6] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. mediaC) 7,1 8,4 10,7 13,9 17,8 24,2 26,5 24,7 21,7 12,8 9,9 8,4 8,0 14,1 25,1 14,8 15,5
Precipitazioni (mm) 82 62 68 72 80 52 46 60 66 78 88 92 236 220 158 232 846

Storia[modifica | modifica sorgente]

Panorama di Benevento dal Monte Pentime, nella catena montuosa del Taburno Camposauro
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Benevento.
« Benevento ha una storia, anzi dirò di più che, se avvenne una in quelle province meridionali d'Italia, questa storia è incarnata alla storia di Benevento. »
(Carlo Torre, Atti parlamentari dello Senato, Volume 2, E. Botta, 1861, p. 526)

Fondazione[modifica | modifica sorgente]

La fondazione di Benevento risale a tempi remoti. Una leggenda narra che Benevento debba le sue origini all'eroe greco Diomede, sbarcato in Italia dopo la distruzione e l'incendio di Troia, e che avrebbe riservato per la città una zanna del mitico Cinghiale Calidonio (simbolo di Benevento) ucciso da suo zio Meleagro; secondo Procopio di Cesarea avrebbe anche ospitato l'incontro tra Diomede ed Enea. Una moneta del IV secolo a.C., attribuita alla città e recante impresso l'emblema del cavallo e la scritta Malies, avvalorerebbe la tesi dell'origine greca, in quanto il cavallo era il simbolo particolare di Diomede. In realtà, la fondazione si dovrebbe agli Osci, passando successivamente ai Sanniti. Inoltre, la parola Malies (o Malocis), nome probabilmente osco o sannita, sarebbe all'origine del primo nome della città che era Maloenton, da cui quello latino di Maleventum o Maluentum. Del periodo pre-romano la città offre ceramiche e bronzi del secolo VIII e VII.

A tal proposito è interessante sottolineare che secondo lo studio linguistico dei Toponimi, la radice *Mal- (con possibile significato di "pietra") non sarebbe riconducibile ad una radice indoeuropea, per questo motivo si ritiene che questo toponimo (ricorrente in molti luoghi in Europa ed in particolare in Italia), sia un lascito nelle lingue indoeuropee (a cui appartengono l'Osco e il Latino), della lingua parlata prima dell'arrivo di questi popoli in età neolitica. Negli ultimi anni alcuni studiosi vanno ipotizzando un'origine diversa della città, che avrebbe preso nome di Civitate Beneventana, così come si chiamò una zona dell'attuale territorio cittadino nel corso del Medioevo.

I Romani[modifica | modifica sorgente]

Per la prima volta nella storia romana, nel 314 a.C. compare Maleventum, definita a proposito della prima guerra sannitica quale fiorente centro del Sannio Meridionale, uno dei principali della tribù degli Irpini. Nei suoi pressi, le legioni di Papirio Cursore e di Bibulco sconfissero, nel corso della seconda guerra sannitica, le truppe sannitiche. Nelle vicinanze della città, nel 297 a.C., il console romano Publio Decio Mure, avrebbe sconfitto durante la terza guerra sannitica gli Apuli, impedendo in tal modo il ricongiungimento con i Sanniti.

Nel 275 a.C., i Romani vinsero Pirro, venuto in Italia con i suoi elefanti: questo fatto si dimostrò fondamentale per lo sviluppo della città. Per assicurarsi il possesso di Benevento, vennero dedotti nel 268 a.C. il primo stanziamento di coloni romani con diritto latino. A quest'epoca risale il nome di Beneventum, mutato da Maleventum, considerato di cattivo augurio.

Durante la seconda guerra punica, vennero combattute due battaglie decisive: nel 214 a.C. il generale cartaginese Annone fu sconfitto da T. Gracco; nel 210 a.C., il campo di Annone venne assalito e preso dal console Q. Fulvio. Nel 209 a.C. fu una delle diciotto colonie latine a somministrare contingenti di uomini e denaro per continuare la guerra.

L'importanza della città crebbe con la realizzazione della via Traiana, nuovo tracciato della via Appia. Nell'86 a.C., i Romani la elevarono al rango di municipium. Verso la fine della Repubblica, Benevento viene descritta come una delle città più floride del Meridione. Augusto, nel 42 a.C., vi deduce una nuova colonia, mentre da Nerone viene dedotta una terza colonia, che prende il nome di Concordia, come è documentato anche nelle iscrizioni del regno di Settimio Severo: Colonia Julia Augusta Concordia Felix. Adriano poi la unì alla Campania.

Benevento trasse particolari benefici dall'essere situata su un'importante arteria di comunicazione quale era al tempo la via Appia. Traiano la scelse quale punto di partenza per la via che prese il suo nome. Fu così che per tutto il III e IV secolo d.C. la città prosperò in modo particolare, arricchendosi di numerosi e splendidi monumenti. In quel periodo fu la città più popolosa del Meridione dopo Capua.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Il Ducato nell'VIII secolo

Sede vescovile a partire dal IV-V secolo, fu quasi interamente distrutta da un terribile terremoto nel 369 d.C., segnando il suo lento ed inesorabile declino, favorito anche dalla crisi dell'Impero romano d'Occidente.

Nel 410 d.C., subì l'invasione dei Visigoti e nel 455 quella dei Vandali. Poco tempo dopo, si verificò la caduta dell'Impero Romano d'Occidente. Nel 490 d.C. fu presa dai Goti, nel 536 o 537 liberata da Belisario e nel 545 conquistata e saccheggiata da Totila.

Nel 571 i Longobardi vi fondarono il ducato di cui Zottone fu il primo duca fino al 591. L'ultimo fu Arechi II, genero di re Desiderio, dal 778 al 787. Protetto dalla sua grandezza, dalla situazione appartata e dalle difficoltà di portarvi e sostenervi guerra, il ducato si mantiene incolume davanti alla minaccia dei Franchi e lo stesso Carlo Magno è costretto ad arrestarsi ai suoi confini. Nell'840, dopo la morte violenta di Sicardo, il dominio fu diviso nei due principati di Benevento e Salerno e nella contea di Capua. Seguì la serie dei principi indipendenti di Benevento da Radalgisio a Landolfo VI. Nel 969, papa Giovanni XIII innalzò Benevento a Chiesa metropolitana. Il principato finì nel 1053 con la battaglia di Civitate e la presa di Benevento da parte di Riccardo I di Aversa e Roberto il Guiscardo. Nel 1077, Enrico III la cedette alla Chiesa.

Fu per qualche anno in mano ai Normanni (1078 - 1081), rimanendo poi per secoli un'enclave pontificia nel Regno di Napoli, governata da rettori papali, pur fra alterne vicende: vi furono infatti tentativi di conquistarla da parte di Federico II e Manfredi di Svevia, che qui rimase ucciso in una battaglia contro Carlo I d'Angiò. Fu sottratta alla Chiesa durante le lotte tra Angioini e Aragonesi.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Benevento Pontificia

Nel 1458, papa Callisto III, alla vigilia della sua morte, crea il nipote Pedro Luís duca di Benevento, infeudazione illusoria, in quanto la città è saldamente tenuta da re Ferrante.

Alessandro VI, per non essere da meno, confermando a Federico d'Aragona l'investitura del regno di Napoli, nel 1497 l'ottiene per il figlio Giovanni, già duca di Gandia, principe di Tricarico, conte di Garinola e di Claromonte, nonché Gonfaloniere della Chiesa. Benevento fu poi turbata dalle lotte intestine sorte tra la fazioni di Castello e quella della Fragola (Fravola), concluse con la pace del 1530.

Nel Seicento, però, pestilenze, carestie e terremoti annientarono gli sforzi compiuti e impoverirono sempre più la città. Benevento ritrova serenità sotto il papa, salvo un breve assedio operato dagli spagnoli dal 4 settembre al 28 settembre 1633, scrive infatti lo storico Gregorovius: "La città si considerava come repubblica sotto l'alto patrocinio dei Papi, ed essa sopportava codesta forma di supremazia papale, perché vi trovava modo di usare una libertà maggiore di quella che un altro reggimento le avrebbe consentito".[7]

Nel 1688 fu distrutta da un terremoto. Si salvò dalle rovine del suo palazzo il cardinale arcivescovo Orsini, il futuro Benedetto XIII, che non solo ricostruì la città, ma ne incrementò tutte le attività. Nel 1702, Benevento fu però squassata da un nuovo cataclisma e il Pastore non desisté dalla sua opera, tanto da essere celebrato come Alter Conditor Urbis ("nuovo fondatore della città").

Con l'arrivo in Italia di Napoleone Bonaparte nel 1798, Benevento fu dapprima occupata da Ferdinando IV di Borbone. In seguito, Napoleone la fece sede di un nuovo principato, retto dal Talleyrand (1806). Tornata alla Chiesa con la Restaurazione, nel 1860 i garibaldini di Salvatore Rampone la sottrassero al dominio pontificio, e fu così annessa al nascente Regno d'Italia.

Dopo l'unità d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Cominciava così una nuova vita per la vetusta città, che riprendeva nel Mezzogiorno d'Italia la sua funzione, sviluppandosi notevolmente nel suo complesso urbano ed abbellendosi di edifici interessanti e di bei monumenti, progredendo nell'agricoltura, specie nella coltivazione dei tabacchi e dei cereali, nelle famose industrie dolciarie, meccaniche, dei liquori, del legno, dei laterizi, nei suoi floridi commerci, nelle istituzioni assistenziali e culturali.

Né tale fervore poteva essere spento dall'immane distruzione del secondo conflitto mondiale, allorché la cittadinanza diede tale prova di coraggio e di abnegazione, da meritare la Medaglia d'Oro al Valor Civile (15 giugno 1967). La città fu bombardata dagli Alleati nel 1943: duemila abitanti morirono e oltre la metà della città rimase distrutta. Solo il 2 ottobre 1943 gli americani entrarono nella città.

Ingenti danni furono poi causati da un'alluvione nel 1949. Da allora ad oggi Benevento si è notevolmente espansa, ed è tuttora oggetto di grandi interventi di riqualificazione.[non chiaro]

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Gonfalone della città

Lo stemma cittadino, concesso con D.P.R. del 27 dicembre 1990, ha la seguente blasonatura:

« scudo ennagonale a testa di cavallo, inquartato di rosso e di argento, al capo d'oro, caricato dal cinghiale al naturale, fermo sulla linea di partizione, cinghiato di rosso. Lo scudo è sormontato dalla corona di principe; sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante d'oro, la sigla S.P.Q.B. nella prima riga, le parole CONCORDES IN UNUM nella seconda riga, sigla e parole in lettere maiuscole di nero. »

Il gonfalone consiste in un drappo di rosso mentre la bandiera cittadina, che riprende gli smalti del blasone civico, è un tricolore giallo, bianco e rosso.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Sottoposta a violenti bombardamenti terrestri ed aerei e all'infuriare di combattimenti nelle vie cittadine, subiva con impavida fierezza gravi distruzioni, disagi e pericoli di ogni sorta. Duemila dei suoi cittadini sacrificavano la vita alla causa della Patria e della Libertà.»
— 1940 - 1945
Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
— 1861

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Piazza Matteotti con la chiesa di Santa Sofia
La chiesa di Santa Sofia è un edificio longobardo che risale al 760 circa, di piccole proporzioni: si può circoscrivere con una circonferenza di diametro 23,5 m. Si tratta di una delle chiese più importanti della Langobardia Minor giunta fino ai giorni nostri, notevole soprattutto per la sua originale pianta stellare e la disposizione insolita dei pilastri e delle colonne. Restaurata in forme barocche dopo il terremoto del 1688, fu poi riportata alla sua forma originale nel 1951.
Alla chiesa è collegato un monastero che fu uno dei più importanti centri culturali dell'epoca longobarda, di cui è interessante il chiostro (ricostruito nel XII secolo); oggi è sede del Museo del Sannio. Il campanile della chiesa, ubicato all'ingresso della piazza ad essa antistante, risale al XVIII secolo.
Dal 2011 chiesa e monastero sono parte del sito UNESCO denominato Longobardi in Italia: i luoghi del potere.
La facciata del duomo
Sorto nel 780, fu ampliato nel XII secolo: a quell'epoca risale la facciata in stile romanico pisano, a tre portali, sormontate da un ordine di arcate e da una loggia. Il massiccio campanile in stile gotico è invece del 1280. Nel XVIII secolo il Duomo fu ulteriormente arricchito. Fu quasi completamente distrutto durante i bombardamenti alleati del 1943: dell'edificio rimasero soltanto il campanile, la facciata e la Cripta con i suoi affreschi. Altra importante testimonianza della vecchia cattedrale è porta di bronzo del XII secolo, la Janua Major, composta da 72 formelle con bassorilievi, i cui frantumi sono stati sapientemente ricomposti nel dopoguerra.
L'edificio attuale, di aspetto moderno, è stato completato nel 1965 e successivamente restaurato tra il 2005 ed il 2012: in quest'occasione è stato allestito un percorso ipogeo fra i resti del foro romano, sopra i quali era stato costruito l'edificio di culto[8].
Chiesa di San Bartolomeo
La basilica nacque nell'839 per ospitare le spoglie di san Bartolomeo apostolo, giunte in città l'anno precedente. Fu ampliata nel XII secolo, ma crollò con il terremoto del 1688. Fu quindi ricostruita in un luogo diverso dall'originale, in forme barocche, su progetto di Filippo Raguzzini; e continua a conservare la maggior parte delle reliquie del santo. Al suo interno si trovano interessanti tele settecentesche.

Medievali[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di Sant'Ilario

Cinquecento e Seicento[modifica | modifica sorgente]

Barocche[modifica | modifica sorgente]

Moderne[modifica | modifica sorgente]

Basilica della Madonna delle Grazie

Epoca sconosciuta[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesetta di Santa Lucia
  • Chiesa di San Cristiano
  • Chiesa dei Santi Cosma e Damiano

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Arco di Traiano
È non solo il massimo monumento della città, ma uno dei migliori esemplari dell'arte traianea ed il meglio conservato arco onorario romano. Ha un solo fornice. Fu eretto, tra il 114 ed il 117 all'inizio della nuova via Traiana, per ricordare ed esaltare il governo dell'imperatore Traiano. Alto 15,60 metri, con fornice di oltre 8 metri, ha un'ossatura costituita da massi di calcare ed un rivestimento di marmo. Gran parte dell'arco è decorata con scene e decorazioni in bassorilievo: in particolare la faccia dei piloni rivolta verso la città presenta scene di pace, l'altra scene militari.
L'Arco fu inserito nel Medioevo nella cinta di mura della città, della quale costituì la Porta Aurea.

Teatri[modifica | modifica sorgente]

Teatro romano: vista degli ordini da sud
Il teatro romano fu inaugurato nel 126 sotto l'imperatore Adriano, ed ingrandito da Caracalla tra il 200 e 210. Realizzato in opus latericium, ricorda il Teatro di Marcello di Roma e testimonia la prevalenza sotto Adriano di correnti artistiche elleniche che si sostituirono alla severità della precedente arte traianea. Il teatro, orientato verso il Taburno, misura 90 metri di diametro e può contenere circa 10.000 spettatori; era ricoperto di marmi policromi, ed i suoi atri erano decorati con stucchi e mosaici.
Il teatro fu abbandonato in epoca longobarda, utilizzato come fondazione per alcune abitazioni e parzialmente interrato. Inoltre nel XVIII secolo sopra un'estremità dell'emiciclo fu costruita la chiesa di Santa Maria della Verità. L'archeologo Almerico Meomartini a fine Ottocento ne promosse il ripristino. I lavori si conclusero soltanto nel 1957; da allora il teatro è di nuovo in funzione. Si è perso gran parte del rivestimento marmoreo; sono giunti fino a noi la cavea, la scena, il primo e parte del secondo dei tre ordini di arcate.

Edifici amministrativi[modifica | modifica sorgente]

Edifici residenziali[modifica | modifica sorgente]

  • Villa dei Papi
  • Palazzi gentilizi costruiti tra Seicento e Novecento: Palazzo De Simone, Palazzo Terragnoli, Palazzo Mosti, Palazzo Annubba, Palazzo Andreotti Leo, Palazzo Collenea Isernia, Palazzo Pedicini (dal XIX secolo passato ai marchesi Polvere Jelardi), Palazzo Pacca (nei primi anni del XX secolo passato alla famiglia Mazzella), Palazzo Nobile, Palazzo Iorio-Orsolupo, Palazzo Roscio.
  • Ville novecentesche: Villa Perrotta, Villa Colomba, Villino Meomartini.

Altri edifici[modifica | modifica sorgente]

Ponti[modifica | modifica sorgente]

Ponte Leproso
Il Ponte Leproso era l'attraversamento sul fiume Sabato tramite il quale la via Appia arrivava in città per poi riprendere verso la svolta di Brindisi e, quindi, per l'imbarco dell'Oriente. Fu costruito probabilmente dal censore Appio Claudio Cieco nel III secolo a.C., riutilizzando un ponte di costruzione sannitica. Restaurato sotto Settimio Severo e Marco Aurelio Antonino, fu più volte rimaneggiato nel corso dei secoli. Dopo il terremoto del 1702, la ricostruzione di Giovan Battista Nauclerio ridusse le arcate da cinque a quattro. Era chiamato originariamente Ponte Marmoreo (o Lapideo): deve probabilmente il nome attuale ad un vicino lebbrosario del Medioevo, di cui però ancora adesso non si hanno notizie. Nel XIX secolo era noto anche come Ponte San Cosimo, dal nome della chiesa che sorge ad un ingresso del ponte.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

La Rocca dei Rettori
Il castello di Benevento, meglio conosciuto come Rocca dei Rettori, si trova nel punto più elevato della città, a dominare le valli dei fiumi Sabato e Calore, e le due importanti e antiche via Appia e via Traiana. Il sito era già stato utilizzato dai Sanniti, che vi avevano costruito una serie di terrazzi difensivi, e dai Romani, che vi costruirono un edificio termale (Castellum aquae), i cui resti possono ancora essere visti nel giardino del castello. I benedettini vi ebbero un monastero. La Rocca ricevette il nome attuale nel Medioevo, quando divenne sede dei governatori per conto del papa, i Rettori.
Il castello è di fatto costituito da due edifici distinti: il Torrione, costruito dai Longobardi a partire dall'871, e il Palazzo dei Governatori, costruito dai papi a partire dal 1320.

Altro[modifica | modifica sorgente]

L'Hortus Conclusus
L'Hortus conclusus era l'orto del convento medievale dei Padri Domenicani. Dal 1992 ospita un'installazione permanente dell'artista beneventano Mimmo Paladino, uno dei più grandi esponenti della Transavanguardia. L'Hortus vuole essere una sorta di galleria d'arte libera e immersa nel verde. Le opere dell'artista (il Cavallo, il Disco, la Testa equina, il Teschio) si alternano a resti dell'epoca romana (pezzi di colonne, di capitelli e di frontoni) creando un contrasto che comunica la complessa cultura del Sannio, e che rimane aperto a diverse interpretazioni.
Il belvedere dà un ampio panorama della valle del Calore e della città di Benevento.
La fontana delle Catene, dedicata a Papa Orsini

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Arco del Sacramento
  • Parco archeologico e del verde di Cellarulo
Inaugurato il 15 luglio 2010, è sito al rione Ferrovia nei pressi della confluenza del fiume Calore con il fiume Sabato. Il parco consiste in una una pista ciclopedonale che costeggia i resti di un porto fluviale, che serviva anticamente la città sannita. Ha uno sviluppo longitudinale di un chilometro, per circa tre ettari. Dal 2012 è chiuso e non accessibile al pubblico.
Nel 1985 sono stati scoperti, i resti di un grande anfiteatro, nella zona oggi occupata dalla stazione Benevento Appia. Le dimensioni di questo edificio sono state stimante in 160 metri di lunghezza e 130 metri di larghezza.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Villa Comunale: la cassa armonica
Villa Comunale: il laghetto dei cigni
  • Villa Comunale
Fu realizzata fra il 1875 ed il 1880 all'estremità più elevata del centro storico, su progetto di Alfredo Dehnardt. È assai armoniosa nelle sue linee strutturali, che assecondano la conformazione naturale del luogo. Le aiuole sono ornate da busti di illustri personaggi sanniti: è notevole il monumento al patriota Salvatore Rampone, realizzato dallo scultore Nicola Silvestri nel 1925. La flora del luogo è costituita da alberi secolari, pini, cedri ed ippocastani. Nel 2003 è stata ristrutturata completamente. Molto bello il laghetto, con cigni e varie specie di pesci.
  • Giardinetti Francesco Pepicelli
Si trovano all'estremità alta del viale Atlantici. Abbelliti negli anni novanta, sono un belvedere che guarda sulla zona bassa della città, e sulla vallata del Sabato. Costeggiano un quadrivio oltre il quale si trova la caratteristica chiesetta dell'Angelo, di recente[quando?] restaurata.
  • Fido park
L'unico parco giochi per cani in Campania, inaugurato il 22 settembre 2007.
  • Pista ciclopedonale "Paesaggi Sanniti"
Si trova in contrada Pantano. È lunga 7 km ed è stata realizzata su un tracciato ferroviario inutilizzato. La pista si sviluppa in campagna per la massima parte, lungo il fiume Calore, fino ad arrivare alle falde del massiccio del Taburno.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione storica della popolazione prima del 1861
1597 39.964
1611 36.311
1655 32.078
1663 30.802
1741 22.913
1792 20.693

Abitanti censiti[9]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Al 31 dicembre 2010 gli stranieri residenti in città sono 1.172, corrispondenti all'1.86% della popolazione[10]. I maggiori gruppi sono quelli di:

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

La "città delle streghe"[modifica | modifica sorgente]

« Sotto l'acqua e sotto u viento, Sotto a la noce de Beneviento »

Benevento è comunemente nota come la "città delle streghe" (o, più propriamente, delle janare). La fama, consolidatasi grazie al libro De nuce maga beneventana del protomedico Pietro Piperno, è dovuta con tutta probabilità ai riti pagani che i longobardi svolgevano nei pressi del fiume Sabato: alcune donne urlanti saltavano intorno ad un albero di noce da cui pendevano serpenti, oppure dei guerrieri a cavallo infilzavano una pelle di caprone appesa ad un albero. Questi riti apparvero come demoniaci ai beneventani cattolici, che forse credettero di vedere dei sabba stregoneschi.

Altri fanno risalire la fama ai riti della tribù dei Samentes che in origine furono adoratori dei boschi nei quali, di notte, celebravano feste e riti religiosi; poiché chi officiava tali riti erano sacerdotesse, a cui venivano attribuiti poteri magici e divinatori, si creò tale leggenda che, ai tempi in cui operava la Santa Inquisizione, fu causa di persecuzioni ed esecuzioni capitali.

Più tardi i dominatori capirono che era molto più conveniente accettare la religione dei beneventani. Questa valutazione politica, forse ancor più della perseveranza di San Barbato, portò dunque i nuovi padroni a convertirsi nel 664. Ciò garantì una lunga e stabile prosperità alla città e ai suoi governanti, e portò all'abbattimento dell'albero sacro da parte di San Barbato. In questo luogo egli fece erigere un tempio intitolato a Santa Maria in voto.

Ma nei secoli successivi la credenza non si sopì, anzi si arricchì di nuovi elementi. Streghe provenienti da ogni dove, volando come il vento, si sarebbero riunite sotto un noce, ovvero l'albero dei longobardi inspiegabilmente risorto. Qui si sarebbero tenuti banchetti e orge con la partecipazione del demonio, dopo i quali le streghe avrebbero attuato sortilegi contro la popolazione. Numerose furono le donne processate per stregoneria che riferirono dei sabba sotto il noce di Benevento. Ancora oggi[quando?] la credenza sopravvive come superstizione popolare.

Canti popolari[modifica | modifica sorgente]

Canto della luna
Luna, Luna nova Luna, Luna nuova
mèname quatt' ove buttami quattro uova
menammellè nzino, buttamele in braccio,
che te faccio i tagliulini; che ti faccio i tagliolini;
e t'e faccia c'a ricotta, e te li faccio con la ricotta,
trasettènne ca è fatto notte. rientra che è fatto notte.
 
Alle Lucciole
Cucciola ova anna cca Lucciola vieni qua
ca te voglie mmaretà che ti voglio maritare
e te mette dinto l'acito e ti voglio mettere nell'aceto
e te trove nu bello marito. così ti trovo un bel marito.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

A Benevento sono presenti 3 strutture ospedaliere:

  • Azienda ospedaliera Gaetano Rummo[11] (detta informalmente Ospedale Civile): è il più grande ospedale della provincia e uno dei più importanti della Campania. Composto da vari padiglioni, ospita presso le sue strutture corsi di laurea in scienze infermieristiche della Seconda Università degli Studi di Napoli. Accanto all'ospedale è presente un eliporto riservato agli elicotteri del 118 per i trasporti urgenti e speciali.
  • Ospedale Sacro Cuore di Gesù: tenuto dall'ordine religioso dei Fatebenefratelli, fu istituito nel 1602.
  • Clinica di Santa Rita: è il terzo presidio ospedaliero della città, sito in Viale Mellusi, è rinomato soprattutto per la cura delle malattie cardiovascolari.

Qualità della vita[modifica | modifica sorgente]

Secondo le statistiche de Il Sole 24 ORE e Italia Oggi, Benevento nel 2008 aveva una qualità della vita in classifica all'81º posto, migliorando di ben 21 posizioni[12]. Nel 2011, invece, peggiora ulteriormente arrivando al 97º posto in classifica, ma migliora arrivando al 94º posto nel 2012. Nel 2013 il ritorno all'81 posto.

Anno Qualità della Vita (Sole 24 Ore) Qualità della Vita (Italia Oggi)
2012 97º (+ 3)[13] 94º (+ 3)[14]
2011 90º (- 3)[13] 90º (- 3)[15]

In base alle statistiche del Sole 24 ORE, nel 2013, Benevento aveva[16]:

Tenore di vita Servizi, ambiente, salute Affari e lavoro Ordine pubblico Popolazione Tempo libero Totale
92 89 81 17 78 95 468,0 punti

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dialetto beneventano.

I dialetti più diffusi e più parlati oltre a quello beneventano sono:

  • Dialetto Apicese;
  • Dialetto Montesarchiese;
  • Dialetto Sangiorgese;
  • Dialetto Telesino.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Scuole[modifica | modifica sorgente]

IlLiceo Giuseppina Guacci

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Terragnoli
  • La Biblioteca Provinciale Antonio Mellusi è ospitata dal 1975 nel Palazzo Terragnoli. Nata come raccolta di libri, documenti e riviste di valore storico, è stata poi incentrata su testi didattici, scientifici, riguardanti il mondo moderno, i beni culturali in generale e in particolare quelli locali. Con la ristrutturazione del 1999 è stata creata inoltre una sezione mediateca;

Di seguito le altre biblioteche:

Scolastiche

  • Biblioteca del Conservatorio di musica;
  • Biblioteca del Liceo classico P. Giannone;
  • Biblioteca Michele Orlando, Liceo scientifico statale G. Rummo;
  • Biblioteca Dante Alighieri, Liceo G. Guacci;

Ecclesiastiche

Di altre istituzioni

  • Biblioteca del Museo del Sannio;
  • Biblioteca dell'Archivio di Stato;
  • Biblioteca della Camera di Commercio;
  • Biblioteca del Centro Raffaele Calabria;
  • Biblioteca dell'ex Banca sannitica, Villa dei Papi;
  • Biblioteca dell'Azienda ospedaliera G. Rummo;

Ricerca[modifica | modifica sorgente]

  • A Benevento si trova l'Osservatorio Astronomico del Sannio, il più grande d'Italia per ospitalità e ricettività. Ideato e realizzato dall'astronomo Antonio Pepe a cui ne è affidata anche la direzione, si trova a Pacevecchia, la zona alta della città, presso il Centro congressi la Pace;
MARSec.png
  • Sempre a Pacevecchia, nella Villa dei Papi, è stato installato il MARSec (Mediterrean Agency for Remote Sensing and Environmental Control), ovvero un centro di telerilevamento satellitare e monitoraggio ambientale che guarda gran parte dell'Europa, realizzato in collaborazione con l'Università del Sannio. I dati vengono utilizzati per il monitoraggio delle variabili ambientali su larga scala, il controllo dei cambiamenti del territorio (change detection) sia in ambito ambientale (frane, coste, cave, fiumi, ecc.) che urbanizzato (abusivismo edilizio), l'aggiornamento speditivo della cartografia tecnica a piccola scala; oppure sono messi a disposizione, così come vengono acquisiti, per gli usi possibili da parte della Protezione Civile e degli Enti predisposti al controllo, ecc. Il centro collabora con diverse agenzie spaziali e aziende del settore nazionali ed internazionali (NASA, Agenzia spaziale canadese, ImageSat International, ecc.). Degno di nota il "camuffamento" artistico dell'antenna ricevente, opera di Salvatore Paladino;
  • Da poco attivo, infine, il GeoBioLab (Laboratorio Europeo Naturalità), in contrada Pontecorvo. Esso è un museo e laboratorio didattico dedicato alla geologia e alla biologia, strutturato in percorsi di esposizione.

Università[modifica | modifica sorgente]

Dal 1990 Benevento è sede dell'Università degli Studi del Sannio, ospitata in varie strutture cittadine. L'ateneo è rinomato soprattutto per la formazione nel campo dell'informatica[senza fonte];

Un'ulteriore polo universitario è dato dalla presenza in città dell'Università degli Studi Giustino Fortunato, ateneo privato;

  • Università cattolica del Sacro Cuore

A Benevento è presente il Centro di Cultura Raffaele Calabrìa, nel Palazzo Arcivescovile, il quale è legato all'Università Cattolica;

  • Istituto superiore di scienze religiose

L'Istituto superiore di scienze religiose "Redemptor hominis"[17], istituto accademico eretto dalla Congregazione per l'Educazione Cattolica, che rilascia i titoli di Laurea in Scienze Religiose abilitanti all'insegnamento della religione cattolica nelle scuola di ogni ordine e grado, nonché offre una serie di percorsi di approfondimento della fede per laici e religiosi;

  • Conservatorio Statale di Musica "Nicola Sala"
  • Per quanto riguarda la formazione professionale, è presente in città dal 1983 la scuola tecnica[18].

Musei[modifica | modifica sorgente]

È il principale museo di Benevento, allestito nella Rocca dei Rettori, che ospita la sezione storica, e nel chiostro della chiesa di Santa Sofia. Qui si trovano importanti reperti di epoca sannitica, romana, longobarda, e una serie di opere d'arte dei secoli dal XVI al XX; inoltre una raccolta numismatica e di volumi e documenti antichi. Nel Museo del Sannio sono conservati molti reperti provenienti dall'antico Egitto, riguardanti soprattutto il culto della dea Iside che a Benevento era molto sentito in età imperiale.
  • Museo Diocesano
Il Museo Diocesano è una raccolta di quanto è stato possibile salvare dalla distruzione del duomo di Benevento durante la seconda guerra mondiale. È situato nella sua cripta, che in realtà è la prima chiesa su cui poi fu elevata la cattedrale. Oltre a conservare antichi affreschi, ospita la cattedra vescovile detta di San Barbato, e quanto rimane dei tumuli dei principi longobardi una volta situati in piazza Duomo.
L'ARCOS, inaugurato il 25 giugno 2005, si trova nel piano seminterrato del Palazzo del Governo; oltre a possedere un'esposizione permanente, organizza periodicamente mostre tematiche con opere dei grandi dell'arte contemporanea. Vi sono esposizioni anche al Palazzo Paolo V;
  • Museo Strega
È un museo privato dedicato al liquore Strega, uno dei simboli di Benevento. Inaugurato il 14 giugno 1999, si trova presso lo stabilimento produttivo dell'Alberti, di fronte alla stazione ferroviaria. Tra i suoi primi visitatori furonoDacia Maraini e Lina Wertmuller. Il Museo è visitato giornalmente dalle scuole e dai turisti italiani ed esteri. È suddiviso in: sezione storica; sala delle erbe, con la cassettiera contenente tutte le 76 erbe del liquore Strega; sala degli alambicchi; sala delle imitazioni; sala del Premio Strega; sala dei ricordi; sala dei manifesti.
  • Museo della tecnica e del lavoro in agricoltura (MUSA)
Si trova nella contrada San Cumano. Oltre a ricostruzioni degli ambienti di una casa contadina, esso è principalmente una mostra dei macchinari usati in agricoltura nel corso della storia.

Arte[modifica | modifica sorgente]

Pittura[modifica | modifica sorgente]

Tra gli artisti locali è da menzionare innanzitutto Perinetto da Benevento, che decorò la chiesa dell'Annunziata, dipingendo nell'aprile 1456 le Sette Gioie della Vergine, nel marzo 1457 Storia di San Giorgio e della Donzella, Sant'Antonio, La Madonna, San Michele con quattro Angeli. Diversi altri lavori furono eseguiti dal Perinetto a Napoli; su tutti si ricorda il ciclo di affreschi rinascimentali della cappella Caracciolo del Sole nella chiesa di San Giovanni a Carbonara.

Nel secolo successivo l'artista di maggior spicco fu Donato Piperno. Nel 1589 nella chiesa di San Domenico dipinse su legno San Vincenzo Ferreri e forse il Rosario; sono suoi, inoltre, il Martirio di San Gennaro nella chiesa dell'Annunziata, la Pace nell'aula delle riunioni dell'ex Seminario, la Deposizione nella chiesa di Sant'Agostino, Sant'Orsola anacoreta con Sant'Onofrio e Sant'Antonio abate nella chiesa di Santa Sofia.

Nel XVIII secolo Basilio Alvano dipingeva il quadro di Elia e Daniele, fatto collocare dall'arcivescovo Landi nella navata maggiore dell'antica chiesa Metropolitana, mentre il sacerdote Giuseppe Cassella nel 1786 dipingeva la Parrocchia di Santa Maria della Verità con una serie di affreschi, successivamente perduti nella guerra e nel terremoto nel 1980.

Nel XIX secolo svariati artisti furono attivi in città. Giuseppe Salvetti realizzò nel 1840, nel centro della volta della crociera dell'antica Chiesa Metropolitana, un grande dipinto dei santi Bartolomeo, Gennaro e Barbato, voluto dal cardinale Bussi.

Achille Vianelli nel 1850 fece apparire alla chiesa Santa Sofia un'aula di disegno che vide cultori come l'acquarellista Luigi Petrosini, Giuseppe Petrosini, il caricaturista Vincenzo Romano. Giuseppe Chiarotti (m. 17 gennaio 1905) dipinse San Pantaleone nell'estinta cappella omonima in piazza Piano di Corte. Suo anche un quadro perduto della Desolata in via Episcopio (già calata Olivella). Francesco Pastore (m. 22 dicembre 1907) dipinse Un brutto quartodora, negli uffici dell'Economato del Palazzo Provinciale; il cardinale Di Rende gli commissionò inoltre una rappresentazione di San Barbato per la cappella del Convitto Arcivescovile, ed a lui l'avv. Ignazio Pilla fece eseguire il ritratto del cardinale Donato Maria Dell'Ollio e quello del patriota Federico Torre.

Da ricordare inoltre: Gaetano De Martini, Maurizio Barricelli, Raffaele Maienella, Cesare Mainella, Attilio Zanchelli, Nicola Silvestri.

Il più autorevole esponente beneventano della pittura contemporanea è Mimmo Paladino, ex-docente del Liceo Artistico, assurto agli allori della fama mondiale con mostre in America ed in Cina. È tra i massimi esponenti della Transavanguardia. Attualmente[quando?] vive e lavora a Benevento.

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

Giovanni De Vita in Thesaurus Antiquatarum menzionava, tra i collegi di arti e mestieri esistenti in epoca romana a Benevento, quelli dei tibicines e degli artifices organorum, ovvero suonatori e costruttori di strumenti. A conferma di ciò nel 1912, durante i lavori di costruzione della ferrovia Benevento-Cancello, nelle vicinanze della chiesa dei SS. Cosma e Damiano furono rinvenuti reperti che attestavano l'esistenza di un collegio musicale romano.

Per quanto riguarda il Medioevo, la Biblioteca Capitolare di Benevento raccoglie numerosi codici musicali risalenti al IX secolo, scritti in notazione neumatica. Essi costituiscono la più grande raccolta di musica antica a disposizione oggi.

Nel XVI secolo si ha notizia di un primo organo in città, costruito fa Fabio Scoppa e Carlo Scala, posto nella scomparsa chiesa di Santo Spirito, all'inizio dell'odierno corso Garibaldi. Questo secolo e il successivo vedono numerosi contributi alla musica da parte di artisti locali. Domenico Scorpione, insegnante di musica al seminario, compose i Sacra Modulamina (1672), completa da cappella dedicata a Gioacchino Monti. Caratterizzata dal basso continuo dell'organo, comprende quattro "antifone" e "litanie della Beata Vergine" a cinque voci. Scorpione scrisse inoltre testi teorici come le Istituzioni Corali, dedicata al vescovo Orsini e un Introduttorio musicale. In questo periodo si annoverano poi Don Prisco Della Porta, maestro di cappella nella chiesa Metropolitana, che diede alla stampa Arianna Musicale, operetta dedicata al De Nicastro; e Sipontino, arciprete della Metropolitana.

Nel XIX secolo è famosa l'accademia poetica e musicale celebrata nel convitto delle Orsoline il 1º novembre 1849, in onore di papa Pio IX in visita a Benevento. In questo periodo si annoverano l'agostiniano Beniamino Arena, vissuto ai primi del secolo, compositore di canti sacri per il popolo, fra cui un famoso Miserere. Giuseppe Petrosini, ritrattista e musicista, fondatore della società mandolinista e del circolo filodrammatico, scrisse parecchie suonate, valzer (fra cui La vallata del Sabato, scherzo con tamburelli) e sinfonie (fra cui Aurora). Alla sua morte lasciò il suo harmonium al tempio della Madonna delle Grazie. Antonio De Maria fu un altro musicista, capo opera per circa 40 anni della schola cantorum del seminario. Anche il clinico Gaetano Rummo non ancora ventenne, appena diplomatosi in pianoforte al conservatorio di San Pietro a Maiella, musicò Iarba di Salvatore Cosenza, in tre atti, eseguita il 17 marzo 1900 nel Teatro Comunale Vittorio Emanuele.

Nel 1980 è sorto anche a Benevento un Conservatorio musicale, situato nell'antico palazzo De Simone (già Collegio La Salle), e dedicato nel 2006 al compositore sannita Nicola Sala. Il Conservatorio dispone di una notevole biblioteca musicale con un patrimonio musicale di oltre 4.000 volumi ed opuscoli, di circa 300 dischi e di sei periodici correnti.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

I primi piatti sono a base di pasta (condita con sugo di agnello o ragù). Tipici di tutto il Sannio sono i cecatielli, le lasagne, i cavatelli con i broccoli, le fiavole preparate con pasta sfoglia con ripieno di uova e formaggio e i panzerotti di San Giuseppe (a base di pasta sfoglia con ripieno di ceci e cannella). Altri piatti tipici sono il mugniatiello, involtino a base di fegato, polmone, prezzemolo, aglio, avvolti con budella di agnello e di legumi, preparati in vari modi, e il natalizio cardone, a base di germogli di carciofo opportunamente trattati.

Prodotti tipici[modifica | modifica sorgente]

Una bottiglia di Liquore Strega
Il torrone di Benevento[modifica | modifica sorgente]
La sede delle Fabbriche Riunite Torrone di Benevento

Nel I secolo d.C. il poeta latino Marziale annoverava la cupedia (più tardi "copeta"), progenitrice del torrone, tra i prodotti tipici di Beneventum e del Sannio in generale. Il nome cupedia, che letteralmente significa "cose desiderate" (o anche cupita, "desiderata") si rifà alla squisitezza di questo dolce che lo rendeva, appunto, desiderabile. Era un dolce a base di miele, albume d'uovo, mandorle o nocciole, diffuso tra le classi ricche come tra quelle povere. Ben poco si differenziava dal futuro torrone, che sarebbe nato come versione raffinata della cupedia, annasprato o ricoperto di grana di zucchero. La sua fama si diffuse a partire dal XVII secolo: a quei tempi in occasione delle feste natalizie era usuale inviarne ai prelati di Roma, capitale dello Stato Pontificio di cui Benevento faceva parte. Nel secolo successivo, infatti, nacque il Torrone del Papa, con zucchero liquefatto, pinoli e frutta sciroppata, oltre al Perfetto Amore, ricoperto di cioccolato, limone o caffè, e all'Ingranito, arricchito da confetti cannellini. Furono però i Borboni nel XIX secolo a valorizzare questo prodotto facendolo diventare una specialità natalizia: alla casata fu dedicato il Torrone della Regina.

Verso gli inizi del nuovo millennio, si ricomincio a produrlo prediligendo le tecniche artigianali e ne vengono prodotte nuove varietà che hanno pur sempre alla base la stessa ricetta vecchia di secoli. Gli ingredienti utilizzati provengono rigorosamente dal Sannio: così facendo vengono anche incoraggiate alcune produzioni locali, come quella del miele. La sua fama è nazionale; continua ad essere un dolce soprattutto natalizio: in particolare è diffuso il torrone bianco, alle nocciole o alle mandorle. Due le ditte produttrici principali: la Strega Alberti (nota anche per il liquore) e le Fabbriche Riunite del Torrone di Benevento, entrambe con sede al Rione Ferrovia. Ma è un prodotto tipico anche della provincia: da menzionare soprattutto il torroncino "Bacio" di San Marco dei Cavoti ricoperto di cioccolato, e il "Torroncino del Fortore" di Montefalcone di Val Fortore.

È in preparazione[quando?] la richiesta per la registrazione IGP.

Cardone[modifica | modifica sorgente]

Il Cardone è una zuppa di cardi con brodo vegetale, pollo, uova e polpettine, servito con crostini di pane, tipico piatto natalizio[19][20].

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Spettacoli[modifica | modifica sorgente]

  • Benevento Classica: Festival Internazionale di Musica da Camera organizzato dall'Accademia Musicale del Sannio.
  • SanniOpera Festival: festival annuale di musica classica, lirica e sinfonica organizzato dall'Associazione EufoniArchE.
  • Festival internazionale di musica classica e lirica (a luglio)
  • Colori Sonori (luglio - agosto): rassegna organizzata dalla compagnia stabile Solot in collaborazione con la provincia. Attraverso la musica si va alla riscoperta di etnie e culture.
  • Sannio Fest (giugno): rassegna dei gruppi musicali beneventani che si svolge annualmente in Piazza Roma.
  • Benevento Città Spettacolo (a settembre): festival di teatro, musica e cinema, accompagnato da mostre ed incontri culturali.
  • Stagione teatrale Palcoscenico Duemila (novembre - aprile), promossa dal Teatro Pubblico Campano in collaborazione con l'assessorato alla Cultura del Comune, e con il patrocinio della Regione Campania e dell'Ente Teatrale Italiano. La rassegna nasce nel 1988, ed insieme alla "Città Spettacolo" ha segnato la nascita e la crescita della tradizione teatrale di Benevento.

Premi[modifica | modifica sorgente]

  • Premio Callisto, premio Internazionale di pittura Città di Benevento
  • Concorso Nazionale di Flauto Emanuele Krakamp , concorso Nazionale di Flauto "Emanuele Krakamp", considerato uno dei maggiori concorsi sul territorio nazionale, organizzato dall'Accademia Musicale del Sannio "F. Devienne" è giunto nel 2008 alla 20ª edizione.
  • Premio Gladiatore d'Oro per le personalità che hanno dato lustro al Sannio.
  • Premio Strega (a giugno/luglio): premio letterario a cui possono concorrere le opere edite in Italia nell'anno appena trascorso.

Feste religiose[modifica | modifica sorgente]

Nelle feste religiose del Sannio Beneventano vi sono ancora alcuni riti tradizionali di evidente origine pagana: di carattere pastorale quelle dei paesi transcalorini confinanti con la Campania, e di carattere greco-orgiastico quelle dei paesi ciscalorini confinanti con la Campania; da circa un secolo vi è stato abolito in alcuni di essi qualche avanzo di sacrificio cruento con l'uccisione di un agnello o di un maiale.

Le principali feste religiose di Benevento sono:

Altri appuntamenti[modifica | modifica sorgente]

  • Benevento Longobarda (a giugno): ciclo di rievocazioni storiche incentrate sulla figura del duca longobardo Arechi II
  • Beach Volley Cup (a giugno)
  • Ben Torrone: rassegna prenatalizia, svoltasi per la prima volta agli inizi di dicembre 2004, dedicata al dolce simbolo della tradizione culinaria sannita: il torrone. La manifestazione, organizzata dal Comune di Benevento, si svolge nel centro storico. La rassegna riunisce i maggiori produttori di torrone sia del Sannio che provenienti da varie regioni italiane.

Vita notturna[modifica | modifica sorgente]

Grazie al costante aumento della popolazione studentesca, ha subito una svolta anche la vita notturna della città. Sono sempre di più gli imprenditori che decidono di aprire un locale nel capoluogo sannita, da pub a discoteche, passando per ristoranti, pizzerie o semplici bar. Molto frequentato è il centro storico dove generalmente nei week-end comitive di giovani ragazzi e non solo si trattengono fino a tarda notte per i vicoli ed i locali presenti in gran numero tra Piazza Piano di Corte, Piazzetta Vari, fino ad arrivare alla piazzetta dove è ubicato il famoso arco di Traiano. A Benevento ogni anno giungono molti ragazzi stranieri grazie al Progetto Erasmus che gemella l'Università del Sannio con i più famosi atenei d'Europa.

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Suddivisioni storiche[modifica | modifica sorgente]

La città di Benevento è suddivisa in sei quartieri o rioni:

Centro storico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Centro storico di Benevento.

Il centro storico di Benevento si trova su un'altura fra il corso dei fiumi Calore e Sabato, digradante verso la loro confluenza, ad ovest. È attraversato da un asse viario principale costituito dal Corso Dante e dallo spazioso Corso Garibaldi, sul quale si aprono alcune piazze (Cardinal Pacca, Duomo, Orsini, Roma, Matteotti). Nel punto più alto si trova il castello, la Rocca dei Rettori.

Nei due corsi confluisce un'irregolare rete di vicoli, nella quale sono distinguibili alcuni rioni storici, fra cui i medievali Trescene e Triggio, situati rispettivamente all'estremo nordorientale e sudoccidentale. I longobardi eressero una cinta muraria che includeva tutta la zona, della quale rimangono solo alcuni tratti. L'acropoli di Benevento conserva una cospicua quantità di monumenti, di cui i principali sono posti su Corso Garibaldi.

La struttura del centro è segnata dall'impianto della città romana, di cui il corso Garibaldi riprende il tracciato del decumano massimo. Oltre agli antichi monumenti di cui si parla nelle sezioni seguenti sono presenti alcune architetture notevoli realizzate dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. Negli anni cinquanta viene costruito su progetti di Gennaro De Rienzo e Vincenzo Miccolupi il complesso di edifici della Via Traiano. Più tardi l'edificio INA Assitalia di Davide Pacanowsky, la sede tecnica della SIP di Nicola Pagliara, l'Hortus Conclusus di Mimmo Paladino, Roberto Serino e Pasquale Palmieri, la nuova ala del Museo del Sannio di Ezio De Felice, alcuni restauri notevoli come quello di Palazzo Paolo V su progetto di Gianfranco Caniggia e di Palazzo Mosti (attuale sede del Comune) di Giovanni Consolante, oltre che della Rocca dei Rettori dello stesso De Felice. Infine agli inizi del nuovo secolo sono stati realizzati alcuni interventi significativi come il museo ARCOS progettato da Vittorio Maria Berruti ed il Liceo Artistico nell'area parco di Sant'Ilario dell'architetto Raimondo Consolante. La riqualificazione dell'area dell'Arco del Sacramento degli architetti Damiano Dolce, Roberta Di Ciò e Nicola Moffa ha dato inizio ad una serie di interventi coordinati per il recupero del quartiere Triggio, a ridosso del Teatro Romano. Risulta attualmente[quando?] in costruzione la sede di un secondo museo di arte contemporanea di fronte al Duomo, progettato dagli architetti torinesi Roberto Gabetti ed Aimaro Isola.

Rione Mellusi-Atlantici[modifica | modifica sorgente]

La zona nuova del centro cittadino sorge ad est del centro storico, continuando la salita della stessa collina. Lo attraversano due lunghi viali alberati paralleli: Viale Antonio Mellusi, costruito nel dopoguerra, e Viale Atlantici, prosecuzione ideale di Corso Garibaldi, completato nel 1932 su progetto dell'ingegnere Gennaro De Rienzo e dedicato ai "Trasvolatori Atlantici".

All'inizio dei due lunghi viali si trovano, rispettivamente: la grande Piazza Risorgimento, in cui si trova il Liceo Classico progettato dall'architetto Luigi Piccinato e la ex sede della Banca d'Italia, un edificio lecorbuseriano progettato dagli architetti Massimo Nunziata e Gerardo Mazziotti e La Villa Comunale che è invece esempio di giardino di fine ottocento progettato dall'architetto napoletano Alfredo Dehnardt. la zona alta è caratterizzata da altri edifici scolastici importanti: la scuola elementare Mazzini progettata dall'architetto Frediano Frediani e la scuola media Pascoli dell'architetto Giovanni Consolante.

Il quartiere è costituito principalmente da palazzi, ingentiliti da molto verde. Risalendo Viale Atlantici si trovano la sede della Soprintendenza ai Beni Archeologici (nell'ex convento di San Felice), il Seminario Arcivescovile, la Scuola Allievi Carabinieri. Circa a metà del viale, sulla destra vi è un crocefisso posto nel XIX secolo[21]. Nel quartiere si trovano inoltre il Teatro-Auditorium Nicola Calandra, il Palazzo di Giustizia, in Via Raffaele De Caro, e gli uffici dell'ASL1, in Via Patrizia Mascellaro. Edifici notevoli sono le ville neoliberty dell'architetto Vincenzo Miccolupi.

I viali Mellusi ed Atlantici ad est si ricongiungono tramite Via Almerico Meomartini, che porta ad un piazzale sopraelevato, dove si trova il Convento dei Cappuccini.

Rione Pacevecchia[modifica | modifica sorgente]

Villa dei Papi

Proseguendo lungo l'altura seguendo Via delle Puglie, si incontra la zona residenziale di Pacevecchia. Qui si trova il più grande ospedale cittadino, il Gaetano Rummo. Il quartiere presenta graziose villette e fabbricati di nuova costruzione, e si sviluppa attorno al parco di Villa dei Papi, residenza del vescovo Orsini. A Pacevecchia si trova lo stadio in cui gioca il Rugby Benevento.

Il quartiere prende il nome dalla pace che fu qui firmata dalle fazioni cittadine nel 1530, dopo quasi un secolo di avversità. Visto il contributo fornito dal padre cappuccino Lodovico da Napoli per la sottoscrizione dell'accordo, il Comune volle ringraziare i frati permettendo loro di costruire un convento. La costruzione originaria sorse in una collocazione diversa da quella odierna: distrutta da un terremoto, fu sostituita dalla villa dell'Orsini.

Pacevecchia è detta anche la "zona alta" di Benevento, essendo l'area a maggiore altitudine della città: è ivi locato l'Osservatorio Astronomico del Sannio [3] e il centro MARSec.

Rione Ferrovia[modifica | modifica sorgente]

Il Rione Ferrovia si trova a nord del fiume Calore; il principale collegamento con il centro è costituito dal Ponte Vanvitelli. Subito dopo il ponte si incontra piazza Leonida Bissolati da cui a sinistra si aprono via Valfortore (già Francesco Paga), che conduce ale vie di collegamento con i Comuni del Fortore, e il Lungocalore Manfredi di Svevia (ove si ritiene che un tempo sorgesse la chiesa di San Marciano, già diruta nel XVIII secolo, nella quale papa Adriano IV diede a re Guglielmo I di Sicilia l'investitura di Duca di Puglia e di Sicilia, come si legge nelle cronache). La via Lungocalore Manfredi di Svevia prende il nome dal luogo in cui venne sepolto re Manfredi di Svevia morto a Benevento nel corso dell'omonima battaglia. Le ossa del re vennero poi profanate dal vescovo di Cosenza, come ricorda Dante Alighieri nella Divina Commedia:

« [...] Io mi volsi ver lui e guardail fiso:
biondo era e bello e di gentile aspetto,
ma l'un de' cigli un colpo avea diviso.
...
Se 'l pastor di Cosenza, che a la caccia
di me fu messo per Clemente allora,
avesse in Dio ben letta questa faccia,
l'ossa del corpo mio sarieno ancora
in co del ponte presso a Benevento,
sotto la guardia de la grave mora.
Or le bagna la pioggia e move il vento
di fuor dal regno, quasi lungo 'l Verde,
dov'e' le trasmutò a lume spento.
...
Poi sorridendo disse: Io son Manfredi,
nepote di Costanza imperatrice [...] »
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Purg. c. III, v. 103-145)

Il rione è attraversato dal viale Principe di Napoli, che porta dal ponte alla stazione ferroviaria (da cui il nome). Lungo il suo corso si trovano la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli e l'Ospedale Sacro Cuore di Gesù, tenuto dall'ordine religioso dei Fatebenefratelli.

L'abitato non si protrae molto profondamente nelle traverse che partono dal viale: ad est del rione si trova la zona industriale di Pezzapiana. Nel Rione hanno inoltre sede le due principali industrie dolciarie della città: le Fabbriche Riunite Torrone di Benevento e la Strega Alberti (di fronte alla stazione).

Poco dietro la stazione si trova la rotonda dei Pentri, al centro della quale è stato eretto un monumento a Padre Pio.

Rione Porta Rufina[modifica | modifica sorgente]

La galleria di Piazza Commestibili (Malies).

La collina del centro storico presenta una forte pendenza verso sud, ai piedi della quale vi è la zona di Porta Rufina, detta così da un ingresso della città andato distrutto. Il collegamento con la zona alta avviene principalmente tramite Piazza Orsini e Via delle Puglie, lungo la quale si trova la Facoltà di Scienze Economiche dell'Università. Nel rione si apre piazza Commestibili, sede del mercato alimentare fino ad inizio Novecento, dalla fine del 2007 adibita a galleria commerciale. Vi è inoltre l'ufficio postale centrale della città.

Rione Libertà[modifica | modifica sorgente]

Il Rione Libertà, intitolato alla liberazione nazionale nella seconda guerra mondiale, presenta la tipica forma a scacchiera delle zone periferiche, con ampi viali alberati e grandi condomini. Il Rione libertà, nato, oltre il corso del fiume Sabato, durante il ventennio fascista e fortemente ampliatosi nel secondo novecento, è oggi[quando?] il quartiere più popoloso della città. Rappresentativa è soprattutto la parte ad ovest di via Napoli, che presenta strade ortogonali, in cui si aprono vasti spiazzi liberi. Molti dei palazzi per abitazioni, dall'aspetto sobrio e massiccio, sono in cattive condizioni e fra di essi si trova la chiesa di San Modesto. Le zone ad est di via Napoli presentano una topografia meno regolare, poiché i palazzi non sono stati costruiti secondo un piano unico; qui si trova un'altra chiesa moderna, dedicata alla Madonna Addolorata.

Il settore nord-est assume in genere un altro nome, Santa Colomba. Vi si trovano il moderno Centro Servizi Amministrativi della Provincia di Benevento, lo stadio Ciro Vigorito e diversi plessi scolastici. Attorno allo stadio si svolge, il sabato, il più grande mercato cittadino. Procedendo via Napoli dal ponte Santa Maria degli Angeli, oltre l'allacciamento con la tangenziale si trova San Vito, una zona accresciutasi tra gli anni novanta e l'inizio del duemila ed affermatasi come nuova zona commerciale della città.

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Diventate rioni:

Acquafredda, Cancelleria, Capodimonte, Cellarulo, Cretarossa, Epitaffio, Madonna della Salute, Olivola, Pantano, Piano Cappelle, Ponte Corvo, San Chirico, San Domenico, San Vitale.

  • Altre contrade:

Caprarella, Cardoncielli, Cardoni, Chiumiento, Ciancelle, Ciofani, Cretazzo, Francavilla, Gran Potenza, Imperatore, Lammia, Masseria del Ponte, Masseria La Vipera, Mascambruni, Montecalvo, Pamparuottolo, Perrottiello, Pino, Rosetiello, Ripa Zecca, Roseto, Santa Clementina, San Cumano, Sant'Angelo a Piesco, Scafa, Serretelle, Sponsilli, Torre Alfieri, Vallereccia.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Il Beneventano è tradizionalmente una zona a vocazione agricola. Sebbene l'attività agricola interessi soprattutto i comuni della provincia, Benevento non fa eccezione, avendo nel suo territorio comunale ampie zone rurali. Tra le principali coltivazioni, l'uva, le olive e il tabacco.

Industria[modifica | modifica sorgente]

Il settore secondario è piuttosto dinamico, soprattutto al livello delle piccole imprese. L'industria più sviluppata è quella alimentare, che comunque non raggiunge grandi dimensioni: in particolare sono importanti le industrie dolciarie (produzione del famoso torrone), ma vi è anche lo storico pastificio Rummo. Sono presenti inoltre industrie tessili, edili, metalmeccaniche, di lavorazione delle pelli e del legno. Presente anche l'attività artigianale.

Servizi[modifica | modifica sorgente]

Il settore terziario è indubbiamente la leva dell'economia cittadina. Tuttavia, il commercio al dettaglio nel centro cittadino ha registrato nell'ultimo periodo una flessione non trascurabile, dovuta principalmente all'apertura di due centri commerciali negli ultimi anni.

Per il suo sviluppo economico, Benevento punta sulla valorizzazione delle produzioni tipiche locali, sulla conquista di un ruolo centrale in ambito nazionale per le vie di comunicazione e la ricerca scientifica, e soprattutto sullo sviluppo del turismo. La città vuole sfruttare pienamente il suo patrimonio storico e quello naturalistico dell'hinterland. Mentre il centro storico viene ristrutturato e sorgono nuovi musei, stanno, quindi, moltiplicandosi esercizi di ristorazione, alberghieri ed agrituristici.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La stazione principale di Benevento è situata sulla linea Napoli - Foggia e pertanto risulta essere uno snodo da e per Roma verso la Puglia. In tale stazione fermano i treni Alta Velocità Frecciargento di Trenitalia che collegano Roma a Lecce e che rendono il tempo di viaggio tra il capoluogo sannita e la capitale inferiore alle due ore. Il collegamento con Napoli è assicurato dalla linea Benevento - Cancello, la storica Ferrovia Caudina, costruita nel 1913, ora gestita da MetroCampania NordEst. I restanti treni regionali qui attestati effettuano servizio verso Caserta, Avellino, Salerno, Foggia e Campobasso, benché su tale ultima direttrice il servizio passeggeri di Trenitalia sia ormai effettuato quasi totalmente da autobus sostitutivi.

Le linee afferenti alla Stazione di Benevento sono:

Oltre alla menzionata stazione principale, la città dispone di ben otto stazioni secondarie:

Stazione Centrale di Benevento, dopo la risistemazione della piazza antistante del 2013/2014

Aeroporti[modifica | modifica sorgente]

  • Benevento-Olivola (BEO) 3 km; (aviosuperficie per attività turistica, ultraleggeri)
airfields Contrada Olivola Benevento

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi AMTS.

Trasporti extraurbani[modifica | modifica sorgente]

Sono molte le aziende private che effettuano il collegamento via autobus con quasi tutti i comuni della provincia e con Avellino, Caserta, Campobasso, Napoli e Salerno (quest'ultimo collegamento concepito in particolare per gli studenti dell'università). Inoltre vi sono autobus a lunga percorrenza per Roma e la Toscana. Vi sono due terminal degli autobus.[Quali aziende, quante sono?]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi sindaci di Benevento.

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Benevento è gemellata con:

Inoltre Benevento ha anche dei rapporti con:

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

Calcio a 11

La coreografia giallorossa dei tifosi del Benevento allo Stadio Ciro Vigorito
  • Il Benevento Calcio, erede del fallito Sporting Benevento fondato nel 1929, è la squadra più importante della città, attualmente milita in Lega Pro, l'altra squadra della città, il Forza e Coraggio Benevento, attualmente milita in Eccellenza Campania con alle spalle due campionati di Serie D.

Calcio a 5

Per quanto riguarda il calcio a 5:

Karate[modifica | modifica sorgente]

Il Karate a Benevento si divide in più società. La più famosa è la Seishinkan Benevento fondata nel 1998.Ha come direttore tecnico il Maestro Alfredo Testa (6º Dan).

Rugby[modifica | modifica sorgente]

  • Il Rugby Benevento, nato nel 1966, è stato campione italiano under15 nel campionato 2005/2006 e campione italiano under19 nel 2006/2007. L'Unione Rugby Sannio, nata nel 1998 dalla scissione di alcuni soci del Rugby Benevento, attualmente[quando?] in serie B, nella stagione agonistica 2001/2002 è stata l'unica squadra del Sud Italia ad entrare nella top ten under21;
  • Il 4 giugno del 2009, il rugby sannita si è federato nella nuova franchigia chiamata Gladiatori Sanniti: a fondare i Gladiatori sono gli 8 club rugbystici cittadini e provinciali:
  • U.S. Rugby Benevento,
  • Rugby San Giorgio del Sannio,
  • Polisportiva Libertà,
  • Rugby IV circolo,
  • Unione Rugby Sannio,
  • Rugby Le Streghe,
  • Junior Rugby F.C.
  • Unione Rugby Sannio Junior

[4]. La squadra dei Gladiatori Sanniti nel campionato 2011/2012 ha militato in serie A2.

Basket[modifica | modifica sorgente]

  • Anche la pallacanestro ha un buon seguito le principali società cestistiche sono la Magic Team 92 Benevento che per la stagione 2010-2011 approda in Serie B, grazie alla quarta promozione consecutiva avendo vinto il campionato di serie C1 nella precedente stagione 2009-2010, il campionato di serie C2 nell'anno 2008/09, il campionato di serie D nel 2007/08 e quello di promozione nel 2006/07. Poi seguono la Meomartini Benevento e la Pallacanestro Benevento che militano nella serie C2;
  • Nel recente passato[quando?], la città di Benevento ha anche conosciuto il Basket di alto livello, ai tempi dell'A.P. Benevento, militando stabilmente nel campionato B d'Eccellenza (e più volte sfiorando la promozione in serie A2).

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

  • Per diverse volte Benevento è stata sede di arrivo di tappa del Giro d'Italia, la prima nel 1925, l'ultima nel 2009:

Altro[modifica | modifica sorgente]

  • È beneventano Massimo Rao, famoso pittore italiano
  • È beneventana Francesca Boscarelli, campionessa europea ed italiana di spada;
  • La squadra maschile cittadina di pallamano gioca attualmente[quando?] in serie A2;
  • Le squadre cittadine principali di pallavolo sono entrambe femminili: la A.S. Benevento Volley e l'Accademia Volley Benevento, che giocano entrambe in serie B;
  • La principale società di atletica è la Libertas Amatori Atletica Benevento, nata nel 1978, presieduta da Giovanni Caruso; ci sono poi altre associazioni sportive dilettantistiche tra cui la Amatori Podismo Benevento, la Astro 2000 e la Podisti Alto Sannio. Due sono le maggiori manifestazioni di atletica: la Strabenevento che si svolge il 1º maggio (organizzata dalla Podismo Amatori Benevento) e la Mezza Maratona del Sannio che si svolge la seconda domenica del mese di ottobre ed è organizzata dalla Podisti Alto Sannio.
  • A Benevento opera l'Accademia di Santa Sofia, guidata sino al 2013 dalla violinista Carlotta Nobile.

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

Il principale stadio della città è lo Stadio Ciro Vigorito, già Stadio Santa Colomba; inaugurato il 9 settembre 1979, può ospitare 25.000 spettatori. Vi sono anche lo Stadio Pacevecchia e un campo da gioco minore, il Campo Meomartini.

Le strutture sportive coperte di rilevanza maggiore sono il Palatedeschi e il PalaSannio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ ISTAT - Bilancio demografico mensile al 30-6-2011.
  2. ^ DiPI online. URL consultato il 17 luglio 2012.
  3. ^ ISTAT - Bilancio demografico mensile al 30-6-2011.
  4. ^ Venanzio Vari, Il clima di Benevento, 1920, pag .64
  5. ^ Venazio Vari, Il clima di Benevento,1920 pag.65
  6. ^ Le precipitazioni medie si riferiscono al periodo 1981-2000. Fonte: PRUSS Calidone ([1], pagina 9)
  7. ^ Citato in Gianandrea de Antonellis, Storia di Benevento, Edizioni Realtà Sannita, pg.67
  8. ^ Galleria fotografica dei ritrovamenti nel Duomo sul sito del giornale Il Quaderno
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Dati ISTAT
  11. ^ [2]
  12. ^ Classifica de Il Sole 24 Ore sull qualità della vita, Benevento migliora | Sanniopress
  13. ^ a b Qualità della vita, Benevento è la 97ª città d'Italia | NTR24
  14. ^ ItaliaOggi: Benevento 94ª nella classifica sulla qualità della vita - ilQuaderno.it
  15. ^ Qualità della vita a Benevento: Italia Oggi ci colloca al 94º posto | NTR24
  16. ^ http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_2013/home.shtml
  17. ^ Istituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis".
  18. ^ Scuola La Tecnica
  19. ^ Cardone (Benevento) Ristoranti per Gruppi
  20. ^ il "cardone"natalizio beneventano
  21. ^ Sul piedistallo del crocefisso è incisa un'epigrafe dettata da padre Innocenzo Polcari, latinista e prefetto del Seminario Arcivescovile di Benevento: «BONE VIATOR / GRADUS QUAESO SISTE TUOS / UT CRUCEM VEREARIS / CUIUS SUPPLICIO / CHRISTUS / GENUS HOMINUM SERVITUTE LIBERAVIT / MCMVI», trad. «Buon viandante, di grazia, ferma i tuoi passi, affinché veneri la croce, soffrendo la quale Cristo liberò l'uomo dalla servitù».

24 NTR 24 articolo del 18/06/2013 (http://www.ntr24.tv/it/news/cittadini/il-degrado-di-parco-cellarulo-tra-rifiuti-e-incuria-la-nuova-casa-dei-senzatetto-di-benevento.html)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti e documenti[modifica | modifica sorgente]

  • Bascetta A., Venticano di Civitate Beneventana, ABEdizioni, Avellino 2002.
  • De Blasio A., Memorie istoriche della città di Benevento, 1656 Ben. Arch. St. Prov.
  • De Nicastro Giordano, Memorie istoriche della città di Ben., 1688 ss. 3 tomi, Ben. Bibl. Arc.
  • De Nicastro Giovanni, Benevento sacro, Ricolo, Benevento.
  • Gianandrea de Antonellis, Storia di Benevento, Realtà Sannita, Benevento 2008
  • de Antonellis G., Per una storia religiosa del Sannio, Solfanelli, Chieti 2009
  • Mastrozzi Feoli, Memorie della Santa chiesa beneventana, Ben. Bibl. Cap.
  • Palmieri, N. Alvano, G. Perrotti, Inventario generale dei monumenti ed oggetti antichi, medievali e moderni nella provincia di Benevento, 1881, Roma Bibl. dell'ist. di Arch. e Storia dell'arte
  • Baldinucci F., Notizie dei professori del disegna ecc., Firenze 1681-1728, X, 157.
  • Sarnelli P., Memorie cronologiche dei vescovi ed arcivescovi della chiesa di Benevento, Napoli, Roselli, 1691
  • De Vita Giovanni, Thesaurus antiquitatum Beneventanarum - Romae - 1754 - 1764;
  • Stefano Borgia, Storia della pontificia città di Benevento (in tre volumi), Roma 1764
  • Raffaele Garrucci, Le antiche iscrizioni di Benevento, Roma 1875
  • Enrico Isernia, Istoria della città di Benevento dalla sua origine fino al 1894, Benevento 1894
  • Achille Dina, L'ultimo periodo del principato longobardo, e le origini del dominio pontificio di Benevento, Benevento 1899
  • Almerico Meomartini, Gli statuti di Benevento, Benevento 1902
  • Antonio Mellusi, L'origine della provincia di Benevento, De Martini, Benevento, 1911;
  • Martini Ernesto Maria, L'assedio di Benevento del 1633 e le peripezie di don Fabrizio Carafa, Benevento 1915;
  • Fratel Venanzio - Vari, Clima di Benevento, Benevento 1917
  • Cangiano Andrea, Gli statuti di Benevento del XIII secolo, Benevento 1918
  • Mario Rotili, Benevento e la provincia sannitica, Roma 1958;
  • Galasso Elio, Tra i Sanniti in terra beneventana, ed. G. Ricolo, Benevento 1959;
  • Galasso Elio, Saggi di storia beneventana, Benevento 1963;
  • Romano Francesco, Benevento cerniera di sviluppo interregionale, Filo Rosso editore, Napoli 1968;
  • Sangiulo Luisa, Il brigantaggio nella provincia di Benevento: 1860-1880, Benevento 1976
  • Giordano Giovanni, Aspetti di vita beneventana nei secoli XVII e XVIII, Napoli 1976;
  • Daniello Maria Zigarelli, Storia di Benevento, Bologna 1979;
  • Intorcia Gaetana, Civitas Beneventana: genesi ed evoluzione delle istituzioni cittadine nei secoli XIII e XVI, Benevento 1981
  • Romano Francesco - Vari, Benevento tra mito e realtà (vol. 1 e 2), Filo Rosso Editore, Benevento 1981
  • Alfredo Zazo, Benevento romana, 1985;
  • Roberti Roberto, Storia pastorale di Benevento e provincia, 1986;
  • Abbuonandi Alberto, Le streghe di Benevento, ed. C.EDI.M, Milano 1988;
  • Rampone Salvatore, Memorie politiche di Benevento, ed. Ricolo, Benevento, 1988;
  • Bruno Zevi e Sara Rossi, Piano del centro storico di Benevento, Gangemi Editore, Roma, 1988;
  • Gianandrea de Antonellis, Il diritto penale negli statuti di Benevento, 1989;
  • Filippo Bencardino, Benevento, funzioni urbane e trasformazioni territoriali, ESI, Napoli, 1991;
  • Caruso Paola, Antiche fiabe beneventane, ed. Realtà Sannitica, Benevento 1994;
  • Caruso Paola, Santi spiriti streghe ed altre figure della storia e del folclore beneventano, Realtà Sannita, Benevento 1999;
  • Pietronigro Alfredo, Benevento ed il Sannio, La Scarana, Benevento 1995
  • Andrea Jelardi, Benevento antica e moderna, Benevento 2000;
  • Menna Bruno, La Scarana, Viaggio nel Sannio, guida di Benevento e della sua provincia, Benevento 2002;
  • Lucia Gangale, Donne nel Sannio, Napoli 2004;
  • Guida d'Italia - Campania, Touring Club Italiano, Milano 2005;
  • Andrea Jelardi, Breve storia di Benevento, Pisa 2006;
  • Raimondo Consolante, Il Disordine Programmato. Città, territorio, politica, Alisei, Benevento 2006;
  • Daniela Stroffolino, Benevento, città d'autore. Filippo Raguzzini e l'architettura nel XVIII sec., Electa Napoli 2006;

Illustrazioni e guide[modifica | modifica sorgente]

  • Salvatore De Lucia, Passeggiate beneventane, Benevento 1953.
  • Meomartini Almerico, Benevento, Bergamo, I. I.d.A.G, 1909.
  • Zuculin B. Benevento «Le vie d' It e dell'Amer lat» sett., 1931.
  • Zazo Alfredo, Benevento nel Medioevo, Benevento, 1937.
  • Rotili Mario, Benevento,Medaglione di città «Le vie d'It.» sett. 1951
  • Pedicini R., Benevento la regina del Sannio, Milano, Sonzogno, s.d.
  • Lilli Notari, Finestre del Cielo - Guida alle edicole votive di Benevento nel perimetro delle Mura Longobarde, Edizioni Il Chiostro, 1999
  • Zazo Alfredo, Benevento (guida) Ben., s.d.
  • Zazo Alfredo, Benevento Julia Concordia Augusta Felix, Ben., s.d.
  • Giuseppina Bartolini Luongo, Benevento, storia, arte, folkore, Gennaro Ricolo editore, Benevento 1990
  • Andrea Jelardi, Saluti da Benevento - Storia Illustrata della città e della Provincia nei 150 anni di unità Nazionale, Realtà Sannita, Benevento 2011.

Opere e scritti di carattere generale[modifica | modifica sorgente]

  • Almerico Meomartini, I monumenti e le opere d'arte della città di Benevento, Benevento 1899
  • Piccinato L., Urbanistica medioevale in L'urbanistica dell'antichità ad oggi, Firenze, sansoni, 1943.
  • Ducati P., L'arte classica, Torino, U.T.E.T., 1948
  • Lavagnino E., L'arte medioevale, Torino, U.T.E.T., 1949
  • Weidlè W., Le icone bizantine e russe, Firenze, Electa, 1950
  • Croce B., Sommario critico della storia dell'arte nel Napoletano, «Nap. Nob», 1892-1894
  • Schultz H. W., denkmaeler der Kunst des Mittelalters in Unteritalien, Dresden, 1860
  • Garrucci G., Le monete dell'Italia antica, Roma, Salviucci, 1885

Enciclopedie e dizionari[modifica | modifica sorgente]

  • Enciclopedia italiana, III (Via Appia), VI e Appendice I (Benevento), VIII (Campania: Arte, preistoria, vasi campani; caudio), XXIV (Arte neoclassica: F. Caggiano) XXVI (Pitone; Paleografia latina: scrittura beneventana), XXVII (battenti delle porte), XXX (Arte romanica; Saticula, S. Agata dei Goti; Telese) Appendice II (Piccinato)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]