Agrippina maggiore

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Busto di Agrippina conservato al museo archeologico di Istanbul.

Vipsania Agrippina (14 a.C.Ventotene, 18 ottobre 33) , più conosciuta come Agrippina maggiore, è stata una nobildonna romana, appartenente alla Gens Iulia.

Origini familiari ed adolescenza[modifica | modifica sorgente]

Nacque da Marco Vipsanio Agrippa e dalla sua terza moglie Giulia, figlia di Augusto.[1] Dopo la morte del padre e l'esilio della madre, andò a vivere con Augusto e Livia, che si occuparono della sua educazione.

« Augusto allevò la figlia e le nipoti con tale severità che vennero abituate al lavoro della lana e vietò loro di dire o fare qualcosa se non pubblicamente, perché ogni cosa potesse essere annotata nel diario quotidiano. [...] Insegnò personalmente alle nipoti a leggere, scrivere e i principi basilari, impegnandosi affinché imparassero ad imitare la sua scrittura. Non cenò mai con loro se non sedute ai piedi del suo letto, fece un viaggio se lo precedevano su un carro o cavalcavano accanto a lui. »
(SvetonioAugustus, 64.)

Malgrado le disgrazie della madre, dei due fratelli maggiori Gaio e Lucio, morti prematuramente, e successivamente della sorella Giulia minore e del terzo fratello Agrippa Postumo, anche essi esiliati per ordine di Augusto, Agrippina sviluppò un profondo legame con il nonno, che la considerava la sua nipote prediletta. Donna di notevole ingegno, come riconosciuto dallo stesso Augusto, aveva tuttavia la tendenza ad esprimere senza alcun timore il suo pensiero, cosa alquanto pericolosa nella famiglia imperiale.

Agrippina e Germanico[modifica | modifica sorgente]

Poussin, La morte di Germanico, ca 1628, Minneapolis, Institute of Arts

Ancora adolescente sposò nel 4, Germanico,[1] figlio di Druso maggiore e di Antonia minore, a sua volta figlia di Marco Antonio e di Ottavia minore; nello stesso anno Germanico fu adottato, su disposizione di Augusto, da Tiberio, diventando così il più serio candidato alla successione imperiale.[2] Dalla loro unione nacquero nove figli, due dei quali morirono appena nati, mentre un altro morì ancora infante. Gli altri furono: Nerone Cesare, Druso Cesare, Gaio Cesare, conosciuto anche come Caligola, Giulia Agrippina, (Agrippina minore la futura madre dell'imperatore Nerone), Giulia Livilla e Giulia Drusilla.[3]

Fra il 13 e il 14 raggiunse Germanico presso il Reno a Colonia Agrippina, dove, durante la rivolta delle legioni di Germania, fu costretta dal marito a lasciare il campo dei legionari insieme col figlio Gaio ancora infante. Comunque Gaio, su insistenza degli stessi legionari, fu riportato indietro, mentre Agrippina rimase presso i Treviri, dove partorì.[4] In seguito fu lei che impedì la distruzione del ponte sul Reno, dopo che si erano diffuse voci su un accerchiamento da parte di tribù germaniche di quattro legioni romane oltre il fiume, permettendo così la loro ritirata. Tacito a tal proposito scrive:

(LA)
« Perseverat interim circumventi exercitus fama et infesto Germanorum agmine Gallias peti, ac ni Agrippina impositum Rheno pontem solvi prohibuisset, erant qui id flagtium formidine auderent. »
(IT)
« S'era diffusa, intanto, la notizia che l'esercito era stato accerchiato e che le milizie germaniche marciavano con intenzioni minacciose verso la Gallia, e, se Agrippina non avesse impedito di rompere il ponte sul Reno, vi sarebbero stati alcuni che per il panico avrebbero osato compiere quell'azione vergognosa. »
(Tacito, Annali,I,69,1.)

Nel 18 accompagnò Germanico nella sua missione in Oriente e durante il viaggio partorì per l'ultima volta nell'isola di Lesbo.[5] In seguito il marito entrò in forte contrasto con il Legato di Siria Gneo Calpurnio Pisone e con la moglie di costui Plancina.[6] Nel 19, di ritorno da un viaggio in Egitto, Germanico morì ad Antiochia dopo alcuni giorni di malattia. Subito si sospettò che Pisone, aiutato da Plancina, amica di Livia Drusilla, lo avesse avvelenato.[7]

Ritorno a Roma[modifica | modifica sorgente]

Roma, Tabularium al Campidoglio: la stele funebre di Agrippina, che conteneva l'urna con le ossa, che il figlio Gaio pose nel mausoleo di Augusto.

Agrippina, tornata a Roma con l'urna contenente le ceneri del marito, fu lasciata in secondo piano nella vita politica, nonostante il forte appoggio popolare. Tacito, a proposito delle preoccupazioni di Tiberio per il consenso di cui la vedova di Germanico godeva, ci dice:

(LA)
« Nihil tamen Tiberium magis penetravit quam studia hominum accensa in Agrippinam, cum decus patriae, solum Augusti sanguinem, unicum antiquitatis specimen appellarent versique ad caelum ac deos integram illi subolem ac superstitem iniquorum precarentur. »
(IT)
« Nulla, tuttavia, fece più impressione a Tiberio che le accese simpatie di tutti verso Agrippina, che chiamavano onore della patria, sola vera discendente di Augusto, unico esempio dell'antica virtù, mentre, rivolti al cielo e agli dei, supplicavano che a lei fosse conservata intatta la figliolanza, uscita incolume dalle insidie dei nemici. »
(Tacito, Annali,III,4,2.)

L'imperatore, istigato dal prefetto del pretorio Lucio Elio Seiano, il quale affermava che a Roma esistevano due partiti, come al tempo delle guerre civili, di cui uno ostile a Tiberio e favorevole ad Agrippina, e preoccupato per questo, cominciò ad ostacolarla.[8] Nacque, inoltre, un'aspra rivalità, legata alla successione imperiale dei rispettivi figli, fra Agrippina e Claudia Livilla, vedova del figlio di Tiberio Druso e amante del prefetto del pretorio.[9] I rapporti si guastarono ulteriormente poco prima della partenza di Tiberio per Capri, quando Agrippina chiese all'imperatore il permesso di sposarsi, senza ottenere risposta, e quando, in seguito, durante un banchetto, non toccò cibo per la paura di essere avvelenata, rifiutando addirittura una mela offerta direttamente da Tiberio.[10]

Esilio e morte[modifica | modifica sorgente]

Nel 29, poco dopo la morte di Livia Drusilla, madre di Tiberio, l'imperatore inviò una lettera al Senato, con la quale accusava il nipote Nerone di dissolutezza ed amori con adolescenti, e Agrippina di arroganza di linguaggio e di superbia.[11] Le vere preoccupazioni di Tiberio erano che Agrippina e Nerone potessero rifugiarsi presso le legioni in Germania, scatenando così una guerra civile, o che, dopo essersi rifugiati presso la statua di Augusto nel foro romano, invocassero in aiuto il Senato e soprattutto la plebe di Roma.[12] Comunque Agrippina fu costretta all'esilio e relegata nell'isola di Pandataria, odierna Ventotene, dove era stata relegata per alcuni anni anche la madre Giulia maggiore. Morì d'inedia a Pandataria il 18 ottobre del 33, lo stesso giorno ma due anni dopo la morte di Seiano.[13] Dopo la sua morte, Tiberio la accusò di dissolutezza e di adulterio con Gaio Asinio Gallo, vantandosi di non averla condannata a morte.[14] Le sue ossa furono recuperate dal figlio Gaio (Caligola) dopo la morte di Tiberio nel 37, e deposte nel Mausoleo di Augusto.[15]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b SvetonioAugustus, 64.
  2. ^ Cassio Dione, Storia romana, LV,13,2.
  3. ^ Svetonio, Vita dei Cesari,IV,7.
  4. ^ Cassio Dione, Storia romana, LVII,5,6-7;Tacito, Annali,I,40-42.
  5. ^ Tacito, Annali,II,54.
  6. ^ Tacito, Annali,II,55-57.
  7. ^ Tacito, Annali,II,69-72; Cassio Dione, Storia romana, LVII,18,9; Svetonio, Vita dei Cesari,III,52.
  8. ^ Tacito, Annali,IV,17.
  9. ^ Tacito, Annali,IV,39-40.
  10. ^ Tacito, Annali,IV,53-54;Svetonio, Vita dei Cesari,III,53. Tiberio comunque non permise neanche a Claudia Livilla di sposarsi con Seiano.
  11. ^ Tacito, Annali,V (Fram),3.
  12. ^ Tacito, Annali,IV,67; Svetonio, Vita dei Cesari,III,53.
  13. ^ Tacito, Annali,VI,25; Svetonio, Vita dei Cesari,III,53; Cassio Dione, Storia romana, LVIII,22,4.
  14. ^ Tacito, Annali,VI,25.
  15. ^ Svetonio, Vita dei Cesari,IV,15; Cassio Dione, Storia romana, LIX,3,5.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Letteratura storiografica

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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