Dalmazia

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Mappa dell'Adriatico con la costa dalmata
Dalmazia.

La Dalmazia (in latino Dalmatia, in croato Dalmacija, in serbo Далмација, Dalmacija) è una regione storico-geografica sulla costa orientale del Mar Adriatico, che si estende dalle isole quarnerine a nord-ovest al fiume Boiana, attuale confine tra Montenegro e Albania, a sud-est.

Geograficamente è una sottile striscia di terra corrispondente al versante marittimo delle montagne balcaniche che costeggiano il mare Adriatico. Solo nella sua parte centrale la Dalmazia si estende fino a 50 km verso l'entroterra (Zagora), fino alle Alpi Dinariche.

Attualmente la Dalmazia è politicamente suddivisa tra Croazia, Montenegro e, per un breve tratto, Bosnia-Erzegovina.

Indice

[modifica] Geografia politica

La Croazia possiede la maggior parte del territorio dalmata, ed esiste una regione amministrativa che ne riprende il nome, divisa in quattro contee, i cui capoluoghi sono Zara (Zadar), Sebenico (Šibenik), Spalato (Split) e Ragusa (Dubrovnik). Ricadono nella Dalmazia geografica anche parte delle contee croate di Segna e di Fiume (ovvero le rispettive isole e lo stretto tratto di costa che corre ai piedi delle Alpi Dinariche, a partire dalla linea Fiume-passo di Urata o Porta Liburnica). Il Montenegro possiede la regione dalmata delle Bocche di Cattaro, comprendente le città di Castelnuovo di Cattaro, Teodo, Cattaro, Budua, Antivari, Dulcigno e parte della municipalità di Cettigne, senza però che a questo territorio corrisponda anche una regione amministrativa.

L'isola di Lesina.

La Bosnia-Erzegovina possiede breve un tratto di costa lungo circa 23 km attorno alla cittadina di Neum, sul Canale della Narenta, che costituisce anche il suo unico sbocco al mare.

[modifica] Orografia, isole ed idrografia

La Dalmazia centrale è separata dal resto della Penisola Balcanica dalle Alpi Dinariche (Dinara).

La sua parte settentrionale, a nord del fiume Zermagna - o Morlacchia - è una stretta regione corrispondente all'incirca al versante marittimo dell'ala settentrionale della Gran Capella (dal Passo di Urata fino all'incontro coi Velebiti) e dei Monti Velebiti (Velebit).

La parte meridionale della Dalmazia (a sud del fiume Cetina), consta del versante marino delle alture erzegovine dei Monti Albi (Biokovo) (1762 m.) e montenegrine. Le cime più importanti della Dalmazia sono il Troglav (1915 m.), il Dinara (1841 m.), il Monsaureo (Mosor) (1331 m.), il Monte Capraro (Kozjak) e il Monte Orjen (1895 m.).

Fanno parte della Dalmazia tutte le isole dell'Adriatico orientale. Le principali isole dalmate, escludendo le isole quarnerine, sono: Pago (Pag), Isola Lunga (Dugi Otok), Ugliano (Ugljan), Pasmano (Pašman), Incoronate (Kornati), Brazza (Brač), Lesina (Hvar), Curzola (Korčula), Lissa (Vis), Lagosta (Lastovo) e Meleda (Mljet).

I fiumi più importanti della Dalmazia sono la Zermagna (Zrmanja), la Cherca (Krka), la Cetina e il delta della Narenta (Neretva), fiume bosniaco che sfocia a sud dei Monti Albi.

Il fertile delta della Narenta.

. In Dalmazia centrale, sulla costa fra Zara e Sebenico, si trova anche il principale specchio d'acqua dolce dalmata, il Lago di Vrana.

Il terreno è di natura calcarea percui sono molto frequenti fenomeni carsici come la formazione di doline, foibe e grotte. La Dalmazia ha una ricca idrografia sotterranea.

[modifica] Clima

La Dalmazia gode di clima mediterraneo, con inverni miti e piovosi ed estati calde e secche, grazie alle catene montuose che riparano la regione dalle correnti d'aria fredda provenienti dalla Penisola Balcanica.

[modifica] Comunicazioni

L'orografia della Dalmazia ha consentito la realizzazione di soli due tratti ferroviari che la collegano con l'entroterra della Penisola Balcanica: la ferrovia Zagabria-Spalato e la ferrovia Sarajevo-Ragusa. La prima attraversa i confini geografici dalmati nei passi che separano i Velebiti dalle Dinariche, la seconda percorre la valle della Narenta e quindi prosegue sulla costa meridionale fino alle Bocche di Cattaro.

Le comunicazioni automobilistiche avvengono maggiormente lungo le rotabili costiere, ed un'autostrada Zagabria-Spalato si affianca alla ferrovia.

Data la natura del territorio, buona parte del trasporto è su acqua, e tutte le principali città dalmate sul mare hanno un porto.

[modifica] Economia

La Dalmazia non ha vaste estensioni di terreno adatte all'agricoltura. Come altre regioni costiere del Mediterraneo limita la propria produzione alla vite da vino, all'ulivo e ad altre colture arboricole. Nella regione centromeridionale (fra Spalato e Ragusa) è diffusa la coltivazione del tabacco.

Il sottosuolo è povero, eccezion fatta per alcuni giacimenti di bauxite, che alimentano una piccola industria siderurgica sulla costa, a Sebenico ed a Dugi Rat. Sulla costa si ricava il sale marino. Nei pressi di Spalato si estrae minerale di calcio, che alimenta i locali cementifici.

La natura montuosa del territorio - tuttavia - ha consentito la realizzazione di impianti idroelettrici, attualmente gli unici della Croazia. Eccezion fatta per il polo industriale di Spalato (cementifici, impianti chimici, cantieri navali, industria conserviera) la principale attività economica della regione resta il turismo, attratto dalle bellezze naturali e storiche dalmate.

[modifica] Natura

A causa del modo in cui scorrono le correnti marine e a come i venti soffiano sull'Adriatico, l'acqua di mare è molto più limpida e calda che sulla costa italiana. Questo, assieme all'immenso numero di cale, isole e canali, rende la Dalmazia particolarmente attraente per le regate ed il turismo nautico in generale. Inoltre esiste un discreto numero di porti turistici. La Dalmazia è anche protetta da diversi parchi nazionali che sono attrazioni turistiche: Paklenica, l'arcipelago delle Incoronate (Kornati), le rapide del fiume Cherca (Nacionalni park Krka) e l'isola di Meleda (Mljet).

[modifica] Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia della Dalmazia.
Resti romani a Salona (Salonae).

[modifica] Protostoria

Si suppone che al momento della prima invasione indoeuropea dell'Europa, l'area adriatica, e quindi anche la Dalmazia, fu occupata da un gruppo di popolazioni affini fra loro, i Liburni, i Giapidi o Japudes e gl'Istri, nell'area orientale, i Piceni, gli Apuli o Japigi nell'area occidentale, sulla penisola italiana.[1] L'area della Dalmazia odierna probabilmente era occupata da tribù di pastori, dediti occasionalmente anche alla pesca e alla pirateria, i Dalmati (Dalmatae) o Delmati. Tale area si congiungeva, nella sua parte più settentrionale, in prossimità del golfo del Quarnero, con quella occupata dai popoli che diedero vita alla cultura dei castellieri. Il centro urbano principale dei dalmati era Delminium, oggi probabilmente in Erzegovina (Duvno), e forse perché originari di questa città già dal 170 a.C. presero il nome con cui sono noti ancora oggi. Probabilmente delminium è un termine di origine albanese che significa pascolo. Già dal 153 a.C i Dalmati erano uniti in una lega e nemici del popolo romano. Publio Cornelio Scipione Nasica li sconfisse per la prima volta e distrusse Delminio. Alcuni storici ricordano anche incursioni celtiche nella costa dalmata, che raggiunsero Salona, arginate poi dai romani.

[modifica] Età romana

L'area della Dalmazia era tradizionalmente compresa in un vasto territorio corrispondente grossomodo alla Ex-Jugoslavia definito Illiria. Già dal III secolo a.C. Roma inviò ambasciate e spedizioni militari in quest'area per contrastare la pirateria e per favorire i commerci dei cittadini nell'area balcanica.

La Dalmazia attorno al XI secolo.

Nel 169 a.C. i Giapidi e i Liburni del Quarnero, popoli all'epoca dediti alla pirateria che ostacolavano i commerci fra l'Epiro e l'area padano-veneta, furono sconfitti dal console Gaio Cassio Longino: la loro sottomissione definitiva avvenne però solo quaranta anni più tardi, nel 129 a.C.. Il dominio romano nell'area fu molto instabile, non furono costituiti municipia, salvo che Salonae (155 a.C.), Narona ed Epidaurum (167 a.C.) nel Regnum Illyricum, e le popolazioni locali erano sempre pronte a ribellarsi, tanto che la conquista effettiva avvenne solo nel 118 a.C ad opera di Lucio Cecilio Metello, che respinse un'invasione dei Celti nell'area, e quindi nel 33 a.C. con la nascita della provincia romana di Dalmatia.

[modifica] Cristianesimo e Venezia

Regno di Carlo Magno, dopo la sconfitta degli avari (791).
La Porta Terrafermana di Zara, con il leone veneziano.

Il cristianesimo si affermò sulla costa dalmata già nel I secolo, ma penetrò nell'entroterra della provincia di Dalmazia molto lentamente, con un notevole ritardo rispetto ad altri territori romani. Sebbene la più antica sede episcopale risalga al 65 secondo la tradizione, Salona, di cui fu vescovo il discepolo di Pietro Tito, le prime diocesi territoriali risalgono al IV secolo e sono quella di Zara (381), Traù, Macaria, Curzola ed Epidaurus. Fu occupata dagli Ostrogoti nel 402 e fu parte con la penisola italiana del regno di Teodorico. Settant'anni più tardi fu riannessa all'Impero romano da Giulio Nepote, divenendo poi un thema bizantino («Thema Dalmatia»), formalmente fino al 600 ca. L'entroterra subì poi l'invasione dei Longobardi e degli Avari e degli Ungari, che spinsero gli slavi fino alla costa dalmata (dal VIII secolo Nona, Bijaći e Knin furono le capitale della Croazia Bianca[2]); tra la Drava e il mar Adriatico sorse poi il primo stato croato sotto il regno di Tomislao I. Fino al 1000 l'area fu devastata da guerre e anarchia, da un lato con la popolazione greco-latina che cercava di resistere alle invasioni barbariche rifugiandosi sulle isole e in piccole città stato, legate dapprima all'Impero Bizantino e quindi alla Repubblica di Venezia e Ragusa, dall'altro con i nuovi regni che si andavano formando nell'entroterra: Serbia e Ungheria-Croazia. Venezia, dapprima nemica di alcune città come Ragusa e Cattaro, dominò incontrastata poi su buona parte della Dalmazia dal 1000 al 1797 col consenso della popolazione locale (nel maggio del 1000 Pietro II Orseolo fu nominato dux Veneticorum et Dalmaticorum), dando alla costa adriatica orientale la forte impronta culturale italiana nel Rinascimento e nell'età barocca, assimilando molti slavi. Le invasioni turche nella penisola balcanica spinsero molti serbi a cercare rifugio in Dalmazia, se già nella seconda metà del Seicento l'etnia serbo-croata si impose nella maggior parte dei territori dalmati, la cultura italiana rimase quella dominante per altri due secoli.

[modifica] Età moderna e contemporanea

Nel 1797 lo stato di Venezia che aveva dominato per quasi quattro secoli la costa adriatica orientale fu abbattuto da Napoleone. Anche la Dalmazia rientrò nei piani annessionistici napoleonici; dopo un breve periodo in cui le città veneziane dalmate furono cedute all'Austria da Napoleone con il trattato di Campoformio; esse finirono poi ancora sotto il controllo francese che dapprima decise l'annessione al Regno d'Italia e successivamente vi istituì il governo delle Province illiriche, con l'Istria, la Carniola, la Craina (confine militare asburgico), le contee di Gradisca e Gorizia, Trieste e parte della Carinzia, di cui fu capitale Lubiana.

La Dalmazia nel XX secolo tra Regno d'Italia (in viola) e Governatorato di Dalmazia (in giallo).

Con la Restaurazione nel 1815 il governo illirico fu affidato all'Impero asburgico, che per un breve periodo costituì un Regno di Illiria, e poi definitiviamente il Regno di Dalmazia, con capitale Zara. Nel 1816, all'indomani della Restaurazione, la comunità italiana rappresentava la quinta parte della popolazione totale della regione[3]. Nella prima metà dell'Ottocento, cominciò a diffondersi in Dalmazia il movimento denominato "illirico", sostenuto dalla maggioranza croata e guidato da un rappresentante di tale gruppo etnico, Ljudevit Gaj. Questo movimento aveva come scopo la creazione di un'unica cultura e coscienza politica degli Slavi del sud. L'etnia maggioritaria della Dalmazia sembrava così essere in quel periodo quella slava, ma non sono ben chiare a quante unità ammontasse la popolazione di cultura italiana. Dopo la Prima guerra mondiale, in base al Patto di Londra l'Italia avrebbe dovuto ottenere la Dalmazia settentrionale, incluse le città di Zara, Sebenico e Tenin. All'annessione si oppose il neonato Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, appoggiato da Woodrow Wilson, e la Dalmazia venne alla fine ceduta allo Stato sud-slavo, con l'eccezione di Zara (a maggioranza italiana), delle isole di Lagosta e Cazza e di quelle carnerine (Cherso, Lussino, Unie, Sansego e Asinello) che divennero italiane. Nel nuovo ordinamento regionale del regno iugoslavo, la Dalmazia faceva parte della Banovina del Litorale con parte dell'Erzegovina.

Nel 1941, durante la Seconda guerra mondiale, la Iugoslavia fu invasa dall'Asse e smembrata. La Dalmazia fu spartita fra Italia, che vi istituì il governatorato della Dalmazia (Dalmazia centrosettentrionale - comprendente Zaravecchia, Sebenico, Traù e Spalato - e le Bocche di Cattaro) e Stato Indipendente di Croazia, che annesse Ragusa e Morlacchia, sebbene in quelle regioni fossero stanziate truppe italiane. Nonostante la turbolenza causata dalla guerriglia di resistenza contro l'Asse, il Governatorato divenne rifugio per le popolazioni dell'entroterra[4] che fuggivano dalle persecuzioni e dalle atrocità commesse dagli ustascia.

Con la resa italiana (8 settembre 1943) lo Stato ustascia croato attaccò il Governatorato di Dalmazia annettendolo fino ai confini del 1941, mentre le Bocche di Cattaro passavano sotto diretta amministrazione militare tedesca, assieme alla città di Zara, che in tal modo riuscì temporaneamente ad evitare l'annessione alla Croazia. Tuttavia la città venne fatta segno di numerosi bombardamenti da parte alleata che la distrussero quasi completamente. Nel dicembre del 1944 l'intera Dalmazia era oramai sotto controllo dei partigiani di Tito, compreso ciò che restava della città di Zara.

Alla fine del conflitto tutta la costa adriatica orientale, compresa Zara e le isole precedentemente italiane, finì sotto la nuova nazione comunista della Jugoslavia federale che amministrò l'area fino alla sua dissoluzione come Stato (1991). La Dalmazia fu quindi annessa al territorio croato ed in parte alla Serbia-Montenegro (Cattaro), mentre la foce della Narenta restò alla Bosnia-Erzegovina.

Divisioni etniche della Dalmazia in base alle religioni professate.

[modifica] Etnografia

La costa adriatica orientale è stempre stata caratterizzata, come buona parte della penisola balcanica, dalla convivenza di diversi gruppi etnici, spesso pacifica, molto più spesso degenerata in conflitti e guerre, specialmente nell'epoca dei nazionalismi.
Le popolazioni storiche che si stanziarono nella costa adriatica sono quella latina, da cui discendono gli oriundi dalmati (Ragusa, Veglia) e morlacchi, quella slava, da cui discendono serbi, croati e bosniaci, e quella italiana, prevalentemente zaratini o funzionari cittadini (Traù, Tenin, Spalato, Quarnaro) assimilati dalla cultura veneziana. Le etnie originarie neolatine furono soppiantate da croati e italiani già a partire dal X secolo, e di loro rimasero poche tracce fino al XIX secolo.

Nel 1941 sotto il Governatorato di Dalmazia, celebrato dagli irredentisti italiani come la Redenzione delle terre italiane nell'Adriatico orientale, i contrasti fra il gruppo etnico italiano e quelli slavi si acuirono anche a causa del clima di terrore instaurato nei territori di competenza della Seconda Armata dal generale Mario Roatta, comandante delle truppe del regio esercito e dai partigiani titini presenti sul territorio. Anche i rapporti fra croati e serbi si deteriorarono bruscamente in quegli anni a seguito degli eccidi perpetrati contro quest'ultima etnia dagli ustascia croati.

Dopo la seconda guerra mondiale, tutta la Dalmazia, compresa Zara, fu annessa alla nuova Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia: da allora, a seguito della persecuzione etnica a cui furono sottoposti, vi fu un vasto esodo di italiani. Così, tra il 1943 al 1955, la componente etnica serbo-croata è diventata sia territorialmente che culturalmente egemone.

Dialetti della lingua serbocroata.

[modifica] Comunità serbo-croata

Alla seconda metà del VII secolo risale la prima colonizzazione slava dell'area dalmatica, che portò a stanziarsi fra la Drava e il mar Adriatico i Serbocroati. Da allora l'etnia fu maggioritaria in molte zone della Dalmazia (soprattutto nell'entroterra) e assimilò anche nel corso degli anni parte delle popolazioni neo-latine come i morlacchi e i dalmati ragusei, molti dei quali furono invece costretti al nomadismo. La popolazione serbo-croata si distinse in seguito in base alla religione: gli slavi del nord erano soggetti all'influenza politica carolingia e aderirono al cristianesimo romano, ottenendo la speciale concessione di celebrare la liturgia in glagolitico, privilegio abolito poi da Innocenzo IV, inizialmente per contrastare le popolazioni ungheresi ancora dedite ai culti pagani. Il sud rimase invece legato alla tradizione bizantina, che distinse i serbi (ortodossi) da croati e schiavoni (cattolici). I Croati oggi occupano tutta l'area costiera, mentre nella zona interna della Dalmazia, detta Krajina, vivono ancora delle comunità serbe, nonostante le sanguinose battaglie verificatesi alla nascita dello stato croato contro la Repubblica Serba di Krajina.

[modifica] Lingue e dialetti

L'area della Dalmazia è caratterizzata prevalentemente da due dialetti slavi, considerati parte della lingua serbo-croata, il dialetto «čakavo» e il dialetto «štokavo»; il primo più vicino al croato propriamente detto, caratterizzato da forti influssi veneti e tedeschi, mentre il secondo è affine al serbo letterario.

Nella storia della letteratura il čakavo è la prima lingua letteraria dei croati, diffusa in Dalmazia prevalentemente dell'area insulare. Nella sua forma antica, che tuttavia si è in buona parte tramandata, sono stati scritti alcuni dei testi storici della letteratura croata, prima fra tutti la Judita di Marulić. Lo štokavo, nelle sue varianti, è la lingua slava più parlata in Dalmazia (entroterra), e viene generalmente diviso in gruppi in base alla pronuncia della antica vocale "jat", che a seconda dei casi si è trasformata in "i" ikavo (Bosnia), "e" (ekavo), "ije" (ijekavo) (Croazia).

Lingue romanze nei Balcani nel XIV sec.[5]

[modifica] Comunità italiana

Per approfondire, vedi la voce Dalmati Italiani.

Attualmente in Dalmazia vi sono comunità italiane di modestissima entità numerica, ultima testimonianza di una presenza che discende direttamente dalle popolazioni di lingua romanza sopravvissute alle invasioni slave. La comunità italiana agli inizi del XIX secolo era ancora consistente ed era maggioritaria in alcuni dei maggiori centri urbani costieri e su alcune isole.
Con l'affermarsi del concetto di nazionalismo romantico e il risveglio delle coscienze nazionali, cominciò la lotta fra gli italiani e gli slavi per il dominio sulla Dalmazia.
Nel XIX secolo, per opporsi al Risorgimento italiano, il governo austriaco in Dalmazia cercò di contrastare la presenza degli Italiani nelle province, la cui entità numerica andò così progressivamente diminuendo nel corso degli anni.

Secondo i censimenti dell'Impero Austroungarico, la lingua italiana in Dalmazia era parlata nelle seguenti percentuali[6]:

Anno Numero Percentuale
1845 19.7%
1865 55.020 12,5%
1869 44.880 10,8%
1880 27.305 5,8%
1890 16.000 3,1%
1900 15.279 2,6%
1910 18.028 2,7%

Oggi in Dalmazia è in corso il risveglio dell'identità degli ultimi italiani, che hanno costituito delle Comunità degli Italiani [7] a Cherso, Lussinpiccolo, Veglia, Zara, Spalato, Lesina e Cattaro.

[modifica] Lingue e dialetti

Il dialetto parlato dagli italiani di Dalmazia era un dialetto della lingua veneta, considerato parte dei galloitalici, che non aveva nulla a che fare con le lingue originarie latine della Dalmazia, di tipo romanzo orientale o italoromanzo. Per molti anni nell'area dalmata, almeno fino al XVII secolo si è parlata la lingua franca del Mediterraneo, un dialetto italiano di uso commerciale pieno di prestiti linguistici dalle lingue del mediterraneo. L'italiano fu la lingua ufficiale della Repubblica di Ragusa da quando subentrò al latino nel 1492 fino alla fine della Repubblica nel 1808. Gradualmente il croato prese piede anche nella città di Ragusa per l'immigrazione di elementi slavi, mentre l'italiano rimase la lingua dell'aristocrazia ragusea.

La Morlacchia in una antica carta geografica.

[modifica] Gli altri gruppi romanzi

Per approfondire, vedi le voci Lingua dalmatica e Lingua morlacca.

Nel XVII secolo la lingua dalmatica, un'antica lingua neolatina, si estinse, in parte per la massiccia affluenza nella zona di elementi slavi.

Alla nascita della nazione italiana le altre etnie neolatine della zona erano quasi del tutto estinte o assimilate dalla cultura veneta e slava:

[modifica] Dalmati famosi

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ Si notino le affinita semantiche tra -pikeni, ja-pudes, ja-pigi, a-pulji, li-burni.
  2. ^ Bijela Hrvatska nel XI secolo
  3. ^ Cfr. il Dizionario Enciclopedico Italiano (Vol. III, pag. 729), Roma, Ed. Istituto dell'Enciclopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, 1970
  4. ^ L'Italia in guerra e il Governatorato di Dalmazia;
  5. ^ Koryakov Y.B. Atlas of Romance languages. Moscow, 2001
  6. ^ Š.Peričić, O broju Talijana/talijanaša u Dalmaciji XIX. stoljeća, in Radovi Zavoda za povijesne znanosti HAZU u Zadru, n. 45/2003, p. 342
  7. ^ Comunità degli Italiani in Croazia

[modifica] Altri progetti

[modifica] Bibliografia

  • Dario Alberi, Dalmazia: storia, arte e cultura, Lint Editoriale, Trieste - ISBN 978-88-8190-244-6.
  • Mayer E., La costituzione municipale dalmato-istriana nel Medioevo e le sue basi romane, in «Atti e memorie della Società istriana di archeologia e storia patria», XII, 1906, pp. 346-462.
  • Ernesto Sestan, La conquista veneziana della Dalmazia, in «La Venezia del Mille», Firenze, 1965, pp. 85-116.
  • «Italia e Croazia», Regia Accademia d'Italia, Roma 1942, pp. 313-376.
  • Ferluga J., L'amministrazione bizantina in Dalmazia, Deputazione di storia patria per le Venezie, Venezia 1978, II ed.
  • Luigi Tomaz, Il confine d'Italia in Istria e Dalmazia. Duemila anni di storia, Presentazione di Arnaldo Mauri, Think ADV, Conselve, 2007.
  • Luigi Tomaz, In Adriatico nell'Antichità e nell'Alto Medioevo. Presentazione di Arnaldo Mauri, Think ADV, Conselve 2003.

[modifica] Collegamenti esterni


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