Seiano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando la frazione di Vico Equense, vedi Seiano (Vico Equense).
Seiano fu colpito da damnatio memoriae: questa moneta di Tiberio reca al rovescio una legenda da cui è stato abraso il nome di Seiano.

Lucio Elio Seiano (Volsinii, 20 a.C.Roma, 18 ottobre 31) fu un soldato ambizioso, amico e confidente dell'imperatore romano Tiberio, sotto il quale divenne estremamente influente, ma dal quale fu infine fatto giustiziare.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Eques della città di Volsinii (Bolsena, in Etruria), fu associato dal padre Seio Strabone nel comando della guardia pretoriana all'inizio del regno di Tiberio, attorno al 16.

Morto il genitore, Seiano, entrato nelle grazie dell'imperatore, rimase prefetto del pretorio e fu tra i fautori dell'aumento del potere dei pretoriani, riuniti a Roma in un unico grande accampamento costruito appositamente sul Viminale, alla periferia della città, noto con il nome di Castra praetoria attorno al 21-23. Seiano vedeva così accrescere immensamente la propria influenza sull'imperatore, trovandosi ora nella condizione di detenere la vera forza militare dell'Italia.

Grazie al particolare favore di cui godeva presso l'imperatore ed utilizzando la guardia pretoriana come strumento di pressione sul Senato, Seiano riuscì a costruire un proprio partito, mirando, secondo alcuni, a succedere a Tiberio.

Tra i molti ostacoli che, però, si opponevano alle sue ambizioni, c'era Druso minore, figlio di Tiberio e nemico di Seiano. Druso, però, morì nel 23. Tra le tante ipotesi, c'è quella secondo cui sarebbe stato avvelenato dalla moglie Claudia Livilla, sorella di Germanico (nipote di Augusto) e amante di Seiano. Quest'ultimo ripudiò la moglie e chiese in sposa Livilla, ma Tiberio non dette il permesso.

Anni dopo, consigliato da Seiano, l'ormai quasi settantenne Tiberio, si recò a Capri nel 27. I pieni poteri passarono nelle mani di Seiano, che cercò di disfarsi della famiglia di Germanico: i figli Druso Cesare e Nerone Cesare e la moglie Agrippina maggiore. Con abili mosse, Seiano riuscì a far mettere sotto accusa dal Senato sia i figli che la madre, Agrippina fu mandata in esilio sull'isola Pandataria, Nerone a Ponza, Druso venne imprigionato.

A questo punto, informato da Antonia minore, madre di Germanico, delle trame e delle ambizioni di Seiano, Tiberio si preparò a colpire con cautela e astuzia, per impedire che questi potesse avvalersi dell'immenso potere che gli derivava dal comando della guardia pretoriana.

La caduta di Seiano[modifica | modifica sorgente]

Per non destare sospetti, l'imperatore ricoprì Seiano di onori, lo innalzò al rango di pontefice e gli promise la tribunicia potestas, in pratica la successione. Contemporaneamente, però, l'imperatore lasciava la carica di console, costringendo così anche Seiano, suo collega nel consolato, a rinunciarvi, per consentire la nomina dei successori. Il 17 ottobre del 31, Tiberio, nominato segretamente prefetto del pretorio Macrone, già prefetto delle coorti urbane, inviò a Roma quest'ultimo con l'ordine di accordarsi con Grecinio Lacone, comandante dei vigiles, perché fornisse il supporto della propria milizia, e col nuovo console Memmio Regolo, che in quel momento portava i fasces, affinché convocasse il Senato nel tempio di Apollo Palatino.

Quando Seiano giunse in Senato, venne informato da Macrone che gli era appena stata conferita la potestà tribunizia con una lettera dell'imperatore che sarebbe stata letta davanti all'assemblea. Mentre Seiano prendeva così giubilante il proprio posto, Macrone, rimasto fuori dal tempio, allontanava i pretoriani di guardia, facendoli sostituire dai vigili di Lacone. Dopodiché, consegnata la lettera di Tiberio al console, si recò nei Castra praetoria per annunciare la sua nomina a prefetto.

Nella lettera, molto lunga e vaga, Tiberio trattava vari argomenti, di tanto in tanto intesseva le lodi di Seiano, a volte gli muoveva qualche critica, poi, verso la fine, improvvisamente l'imperatore accusava il prefetto di tradimento, ordinandone la destituzione e l'arresto. Seiano, sbigottito per l'inatteso voltafaccia venne immediatamente condotto via in catene dai vigiles.

Quella sera stessa il Senato si riunì nel tempio della Concordia per giudicare Seiano con processo sommario, al termine del quale l'ex-prefetto venne condannato a morte e colpito da damnatio memoriae.

Seiano venne giustiziato per strangolamento nella notte tra il 17 e il 18 ottobre e il popolo fece scempio del suo corpo prima di gettarlo nel Tevere. L'ex-moglie si suicidò dopo aver rivelato in una lettera a Tiberio le colpe di Seiano, mentre il Senato ordinava feste perpetue e l'innalzamento di una statua alla Libertà con la seguente dedica:

(LA)
« Saluti perpetuae Augustae Libertatique populi romani Providentia Ti. Caesaris Augusti nati ad aeternitatem romani nominis, sublato hoste perniciosissimo »
(IT)
« Alla salute del perpetuo Augusto e alla Libertà del popolo romano, per la Provvidenza di Tiberio Cesare, figlio di Augusto, per l'eternità della gloria di Roma, [essendo stato] eliminato il pericolosissimo nemico. »
(Dedica del Senato a Tiberio.)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • H.H.Scullard, Storia del mondo romano (753 a.C.-68 d.C.), vol. II, Milano 1992.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Console romano Successore
Marco Vinicio,
Lucio Cassio Longino
31
con Tiberio Cesare Augusto V
Gneo Domizio Enobarbo,
Lucio Arrunzio Camillo Scriboniano
Predecessore Prefetto del pretorio Successore
Lucio Seio Strabone 14 - 31 Nevio Sutorio Macro