Sinone

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Sinone è condotto prigioniero davanti a Priamo, manoscritto dall'Eneide, Milano, Biblioteca Ambrosiana.

Sinone (dal greco Σινών) era figlio di Esimo, nipote di Autolico e cugino di Ulisse, con il quale prese parte alla guerra di Troia e al viaggio verso Itaca.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Sinone nella guerra di Troia[modifica | modifica wikitesto]

Sinone ha un ruolo di primo piano nelle vicende che portarono alla caduta della città: egli infatti si fece appositamente prendere prigioniero dai Troiani, e una volta catturato riuscì a convincerli ad introdurre dentro le mura il famoso cavallo di legno che i Greci avevano costruito simulando l'intenzione di volerlo offrire in segno di riconciliazione e di espiazione. I Troiani, anche se avvertiti da Laocoonte si lasciarono convincere e accolsero il cavallo entro le mura; ma nel cuore della notte lo stesso Sinone fece uscire i Greci che si erano nascosti nel ventre della statua dando inizio alla conquista della città.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Sinone morì nel viaggio di ritorno a Itaca, nello stretto di Scilla e Cariddi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Presenze letterarie antiche: Virgilio, Eneide cap. II; Epitome 5.15 e 19;

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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