Eraclidi

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Eracle e suo figlio Telefo. Marmo, copia romana del I-II secolo da un originale greco del IV secolo a.C.

Gli Eraclidi (in greco Ἡρακλεῖδαι, Heracleîdai), nella mitologia greca, sono sia i figli di Eracle, in particolare di Eracle e Deianira, sia i loro discendenti.

Elenco degli Eraclidi[modifica | modifica wikitesto]

Figli di Eracle e Deianira[modifica | modifica wikitesto]

Altre fonti[modifica | modifica wikitesto]

Per Euripide, come racconta nella tragedia Gli Eraclidi, era figlia di Eracle e quindi sorella di Illo anche Macaria.

Discendenti dei figli di Eracle e Deianira[modifica | modifica wikitesto]

Altri figli di Eracle[modifica | modifica wikitesto]

Tespiadi[modifica | modifica wikitesto]

Vengono definiti Eraclidi anche i 50 figli che Eracle ebbe dalle figlie di Tespio, chiamati poi Tespiadi, mentre soggiornava presso di lui.

Figlia di Tespio Tespiade
Procri Antileone e Ippeo
Essole Eritra
Xantide Omolippo
Stratonice Atromo
Ifide Celeustanore
Laotoe Antifo
Antiope Alopio
Calametide Astibie
Fileide Tigasi
Ascreide Leucone
Antea Antea non ebbe figli
poiché fu l'unica
a rifiutare Eracle.
Euripile Archedico
Erato Dinaste
Asopide Mentore
Eone Amestrio
Tifise Linceo
Olimpusa Alocrate
Eliconide Falia
Tersicrate Euriope
Elachia Buleo
Nicippe Antimaco
Pirippe Patroclo
Prassitea Nefo
Lisippe Erasippo
Tossicrate Licurgo
Marse Bucolo
Nome sconosciuto Creonte
Euritele Leucippo
Ippocrate Ippozigo
Epilaide Astianatte
Esichia Estroble
Certe Iobe
Panope Tresippa
Lise Eumede
Euribia Polilao
Patro Archemaco
Meline Laomedonte
Clitippe Euricarpi
Eubote Euripilo
Aglaia Antiade
Criseide Onesippo
Oria Laomene
Lisidice Telete
Menippide Entelide
Antippe Ippodromo
Nome sconosciuto Teleutagora
Argele Cleolao
Capito Ippote
Eubea Olimpo
Nice Nicodromo

Figli di Eracle ed Onfale[modifica | modifica wikitesto]

Vengono definiti Eraclidi anche i discendenti di Eracle e della regina della Lidia, Onfale, figlia del fiume Iardano. La discendenza di Eracle avrebbe governato sulla regione per 505 anni, per essere poi detronizzata, dopo Candaule, da Gige, fondatore della dinastia mermnade. Tale ramo degli Eraclidi affermava di discendere dal dio del Sole che i Lidi chiamavano Sandone e i Greci identificavano, appunto, con Eracle.

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Quando Eracle ascese tra gli dei, i suoi figli, per sfuggire alla persecuzione di Euristeo, si rifugiarono presso Ceice, re di Trachis; ma Euristeo, minacciando guerra, chiese a Ceice di consegnarli. Gli Eraclidi allora lasciarono Trachis e si dispersero per tutta la Grecia. In seguito chiesero la protezione degli Ateniesi, di cui era re Teseo, che non solo non li consegnò, ma dichiarò guerra al loro persecutore. I figli di Euristeo caddero in battaglia, e lo stesso Euristeo fuggì, ma, presso le Rocce Scironidi fu raggiunto e ucciso da un figlio di Eracle, Illo. Questi tagliò la testa ad Euristeo e la portò in dono alla madre di Eracle, Alcmena. Secondo Pausania[1] e Pindaro[2] Euristeo fu invece ucciso da Iolao, nipote di Eracle, e figlio del fratellastro di questi, Ificlo. Secondo Strabone[3] invece Euristeo cadde in battaglia a Maratona.

Pausania riporta però una versione differente. Racconta, infatti, che fu lo stesso Ceice a suggerire agli Eraclidi di rifugiarsi presso Atene, poiché questa «aveva forze sufficienti per proteggerli[4]»; Teseo si rifiutò di consegnarli a Euristeo, e questo provocò la guerra. Secondo un oracolo, Atene l'avrebbe vinta se uno dei figli di Eracle fosse stato sacrificato: Macaria, figlia di Eracle e Deianira, si uccise, e gli Ateniesi, vittoriosi, le dedicarono a Maratona una fonte, chiamata appunto fonte Macaria[5]. Secondo Euripide gli Eraclidi si rifugiarono non da Teseo, ma dai suoi discendenti.

Il ritorno in patria[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di Euristeo, secondo Apollodoro, gli Eraclidi tornarono nel Peloponneso, ma a un anno dal loro ritorno una pestilenza si abbatté sulla Grecia, e l'oracolo disse che ciò era avvenuto perché erano tornati troppo presto in patria. Così abbandonarono nuovamente il Peloponneso e tornarono a Maratona. Illo, che nel frattempo, come voluto dal padre aveva sposato Iole si recò a Delfi per consultare l'oracolo e sapere quando sarebbero potuti tornare. Questi rispose che sarebbero potuti tornare “alla terza messe”. Illo pensò che significasse tre anni, e, lasciato passare quel tempo, ritornò in Attica con il suo esercito, che venne però attaccato e sconfitto da Tisameno, figlio di Oreste, che allora regnava su Sparta. Gli Eraclidi allora consultarono nuovamente l'oracolo e appresero che con “terza messe” non s'intendevano tre anni, bensì tre generazioni.

Temeno, figlio di Aristomaco, che apparteneva alla terza generazione dopo Illo stava organizzando l'esercito e la flotta per invadere il Peloponneso, quando si presentò un indovino, di nome Carno, che predisse la distruzione dell'esercito se fossero andati nel Peloponneso; allora Ippote, uno degli Eraclidi, lo uccise. Dopo l'omicidio la flotta andò distrutta e l'esercito fu vittima di una carestia. Temeno allora consultò l'oracolo, e il dio disse che l'uccisore dell'indovino dovesse essere esiliato per dieci anni. Aggiunse che dovevano eleggere come capo un “trioculo”, qualcuno con tre occhi. Gli Eraclidi si misero in cerca di quest'uomo e infine si imbatterono in Ossilo. Questi era in sella ad un cavallo con un occhio solo. Gli Eraclidi ritennero che Ossilo fosse il personaggio indicato dall'oracolo e lo fecero loro comandante. Con Ossilo a capo dell'esercito tornarono nel Peloponneso, e uccisero Tisameno, re di Sparta.

Riferimenti storici[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno degli Eraclidi sarebbe il ricordo leggendario dell'invasione dorica, avvenuta verso il 1100 a.C. Secondo altri, poi, gli Eraclidi furono anche i fondatori di Sparta, dopo aver distrutto la Sparta micenea (più precisamente Lacedemone).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pausania, Periegesi della Grecia I 44, 10.
  2. ^ Pindaro, Pitiche IX 137.
  3. ^ Strabone, Geografia VII 377.
  4. ^ Pausania, Periegesi della Grecia I 32, 6.
  5. ^ Pausania, Periegesi della Grecia I 32, 6.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

mitologia greca Portale Mitologia greca: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mitologia greca