Leda

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Leda e il cigno, dipinto cinquecentesco da un originale di Michelangelo, 1530, Londra, National Gallery.
Specchio da toletta del tesoro di Boscoreale. Parigi, Museo del Louvre.

Nella mitologia greca Leda era una donna, figlia di Testio e moglie di Tindaro, dominatore e re di Sparta.

La leggenda narra che Zeus, innamoratosi di lei, si trasformò in un cigno e si accoppiò con Leda sulle rive del fiume Eurota, e la donna generò due uova. Il marito di Leda, Tindaro, si giacque con la stessa nel corso della medesima notte per cui da un uovo sarebbero usciti i Dioscuri, Castore e Polluce, mentre dall'altro Elena e Clitennestra.

La tradizione mitica è discordante riguardo a quale fosse la progenie divina; nonostante alcuni affermano che tutte le creature uscite dall'uovo fossero figlie di Zeus (e anche Clitennestra nata, come la sorella, da un secondo uovo), secondo alcune versioni i figli immortali di Zeus non sarebbero stati i Dioscuri ("figli di Zeus"), ma Polluce ed Elena, mentre gli altri due sarebbero figli di Tindaro.[1]

Secondo un'altra versione del mito, Zeus, in veste di cigno inseguito da un'aquila, si rifugiò nel grembo di Nemesi e in seguito all'amplesso Nemesi depose un uovo che Ermes mise tra le cosce di Leda, mentre era seduta su uno sgabello a gambe divaricate. A tempo debito la donna diede alla luce Elena e Zeus immortalò l'immagine del Cigno e dell'Aquila nel cielo a memoria della sua avventura, mentre Leda fu divinizzata in seguito col nome di dea Nemesi.

Si sospetta che Leda era la dea Latona o Leto o Lat, che generò Apollo e Artemide a Delo. Il mito dell'uovo color giacinto ricorda quello dell'uovo rosso pasquale chiamato glain che i Druidi cercavano ogni anno sulla riva del mare; per questo mito celtico quest'uovo era emesso dalla dea nella sua metamorfosi in serpente marino. La leggenda di Leda con l'uovo posto tra le cosce è forse scaturita da una raffigurazione della dea accovacciata su uno sgabello da partoriente in procinto di partorire Apollo con la testa del dio che le usciva dal grembo.

Arte[modifica | modifica sorgente]

Pittura[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca III, 10,7; Pindaro, Nemee, X, 55

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