Leonida I

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Leonida I
Statua di Leonida a Sparta.
Statua di Leonida a Sparta.
Re Agiade di Sparta
In carica Dal 490 a.C. al 480 a.C.
Predecessore Cleomene I
Successore Plistarco
Nome completo Λεωνίδας
Morte Termopili, 480 a.C.
Casa reale Agiadi
Coniuge Gorgo
Figli Plistarco

Leonida I (in greco antico Λεωνίδας, traslitterato in Leonìdas, "figlio del leone"; Sparta, 540 a.C. circa – Termopili, 480 a.C.) fu re di Sparta tra il 490 e il 480 a.C.

Figlio di Anassandrida II, appartenente alla famiglia degli Agiadi,[1] succedette al fratellastro Cleomene I, di cui sposò la figlia Gorgo, e perse la vita combattendo coi 300 soldati della sua guardia nella celebre battaglia delle Termopili. Lo storico Erodoto lo identifica come parente di Eracle, dicendo che era "figlio di Anassandrida di Leone di Euricratide di Anassandro di Euricrate di Polidoro di Alcamene di Teleclo di Archelao di Egesila di Dorisso di Leobote di Echestrato di Egi di Euristene di Aristodemo di Aristomaco di Cleodeo di Ilio di Eracle".[2]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gioventù[modifica | modifica sorgente]

Secondo Erodoto la madre di Leonida era la nipote di suo padre ed era stata sterile per così tanto tempo che gli efori, i cinque amministratori spartani che venivano eletti annualmente, cercarono di indurre il re Anassandrida II a ripudiare la moglie e sceglierne un'altra. Il sovrano rifiutò, sostenendo che non c'era alcun motivo per rifiutare la moglie, e gli efori decisero di permettergli di prendere una seconda moglie senza accantonare la prima. Questa seconda compagna, discendente del saggio Chilone, partorì dopo poco un figlio, Cleomene. Tuttavia, un anno dopo la nascita di Cleomene, anche la prima moglie di Anassandrida diede alla luce un figlio, Dorieo. Leonida era il secondo figlio della prima moglie del re e il fratello maggiore (o il gemello) di Cleombroto.[3][4][5]

Poiché Leonida non era l'erede al trono dovette essere sottoposto, come tutti gli altri fanciulli spartani, all'agoghé, alla fine della quale i giovani Spartiati diventavano cittadini. Leonida fu quindi uno dei pochi re spartani che si allenò con i duri esercizi dell'istituzione lacedemone.[6]

Primi anni di regno[modifica | modifica sorgente]

Busto di oplita spartano, probabilmente Leonida.

Anassandrida morì nel 520 a.C.[7] e Cleomene salì al trono tra quell'anno e il 516 a.C.[8] Dorieo si indignò talmente tanto per essere stato sorpassato dal fratellastro che se ne andò dalla città:[9] dopo aver tentato invano di fondare una colonia in Africa si recò a cercare fortuna in Sicilia, dove dopo iniziali successi fu ucciso.[10] Il rapporto tra Leonida ed i suoi fratelli maggiori è sconosciuto, tuttavia sposò la figlia di Cleomene, Gorgo, qualche tempo prima di prendere il potere nel 490 a.C.[11]

Al momento della battaglia di Sepeia contro Argo (494 a.C.) Leonida era chiaramente l'erede al trono agiade e pienamente cittadino: secondo alcuni storici egli salì al trono nel 493 a.C..[1] Secondo altre congetture, salì al trono solo nel 481 a.C., e quindi non era ancora re né quando gli emissari persiani cercarono di ottenere la sottomissione di Sparta alla Persia e incontrarono un netto rifiuto, nel 492 o 491 a.C., né quando nel 490 a.C. Atene chiese aiuto a Sparta per contrastare i Persiani prima della battaglia di Maratona.[1]

Come scrive Plutarco, quando qualcuno disse a Leonida "Tranne che per essere re, tu non sei per nulla superiore a noi" lui rispose "Ma se non fossi migliore di te, non sarei re":[12] come uomo addestrato con l'agoghè, Leonida non dava tanta importanza al suo sangue reale, ma piuttosto riteneva di avere, come suo fratello Dorieo, delle capacità superiori nella competitiva società spartana, che secondo lui lo rendeva adatto al governo.

Nel 481 a.C. Leonida fu scelto per guidare le forze greche alleate nella resistenza durante la seconda guerra persiana;[13] probabilmente questo gesto non fu solamente un omaggio alla superiorità militare di Sparta, in quanto solamente due anni dopo la morte di Leonida la coalizione delle città greche preferì la direzione ateniese a Leotichida e Pausania, il reggente successore di Leonida, anche se la reputazione militare di Sparta non era affatto diminuita.

Battaglia delle Termopili e morte[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia delle Termopili.
Ritratto di Leonida alle Termopili di Jacques-Louis David.

Quando i Greci chiesero aiuto a Sparta, Leonida consultò l'oracolo di Delfi, che rispose con i seguenti versi:

« A voi, o Spartani dalle larghe piazze,
o la vostra città sarà distrutta dai discendenti di Perseo
o ciò non avverrà ma Sparta piangerà
la morte di un re della stirpe di Eracle. »
(Erodoto, Storie, VII, 220.)

Nel mese di agosto del 480 a.C. Leonida si diresse incontro all'esercito di Serse al passo delle Termopili con un piccolo esercito di 300 uomini, dove venne raggiunto da truppe di altre polis greche, che, unite sotto il suo comando, formarono un esercito di 14 000 uomini. Sono state formulate varie ipotesi sul motivo per cui Leonida andò in guerra con un numero così basso di soldati. Secondo Erodoto "gli Spartani inviarono gli uomini avanti con Leonida in modo che il resto degli alleati, nel vederli, marciasse senza paura di sconfitta anziché temporeggiare alla notizia di un ritardo dei Lacedemoni. Dopo la fine delle Carnee lasciarono Sparta e marciarono a ritmo serrato verso le Termopili. Il resto degli alleati fece lo stesso, dal momento che in quel periodo si svolgevano le Olimpiadi. Quindi inviarono la loro avanguardia, non pensando che la guerra alle Termopili fosse decisa così velocemente".[14] Molti storici moderni non sono soddisfatti da questa spiegazione e danno la colpa ai Giochi Olimpici in corso o al dissenso e intrighi interni. Erodoto afferma che Leonida, dopo aver appreso il vaticinio, si convinse di andare incontro a morte certa insieme a tutte le sue truppe, perciò scelse solo gli Spartiati che avevano figli in modo da assicurare continuità alle stirpi.[13][15][16]

Le truppe totali a difesa delle Termopili furono dai quattromila ai settemila uomini, che affrontarono un esercito persiano di oltre due milioni di uomini, secondo Erodoto; gli studiosi moderni, tuttavia, ritengono che le truppe totali ammontassero a cinquantamila/duecentomila unità.[17]

Serse attese quattro giorni prima di attaccare, sperando che i Greci si disperdessero da soli e consegnassero le armi, ma a questa richiesta Leonida rispose "Μολὼν λαβέ" (Molòn labé), cioè "Vieni a prenderle". Il quinto giorno Serse attaccò. Leonida ed i suoi uomini respinsero gli attacchi frontali dei Persiani per i due giorni successivi, uccidendo circa ventimila soldati nemici e perdendone circa duemilacinquecento. Vennero respinti persino i soldati scelti persiani, gli Immortali, e morirono due fratelli di Serse, Abrocome e Iperante.[18] Il settimo giorno un pastore del luogo, Efialte, rivelò ai Persiani, guidati da Idarne, l'esistenza del sentiero di Anopea, che conduceva sul retro dello schieramento greco. A quel punto Leonida rimandò in patria le truppe greche e rimase a difesa del passaggio con i suoi 300 Spartiati, 900 Iloti, 400 Tebani e 700 Tespiesi, che si rifiutarono di abbandonarlo.

Una teoria fornita da Erodoto afferma che Leonida mandò via gli altri soldati per preservarne le forze per altre future battaglie, mentre tenne gli Spartani sapendo che questi non avrebbero abbandonato il campo di battaglia. Erodoto stesso ritiene che Leonida abbia dato l'ordine di ritirata credendo che gli alleati non fossero disposti ad andare incontro ad un pericolo così grande, mentre lui e i suoi compatrioti rimasero perché erano preparati e per perpetuare la loro gloria.[19]

Tutti i soldati greci, attaccati da entrambi i lati, furono uccisi, tranne i Tebani, che si arresero. Leonida fu ucciso, ma gli Spartani recuperarono il suo corpo e lo protessero fino all'ultimo. Erodoto dice che Serse volle vedere la testa di Leonida conficcata su un palo e il suo corpo crocifisso, cosa sacrilega per i Greci.[20] Sul punto dell'ultima resistenza spartana venne eretto un leone di pietra in onore di Leonida e Pausania il Periegeta afferma che le sue ossa furono portate a Sparta 40 anni dopo da un certo Pausania:[21] se questo Pausania, però, fu lo stesso che comandò i Greci nella battaglia di Platea, "quaranta" deve risultare una trascrizione errata per "quattro".[22]

A Leonida succedette il figlio Plistarco sotto la tutela del fratello Cleombroto (che morì a sua volta pochi mesi dopo) e poi del di lui figlio Pausania.

Leonida nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia delle Termopili#Nella cultura di massa.
Statua di Leonida sul monumento a lui dedicato alle Termopili.

In quanto importante personaggio storico, Leonida viene spesso rappresentato nella cultura di massa, anche attraverso le numerose citazioni a lui attribuite negli Apoftegmi spartani da Plutarco.

La frase "Molòn labè" è stata riportata sia sul monumento eretto a Sparta nel 1968 per ricordare l'eroe, sia su quello del 1955 che si trova nei pressi del passo delle Termopili, dove avvenne la battaglia.

Nell'arte è stato raffigurato nel quadro neoclassicista di Jacques-Louis David Leonida alle Termopili (1806), attualmente conservato al museo del Louvre di Parigi.[23]

Al cinema è stato interpretato da Richard Egan in L'eroe di Sparta[24] e da Gerard Butler in 300 (film ispirato all'omonima opera a fumetti di Frank Miller).[25] Nella commedia 3ciento - Chi l'ha duro... la vince è Sean Maguire a prestare il volto a Leonida.[26]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Scifoni, op. cit., p. 633.
  2. ^ Erodoto, op. cit., VII, 204.
  3. ^ Erodoto, op. cit., V, 39-41.
  4. ^ Jones, op. cit., p. 48.
  5. ^ Pausania, op. cit., III, 3.
  6. ^ History Channel, op. cit., La dura vita spartana.
  7. ^ Morris, op. cit., p. 35.
  8. ^ Forrest, op. cit., p. 85.
  9. ^ Pausania, op. cit., III, 4.
  10. ^ Erodoto, op. cit., V, 42-48.
  11. ^ Cartledge, op. cit., p. 126.
  12. ^ Plutarco, op. cit., 224 F-225 A.
  13. ^ a b Erodoto, op. cit., VII, 205.
  14. ^ Erodoto, op. cit., VII, 206.
  15. ^ Holland, op. cit., p. 259.
  16. ^ Eliano, op. cit., III, 25.
  17. ^ De Souza, op. cit., p. 41.
  18. ^ Erodoto, op. cit., VII, 225.
  19. ^ Erodoto, op. cit., VII, 220.
  20. ^ Erodoto, op. cit., VII, 238.
  21. ^ Pausania, op. cit., III, 14.
  22. ^ Larcher, op. cit., VII, 225.
  23. ^ Leonidas at the Thermopylae in http://www.wga.hu. URL consultato il 12 luglio 2014.
  24. ^ The 300 Spartans (1962) in dbcult.com. URL consultato il 27 giugno 2014.
  25. ^ (EN) 300 in Internet Movie Database, IMDb.com Inc. URL consultato il 27 giugno 2014.
  26. ^ (EN) 3ciento - Chi l'ha duro... la vince in Internet Movie Database, IMDb.com Inc. URL consultato il 27 giugno 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • (EN) Paul Cartledge, The Spartans: The World of the Warrior-Heroes of Ancient Greece, New York, Vintage Books, 2002.
  • (EN) Philip De Souza, The Greek and Persian Wars, 499-386 BC, Osprey Publishing, 2003, ISBN 978-1-84176-358-3.
  • (EN) W. G. Forrest, A History of Sparta 950–192 B.C., New York, W.W. Norton and Company, 1968.
  • (EN) Tom Holland, Persian Fire: The First World Empire and the Battle for the West, New York, Doubleday, 2006, ISBN 0-385-51311-9.
  • (EN) A. H. M. Jones, Sparta, New York, Barnes and Nobles, 1967.
  • (EN) Pierre Henri Larcher, Larcher's Notes on Herodotus: Historical and Critical Remarks on the Nine Books of the History of Herodotus, with a Chronological Table, John R. Priestley, 1829, ISBN 978-1-84176-358-3.
  • (EN) Ian Macgregor Morris, Leonidas: Hero of Thermopylae, New York, The Rosen Publishing Group, 2004.
  • Elena Pastorio, Storia Greca, lineamenti essenziali, Parma, Monduzzi, 2006, ISBN 978-88-323-6028-8.
  • (EN) Edward Elder, Leonidas I in William Smith (a cura di), Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1870.
  • Felice Scifoni, Dizionario Biografico Universale, III, Firenze, David Passigli, 1845.
  • Le grandi battaglie della storia, Mondadori, 2013.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Re di Sparta Successore
Cleomene I 490 a.C. - 480 a.C. Plistarco
con Leotichida (Euripontide)