Tragicommedia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La tragicommedia (XVII secolo, dal latino tragicomoedĭa, da tragĭcus, tragico+ comoedia, commedia) è un'opera drammatica che fonde il tragico e il comico, come la parola stessa definisce.

Precedenti se ne possono rintracciare nel teatro greco: Alcesti e Ione di Euripide, mentre il termine tragicomedia compare nel 1541 in una lettera di Luca Contile a Taddeo Monterchi[1]; comparve poi nel prologo Anfitrione di Plauto riesumato successivamente in lingua italiana durante il Rinascimento.

Il genere si affermò comunque nei secoli XVI-XVII secolo venendo incontro, al gusto e al pubblico delle corti. La sua codificazione avvenne per gradi, trovando un riconoscimento ufficiale nei trattati di Giambattista Giraldi Cinzio del 1554. Tuttavia in Italia la tragicommedia finì per identificarsi con il dramma pastorale, mentre in altri paesi europei il suo sviluppo fu autonomo.

Uno dei più importanti autori teatrali di tragicommedie è il francese Pierre Corneille che con le sue opere L'illusion comique e Le Cid contribuisce allo sviluppo del nuovo genere. Lo stesso Corneille, a proposito della prima, per mostrare come la novità della tragicommedia barocca sia nell'unione di più generi "classici" dice: "Ecco uno strano mostro [...] Il primo atto non è che un prologo, i tre seguenti sono una commedia imperfetta, l'ultimo è una tragedia, e tutto questo cucito insieme fa una commedia".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Annamaria Cascetta e Roberta Carpani, La scena della gloria: drammaturgia e spettacolo a Milano in età spagnola. Milano: Vita e Pensiero, 1995, p. 222, ISBN 88-343-1699-1, ISBN 978-88-343-1699-3

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

teatro Portale Teatro: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di teatro