Pierre Corneille
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pierre Corneille (Rouen, 6 giugno 1606 – Parigi, 1º ottobre 1684) è stato un drammaturgo e scrittore francese, uno dei tre maggiori del XVII secolo, insieme con Molière e Racine.
Indice |
[modifica] Biografia
Nasce a Rouen da una ricca famiglia borghese. Da giovane studia presso il collegio gesuita di Rouen e si appassiona subito allo studio degli stoici latini, mostrando spiccato interesse per Seneca.
Ottiene la laurea in diritto e diviene avvocato presso il parlamento di Rouen, ma la sua risaputa timidezza lo porta ben presto a preferire la letteratura e il teatro. Fino al 1650 porta comunque avanti entrambi i mestieri.
[modifica] Gli esordi (la commedia)
Gli inizi della carriera teatrale sono caratterizzati da un esclusivo impegno nella commedia, in particolare nella cosiddetta "commedia eroica". Nel 1629, il primo e il più intricato dei suoi drammi, Mélite, è rappresentato a Parigi con successo. Seguono la tragedia Clitandre (stagione 1630-1631), La vedova (stagione 1631-1632, La galleria del palazzo, (stagione 1632-1633), La serva (stagione 1633-1634) e La Place Royale (stagione 1633-1634).
[modifica] Le tragedie
La stagione 1634-1635 segna anche un grande cambiamento nel teatro francese, con la rappresentazione della Sophonisbe di Jean Mairet, che incontra un successo trionfale e rilancia il genere tragico sulle scene francesi. Sicché anche Corneille, dopo essere stato inserito (1635) dal cardinale di Richelieu nella società dei cinque autori incaricati di fornire opere teatrali su commissione, esordisce nel genere tragico con Medea, dello stesso anno; non tralascia però la commedia, nella quale si prova nuovamente con L'illusione comica (stagione 1635-1636), uno dei suoi capolavori.
[modifica] Il "Cid"
Le Cid, rappresentato all'inizio del 1637, ritenuto tuttora il suo capolavoro assoluto, lo consacra maggior poeta di teatro del suo tempo, prestigio in cui durerà, con intermittenze, non oltre il 1670, anno in cui comincia l'ascesa di Racine. Il re Luigi XIII lo premia con un titolo nobiliare.
Ma il successo non è affatto incontrastato: le novità dell'opera dispiacciono, e scoppia una polemica (La querelle du Cid), nel corso della quale Georges de Scudéry, uno dei suoi rivali più titolati, lo accusa di plagio e d'inverosimiglianza («Non è per nulla verosimile che una fanciulla sposi l'assassino di suo padre»), mentre lo stesso Mairet gli si scaglia contro con diversi libelli, in cui in particolare lo accusa di non aver rispettato le tre unità di Aristotele. Corneille risponde a propria volta con diversi libelli, tra cui l' Avvertimento al besanzonese Mairet (Advertissement au Besançonnois Mairet, 1637).
Per intervento del cardinale di Richelieu, l'Académie Française, istituita nel 1635, si pronuncia con un Giudizio (Jugement, dicembre 1637), nel quale tuttavia si dà sostanzialmente torto a Corneille, che risente fortemente del colpo.
Negli anni a venire la sua produzione continua, copiosa e spesso coronata da successo. In campo tragico sono da citare Orazio (1640), Cinna (probabilmente nella stagione 1640-1641) e Poliuto (stagione 1641-1642): con il Cid formano una sorta di "tetralogia", nella quale è esaltata la volontà, incarnata dall'eroe che non arretra di fronte al sacrificio di sé, come valore massimo.
La sua carriera drammatica lo vede impegnato in diversi generi: commedia, commedia eroica e tragedia; nel tempo cerca anche di rinnovarsi, ma il suo teatro rimane come diviso tra una produzione eroica fortemente tragica, in cui è invariabilmente esaltato il libero arbitrio e in cui anche i personaggi negativi, purché diano prova di energia, sono visti con simpatia, e una produzione comica in cui possono esprimersi più liberamente le tendenze centrifughe, sperimentali, stravaganti della sua arte, che in àmbito comico ha moltissimi punti di contatto con il Barocco letterario europeo.
Nel 1640 si sposa e decide di stabilirsi nella natia Rouen pur facendo numerosi soggiorni a Parigi. La sua carriera di drammaturgo intanto continua e, nel 1647, viene ammesso all'Académie française.
Una delle sue migliori commedie, Le Menteur (Il bugiardo), scritta nel 1643, influenzerà Goldoni e Molière. Seguono molte tragedie, tra cui Rodoguna (1644) e Nicomede (1650), entrambe coronate da successo; mentre il pur pregevole Bertarido (1651-1652), evidentemente troppo inatteso, cade.
[modifica] Gli ultimi anni: declino e morte
Comincia il lento declino delle sue fortune presso la corte; sono anche gli anni duri e inquieti della Fronda. Abbandona momentaneamente il teatro e si consacra alla riflessione sulla sua arte e sul sistema teatrale, dando vita a tre Discorsi. Una sua traduzione dell'Imitazione di Cristo ha grande successo.
La sua vecchiaia è triste e si ritrova in difficoltà economiche nonostante Luigi XIV faccia rappresentare molto spesso i suoi drammi più famosi.
Nel 1659 il ministro delle Finanze, Nicolas Fouquet, lo sovviene economicamente esortandolo a tornare al teatro. Corneille obbedisce, con forze ed entusiasmo disperato, con Edipo (1659), che segna l'inizio della sua ultima maniera, caratterizzata da un'eloquenza sempre più pomposa, da una messinscena sempre più macchinosa, e da un'amara considerazione della vita; gli eroi dell'ultima decina di tragedie che dà alle scene, tra cui Sertorio (1662) e Surena (1674), sono attempati e spesso angosciati di fronte al destino avverso.
Nel 1670 si trova a confrontarsi direttamente con il giovane Racine, la cui Berenice oscura il suo Tito e Berenice. La frustrazione e la rabbia con cui vede ascendere l'astro del classicismo francese, il sempre minor prestigio di cui godono le sue opere, appesantite da una retorica elaborata e sfarzosa, dalle immagini spesso tirate, a differenza di quella pura e perfettamente decantata del giovane rivale, gli avvelenano gli ultimi anni di vita.
Muore a Parigi il 1 ottobre 1684.
[modifica] Opere principali
- Mélite, (1630)
- Clitandre ou l'Innocence persécutée, (1631)
- la Veuve (Corneille), (1632)
- la Galerie du Palais, (1633)
- La suivante (1634)
- la Place royale, (1634)
- Medea (Médée), (1635)
- l'Illusion comique, (1636)
- le Cid, (1636)
- Horace, (1640)
- Cinna ou la Clémence d'Auguste, (1641)
- Polyeucte, (1643)
- la Mort de Pompée, (1644)
- Le Menteur (1644)
- Rodogune, (1644)
- Théodore, (1646)
- Héraclius (1647)
- Andromède, (1650)
- Don Sanche d'Aragon (1650)
- Nicomède (1651)
- Pertharite, (1652)
- l' Imitation de Jésus-Christ, (1656)
- Edipo (Œdipe o Oedipe), (1659)
- Sertorius (1662)
- Othon (1664)
- Agésilas (1666)
- Attila (1667)
- Tite et Bérénice (1670)
- Psyché (1671)
- Pulchérie (1672)
- Suréna (1674)
[modifica] Bibliografia
- Pierre Corneille, Cinna, Classiques Larousse, 1994.
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Pierre Corneille
| Predecessore: | Seggio 14 dell'Académie française | Successore: |
|---|---|---|
| François Maynard | 1647 - 1684 | Thomas Corneille |

