Libero arbitrio

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Il libero arbitrio è il concetto filosofico e teologico secondo il quale ogni persona è libera di decidere ovvero compiere le proprie scelte, tipicamente perseguite tramite volontà. Ciò si contrappone alle varie concezioni deterministiche secondo le quali la realtà è in qualche modo predeterminata (destino), per cui gli individui non possono compiere scelte perché ogni loro azione è predeterminata prima della loro nascita (predestinazione o servo arbitrio o fatalismo).

Il concetto di libero arbitrio ha implicazioni in campo religioso, etico e scientifico.

  • In campo religioso il libero arbitrio implica che la divinità, per quanto onnipotente, scelga di non utilizzare il proprio potere per condizionare le scelte degli individui.
  • Nell'etica questo concetto è alla base della responsabilità di un individuo per le sue azioni.
  • In ambito scientifico l'idea di libero arbitrio determina un'indipendenza del pensiero inteso come attività della mente e della mente stessa dalla pura causalità scientifica.

Nella filosofia occidentale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Libertà.
Schema che semplifica le principali teorie filosofiche inerenti al libero arbitrio.

Le posizioni sul problema filosofico del Libero Arbitrio sono semplificate in queste due possibilità:

  1. Il determinismo è certo?
  2. Esiste il libero arbitrio?

Il determinismo è l'idea che tutte le cose che accadono nel presente e nel futuro sono una conseguenza necessaria causata dagli eventi precedenti.

Il compatibilismo (anche detto determinismo morbido) crede che l'esistenza di libero arbitro sia compatibile con il fatto che l'universo sia deterministico, all'opposto l'incompatibilismo nega questa possibilità. Il determinismo forte è una versione dell'incompatibilismo che accetta che tutto sia determinato anche le azioni e la volontà umane. Il libertarismo (in inglese, Libertarianism) si accorda con il Determinismo forte solo nel rifiutare il compatibilismo; ma i libertari accettano l'esistenza di un certo libero arbitrio insieme con l'idea che esistano alcune cose indeterminate.

L'argomento standard contro l'esistenza del libero arbitrio è molto semplice. O il determinismo è vero o l'indeterminismo è vero. Queste due posizioni esauriscono le possibilità logiche da contemplare. Se il determinismo è vero noi non siamo liberi. Se l'indeterminismo è vero, le nostre azioni sono casuali e la nostra volontà manca di controllo per essere comunque moralmente responsabili.

Nella religione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pensiero di Agostino d'Ippona#Il libero arbitrio, Tomismo#Il libero arbitrio e la morale, De libero arbitrio e Problema del male.

Il concetto di libero arbitrio è molto dibattuto nell'ambito religioso in relazione all'onniscienza attribuita alla divinità nelle religioni monoteistiche come, ad esempio, il Cristianesimo. Esso è alla base della confessione cattolica mentre risulta uno dei punti di contrasto con il Luteranesimo per il quale l'uomo non può in alcun modo agire per liberare la propria anima, mentre il cattolicesimo considera fondamentali le opere quanto le preghiere.

Alla stessa idea del luteranesimo aderiva anche il calvinismo per il quale l'uomo era predestinato e per questo a niente servivano le proprie opere e le proprie azioni, poiché l'elemento decisivo è solo la fede.

Nella scienza[modifica | modifica sorgente]

Fino a poco più di un secolo fa la comunità scientifica credeva fermamente in un universo deterministico, ciò sostanzialmente significava che date le condizioni iniziali di un processo fisico, cioè note un certo numero di informazioni sufficienti, si era in grado di conoscerne l'esito e lo sviluppo con accuratezza assoluta, ovvero con certezza.

Con l'avvento delle prime conoscenze in campo atomico e in seguito quantistico, in particolare coi principi di indeterminazione di Heisenberg, la scienza è stata eletta a prova a favore della possibilità reale dell'Indeterminismo come regolatore dell'universo. La fisica moderna è una mistura di teorie deterministiche e stocastiche, per esempio la meccanica classica è in grado di predire eventi in base al livello di conoscenza delle condizioni iniziali, tuttavia la meccanica quantistica predice eventi solo in termini di probabilità, che non è più frutto di una incompleta conoscenza del sistema fisico ma una caratteristica intrinseca del mondo quantistico.

Si potrebbe ribattere che la moderna teoria quantistica abbia valenza solo a livello microscopico: questo è dovuto sostanzialmente al ridottissimo valore che assume la Costante di Planck (dell'ordine di 10^-34) che sta alla base dell'intera teoria in quanto determina la quantizzazione delle principali grandezze fisiche quali l'energia e il momento angolare. D'altra parte è dimostrato che molti fenomeni macroscopici si basano su effetti quantistici, tra cui la superconduttività e la superfluidità. Inoltre, alcuni generatori hardware di numeri casuali fanno uso di effetti quantistici amplificati in segnali utilizzabili nella pratica. Boltzmann credeva che il mondo atomico fosse governato dal disordine, ritenendo che una teoria di tipo probabilistico fosse solo un'approssimazione della realtà macroscopica, dipingendo dunque la natura in modo non completamente determinato.

L'essere umano è un complesso sistema fisico composto da molecole che fanno uso di reazioni chimiche, fisiche, proprio come ogni altro sistema fisico nell'universo, dunque soggetto alle stesse leggi della fisica che conosciamo. In particolare, il cervello umano sfrutta una serie di reazioni chimiche e chimico-fisiche che generano i campi elettrici e magnetici tramite i quali avviene la comunicazione dei neuroni, quindi la decisione volontaria di un individuo avviene attraverso queste reazioni, regolate a loro volta da leggi fisiche ben precise; a questo punto, essendo la "scelta" frutto delle medesime leggi, sorge una domanda fondamentale: "il comportamento di una persona è regolato o meno dalla casualità quantistica?", se così fosse significherebbe che la libertà individuale in quanto tale verrebbe a crollare poiché frutto di leggi fisiche non controllabili se non in termini di probabilità e dunque completamente dettate dal caso.

Tuttavia anche nel caso diametralmente opposto, ovvero nel caso in cui le stesse leggi fisiche fossero interpretate con la fisica classica e quindi risultassero deterministiche, si vedrebbe di nuovo venir meno la libertà della "scelta", in quanto conseguenza di una complessa serie di processi fisici, e anche qui il libero arbitrio verrebbe a cadere.

Dunque, rimangono solamente due possibilità:

  • l'interpretazione deterministica della natura, secondo la quale sono solo le leggi fisiche a dettare i comportamenti umani
  • l'interpretazione indeterministica, per cui ogni evento è dettato dal caso e le scelte individuali sono la naturale conseguenza di questi processi casuali

Una persona è quello che è in base alle proprie azioni, un uomo viene giudicato colpevole o innocente secondo le proprie scelte, dunque il problema del libero arbitrio continua a presentarsi e a porre delle domande: "Possiamo prevedere i comportamenti umani?", "Le scelte sono solo il frutto di leggi fisiche deterministiche o di leggi quantistiche e in definitiva regolate dal caso?"

In entrambi i casi non rimarrebbe molto spazio per il libero arbitrio, se non tramite una teoria del tutto che apra la via per differenti interpretazioni.

L´epifenomenismo[modifica | modifica sorgente]

epifenomenismo è ancora un'altra sfida per ogni concetto d´un libero arbitrio umano. Il biologo e pensatore inglese Thomas Henry Huxley ha proposto prima nell'Ottocento che tutti i pensieri coscienti, siano un fenomeno secondario, senza alcun potere causale, che accompagnano i processi fondamentali nel sistema nervoso dell'uomo. Recentemente, l´epifenomenismo dei fenomeni mentali è stato avvalorato da argomenti che si riferiscono ad osservazioni dalla vita comune degli uomini[1]. Alcuni esempi:

  • Un pensiero che non viene in mente come una trovata spontanea, non si può pensare. Infatti, esso sembra di non esistere, perché ne non si abbia più una traccia di coscienza in mente. Anche nostra lingua riferisce a questo fatto: è il pensiero, che viene in mente, che diventa cosciente, non è "evocato" da un'entità cosciente o cartesiana[2].
  • Nessuno vuole dimenticare qualcosa. Dimenticare un'informazione è sempre una vicenda che l´uomo subisce senza il potere di evitarlo. Non è possibile di ricordarsi di un'informazione dimenticata attivamente, perché nessuno sa dov´è nascosta (come sarebbe il caso quando una cosa fosse stata nascosta attivamente).
  • Non è possibile di controllare il flusso di coscienza (oppure il flusso dei pensieri descritto per esempio nel romanzo Ulisse di James Joyce). Nella sequenza dei pensieri non si può osservare che un pensiero cosciente 'chiama' il suo successore. Ogni pensiero viene in mente all´improvviso, senza preparazione attiva. Una tale preparazione richiederebbe che il pensiero finale venga selezionato durante una considerazione razionale da un grande numero di pensieri possibili, di cui -viceversa- la maggioranza vengono rifiutati. Tale considerazione non è più possibile sul livello dei pensieri stessi, dietro di loro non può essere un altro livello di coscienza.

Quindi, il flusso di coscienza, stando a queste argomentazioni, è un prodotto senza il potere di cambiare gli eventi: ciò che provoca le nostre azioni non è la coscienza, che è un epifenomeno, ma qualcos'altro. Ci sono buoni argomenti che questo agente debba essere il cervello[3].

Siccome ogni trovata dev´essere "accettata" dalla persona cosciente com'è generata dall´agente, senza alcun potere di influire i processi della loro generazione, è in verità irrilevante se questi processi del cervello siano determinati completamente o se siano liberi in qualsiasi modo. La persona non ha la capacità di servirsi liberamente del "generatore" della sua coscienza. Conseguentemente ogni volontà individuale potrebbe anche un contenuto fenomenico generato dal cervello, il quale invece agisce inconsciamente.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Erasmo da Rotterdam, Il libero arbitrio (testo integrale) – Martin Lutero, Il servo arbitrio (passi scelti), a cura di Roberto Jouvenal, Claudiana, Torino 1969. Terza edizione a cura di Fiorella De Michelis Pintacuda, 2004.
  • Martin Lutero, Il servo arbitrio (1525), a cura di Fiorella De Michelis Pintacuda, Claudiana, Torino 1993.
  • Mario De Caro, Il libero arbitrio: una introduzione, Roma-Bari, Laterza, 2004.
  • Andreas Eisenrauch: Der Einfall und die Freiheit -Lebensweltliche Indikatoren der Unfreiheit menschlichen Denkens. BoD, Norderstedt 2012. ISBN 978-3-8482-0487-8 (finora solo in tedesco)
  • J. Lebacqz, Libre arbitre et jugement, Louvain 1960.
  • C. Mazzantini, Il libero arbitrio in San Tommaso e Duns Scoto, Torino 1966.
  • Y. Simon, Trattato del Libero Arbitrio, Roma 1963.
  • P. Siwek, La conscience du libre arbitre, Roma 1976.
  • Agostino d'Ippona, "De libero arbitrio".
  • Daniel M. Wegner, "The Illusion of Conscious Will", MIT Press, 2002

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Eisenrauch (2012, Capitoli I.2 a I.4)
  2. ^ Succede spesso, che durante una considerazione il motivo decisivo non viene in mente e si prende una decisione falsa (per esempio un uomo è invitato ad un appuntamento e non si ricorda che ha già un altro). Il motivo che non viene in mente "da se stesso" non esiste in fatto per il pensatore. Non sarebbe possibile, se il pensatore fosse capace di controllare liberamente i suoi motivi e pensieri. Una mente libera dovrebbe chiamare i suoi motivi e non ha da aspettare fino la trovata giusta diviene cosciente.
  3. ^ Eisenrauch (2012, Capitolo I.5)
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