Filottete

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Filottete sull'isola di Lemno, opera di Jean-Germain Drouais, olio su tela, 1788, Chartres, Musée des Beaux-Arts.
Filottete morente, dipinto del 1807 di Vincenzo Baldacci, Cesena, Pinacoteca Comunale.
« La distruzione potrà avere fine solo quando sarai morto tu, l'autore delle nostre fatiche. »
(Commento di Filottete a Paride. Quinto Smirneo, Posthomerica, libro X, versi 229.)

Filottète[1] è una figura della mitologia greca, figlio di Peante e Demonassa (o Metone).

Il mito[modifica | modifica sorgente]

Famoso arciere originario della penisola di Magnesia, possedeva le frecce e l'arco di Eracle, donate a lui (o al padre Peante secondo lo ps. Apollodoro, Bibl. II 7,7) dall'eroe che voleva ringraziare in tal modo per aver appiccato il fuoco al rogo dell'Eta. Secondo Servio (in Verg. Aen. III 401 ss.) Eracle gli chiese in cambio di tenere segreto il luogo della morte e Filottete giurò di mantenere il segreto. Più tardi tuttavia, pressato da domande, Filottete andò sull'Eta e battendo col piede la terra nel punto in cui era stato eretto il rogo d'Eracle lo rivelò senza parlare. Il giuramento fu così violato. Nel 'Catalogo delle navi' omerico, Filottete guidava un contingente di sette navi con cinquanta arcieri.

Filottete tuttavia non giunse a Troia con gli altri capi: durante lo scalo a Tenedo, fu morso al piede da un serpente nel corso di un sacrificio (la tradizione vuole per punizione del giuramento violato). Altri sostengono invece che fu ferito sempre al piede da una delle letali frecce di Eracle (imbevute del sangue dell'Idra). La ferita diventò ben presto così infetta da emanare un puzzo insopportabile, e Ulisse non fece alcuna fatica a convincere gli altri capi ad abbandonare il ferito a Lemno, allorché la flotta passò vicina a questa isola.

Filottete rimase per dieci anni su quell'isola allora deserta, e vi sopravvisse uccidendo uccelli con le frecce d'Eracle. Frattanto davanti a Troia i Greci catturarono l'indovino Eleno, e seppero da quest'ultimo che la città non sarebbe mai caduta se Neottolemo ed il possessore dell'arco e delle frecce di Eracle (cioè Filottete) non fossero venuti a combattere in mezzo a loro.

Ulisse partì dunque in ambasciata verso Lemno, accompagnato da Neottolemo e Diomede e convinse Filottete ad unirsi a loro promettendogli la cura dei figli d'Asclepio, i medici delle schiere greche. Si racconta infatti che una volta giunto a Troia Filottete fu curato da Macaone. Di questa cura si raccontava che Apollo avesse fatto cadere Filottete in un sonno assai profondo, mentre Macaone sondata la ferita e tolte via col coltello le carni morte e lavata la piaga con vino vi applicasse una pianta, la segreta medicina che Asclepio aveva ricevuto dal centauro Chirone. Così Filottete è il primo esempio di un'operazione chirurgica sotto anestesia.

Si attribuiscono all'arciere molti meriti in guerra; le sue stragi furono considerevoli e le sue vittime davvero eccellenti. Igino riferisce che l'eroe uccise tre avversari.[2] Secondo altre fonti egli uccise il troiano Admeto, come ci tramanda Pausania,[3] e poi altri guerrieri troiani, Deioneo,[4] Peiraso[5] e Medone, figlio di Antenore.[6] Secondo alcuni autori, sarebbe stato lui ad uccidere con le sue frecce Acamante, figlio di Antenore,[7] fino a segnare le sorti della guerra, uccidendo Paride. Nell'Odissea Ulisse lo definisce come il migliore a tirare con l'arco tra tutti gli achei.

Alla fine della guerra tornò in patria o, secondo leggende posteriori, scacciato dalla patria, in seguito ad un'insurrezione, e venuto in Italia, nel Bruzzio (regione di Crotone), vi fondò Krimisa, Petelia, Macalla e Chone. Prima di morire consacrò il suo arco e le sue frecce ad Apollo, facendo costruire un tempio a Cirò Marina, l'antica Krimisa.

Sulla figura di Filottete si basa l'omonima tragedia di Sofocle.

Informazione storica[modifica | modifica sorgente]

L'argomento del Filottete, prima di essere stato trattato da Sofocle, era già presente nella Piccola Iliade, dove tema portante era il richiamo in patria di un eroe del quale si rimpiangeva l'assenza.

Il tema dell'educazione nella tragedia[modifica | modifica sorgente]

L'educazione dei giovani, negli ultimi decenni del V secolo a,C., era uno dei temi portanti della cultura Greca. Si andavano affermando le idee innovatrici della Sofistica, le quali si contrapponevano alle idee tradizionali. Tale tema trovò riscontro anche nel teatro in virtù della sua struttura politica per eccellenza.

Assenza di una visione tragica[modifica | modifica sorgente]

Nel Filottete non vi è una visione tragica del mondo: infatti l'eroe pur non rinunciando al ritorno in patria (Troia), sembra però disposto a piegarsi alla volontà del divino Eracle che appunto insegna ad essere sempre devoti verso gli dei. Tuttavia all'interno della tragedia si apre una questione di conflitto tra giusto e utile.

Secondo l'etica aristocratica: gli uomini di natura aristocratica devono sottrarsi a vili inganni. Il problema etico, se sia lecito ricorrere all'inganno per ottenere qualcosa, diventa un insegnamento pedagocico: l'eroe infatti subisce una maturazione psicologica e morale.

Eroe del giusto si afferma Neottolemo che non vuole ottenere alcun tipo di vantaggio utilizzando mezzi sleali, in contrapposizione alla sua visione troviamo quella di Ulisse, che invece sostiene che per perseguire l'utile non bisogna tener conto di nessuna morale e di nessun rispetto. Sofocle tra queste due visioni diverse si colloca in quella del rispetto della morale e della lealtà, rinnegando perciò la morale utilitaristica di Ulisse.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pronuncia piana conforme all'accento sia greco sia latino. Vedi la voce Filottete nel Dizionario d'ortografia e di pronunzia: http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=56398&r=39553.
  2. ^ Igino, Fabula, 114.
  3. ^ Pausania, X, 27, 1.
  4. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, libro X, verso 167
  5. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, libro XI, verso 52
  6. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, libro XI, verso 481
  7. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, libro X, verso 168.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gianfranco Maddoli, 'Filottete in Italia’, in 'L’epos greco in occidente', Atti del XIX Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 1979), Taranto 1980 [ma Napoli 1989], pp. 133-167.
  • Guido Avezzù,'Il ferimento e il rito. La storia di Filottete sulla scena attica', Adriatica Ed., Bari 1988.
  • 'Épeios et Philoctète en Italie', Actes du Colloque International, Lille 1987, Centre Jean Bérard, Naples 1991.
  • Maria Luisa Napolitano, 'Philoktetes e l’arco. Dalla Magnesia all’Oeta', Memorie dell’Accademia Nazionale dei Lincei, s. IX, vol. XV,2, Roma 2002.
  • Andrea Alessandri, 'Mito e memoria. Filottete nell'immaginario occidentale', Editori Riuniti University Press, Roma 2009.

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