Filottete
| « La distruzione potrà avere fine solo quando sarai morto tu, l'autore delle nostre fatiche. » | |
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(Commento di Filottete a Paride. Quinto Smirneo, Posthomerica, libro X, versi 229.)
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Filottete è una figura della mitologia greca, figlio di Peante e Demonassa (o Metone).
Indice |
[modifica] Il mito
Famoso arciere originario della penisola di Magnesia, possedeva le frecce e l'arco di Eracle, donate a lui (o al padre) dall'eroe che voleva ringraziare in tal modo per aver appiccato il fuoco al rogo dell'Eta. Eracle gli chiese in cambio di tenere segreto il luogo della morte e Filottete giurò di mantenere il segreto. Più tardi tuttavia, pressato da domande, Filottete andò sull'Eta e battendo col piede la terra nel punto in cui era stato eretto il rogo d'Eracle lo rivelò senza parlare. Il giuramento fu così violato. Guidava un contingente di sette navi con cinquanta arcieri.
Filottete tuttavia non giunse a Troia con gli altri capi: durante lo scalo a Tenedo, fu morso al piede da un serpente nel corso di un sacrificio (la tradizione vuole per punizione del giuramento violato). Altri sostengono invece che fu ferito sempre al piede da una delle letali frecce di Eracle (imbevute del sangue dell'Idra). La ferita diventò ben presto così infetta da emanare un puzzo insopportabile, e Ulisse non fece alcuna fatica a convincere gli altri capi ad abbandonare il ferito a Lemno, allorché la flotta passò vicina a questa isola.
Filottete rimase per dieci anni su quell'isola allora deserta, e vi sopravvisse uccidendo uccelli con le frecce d'Eracle. Frattanto davanti a Troia i Greci catturarono l'indovino Eleno, e seppero da quest'ultimo che la città non sarebbe mai caduta se Neottolemo ed il possessore dell'arco e delle frecce di Eracle (cioè Filottete) non fossero venuti a combattere in mezzo a loro.
Ulisse partì dunque in ambasciata verso Lemno, accompagnato da Neottolemo e Diomede e convinse Filottete ad unirsi a loro promettendogli la cura dei figli d'Asclepio, i medici delle schiere greche. Si racconta infatti che una volta giunto a Troia Filottete fu curato da Macaone. Di questa cura si raccontava che Apollo avesse fatto cadere Filottete in un sonno assai profondo, mentre Macaone sondato la ferita e tolto via col coltello le carni morte, poi lavato la piaga con vino prima di applicarvi una pianta, la segreta medicina che Asclepio aveva ricevuto dal centauro Chirone. Così Filottete è il primo esempio di un'operazione chirurgica sotto anestesia.
Si attribuiscono all'arciere molti meriti in guerra; le sue stragi furono considerevoli e le sue vittime davvero eccellenti.
Igino riferisce che l'eroe uccise tre avversari.[1] In realtà egli uccise il troiano Admeto, come ci tramanda Pausania,[2] e poi altri guerrieri troiani, Deioneo,[3] Peiraso[4] e Medone, figlio di Antenore.[5] Secondo alcuni autori, sarebbe stato lui ad uccidere con le sue frecce Acamante, figlio di Antenore,[6] fino a segnare le sorti della guerra, uccidendo Paride.
Alla fine della guerra tornò in patria o, secondo leggende posteriori, scacciato dalla patria, in seguito ad un'insurrezione, e venuto in Italia, nel Bruzzio (regione di Crotone), vi fondò Krimisa, Petelia e Macalla. Prima di morire consacrò il suo arco ad Apollo, cui aveva dedicato un tempio in Lucania.
Sulla figura di Filottete si basa l'omonima tragedia di Sofocle.
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Andrea Alessandri, Mito e memoria. Filottete nell'immaginario occidentale, Editori Riuniti University Press, Roma 2009
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Filottete
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