Patroclo

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Patroclo
Lotta tra troiani e greci per il corpo di Patroclo
Lotta tra troiani e greci per il corpo di Patroclo
Saga Ciclo troiano
Nome orig.
Epiteto Meneziade (patronimico)
1ª app. in Iliade di Omero
Parenti

Menezio (padre)

Achille che cura Patroclo, vaso con figure rosse del pittore di Sosia

Patroclo (in greco antico Πάτροκλος / Pátroklos o Πατροκλῆς / Patroklễs, letteralmente «la gloria [κλέϝος] del padre [πατήρ]»; in latino: Patroclus o Patrocles) è una figura della mitologia greca, tra le più importanti nella guerra di Troia. Figlio di Menezio e di Stenele, era il migliore amico di Achille. Indossò le armi dell'amico quando questi, offeso dal re di Micene Agamennone, che gli aveva sottratto la sua donna, rifiutò di continuare a combattere contro i Troiani: presentatosi in battaglia al suo posto per dare coraggio a gli Achei, Patroclo provocò scompiglio nelle file nemiche, che respinse vittoriosamente, ma venne indebolito dal dio Apollo, ferito da Euforbo ed infine ucciso da Ettore. Il desiderio di vendicare l'amico indusse Achille a riprendere la guerra e ad uccidere lo stesso Ettore in duello.

Patroclo è una delle personalità di maggior spicco dell'Iliade di Omero. Personaggio di grande bontà e dolcezza, oltre che eroe valoroso in guerra, costituisce insieme a Menelao un'eccezione tra i guerrieri achei omerici, che generalmente non conoscono altre virtù oltre alla forza.

Il mito[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Patroclo, in un dipinto a olio di Jacques-Louis David, 1780.

La tradizione più autorevole, sostenuta da Omero, afferma che Patroclo era figlio di Menezio, re di Opunte, nella Locride.[1][2] Una tradizione erronea, talvolta posta in alternativa a questa prima, attribuisce la paternità dell'eroe ad Eaco.[3] Sua madre pare fosse Stenela, figlia d'Acasto, oppure Piope, figlia di Ferete, oppure Polimela (o Periapide), figlia di Peleo, oppure Filomela, figlia di Attore. Patroclo fu maggiore di Achille per età, ma, al pari di quasi tutte le figure della guerra di Troia, non ne eguagliava le virtù fisiche e belliche.

Morte[modifica | modifica sorgente]

Menelao sorregge il corpo di Patroclo, Piazza della Signoria a Firenze

Costretto ad abbandonare la sua città, si rifugiò presso Peleo e divenne compagno inseparabile di Achille. Patroclo si recò nel palazzo di Tindaro per chiedere la mano di Elena. Si liberò di un altro scomodo pretendente, un certo Las, uccidendolo prima che si presentasse alla corte del re. Insieme all'amico si recò alla guerra di Troia, dove si conquistò gloria e rispetto, e quando Achille si ritirò dalla battaglia, Patroclo, indossate le sue armi, ne prese il posto, portando scompiglio nelle schiere avversarie e ribaltando le sorti della battaglia. Ma non tenne conto del consiglio dell'amico, ossia limitarsi a respingere i troiani dall'accampamento acheo, e questo ne causò la caduta. In un primo momento Apollo lo stordì, colpendolo due volte e respingendolo alle mura di Troia, che altrimenti avrebbe conquistato, poi Euforbo lo ferì con un colpo di lancia e infine Ettore gli diede il colpo di grazia, trapassandolo con la lancia dalla propria biga. Spogliato delle armi, il cadavere di Patroclo fu conteso dai due schieramenti nel corso di una lotta furiosa che si concluse solo con l'arrivo di Achille: al suo grido, i troiani fuggirono in preda al terrore all'interno delle mura della città. Sconvolto dal dolore, dopo aver organizzato i giochi funebri in onore del compagno, Achille riprese parte alla guerra. Le ceneri del suo corpo furono messe accanto a quelle di Antiloco (ucciso da Memnone) e di Achille, dopo che costui fu ucciso da Paride.

Nell' Iliade Patroclo è una figura abbastanza particolare: infatti le sue caratteristiche dominanti sono la bontà e la dolcezza, un fatto abbastanza inusuale se si pensa agli altri eroi del poema, come Achille o Ettore, piuttosto rudi. Molti personaggi lo lodano, come Briseide, che lo definisce "sempre dolce", e persino i cavalli di Achille lo piangono, poiché era stato un buon auriga per loro. Un episodio che evidenzia la gentilezza di Patroclo è quello descritto nel libro XVI (versi 1-100), in cui egli corre in lacrime da Achille, dicendo che molti Achei stanno morendo in battaglia e altri sono feriti; si preoccupa, quindi, della sorte dei suoi compagni. Inoltre il poeta lo apostrofa spesso, tradendo una certa simpatia per il suo personaggio.

Imprese di Patroclo[modifica | modifica sorgente]

Vittime di Patroclo
Guerrieri lici.

Patroclo uccise i Lici Anfotero, Epalte, Erimante, Evippo, Ifeo, Echio, Piri, Polimelo, figlio di Argeate, e Tlepolemo, figlio di Damastore. Egli uccise anche Sarpedonte, re di Licia, a cui Zeus aveva garantito la vita per tre generazioni. Infine uccise Trasidemo, scudiero di Sarpedonte.

Cebrione.

Il figlio di Priamo che divenne l'auriga di Ettore dopo la morte di Archeptolemo.

Erilao.

Padre di Clito, padre a sua volta di Melanione, un altro guerriero troiano ucciso da Antifo, un compagno di Odisseo.

Perimo.

Figlio di Mega.

Pirecme.

Capitano dei Peoni.

Stenelao.

Figlio di Itemene. Patroclo lo colpì con una pietra al collo e gli spezzò i due tendini; la testa di lui, dunque, recisa dal busto, rotolò nella polvere tra i combattenti.

Altri Troiani uccisi da Patroclo.

Adrasto, Areilico, Autonoo, Echeclo, Elaso, Epistore, Melanippo, Mulio, Pronoo, Pilarte, Testore.

Il presunto amore omosessuale tra Patroclo e Achille[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Achille e Patroclo.
Achille e l'amante Patroclo, dipinto di Jean Auguste Dominique Ingres

Il rapporto tra Achille e Patroclo è uno degli elementi chiave dei miti associati alla guerra di Troia: quale sia stata la sua effettiva natura e fino a che punto si sia spinta questa stretta amicizia tra i due eroi è stata oggetto di controversie sia nel periodo antico sia nei tempi moderni.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pindaro, Olimpiche, IX, versi 69-70.
  2. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro III, 13.
  3. ^ Esiodo, citato dal commento di Eustazio a Omero, Iliade, libro I, verso 337.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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