Ifigenia (mitologia)

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Ifigenia in Tauride, olio su tela di Anselm Feuerbach, Stoccarda, Staatsgalerie.

Ifigenia (chiamata anche Ifianassa, in greco Ἰφιγένεια) è un personaggio della mitologia greca, figlia di Agamennone e di Clitemnestra.

Indice

[modifica] Il mito

Ifigenia era figlia di Agamennone e Clitennestra. I suoi fratelli erano Oreste, Elettra e Crisotemi. Si racconta che fosse figlia di Teseo ed Elena. Ancora giovinetta, Elena fu rapita dall'eroe che, secondo alcuni autori, la violò. Elena fu poi salvata dai Dioscuri e giurò loro di aver mantenuto la sua verginità, ma in realtà, ad Argo, sulla strada del ritorno, diede alla luce una bimba, Ifigenia, e consacrò ad Artemide un santuario in segno di gratitudine per il parto alleviato dalla sofferenza. Poi affidò la neonata a Clitennestra che l'adottò come sua figlia.

Un giorno, Agamennone uccise una cerva con una freccia saettata da una lunga distanza, e, imbaldanzito, emise un sacrilego vanto: «Neanche Artemide ci sarebbe riuscita!», oppure, promise di sacrificare alla dea la creatura più bella sbocciata nel suo regno in quell'anno, lo stesso in cui poi venne alla luce Ifigenia, ma si rifiutò poi d'immolarla, o ancora, uccise una capra sacra alla dea. Artemide fu offesa dal sacrilegio e scatenò presto forti venti che respinsero per alcuni giorni le navi greche sulle coste di Aulide, impedendo loro di salpare per Troia.

L'indovino Calcante fu consultato e vaticinò che la flotta non sarebbe salpata se Agamennone non avesse sacrificato alla dea irata la più bella tra le sue figlie. Secondo altri il responso fu emesso dall'oracolo di Delfi. In un primo momento, Agamennone s'oppose al sacrificio della propria figlia e sostenne che Clitennestra non avrebbe mai dato il suo consenso all'uccisione di Ifigenia. Le truppe greche insorsero, minacciando di giurare fedeltà a Palamede e di abbandonare il re, se si fosse ostinato nel suo cieco rifiuto. Ulisse si finse colto da un'ira rabbiosa e fu sul punto di salpare per Itaca, quando Menelao s'intromise e cercò di placare gli animi. Sino a quando non avesse concesso il sacrificio, Agamennone fu sospeso dalle sue prerogative e l'esercito elesse al suo posto Palamede. Menelao esortò allora il fratello a lasciare che Ulisse e Taltibio andassero a Micene e conducessero Ifigenia in Aulide, con il pretesto che, se Achille non l'avesse presa in moglie, si sarebbe rifiutato di salpare per Troia.

Secondo alcuni autori, Ifigenia fu sacrificata a Poseidone.

Agamennone, comandante dell'esercito greco, ha radunato la flotta sulle coste della Beozia, presso la città di Aulide, prima di partire per la Guerra di Troia. La flotta però è trattenuta a terra da forti tempeste che la dea Artemide provoca nel mare che bagna la città[1]. Per permettere ad Agamennone e a tutti i Danai la partenza per Troia, l'indovino Calcante consiglia al re di immolare sua figlia Ifigenia alla dea per placare la sua ira.

Inizialmente Agamennone rifiuta il sacrificio, ma sotto le pressioni di Menelao e Ulisse, finalmente cede. Egli inventa allora uno stratagemma per attirare Ifigenia ad Aulide: fa dire a Clitemnestra che Achille si rifiuterebbe di partire in guerra se prima non gli fosse accordata la mano di Ifigenia. Una volta nel campo acheo, Clitennestra, Oreste e Ifigenia apprendono il destino funesto che è riservato a quest'ultima[2]. Ifigenia è però cosciente della necessità del sacrificio per il bene della Grecia ed accetta di morire per un fine superiore[3]. Al momento della messa a morte, Artemide l'avrebbe sostituita (secondo alcune fonti) con un cervo[4][5], con il fine di salvaguardarla dalla follia degli uomini e per farla sacerdotessa del suo tempio in Tauride. Al contrario di sua figlia, Clitemnestra non perdonerà Agamennone e si vendicherà uccidendolo al suo rientro dalla Guerra di Troia[6].

Trasportata in Tauride dopo il sacrificio mancato, Ifigenia diventa sacerdotessa del tempio di Artemide Tauropolos, con il compito di sacrificare ogni straniero che approdi nella regione. Anni dopo, suo fratello Oreste e l'amico Pilade arrivano in Tauride, in cerca della statua di Artemide, come gli era stato comandato dall'oracolo di Delfi. Ifigenia però riconosce suo fratello e lo risparmia, inscenando un finto sacrificio[7]. I tre, in possesso della statua, scappano in Grecia, protetti dalla dea Atena[8].

[modifica] Il sacrificio della vergine come rito di passaggio

Il sacrificio d'Ifigenia di Francesco Fontebasso

Col termine proteleia si indicava la data in cui le figlie femmine (ossia vergini) venivano accompagnate dai genitori sull'acropoli per celebrare un sacrificio alla dea Artemide (o ad altre divinità femminili), generalmente in vista del loro matrimonio. Con lo stesso termine Euripide traduce solo il rito sacrificale[9]. Il sacrificio consisteva spesso in un oggetto personale, un giocattolo oppure una ciocca di capelli, a rappresentare il vecchio modo di vita (la fanciullezza) lasciato in quel momento alle spalle[10].
Il parallelismo con il mito di Ifigenia è evidente: Ifigenia è allo stesso tempo figlia obbediente, disposta a sacrificarsi secondo il volere del padre, e sacerdotessa di un culto che segue durante le tappe della crescita tutte le bambine figlie devote, donne, madri e spose. In Ifigenia si riflette quindi il mito della fanciulla che rimane vergine, malgrado il tentativo di ucciderla (il sacrificio va inteso come morte della fanciulla a favore della donna adulta, matura e quindi pronta ad essere data in sposa ad un uomo). Anche la figura paterna che si confonde con quella del sacrificatore è importante: la ragazza che va in sposa smette di essere sotto la tutela del padre per passare sotto quella del marito. Il padre, partecipando al sacrificio, accetta questa condizione.

«In molti paesi dell’Attica, a Brauron come a Munichia, per rappresentare il superamento della condizione dell’infanzia ci si serve del motivo del “sacrificio della figlia” che riprende il modello universale della morte iniziatica. Ifigenia, con una tomba a Brauron e una a Megara, e un mito che ne fa la figlia da sacrificare in Aulide, funge da prototipo per le ragazze che compiono il rito di passaggio»[11].

[modifica] Ifigenia nell'arte

Il mito di Ifigenia è presente in numerose opere artistiche.

[modifica] Letteratura

[modifica] Musica

[modifica] Pittura

[modifica] Cinema

[modifica] Note

  1. ^ Ovidio, Metamorfosi, XII, 8-10
  2. ^ Euripide, Ifigenia ad Aulide, scena 15.
  3. ^ Euripide, Ifigenia ad Aulide, sc. 21.
  4. ^ Euripide, Ifigenia ad Aulide, sc. 24.
  5. ^ Ovidio, Metamorfosi, XII, 24-35
  6. ^ Eschilo, Orestea
  7. ^ Euripide, Ifigenia in Tauride, sc. 10-12
  8. ^ Euripide, Ifigenia in Tauride, sc. 16
  9. ^ Euripide, Ifigenia in Aulide, 433-443
  10. ^ James M. Redfield, The Locrian maidens: love and death in Greek Italy (2003), cf. p.111
  11. ^ Ken Dowden, Death and the Maiden, (Routledge, 1989)

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