Poseidone

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Statua di Poseidone, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Atene.

Poseidone o Posidone[1] (in greco Ποσειδῶν) è il dio del mare e dei terremoti nella mitologia greca e nella religione greca. Figlio di Crono e fratello di Zeus, Ade, Era, Estia e Demetra è uno dei dodici dei dell'Olimpo. La sua consorte è la Nereide Anfitrite e da lei ha avuto un figlio, Tritone, mezzo uomo mezzo pesce.

I simboli del dio sono il tridente e suoi animali sacri, il cavallo (creato da lui dalle onde del mare) e il delfino. Suo epiteto ricorrente è Scuotitore della terra (sinonimi Enosìctono o Enosigeo (latino: Ennosigaeum; greco: Ἐ(ν)νοσίγαιος[2]), causa dei terremoti.

Divinità simili a Poseidone del mondo antico furono Rodon nella religione illirica, Nethuns nella religione etrusca e il suo corrispondente nome Nettuno in quella romana.

In suo onore venivano celebrati i giochi Istmici.

Etimologia del nome[modifica | modifica sorgente]

Neptune - Marmo di Antoine Coysevox - 1705 - Museo del Louvre - Parigi

Nell'età del bronzo, Poseidone, se si fa affidamento sulle tavolette d'argilla in scrittura Lineare B giunte fino a noi, nell'antica città di Pilo era considerato il più importante tra gli dei; in queste iscrizioni il nome PO-SE-DA-WO-NE (Poseidone) ricorre con frequenza molto maggiore rispetto a DI-U-JA (Zeus). Si trova anche una variante femminile dello stesso nome, PO-SE-DE-IA, il che indica l'esistenza di una dea compagna di Poseidone che in tempi successivi venne dimenticata. Le tavolette rinvenute a Pilo riportano la memoria di sacrifici in onore de Le due regine e Poseidone oppure Le due regine e il re. L'identità che più facilmente può essere attribuita alle due regine è quella di Demetra e Persefone o di due dee loro antesignane, in ogni caso divinità che in epoche successive non furono più associate alla figura di Poseidone. Il dio era già identificato come Scuotitore della terra ovvero E-NE-SI-DA-O-NE nella Cnosso di epoca micenea,[3] un titolo estremamente importante, soprattutto considerando che i terremoti sono stati una delle cause principali della caduta della civiltà minoica.

In una delle tavolette di Pilo si trova un legame tra i nomi di Demetra e Poseidone che compaiono come PO-SE-DA-WO-NE e DA-MA-TE inserite in un contesto di richieste di grazia agli dei. La sillaba DA, presente in entrambi i nomi sembrerebbe derivare da una radice Protoindoeuropea associata al concetto di distribuzione di terre e privilegi[4], per cui Poseidone potrebbe significare Signore distributore o Compagno della distributrice parallelamente a Demetra "La madre distributrice".[5]

Origini del culto[modifica | modifica sorgente]

Rovine del Tempio di Poseidone a Capo Sounion

Nella cultura micenea, pur così dipendente dal mare, non è stata ritrovata alcuna prova di un legame tra Poseidone e il mare stesso. Evidentemente il culto del dio era nato in precedenza e indipendentemente da quello che sarebbe diventato il suo regno.

Visto che la figura di Poseidone è in stretta relazione sia con il mare sia con i cavalli e considerando la lontananza dal mare delle zone in cui abitavano gli antichi indoeuropei, alcuni studiosi ritengono che Poseidone originariamente nasca come un dio-cavallo e che solo in seguito sia stato assimilato alle divinità acquatiche orientali quando i popoli greci mutarono la loro fonte di sostentamento principale passando dalla coltivazione della terra allo sfruttamento del mare con la pesca e i commerci marittimi.

Secondo Pausania Poseidone era uno dei custodi dell'Oracolo di Delfi prima che Apollo ne assumesse il controllo. Apollo e Poseidone spesso si occuparono degli stessi aspetti delle vicende umane: ad esempio durante la fase della fondazione di nuove colonie Apollo per mezzo dell'Oracolo autorizzava i coloni a partire e indicava loro dove stabilirsi, mentre Poseidone si prendeva cura dei coloni durante la navigazione verso la nuova patria e procurava le acque lustrali per celebrare i sacrifici propiziatori per la fondazione della nuova città. L'Anabasi di Senofonte descrive un gruppo di soldati Spartani che intonano, dedicandolo a Poseidone, un peana che è un tipo di inno che, normalmente, veniva dedicato ad Apollo.

Come anche Dioniso e le Menadi Poseidone aveva la capacità di provocare alcune forme di disturbo mentale: uno dei testi di Ippocrate riporta come alla sua opera fosse attribuito l'insorgere di certi tipi di epilessia.

Poseidone era venerato come divinità principale in molte città: ad Atene era considerato secondo soltanto ad Atena, mentre a Corinto e in molte città della Magna Grecia era considerato il protettore della polis.

Le celebrazioni in onore di Poseidone si tenevano, all'inizio della stagione invernale, in molte città del mondo greco.

I marinai rivolgevano preghiere a Poseidone perché concedesse loro un viaggio sicuro e talvolta come sacrificio annegavano dei cavalli in suo onore. Quando mostrava il lato benigno della sua natura Poseidone creava nuove isole come approdo per i naviganti e offriva un mare calmo e senza tempeste. Quando invece veniva offeso e si sentiva ignorato allora colpiva la terra con il suo tridente provocando mari tempestosi e terremoti, annegando chi si trovasse in navigazione e affondando le imbarcazioni.

L'iconografia classica di Poseidone lo ritrae alla guida del suo carro trainato da cavallucci marini o da cavalli capaci di correre sul mare. Spesso era rappresentato insieme a delfini e con in mano il suo tridente.

Poseidone nella mitologia[modifica | modifica sorgente]

La nascita e il trionfo su Crono[modifica | modifica sorgente]

Poseidone lotta contro il gigante Polibote - Anfora greca a figure nere - 540-530 a.C. circa - Museo del Louvre - Parigi

Poseidone era figlio di Crono e Rea e fratello di Zeus, Ade, Estia, Demetra ed Era. Secondo Esiodo Poseidone è fratello maggiore di Zeus, mentre secondo Omero il maggiore è Zeus, Poseidone il secondo e Ade il terzo.

Esiodo racconta infatti che come i suoi fratelli e sorelle Poseidone venne divorato dal padre Crono e successivamente rigurgitato da esso costretto da Zeus, l'ultimogenito riuscito a sfuggire al terribile genitore grazie alla madre Rea. Secondo altre tradizioni invece Rea riuscì a salvare Poseidone: secondo Pausania diede in pasto al marito un puledro e nascose il figlio in un branco di cavalli; secondo Diodoro Siculo Rea affidò il figlio alle cure dei Telchini, magici abitanti di Rodi, e dell'Oceanina Cefira[6].

Poseidone insieme a fratelli e sorelle, agli Ecatonchiri e ai Ciclopi, che gli forgiarono la sua arma, il tridente, sconfisse Crono e i Titani nella Titanomachia. I Titani furono scaraventati nel Tartaro e Poseidone stesso provvide a costruire le mura di bronzo che li imprigionavano[7].

Quando poi si decise di dividere il mondo in tre regni, vi fu un sorteggio: Zeus ricevette il cielo, Ade, ingannato da Zeus, il mondo sotterraneo dell'oltretomba, mentre a Poseidone toccarono il mare e le acque[8].

Il dio del mare partecipò anche alla guerra tra gli Olimpi e i Giganti, la Gigantomachia, nella quale combatté contro il gigante Polibote e lo sconfisse tagliando un pezzo dell'isola di Coo con il suo tridente e scaraventandoglielo contro, creando così l'isola di Nisiro[9].

La contesa con Atena per Atene[modifica | modifica sorgente]

Statua bronzea che rappresenta molto probabilmente Poseidone - 460 a.C. circa - Trovata nel 1928 al largo della costa di Capo Artemisio - Museo archeologico nazionale di Atene

Agostino nel La città di Dio riporta la spiegazione di Varrone sull'etimologia del nome della città di Atene: la sfida tra Atena e Poseidone. In quel luogo spuntò all'improvviso un ulivo e sgorgò dell'acqua. Consultato l'Oracolo di Delfi, rispose che l'ulivo simboleggiava la dea Atena e l'acqua il dio Poseidone e che i cittadini potevano scegliere il nome di una delle due divinità per denominare la propria città. Il re Cecrope allora convocò tutti i cittadini: i maschi votarono per Poseidone, le donne per Atena. Vinse la seconda perché si ebbe un voto in più delle donne. Allora Poseidone devastò i campi di Atene con le onde del mare e per placarne l'ira le donne furono punite: d'allora in poi non avrebbero votato, nessun figlio avrebbe preso il nome della madre e nessuna sarebbe stata chiamata come la dea vincitrice della contesa[10].

Apollodoro invece narra che a giudicare la disputa tra le due divinità furono gli dei dell'Olimpo, che decretarono la vittoria di Atena poiché Cecrope aveva testimoniato che la dea aveva piantato l'olivo prima di Poseidone[11].

Si pensa che questa leggenda sia sorta nel ricordo di contrasti sorti nel periodo Miceneo tra gli abitanti originari della città e dei nuovi immigrati. È interessante notare come Atene, nonostante questa scelta, all'apice del suo sviluppo fu una grande potenza navale, capace di sconfiggere la flotta Persiana nella battaglia di Salamina.

In una versione della storia differente, Atena e Poseidone avevano rotto una relazione appena prima della contesa, aggiungendo quindi un altro motivo valido alla lotta per il possesso della città.

L'Inno omerico a Poseidone[modifica | modifica sorgente]

L'inno a Poseidone, incluso nella raccolta degli Inni omerici, consiste in una breve invocazione, un preambolo di sette versi che si rivolge al dio come "scuotitore della terra e delle lande marine, dio dei profondi abissi che è anche signore del Monte Elicone e dell'ampia Aigaì"[12] e ricorda anche la sua doppia natura di dio dell'Olimpo: "domatore di cavalli e salvatore di navi".GIMMI

La ribellione a Zeus e la punizione[modifica | modifica sorgente]

Omero racconta che un giorno gli dei dell'Olimpo, capeggiati da Era, Apollo e Poseidone, si ribellarono a Zeus e lo legarono. A salvare il Re degli Dei fu la nereide Teti, che chiamò il centimano Briareo che lo salvò[13].

Come punizione Zeus costrinse Poseidone e anche Apollo a servire il re di Troia Laomedonte. Questi chiese loro di costruire un'enorme cinta muraria che corresse tutt'attorno alla sua città e promise di ricompensarli per questo servizio. Il re di Troia tuttavia non mantenne la parola data. Per vendicarsi, Poseidone mandò un mostro marino ad attaccare la città, che però venne ucciso da Eracle.

Nella guerra di Troia[modifica | modifica sorgente]

Nell'Iliade Poseidone si schiera dalla parte dei Greci e in diverse occasioni scende in battaglia contro l'esercito Troiano. Tuttavia nel XX libro, interviene a salvare Enea quando il principe Troiano è sul punto di essere ucciso da Achille.

L'astio per Odisseo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Odissea.

Odisseo, come racconta lui stesso, per salvarsi dal selvaggio e antropofago Ciclope Polifemo, figlio del dio del mare e della ninfa marina Toosa, lo acceca e scappa. Poseidone, da quel momento, scatena tutta la sua furia nei confronti del re di Itaca, che non ucciderà, ma costringerà per anni lontano dalla sua patria.

Poseidone non partecipa al concilio degli dei nel quale viene deciso che Odisseo potrà tornare a casa lasciando Ogigia dopo tanti anni dal momento che partecipa a un banchetto presso gli Etiopi. Quando il dio del mare, tornando dal banchetto, si accorse che Odisseo stava navigando in mare, capì che gli dei avevano deciso che potesse ritornare a casa e scatenò i venti contro il mortale, facendolo naufragare dalla propria zattera prima che arrivasse a Scheria, la patria dei Feaci[14].

Per punire i Feaci che avevano riportato a casa Odisseo, il dio del mare trasformò la nave e gli uomini che avevano aiutato il re di Itaca in pietra[15].

Amanti e figli di Poseidone[modifica | modifica sorgente]

Madre Stato Figli Mito
Afrodite Dea
  1. Erice
  2. Erofilo
Alope
  1. Ippotoo
Poseidone ebbe una relazione con sua nipote Alope, figlia di suo figlio Cercione re di Eleusi, generando così Ippotoo. Cercione decise di seppellire viva Alope, ma Poseidone la trasformò nell'omonima fonte che si trova nei pressi di Eleusi.
Anfitrite[16] Nereide
  1. Tritone[16]
  2. Bentesicima
Amimone[17]
  1. Nauplio[17]
Poseidone salvò Amimone da un satiro lascivo che l'aveva aggredita e in seguito ebbe da lei un figlio di nome Nauplio.
Arene
  1. Idas
Aretusa[17]
  1. Abante[17]
Astipalea[17]
  1. Periclimeno[17]
Calice[17]
  1. Cicno[17]
Celeno[17]
  1. Eufemo[17]
  2. Lico[17]
  3. Nitteo[17]
Clito[18]
  1. Atlante[18]
  2. Eumelo[18]
  3. Anfere[18]
  4. Evemone[18]
  5. Mneseo[18]
  6. Autoctono[18]
  7. Elasippo[18]
  8. Mestore[18]
  9. Azae[18]
  10. Diaprepe[18]
Platone raccontò nel Crizia che a Poseidone toccò in sorte Atlantide.

Il dio si innamorò di Clito, una fanciulla dell'isola, e «recinse la collina dove ella viveva, alternando tre zone di mare e di terra in cerchi concentrici di diversa ampiezza, due erano fatti di terra e tre d'acqua», rendendola inaccessibile agli uomini, che all'epoca non conoscevano la navigazione. Poseidone e Clito ebbero dieci figli, il primo dei quali, Atlante, sarebbe divenuto in seguito il governatore dell'Impero. Ognuno dei dieci re governava la propria regione di competenza, ed erano legati gli uni agli altri dalle disposizioni previste da Poseidone e incise su una lastra di oricalco posta al centro dell’isola, attorno a cui si riunivano per prendere decisioni che riguardavano tutti.

Demetra[19] Dea
  1. Arione[19]
  2. Despena[19]
Secondo un antico mito, una volta Poseidone tentò di insidiare Demetra, ma la dea rifiutò i suoi approcci e si trasformò in una giumenta per nascondersi confondendosi tra una mandria di cavalli. Poseidone però la individuò ugualmente, nonostante le sue nuove sembianze, si trasformò a sua volta in uno stallone e in questo modo riuscì a farla sua: dall'unione nacque Arione, un cavallo dotato del dono della parola.
Gea Dea
  1. Anteo
  2. Cariddi
Ifimedea
  1. Oti
  2. Efialte
Melia
  1. Amico
Medusa[20] Gorgone
  1. Pegaso[20]
  2. Crisaore[20]
Secondo il mito Poseidone si era innamorato di Medusa, una delle Gorgoni, le figlie di Forco e Ceto. Una notte il dio la sedusse o la violò nel tempio di Atena. Quest'ultima, profondamente irritata dall’affronto subito, aveva trasformato la fanciulla in un orribile mostro.
Peribea[21] mortale
  1. Nausitoo[21]
Satyria
  1. Taras
Tiro[17] mortale
  1. Pelia[17]
  2. Neleo[17]
Tiro era sposata con Creteo, dal quale aveva avuto Esone, ma era innamorata del dio fluviale Enipeo: la donna si offrì a Enipeo che però la rifiutò. Un giorno Poseidone, innamoratosi di Tiro, assunse le sembianze di Enipeo e dalla loro unione nacquero i due gemelli Pelia e Neleo.
Toosa[22] ninfa
  1. Polifemo[22]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Treccani.it L'Enciclopedia Italiana: Posidone
  2. ^ enosigeo, dal Vocabolario Treccani on line
  3. ^ John Paul Adams MYCENAEAN DIVINITIES List of handouts for classics 315 revisionato nel settembre 2006
  4. ^ Per la radice comune vedi anche il verbo latino dare.
  5. ^ Walter Burkert ritiene che la sillaba DA resti comunque ambigua e pensa che l'interpretazione di Compagno della Terra sia praticamente impossibile da dimostrare. Burkert 1985 III.2.3
  6. ^ Diodoro Siculo, Biblioteca di Storia Libo 5 Capitolo 55.
  7. ^ Esiodo, Teogonia, Cronidi contro Titani
  8. ^ Omero, Iliade Libro XV
  9. ^ Apollodoro, I 6 2; Strabone X 5 16
  10. ^ Agostino d'Ippona, La città di Dio, XVIII, 9.
  11. ^ Apollodoro, Biblioteca, III, 14.1
  12. ^ L'antica città-palazzo sulle cui rovine sorge la cittadina di Vergina
  13. ^ Omero, Iliade, Libro I vv. 395-405
  14. ^ Omero, Odissea Libro V vv. 282-381
  15. ^ Omero, Odissea Libro XIII vv. 159-164
  16. ^ a b Esiodo, Teogonia Figli di Anfitride e Enosigeo
  17. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Igino, Fabulae, 157: Figli di Poseidone
  18. ^ a b c d e f g h i j k Platone, Crizia.
  19. ^ a b c Pausania, Periegesi della Grecia, 8.25.7
  20. ^ a b c Esiodo, Teogonia, I figli di Ceto e di Forci
  21. ^ a b Omero, Odissea Libro VII vv.56-57
  22. ^ a b Omero, Odissea Libro I v. 71

Bibliografia e fonti[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Zeus · Poseidone · Ares · Efesto · Apollo · Ermes · Dioniso
Era · Atena · Demetra · Afrodite · Artemide · Estia (successivamente sostituita da Dioniso)
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