Coo

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La costa meridionale vista da Kefalos; al centro l'isolotto di Agios Stephanos.
Il figlio del Platano d'Ippocrate, considerato l'albero più vecchio d'Europa.
Resti dell'agorà nella città di Coo.

Coo (o Kos in greco, 36°51′ N 27°14′ E) è un'isola greca appartenente all'arcipelago del Dodecaneso, sita di fronte alla località turca di Bodrum, l'antica Alicarnasso, a circa 4 km dalla costa.

Indice

[modifica] L'isola

Misura circa 50 km di lunghezza per 12 km di larghezza nella parte più larga e vi vivono stabilmente circa 30.000 persone, di cui la maggior parte concentrate nel capoluogo omonimo dell'isola.

Oltre al capoluogo Coo, altri centri abitati dell'isola sono Kardamena, Kefalos, Tigaki, Antimachia, Mastichari, Marmari e Pyli, oltre ai più piccoli villaggi di Zia, Zipari, Platani, Lagoudi e alla comunità di Asfentiou, un centro composto da 5 villaggi oramai quasi del tutto abbandonati ai piedi del monte Dikeo, la cima più elevata dell'isola.

Sull'isola vi sono molti siti archeologici come l'Asclepeion, ovvero il tempio di Asclepio, dio greco della medicina, le terme, il platano di Ippocrate, dove l'omonimo passava il suo tempo a studiare considerato l'albero più antico d'Europa, l'odeon romano, il Castello di Neratzia, la fortezza medievale (ammodernata dai cavalieri Ospitalieri nel rinascimento) posta all'ingresso del porto della cittadina di Kose e la fortezza di Antimachia.

Per gli amanti del mare ci sono molte spiagge da visitare. La parte settentrionale dell'isola è sempre battuta dal vento, ma ha fondali più cristallini rispetto invece a quella meridionale, con mare sempre calmo, acqua limpida ma fondale più scuro. Tra Kardamena e Kos Town ci sono le famose 'Thermes', delle piscine naturali di acqua caldissima e sulfurea. Andando in direzione di Kefalos si trova l'isola di Castri spesso visitata dai bagnanti che prendono il sole nella spiaggia di fronte.

Era famosa nell'antichità per aver dato i natali a Ippocrate, padre della medicina. Kos è seconda solo a Rodi per flusso turistico nel Dodecaneso.

[modifica] Cenni storici

Inizialmente abitata dai Cari, fu colonizzata dai Dori nell'XI secolo a.C. che la unirono alla Federazione ateniese sconfiggendo i Persiani due volte. Nel VI secolo a.C. fece parte dell'esapoli dorica (dal V secolo a.C. Pentapoli dorica). La città di Kos fu costruita nel 366 a.C. e presto divenne un porto prima dell'impero romano e quindi dell'impero bizantino. L'isola può vantare di aver ospitato Michele Coniata, dal 1204 al 1220, anno della sua morte, che era metropolita d'Atene, fuggito a causa dell'invasione dei crociati della quarta crociata.

Conquistata dai Veneziani, l'isola fu quindi venduta ai Cavalieri di San Giovanni, già governatori della vicina isola di Rodi. Due secoli più tardi i Cavalieri lasciano l'isola e la cedono all'impero ottomano che la governa per i successivi 4 secoli.

Come le altre isole del Dodecaneso, fu occupata dall'Italia dal 1912. Nel 1933 un tremendo terremoto distrusse gran parte delle costruzioni che vennero in seguito ricostruite dagli italiani.

A seguito dell'armistizio dell'8 settembre 1943 la guarnigione italiana di circa 4.000 uomini unitamente a quella inglese fu improvvisamente attaccata via cielo e via terra dai tedeschi. Dopo 38 ore di combattimenti, sopraffatti dalla loro superiorità aerea e dal loro armamento, le unità italiane ed inglesi si arresero ed i 103 ufficiali italiani catturati furono sommariamente fucilati dai nazisti per rappresaglia verso l'armistizio stipulato dal governo di questi ultimi.

[modifica] KOS, una tragedia dimenticata

Il 6 ottobre del 1943, dopo lo sbarco aereo-navale tedesco a Kos che tra il 3 e il 4 aveva scompaginato le forze italo britanniche, 103 ufficiali del 10° Reggimento di Fanteria “Regina” furono barbaramente uccisi, dai militari della Werhmacht perché scelsero di rimanere fedeli al giuramento prestato. 66 corpi furono ritrovati in 8 fosse a Ciflicà, nei pressi di Linopoti, ma solo 37 furono identificati. Le salme ricuperate furono traslate dalla pietà di mani italiane dapprima nel cimitero cattolico della città e, quindi, nel Sacrario Militare di Bari nel 1954. Gli altri corpi non sono mai stati ritrovati né, da allora, si è tentato di cercarli sebbene si conosca la zona da scandagliare.

Del triste avvenimento non si è mai parlato in Italia. Il giornalista Franco Giustolisi lo ha citato nel suo libro L’armadio della Vergogna allorché venne scoperto un armadio contenente faldoni di incartamenti relativi a crimini compiuti durante la guerra da nazisti e da fascisti. Più diffusamente la storia è stata descritta nel libro Kos, una tragedia dimenticata di P.G. Liuzzi. Per anni i Reduci dell’Egeo si sono impegnati a che le Istituzioni Governative inserissero negli itinerari dei Luoghi della Memoria anche l’isola di Kos.

Oggi, a seguito dello scioglimento dell’Associazione dei Reduci dell’Egeo per l’avanzata età degli iscritti, un gruppo di volontari italiani e greci si sta impegnando perché i Caduti di Kos siano ricordati con la dovuta dignità e il loro sacrificio non resti avviluppato nell’oblio. La Lapide Monumentale nel Cimitero Cattolico, edificata nel 1992 per volontà e con il contributo dei Reduci dell’Egeo e della Municipalità di Kos, riporta i nomi in ordine alfabetico dei 103 ufficiali italiani fucilati. La piccola lapide alla base del Monumento fu posta nel 2002 da padre R. Horst Droshin e vi si legge: "Pietosamente piangiamo gli ufficiali fucilati dai nazisti".

[modifica] Il campo delle Fosse

Per raggiungere il campo dell’eccidio da Kos, dopo Zibari, voltare a destra per Tingachi e poi, al secondo incrocio, a sinistra per Marmari. Appena superato l’hotel Blue Sky si vede il rudere della casa di Papateodorakis. Il viottolo a destra porta alla Salina. Dopo la prima casa, a sinistra, un filare di innaffiatoi su paline bianche indica stranamente la direzione del campo con l’albero forcuto al di là della grossa quercia.

La Croce in legno con la placca, che riporta la dedica in memoria degli Ufficiali fucilati, è infissa nel campo delle Fosse dall’ottobre del 2008. Il gruppo Volontari si sta adoperando affinché essa venga sostituita da un cippo duraturo che ne perpetui nel tempo il ricordo.

Alla fine della guerra divenne un protettorato britannico fino al 1947, anno in cui passò sotto la sovranità greca (7 marzo 1948).

[modifica] Personalità legate a Kos

[modifica] Bibliografia

«Pietro Giovanni Liuzzi» Kos. Una Tragedia Dimenticata. Settembre 1943 - maggio 1945 , Edizione Edit@, Taranto, 2008.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Emporios, Kalymnos Le isole del Dodecaneso
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