Marco Terenzio Varrone
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( Marco Terenzio Varrone De Re Rustica)
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Marco Terenzio Varrone (Rieti, 116 a.C. – 27 a.C.) è stato un letterato romano.
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[modifica] Vita
Marco Terenzio Varrone, solitamente detto il Reatino, nacque a Rieti nel 116 a.C.
Nato da una famiglia di nobili origini, aveva rilevanti proprietà in Sabinia, dove fu educato con disciplina e severità dai familiari, integrati dall’acquisto di lussuose ville a Baia.
A Roma compì studi avanzati presso i migliori maestri del tempo: tra gli altri, studi di grammatica presso Lucio Elio Stilone, che lo fece appassionare anche agli studi etimologici e oratori, e di linguistica e filologia presso Lucio Accio, a cui dedicò la prima opera grammaticale De antiquitate literarum.
Come molti giovani romani, compì un viaggio in Grecia fra l’84 a.C. e l’82 a.C. dove ascoltò filosofi accademici come Filone di Larissa e Antioco di Ascalona, da cui dedusse una posizione filosofica di tipo eclettico.
A differenza di molti altri eruditi del tempo non si ritirò dalla vita politica ma anzi vi prese parte attivamente accostandosi agli optimates , forse anche influenzato dall’estrazione sociale. Dopo aver percorso le prime tappe del cursus honorum (triumviro capitale nel 97 a.C. , questore lo stesso anno, legato in Illiria nel 78 a.C.) fu vicino a Pompeo, per il quale ricoprì incarichi di grande importanza: fu legato e proquestore in Spagna fra il 76 a.C. e il 72 a.C. e combatté nella guerra contro i pirati difendendo la zona navale tra la Sicilia e Delo.
Allo scoppio della guerra civile nel 49 a.C. fu propretore in Spagna: in una guerra che vedeva i romani contro i romani , tentò un’ incerta difesa del suo territorio che si concluse in una resa che Gaio Giulio Cesare, nel De Bello Civili definì poco gloriosa.
Dopo la disfatta dei pompeiani, si avvicinò a Cesare che apprezzò il Reatino soprattutto sul piano culturale affidandogli la costituzione di due biblioteche, una di testi latini l’altra di testi greci, ma che, dopo le idi di Marzo, furono sospese.
Dopo la morte del dittatore, fu inserito nelle liste di proscrizione sia di Antonio che di Ottaviano, interessati più alle sue ricchezze che a punire i congiuranti, da cui si salvò grazie all’intervento di Fulvio Caleno per poi avvicinarsi a Ottaviano a cui dedicò il De gente populi romano volto alla divinizzazione della figura di Giulio Cesare.
Morì quasi novantenne nel 27 a.C. dopo aver scritto una produzione di oltre 620 libri suddivisi in circa settanta opere.
[modifica] Produzione letteraria
La vasta produzione di Varrone fu suddivisa da San Gerolamo in un catalogo incompleto. Tale ripartizione fu compiuta secondo la tipologia senza tralasciare l’evoluzione culturale.
- opere di erudizione, filologia e storia
- opere giuridiche e burocratiche
- epitomi di grandi opere
- opere di filosofia e agricoltura
- poesia, orazioni, satire, varie prose
Di questa grande produzione ci sono pervenute solo 2 opere quasi completamente: il De re rustica e il De lingua latina.
[modifica] De Lingua Latina
Fu composto tra il 47 a.C. e il 45 a.C. come trattato di filologia, grammatica e linguaggio in cui affrontò le più importanti problematiche linguistiche del mondo antico: l’etimologia, l’analogia e il suo rapporto con l’anomalia.
L’opera si componeva di 25 libri ma ci è pervenuta una limitata sezione compresa tra il quinto e il decimo libro.
L’opera era struttura in accordo con le filosofie neopitagorica e accademica: dalla prima, la suddivisione in esadi a loro volta suddivise in 2 triadi, una dedicata all’esposizione teorica l’altra all’esposizione pratica; dalla seconda il procedimento del contra-pro-de (tesi-antitesi-sintesi), utilizzato in sede teorica, consistente nell’esporre prima le tesi a sfavore, quindi quelle a favore e infine in una mediazione tra le due argomentazioni.
Partendo dal primo libro, introduzione all’opera, seguivano quattro esadi, in cui venivano trattate:
- etimologia (di cui ci è pervenuta solo la seconda triade dedicata a Cicerone e riguardante una rassegna etimologica dei termini relativi allo spazio, al tempo e allo spazio e al tempo in poesia)
- morfologia
- sintassi (di cui ci sono pervenuti solo pochi frammenti)
- la quarta non ci è pervenuta
[modifica] De re rustica
È un’opera didascalica, composto nel 37 a.C., utilizza il modello del dialogo aristotelico, elogiante l’agricoltura nelle sue forme, innanzitutto da un punto di vista economico ma anche per il piacere ricavabile da essa.
Diviso in tre libri ci è giunto quasi totalmente:
- Il primo libro (de agricoltura), dedicato alla moglie, tratta dell’amministrazione delle proprietà terriere dai piccoli campi alle grandi villae.
- Il secondo libro (de re pecuaria), dedicato all’amico Turranio Nigro, famoso allevatore, tratta dell’ allevamento degli armenti e della pastorizia.
- Il terzo libro (de villaticis pastionibus), dedicato all’amico Quinto Pinnio, tratta degli altri animali allevabili nelle grandi villae.
L’opera si colloca nell’emergente crisi agricola nella Roma post-guerra civile, a tal scopo intende fornire consigli che possano ottimizzare la resa dei terreni allora coltivati con metodi estensivi e in verità poco fruttuosi.
Con sguardo nostalgico, Varrone ripensa ai tempi antichi come un passato caratterizzato da benessere e serenità da contrapporre a quelli moderni privi di veri meriti su cui si innesta la celebrazione del mos maiorum, i valori dei padri.
[modifica] Il canone varroniano
Composto da due opere, il Quaestiones Plautinae e il De comoediis Plautinis, ripartisce il corpus plautino, che includeva 130 fabualae, di queste 21 vengono definite autentiche, 19 di origine incerta dette pseudo-varroniane e le restanti false.
[modifica] I Logistorici
Dal greco “discorsi di storia”. È un’opera in 76 libri, composto in forma di dialogo in prosa, di argomento letterario e antiquario, in cui ogni libro prendeva il nome di un personaggio storico e un tema di cui il personaggio costituiva un modello.
Es.: Marius, de fortuna, Cato, de liberis educandis.
[modifica] Le Saturae Menippeae
Prendono come modello Menippo di Gadara, esponente della filosofia cinica (da cui il nome), sono state scritte tra l’80 a.C. e il 46 a.C., si compongo di 150 libri, in prosa e in versi, di cui però ci rimangono circa 600 frammenti e novanta titoli, di argomento soprattutto filosofico ma anche di critica dei costumi, morale, con rimpianti sui tempi antichi in contrasto con la corruzione del presente.
Ciascuna satira recava un titolo, desunto da proverbi (Cave canem con allusione alla mordacità dei filosofi cinici) o dalla mitologia (Eumenides contro la tesi stoico-cinica per cui gli uomini sono folli, Trikàranos, il mostro a tre teste, con un maligno riferimento al primo triumvirato).
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