Levio

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Levio (in latino: Laeuius; floruit I secolo a.C.; ... – ...) è stato un poeta romano. Precursore della corrente dei poetae novi, fu il più significativo tra i preneoterici.[1]

Non si conosce alcun particolare della sua vita; la sua attività è tuttavia collocabile al principio del I secolo a.C., dal momento che in un frammento della sua opera riportato da Aulo Gellio nelle sue Noctes Atticae[2] egli faceva riferimento ad una lex Licinia promulgata nel 103 a.C. per limitare il lusso dei banchetti nuziali e di altre feste.[3]

A differenza di Quinto Lutazio Catulo e dei poeti della sua cerchia, che si erano limitati a comporre brevi carmina di carattere personale, Levio si cimentò nella narrazione erotico-mitologica in versi, tipica della letteratura ellenistica alessandrina. Scrisse dunque degli Erotopaegnia (Scherzi d'amore) in più libri:[4] l'opera narrava gli amori di alcuni personaggi del mito, quali Elena, Ettore e Andromaca, le Sirene, Circe, Adone, Alcesti, Protesilao e Laodamia,[5] ed era infatti formata da più componimenti poetici, quali l'Adonis, i Centauri, l'Helena, l'Ino, la Protesilaodamia e la Sirenocirca.

Oltre alla predilezione per la materia amorosa, tipica della letteratura alessandrina, dal titolo dell'opera di Levio risulta chiara anche la concezione della poesia come raffinato e leggero lusus, che precorre la poetica di Gaio Valerio Catullo e dei neoteroi. Degli Erotopaegnia sono giunti ad oggi quasi trenta frammenti, per un totale di circa cinquanta versi;[6] essi mostrano la ricerca di una lingua colta e raffinata, che si esplica nella presenza di termini particolarmente rari e di diminutivi leziosi e nella ricerca di novità formali.[6] Parimenti, le variazioni metriche[7] e la creazione di termini composti e neologismi, quali i titoli Protesilaodamia o Sirenocirca, sono il segnale di uno sperimentalismo linguistico che sarebbe poi stato alla base dell'opera dei poetae novi.[6] È nota la composizione anche di carmina figurati, come Phoenix, in cui il componimento era disposto a formare il disegno delle ali di una fenice.

Levio non godette di grande fama presso gli altri autori antichi di epoca classica, e infatti non fu nominato da Publio Ovidio Nasone nell'elenco dei poeti erotici presente nel secondo libro dei Tristia. Non è chiaro se a lui si riferisse Gaio Svetonio Tranquillo, che nel De grammaticis parlò di un tale Levio Melisso.[8][3] Maggiore interesse suscitò invece la sua opera presso gli autori del II secolo d.C., animati dall'interesse erudito per le antichità della letteratura latina, quali Marco Cornelio Frontone, Gellio e Apuleio, che parlò di Levio come di un autore che aveva riscosso, in vita, un certo successo.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pontiggia; Grandi, op. cit., p. 27.
  2. ^ Aulo Gellio, Noctes Atticae, II, 24, 8.
  3. ^ a b Marchesi, op. cit., p. 229.
  4. ^ Almeno sei, secondo la testimonianza del grammatico Carisio (p. 204 Kiel s.v. lasciviter):
  5. ^ La vicenda di amore e morte di Laodamia sarebbe poi stata l'oggetto del carme 68 di Gaio Valerio Catullo.
  6. ^ a b c Pontiggia; Grandi, op. cit., p. 28.
  7. ^ Si registra nell'opera la presenza di dimetri giambici, dimetri anapestici, versi dattilici, anacreontici, ionici a maiore, coliambi ed enedecasillabi.
  8. ^ Svetonio, De grammaticis 3.
  9. ^ Apuleio, De magia, 31.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]