Laodamia

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Laodamia che scrive la lettera al marito, miniatura francese dalle Eroidi di Ovidio.

Laodamia (Λαοδάμεια) è una figura femminile della mitologia greca.

Il mito[modifica | modifica sorgente]

Figlia di Acàsto, o secondo altre versioni, di Meleagro e di sua moglie Cleopatra (in questa seconda leggenda avrebbe preso il nome di Polidora) e moglie di Protesilao. Quando il marito partì per la guerra di Troia, il giorno stesso delle nozze, si fece modellare una statua a sua immagine per poterla tenere sempre accanto a sé. Quando la flotta greca rimase bloccata ad Aulide nell'attesa dei venti favorevoli, Laodamia inviò una lettera a Protesilao, in cui lo metteva in guardia dagli eroi troiani, in particolar modo da Ettore, quasi presagendo il destino dell'amato.

(LA)
« Hectora nescio quem timeo; Paris Hectora dixit
ferrea sanguinea bella movere manu;
Hectora, quisquis is est, si sum tibi cara, caveto:
signatum memori pectore nomen habe!
Hunc ubi vitaris, alios vitare memento
et multos illic Hectoras esse puta. »
(IT)
« Temo un certo Ettore: Paride disse che Ettore
con mano insanguinata conduce guerre spietate.
Guardati da Ettore, chiunque egli sia, se ti sono cara: tieni
impresso questo nome in petto e ricordalo.
E se riesci ad evitarlo, ricordati di evitare gli altri
e considera che lì ci sono molti Ettori. »
(Commento di Laodamia, nella lettera di Protesilao. Ovidio, Eroidi XIII, versi 63-68.)

Venuta a conoscenza della morte del marito, supplicò gli dei di offrire un conforto alla sua disperazione, concedendole di rivederlo un'ultima volta. Gli dei inferi, Plutone e Proserpina, permisero all'anima di Protesilao di risalire dagli Inferi per passare 3 ore con la moglie, animando il suo simulacro. Ma le ore volarono, e Laodamia, quando vide il marito morire si pugnalò fra le sue braccia.

La figura di Laodamia nell'arte e nella letteratura moderna[modifica | modifica sorgente]