Lucio Accio

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Lucio Accio o semplicemente Accio (in latino Lucius Accius; Pesaro o Roma, 170 a.C.Roma, 84 a.C. circa) è stato un poeta e drammaturgo romano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque da genitori liberti nel 170 a.C.; è incerto il luogo di nascita: potrebbe essere nato a Roma ed essersi trasferito successivamente a Pesaro in occasione di una adscriptio novorum colonorum, oppure proprio a Pesaro, dove visse da giovane. Esordì come autore tragico nel 140 a Roma e le sue prime opere, pare, destarono invidia nell'allora più celebre letterato Pacuvio, più anziano di lui.

Verso il 135 visitò Pergamo per poter meglio conoscere la cultura greca di quel periodo. Tornato a Roma divenne uno dei principali esponenti del collegium poetarum (Corporazione dei poeti), tanto da raggiungere una certa notorietà già attorno ai trent'anni.

Attorno al 120 raggiunse definitivamente la fama proponendosi non solo come teatrante, come era invece ad esempio Plauto, ma come un grammatico che vive delle proprie opere. Fu quindi l'inizio di quel processo che ha portato il teatro ad essere considerato parte integrante della letteratura.

Un curioso aneddoto a noi giunto riguarda la sua personalità orgogliosa, che lo spinse addirittura a richiedere che venisse eretta un'enorme statua a sua somiglianza nella sede del collegium poetarum, nonostante la sua bassa statura; anche a causa di questi comportamenti si guadagnò gli attacchi di Caio Lucilio, il noto poeta satirico che era legato al Circolo degli Scipioni.

Decise successivamente di creare attorno a sé una ristretta associazione di letterati scelti da lui stesso. Morì verosimilmente a Roma intorno all'85 a.C.

Opere letterarie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della letteratura latina (240 - 78 a.C.).

Pur essendo stato il più prolifico tragediografo della letteratura latina[1], di Accio non restano che frammenti: circa 750 versi e 44 titoli di cothurnate, tragedie ambientate in Grecia; fu autore anche di alcune praetexte, tragedie ad ambientazione romana.

Una sua opera molto significativa è il Brutus, una delle due tragedie latine. In questa opera l'autore narrava la vicenda di Lucio Giunio Bruto, capo della rivolta contro i Tarquini. Com'era tipico delle preteste, anche il Brutus aveva un legame celebrativo con il presente: un discendente di Bruto infatti trionfò sui Galleci dell'Iberia nel 136 a.C. Dell'opera rimane celebre il passaggio del sogno di Tarquinio il Superbo, premonizione sulla futura grandezza dell'Impero Romano e della sua caduta.

Il Decius o Aeneadae trattava, forse, del nobile sacrificio di Publio Decio Mure alla battaglia di Sentino (295 a.C.). Il titolo Aeneadae sottolinea la discendenza dei Romani da Enea.

Per quanto riguarda la forma dei suoi testi, Accio viene considerato uno scrittore abile nell'utilizzare i mezzi tecnici e stilistici più disparati, tra cui brilla la sua abilità nell'uso di assonanze e allitterazioni. Lucio Accio scrisse anche opere di filologia e di erudizione.

Lucio Accio non fu soltanto tragediografo, come il rivale Pacuvio, ma anche poeta e filologo. Tuttavia poco sappiamo delle sue opere più erudite.

Nei Didascalica, un misto di prosa e versi, intendeva proporre probabilmente una serie di riforme ortografiche impostate secondo la teoria dell'analogia, ossia la tendenza purista e conservatrice che propugnava una lingua modellata su quella dei classici.

Sono citati un Sotadicorum liber, gli Annales (in esametri) ed i Pragmatica che trattavano forse di questioni critico-letterarie.

Tragedie[modifica | modifica sorgente]

Cothurnatae[modifica | modifica sorgente]
Clitennestra dopo l'uccisione del marito Agamennone, dalla tragedia Agamemnonidae, tratta dall'Agamennone di Eschilo
Praetextae[modifica | modifica sorgente]
  • Brutus
  • Decius (o Aeneadae)

Altre opere[modifica | modifica sorgente]

  • Didascalica (in cui propone riforme ortografiche)
  • Pragmatica
  • Parerga
  • Praxidica
  • Annales (27 libri in esametri, più che di un poema epico si trattava di un calendario poetico)
  • Sotadicorum liber

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Riposati, op. cit., 129.
  2. ^ Attestata anche per Pacuvio.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • William Beare, I Romani a teatro, traduzione di Mario De Nonno, Roma-Bari, Laterza [1986], gennaio 2008, ISBN 9788842027126.
  • Giancarlo Pontiggia, Maria Cristina Grandi, Letteratura latina. Storia e testi, Milano, Principato, marzo 1996, ISBN 9788841621882.
  • Benedetto Riposati, Storia della letteratura latina, Milano-Roma-Napoli-Città di Castello, Società Editrice Dante Alighieri, 1965.ISBN non esistente
  • Gian Biagio Conte, Letteratura latina, Milano, LeMonier [1987], gennaio 2011, ISBN 9788800421560.

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