Tieste (Ennio)
| Tieste | |
|---|---|
| Tragedia | |
Atreo e Tieste, dipinto di Giovanni Francesco Bezzi |
|
| Autore | Quinto Ennio |
| Titolo originale | Tieste |
| Lingua originale | latino |
| Genere | Tragedia |
Tieste è una tragedia di Quinto Ennio, di cui oggi restano solo frammenti.
Trama [modifica]
La tragedia ripropone il mito dei gemelli Atreo e Tieste: una conflitto continuo tra i due, dovuto ad una maledizione contro loro padre Pelope. Talmente violenta era questa rivalità che ne morirono Agamennone (figlio di Atreo), i figli di Tieste e un altro figlio di Tieste, Egisto, concepito attraverso un rapporto incestuoso con la figlia Pelopia. Infatti era stato predetto dall'oracolo che il figlio avuto tra Tieste e la figlia sarebbe stato colui che avrebbe ucciso Atreo. Egisto morirà per mano di Oreste, vendicatore del padre Agamennone. Rilevante nella tragedia per determinare l'immensa crudeltà di Atreo è la scena dove Tieste decide di andare al banchetto allestito dal fratello, in un atto di riappacificazione. Lì Tieste scoprirà che al banchetto è servita la carne dei figli morti.
Queste sono le parole che Tieste pronuncia dopo aver smascherato Atreo:
| « Che Atreo possa morire in un naufragio! Che egli confitto sulla cima di alti scogli, sventrato, |
| (fr. 199 Traglia) |
La tragedia, che presenta degli elementi caratteristici della tragedia latina, come il senso del macabro e l'eroe cinico, fu riproposta anche da Pacuvio e da Lucio Accio, esponenti dell'apice della tragedia latina; in seguito vi si cimentarono Vario Rufo e Lucio Anneo Seneca.