Gaio Cilnio Mecenate

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Busto raffigurante Mecenate

Gaio Cilnio Mecenate (in latino: Gaius Cilnius Maecenas) (Arezzo, 15 aprile 68 a.C.[1]8 a.C.) nato da un'antica famiglia etrusca, è stato un influente consigliere, alleato ed amico dell'imperatore Augusto.

Formò un circolo di intellettuali e di poeti che protesse, incoraggiò e sostenne nella loro produzione artistica. Si potrebbe persino paragonare l'importanza di Mecenate a quella di un moderno ministro della cultura. Fra questi si possono annoverare Orazio, Virgilio e Properzio. Molte opere di questi poeti sono a lui dedicate.

Con questo suo atteggiamento egli contribuì efficacemente ad elevare il tono della vita letteraria e culturale dell'era di Augusto. La sua azione fu anche un sostegno al regime imperiale che Augusto stava imponendo: molte delle opere prodotte con il sostegno di Mecenate contribuirono ad illustrare l'immagine di Roma ed anche a sostenere alcune azioni della politica dell'imperatore. In particolare Virgilio con l'Eneide fornisce una genealogia mitica a Roma in generale e in particolare ad Augusto che stava preparando la propria deificazione; inoltre con le Georgiche sostenne un'altra idea augustea propagandando la rinascita dell'agricoltura in Italia. Fu per molti anni l'amico più intimo di Augusto oltre che il più stretto collaboratore. Egli dette il via ad un vero e proprio circolo letterario. Non ne va però dimenticata l'azione politica di consigliere: per molti aspetti sta alla base della struttura data da Ottaviano allo Stato Romano, con le istituzioni tradizionali (Senato e magistrature in primis) svuotate di significato e creazione di un apparato amministrativo fondato sul coinvolgimento degli equites.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Secondo la testimonianza di Properzio[2] sembra che Mecenate abbia partecipato alle campagne di Modena, Filippi e Perugia. Si vantava del suo antico lignaggio etrusco, e rivedicò la discendenza dal principesco casato dei Cilnii, cosa che fu all'origine della gelosia dei suoi concittadini, in quanto erano notevoli la loro ricchezza ed influenza ad Arezzo nel IV secolo a.C. (Livio, X, 3). Tacito lo chiama “Cilnio Mecenate”,[3] ed è possibile che “Cilnio” fosse il nome della madre, e che Mecenate fosse il cognome.

Un Gaio Mecenate è menzionato da Cicerone[4] come membro influente dell'ordine equestre nel 91 a.C. che potrebbe essere stato suo nonno, oppure suo padre. Dalle testimonianze di Orazio[5] e dai testi letterari dello stesso Mecenate si deduce che egli aveva beneficiato dai più alti gradi d'istruzione del tempo.

Le sue ingenti ricchezze potrebbero essere state in gran parte ereditate, ma dovette la sua posizione ed influenza grazie allo stretto legame con l'imperatore Augusto.

Fece la sua apparizione nella vita pubblica nel 40 a.C., quando Ottaviano gli concesse in moglie Scribonia; in seguito egli partecipò ai negoziati di pace a Brindisi ed alla riconciliazione con Marco Antonio. Come amico e consigliere agì sempre in qualità di delegato di Augusto quando era all'estero. Negli ultimi anni le relazioni divennero più fredde, in parte probabilmente perché Augusto aveva avuto un'avventura con la moglie Terenzia. Prima di morire nominò Augusto quale unico erede.

Nel 39 a.C. Mecenate introdusse Orazio, Vario Rufo e Virgilio nella sua cerchia. Nel "viaggio verso Brindisi",[6] svoltosi nel 37 a.C., si dice che Mecenate e Marco Cocceio Nerva, bisnonno del futuro imperatore Nerva, avessero un'importante missione, dalla quale scaturì il Trattato di Taranto, un trattato di riconciliazione tra i due grandi nemici. Durante la guerra con Sesto Pompeo, nel 36 a.C., egli tornò a Roma, e gli fu concesso il supremo controllo amministrativo in Italia. Fu vicereggente di Ottaviano durante la battaglia di Azio, quando, con grande fermezza, soffocò in gran segreto la congiura di Marco Emilio Lepido il Giovane, e durante le successive assenze di Ottaviano nelle province.

Villa di Mecenate a Tivoli, nel Lazio

Negli ultimi anni il suo favore potrebbe essere diminuito presso l'imperatore, a causa dell'indiscrezione di Mecenate con la moglie Terenzia a proposito della cospirazione nella quale era implicato suo fratello Murena.[7] Secondo Dione Cassio, l'imperatore aveva una relazione con Terenzia.

Mecenate morì nell'8 a.C., lasciando tutte le sue ricchezze all'imperatore; gli imperatori successivi vollero continuare ad accumulare tesori e a patrocinare gli artisti, tanto che uno dei più importanti dipartimenti di corte – in effetti era quello del tesoro – divenne delle largitiones, letteralmente delle elargizioni, anche se la maggior parte delle spese avevano finalità più pragmatiche.

Sebbene le opinioni sulla persona Mecenate fossero contrastanti, unanimi erano le testimonianze sulla sua capacità amministrativa e diplomatica. Egli condivise il sogno di dare un nuovo ordinamento dell'impero, di conciliare le parti, di salvarlo dai pericoli. Soprattutto gli storici ritengono che grazie alla sua influenza la politica di Ottaviano è diventata più umana dopo la sua prima alleanza con Antonio e Lepido. La migliore sintesi del suo personaggio come uomo e come statista, viene da Marco Velleio Patercolo[8] che lo descrive come insonne nella vigilanza e nelle emergenze, lungimirante nell'agire, ma nei momenti di ritiro dagli affari più lussuoso ed effeminato di una donna. Da alcuni passi nelle Odi di Orazio,[9] si può dedurre che Mecenate non avesse la robustezza fisica tipica della maggior parte dei romani.

Le opere[modifica | modifica sorgente]

Mecenate scrisse anche opere letterarie, sia in prosa che in versi. Ci sono rimasti venti frammenti che dimostrano che come autore avesse meno successo che come protettore dei letterati. I suoi soggetti sono vari (Prometeo, dialoghi stile Simposio - un ricevimento al quale erano presenti Virgilio, Orazio e Messalla Corvino), De culto suo (una specie di biografia) ed il poema In Octaviam ("Contro Ottavia") del quale non è chiaro il contenuto, ma che era stato ridicolizzato da Augusto, Quintiliano e Seneca per lo stile, l'uso di parole rare e per le goffe trasposizioni. Secondo Dione Cassio, Mecenate è stato anche l'inventore di un sistema stenografico.

Il comportamento da mecenate[modifica | modifica sorgente]

Circolo di Mecenate, dipinto di Stefan Bakałowicz, 1890, Galleria Tret'jakov, Mosca

Mecenate è famoso per il suo sostegno ai giovani poeti, tanto che il suo nome è divenuto sinonimo di protettore degli artisti. Virgilio scrisse le Georgiche in suo onore e fu lui che, impressionato dalla poesia di Orazio, lo presentò a Mecenate. Infatti Orazio iniziò la prima delle sue Odi (Odi, I,1) grazie alla direzione del suo nuovo protettore. Mecenate gli diede pieno appoggio finanziario, come pure una proprietà nei monti della Sabina, in pieno spirito di Evergetismo. Furono anche suoi protetti sia Properzio sia i poeti minori Lucio Vario Rufo, Cornelio Gallo, Aristio Fusco, Plozio Tucca, Valgio Rufo, Domizio Marso, Quintilio Varo, Caio Melisso[10][11] e Emilio Macro.[12]

Per la sua munificenza, che rese il suo nome noto a tutti, ebbe la gratitudine degli scrittori, attestata anche dai ringraziamenti di scrittori di età successiva, come Marziale e Giovenale. Il suo patronato non fu una forma di vanità o di semplice dilettantismo letterario, ma fu interessato. Egli vide nella genialità dei poeti del tempo non solo un ornamento letterario, ma un modo di promuovere e onorare il nuovo ordine politico. Il cambiamento di toni e di intenti di Virgilio tra le Ecloghe e le Georgiche è proprio il risultato della direzione data da Mecenate al genio del poeta, così come alla luce dell'influsso di Mecenate va vista la differenza tra le prime odi di Orazio, nelle quali dichiara il suo epicureismo e la sua totale indifferenza per gli affari di stato, e le odi civili. Tentò anche di convogliare il femmineo genio di Properzio verso temi di interesse civile. Tuttavia ciò non minò l'affetto che provarono i suoi protetti per lui. Il fascino che esercitò sui letterati del suo circolo era cordiale e sincero. Egli, nella sua intimità, ammise sempre uomini di valore che trattò da eguali.

Probabilmente molta della sagacia di Mecenate si può riscontrare nelle Satire e nelle Epistole di Orazio. Nessun altro patrono ebbe in sorte quello di legare il nome a delle opere eterne, come le Georgiche, i primi tre libri delle Odi, il primo libro delle Epistole.

L'atteggiamento assunto da Mecenate è divenuto un modello: sono numerosi i regimi che si avvalgono di artisti e intellettuali per migliorare la propria immagine. Un esempio di mecenatismo fu quello di Cosimo il Vecchio de' Medici (1389-1464) e di suo nipote Lorenzo il Magnifico (1449-1492), che raccolsero attorno a loro i più grandi talenti del tempo.

Il termine mecenate, in paesi come l'Italia e la Francia, indica una persona dotata di potere o risorse che sostiene concretamente la produzione creativa di certi letterati e artisti. Più in generale, per estensione, si parla di mecenatismo anche per il sostegno ad attività come il restauro di monumenti o il sostegno ad attività sportive. Si usa inoltre il termine mecenate d'impresa per indicare un finanziatore di iniziative imprenditoriali con caratteristiche innovative e di rischio dalle quali non si aspetta un ritorno finanziario diretto.

Mecenate nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Mecenate compare nel videogioco di ruolo per PlayStation 2 Shadow of Rome, dove è un alleato del giovane Ottaviano. Insieme scoprono infatti che Antonio è il responsabile della congiura del 15 marzo del 44 a.C. contro Giulio Cesare.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vd. Orazio, Odi IV 11
  2. ^ Properzio, Elegie, II, 1, vv. 25 – 30.
  3. ^ Tacito, Annales, VI, 11.
  4. ^ Cicerone, Pro Cluentio, 56.
  5. ^ Orazio, Odi, III, 8, 5.
  6. ^ Orazio, Satire, I, 5.
  7. ^ SvetonioAugustus, 66.
  8. ^ Velleio Patercolo, II, 88.
  9. ^ Orazio, Odi, II, 17 A.
  10. ^ Svetonio, gramm.,21 - riportato in: Horst Blanck, Il libro nel mondo antico, Ed. Dedalo, 2008
  11. ^ A. Sansi, Storia di Spoleto, Vol. VIII - Accademia Spoletina,1972
  12. ^ Mecenate in Enciclopedie Italiana On-line, Enciclopedia Treccani, p. 1. URL consultato il 9 giugno 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • Bernard Andreae: Die Bildnisse des Gaius Cilnius Maecenas in Arezzo und an der Ara Pacis. In: Römische Mitteilungen 112 (2005/2006), S. 121 – 161.
    Wohl identisch mit: Bernard Andreae: C. Cilnius Maecenas. Urbild aller Förderer der Kultur; Ausstellung 7. - 23. Juni 2006 Deutsche Akademie Rom Villa Massimo. Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts: Sonderdruck; 2006. Deutsche Akademie Villa Massimo, Rom 2006.
  • Marion Giebel: Maecenas: Freund und Förderer der Talente in Rom, Patron der Stifter. Kester-Haeusler-Stiftung, Fürstenfeldbruck 2000, ISBN 3-931548-01-5.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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