Lucio Antonio

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Lucio Antonio
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Nome originale Lucius Antonius
Gens Antonia
Consolato 41 a.C.
Lucio Antonio

Lucio Antonio (latino: Lucius Antonius; 81 a.C.[1]39 a.C.) è stato un militare e politico romano, fratello minore e sostenitore del triumviro Marco Antonio.

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Lucio era terzo figlio di Marco Antonio Cretico e nipote di quel Marco Antonio Oratore che venne giustiziato dai sostenitori di Gaio Mario nell'86 a.C. Sua madre era Giulia Antonia, cugina di Gaio Giulio Cesare. Plutarco riferisce che spese i suoi anni della gioventù girando per Roma con i fratelli Marco e Gaio, frequentando cattive compagnie e case da gioco, e bevendo troppo.[senza fonte]

Lucio Antonio su di una moneta coniata nel 41 a.C., anno del suo consolato.[2] Al rovescio è raffigurato Marco Antonio, fratello di Lucio

Bellum Perusinum[modifica | modifica sorgente]

Da sempre sostenitore del fratello, iniziò la propria carriera politica nel 50 a.C. come questore. Nel 44 a.C. venne eletto tribuno della plebe: prima promulgò una legge che permetteva a Cesare di nominare magistrati anche se lontano da Roma, poi, dopo l'assassinio del dittatore, fece passare una legge agraria per ottenere il favore dei veterani di Cesare. L'anno successivo, il 43 a.C., partecipò alle operazioni a Mutina, accompagnò poi il fratello in Gallia.

Nel 41 a.C., anno in cui era console, celebrò un trionfo per alcune vittorie che aveva ottenuto al di là delle Alpi, e fu protagonista del cosiddetto bellum Perusinum (la "guerra di Perugia").[2] Aiutò infatti Fulvia, l'influente moglie di Marco Antonio (il quale all'epoca era in Egitto con Cleopatra VII), a reclutare un piccolo esercito da opporre a Ottaviano. Approfittando della scelta di quest'ultimo di dividere le terre dell'Etruria tra i propri veterani, sollevò in rivolta i proprietari delle terre confiscate. Dopo aver marciato su Roma e averne scacciato Marco Emilio Lepido promise di abolire il Secondo triumvirato. Ottaviano inviò dei rinforzi dalla Gallia, ma Lucio riuscì a bloccare le sue forze, finché Marco Vipsanio Agrippa riaprì la via per la Gallia occupando Sutrium. Al sopraggiungere di Ottaviano, quindi, Lucio fu costretto ad abbandonare la città, raggiungendo e rinchiudendosi a Perusia (l'odierna Perugia), dove resistette a tre eserciti assedianti fino all'inverno successivo.[2] La città venne distrutta, ma Lucio fu risparmiato e inviato da Ottaviano in Hispania come governatore, incarico col quale scompare dalla storia.

Giudizi su Lucio[modifica | modifica sorgente]

Marco Tullio Cicerone, nelle sue Filippiche, lo accusa di animosità, dandone un pessimo ritratto morale[3]. Secondo Cassio Dione Cocceiano, Lucio assunse il nome Pietas, in quanto affermava di aver attaccato Ottaviano solo in nome dei legittimi interessi del fratello.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sumner, Graham Vincent, "The Lex Annalis under Caesar (Continued)", Phoenix XXV, No. 4 (Winter, 1971), pp. 357-371: 367 [1].
  2. ^ a b c SvetonioAugustus, 14.
  3. ^ Cicerone, Filippiche VI, 12 ; Filippiche XIV, 8-9

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

  • Smith, William, A Dictionary of Greek and Roman biography and mythology, ed. 1813-1893, p. 216.
Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Marco Emilio Lepido II
Lucio Munazio Planco
41 a.C.
con Publio Servilio Vatia Isaurico II
Gaio Asinio Pollione
Gneo Domizio Calvino
(suff.) Lucio Cornelio Balbo (maggiore)