Lorenzo de' Medici

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Lorenzo de' Medici
Lorenzo de' Medici
Lorenzo de' Medici ritratto da Agnolo Bronzino
Signore di Firenze
In carica 1469-1492
Predecessore Piero di Cosimo de' Medici
Successore Piero il Fatuo
Nome completo Lorenzo di Piero de'Medici
Altri titoli Il Magnifico
Nascita Firenze, 1 gennaio 1449
Morte Firenze, 9 aprile 1492
Luogo di sepoltura Sagrestia Nuova, Basilica di San Lorenzo (Firenze)
Casa reale De' Medici
Padre Piero di Cosimo de' Medici
Madre Lucrezia Tornabuoni
Consorte Clarice Orsini
Figli Lucrezia
Piero il Fatuo
Maddalena
Giovanni, futuro Papa Leone X
Luisa
Contessina
Giuliano
Religione cattolicesimo
« Quant'è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza »
(Lorenzo de' Medici, Canti Carnascialeschi, Canzona di Bacco)

Lorenzo di Piero de' Medici, detto Lorenzo il Magnifico (Firenze, 1º gennaio 1449Firenze, 9 aprile 1492), è stato un politico, scrittore, mecenate e umanista italiano, signore di Firenze dal 1469 alla morte, appartenente alla dinastia dei Medici. Lorenzo fu uno degli uomini politici e degli intellettuali più rilevanti del Rinascimento, poeta, statista e membro dell'Accademia neoplatonica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Infanzia ed esordi[modifica | modifica sorgente]

Lorenzo de' Medici giovane ? (Benozzo Gozzoli, Cappella dei Magi)

Nipote di Cosimo de' Medici, detto il Vecchio, e figlio di Piero di Cosimo de' Medici e di Lucrezia Tornabuoni, Lorenzo nacque il 1 gennaio 1449 a Firenze, nel Palazzo Medici Riccardi[1]. Ricevette una profonda educazione umanistica ed un'accurata preparazione politica da maestri del calibro di Cristoforo Landino e Gentile de' Becchi (per la letteratura volgare), Giovanni Argiropulo (per gli studi su Omero) e Marsilio Ficino (per la filosofia)[2]; la sua naturale predisposizione all'apprendimento e la sua grande intelligenza fecero sì che nel 1466, a soli diciassette anni, Lorenzo entrò a far parte della balia e del Consiglio dei Cento, predisponendosi così alla successione del padre che era di salute cagionevole. Già Cosimo il Vecchio, alla morte nel 1463 di Giovanni,altro suo figlio e zio di Lorenzo, era afflitto dal problema della sua successione; infatti,vista la pericolante salute di Piero, soprannominato proprio per questo "il Gottoso" (da Gotta), Giovanni era stato designato successore dal padre, ma con la sua morte il problema si era nuovamente sollevato a Cosimo, il quale ripose le sue speranze nei suoi due nipoti, Lorenzo appunto e Giuliano[3], e anche prima di morire, il Vecchio raccomandò a Piero loro padre di non trascurare la loro educazione e di considerarli già come uomini, nonostante la loro giovane età[4].

I viaggi[modifica | modifica sorgente]

Prima di poter farlo entrare nella vita politica cittadina, il padre dovette, per la troppo giovane età di Lorenzo, affidargli alcune missioni a Milano e a Venezia, dove erano due filiali del Banco dei Medici e questo gli diede modo di stringere rapporti con molti dei suoi futuri "colleghi" della scena politica italiana. Il 17 aprile 1465, Lorenzo conobbe Federico I di Napoli, che era di passaggio a Firenze per recarsi poi a Milano per il matrimonio tra Ippolita Maria Sforza e Alfonso II di Napoli.[5] Lorenzo partì per Venezia prima ancora che Federico lasciasse Firenze, passando prima per Ferrara, dove fu accolto dagli Este, e poi proseguendo per la Laguna, dove fu presentato al doge, Cristoforo Moro, e conobbe alcuni patrizi.[6] Finita la sua esperienza veneziana, il Medici si recò a Milano, dove conobbe Francesco Sforza, per poi rientrare con il seguito di Ippolita Maria Sforza e Federico I di Napoli che si recavano nel Regno partenopeo, fermandosi a Firenze per la festa di San Giovanni Battista, il 24 giugno 1465, alloggiando al Palazzo Mediceo. Lorenzo ripartì nel 1466 per recarsi a Roma, dove si trovava un'importante filiale del Banco dei Medici gestita da Giovanni Tornabuoni, fratello di Lucrezia, e quindi zio del Magnifico. Piero il Gottoso diede istruzioni precise di verificare l'andamento della banca, e fu proprio Lorenzo a firmare il contratto che assicurava ai Medici una partecipazione nelle miniere di allume scoperte a Tolfa, vicino Civitavecchia.[7] A Roma Lorenzo conobbe Paolo II e molti esponenti dell'aristocrazia, dietro ordine di Piero suo padre che voleva trovare una moglie per il Magnifico proprio nella nobiltà dell'Urbe per assicurarsi forti alleanze estere. Al viaggio in terra pontificia ne seguì un altro, questa volta alla corte napoletana del Re Ferrante d'Aragona, che ricevette Lorenzo con molte cerimonie prima di concedergli un incontro privato in cui Lorenzo ebbe modo di salutare il sovrano da parte del padre e di descrivergli alcune delle problematiche interne dello Stato mediceo.[8] Al rientro a Firenze, il Magnifico poteva ritenersi soddisfatto dell'esito del suo viaggio, ma la situazione interna dello Stato non permetteva di essere tranquilli.

Le congiure interne[modifica | modifica sorgente]

Problematiche che vennero alimentate dalla morte improvvisa di Francesco Sforza, l'8 marzo 1466, che privò Piero di uno dei suoi più grandi alleati esteri. Così, i nemici della casa medicea, primo tra tutti Luca Pitti, costruttore del famoso palazzo, in combutta con la famiglia degli Acciaiuoli, organizzò una congiura contro Piero, con l'aiuto del fratello del Marchese di Ferrara, Ercole I d'Este, che arrivò a Firenze con 1300 uomini;[9] essi avrebbero sorpreso Piero mentre era in viaggio dalla villa medicea di Careggi a Firenze, tragitto che era solito percorrere senza una grande scorta, il che avrebbe semplificato le cose. Ma Lorenzo, che aveva preceduto il padre sulla stessa strada, vedendo un gran numero di soldati posizionati, inviò subito un messaggio a Piero, dicendogli di percorrere strade secondarie e nascoste;[10] sventato questo primo tentativo, con il tempo Piero riuscì a convincere il Pitti a passare nella fazione medicea, e con l'aiuto di 2000 fanti milanesi inviati da Galeazzo Maria Sforza e dei partigiani medicei, riuscì a cacciare le truppe estensi dalla città. Diotisalvi Neroni, Angelo Acciaiuoli con e figli e Niccolò Soderini furono esiliati, mentre l'Arcivescovo di Firenze Giovanni de' Diotisalvi dovette ritirarsi a Roma.[11]. Luca Pitti, sebbene non subì alcuna persecuzione giudiziaria, venne punito da tutto il popolo fiorentino, che non lo considerò più uno dei suoi maggiori cittadini, ed anzi lo evitava e ne parlava irrispettosamente; l'unica cosa rimasta per il Pitti fu il suo palazzo, che nei secoli e ancora oggi resta uno dei più splendidi palazzi fiorentini.

Il ritorno dei fuoriusciti[modifica | modifica sorgente]

Molti fuoriusciti fiorentini come il Soderini ed il Neroni si recarono così a Venezia, città nemica dei Medici perché Cosimo il Vecchio, nel 1450, aiutò Francesco Sforza a prendere possesso di Milano, inviandogli truppe e dandogli la sua amicizia.[12] Il Senato veneziano era infuriato con Firenze ed in particolar modo con i Medici perché, come scrive il Guicciardini:

« Di che lui ne acquistò Milano, e nacquene la salute d'Italia: perché, se così non si faceva, i Viniziani si facevano sanza dubio signori di quello Stato, e successivamente in breve di tutta Italia: sì che in questo caso la libertà di Firenze e di tutta l'Italia s'ha a ricognoscere da Cosimo de' Medici »
(Francesco Guicciardini, "Storie fiorentine", Dai tempi di Cosimo De' Medici a quelli del Gonfaloniere Soderini, Firenze, 1859, Capitolo I, pag.9)

Fu per questa mancata conquista che i veneziani, incitati dai fuoriusciti, inviarono contro Firenze le truppe guidate dal Capitano Generale Bartolomeo Colleoni; gli eserciti si affrontarono il 25 luglio 1467 nella Battaglia della Riccardina, con i fiorentini coalizzati con Galeazzo Maria Sforza e con il re di Napoli.[13] L'esito della battaglia fu incerto, ma la pace fu proclamata dal Pontefice Paolo II nel febbraio 1468.

Il busto di Lorenzo, National Gallery of Art, Washington

Alla morte del padre, avvenuta lo stesso anno del matrimonio, Lorenzo, appena ventenne, insieme al fratello Giuliano, assunse il potere su Firenze. Giuliano, riconoscendone le qualità superiori, lasciò immediatamente i compiti di governo al fratello ventenne. Lorenzo non accettò ufficialmente il potere, volendo essere considerato un semplice cittadino di Firenze pur praticamente accentrando nelle proprie mani il potere della città e dello stato. Nel periodo dal 1469 al 1472 riformò completamente le istituzioni statali, sopì tutte le rivalità tra famiglie e risolse tutti i problemi familiari in modo da diventare supremo arbitro in ogni questione. Con piccole modifiche alla costituzione comunale, si assicurò il potere senza perdere il favore popolare: vennero conservate le magistrature comunali le quali, private tuttavia di autonomia, furono semplici strumenti nelle sue mani.

Lorenzo compendiava in sé potere politico ed economico, amore per l'arte e per la cultura rappresentando l'incarnazione ideale del principe rinascimentale e divenendo il vero e proprio arbitro della città: era pronto a regnare come signore assoluto. Assicurò, inoltre, un periodo di equilibrio fra le varie potenze italiane, tanto da meritarsi l'appellativo di "ago della bilancia italiana". Dopo aver domato le ribellioni di Prato e di Volterra, dopo dieci anni di governo, i fratelli Medici dovettero fronteggiare la recrudescenza degli attacchi delle famiglie rivali, prima fra tutte quella dei Pazzi, che organizzò la celebre "Congiura dei Pazzi" con lo scopo di uccidere i fratelli.

Signoria di Firenze
De' Medici
Coat of arms of the House of Medici.svg

Cosimo il Vecchio
Piero il Gottoso
Lorenzo il Magnifico
Piero il Fatuo
Giovanni, papa Leone X
Giuliano, duca di Nemours
Lorenzo, duca di Urbino
Giulio, papa Clemente VII
Ippolito
Alessandro, duca di Firenze
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Il 26 aprile 1478, mentre ascoltavano la messa in Santa Maria del Fiore, i due fratelli furono aggrediti. Giuliano fu colpito a morte dal sicario Bernardo Bandini, mentre Lorenzo, ferito in modo lieve, si salvò riparandosi in sagrestia aiutato da alcuni amici tra cui il Poliziano. I congiurati furono esposti a crudeli vendette e rappresaglie, ma Lorenzo non poté raggiungere i veri organizzatori: il Papa Sisto IV e suo nipote Girolamo Riario, allora signore di Imola e, di lì a poco, anche di Forlì. Girolamo, fallito questo primo tentativo, organizzò altri due complotti per toglierlo dalla scena politica: uno diretto, per assassinarlo; ed uno indiretto, volto a presentarlo come mandante di un tentativo di avvelenamento nei confronti dello stesso Riario. Entrambi fallirono. Va notato che, negli anni successivi, i rapporti tra i due appaiono, dalla corrispondenza, sempre formalmente buoni: Lorenzo chiede a Girolamo vari interventi in favore della sua famiglia presso il Papa Sisto IV, e il Riario risponde accontentandolo con benevolenza.

Fallita dunque la congiura dei Pazzi, il Papa, sdegnato dal trattamento riservato ai congiurati, scomunicò Lorenzo, si alleò con Ferdinando I di Napoli e con la Repubblica di Siena contro la stessa Firenze, alleata di Milano e di Venezia. L'alleanza fiorentina fu sconfitta dal Re di Napoli nella cosiddetta Guerra de' Pazzi (che seguì l'omonima congiura). Nel 1479, immediatamente dopo la fine dell'Assedio di Colle Val d'Elsa (che di fatto concluse le operazioni belliche), Lorenzo si recò coraggiosamente a Napoli di propria persona per trattare con Ferdinando I, riuscendo nell'impresa di convincerlo delle sue ragioni e ottenendo il ritiro delle sue truppe dalla Toscana, staccandolo dalla lega con il Papa. Al ritorno in città, Lorenzo fu salutato dai Fiorentini come salvatore della patria. Nel 1480 Sisto IV, rimasto isolato, offrì la pace a Firenze, mentre Girolamo Riario, sfumata l'ipotesi di impadronirsi del potere a Firenze, ottenne la signoria di Forlì.

Forte di questi successi Lorenzo, approfittando del momento favorevole, strinse il potere nelle sue mani istituendo il Consiglio dei Settanta, organo di governo formato da fedelissimi della famiglia che diminuì l'autorità dei Priori e del Gonfaloniere di giustizia. Con il nuovo pontefice, Innocenzo VIII, i Medici si legarono ancora di più al papato, visto che Il Magnifico era convinto che l'alleanza tra Firenze, Napoli e lo Stato della Chiesa avrebbe tenuto gli stranieri lontani dal suolo italiano. Lorenzo il Magnifico, indicato come il moderatore della politica italiana, seppe creare quell'equilibrio che fu apportatore di una pace fra gli Stati Italiani durata fino alla sua morte, avvenuta il 9 aprile 1492 a causa della gotta che aveva portato a un'infezione, provocando infine una gangrena alla gamba. Al suo capezzale erano presenti Michelangelo Buonarroti e il frate domenicano Girolamo Savonarola, che gli somministrò l'estrema unzione e fu sempre particolarmente critico nei suoi confronti.

Appresa la sua morte, Caterina Sforza, Signora di Forlì ed Imola, vedova del Riario, commentò: "Natura non produrrà mai più un simile uomo". La sua maschera mortuaria, conservata nel museo degli Argenti, fu realizzata nella bottega di Orsino Benintendi che eseguì il calco appena morto. L'ultimo restauro della maschera eseguito da Daniele Rossi nel 2001, ha rimesso in evidenza i tratti del Magnifico coperti da una pesante vernice. Resta ancora il mistero della presenza all'interno del calco di un sasso tondo di fiume. Nel 1494, al ricomparire delle discordie tra Stati, Carlo VIII invase la penisola.

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica sorgente]

Lorenzo ebbe una relazione con la nobile fiorentina Lucrezia Donati.

Nel 1468, all'amore personale Lorenzo dovette rinunciare, per sposare per questioni dinastiche la patrizia romana Clarice Orsini, figlia di Iacopo, esponente della potentissima famiglia Orsini; sebbene non l'avesse mai incontrata, Lorenzo accettò il suo destino, e nel mese di dicembre del 1468 i due si scambiarono la promessa di unirsi. Fatto che avvenne il 4 giugno 1469, con festeggiamenti grandi e spettacolari.[14] Lorenzo trattò sua moglie sempre con grande rispetto e tenendola sempre in grande considerazione. I due ebbero in tutto dieci figli, alcuni dei quali di primaria importanza per la storia dell'Italia rinascimentale e di Firenze.

Nome Nascita Morte Note
Lucrezia 4 agosto 1470 novembre 1553 Sposò Jacopo Salviati
Due gemelli senza nome marzo 1471 marzo 1471 Morti poco tempo dopo il parto
Piero 15 febbraio 1472 28 dicembre 1503 sposò Alfonsina Orsini
Maddalena 24 luglio 1473 dicembre 1528 Sposò Franceschetto Cybo
Contessina Beatrice 23 settembre 1474 settembre 1474 Morta poco tempo dopo il parto
Giovanni 11 dicembre 1475 1º dicembre 1521 Cardinale, poi Papa Leone X
Luisa 25 gennaio 1477 luglio 1488 Promessa sposa a Giovanni il Popolano, morì nell'adolescenza
Contessina 16 gennaio 1478 29 giugno 1515 Sposò Piero Ridolfi
Giuliano 12 marzo 1479 17 marzo 1516 Duca di Nemours, sposò Filiberta di Savoia

Opere[modifica | modifica sorgente]

L'emblema di Lorenzo il Magnifico con gli anelli di diamante intrecciati e il motto Semper (Biblioteca Medicea Laurenziana)

Lorenzo non fu solo un uomo politico scaltro, ma anche un poeta e cultore d'arte. Era innamorato della cultura e della poesia e si compiaceva di sperimentarne ogni forma, per il sottile piacere intellettuale che probabilmente ne traeva. La sua estrema varietà di generi, modelli letterari, toni e stili rende molto difficile il compito di individuare una fisionomia unitaria nella personalità di Lorenzo. C'è anzi chi l'ha definito un "dilettante", sostanzialmente inferiore alle diverse materie via via assunte.

  • Raccolta Aragonese - la sua attenzione per la cultura sfociò in questa raccolta di testi poetici dal Duecento ai suoi tempi, con l'intento di provare l'apporto dei lirici toscani sulla produzione in volgare.

Opere comiche ed edonistiche[modifica | modifica sorgente]

Alla tendenza idealizzante di questi ultimi scritti si contrappone il realismo di una tradizione più "borghese", comica e burlesca. In ciò venne molto influenzato dal Pulci che in un primo periodo fu l'intellettuale più apprezzato nella cerchia medicea.

  • Caccia col falcone
  • Uccellagione di starne
  • Beoni
  • Nencia da Barberino (di dubbia attribuzione) - riprende il tema della "satira del villano", trattando il personaggio del contadino nella sua tipica rozzezza, semplicità e villania. È una parodia del tema del pastore innamorato.
  • Corinto
  • Canzoni a ballo
  • Canti carnascialeschi - destinati ad essere cantati con accompagnamento musicale durante il carnevale, fra questi ricordiamo la celebre Canzona di Bacco

Selve d'amore - due libri contraddistinti dall'uso degli strambotti e altre opere di importanza minore.

Opere religiose[modifica | modifica sorgente]

Alle opere precedenti fanno singolare contrasto altri componimenti di carattere religioso: i Capitoli, parafrasi di testi biblici, le Laude, che si collegano alla tradizione romana sin dal Duecento, e la Sacra rappresentazione dei Santi Giovanni e Paolo.

  • Capitoli
  • Laude
  • Sacra rappresentazione dei Santi Giovanni e Paolo

Mecenatismo[modifica | modifica sorgente]

Lorenzo fu tra i protagonisti più attivi della magnificenza rinascimentale italiana. Letterati ed artisti trovarono in lui un mecenate intelligente e ricettivo, tanto da fargli meritare appunto l'attributo di Magnifico e di "ago della bilancia". Tra gli umanisti che frequentarono la sua corte ricordiamo: Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Angelo Poliziano e Luigi Pulci. Egli stesso letterato, arricchì la biblioteca di famiglia, inviando gli studiosi che frequentavano la sua corte a far ricerche di manoscritti preziosi, in Italia e fuori. Sistemò la sua collezione di statue antiche presso il Giardino di San Marco, di sua proprietà e vi fondò un'esclusiva scuola per giovani artisti, riconosciuta come la prima Accademia d'arte d'Europa, dove studiò fra gli altri un giovanissimo Michelangelo.

Membro, a partire dal 1470, della commissione incaricata di rinnovare l'assetto artistico di Palazzo Vecchio, gli Operai del Palagio, Lorenzo ebbe contatti diretti con i maggiori pittori del tempo: Antonio Pollaiolo, Filippino Lippi e Sandro Botticelli, lavorarono per lui, come anche lo scultore Andrea del Verrocchio e l'architetto Giuliano da Sangallo. Alcuni fogli dei codici vinciani mostrano poi studi per consulenze militari e ingegneristiche, richieste probabilmente da Lorenzo. Il 29 dicembre 1479 Leonardo ritrasse il cadavere impiccato di uno dei responsabili della congiura dei Pazzi, Bernardo di Bandino Baroncelli (l'assassino di Giuliano de' Medici), confermando un legame con la Casa Medici. Lorenzo de' Medici fu anche protettore e compagno del compositore fiammingo Heinrich Isaac, che istruì i suoi figli.[15]

Gli ultimi anni della sua vita furono, però, amareggiati dal Savonarola, che lo accusava di aver corrotto, con il paganesimo umanistico, la Firenze cristiana e repubblicana, lo stesso frate che fu voluto a Firenze da lui e dai neoplatonici, di cui si era circondato e di cui era molto amico.

Ritratto di Lorenzo il magnifico
Statua di Lorenzo de' Medici, sita agli Uffizi

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lorenzo de' Medici nell’Enciclopedia Treccani
  2. ^ Carlo Arrivabene Valenti Gonzaga, "I poeti italiani", Londra, 1855, Epoca IV, pag.153
  3. ^ William Roscoe, "Vita di Lorenzo de' Medici, detto Il Magnifico tradotta dal Cavalier Gaetano Macherini", Pisa, 1816,Tomo I, pag.54-55
  4. ^ William Roscoe, op.cit,Tomo I, pag.66.67
  5. ^ Ingeborg Walter, "Lorenzo il Magnifico e il suo tempo", Roma, Donzelli Editore, 2005, pag. 45
  6. ^ Ingeborg Walter, op. cit., pag. 45
  7. ^ Ingeborg Walter, op. cit., pag. 47
  8. ^ Ingeborg Walter, op. cit., pag. 49
  9. ^ William Roscoe, op. cit., pag. 79
  10. ^ Emanuele Repetti, "Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana", Firenze, 1835, Volume II, pag. 184
  11. ^ William Roscoe, op. cit., pag. 81
  12. ^ Francesco Guicciardini, "Storie fiorentine",Dai tempi di Cosimo De' Medici a quelli del Gonfaloniere Soderini, Firenze, 1859,Capitolo I, pag. 9
  13. ^ Emanuele Repetti, op. cit., pag. 185
  14. ^ Alle fastose nozze di Lorenzo de' Medici con Clarice Orsini, nel 1469, vennero consumati all'incirca diciassette quintali fra dolciumi e confetti.Fonte
  15. ^ Claudio Gallico, L'Età dell'Umanesimo e del Rinascimento, Torino, Edt, 1991.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ivan Cloulas, Lorenzo il Magnifico, Salerno editore, Roma 1986
  • Cecilia M. Ady, Lorenzo de' Medici e l'Italia del Rinascimento, Mondadori, Milano 1994 ISBN 88-04-45176-9
  • Antonio Altomonte, Il Magnifico. Vita di Lorenzo de' Medici, Bompiani, Milano 2000 ISBN 88-452-9060-3
  • Jack Lang, Il Magnifico. Vita di Lorenzo de' Medici, Mondadori, Milano 2003 ISBN 88-04-49519-7
  • Ingeborg Walter, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, Donzelli, Roma 2005 ISBN 88-7989-921-X
  • Maurizio Gattoni, Sisto IV, Innocenzo VIII e la geopolitica dello Stato Pontificio (1471-1492), Roma, Edizioni Studium 2010, ISBN 978-88-382-4124-6
  • Marcello Vannucci Il Magnifico racconta: nelle pagine di un segreto diario di Lorenzo rivivono gli splendori della corte medicea: amori, arte e politica di un secolo stupendo visti attraverso l'occhio del suo più straordinario protagonista, Roma 1991
  • Marcello Vannucci I Medici: una famiglia al potere, Roma 1987

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Signore di fatto di Firenze Successore
Piero il Gottoso 1469-1492 Piero il Fatuo

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