Gaio Cornelio Gallo

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Gaio Cornelio Gallo (Forlì, 69 a.C.26 a.C.) è stato un poeta e politico romano. Appartenente all'ordine equestre, di fede ottavianea, fu primo prefetto di Alessandria e Egitto. Ricoprì, secondo una versione non da tutti accettata, questa carica con eccessiva indipendenza (giungendo a stampare moneta), spingendosi a celebrare i propri successi pubblicamente con attributi propri dell'imperatore, talché cadde in disgrazia perdendo l'appoggio di Augusto e del senato e venne processato[1].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini famigliari[modifica | modifica sorgente]

Nacque, secondo un'antica tradizione, a Forum Livii (Forlì)[2], o, secondo altri, in un'imprecisata Forum Iulii (Frejus, Voghera o Cividale del Friuli?); fu amico di Virgilio che aiutò anche a conservare le proprietà mantovane al tempo delle distribuzioni ai veterani, dopo Filippi.

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Dopo anni di buio nella nostra documentazione, dopo la battaglia di Azio, Gallo fu a capo dell'armata occidentale di Ottaviano che attaccò l'Egitto dalla costa libica. Durante questo periodo Gallo ricoprì la carica di praefectus fabrum di Ottaviano, come cita l'iscrizione posta sull'obelisco del Vaticano.

Prefetto d'Egitto e morte[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagne augustee lungo il fronte africano ed arabico.

Dopo la vittoria di Ottaviano e la morte di Marco Antonio e Cleopatra, essendo stata acquisitata la nuova provincia d'Egitto, fu nominato praefectus Alexandreae et Aegypti,[1] incarico innovativo che vedeva per la prima volta un governatore di rango equestre, non un magistrato, alla guida di una provincia.

Secondo la storiografia ufficiale, di stampo senatorio, ricoprì questa carica con eccessiva indipendenza, spingendosi a parlare con scarso riguardo dello stesso Augusto, perciò venne processato.[1]

Una ricostruzione critica dell'operato di Cornelio Gallo in Egitto e delle accuse rivolte a suo carico ha tuttavia evidenziato come la sua condanna scaturì verosimilmente dallo scontro in atto, nell'instaurazione del regime augusteo, fra il nuovo ordine equestre, di cui Gallo era autorevole rappresentante, e il ceto senatoriale vistosi espropriato del controllo sulla provincia d'Egitto.

La stele trilingue di Philae 29 a.C.

L'accusa di congiurare contro il principe nasconde, quindi, il vero motivo della persecuzione di Gallo, ovvero l'appropriazione da parte di costui, che senatore non era, di alcune clausole trionfali tipiche del ceto senatoriale, come è possibile ricostruire attraverso l'iscrizione di Philae. Il testo, redatto in latino, greco e in geroglifico, cita:

(LA)
« C[aius] Cornelius Cn[aei] f[ilius] Gallu[s] [eq]ues Romanus post rege[s] a Caesare d[e]ivi f[ilio] devictos praefect[us] [Alex]andreae et Aegypti primus defection[is] Thebaidis intra dies XV quibus hostem v[icit] [bis] [a]cie Victor Vurbium expugnator Bore[se]os Copti Ceramices Diospoleos Meg[ales] [Op]hieu ducibus earum defectionum inter[ce]ptis exercitu ultra Nili catarhacte[n] [transd]ucto in quem locum neque populo Romano neque regibus Aegypti [arma] [ante] [s]unt prolata Thebaide communi omn[i]um regum formidine subcact[a] leg[atisque] [re]gis Aethiopum ad Philas auditis eoq[ue] rege in tutelam recepto tyrann[o] T[riacontas]choen[u] unde Aethiopiae constituto di[e][is] Patrieis et Nil[o] [Adiut]ori d[onun] d[ederunt] »
(IT)
« Gaio Cornelio Gallo figlio di Gneo, cavaliere romano, primo prefetto di Alessandria e d'Egitto, dopo la sconfitta dei re ad opera di Cesare figlio di un dio, vittorioso in due battaglie campali nei quindici giorni durante i quali soppresse la rivolta della Tebaide, espugnando cinque città (Boresis, Coptus, Ceramice, Diopolis Magna e Ophileum) e imprigionando i capi rivoltosi; avendo condotto il suo esercito oltre le cateratte del Nilo, regione nella quale mai in passato erano state portate truppe dal popolo romano o da monarchi egiziani; avendo soggiogato la Tebaide, terrore comune di tutti i re; avendo ricevuto a File ambasciatori del re degli etiopi, accolto e protetto quel re, e insediato un principe nel Triacontaschoenus, un distretto dell'Etiopia; dedicò questa offerta di ringraziamento alle sue divinità ancestrali e al Nilo suo compagno »
(AE 1992, 01725)

In questo senso è significativo il fatto che Augusto, contrariamente a quanto sarebbe stato ovvio aspettarsi in caso di una congiura a suo danno, si limitò a colpire Gallo con un mero provvedimento di rinuncia all'amicizia, lasciando poi al senato l'iniziativa di procedere a carico del prefetto fino alla condanna ed all'esilio.[1]

In questo modo Augusto poté presentarsi, in una fase particolarmente delicata come quella dell'instaurazione del principato, come difensore delle istituzioni e della libertà senatoriale anche nei casi in cui questa fosse (apparentemente) minacciata dai suoi stessi amici. Tuttavia, va presa in considerazione una seconda ragione, complementare a quanto detto, che probabilmente influì nella disgrazia di Gallo: tutto avvenne dopo la seduta del gennaio 27 a.C., quando il Senato ratificò il nuovo assetto provinciale voluto da Augusto.

Una diversa visione della soluzione di come distribuire i poteri ebbe probabilmente il suo peso nelle scelte del primo imperatore di Roma. Caduto in disgrazia fino ad essere accusato di una vera e propria congiura contro il principe, fu condannato all'esilio e alla confisca dei beni, si suicidò nel 26 a.C.[1]

Poetica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della letteratura latina (31 a.C. - 14 d.C.).

L'esiguità dei frammenti non permette una ricostruzione precisa della sua poetica. Grazie anche a riferimenti esterni all'opera (soprattutto quelli che si ritrovano nell'opera virgiliana), è però possibile affermare con certezza l'adesione di Gallo ai canoni della poesia neoterica: nelle sue poesie dovevano predominare i racconti mitologici, affiancati tuttavia da elementi soggettivi, legati alle esperienze personali del poeta.

Produzione letteraria[modifica | modifica sorgente]

  • Amores, elegie, si canta il suo amore sfortunato per la giovane Licoride
  • in Pollionem, orazione, andata persa
  • in Alfenum Varum, orazione, andata persa

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e SvetonioAugustus, 66.
  2. ^ "Cornelio Gallo grande oratore ed insigne poeta fu forlivese: ed, oltrecché esso stesso pare lo affermi, dicendo essere delle vicinanze de' monti di Toscana, Eusebio De Temporibus lo dimostra chiaro; siccome P. Crinito Lib. 3 Cap. 42. de' Poeti, l'Eremitano nelle Cronache del mondo, Vincenzo Belvacense, Gio. R. Testore, il Biondo, il Mancinelli nel Comentario di Virgilio, il Leandro, l'Astolfi nell'Aggiunta a Laerzio, Ambrogio Calepino, Fanusio Campani, ed universalmente tutti gli altri scrittori". P. Bonoli, Storia di Forlì, Bordandini, Forlì 1826, vol. I, p. 46.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • L. Nicastri, Cornelio Gallo e l'elegia ellenistico-romana. Studio dei nuovi frammenti, Napoli 1984.
  • F.Rohr Vio, Le voci del dissenso. Ottaviano Augusto e i suoi oppositori, Il poligrafo, 2000.
  • E. Bresciani, La stele trilingue di Cornelio Gallo: una rilettura egittologica, in «Egitto e Vicino Oriente» 12 (1989), pp. 93-98.
Predecessore Prefetti d'Egitto Successore
nessuno 30 a.C. - 26 a.C. Elio Gallo

Controllo di autorità VIAF: 79139886 LCCN: n85379942

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