Oratoria

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L'oratoria è l'attuazione della retorica, ovvero l'arte del dire, parlare in pubblico ed di saper comporre versi per un testo.

Nella Grecia e nella Roma antica, dove era conosciuta con il nome di ars dicendi, l'oratoria veniva studiata come una componente della retorica (ossia la composizione e l'esposizione di discorsi), ed era un'abilità importante nella vita pubblica e privata. Aristotele e Quintiliano discussero di oratoria, e la materia, con regole e modelli definitivi, fu enfatizzata come parte di una "educazione completa" durante il Medioevo ed il Rinascimento, sebbene questo fosse generalmente confinato negli ambienti ecclesiastici.

Lo sviluppo dei parlamenti nel XVII secolo vide la nascita di famosi oratori politici: la capacità di padroneggiare le parole in modo efficace divenne uno degli strumenti principi dei politici, e spesso fece la differenza nelle loro posizioni sociali. Nella prima metà del XX secolo, l'oratoria diventò meno magniloquente e più colloquiale, come ad esempio i fireside chats, le "chiacchiere del focolare" del presidente americano Franklin D. Roosevelt.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] L'oratoria nell'antica Grecia

L'oratoria fonda le sue radici nella Grecia antica, nell'ambito della Sofistica, grazie alla lungimiranza di Trasimaco di Calcedonia e Gorgia da Leontini. Per Gorgia, retore del V secolo a.C., era importante l'elaborazione stilistica del discorso: la parola, per lui, ha infatti la capacità di persuadere. In epoca classica si affermarono ad Atene tre grandi politici ed oratori: Lisia, Demostene ed Isocrate.

Lisia fu un logografo, ossia un retore che scriveva, a pagamento, orazioni giudiziarie; scrisse in dialetto attico puro, senza figure retoriche. Sostenne l'importanza dell'etopea, cioè della capacità di immedesimarsi nel carattere del personaggio che difendeva e divenne un modello per gli atticisti.

L'importanza di Demostene si deve soprattutto per le sue Filippiche, orazioni politiche tenute nelle assemblee delle città greche, volte a convincere i greci di non fidarsi di Filippo II di Macedonia.

Isocrate tenne soprattutto orazioni dimostrative, con uno stile armonioso; si trattò dunque di un esponente della cosiddetta oratoria epidittica (dal termine greco epideiktikós, derivato di epideíknymi ossia dimostrare). Era questo il genere di eloquenza tenuto dagli antichi oratori greci nelle cerimonie pubbliche, spesso in occasione dei funerali in cui si rendeva necessario tessere le lodi del defunto.

Gli stili maggiori di oratoria che andarono formandosi nell'antica Grecia furono l'atticismo e l'asianesimo.

[modifica] L'oratoria a Roma

[modifica] L'oratoria latina dalle origini al II secolo a.C.

Le caratteristiche di un'orazione e dell'oratore nella retorica greco-romana

Le caratteristiche di un'orazione

  • Inventio: questo termine deriva dal verbo latino invenio, trovare, significava appunto trovare cosa dire nella sede pubblica
  • Dispositio: significava trovare il modo più congeniale per esporre gli argomenti
  • Elocutio: voleva dire trovare le strategie più congeniali per persuadere il pubblico
  • Memoria: esporre il discorso a memoria, usando le tecniche della mnemotecnica, imparate nella scuola di retorica
  • Actio: era il modo di porsi in pubblico

Le caratteristiche e la funzione di un oratore

L'oratore aveva una funzione persuasiva e le sue caratteristiche erano

  • Docere: dimostrare
  • Delectare: divertire il pubblico
  • Movere animum o flectere: persuadere il pubblico

L'oratoria rimase a Roma uno strumento riservato alla nobilitas per avanzare nel cursus honorum.L'arte dell'oratoria veniva applicata inizialmente solo da schiavi, liberti e italici, e veniva considerata un'attività legata agli otia, cioè al tempo libero. Viene considerato l'iniziatore della prosa oratoria latina Appio Claudio Cieco.Si tratta del discorso che tenne al senato nel 280 a.C.,per persuadere i senatori a non accettare le condizioni di pace poste dal re dell'Epiro, Pirro subito dopo la vittoria di Eraclea. Alla fine dell II secolo a.C. le orazioni mostrano una prima assimilazione delle teorie greche. Nacquono in questo modo i primi trattati latini di retorica, con Marco Antonio, e Lucio Licinio Crasso, che individuava l'importanza dell'arte retorica nella vasta e raffinata cultura e nello stile utilizzato,l' elocutio,capacità di scegliere i termini per poi adattarli elegantemente nel testo. La retorica romana nell'età della grande espansione territoriale è caratterizzata soprattutto dalla preminenza della figura di Marco Porcio Catone, detto anche Catone il Vecchio. I suoi discorsi sono caratterizzati da uno stile semplice e conciso, da frasi taglienti, debitrici dell'influsso greco, anche se tanto attaccato dalla politica di Catone. È un'opera oratoria quasi esclusivamente politica cui tematiche sono: il ruolo degli equites, la questione del lusso, politica interna ed estera. I conflitti politici del II secolo a.C. incentivarono l'arte oratoria. Molti oratori di questo periodo provengono dal Circolo degli Scipioni, oppositori del progetto politico dei fratelli Gracchi Tiberio e Caio.

[modifica] L'oratoria latina nell'ultimo secolo della repubblica

Tra il 150 a.C. e il 100 a.C. circa si opposero tra loro due scuole oratorie nate in Grecia:quella asiana e quella atticista. L'ampollosità caratteristica dello stile asiano fu incarnata dall'oratore Quinto Ortensio Ortalo. Tra gli oratori atticisti, uno dei più importanti fu certamente Cesare, anche se i suoi discorsi sono andati perduti. Accanto alla scuola attica e alla scuola asiana, vi era anche una terza scuola retorica, detta rodiense, dalla città di Rodi appunto. Esponente principale della scuola rodiense, sintesi delle vene stilistiche contenutistiche delle altre due scuole, fu sicuramente Cicerone, cui maestri furono Apollonio di Alabanda ed il suo seguace Apollonio Molone.

Negli ultimi secoli dell'impero, questa sarebbe rifiorita soprattutto sotto forma di oratoria sacra, prima volta all'esegesi delle Sacre Scritture, e poi, con la patristica greca (San Basilio, San Gregorio Nazianzeno, San Gregorio di Nissa, San Giovanni Crisostomo) e latina (Sant'Ambrogio, Sant'Agostino), alla diffusione della dottrina cattolica.

[modifica] L'oratoria nel Medioevo

Il Medioevo tenne in massimo onore l'oratoria; mancò però fino all'anno Mille, se si fa eccezione per Gregorio Magno, un'oratoria sacra originale: solo nel periodo delle crociate essa risorse (Abelardo, San Bernardo, Sant'Anselmo d'Aosta, Pier Lombardo, San Pier Damiani, Pietro l'Eremita).

[modifica] L'oratoria durante l'Umanesimo

Il maggior esponente dell'oratoria civile durante il periodo umanista fu papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini.

Nell'oratoria sacra si distinsero Bernardino da Siena, per la loquela popolaresca, e Gerolamo Savonarola, per lo straordinario vigore.

Nei secoli successivi l'oratoria si isterilì, eccezion fatta per la fioritura dell'eloquenza sacra di Bossuet, in Francia, nel XVII secolo.

[modifica] L'oratoria in epoca moderna

L'oratoria parlamentare moderna fu inaugurata dalla Rivoluzione francese, con i celebri discorsi di Robespierre, Danton, ecc.; sarebbe sfociata nell'eloquenza tribunizia dei pubblici comizi.

[modifica] Oratori famosi

[modifica] Oratori antichi e medievali

[modifica] Oratori moderni

[modifica] Voci correlate

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