Pietro Baldi del Riccio

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Pietro Baldi (Firenze9 gennaio 1475 – Firenze5 luglio 1507) è stato un poeta e umanista italiano.


Studio' Grammatica, cioe' lingua latina, con il prete Paolo Sassi da Ronciglione presso il quale rimase fino al 22 maggio 1487 quando passo' alla scuola di Ugolino di Vieri. Poi nel 1491 entro' a far parte del circolo dei discepoli di Angelo Poliziano.

Proprio seguendo l' esempio del maestro decise anche lui di cambiarsi il patronimico ereditato dalla folta capigliatura del padre che tradusse latinamente in crinito (riccioluto). Da Pietro Baldi del Riccio (cioe' figlio del ricciolo) divenne per tutti Pietro Crinito.

Dopo la morte di Poliziano tenne lezioni in Santo Spirito e nello Studio Fiorentino per poi cominciare un lunga serie di peregrinazioni che lo portarono a Bologna, Ferrara, Venezia, Padova, Roma e Napoli. Ritorno' infine a Firenze dove, sotto il patronato di Bernardo Rucellai, entro' a far parte dell' Accademia Platonica che si riuniva agli Orti Oricellari.

Pubblico' nel 1504 i Commentarii de honesta disciplina, un mastodontico saggio di erudizione in 25 libri che, sulla falsa riga di Aulo Gellio, trattava di linguistica, istituzioni politiche, giuridiche e religiose. Nonostante pero' alcune brillanti intuizioni l' opera e' confusa e a tratti oscura e spesso l' autore cade nel ridicolo o nel favoloso.

L' anno successivo usci' il De Poetis Latinis in cinque libri che si proponeva in 93 brevi capitoli di schedare enciclopedicamente gli scrittori latini da Livio Andronico a Sidonio Apollinare che, pur piena di inesattezze, e' in assoluto la prima compilazione biografica moderna degli autori classici.

Per quanto umanista colto e impegnato la sua opera come la sua vita non furono esattamente segnate dal rigore intellettuale. Lapidario su di lui il giudizio di Giovan Battista Corniani: Nella scuola del Poliziano egli aveva appreso eloquenza e gusto, ma non modestia, non sobrietà di costumi. Queste qualità buone e cattive in lui riunite potevano farlo apparire un garzone di bell'aria, un amabile libertino, e perciò la di lui società veniva avidamente ricercata dai brillanti giovani delle primarie fiorentine famiglie. Quando un uomo dotto serba la gravita ne' costumi, esigerà la stima, ma non già l'intimità dei grandi di bel mondo. Se poi dilegua il sopracciglio e divien bello spirito, allora verrà onorato della loro domestichezza e fatto partecipe dei vizii e delle orgie frequenti della lor classe. Tale fu il caso di Pietro Crinito.[1]

Mori' appena trentaduenne di polmonite dopo un singolare incidente: Una intemperante giovialità fu a lui cagione di contumelia e di poi anche di morte. Ritrovandosi egli una sera nella villa Scandiana di Pier Martelli ad un geniale stravizzo, e folleggiando i convitati con petulante licenza, venne a lui per giocosa rissa versato addosso un intero secchio d'acqua, che gli irrigidi' le membra. Il rammarico ch'ei concepi' per siffatto affronto, unito a qualche fisica indisposizione contratta a causa del soverchio umidore, lo trasse, al sepolcro.[2]

Oltre a una raccolta delle sue prose e rime latine, postume vennero stampate altre due opere: nel 1527 il Poematum libri duo ovvero la vita di Sallustio e nel 1552 il commento al libro XVI delle Familiari di Cicerone. Inedito il suo Zibaldone conservato oggi manoscritto alla Bayerische Staatsbibliothek di Monaco.

[modifica] Note

  1. ^ Giovanni Battista Corniani, I secoli della letteratura italiana dopo il suo risorgimento, Torino, 1855, pag. 170
  2. ^ Ibid.

[modifica] Bibliografia

  • Girolamo Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, Milano, 1824
  • Alfonso Lazzari, Ugolino e Michele Verino: studii biografici e critici, Libreria C. Clausen, 1897
  • Carlo Angeleri, Contributi biografici su l'umanista Pietro Crinito alievo del Poliziano in Rivista Storica degli Archivi Toscani, 5, 1933
  • Giovanni Da Pozzo, Storia letteraria d'Italia. Il Cinquecento, Vallardi, 2006
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