Cividale del Friuli

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Cividale del Friuli
comune
Cividale del Friuli – Stemma Cividale del Friuli – Bandiera
Panorama di Cividale del Friuli
Panorama di Cividale del Friuli
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia-Stemma.png Friuli-Venezia Giulia
Provincia Provincia di Udine-Stemma.png Udine
Amministrazione
Sindaco Stefano Balloch (PdL) dal 18/05/2010
Territorio
Coordinate 46°05′25.8″N 13°26′06″E / 46.0905°N 13.435°E46.0905; 13.435 (Cividale del Friuli)Coordinate: 46°05′25.8″N 13°26′06″E / 46.0905°N 13.435°E46.0905; 13.435 (Cividale del Friuli)
Altitudine 135 m s.l.m.
Superficie 50,65 km²
Abitanti 11 615[2] (31-12-2010)
Densità 229,32 ab./km²
Frazioni Carraria, Fornalis, Gagliano, Grupignano, Purgessimo, Rualis, Rubignacco, San Giorgio, Sanguarzo, Spessa[1]
Comuni confinanti Corno di Rosazzo, Moimacco, Premariacco, Prepotto, San Pietro al Natisone, Torreano
Altre informazioni
Cod. postale 33043
Prefisso 0432
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 030026
Cod. catastale C758
Targa UD
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 676 GG[3]
Nome abitanti cividalesi
Patrono san Donato
Giorno festivo 21 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cividale del Friuli
Posizione del comune di Cividale del Friuli nella provincia di Udine
Posizione del comune di Cividale del Friuli nella provincia di Udine
Sito istituzionale
(FUR)

« Cividât no jè une vile, ma une ponte di citât »

(IT)

« Cividale non è un paese ma una piccola città »

(villotta popolare)

Cividale del Friuli, o semplicemente Cividale (Cividât in friulano standard[4], Zividât in friulano centro-orientale[4][5], Čedad in sloveno[6]), è un comune italiano di 11.632 abitanti[7] della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia.

Fondata da Giulio Cesare con il nome di Forum Iulii, da cui poi ha preso il nome tutta la regione, divenne la capitale longobarda del Friuli.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Cividale del Friuli sorge ai piedi dei colli del Friuli orientale, sulle sponde del Natisone, a 17 km da Udine, sulla strada che collega la pianura friulana alla media e alta valle dell'Isonzo in territorio sloveno. Si estende su una superficie di 49,50 km², da un'altitudine minima di 97 metri, ad una massima di 508 metri[8].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Cividale del Friuli.

Le precipitazioni si concentrano nei periodi compresi tra marzo e maggio, con un leggero calo nei mesi estivi, e un riacutizzarsi nel periodo compreso tra ottobre e novembre inoltrato.

CIVIDALE DEL FRIULI Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 3,5 5,1 9,2 14,1 19,3 22,5 25,0 24,6 21,0 15,7 8,9 4,8 4,5 14,2 24,0 15,2 14,5
T. min. mediaC) -3,0 -2,3 0,8 4,5 8,2 11,6 13,5 13,3 10,6 6,7 2,5 -1,2 -2,2 4,5 12,8 6,6 5,4

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del nome

La città, ai tempi dei romani, era chiamata Forum Iulii. La tradizione la indica come fondata da Giulio Cesare: Forum Iulii ita dictum, quod Iulius Caesar negotiationis forum ibi statuerat[9]. Il toponimo di Foum Iulii potrebbe invece aver avuto origine dalla Gens Iulia che ha lasciato nella zona diverse altre testimonianze nei nomi attribuiti ai luoghi della regione. Tra il secolo VII e VIII venne chiamata Civitas, Civitate(m) del Forum Iulii. Alla fine dell VIII secolo Paolo Diacono la riportò come Civitas vel Castrum Foroiulianum. Nel X secolo, essendo allocata nella parte orientale del regno di Lotario, cominciò a chiamarsi Civitas Austriae. Abbreviando il nome ufficiale, la popolazione la denominò come Civitate(m), da cui discesero i nomi locali di Sividàt, Zividàt, Cividàt e successivamente, intorno al XV secolo, prima in ambito letterario , quello di Cividale.[10]

La presenza umana nella zona dove oggi sorge Cividale risale a epoche piuttosto antiche, come attestato dalle stazioni preistoriche del Paleolitico e del Neolitico trovate appena fuori della città; ad esse si aggiungono abbondanti testimonianze dell'Età del Ferro e della presenza veneta e celtica risalenti sino al IV secolo a.C. La strategica posizione di questo primitivo insediamento indusse i Romani a stabilirvisi, fondando forse alla metà del II secolo a.C. un castrum, di ovvia natura militare, il quale fu in seguito elevato da Giulio Cesare a forum (mercato) e per tale motivo la località assunse il nome di "Forum Iulii" poi divenuto identificativo di tutta la regione. Successivamente la località fu elevata a municipium, venendo ascritta alla tribù romana Scaptia e assurse infine al rango di capitale della Regio X Venetia et Histria allorché Attila rase al suolo Aquileia nel V secolo[11].

Nel 568 giunsero dalla Pannonia i Longobardi, di origine scandinava, il cui re Alboino elesse subito la romana Forum Iulii a capitale del primo ducato longobardo in Italia e ponendovi duca il proprio nipote Gisulfo. Ribattezzata la propria capitale Civitas Fori Iulii, ossia "Città del Friuli", i longobardi vi eressero edifici imponenti e prestigiosi e nei dintorni fondarono strutture fortificate assegnate alle fare, ossia le stirpi nobili di quel popolo germanico; nel 610 Cividale venne saccheggiata e incendiata dagli Avari, chiamati dal re longobardo Agilulfo (allora con sede a Milano) per punire la riottosità del duca "friulano" Gisulfo II. Nel 737, durante il regno di Liutprando e per sfuggire alle incursioni bizantine, il patriarca di Aquileia Callisto decise di trasferire qui la propria sede, così come già fece il vescovo di Zuglio che venne scacciato. La città ebbe così aumentato il suo ruolo anche grazie a quest'importante presenza ecclesiastica; già pochi decenni più tardi, nel 796, qui si tenne il concilio che riconfermò l'indissolubilità del matrimonio[11][12].

Nel 775 il Ducato del Friuli fu invaso dai Carolingi e i longobardi, col loro duca Rotgaudo in testa, impugnarono per l'ultima volta le armi fronteggiando l'arrivo dei Franchi. Sconfitti gli antichi dominatori, i Carolingi istituirono la marca orientale del Friuli, mantenendo come capitale la città che cambiò così il nome in Civitas Austriae. Quest'ultima divenne sede di un'importante corte, soprattutto durante il marchesato di Eberardo che attirò uomini di cultura da tutt'Europa. Dalle famiglie che ressero la marca ebbero i natali importanti uomini politici tra cui l'imperatore Berengario, figlio dello stesso Eberardo. Nel X secolo, ossia in epoca ottoniana, la marca friulana venne declassata a contea (o contado) e inserita dapprima nella marca di Verona e quindi in quella di Carinzia (quest'ultima facente dapprima parte del Ducato di Baviera per poi assurgere essa stessa a Ducato). La ricomposizione dei poteri a livello centroeuropeo e norditaliano lasciò un importante spazio ai patriarchi, i quali accrebbero i propri beni e il proprio potere sin dall'inizio del X secolo e nel 1077 divennero liberi feudatari del Sacro Romano Impero su un vasto territorio. Sorse così lo Stato patriarcale durato sino al 1419[11].

Cividale rimase comunque il massimo centro politico e commerciale di tutto il Friuli, rivaleggiando dal XIII secolo con Udine, la quale era in forte ascesa grazie a una più congeniale posizione geografica. La città vide sorgere monasteri e conventi, palazzi e torri, qui posero residenza le più importanti casate parlamentari del Friuli e ne fiorirono di altrettanto dignitose. Nel 1353 l'imperatore Carlo IV, dopo una sanguinosa vendetta operata da suo fratello il patriarca Lodovico (e scatenata anche contro i cividalesi per punire l'assassinio del predecessore Bertrando), concedette a Cividale l'apertura dell'Università. Le lotte intestine friulane, durante le quali Cividale era spesso alleata dei conti di Gorizia e dei nobili castellani contro Udine, trovarono via via una più serrata intensità sino a concludersi convulsamente nel 1419, quando Venezia si decise di invadere la regione. Cividale si diede per prima alla Serenissima, stipulando una solenne pace e una contestuale alleanza. Nei decenni successivi alcuni nobili progettarono di aprir le porte allo spodestato patriarca Ludovico di Teck, tornato nel 1431 alla testa di 4.000 ungari[11], ma il progetto fallì.

Scongiurato dopo quasi un trentennio il pericolo dei turchi, i quali pure in queste zone compirono razzie e violenze sino al 1499, nel primo Cinquecento scoppiò la guerra tra Venezia e la Lega di Cambrai e l'Impero tentò di occupare la città assediandola con le armate del duca Enrico VII di Brunswick nel 1509, ma dopo un'epica lotta i cividalesi riuscirono a far desistere l'esercito alemanno. Quest'ultimo, tuttavia, riuscì comunque a occupare Cividale due anni più tardi, ma solo per poche settimane, dovendo abbandonare la città anche a causa di un terremoto e di una pestilenza. Con la pace di Worms (1530) la città perdette la gastaldia di Tolmino e le annesse miniere di mercurio d'Idria: ciò ne decretò un'inesorabile decadenza economica oltre a una marginalizzazione geografica e in seguito viaria dalla quale non ebbe mai più modo di riprendersi. Più di una volta si tentò di riportare a Cividale la sede del patriarcato d'Aquileia ma invano, con l'eccezione di Nicolò Donà nel 1497[11].

Nel 1553 Cividale ebbe istituito da Venezia un proprio provveditore ordinario, scelto dal Senato nel novero del patriziato veneto, e nel 1559 venne finalmente sancita la sua autonomia e del proprio territorio dalla Patria del Friuli, svincolandosi in tal modo dall'invisa Udine. Tra il 1598 e il 1599 si sviluppò una drammatica epidemia di peste. Tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, Cividale fu teatro di una lunga faida che coinvolse pressoché tutte le famiglie nobili locali creando non pochi grattacapi ai rettori veneti. Nello stesso periodo, alcuni cividalesi si distinsero con le armi non solo durante la guerra di Gradisca (1615-1617), combattuta ovviamente anche in questo territorio, ma pure in varie armate d'Europa. Malgrado il drastico ridimensionamento politico ed economico, qui ebbero i natali parecchi uomini di cultura, talvolta di rilevanza internazionale, nonché importanti uomini d'arme e di chiesa e non si cessò mai di abbellire i palazzi e le chiese avvalendosi di celebri nomi quali il Palladio, Palma il Giovane, e così via[11].

Nel 1797 con il trattato di Campoformido tra Napoleone e l'Austria Cividale passò all'Impero asburgico; dopo il breve periodo in cui fece parte del napoleonico Regno d'Italia, essa fu riassegnata all'Austria dal Congresso di Vienna (1815). Fra il 1848 ed il 1866 vi fu la presenza di un vivace movimento risorgimentale; nel 1866, dopo la terza guerra di indipendenza, fu annessa al Regno d'Italia col Veneto e il Friuli[11] e nel periodo noto come Belle Époque fu teatro di un'effervescente attività politica.

Durante la Prima guerra mondiale, Cividale ospitò il comando della II Armata e rimase danneggiata da bombardamenti aerei; occupata dagli austro-tedeschi in seguito alla disfatta di Caporetto, la città venne riconquistata dagli italiani alla fine di ottobre 1918 dopo la vittoria sul Piave. Negli anni seguenti fu foriera di illustri personalità date al Fascismo. Nel corso della Seconda Guerra mondiale (1943) la città venne annessa con tutto il Friuli al III Reich e qui vennero anche dislocate truppe cosacche e calmucche alleate dei tedeschi. Sul suo territorio si consumò non solo la guerra civile ma altresì un drammatico episodio di lotta tra partigiani osovani (liberali, cattolici, azionisti e militari monarchici) e garibaldini (comunisti e socialisti, agli ordini del IX Korpus jugoslavo): nel Bosco Romagno i Gappisti comunisti uccisero diversi combattenti Osovani (tra cui il fratello di PierPaolo Pasolini) precedentemente catturati alle malghe di Porzûs.[13][14]Furono diversi gli episodi di scontro tra Osovani e Garibaldini filo-titini. Una situazione ambigua, poiché gli Jugoslavi non nascosero mai il loro desiderio di annettere i territori italiani fino al Tagliamento, in virtù di un'infondata convinzione che il Friuli fosse anticamente abitato da sloveni. Questo provocò una netta contrapposizione tra Osovani e Garibaldini.[15]

Si deve ricordare la tradizione antifascista di Cividale che, anche negli anni di massimo consenso al Regime registrò l’attività di gruppi di antifascisti e di singoli individui, alcuni dei quali arrestati e processati dal Tribunale Speciale per la Sicurezza dello Stato (vedi pubblicazione “Aula IV” Ed. La Pietra 1976). Nell’epoca nella quale ormai si delineava la sconfitta dell’Italia maturò la volontà, in singoli individui, di opporsi più concretamente al Regime fascista. Si formarono così i primi gruppi, formati da poche persone, che si unirono alla Resistenza slovena, già attiva nel territorio a causa delle violente repressioni operate dal Regime fascista contro quella minoranza linguistica presente in forma massiccia sul territorio nazionale e maggioritaria in quelle zone, a seguito della ridefinizione dei confini col trattato di Rapallo del 1920. A questo proposito è bene ricordare che alla Resistenza jugoslava aderirono, già prima dell’settembre 1943, cittadini italiani di lingua slovena, croata ma anche italiana. Il 15 settembre 1943 infatti, alle pendici del Monte Corada, pochi chilometri da Cividale, avvenne il giuramento della prima Brigata partigiana d’Italia, giuramento avvenuto assieme alla Soška Brigada slovena. A seguito della caduta del fascismo la città venne occupata dalle forze naziste diventando parte a tutti gli effetti della Zona d’Operazioni del Litorale Adriatico o OZAK acronimo di Operationszone Adriatisches Küstenland) sotto la diretta amministrazione dello Stato nazista. Fu quindi sede di un gruppo corazzato delle SS Karstjäger. Assieme ai nazisti operavano in città e nel circondario i reparti della RSI del Reggimento Tagliamento e del Battaglione Mussolini con funzione anti-partigiana di stanza nel territorio dell’attuale Repubblica di Slovenia. Nell’agosto del 1944 i partigiani della Garibaldi, assieme ai partigiani dell’Osoppo, liberarono i comuni limitrofi di Attimis, Nimis, Faedis, Taipana, Torreano e Lusevera dando vita all’esperienza della Zona Libera del Friuli Orientale poi rioccupata dai nazifascisti a fine settembre dello stesso anno. La repressione fu brutale con l’incendio di alcuni paesi e l’uccisione di inermi cittadini. Per tali ragioni il Comune di Cividale del Friuli è stato insignito di Medaglia d’Argento al Valor Militare. Cividale del Friuli fu successivamente interamente liberata dalle forze partigiane garibaldine e osovane. A far parte di queste ultime furono, incorporati alcuni elementi del Reggimento Tagliamento impegnati in funzione anti-partigiana nella valle dell’Isonzo fino a pochi giorni prima (28-29 Aprile 1945). Tra i riconoscimenti, oltre alla Medaglia d’Argento conferita alla Città si devono ricordare la Medaglia d’Oro al Valor Militare concessa a Manfredi Mazzocca “Tordo” Commissario della Brigata “Antonio Gramsci” della divisione d’assalto “Garibaldi – Natisone” e le 6 Medaglie d’Argento al Valor Militare conferite a Mario Lizzero “Andrea” Commissario del gruppo Divisioni Garibaldi “Friuli”, Gino Lizzero “Ettore” Capo di Stato Maggiore della Divisione d’Assalto “Garibaldi-Natisone”, Rino Blasigh “Franco”, Attilio Ruttar, Edoardo Tosoratto e al magistrato-partigiano Giuseppe Garribba. E’ inoltre necessario ricordare il sacrificio pagato dalla Città per la Liberazione: 73 caduti Partigiani cividalesi; 105 civili, militari, partigiani fucilati dai nazi-fascisti alle “Fosse del Natisone”; 8 Partigiani, di cui 3 di nazionalità slovena, fucilati al campo sportivo “Martiri della Libertà”; 119 cividalesi deportati nei campi di sterminio nazisti, 80 cividalesi schedati nel Casellario politico centrale dello Stato. Il giorno 1° Maggio 1945 Cividale del Friuli fu completamente liberata dalle forze garibaldine e osovane, nel pomeriggio dello stesso giorno, fece ingresso in Città una unità dell’alleato Esercito di Liberazione Jugoslavo (ENVOJ). Il giorno successivo, provenienti da Udine fecero il loro ingresso in città le truppe alleate anglo-americane (neozelandesi) le quali proseguirono quindi lungo la valle del Natisone e dell’Isonzo verso l’Austria. Il Comitato di Liberazione Nazionale, CLN cittadino, affidò l’amministrazione della Città all’Avvocato Giovanni Brosadola, Sindaco della Liberazione.


Nel secondo dopoguerra, Cividale è stata la sede del comando e di alcuni reparti della Brigata meccanizzata "Isonzo", posta a difesa della frontiera orientale in caso di invasione da parte del patto di Varsavia, dove alcune componenti della Fanteria d'arresto custodivano diverse opere difensive, tra cui la Galleria di Purgessimo. La particolare posizione in tale contesto storico e geopolitico portò alla presenza in zona dell'Organizzazione Gladio, - articolazione nazionale della Stay Behind della NATO - a cui aderirono principalmente alpini ed ex alpini addestrati ad organizzare una resistenza armata sul territorio in caso di invasione sovietica. La Città e il territorio subirono alcuni danni nel terremoto del 1976, ma le ferite vennero presto rimarginate.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cividale è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare per i sacrifici patiti durante la seconda guerra mondiale.[16] inoltre nel 2013 Cividale è diventata Patrimonio Nazionale dell'Unesco.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La statua di Giulio Cesare
Il Duomo di Cividale

Dal 25 giugno 2011 una porzione del centro storico (quella legata al periodo longobardo) è patrimonio dell'Unesco. Tra le testimonianze artistiche e architettoniche della città spiccano:

  • Ipogeo celtico, ambiente scavato nel sottosuolo, diverse sono le interpretazioni sull'origine e la funzione e se ne ipotizza una funzione funeraria e in seguito quella di carceri in età romana e longobarda
  • Oratorio di Santa Maria in Valle (Tempietto Longobardo, sec. VIII), straordinario compendio di architettura e scultura altomedievale;
  • Duomo di Santa Maria Assunta (XV - XVI secolo), dopo il crollo del 1502 fu riedificato con gusto rinascimentale dall'architetto Pietro Lombardo da Carona; all'interno si ammira la Pala d'argento di Pellegrino II, capolavoro dell'oreficeria medioevale italiana e due tele di Palma il Giovane;
  • Museo cristiano, attiguo al Duomo da cui vi si accede, ospita il battistero di Callisto (VIII secolo) e l'ara di Rachtis (730-740 circa), capolavori della scultura longobarda;
  • Palazzo comunale, costruito tra il 1545 ed il 1588 su preesistente edificio del 1286, all'interno del cortile sono stati rinvenuti attraverso degli scavi i resti di una domus romana risalente al I-II secolo d.C.[17];
  • Palazzo dei Provveditori veneti, costruito tra il 1565 ed il 1605 su un modello di Palladio, ospita il Museo archeologico nazionale di Cividale del Friuli che conserva, in particolar modo, reperti archeologici di età longobarda e importanti codici medievali;
  • Chiesa di San Francesco, ora sconsacrata ed utilizzata per mostre temporanee e manifestazioni;
  • Chiesa di San Giovanni in Xenodochio;
  • Chiesa di Santa Maria di Corte;
  • Chiesa dei santi Pietro e Biagio;
  • Chiesa dei Santi Silvestro e Valentino;
  • Chiesa di San Martino;
  • Chiesa di San Giorgio in Vado a Rualis;
  • Casa medievale, in Borgo Brossana, risalente al Trecento[18];
  • Ponte del Diavolo con la suggestiva vista sul Natisone, che la leggenda vuole costruito dal diavolo in cambio dell'anima del primo passante. La tradizione vuole che i cividalesi non fossero stati in grado di costruire un ponte sul Natisone in un punto considerato troppo pericoloso. Allora ricorsero all'aiuto del diavolo, che promise di risolvere il problema in cambio dell'anima del primo che avesse attraversato il ponte. I cittadini accettarono questa condizione e il diavolo costruì rapidamente il ponte facendosi aiutare da sua nonna diavolessa, che portò nel suo grembiule il grande masso che sta al centro del fiume, tre le arcate. I cividalesi però non erano sciocchi: facendo attraversare il ponte ad un cane ingannarono il diavolo, che dovette accontentarsi dell'anima dell'animale;
  • Dimore nobiliari: palazzo de Nordis (sec. XVI); palazzo Conti-Paciani (secc. XVI-XVIII); castello Craigher-Canussio (secc. XIV-XIX); palazzo Pontotti-Brosadola (sec. XVIII); palazzo Bonessa (secc. XV-XVIII); palazzetto de Puppi (secc. XVII-XVIII); palazzo de Portis (secc. XV-XVIII); casa Levrini (sec. XVI); villa Foramiti-Moro (sec. XVIII); palazzo de Claricini (sec. XVIII); villa Gàbrici (sec. XIX); villa Di Lenardo (sec. XIX).

Società[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte del Diavolo sul fiume Natisone
Il palazzo comunale
Il Natisone a Cividale

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[19]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gli stranieri residenti nel comune sono 972, ovvero il 8,4% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[20]:

  1. Romania Romania, 170
  2. Albania Albania, 138
  3. Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina, 113
  4. Serbia Serbia, 74
  5. Ucraina Ucraina, 57
  6. Ghana Ghana, 54
  7. Macedonia Macedonia, 47
  8. Bangladesh Bangladesh, 30
  9. Polonia Polonia, 27
  10. Croazia Croazia, 27

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua friulana.
La chiesa sconsacrata di San Francesco

A Cividale del Friuli, accanto alla lingua italiana, la popolazione utilizza il friulano centro-orientale, una variante della lingua friulana. Nel territorio comunale vige la Legge regionale 18 dicembre 2007, n. 29 "Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana"[21], con la quale la Regione Friuli Venezia Giulia stabilì le denominazioni ufficiali in friulano standard e in friulano locale dei comuni in cui effettivamente si parla il friulano.
Cividale è inoltre compresa nell'elenco dei comuni nei quali si applicano le misure per la tutela della minoranza di lingua slovena, a norma dell'articolo 4 della legge n. 38 del 23 febbraio 2001[22]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arcidiocesi di Udine e Parrocchie dell'Arcidiocesi di Udine.

La maggior parte della popolazione comunale, come per il resto dell'Italia, appartiene alla chiesa cattolica.
A Cividale del Friuli ha sede la forania di Cividale, costituita da 18 parrocchie gestite da 16 parroci, afferente all'arcidiocesi di Udine[23].
Nel comune sono presenti le parrocchie di:

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina friulana e Prodotti agroalimentari tradizionali friulani e giuliani.
Frico con le patate
Gubana

La cucina cividalese è tipica della valle del Natisone e del Friuli orientale. Particolarmente importanti i vini, i formaggi e la pasticceria: la Gubana, un tipico dolce delle valli del Natisone, a base di pasta dolce lievitata con un ripieno di noci, uvetta, pinoli, zucchero, liquore, scorza grattugiata di limone, dalla forma a spirale e cotto al forno, le gubanette, simili alla gubana ma più piccole, e gli strucchi, pasta dolce fritta o lessa ripiena con uvetta, pinoli, noci e nocciole.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cividale è la città capofila del progetto Longobardi in Italia: i luoghi del potere (568-774 d.C.), inserito nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel giugno 2011 ed è membro associato del progetto europeo a guida italiana EUHeritage-TOUR[24]; a Cividale fa parte del sito seriale l'area della Gastaldaga con il Tempietto longobardo e il Complesso episcopale, che include i resti del Palazzo patriarcale sottostanti al Museo archeologico nazionale. Il 25 giugno 2011 è diventata patrimonio dell'UNESCO.

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune sono presenti le seguenti scuole[25]: 4 scuole materne, 4 scuole elementari, 1 scuola secondaria di 1º grado, 1 scuola media, 1 centro di formazione professionale[26], 1 istituto professionale di Stato per l'industria e l'artigianato, 1 istituto tecnico commerciale, 1 istituto tecnico agrario, 1 liceo scientifico, 1 liceo classico, sede didattica della scuola di specializzazione in beni storico-artistici dell'Università degli Studi di Udine[27].

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Messa dello Spadone (6 gennaio), particolare rito religioso e corteo in costumi d'epoca con la rievocazione storica dell'entrata a Cividale del Patriarca Marquardo von Randeck (1366).
  • Dan emigranta (6 gennaio), manifestazione culturale degli sloveni della provincia di Udine, che nel 2012 ha raggiunto la 50ª edizione[28].
  • Gioco del Truc (Pasqua), antico e tradizionale gioco che si svolge nelle piazze della città nel periodo pasquale.
  • Mittelfest (luglio), importante appuntamento internazionale di spettacolo dell'area mitteleuropea.
  • Palio di San Donato (agosto), rievocazione storica in costumi medioevali con botteghe artigiane, giochi, gare di corsa pedestre e di tiro con l'arco nell'atmosfera medioevale di Cividale.
  • Natibongo (ultima settimana di agosto), festival di musica etnica che si svolge nel Parco "Lesa" adiacente il fiume Natisone.
  • "Rally del Friuli e delle Alpi Orientali"; "Rally Alpi Orientali Historic", rally validi per i massimi campionati italiani ed europei.
  • Gara di velocità in salita Cividale-Castelmonte (ottobre), cronoscalata automobilistica valida per il Trofeo Italiano Velocità Montagna, per il campionato Sloveno ed Austriaco senza dimenticare gli altri numerosi trofei.
  • Fiera di San Martino (novembre), mercatini e bancarelle nelle vie e piazze del centro storico.
  • Baule del diavolo (ogni quarta domenica del mese), mercatino dell'usato e delle cose vecchie nelle piazze del centro storico.
  • Mittelteatro (la prima settimana di giugno), rappresentazione artistica che si svolge al teatro Adelaide Ristori, fatti dai ragazzi delle scuole. Due rappresentazioni al giorno, una la mattina (per le scuole) e una la sera (per il pubblico)

Persone legate a Cividale del Friuli[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Giulio Cesare, piazza Duomo

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

A Cividale ha sede la Banca Popolare di Cividale, banca locale di riferimento per il Friuli Venezia Giulia ed il Veneto Orientale.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La stazione ferroviaria

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è attraversato dalla strada statale 54 del Friuli.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Cividale è scalo terminale della linea ferroviaria per Udine ed è servita dai treni regionali FUC a frequenza oraria.

Il nuovo terminale è stato aperto nel 2008 e funge da centro intermodale tra servizi ferroviari e su gomma extraurbani e urbani.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1985 1990 Pascolini Giuseppe Democrazia Cristiana Sindaco Scadenza naturale del mandato
1990 1995 Pascolini Giuseppe Democrazia Cristiana Sindaco Scadenza naturale del mandato
1995 1997 Bernardi Giuseppe Centro-sinistra Sindaco Dimissioni del Consiglio
1997 1998 Colli Edoardo - Commissario straordinario -
1998 2000 Pascolini Giuseppe Centro-destra Sindaco Scioglimento del Consiglio
2000 2005 Vuga Attilio Centro-destra Sindaco Scadenza naturale del mandato
2005 2010 Vuga Attilio Centro-destra Sindaco Scadenza naturale del mandato
2010 in carica Balloch Stefano Centro-destra Sindaco -

Dati del Ministero dell'Interno[29].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nella città di Cividale del Friuli è ambientato il racconto giallo di Anthony Muroni intitolato "Il sangue della festa" pubblicato nell'anno 2013.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Cividale del Friuli - Statuto.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ a b AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, Garzanti, 1996, p. 213.
  5. ^ Toponomastica: denominazioni ufficiali in lingua friulana
  6. ^ DPR 12/09/2007 - Comuni slovenofoni del Friuli-Venezia.
  7. ^ Dati ISTAT sulla popolazione residente al 31/01/2011. URL consultato il 7 luglio 2011.
  8. ^ Dati Comuni Italiani.it. URL consultato il 7 ottobre 2011.
  9. ^ Paolo Diacono, Historia langobardorum, vol. II, cap. 14
  10. ^ Autori Vari, Dizionario di toponimastica-Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET editore, 1990, p. 213.
  11. ^ a b c d e f g Grion
  12. ^ Olinto Marinelli, Giuda delle Prealpi Giulie, Udine, Società Alpina Friulana, 1912, p. 594.
  13. ^ Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, sito web
  14. ^ Carnia Libera 1944, Porzus, Vanni Padoan
  15. ^ Giovanni Padoan, Porzûs. Strumentalizzazione e verità storica. I combattenti garibaldini, facenti parte del IX Corpus dell'Esercito di Liberazione Jugoslavo, nell'autunno del 1944 decisero di rimandare la discussione sul tema a guerra terminata, onde evitare che il fronte antifascista si dividesse.
  16. ^ la motivazione è visionabile sul sito http://www.istitutonastroazzurro.it/comunedicividaledelfriuli.html
  17. ^ Palazzo comunale. URL consultato il 26 giugno 2013.
  18. ^ La casa medioevale. URL consultato il 26 giugno 2013.
  19. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  20. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2010 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 13 novembre 2012.
  21. ^ lista ufficiale Denominazioni ufficiali in Lingua Friulana, Arlef. URL consultato il 26 ottobre 2011.
  22. ^ Ministero Dell'Interno-Decreto del Presidente della Repubblica 12 settembre 2007. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  23. ^ Forania di Cividale. URL consultato il 17 maggio 2013.
  24. ^ Sito ufficiale del progetto europeo EUHeritage-TOUR. URL consultato il 13 luglio 2014.
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  26. ^ CIVIFORM. URL consultato il 17 maggio 2013.
  27. ^ Sede didattica di Cividale del Friuli. URL consultato il 17 maggio 2013.
  28. ^ Dan Emigranta. URL consultato il 24 febbraio 2013.
  29. ^ Amministratori - Dati storici. URL consultato il 7 luglio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giusto Grion, Guida storica di Cividale e del suo distretto, Whitefish, Kessinger Publishing [1899], 2010, ISBN 1-167-52875-1.
  • Valentino Ostermann, La vita in Friuli, seconda edizione riveduta da Giuseppe Vidossi, 1940, Del Bianco Editore.
  • Anton von Mailly, Leggende del Friuli e delle Alpi Giulie, tradotto da Karin Hensel, 1986, Editrice Goriziana.

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