Gruppi di Azione Patriottica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Bandiera partigiana delle Brigate Garibaldi (1943 - 1945)
« Gli anni e i decenni passeranno: i giorni duri e sublimi che noi viviamo oggi appariranno lontani, ma generazioni intere si educheranno all'amore per il loro paese, all'amore per la libertà, allo spirito di devozione illimitata per la causa della redenzione umana sull'esempio dei mirabili garibaldini che scrivono oggi, col loro sangue rosso, le più belle pagine della storia italiana. »
(Dall'opuscolo clandestino, edito a Torino il 4 giugno 1944, "Alla gloria dell'eroe nazionale Dante Di Nanni"; citato in Giovanni Pesce, Senza Tregua - La guerra dei Gap, pag.145, Feltrinelli, ristampa 2007)

Formati dal comando generale delle Brigate Garibaldi alla fine del settembre 1943, i GAP, Gruppi d'Azione Patriottica, erano piccoli gruppi di partigiani che nacquero su iniziativa del Partito Comunista Italiano, sulla base dell'esperienza della Resistenza francese.[1].

Indice

[modifica] Organizzazione

Nel 1943 Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica, fu catturato dalle SS e condannato a morte; nonostante questo i GAP riuscirono a liberarlo
« Chi furono i gappisti? Potremmo dire che furono "commando". Ma questo termine non è esatto. Essi furono qualcosa di più e di diverso di semplici "commando". Furono gruppi di patrioti che non diedero mai "tregua" al nemico: lo colpirono sempre, in ogni circostanza, di giorno e di notte, nelle strade delle città e nel cuore dei suoi fortilizi... Sono coloro che dopo l’8 settembre ruppero con l'attendismo e scesero nelle strade a dare battaglia, iniziarono una lotta dura, spietata, senza tregua contro i nazisti che ci avevano portato la guerra in casa e contro i fascisti che avevano ceduto la patria all'invasore, per conservare qualche briciola di potere. Gli episodi più straordinari e meno conosciuti di questa lotta si svolsero nelle grandi città, dove il gappista lottava solo e braccato contro forze schiaccianti e implacabili; sono coloro che colpirono subito i nazisti sfatando il mito della loro supremazia e ricreando fiducia negli incerti e nei titubanti i quali ripresero le armi in pugno. »
(Giovanni Pesce, Senza tregua - La guerra dei GAP, Prefazione, Feltrinelli, ristampa 2005)

Erano piccoli nuclei di quattro o cinque uomini, un caposquadra, un vice caposquadra e due o tre gappisti. Tre squadre di quattro uomini costituivano un distaccamento, con alla testa un comandante e un commissario politico.

Solo i componenti di una stessa squadra dovevano essere a contatto fra loro. Bene addestrati, i singoli elementi, a differenza dei partigiani di montagna, se possibile conducevano un'esistenza alla luce del sole, spesso con un normale impiego dietro al quale camuffavano l'attività di guerriglia. In altri casi erano costretti alla clandestinità assoluta.

[modifica] Obiettivi

La loro azione, fondata sulla convinzione della necessità di incalzare il nemico senza tregua, aveva compiti di sabotaggio e di azioni armate, tra cui l'eliminazione dei nazifascisti in ambito cittadino, soprattutto delatori, o noti torturatori.

La loro azione minava così i gangli vitali della macchina da guerra hitleriana. Nelle azioni più importanti doveva sempre essere presente il comandante o il commissario del distaccamento. I comandanti GAP di solito avevano esperienza militare, in quanto reduci della guerra civile spagnola, ex-militari dell'esercito italiano o con esperienze precedenti in terra di Francia.

Una delle azioni più eclatanti dei GAP avvenne il 25 gennaio 1944. Difatti nell'ottobre del 1943, Sandro Pertini e Giuseppe Saragat furono catturati dalle SS e condannati a morte per la loro attività partigiana. Tuttavia la sentenza non venne eseguita grazie all'azione dei GAP che permisero loro la fuga durante la detenzione nel carcere di Regina Coeli. L'azione, dai connotati rocamboleschi, fu organizzata da Giuliano Vassalli, che si trovava presso il tribunale militare italiano, con l'aiuto di diversi partigiani socialisti, tra cui Giuseppe Gracceva, Massimo Severo Giannini, Filippo Lupis, Ugo Gala[2] e il medico del carcere Alfredo Monaco[3][4]. Si riuscì così prima a far passare Saragat e Pertini dal "braccio" tedesco a quello italiano e quindi a produrre degli ordini di scarcerazione falsi, redatti dallo stesso Vassalli, per la loro liberazione (a conferma dell'ordine arrivò anche una falsa telefonata dalla questura, fatta da Marcella Monaco, moglie di Alfredo Monaco[5]). I due furono dunque scarcerati insieme a quattro ufficiali badogliani, prelevati da membri dei GAP travestiti da militari.

[modifica] SAP Squadre Azione Patriottica

Analoghe alle formazioni GAP erano le SAP, ovvero Squadre di azione patriottica.

Formate nell'estate 1944 a Milano su suggerimento del comandante Italo Busetto (nome di battaglia 'Franco')[6] come formazioni di circa quindici-venti uomini ciascuna, nacquero per espandere la partecipazione popolare alla lotta; lo dimostra, fra l'altro, la composizione numerica maggiore delle squadre in rapporto ai GAP. Il numero di componenti del gruppo SAP non poteva garantire una struttura coesa come quella dei GAP, rendendo più carenti le garanzie di clandestinità ed esponendo quindi maggiormente il fianco a delazioni. All'inizio svolsero azioni di sabotaggio, fiancheggiando GAP e Brigate partigiane; divennero quindi formazioni di alto profilo militare fino alla quasi indistinguibilità dai GAP (in relazione anche all'evolversi sotto il profilo strettamente militare della lotta partigiana).

[modifica] Notizie localistiche sui GAP

[modifica] Reggio Emilia e zona limitrofa

I sette fratelli Cervi si suddividono nella loro partecipazione alla Resistenza, il fratello Aldo va con i partigiani in montagna mentre gli altri fratelli collaborano con i Gap di pianura[7].

Nella città di Bologna è passata alla Storia la 'Battaglia delle Lame': le Lame, quartiere del centro storico bolognese, fu teatro di un'azione dei GAP locali.

Individuati dai fascisti, i partigiani urbani riuscirono ad ingaggiare, seppur inferiori enormemente in numero, una durissima battaglia per le vie del centro, infilandosi nei sotterranei della città, entrando dai tombini, nelle cloache, e riuscendo a sorprendere anche alle spalle e gettare ancor più nel caos e panico i fascisti.

Dopo una giornata di scontri a "singhiozzo", la leggendaria 7a GAP bolognese riuscì a 'sganciarsi' infliggendo dure perdite ed uno smacco storico al nemico.

[modifica] Roma

Retata tedesca dopo l'attacco di via Rasella

A Roma i GAP furono noti per l'attacco di via Rasella contro le Forze Armate tedesche del Polizeiregiment Bozen con la quale uccisero 33 soldati. Per rappresaglia le truppe occupanti naziste uccisero oltre 335 civili italiani nel massacro noto come Eccidio delle Fosse Ardeatine. Alcuni dei responsabili dell'attacco di via Rasella, Rosario Bentivegna e Carla Capponi vennero processati, ma assolti in cassazione.

Nuovamente attaccati dal direttore del Il Giornale, Vittorio Feltri, quali "responsabili" dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, i GAP romani, nella persona del partigiano R. Bentivegna, sono stati nuovamente riconosciuti quali combattenti per la libertà ed "Il Giornale" condannato a risarcire i Gappisti con decine di migliaia di euro[8][9].

[modifica] Genova

A Genova il membro dei GAP (gappista) più noto e ricordato è probabilmente Giacomo Buranello, studente di ingegneria, cui è stata intitolata una strada e l'aula magna della facoltà di ingegneria. Fra l'altro la Casa dello studente, luogo tristemente noto come casa di tortura al tempo dell'occupazione nazifascista stessa, è stato trasformato negli anni settanta, grazie all'opera di gruppi di studenti di ingegneria, con l'apporto di capi partigiani, in museo della Resistenza, tuttora molto visitato da scolaresche all'approssimarsi del 25 aprile.

A Genova, così come in provincia di Savona, agirono anche Brigate Gap anarchiche, di cui si hanno poche ma specifiche notizie; una di esse portava il nome di Errico Malatesta.

È da rimarcare come un gran numero di strade a Genova sono intitolate a Gappisti e Sappisti.

Altri noti gappisti genovesi furono Balilla Grillotti,[10] fucilato dai nazifascisti, Germano Jori, morto in uno scontro con le Brigate Nere a Sampierdarena, ed Angelo Scala detto Battista, cui Genova ha dedicato una strada, poi divenuto carismatico comandante della Brigata Volante Garibaldi Balilla (intitolata a Grillotti). La Brigata "Balilla" agiva nell'appennino genovese. Scala sopravvisse alla Resistenza circondato sino alla sua morte avvenuta negli anni settanta da un alone quasi di leggenda. Battista era riuscito, cosa rara per come si sviluppava la guerriglia partigiana con i successivi feroci rastrellamenti, a guidare la Brigata Balilla nei quasi 20 mesi di guerriglia infliggendo enormi perdite al nemico e subendo solo due caduti. In particolare, si ricorda la Battaglia del Monte Sella, del 14 aprile 1945[11].

[modifica] Alpi Giulie e Carniche

L'intendenza Montes, creata da Montes ovvero Silvio Marcuzzi,nome di battaglia Montes, era una rete chiamata di intendenze con lo scopo di assicurare armi e viveri alle Brigate Partigiane operanti sulle Alpi Giulie e Alpi Carniche. Era strutturata con decine di comitati di villaggio e zona e si formarono squadre di gappisti,che visti la struttura di una formazione GAP era suscettibili di intervento repentino, che scortavano i convogli e si occupavano della raccolta fondi atti alla sopravvivenza dell'Intendenza. Facevano capo a quest'ultima per rifornimenti e supporto le Brigate "Garibaldi" e IX Korpus sloveno. Per contrastare tale attività i nazifascisti istituirono a Palmanova il Centro di repressione preposto alla distruzione della Intendenza Montes, che non raggiunse lo scopo ma conseguì la cattura di Silvio Marcuzzi tramite un traditore, Montes fu torturato per tre giorni e poi trucidato senza che gli fosse uscita dalla bocca una sola informazione utile alla distruzione della Intendenza.[12]

[modifica] Torino

A Torino a costituire i GAP fu Giovanni Pesce, detto "Ivaldi" nella clandestintà torinese, con la supervisione di Ilio Barontini, ambedue già miliziani antifascisti nella guerra di Spagna, 12ª Brigata Internazionale 'Garibaldi'. I GAP effettuarono attentati e sabotaggi a linee ferroviarie e tranviarie, colpirono delatori, torturatori ed esponenti della RSI, di cui il più illustre fu Ather Capelli, delatore, collaborazionista fascista e direttore della Gazzetta del Popolo, nonché militari tedeschi ed ufficiali nazisti. L'azione più importante fu la distruzione di una stazione radio che disturbava le trasmissioni di Radio Londra che trasmetteva messaggi alle forze partigiane. Ma l'operazione ebbe pesanti conseguente sul gruppo dei quattro gappisti, due feriti furono catturati, torturati ed impiccati. Dante di Nanni[13], Medaglia d'Oro al V.M. della Resistenza, gravemente ferito, fu individuato dai nazifascisti e si difese fino all'ultima cartuccia, poi per non cadere vivo nelle mani del nemico si uccise gettandosi dal balcone di casa. Solo Giovanni Pesce, anche se ferito, riuscì a salvarsi. Il sacrificio di Di Nanni, la lunga battaglia che da solo e ferito ingaggiò contro i nazi-fascisti, ai quali inflisse gravi perdite, tra cui la distruzione di un blindato lanciando pacchi esplosivi dal suo rifugio, è una delle pagine più intense della Resistenza italiana. Altri importanti membri dei GAP di Torino furono Giuseppe Bravin, Francesco Valentino e Piero "Gagnu" Cordone, di zona San Donato. Nei primi mesi del 1944 le azioni gappiste furono talmente numerose ed efficaci che il federale fascista Solaro telegrafò allarmato a Mussolini affinché gli mandasse ingenti rinforzi dato che in città si trovavano concentrati almeno 5.000 gappisti. In realtà in città vi erano poche decine di gappisti, tra i quali i sopra citati, ma le azioni furono organizzate in modo tale da far credere al nemico di essere costantemente sotto attacco di diversi gruppi partigiani.[14][15][16][17]

[modifica] Milano

Per quanto riguarda Milano, il 20-9-1943 il Pci posizionò il comando generale delle brigate Garibaldi in un appartamento di un palazzo(al numero 30) appartenente al gruppo delle case popolari di via Lulli e mise in campo le scarse risorse del momento per la costituzione dei Gap. Il primo nucleo si formò fra gli operai delle fabbriche di Sesto San Giovanni e venne denominato 17º distaccamento, dopo si strutturarono i distaccamenti Antonio Gramsci a Sesto San Giovanni e Niguarda, il 5 Giornate a Porta romana e Porta Vittoria, il Giacomo Matteotti a Porta Ticinese ed il Carlo Rosselli. Questi distaccamenti, con le nascenti Bande Partigiane del Lecchese e del Comasco, costituirono la 3ª brigata Garibaldi Lombardia. Il comitato militare dirigente proveniente dal PCI era composto da Vittorio Bardini, Cesare Roda e Egisto Rubini con Francesco Scotti supervisore ed Ilio Barontini nelle vesti di esperto in tecniche militari, tutti con un passato di miliziani antifascisti nella guerra di Spagna, avendo fatto parte in Francia meridionale dei Francs tireurs partisans. La brigata così organizzata mise in opera 56 azioni di attacco militare ai nazifascisti tra l'ottobre 1943 e il gennaio 1944: di queste azioni 33 furono compiute in ambito cittadino e inflissero dure perdite ai nazifascisti. Ricordiamo alcune fra le azioni che ebbero maggior risonanza: distruzione del deposito di benzina dell'aeroporto di Taliedo il 2-10-1943, attacco dinamitardo nell'ufficio informazioni tedesco allocato nella Stazione Centrale il 7-11-1943, l'uccisione del federale fascista Aldo Resega il 18-12-1943, giustiziato in pien giorno, attentato contro il questore di Milano Camillo Santamaria Nicolini il 3-2-1944, attacco diretto alla casa del fascio di Sesto San Giovanni il 10-2-1944. Nel periodo compreso fra il 18 e il 24-2-1944 caddero e/o vennero catturati la gran parte del comitato militari e dei gappisti. Egisto Rubini, che era al comando della 3ª brigata Lombardia, essendo stato sottoposto a perdurante tortura per non parlare riuscì a suicidarsi nel carcere di San Vittore il 25-2-1944.

L'ufficio politico investigativo della GNR nei mesi successivi fra aprile e maggio riuscì a far catturare i gappisti rimasti ma già a giugno l'attività gappista riprendeva essendo stato inviato a Milano il comandante Giovanni Pesce, che aveva già comandato con ottimi risultati i GAP di Torino e che rigettò, forse con ancor peggior furia, i nazi-fascisti nel terrore; Giovanni Pesce, nome di battaglia "Visone", veterano di Spagna anch'esso, comandò la 3ª GAP di Milano ed ebbe come ufficiale di collegamento l'eroica partigiana Onorina Brambilla, nome di battaglia "Sandra", (gappista, catturata, torturata, deportata dai nazisti ma sopravvissuta al lager di Bolzano) che, dopo la guerra, il 14 luglio 1945, divenne sua moglie.

Azione entrata nelle leggenda fu l'eliminazione (già mancata da molti altri partigiani) del collaborazionista fascista Cesarini, direttore della Caproni a Milano, già reo della morte e deportazione di centinaia di operai italiani.

Giovanni Pesce, da solo, affrontò frontalmente il Cesarini e le due guardie del corpo armate di mitra che sempre lo accompagnavano: con due pistole abbatté il gruppo in un lampo e gridò frasi di rivolta ai milanesi presenti in pieno centro città che applaudirono l'azione (vedi 'Senza Tregua', Feltrinelli, G.Pesce). Il gappista, privo di altra copertura, si allontanò in bicicletta mettendosi in salvo.

Su tale fatto, negli anni sessanta, Dario Fò compose una ballata di stile popolare dedicata anche a Pesce: "LA G.A.P.".

Nelle sue conversazioni, Pesce ha sempre sottolineato, come altri veterani, che il suo successo militare e sangue freddo dimostrato in azione nonostante la paura pur da lui umanamente ammessa, era dovuto a quella che lui chiamava la 'Scuola Spagnola', ovvero l'imprescindibile esperienza vissuta nelle Brigate Internazionali in Spagna nel 1936/39.

Giovanni Pesce morì a 89 anni il 27 luglio 2007, medaglia d'Oro al V.M. della Resistenza.

Giovanni Pesce è ritenuto da molti forse il più 'grande partigiano italiano'.[18]

[modifica] Firenze

A Firenze i Gap, a comando di Alessandro Sinigaglia, sono orgainzzati alla nascita in quattro gruppi di quattro uomini; Cesare Massai è il comandante operativo ovvero militare comandante mentre Alvo Fontani è commissario politico. Bruno Fanciullacci (nome di battaglia "Maurizio") comanda il gruppo "B", formato da compagni già con lui a Marciola: Tebaldo Cambi, Luciano Suisola, ed Aldo Fagioli[19] che è quindicenne e in seguito prenderà parte alle vicende del Gruppo di Combattimento "Cremona". Il periodo in cui l'azione dei GAP è più intensa e redditizia per la Resistenza è dal gennaio all'aprile del '44: praticamente tutti i giorni vi sono sabotaggi e scontri con i nazifascisti e l'uomo di punta per capacità tattico-militare è Bruno Fanciullacci. Le azioni che organizza ed a cui partecipa in prima persona sono moltissime. In una, dopo essersi travestito da ufficiale fascista entra tranquillamente nella sede del PFR posizionato in via dei Servi e vi "scorda " uscendone un pacco bomba che esplode nell'immediato devastando completamente i locali della sede[20].

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Note

  1. ^ da Istituto Storico Modena
  2. ^ quando liberammo Pertini
  3. ^ Giuliano Vassalli e Massimo Severo Giannini, Quando liberammo Pertini e Saragat dal carcere nazista, Patria Indipendente, Pubblicazione ANPI
  4. ^ Davide Conti (cur.), Le brigate Matteotti a Roma e nel Lazio, Roma, Edizioni Odradek, 2006. ISBN 88-86973-75-6 - Vedi anche Recensione dell'ANPI
  5. ^ Marcella Monaco - I protagonisti della Resistenza a Roma
  6. ^ Italo Busetto, Brigate Garibaldi - Cronaca milanese di lotta partigiana, Milano, 1951
  7. ^ da ANPI Rimini
  8. ^ Cassazione: "Via Rasella fu atto di guerra" Il Giornale condannato per diffamazione - cronaca - Repubblica.it
  9. ^ EIUS - Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 6 agosto 2007, n. 17172
  10. ^ Medaglia d'Argento al Valor Militare
  11. ^ Campomorone e la Resistenza con rara foto di Battista con la Brigata Balilla
  12. ^ ANPI Udine
  13. ^ ANPI - Dante di Nanni
  14. ^ Giovanni Pesce, Senza tregua. La Guerra dei GAP
  15. ^ Francesco Valentino. ANPI
  16. ^ Dante Di Nanni. ANPI
  17. ^ Giuseppe Bravin. ANPI
  18. ^ Luigi Borgomaneri – La Resistenza a Milano
  19. ^ Biografia di Aldo Fagioli
  20. ^ da biografia di Bruno Fanciullacci
Strumenti personali
Namespace
Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue