Tolmezzo

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Tolmezzo
comune
Tolmezzo – Stemma Tolmezzo – Bandiera
Panorama dalla Torre Picotta
Panorama dalla Torre Picotta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia-Stemma.png Friuli-Venezia Giulia
Provincia Provincia di Udine-Stemma.png Udine
Amministrazione
Sindaco Francesco Brollo (Lista civica centrosinistra) dal 25/05/2014
Territorio
Coordinate 46°24′00″N 13°01′00″E / 46.4°N 13.016667°E46.4; 13.016667 (Tolmezzo)Coordinate: 46°24′00″N 13°01′00″E / 46.4°N 13.016667°E46.4; 13.016667 (Tolmezzo)
Altitudine 323 m s.l.m.
Superficie 65,71 km²
Abitanti 10 665[2] (31-12-2010)
Densità 162,3 ab./km²
Frazioni Betania, Cadunea, Caneva, Casanova, Cazzaso, Fusea, Illegio, Imponzo, Lorenzaso, Terzo[1]
Comuni confinanti Amaro, Arta Terme, Cavazzo Carnico, Lauco, Moggio Udinese, Verzegnis, Villa Santina, Zuglio
Altre informazioni
Cod. postale 33028
Prefisso 0433
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 030121
Cod. catastale L195
Targa UD
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona F, 3 036 GG[3]
Nome abitanti tolmezzini
Patrono san Martino di Tours
Giorno festivo 11 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Tolmezzo
Posizione del comune di Tolmezzo nella provincia di Udine
Posizione del comune di Tolmezzo nella provincia di Udine
Sito istituzionale

Tolmezzo (Tumieç in friulano[4][5],Tolmein, anticamente Schönfeld, in tedesco, Schunvelt in timavese) è un comune italiano di 10.665 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia, è il centro più importante della Carnia e ne è quindi considerato il capoluogo.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Il monte Amariana innevato.

Tolmezzo si trova ai piedi del monte Strabut a 323 m s.l.m., tra il Tagliamento e il torrente But, alla confluenza delle sette valli carniche, circondata dalle Alpi Orientali. La posizione in cui sorge Tolmezzo è, ed era soprattutto in passato, molto favorevole: la valle è infatti attraversata dalla strada, già esistente in epoca romana (nota come via Iulia Augusta), che attraverso il Passo di Monte Croce Carnico porta in Austria. Il simbolo di Tolmezzo è l'Amariana (1906 m), splendido monte che con la sua forma piramidale si erge sopra la città.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Tolmezzo.

Tolmezzo ha un clima prealpino-continentale con inverni freddi e a volte molto nevosi ed estati calde con frequenti temporali, abbondanti precipitazioni annue soprattutto nelle mezze stagioni.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Friuli.

Le prime notizie storiche di Tolmezzo si hanno verso la fine del primo millennio, in un documento compare col nome Tulmentium ed è inclusa tra i feudi del Patriarcato di Aquileia. Molto probabilmente però la cittadina è più antica, si pensa abbia avuto origine da un piccolo borgo risalente all'epoca preromana. Sotto il Patriarcato di Aquileia tra il 1077 ed il 1420, Tolmezzo visse anni prosperi all'insegna dello sviluppo non solo economico ma anche sociale. I Patriarchi fecero costruire un castello (di cui ancora oggi si possono ammirare alcuni resti) che dominava la valle, da qui si controllavano i traffici commerciali e si dava protezione agli abitanti. Sempre nel periodo patriarcale la città fu dotata di un mercato (intorno al 1200) che contribuì all’aumento della popolazione migliorandone le condizioni di vita e fu concesso lo status di Terra che prevedeva una certa autonomia amministrativa.

Nel 1356, Tolmezzo divenne la capitale della Carnia ad opera del Patriarca Nicolò di Lussemburgo che suddivise il territorio in quattro quartieri amministrativi: Gorto, Socchieve, Tolmezzo e San Pietro. A questo periodo risale lo stemma di Tolmezzo: una croce bianca bordata di rosso in campo azzurro.

Nel medioevo, intorno al 1400, Tolmezzo è una attiva cittadina fortificata, le alte mura che la circondano sono dotate di 18 torri e quattro porte, intorno alla cinta muraria scorre un fossato, domina su tutto l'imponente castello patriarcale. Il florido periodo feudale termina nel 1420 quando Tolmezzo, come tutto il Friuli, è annessa alla Repubblica di Venezia, mantenendo però gli ordinamenti ed i privilegi patriarcali senza importanti ripercussioni sull'economia e sulla società.

L'assetto economico di Tolmezzo iniziò a cambiare nel '700 con lo sviluppo industriale. Jacopo Linussio era il maggiore imprenditore della zona e operava in ambito tessile, dando lavoro sia nelle fabbriche che nel settore commerciale a centinaia di abitanti non solo di Tolmezzo ma anche delle valli limitrofe.

Il 1797 segnò la caduta della Repubblica di Venezia ad opera di Napoleone; con il trattato di Campoformio il Friuli e la Carnia passarono all'Impero Austriaco.

Nel 1805, in seguito alla vittoria di Napoleone ad Austerlitz, la Carnia fu annessa al regno Italico sotto il dominio francese, Tolmezzo era ancora la capitale. In seguito alla sconfitta definitiva di Napoleone, la Carnia fu annessa al Regno Lombardo Veneto. Nel 1866, dopo la terza guerra di indipendenza, la Carnia ed una parte del Friuli entrarono a far parte del Regno d'Italia e Tolmezzo dette il suo contributo alla storia e alla nascita dell'attuale repubblica. Durante la prima guerra mondiale sul fronte carnico gli alpini furono impegnati contro gli austriaci. La seconda guerra mondiale vide impegnati i carnici contro i cosacchi e l'occupazione tedesca. Sulle montagne che circondano Tolmezzo e in tutte le Alpi carniche, che segnano in gran parte il confine con l'Austria, si scorgono ancora i resti e le rovine di trincee e fortini; anche la maggior parte dei sentieri, attualmente gestiti dal CAI e che i turisti percorrono abitualmente per raggiungere i numerosi rifugi, sono in realtà tracciati di guerra utilizzati dagli alpini nella prima guerra mondiale.

Nell'anno scolastico 1906 - 1907 l'insegnante della II classe della scuola elementare della frazione Caneva fu l'allora maestro Benito Mussolini.

Il terremoto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terremoto del Friuli del 1976.

Nel 1976 fu devastato dai terremoti del 6 maggio e del 15 settembre, che provocarono enormi crolli e danni. Molti crolli furono favoriti dall'età avanzata degli edifici, che erano stati risparmiati dalle devastazioni delle guerre mondiali. Dopo il terremoto venne riedificato completamente con criteri antisismici.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Tolmezzo è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stato insignito della Medaglia d'Argento al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«La gente carnica, che già durante il primo conflitto mondiale aveva subito una dura invasione e dato alla Patria la vita di millecinquecento suoi figli, osò, dopo l'otto settembre 1943, lanciare una intrepida sfida all'invasore nazista ed al suo alleato fascista, realizzando la Zona libera della Carnia, lembo indipendente d’Italia retto dal Governo democratico del C.L.N., formato da civili. Così con una continua, eroica e tenace lotta, le divisioni partigiane "Garibaldi" e "Osoppo", con l'appoggio delle popolazioni locali, uomini e donne, le quali rinnovarono le gesta delle "Portatrici" del 1915-18, liberarono una estensione di 3.500 chilometri quadrati, e comprendente ben 42 Comuni. La difesa della Zona Libera e della sua capitale Ampezzo, costrinse l'occupatore a distogliere numerosi reparti dai vari fronti operativi per impiegarli nella repressione che costò ben 3.500 caduti partigiani e civili, migliaia di deportati ed internati, efferati eccidi, saccheggi, disumane rappresaglie soprattutto nei Comuni di Enemonzo, Forni Avoltri, Forni di Sopra, Forni di Sotto, Ovaro, Paluzza, Paularo, Prato Carnico, Sutrio e Villa Santina. La gente Carnica seppe resistere fino alla gloriosa insurrezione di primavera che in Carnia si poté considerare conclusa solo il 10 maggio 1945.[6]»
— Tolmezzo, 5 aprile 1979

Il Comune è stato anche insignito della Medaglia d'oro al merito civile per calamità naturali.

Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, morale ed economico. Splendido esempio di valore civico e d’alto senso del dovere, meritevole dell’ammirazione e della riconoscenza della Nazione tutta.»

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Campanile del Duomo. Sullo sfondo, il Monte Strabut (a sinistra) e il Monte Amariana (a destra)
Palazzo Campeis sede del Museo Carnico M.Gortani
La Torre Picotta

Risalente al 1764 sorge sul sito dell'antica chiesa di San Martino demolita per far posto alla nuova chiesa progettata dal tolmezzino Domenico Schiavi. Fu restaurato nel 1931 con il completamento della facciata; il campanile è coronato da un angelo anemometro.

  • Chiesa di Santa Caterina

Di origine quattrocentesca, ma interamente ricostruita nel '700, possiede una pregevole pala raffigurante lo Sposalizio di Santa Caterina del pittore pordenonese Pomponio Amalteo risalente al 1537.

  • Palazzo Linussio

Jacopo Linussio, industriale carnico del XVIII secolo, scelse di costruire un grandioso complesso architettonico che fungesse al tempo stesso da industria tessili e da residenza per la sua famiglia. Il complesso della fabbrica, ultimato nel 1741 su progetto dell'architetto tolmezzino Domenico Schiavi, risponde a un disegno essenziale nella sua funzionalità: i volumi si articolano da un corpo centrale affiancato da due barchesse; sul retro due ampie ali racchiudono una corte di vaste dimensioni. La facciata reca al centro un elegante bassorilievo con il tema dell'annunciazione e una lapide con il marchio di fabbrica dei Linussio. All'interno della residenza che, nella modulazione degli ambienti, ripropone il modello veneziano dell'epoca, è visibile il salone centrale; il suo ruolo, dimostrativo per eccellenza, è sottolineato dagli affreschi che delle pareti che riflettono il gusto del tempo. Accanto al palazzo sorge la coeva Cappella gentilizia dedicata a Maria Annunziata.

  • Palazzo Campeis

Il palazzo Campeis ospita il Museo carnico delle arti popolari "Michele Gortani" facente parte del Sistema museale della Carnia. L'importante raccolta, che è la maggiore della regione, fu istituita nel 1921 da Michele Gortani; documenta diffusamente ed esaurientemente la vita, il costume, l'agricoltura, l'industria della Carnia attraverso i tempi, con notevoli raccolte di utensili, attrezzi, abiti, e con la ricostruzione di ambienti tipici (cucine, camere da letto e da soggiorno, antiche botteghe). Vi si conservano inoltre sculture, quadri, strumenti musicali, gli affreschi di Francesco Chiarottini staccati dal Palazzo Garzolini, alcuni dipinti, tra cui il Ritratto di Jacopo Linussio eseguito da Nicolò Grassi intorno al 1732, una serie di ritratti carnici del XVIII-XIX secolo, tre tele di Antonio Schiavi con scene bibliche e varie miniature. Il palazzo nella sua architettura richiama le dimore signorili venete sia nella partizione degli spazi interni, caratterizzati da stanze passanti, sia nella disposizione planimetrica costituita da un blocco centrale con barchesse ad uso residenziale e corpo minore porticato ad uso della servitù. Nella facciata principale emerge il portone d'ingresso e le sovrastanti bifore in pietra bocciardata.

  • Palazzo Frisacco

Il palazzo fu la dimora della famiglia Frisacco, notai e pubblici incaricati della città carnica. Il palazzo richiama nelle sue forme l'architettura veneto-friulana caratterizzata da un ampio portale d'ingresso in bugnato gigante con sovrastante apertura tripartita affacciante su un balcone in pietra sorretto da doppie mensole in pietra. Le aperture incorniciate con grigio carnico, il marcapiano e l'intera geometria a base quadrata declinano il palazzo in una impostazione Ottocentesca. Gli interni sono caratterizzati da solai con fitta travatura in legno ed ampi spazi al piano nobile. La parte retrostante originariamente, composta da corsello ed un corpo a due piani con aperture assiali al corpo principale e bifore, era adibita a spazi di servizio e lavanderia fu demolita e modificata in seguito agli interventi di restauro negli anni '60. Il palazzo è oggi sede di esposizioni museali di pittura e convegni su temi artistici.

  • La porta di sotto

Faceva parte dell'antica cinta muraria (XII-XIV secolo), oramai quasi del tutto scomparsa, che circondava e proteggeva la città in epoca medioevale.

  • La torre Picotta

Eretta nel 1477 per far fronte alle invasioni dei Turchi, venne distrutta durante il secondo conflitto mondiale (1944) dai tedeschi, ed è stata in seguito ricostruita grazie agli studi fatti su vecchi documenti e fotografie. Posta su una altura, una volta raggiunta a piedi attraverso un sentiero, vi si può ammirare tutto il paesaggio circostante e la città stessa.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[7]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gli stranieri residenti nel comune sono 247, ovvero il 2,3% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[8]:

  1. Romania Romania, 61
  2. Ucraina Ucraina, 28

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

A Tolmezzo, accanto alla lingua italiana, la popolazione utilizza il friulano carnico, una variante della lingua friulana. Nel territorio comunale vige la Legge regionale 18 dicembre 2007, n. 29 "Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana"[9], con la quale la Regione Friuli Venezia Giulia stabilì le denominazioni ufficiali in friulano standard e in friulano locale dei comuni in cui effettivamente si parla il friulano.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Tolmezzo, come tutto il Friuli, è sempre stata molto legata al corpo degli alpini; proprio nel capoluogo carnico nel 1909 venne fondato l'8º Reggimento Alpini, costituito dai battaglioni Cividale, Gemona, e appunto Tolmezzo. Tutt'oggi gli alpini costituiscono una realtà importante nella cittadina; è infatti stanziato a Tolmezzo il 3º reggimento artiglieria da montagna, facente parte della Brigata Alpina Julia.

Persone legate a Tolmezzo[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Antica sagra del Borgat, luglio
  • Festa della mela, settembre, mostra mercato della mela, dell'artigianato e dei prodotti agricoli, si svolge dal 1997.
  • Concerti di San Martino, novembre, rassegna di musica classica
  • Mercatino di Natale, dicembre
  • Festa del borgo Shanghai(via Forni di Sotto), maggio
  • Festa dei fiori,1 maggio

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

La provincia dell'Alto Friuli[modifica | modifica sorgente]

Essendo il territorio della Provincia di Udine abbastanza vasto e composito, andando da territori montani al mare Adriatico, sono forti le istanze autonomiste soprattutto da parte della Carnia, che vede in Tolmezzo il suo naturale capoluogo. Pertanto nel 2004 si giunse alla proposta della creazione di una provincia regionale, in base alla nuova legislazione sugli enti locali, da sottoporre a referendum popolare consultivo svoltosi domenica 21 marzo 2004. La nuova provincia regionale avrebbe dovuto chiamarsi Provincia dell'Alto Friuli, derivando dall'unione dei territori della Carnia, del Tarvisiano e del Gemonese. Per ovviare alle diatribe campanilistiche sulla sede del capoluogo, tra Tolmezzo e Gemona del Friuli, si optò per Venzone. Il referendum ebbe esito negativo, in quanto sia il Gemonese che il Tarvisiano si opposero al distacco dalla provincia di Udine con percentuali elevate (83,3% di no), a differenza della Carnia che invece votò in favore del distacco (71,8% di sì, con l'eccezione del comune di Rigolato, 53,7% no).

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Il comune comprende 8 frazioni che hanno costituito le consulte frazionali (i dati della popolazione sono riferiti al 31/12/2012[10]):

Betania[modifica | modifica sorgente]

(Betanie), 1077 abitanti, è localizzata alle pendici del monte Amariana. Rappresenta lo sviluppo urbano recente di Tolmezzo in diretto collegamento con la vicina zona industriale sud. Il territorio di Betania corrisponde alla Parrocchia del Sacro Cuore.

Cadunea[modifica | modifica sorgente]

(Cjadugnee), 235 abitanti, è localizzata alle pendici del monte Cimons, in prossimità della confluenza del torrente Chiarsò con il But. Le sue origini storiche (I millennio d.C.) sono da collegare all'antica strada commerciale del Norico. Il nucleo storico, a Nord del rio Aip, si sviluppa su una via che si dirige a est verso i campi e i pascoli e che nell'ultimo tratto termina con una scalinata che conserva ancora la pavimentazione in ciottoli. Interessante la lunga cortina a schiera, risalente al XV secolo ma ristrutturata dopo il terremoto del 1976, denominata Ginnasio.

Caneva[modifica | modifica sorgente]

(Cjanive), 528 abitanti, si trova in una zona pianeggiante tra il monte Dobis e i fiumi But e Tagliamento, ed è collegata al capoluogo attraverso un ponte in pietra realizzato all'inizio del XX secolo con la costruzione della linea ferroviaria. Il nucleo storico si sviluppa intorno alla piazza Gianfrancesco Cassetti con la chiesa di Nicola Vescovo lungo la vecchia strada che collegava Tolmezzo a Verzegnis ed a Villa Santina; gli edifici sulla piazza hanno delle corti interne che si aprono verso la campagna, mentre il nucleo che si sviluppa lungo l'asse viario è caratterizzato da isolati compatti con corti chiuse, a cui si accede attraverso passaggi coperti segnati da portali in pietra e da edifici di un certo rilievo, soprattutto nel tratto iniziale di Via Monte Grappa.

Casanova[modifica | modifica sorgente]

(Cjasegnove), 219 abitanti, localizzato alla destra del Bût, su di un terreno in pendio, l'abitato dista circa 2 km da Tolmezzo sulla strada che conduce a Zuglio. È costituita da due nuclei delimitati da un alto muro in pietra, uno localizzato nei pressi del rio Velon, l'altro sorto intorno alla chiesa di San Daniele e lungo la strada che porta alla pieve di Santa Maria Oltrebût. La chiesa conserva un'antica ancona lignea scolpita e dorata che potrebbe trattarsi di un'opera della bottega del Mioni. La struttura urbanistica originaria, costituita da case in linea lungo le vie dotate di corti interne, si conserva ancora. Dei precedenti edifici di culto la pieve di Santa Maria Oltrebût risale al XVI secolo e conserva al suo interno altari lignei seicenteschi della bottega del Comuzzo oltre che resti di un cibario scolpito da Antoni Pilacorte nel 1505 all'esterno dell'edificio. Situata sulla cima di un promontorio, è raggiungibile tramite una strada secondaria alla comunale che dall'abitato conduce a Fusea. Sul lato opposto del promontorio e alla sinistra dell'ingresso alla galleria Clapus, un suggestivo percorso pedonale chiamato il troi das poises o il calvario, conduce alla pieve. Lungo il suo percorso sono dislocate 13 ancone che formano le stazioni della Via Crucis. Altro sentiero molto interessante che parte da questo abitato, è chiamato il troi dal pelegrin che costeggiando il fianco della montagna conduce alla frazione di Cazzaso. Lungo il sentiero, in località Velon, vi è la presenza di una maina recentemente ristrutturata.

Cazzaso[modifica | modifica sorgente]

(Cjaçâs), 73 abitanti, di origine celtica e localizzato a est del monte Diverdalce, Cazzaso è raggiungibile imboccando la strada secondaria che si biforca dalla viabilità per Fusea in località Longiarins, in prossimità di un'antica "maina" (cappella) oggi ristrutturata. L'edificato è caratterizzato da un sistema viario ad anello, con strade strette che seguendo la morfologia in leggera pendenza del terreno formano grandi isolati, mentre la Chiesa dello Spirito Santo sorge in posizione elevata rispetto al centro abitato. Un sentiero che lambisce ad ovest la chiesa e che conduce ai prati e pascoli conserva l'antica pavimentazione in ciottoli.

Fusea[modifica | modifica sorgente]

(Fusee), 243 abitanti, situata in una conca in leggera pendenza, tra il monte Dobis e il monte Diverdalce, Fusea è raggiungibile da Tolmezzo attraverso una strada di rilevante contenuto naturalistico, che si stacca dalla provinciale Tre Croci nei pressi della galleria Clapus. A partire dalla vecchia strada di accesso il paese si sviluppa attorno alla chiesa di San Pietro Apostolo, ubicata in posizione elevata, attraverso strade molto strette che conservano l'originaria pavimentazione in ciottoli. Poco più a nord l'abitato si sviluppa intorno alla piazza della fontana con un nucleo centrale costituito da un isolato chiuso dotato di piccole corti. A monte del nucleo centrale, presso il rio Luchiat, vicino alle gallerie abbandonate della ex miniera di carbone, si trova un piccolo nucleo di particolare valore architettonico denominato Borgo Val. Fusea è anche punto di partenza per una visita all'altopiano di Curiedi, località molto interessante dal punto di vista naturalistico e collegata al comune di Lauco.

Illegio[modifica | modifica sorgente]

(Dieç), 352 abitanti, è un pianoro posto a sette chilometri da Tolmezzo, si apre all'improvviso, dopo avere superato una ripida strada tagliata artificialmente nella roccia nelle pendici del Monte Amariana. La conca, protetta dai crinali montuosi che la circondano rendendola completamente invisibile dalla valle del But, è dotata di spazi coltivabili, è una zona di rifugio con testimonianze archeologiche oggetto di studio dal 2002 e di campagne di scavo tuttora in corso. Dal 2002 il paese ospita ogni anno una mostra a tema riguardante l'arte cristiana. A 750 metri di quota sorge la Pieve di San Floriano, medioevale, dell’inizio del IX secolo, visitabile percorrendo per 30 minuti un sentiero.

Imponzo[modifica | modifica sorgente]

(Dimponç), 359 abitanti. Frazione posta lunga la SS. 52bis carnica in direzione nord, verso l'Austria è ormai un unico agglomerato urbano con la vicina frazione di Cadunea. La chiesa più importante è dedicata a S. Bartolomeo. Dalla frazione è raggiungibile, tramite sentiero, la Pieve di S. Floriano che domina questa parte di valle.

Terzo - Lorenzaso[modifica | modifica sorgente]

(Tierç - Lorençâs), 439 abitanti. Sono due frazioni molto vicine poste sulla riva destra del Torrente But a metà strada tra Casanova e Zuglio, appunto al terzo miglio sulla strada che scendeva da Iulium Carnicum verso sud, in una zona pianeggiante sotto le pendici del monte Cuar. Il paese è dominato dalla chiesa di S. Giovanni Battista.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Oggi Tolmezzo è una moderna cittadina, centro commerciale e scolastico, offre molti servizi ed è il punto di riferimento di tutti i paesi delle valli carniche. L’economia locale si basa principalmente sul commercio, l’industria del legno e della carta e sull’artigianato locale: il ferro battuto, il legno intagliato e la tessitura a mano.

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Trasporti urbani[modifica | modifica sorgente]

Tolmezzo è servita da alcune linee di autobus urbani

  • A Autostazione - Ospedale
  • B Circolare zona industriale
  • C Autostazione - Collegio Don Bosco

Trasporti extra urbani[modifica | modifica sorgente]

Tolmezzo è collegata, tramite autobus extraurbani, principalmente con i centri di Udine e Cavazzo Carnico, ma anche con tutti i principali comuni della Carnia.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Tolmezzo era dotata fino al 1960 di una stazione sulla Ferrovia Carnia-Tolmezzo-Villa Santina. Attualmente, è servita dalla Stazione per la Carnia

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Il comune fa parte dell'associazione intercomunale Conca Tolmezzina costituita nel 2006 insieme ai comuni di Amaro, Cavazzo Carnico e Verzegnis.

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Comune di Tolmezzo - Statuto.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Toponomastica: denominazioni ufficiali in lingua friulana
  5. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 655.
  6. ^ Istituto del nastro azzurro
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2010 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 14 novembre 2012.
  9. ^ lista ufficiale Denominazioni ufficiali in Lingua Friulana, Arlef. URL consultato il 26 ottobre 2011.
  10. ^ Dati comune di Tolmezzo

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]