Brigate Osoppo
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Le formazioni partigiane Osoppo nacquero, per iniziativa di partigiani di ispirazione laica, liberale, socialista e cattolica del CLN provinciale di Udine il 24 dicembre 1943 presso la sede del Seminario Arcivescovile.[1][2]
Indice |
[modifica] 1943 - L'occupazione nazista
Dopo l'8 settembre 1943 l'allora provincia di Udine e la Venezia Giulia vennero incluse nel cosiddetto Litorale Adriatico, sotto amministrazione tedesca (di fatto furono annessi alla Germania). I componenti non comunisti del CLN, tra i quali il prete don Aldo Moretti, l'azionista Fermo Solari, ed altri, avevano fatto pressione, riunione del 25 novembre 1943, perché tutte le formazioni partigiane fossero sotto il controllo del CLN stesso. Di fronte ad un rifiuto della brigata Garibaldi Friuli, che operava nel Friuli Orientale con 4 battaglioni Garibaldi, il CLN decise la creazione delle Osoppo, con un raggruppamento autonomo (comandato dal capitano dell'esercito Manlio Cencig) e una formazione di Giustizia e libertà.[3]
[modifica] Il nome
Lo scopo delle formazioni Osoppo era duplice: combattere contro i tedeschi e distinguersi dai comunisti. La scelta del nome fu significativa: Osoppo perché nel Risorgimento, era stata la cittadina che, nel 1848, aveva opposto una strenua resistenza all'occupazione austriaca.
[modifica] 1944
Nella primavera del 1944,[4][1] la Brigata Osoppo, con sede del comando presso Pielungo, località Vito d'Asio aveva sette Battaglioni, comandati da Candido Grassi, commissario politico don Ascanio De Luca e così dislocati:
- due in Carnia ("Carnia", "Tagliamento");
- due nelle Prealpi Carniche ("Italia", "Piave");
- tre nelle Prealpi Giulie ("Julio", "Torre", "Udine").
Il 19 luglio 1944 il comando di Pielungo venne occupato dai tedeschi. A seguito di questo evento ci fu una situazione di instabilità nel comando per diversità di strategia tra i cattolici e i laici di GL.
Il 21 agosto nasce la Divisione Osoppo con cinque brigate operanti tra la Carnia, Prealpi Carniche, Prealpi Giulie.
Tra i comandanti ci fu anche Giuseppe Gozzer.
[modifica] 1944 - i Comandi unificati Garibaldi Osoppo
Le Brigate Osoppo furono coordinate, per un periodo del 1944, da Comandi militari unificati di Divisione assieme alle Brigate Garibaldi pur continuando ad avere l'autonomia organizzativa. Nel luglio si costituiscono: un comando di coordinamento tra le Osoppo e la Brigata Garibaldi Natisone e, nella Destra Tagliamento delle divisioni unificate "Ippolito Nievo" di pianura e di montagna. In agosto nasce la divisione Osoppo Garibaldi e in settembre la 2ª divisione Osoppo Territoriale. Così viene spiegato perché Roberto Battaglia indicò[2] nell'elenco delle formazioni partigiane di montagna del nord Italia le Osoppo all'interno delle cinque Divisioni Garibaldi Osoppo Friuli. Il Comando unificato era stato sollecitato anche dagli Alleati e fu utilizzato nella l'esperienza unitaria della Repubblica libera della Carnia. Un esempio fu il comando unificato, con il vincolo della unanimità delle decisioni, nella zona del Collio costituito dai garibaldini Mario Fantini (Comandante), Giovanni Padoan (Commissario politico) dai due osovani Francesco De Gregori (Vicecomandante) e Alfredo Berzanti (vice commissario).
Dopo la fine di questa esperienza e l'arrivo dell'"Armata Russa di Liberazione", 40 000 cosacchi con famiglie, in appoggio all'esercito tedesco assaltarono i coordinamenti e molti comandi unici.
[modifica] 1945 - i difficili rapporti tra osovani e garibaldini
Il Comando del Gruppo Brigata Osoppo dell'Est della Divisione Osoppo Garibaldi Natisone non accettò di passare a est del fiume Isonzo per collaborare con il IX Corpus sloveno dell'Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia. Se gli osovani basavano la loro posizione sui principi della difesa degli interessi nazionali i garibaldini erano molto dubbiosi viste le politiche e dai metodi autoritari adottate dagli sloveni nei loro territori.
| « … è sbagliato mobilitare gente che non solo non è favorevole, ma è contraria; è errato imporre lo sloveno nelle scuole, se ciò non è richiesto dagli interessati; è dannoso rispondere con atti ostili e minacce all'opposizione della popolazione… » | |
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(Giovanni Padoan,[5])
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Ma, circa 1500 garibaldini, pur vivendo un notevole disagio accettano la strategia dei dirigenti del PCI e il loro comando si portò nella zona di Circhina e Zakriz, nell'attuale Slovenia.
| « "È una decisione grave, un grave errore, perché è evidente che gli sloveni hanno cambiato la loro posizione sulla questione del confine e noi non dovremmo accettare la richiesta del IX Corpus » | |
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(Mario Lizzero ad Aldo Lampredi, dirigente nazionale PCI [6])
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[modifica] L'eccidio di Porzûs
| Per approfondire, vedi la voce Eccidio di Porzûs. |
Le brigate Osoppo sono ricordate quasi esclusivamente per la tragedia partigiana successa nella malga di Porzûs , comune di Faedis, Friuli orientale il 7 febbraio 1945.
A Porzûs il Gruppo delle Brigate Est della Divisione partigiana Osoppo, formata dai cosiddetti "fazzoletti verdi" della Resistenza, cattolici, azionisti e indipendenti, comandata da "Bolla", ovvero Francesco De Gregori , omonimo zio del cantautore avevano la loro sede.[7]
Con il termine Eccidio di Porzûs si intende una complessa e tragica operazione che comprese aspetti ideologici, etnici, in un contesto internazionale di confine. La tragedia ebbe effetti giudiziari e politici che non sono ancora risolti.
[modifica] 1945 marzo e aprile
A marzo gli osovani operano con cinque divisioni[1] e, secondo la documentazione depositata presso INSILI di Milano alla fine delle ostilità belliche, aprile maggio 1945, erano documentate le seguenti formazioni:
- 1ª Brigata Osoppo Prealpi con un battaglione Prealpi;
- 2ª brigata Osoppo con battaglioni : "Val But" e "Tolmezzo";
- 3ª brigata Osoppo con il battaglione Giustino;
- 5ª brigata Osoppo con battaglione Piave;
- divisione Osoppo Carnia con battaglione Carnia;
- 2ª divisione Osoppo territoriale con i battaglioni "Pontebba" e "Ledra"
- 2ª divisione Gruppo sud con la brigata Osoppo Martelli e il 2º battaglione Partidor
[modifica] Collegamenti esterni
- INSILI Milano [1]
[modifica] Note
- ^ a b c Enzo Colotti, Renato Sandri, Frediano Sessi (a cura di) Dizionario della resistenza. Torino, Giulio Einaudi Editore, 2000.
- ^ a b Roberto Battaglia. La storia della Resistenza Italiana. Giulio Einaudi Editore, 1964.
- ^ http://www.identitanazionale.it/stco_5002.php
- ^ Gianni Oliva. Le Foibe, Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell'Istria . Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2002.
- ^ Giovanni Padoan. Abbiamo lottato insieme. Partigiani italiani e sloveni al confine orientale. Udine, Del Bianco, 1965. 220
- ^ Pierluigi Pallante. Il PCI e la questione nazionale. Friuli-Venezia Giulia 1941-1945. Udine, Del Bianco, 1980. 239
- ^ Strage di Porzûs un’ombra cupa sulla resistenza, articolo di Paolo Deotto
[modifica] Bibliografia
- Tarcisio Petracco, La lotta partigiana al confine orientale (la bicicletta della libertà), Ribis, Udine, 1994

