Pisino

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Pisino
città
(HR) Pazin
Pisino – Stemma Pisino – Bandiera
Pisino – Veduta
Localizzazione
Stato Croazia Croazia
Regione Grb Istarske županije.svg Istria
Amministrazione
Sindaco Renato Krulčić
Territorio
Coordinate 45°14′N 13°56′E / 45.233333°N 13.933333°E45.233333; 13.933333 (Pisino)Coordinate: 45°14′N 13°56′E / 45.233333°N 13.933333°E45.233333; 13.933333 (Pisino)
Altitudine 277 m s.l.m.
Superficie 134,87 km²
Abitanti 8 868 (31-03-2011, Censimento 2011)
Densità 65,75 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 52000
Prefisso 052
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti Pisinoti
Cartografia
Mappa di localizzazione: Croazia
Pisino
confini comunali rispetto alla regione
confini comunali rispetto alla regione
Sito istituzionale

Pisino (Pazin in croato, Pixin in veneto, Mitterburg in tedesco) è una città di 8.868 abitanti (di cui 4.382 residenti nel centro storico) della Croazia, situato quasi esattamente al centro dell'Istria, è capoluogo della Regione Istriana croata.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

L'abisso del torrente Foiba (Pazinčica)

Pisino (anticamente Pisinum), placida località dell'Istria centrale adagiata sull'orlo dell'omonima foiba, è situata esattamente al centro della penisola, e per questo ne è divenuta capoluogo amministrativo, nonostante il nucleo urbano conti appena 4.986 abitanti[1].

La posizione della cittadina, immersa nel carso dinarico, l'ha infatti isolata dai principali traffici commerciali e dal turismo per molti secoli: solo oggi, dopo la costruzione dell'asse stradale A8 (la grande Ypsilon che attraversa la penisola) il paese può beneficiare di adeguati collegamenti con le città portuali dell'Istria. Dal punto di vista geomorfologico Pisino, immersa nelle colline del carso istriano, è solcata dal torrente Foiba (Pazinčica) che, dopo un corso di circa 17 km si inabissa in una foiba dando luogo alle omonime grotte profonde qualche centinaio di metri, oggi importante meta turistica. Compresi nel vasto territorio comunale sono anche i bacini del fiume Bottonega (Butoniga) che alimenta l'omonimo lago artificiale (Butoniga Jezero), un invaso di 19.106 metri cubi con una superficie di 2,3 km² e profondità media di appena 4,5 metri[2].

La morfologia del territorio e la sua posizione nell'entroterra istriano influiscono sulle condizioni climatiche di Pisino, caratterizzate da inverni umidi e abbastanza rigidi con abbondanti precipitazioni e estati calde e mediamente secche.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Pisino fu menzionata per la prima volta come Castrum Pisinum nel 983 d.C. in un documento riguardante la donazione dell'imperatore Ottone II al vescovo di Parenzo.
Nel XII secolo il comune fu di proprietà del conte Meinhard di Schönberg (in croato Šumberk) e, in seguito, cadde nelle mani di Engelbert III, conte di Gorizia nel 1186. Nel 1374 Alberto III di Gorizia rivendicò i suoi possedimenti alla Casa degli Asburgo.

Tra il 1420 e il 1536 Pisino appartenne alla Repubblica di Venezia. Dopo la Lega di Cambrai, il paese venne ceduto agli Asburgo, i quali lo vendettero ai modenesi Montecuccoli: risale proprio a questo periodo il castello omonimo intorno al quale si sviluppò la cittadina. La fortezza, ristrutturata nel XIX secolo, è stata allestita a museo al termine della Prima guerra mondiale.

Nel 1928 venne aggregato a Pisino il comune di Draguccio[3].

Luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Castello di Montecuccoli

Il turismo, sviluppatosi in tempi recenti, è legato al paesaggio incontaminato del carso dinarico e alla ricchezza del patrimonio storico e culturale del capoluogo istriano. Il comune è inoltre sede di alcune istituzioni culturali, come l'Archivio Storico Istriano, e pedagogiche, ma anche club e società sportive.

Duomo di San Nicola[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Duomo di San Nicola.

Il Duomo di San Nicola è una chiesa romanica eretta nel 1266 appartenente alla Diocesi di Parenzo con lo status di prepositura. All'interno la chiesa presenta una struttura a tre navate (una centrale e due laterali) ed è conservato l'antico presbiterio separato dall'aula da un grande arco gotico interamente affrescato.

Castello di Montecuccoli[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Montecuccoli.

Il Castello di Montecuccoli, ottimamente conservato, risale al cinquecento e si affaccia sull'orrido della foiba.

Santuario di Santa Maria alle Lastre[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Santuario di Santa Maria alle Lastre.

Il Santuario di Santa Maria alle Lastre risalente al medioevo conserva pregevoli affreschi. Si trova a Vermo.

La Foiba di Pisino[modifica | modifica sorgente]

Illustrazione dal romanzo "Mathias Sandorf" (1885), di Giulio Verne, disegnata da Léon Benett
« Chi si appoggia al parapetto di quello spiazzo, vede un precipizio ampio e profondo, le cui impervie pareti, tappezzate di fogliame intricato, scendono a picco. Nessuna sporgenza in quella muraglia. Non un gradino per salire o per discendere. Non una cengia per sostare. Nessun punto d'appoggio. Soltanto scanalature, qua e là, lisce, logorate, poco profonde che fendono le rocce. In una parola, un abisso che attira, che affascina e che non restituirebbe nulla di quanto vi si facesse piombare.(...) Quell'abisso è detto nel paese Foiba, e serve da serbatoio al soverchio delle acque del torrente. Questo torrente non ha altro sfogo se non una caverna, che si è formata a poco a poco fra le rocce, e nella quale esso precipita con furia indescrivibile. Dove va il corso d'acqua che passa sotto la città? Chi può dirlo? Ove ricompare? Anche questo è un mistero. Di quella caverna, o piuttosto di quel canale che solca lo schisto e l'argilla, non si conosce né la lunghezza, né l'altezza, né la direzione. Forse le acque urtano in tumulto contro innumerevoli spigoli contro la foresta di piloni, che sostengono la fortezza e la città intera. Arditi esploratori, quando il livello delle acque, né troppo alto né troppo basso, consentì loro d'avventuratisi con una leggera imbarcazione, tentarono di discendere il torrente attraversando quella tetra apertura, ma le vòlte ad un certo punto si abbassano e costituiscono un ostacolo insuperabile. Ecco perché non si sa nulla di quel corso d'acqua sotterraneo. Forse s'inabissa in qualche «perdita» sotto il livello dell'Adriatico[4]»
(Giulio Verne, "Mathias Sandorf", 1885)

Foiba (in croato Fojba) è il nome del celebre abisso che si apre ai piedi del Castello di Montecuccoli, nel quale si immette l'omonimo torrente (in croato Pazincica).

Il sistema di grotte del torrente Foiba costituiscono il migliore esempio di evoluzione dell'idrografia e della geomorfologia carsiche unico nell'Istria e nel Carso Dinarico: tra pareti di roccia verticali ed una fitta macchia boscosa, precipita per circa 130 metri il torrente Foiba, che s'inabissa in una cavità semicircolare (Il Vestibolo dantesco) dopo aver solcato dalla sorgente uno stretto canyon lungo 17 km. L'interno della grotta, è punteggiato da numerosi sifoni, gallerie, avvallamenti imbutiformi e stagni sotterranei e laghi di notevole profondità: il Lago di Martel, il primo tra questi, si trova a circa cento metri dal Vestibolo, in una sala di 1600 m2. Proseguendo ancora è si trova il secondo bacino, il Lago di Mitar, con uno specchio d'acqua più modesto del primo: il terzo lago sotterraneo segna la fine della grotta carsica esplorabile, lunga circa 500 metri. Dal momento che non è stato possibile proseguire oltre il terzo bacino, non si sa con certezza di quale fiume il Foiba sia tributario: l'ipotesi più accreditata è che confluisca nella Val d'Arsa.

Prima delle ricerche dello speleologo francese Edouard-Alfred Martel e dello studioso ceco Wilhelm Putick tra il 1893 e il 1896, la grotta era nota in ambito letterario: il celebre scrittore francese Giulio Verne ambientò nell'abisso la rocambolesca fuga di Mathias Sandorf, protagonista dell'omonimo romanzo. Sandorf e i suoi compagni percorrono i cunicoli della grotta dal Vestibolo dantesco al Canale di Leme. Per questo motivo la Società Jules Verne in Croazia organizza ogni anno, nel mesi di giugno, il festival di Jules verne attorno al Castello di Montecuccoli con fedeli ricostruzioni del romanzo.

Si dice inoltre che la Foiba fornì a Verne l'ispirazione per il romanzo "Viaggio al centro della terra"[5]. Il sito, di interesse speleologico, è oggi sede dell'omonimo parco naturale protetto[6], aperto nel 1964, che comprende l'area boscosa circostante, ora accessibile attraverso il sentiero di San Simone, lungo 10 km: nelle stagioni piovose la zona è soggetta a inondazioni, che danno origine ad un lago periodico sul letto del torrente.

Persone legate a Pisino[modifica | modifica sorgente]

Pisino è la patria del patriota Fabio Filzi, del compositore istriano Luigi Dallapiccola, dell'archeologo Antonio Covaz, del pittore croato Antonio Motika, del architetto italiano Renato Camus (nato 1891) dello scrittore italiano Pier Antonio Quarantotti Gambini. Inoltre provengono da Pisino le famiglie dell'attrice Laura Antonelli e il padre dell'attrice Francesca Neri.

Jules Verne si ispirò alla foiba sottostante la città nel descrivere la prigione in cui fu rinchiuso Mathias Sandorf nell'omonimo romanzo. Il poeta Biagio Marin frequentò le locali Scuole Reali Superiori.

Composizione etnica[modifica | modifica sorgente]

Nel primo periodo austroungarico comparivano i cognomi: Girdinetz, Jursytz, Juryschytz, Katytz, Sestann, Swaytz, Tschuss, Turackh, Vidtzitz, Wathaluga, Wukoitz.

A seguito della pestilenza che nel 1700 colpì la popolazione locale, ci fu un afflusso di artigiani giunti dalla Furlania e dal meridione dell'impero Asburgico giunti a ripopolare le zone colpite dell'Istria, apparvero allora i cognomi: Agnelli, Bertoni, Giuliati, Katanari, Ortisi.

Nei primi anni del 1800 in seguito alle guerre napoleoniche si insediò un modesto numero di militi francesi con cognomi progressivamente cambiati per la prevalente influenza linguistica, con l'austriaco, il croato e l'italiano/veneto.

Sul finire del periodo austroungarico la segnaletica comprendeva le tre lingue previste nella città: tedesco, italiano, croato. (Pazinski Novaki , Josip Siklic, Matica Hrvatska Ogranak Pazin, 1997)

Pisino era nota in passato per la sua popolazione eterogenea e per il carattere tollerante dei suoi abitanti[senza fonte]. Gli italiani vi costituivano più della metà della popolazione e convivevano senza attriti con croati, sloveni e tedeschi[senza fonte]. La città faceva parte del Sacro Romano Impero della Nazione Tedesca fino al 1804 con l'eccezione del periodo napoleonico e di quello veneziano. In seguito fece parte del regno d'Italia (napoleonico) e poi del nuovo Impero Austriaco (dopo il congresso di vienna)[non chiaro]: alla fine dell'Ottocento il centro contava circa 3.000 abitanti, per la gran parte di madrelingua italiana[senza fonte]. Poi la città venne annessa al Regno d'Italia nel 1918 alla fine della Prima guerra mondiale[7].

In seguito all'avvento del regime fascista, la componente slava è stata sottoposta a una intensa pressione al fine di italianizzare completamente la regione. Ciò ha portato a sentimenti di forte rivalsa che si sono tradotti in vere e proprie violenze a partire dall'armistizio dell'8 settembre 1943 fino oltre il termine delle ostilità, provocando l'esodo – per pulizia etnica – di una cospicua parte della comunità italiana. La convivenza tra le diverse etnie era irrimediabilmente compromessa e ad oggi vi sopravvive solo una ristrettissima minoranza di italiani.[senza fonte]

Da queste normative operative nel periodo successivo alla prima guerra mondiale, alla popolazione vennero cambiati i cognomi, con evidenti assonanze italiane: Bartoli, Brunetti, Celli, Chiussi, Covacci, Corelli, Crivelli, Dendi, Fabretti, Filippi, Geroni, Lussetti, Macorini, Marassi, Opatti, Paoli, Russi, Scocchi, Sestani, Tommasi, Turcino, Valenti, Valentini, Valle, Valli. (Pazinski Novaki , Josip Siklic, Matica Hrvatska Ogranak Pazin, 1997)


 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Censimento Croazia 2001
97,56% madrelingua croata
1,21% madrelingua italiana

Secondo l'ultimo censimento nel comune di Pisino si sono dichiarati italiani 114 abitanti (1,24% della popolazione totale). Essi sono riuniti nella locale Comunità degli Italiani di Pisino presieduta da Giovanni Sirotti e Viktor Rigo.
Secondo quanto prevede la costituzione croata, la popolazione italiana è tutelata da leggi apposite e l'insegnamento della lingua italiana avviene come materia opzionale in tutte le scuole del comune. Tuttavia, successivamente all'esodo istriano, la locale scuola italiana è stata chiusa (1953) e ancor oggi la minoranza è meno tutelata che altrove (non è previsto, ad esempio, il bilinguismo ufficiale, a partire dalla toponomastica).

Località[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Pisino è diviso in 19 insediamenti (naselja):

  • Bertozzi (Bertoši)
  • Bottonega (Butoniga)
  • Braicovici (Brajkovići)
  • Castelverde di Pisino [o Gherdosella] (Grdoselo)
  • Caschierga (o Villa Padova) (Kašćerga)
  • Checchi (Heki)
  • Chersicla (Kršikla)
  • Ieseni (di Antignana) (Ježenj)
  • Laurini (Lovrin)
  • Lindaro (Lindar)
  • Pisino (Pazin), sede comunale
  • Pisinvécchio (Stari Pazin)
  • Presani (Zabrežani)
  • Sarezzo (Zarečje) (già Arezzo di Pisino)
  • Terviso [o Villa Terviso] (Trviž)
  • Traba Grande (Vela Traba)
  • Valle di Zumesco (Zamaski Dol)
  • Vermo (Beram)
  • Zamasco (Zamask)

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'economia del paese si regge sulla viticoltura, anche se, in tempi recenti, sono sorte industrie tessili e della plastica[8].

Sport[modifica | modifica sorgente]

Nel 2012 il paese ha ospitato il Campionato Europeo di Bocce.[9]

Persone legate a Pisino[modifica | modifica sorgente]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Censimento 2001 - Croazia
  2. ^ Long term changes of the trophic levels of the Butoniga Lake
  3. ^ R.D. 4 ottobre 1928, n. 2415
  4. ^ Brano da "Mattia Sandorf"
  5. ^ Touring Club Italiano, “Croazia” (guida turistica), ed. 1998, p.40, ISBN 88-365-1207-0
  6. ^ Parco Naturale della Grotta di Pisino
  7. ^ Fabio Amodeo, TuttoIstria, Lint Editoriale Trieste
  8. ^ L'enciclopedia di Repubblica, Gruppo editoriale La Repubblica - L'Espresso, 2003, vol. 16, pag. 247
  9. ^ Sito ufficiale del Campionato Europeo di Bocce 2012. URL consultato il 4 settembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dario Alberi, Istria, storia, arte, cultura, Lint Editoriale Trieste
  • Fabio Amodeo, Tutto Istria, Lint Editoriale Trieste
  • AA.VV., Istria, Cherso, Lussino, Bruno Fachin Editore Trieste
  • Gaetano Longo, dis. Aldo Bressanutti, Terra d'Istria, Lint Editoriale Trieste
  • Josip Siklic, Pazinski Novaki, Matica Hrvatska Ogranak Pazin

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]