Foiba

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Sezione illustrativa della conformazione di una foiba

La foiba è un tipo di inghiottitoio naturale dalle elevate dimensioni. Il termine deriva dal latino fovea (fossa, cava)[1]. Si tratta effettivamente di voragini scavate per erosione idrica che assumono la forma di un imbuto rovesciato e possono raggiungere la profondità di 200 metri.
Geologicamente la foiba è riconducibile alla tipologia delle doline carsiche comuni nella regione del Carso, regione condivisa da Italia, Slovenia e Croazia. Se ne contano anche circa 1700 in Istria.

La formazione della foiba è dovuta alla conformazione geologica del terreno, prevalentemente composto da rocce ad alto contenuto di carbonato di calcio che, per mezzo di agenti atmosferici, quali la pioggia e corsi d'acqua sotterranei, permettono la fusione di doline che, ingrandendosi e fondendosi insieme, vanno a creare la voragine. Il termine può riferirsi anche a un profondo abisso a livello di un fiume nel luogo in cui si immette nel suo percorso sotterraneo.

Il termine è stato usato per la prima volta in una relazione ufficiale nell'anno 1770 dal naturalista italiano Alberto Fortis che ha scritto una serie di libri sul carso della Dalmazia.

Questo nome, in particolare in Italia, è comunemente associato a uccisioni di massa perpetrati da partigiani comunisti iugoslavi del maresciallo Tito durante e subito dopo la seconda guerra mondiale contro gli italiani ex fascisti o semplicemente democratici o anticomunisti, che venivano percepiti come nemici (vedi Massacri delle foibe).

[modifica] La Foiba di Pisino

« Chi si appoggia al parapetto di quello spiazzo, vede un precipizio ampio e profondo, le cui impervie pareti, tappezzate di fogliame intricato, scendono a picco. Nessuna sporgenza in quella muraglia. Non un gradino per salire o per discendere. Non una cengia per sostare. Nessun punto d'appoggio. Soltanto scanalature, qua e là, liscie, logorate, poco profonde che fendono le rocce. In una parola, un abisso che attira, che affascina e che non restituirebbe nulla di quanto vi si facesse piombare.(...) Quell'abisso è detto nel paese Foiba, e serve da serbatoio al soverchio delle acque del torrente. Questo torrente non ha altro sfogo se non una caverna, che si è formata a poco a poco fra le rocce, e nella quale esso precipita con furia indescrivibile. Dove va il corso d'acqua che passa sotto la città? Chi può dirlo? Ove ricompare? Anche questo è un mistero. Di quella caverna, o piuttosto di quel canale che solca lo schisto e l'argilla, non si conosce né la lunghezza, né l'altezza, né la direzione. Forse le acque urtano in tumulto contro innumerevoli spigoli contro la foresta di piloni, che sostengono la fortezza e la città intera. Arditi esploratori, quando il livello delle acque, né troppo alto né troppo basso, consentì loro d'avventuratisi con una leggera imbarcazione, tentarono di discendere il torrente attraversando quella tetra apertura, ma le vòlte ad un certo punto si abbassano e costituiscono un ostacolo insuperabile. Ecco perché non si sa nulla di quel corso d'acqua sotterraneo. Forse s'inabissa in qualche «perdita» sotto il livello dell'Adriatico.  »

Foiba (in croato Fojba) è il nome del celebre abisso che si apre ai piedi del Castello di Pisino, nel quale si immette l'omonimo torrente (in croato Pazincica).

Il celebre scrittore francese Giulio Verne ambientò nell'abisso la rocambolesca fuga di Mathias Sandorf[2], protagonista dell'omonimo romanzo. Si dice inoltre che la Foiba fornì a Verne l'ispirazione per il romanzo "Viaggio al centro della terra".[senza fonte]

[modifica] Note

  1. ^ Cfr.: Ottavio Lurati, Toponymie et géologie, in Quaderni di semantica, anno XXIX, numero 2, dicembre 2008, 443.
  2. ^ Brano da "Mattia Sandorf"

[modifica] Bibliografia

  • Alberto Fortis, Viaggio in Dalmazia. Marsilio, Venezia, 1986.
  • Fabio Forti Grotte del Carso triestino. Genesi ed evoluzione. Lint Editoriale Associati, Trieste, 1999.
  • Fabio Forti Carso triestino. Guida alla scoperta dei fenomeni carsici. Lint Editoriale Associati, Trieste, 1996.
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