Censimento

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Un addetto sta svolgendo l'attività di rilevazione in una famiglia olandese, nel 1925.

Nell'accezione comune un censimento indica acquisire informazioni sul numero di abitanti e su diverse caratteristiche della popolazione (come, ad esempio, il numero di persone per nucleo familiare ed eventuali beni posseduti da ciascuna di esse).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il termine viene dal latino censere e significa valutare.

Le prime informazioni riguardo a indagini sulla popolazione risalgono addirittura al 3800 a.C. dove i Sumeri affrontavano vere e proprie indagini per misurare la quantità di uomini e beni di cui si poteva disporre. Le informazioni acquisite erano utili soprattutto in caso di guerra o di carestie.

Si sa di censimenti compiuti dalle civiltà mesopotamiche, dagli Egizi, così come dai Greci, dai Cinesi e dal popolo ebraico.

Nella Bibbia si fa riferimento al censimento effettuato da Mosè nel Sinai:il Signore parlò a Mosè, (…), e disse: ‹‹ Fate il censimento di tutta la comunità degli Israeliti, secondo le loro famiglie, secondo il casato dei loro padri, contando i nomi di tutti i maschi, testa per testa, dall'età di venti anni in su, quanti in Israele possono andare in guerra(…)››.[1]. Altri censimenti citati nell'Antico Testamento sono quello svolto mentre gli ebrei erano accampati nelle pianure di Moab (Numeri 26), quello condotto da re Davide (in 2 Samuele 24,1 e Cronache 21,1) e quello di suo figlio Salomone per censire gli stranieri in Israele (2 Cronache 2:17)

Antica Roma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Censore e Censimento di Quirinio.

Nell'antica Roma i censimenti venivano effettuati già dalla fine del VI secolo a.C. e servivano anche per valutare la classe sociale di appartenenza, il ruolo nell'organizzazione militare o politica e ovviamente la quantità di tasse dovute.

Dionigi riporta come durante il consolato di Aulo Verginio Tricosto Rutilo e Spurio Servilio Prisco (476 a.C.) a Roma si contassero oltre 111.000 cittadini, cui si dovevano aggiungere donne, bambini, schiavi, liberti, che dovevano essere almeno tre volte il numero dei cittadini, per un totale di oltre 440.00 abitanti.[2]

Durante il 465 a.C. a Roma il censimento contò 107.714 romani.

« In seguito venne fatto il censimento e Quinzio ne celebrò il sacrificio conclusivo. Pare che i cittadini registrati - fatta eccezione per orfani e vedove - ammontassero a 104.714 »
(Tito Livio, Ab urbe condita libri, Libro III, 1, 3.)

Tito Livio racconta[3] come, nel 459 a.C. (in effetti fa riferimento al consolato di Quinto Fabio Vibulano e Lucio Cornelio Maluginense Uritino), si sia concluso il decimo censimento ab Urbe condita, dal quale risultarono 117.319 cittadini romani.[4]

Nel 443 a.C. il Senato romano istituì la magistratura del censore, a cui fu affidato il compito di tenere i censimenti della popolazione, e di tenere i relativi registri, perché era ormai evidente, che i consoli, a cui era originariamente affidato questo compito, non riuscivano più ad attendervi[5].

Un censimento risalente al 1880.

Con l'espansione e in seguito l'avvento dell'impero i censimenti vennero estesi anche alle province conquistate, per conoscere meglio le risorse umane ed economiche di cui si era entrati in possesso. Gesù nacque proprio durante uno di questi censimenti ordinati dall'imperatore Augusto tra il 28 a.C. e il 14 d.C.[6]

« Siccome i cittadini più autorevoli disdegnarono la carica, il popolo decretò di affidare il censimento a Papirio e a Sempronio.... Dalla loro funzione presero il nome di censori »
(Tito Livio, Ab urbe condita libri, Libro IV, 8.)

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

In tempi più recenti rilevazioni demografiche più precise e sistematiche si tenevano in città come Venezia, Napoli e Firenze nel XVI secolo.

Censimento in Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi censimento generale della popolazione e delle abitazioni.

In Italia il primo censimento ufficiale (conosciuto come censimento generale della popolazione e delle abitazioni) risale solo al 1861, cioè subito dopo l'unità d'Italia. Da quel momento le tornate censuarie si sono susseguite ogni dieci anni con le eccezioni del 1891, per le difficoltà finanziarie in cui versava il Paese, e del 1941, a causa della guerra. Un’altra eccezione è il censimento del 1936, svolto a soli cinque anni dal precedente a seguito di una riforma legislativa del 1930 che ne aveva modificato la periodicità, subito dopo riportata a cadenza decennale e rimasta invariata fino a oggi (ultima rilevazione: 9 ottobre 2011). A partire dalla sua fondazione, nel 1926, a occuparsi dei censimenti è l'Istituto nazionale di statistica (Istat).

Censimento della popolazione in Svizzera[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Censimento della popolazione in Svizzera.

Vengono effettuati anche altri censimenti relativi ad ambiti particolari:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Numeri 1, 1-3. Vedi anche Esodo 30,11-16
  2. ^ Dionigi, Antichità romane, Libro IX, 27.
  3. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, Libro III, 24.
  4. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 3.4.
  5. ^ Tito Livio, "Ab Urbe Condita", IV, 8.
  6. ^ SvetonioAugustus, 27.

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