Istria

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Coordinate: 45°15′40″N 13°54′16″E / 45.26111, 13.90444

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Mappa dell'Istria
L'Istria italiana fino al 1947

L'Istria (in croato ed in sloveno Istra; in istrioto Eîstria; in tedesco Istrien; in greco Ἰστρία) è la più grande penisola del mare Adriatico (superficie: circa 3.600 km²). Il nome derivebbe dall'antico popolo degli Istri o dal latino Hister, cioè Danubio, a indicarla come regione del confine danubiano.

La maggior parte dell'Istria appartiene alla Croazia. Una piccola parte, che comprende le città costiere di Isola d'Istria (Izola), Portorose (Portorož), Pirano (Piran) e Capodistria (Koper), rientra invece nel territorio della Slovenia. Una parte minima della penisola (limitata all'incirca ai territori del comune di Muggia e di San Dorligo della Valle/Dolina) si trova in territorio italiano.

La costa occidentale dell'Istria è lunga 242,5 km e con le isole 327,5 km. La costa orientale è lunga 202,6 km e con gli isolotti raggiunge i 212,4 km. La lunghezza totale della costa è 445,1 km (la costa frastagliata è lunga il doppio della rete stradale).

L'Istria è legata per motivi geografici e culturali al Friuli Venezia Giulia, alla regione Veneto, ed, in misura minore, alla regione Marche.

Indice

[modifica] Città e comuni

I dati sono relativi, per la Croazia, al censimento ufficiale del 2001, per la Slovenia, a quello relativo all'anno 2002. Nei comuni contrassegnati da un asterisco (*) vige il bilinguismo ufficiale italiano/croato, in quelli con due asterischi (**) vige il bilinguismo ufficiale italiano/sloveno.

Comune Nome croato/sloveno Stato Abitanti Madrelingua italiana Madreligua croata/slovena
Albona, città Labin bandiera Croazia 12426 03.09% 92.62%
Buie, città (*) Buje bandiera Croazia 5340 39.66% 53.76%
Cittanova, città (*) Novigrad bandiera Croazia 4002 15.32% 77.59%
Dignano, città (*) Vodnjan bandiera Croazia 5651 19.93% 73.16%
Parenzo, città (*) Poreč bandiera Croazia 17460 06.42% 87.12%
Pinguente, città Buzet bandiera Croazia 6059 00.87% 96.63%
Pisino, città Pazin bandiera Croazia 9227 01.21% 97.56%
Pola, città (*) Pula bandiera Croazia 58594 04.87% 88.38%
Rovigno, città (*) Rovinj bandiera Croazia 14234 10.81% 81.85%
Umago, città (*) Umag bandiera Croazia 12901 20.70% 72.87%
Valle d'Istria (*) Bale bandiera Croazia 1047 22.54% 75.36%
Barbana d'Istria Barban bandiera Croazia 2802 00.39% 99.21%
Verteneglio (*) Brtonigla bandiera Croazia 1579 41.29% 52.83%
Cerreto Cerovlje bandiera Croazia 1745 00.46% 99.31%
Fasana (*) Fažana bandiera Croazia 3050 04.66% 90.75%
Gallignana Gračišće bandiera Croazia 1433 00.28% 99.16%
Grisignana (*) Grožnjan bandiera Croazia 785 66.11% 29.17%
Canfanaro Kanfanar bandiera Croazia 1457 01.51% 96.23%
Caroiba Karojba bandiera Croazia 1489 00.94% 97.99%
Castellier-Santa Domenica (*) Kaštelir-Labinci bandiera Croazia 1334 07.80% 88.23%
Chersano Kršan bandiera Croazia 3264 00.40% 94.49%
Lanischie Lanišće bandiera Croazia 398 00,00% 98.99%
Lisignano (*) Ližnjan bandiera Croazia 2945 08.05% 88.29%
Lupogliano Lupoglav bandiera Croazia 929 00.32% 98.82%
Marzana Marčana bandiera Croazia 3903 00.74% 97.72%
Medolino Medulin bandiera Croazia 6004 03.05% 89.77%
Montona (*) Motovun bandiera Croazia 983 15.46% 81.28%
Portole (*) Oprtalj bandiera Croazia 981 32.11% 65.04%
Pedena Pićan bandiera Croazia 1997 00.95% 98.05%
Arsia Raša bandiera Croazia 3535 02.63% 94.29%
Santa Domenica Sveta Nedelja bandiera Croazia 2909 01.51% 97.32%
San Lorenzo del Pasenatico Sveti Lovreč bandiera Croazia 1408 01.49% 96.38%
San Pietro in Selve Sveti Petar u Šumi bandiera Croazia 1011 00.30% 99.21%
Sanvincenti Svetvinčenat bandiera Croazia 2218 01.17% 97.16%
Antignana Tinjan bandiera Croazia 1770 00.79% 98.59%
Visignano (*) Višnjan bandiera Croazia 2187 08.78% 89.44%
Visinada (*) Vižinada bandiera Croazia 1137 08.36% 90.59%
Orsera (*) Vrsar bandiera Croazia 2703 02.96% 90.75%
Gimino Žminj bandiera Croazia 3447 01.28% 97.80%
Muggia Milje bandiera Italia 13208 94.80% 04.80%
San Dorligo della Valle (**) Dolina bandiera Italia 6025 29.20% 70.50%
Capodistria, città (**) Koper bandiera Slovenia 49206 02.20% 71,62%
Isola d'Istria (**) Izola bandiera Slovenia 14549 04.30% 69,13%
Pirano (**) Piran bandiera Slovenia 16758 07.00% 66,69%
Laurana Lovran bandiera Croazia 3987 01.71% 92.65%
Abbazia, città Opatija bandiera Croazia 12719 04.64% 93.81%
Val Santamarina Mošćenička Draga bandiera Croazia 1641 00.91% 95.67%

[modifica] Storia

[modifica] L'Istria preromana e romana

Il nome deriva dalla tribù degli Istri (o Histri), di probabile origine illirica, che Strabone menzionò come abitanti di questa regione[1]. Gli Istri diedero vita insieme ai Liburni, ai Giapidi, ai Carni e ad altri gruppi etnici di minore importanza, alla cultura dei castellieri. Massimo centro politico, economico ed artistico sviluppatosi nell'ambito di tale cultura fu la città di Nesactium, situata nei pressi di Pola. In epoca romana gli Istri vennero descritti come una tribù feroce di pirati protetta dalla difficoltà di navigazione lungo le loro coste rocciose. Occorsero ai romani due campagne militari per soggiogarli (177 a.C.). Augusto creò numerose colonie di legionari in Istria, allo scopo di proteggere i confini orientali dell' Italia romana dai barbari. Secondo lo storico Theodor Mommsen, l'Istria era completamente latinizzata nel V secolo.

[modifica] L'Alto Medioevo

Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, l'Istria venne saccheggiata dai Goti, quindi passò sotto il controllo di Bisanzio (538) e in questo periodo storico si sviluppò un dialetto del ladino parlato dagli abitanti della Istria settentrionale (nell'Istria meridionale si sviluppò l'Istrioto). Dopo una breve occupazione longobarda, l'Istria fu annessa al Regno Franco da Pipino d'Italia (789) venendo costituita in marca da Arnolfo di Carinzia (887-899). Nel 933, con la pace di Rialto, Venezia ottenne un primo riconoscimento del diritto di navigare e commerciare lungo le coste istriane. In questo periodo gruppi di italici e di slavi si trasferirono in Istria. I primi si stabilirono lungo la costa e in alcune zone interne dell'Istria occidentale, mentre i secondi nell'entroterra e su alcuni tratti del litorale adriatico orientale. Successivamente l'Istria fu controllata dai duchi di Merano, dal duca di Baviera (dal 952), dai duchi di Carinzia (dal 976) e dal patriarca di Aquileia (dal 1077).

[modifica] Periodo veneziano

Mappa dei domini veneziani. L'autore inspiegabilmente non segnala la contea asburgica di Pisino

La dedizione spontanea alla Serenissima della maggior parte dell'Istria iniziò nel XII secolo e poteva dirsi praticamente conclusa attorno alla metà del '300. Nel contempo, o subito dopo, gli Asburgo si impadronirono di Pisino e di alcuni territori dell'Istria interna (1374). La Repubblica di Venezia conservò l'Istria veneta fino alla scomparsa del suo Stato ad opera di Napoleone nel 1797.

È comunque da segnalare che mentre l'Istria costiera e l'entroterra istriano meridionale, dopo aspri scontri e numerosi assedi alle cittadine della zona, divenne veneziana verso la metà del XIV secolo, l'entroterra istriano centro-settentrionale fu feudo del Patriarca di Aquileia e del Conte di Gorizia (vassallo del Patriarca di Aquileia) fino al 1445. Successivanente a tale data, i territori del Patriarca di Aquileia (parte settentrionale dell'Istria interna) entrarono a far parte dello Stato veneto e lo rimasero fino al 1797. La contea di Pisino (parte centrale dell'Istria interna) restarono invece feudo del Conte di Gorizia fino al 1516, data in cui, per successione ereditaria, passarono a casa d'Austria. È infatti da ricordare che il conte di Gorizia, di etnia tedesca, era contemporaneamente vassallo del Patriarca di Aquileia e del sovrano del Sacro romano Impero. Tale situazione si protrasse fino ad epoca napoleonica.

Fra il XIV e il XVI secolo numerosi pastori romeni si rifugiarono in Istria durante le invasioni ottomane, e (mescolandosi con i discendenti dei locali ladini, secondo Antonio Ive[2]) formarono una popolazione di lingua istrorumena, tuttora presente a Seiane e nelle vallate intorno al Monte Maggiore dell'Istria.

Durante i primi secoli dell'epoca moderna, e in particolare nel Seicento, la regione fu devastata da guerre e pestilenze, perdendo gran parte della propria popolazione[3]. Per colmare il vuoto che si era creato, il governo della Serenissima ripopolò ampie zone dell'Istria con coloni di diverse etnie slave (oltre che con greci e albanesi)[4].

L'Istria assunse così la propria caratteristica composizione etnica, con la costa ed i centri urbani di lingua sia istroveneta che istriota e le campagne abitate prevalentemente da slavi e da altre popolazioni di origine balcanica.

[modifica] Periodo napoleonico

A seguito del trattato di Campoformio l'Istria assieme a tutto il territorio della Repubblica di Venezia fu ceduta agli Asburgo d'Austria. Dal 1805 al 1813 cadde sotto la dominazione francese ed i suoi destini furono decisi da Napoleone. Dal 1805 al 1808 fece parte del Regno d'Italia napoleonico ed in seguito fu inserita nelle Province Illiriche, direttamente annesse all'Impero francese.

[modifica] Periodo asburgico

Mappa etnografica dell'Istria e del Quarnero nel 1880.
Suddivisione linguistica dell'Istria e del Quarnero nel 1910.

██ italiano (veneto e istrioto)

██ croato

██ sloveno

██ istrorumeno

Nel 1814 l'Istria tornò sotto gli Asburgo. Nel 1825 venne costituita la provincia istriana unendo il territorio già veneziano al territorio già austriaco. Nell'ambito delle varie riforme costituzionali dell'Impero, nel 1861 venne creata la Dieta istriana, con sede a Parenzo.

Quando Venezia si ribellò nel 1848, in alcune cittadine della costa occidentale si ridestò un sentimento di appartenenza alla vecchia dominante, unito ad una nuova consapevolezza nazionale. La vigilanza delle autorità venne rafforzata, di conseguenza la situazione rimase relativamente calma.

L'Istria al tempo era abitata da italiani, croati, sloveni e gruppi minori di valacchi/istro-rumeni e serbi.

Secondo il censimento austriaco del 1910, su un totale di 404.309 abitanti dell'Istria, si ebbe la seguente ripartizione:

  • 168.116 (41.6%) parlavano serbo-croato[5] (dialetti kajkavo e ibridi štokavo-ciakavo) prevalentemente concentrati nella zona centrale della penisola e nella costa orientale;
  • 147.416 (36.5%) parlavano italiano (istroveneto e istrioto in massima parte) prevalentemente concentrati lungo la costa occidentale e in alcune cittadine dell'interno
  • 55.365 (13.7%) parlavano sloveno prevalentemente concentrati nella zona nord occidentale
  • 13.279 (3.3%) parlavano tedesco, prevalentemente concentrati nel comune di Pola
  • 882 (0.2%) parlavano romeno (istrorumeno)
  • 2.116 (0.5%) parlavano altre lingue
  • 17.135 (4.2%) erano cittadini stranieri a cui non era stato chiesto di dichiarare la lingua d'uso (in massima parte di nazionalità italiana).[6]

Questi dati si riferiscono al marchesato d'Istria, che comprendeva anche aree non appartenenti alla penisola - come le isole di Cherso e Lussino (la cui popolazione era nel complesso a leggera maggioranza croata, con prevalenza italiana a Lussinpiccolo, al tempo una delle più dinamiche cittadine dell'intera costa adriatica orientale) -, o località ai confini la cui appartenenza all'Istria non veniva da tutti accettata - come Castelnuovo d'Istria (abitata prevalentemente da sloveni). Per questa ragione i dati vennero criticati da storici e linguisti italiani come Matteo Bartoli. Altra critica che venne mossa al censimento del 1910 riguardò la nazionalità dei funzionari preposti ad effettuare le rilevazioni e che, essendo impiegati comunali avevano la possibilità di manipolare i risultati del censimento. [7]. Gli italiani e gli Slavi si accusarono mutualmente di falsificazioni.[8]. In senso generale, gli italiani erano maggioranza in tutta la fascia occidentale costiera e in quasi tutti i centri principali dell'interno, il che aveva causato in epoca moderna una serie di dicotomie collegate alla differenziazione etnica di base: gli italiani in genere erano cittadini, più ricchi e più istruiti e dominavano nelle classi intellettuali; sloveni e croati erano invece in genere contadini e più poveri e solo nel tardo XIX secolo iniziarono ad esprimere dal proprio interno un ceto intellettuale. Frequente fu quindi in età moderna il processo di italianizzazione collegato allo spostamento delle famiglie dalle campagne verso le città o collegato al miglioramento economico: si assiste quindi a quel singolare fenomeno per cui fra i maggiori irredentisti filoitaliani vi siano stati anche dei personaggi appartenenti a famiglie di ceppo slavo, italianizzatesi nel tempo.

Nel XIX secolo, con la nascita e lo sviluppo dei movimenti nazionali italiano, croato e sloveno, iniziarono i primi attriti fra gli italiani da una parte e gli slavi dall'altra. L'Istria era una delle terre reclamate dall'irredentismo italiano. Gli irredentisti sostenevano che il governo Austro-ungarico incoraggiava l'immigrazione di ulteriori slavi nella regione per contrastare il nazionalismo degli italiani.

Importante fu il trasferimento da Venezia a Pola, della principale base della Marina Austriaca. Tale decisione fu presa e seguito della insurrezione di Venezia nel 1848-49. In pochi anni Pola ebbe uno sviluppo tumultuoso, passando da poche centinaia di abitanti ai 30-40.000 di fine '800.

Notevoli furono i benefici sull'economia della penisola, che negli ultimi anni del dominio asburgico migliorò alquanto, grazie anche al turismo balneare proveniente dalle regioni dell'Impero.

Ripartizione degli italofoni nei comuni catastali istriani secondo il censimento del 1910

[modifica] Tra la prima e la seconda guerra mondiale: l'Istria in Italia

A seguito della vittoria italiana nella prima guerra mondiale con il trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919) e il trattato di Rapallo (1920) divenne parte del Regno d'Italia.

Il censimento del 1921 ribaltò i risultati della rilevazione austriaca del 1910, sia per quanto riguarda la Venezia Giulia nel suo insieme, che per l'Istria, indicando in regione una maggioranza di popolazione culturalmente italiana. Secondo le rilevazioni censuali di quell'anno la popolazione istriana appertenente al gruppo linguistico italiano risultava composta da ben 199.942 unità (58,2% del totale). Seguiva il gruppo serbo o croato, predominante secondo i dati del censimento anteriore, con 90.262 parlanti (26,3%), e quello sloveno con 47.489 (13,8%). Le restanti 5.708 unità (1,7%) vennero invece classificate come "altri"[9].

Anche questo censimento, come il precedente, fu oggetto di numerose critiche: molti istriani di lingua croata si definirono italiani e in alcune località (Briani, frazione di Fianona, Sanvincenti, ecc.) i dati ottenuti erano scarsamente rappresentativi della realtà linguistica dei rispettivi comuni. Nonostante queste critiche, durante la conferenza di pace, i dati di questo censimento vennero generalmente utilizzati, insieme a quelli del 1910, dai rappresentanti dei paesi partecipanti[10]. Carlo Schiffrer si sentì in dovere di rettificare i risultati del censimento del 1921 come si può evincere dalla cartina riprodrotta qui di seguito. Con le rettifiche dello Schiffrer l'etnia italiana in Istria continuava ad avere una predominanza numerica sui gruppi nazionali di origine slava, ma meno accentuata rispetto a quella risultante dai dati censuali del 1921.

Con l'avvento del fascismo (1922) si inaugurò una politica d'italianizzazione forzata, fu vietato l'insegnamento dello sloveno e del croato in tutte le scuole della regione e gran parte degli impieghi pubblici furono assegnati agli appartenenti al gruppo etnico italiano.

Durante la seconda guerra mondiale a causa dell'occupazione della Jugoslavia da parte delle potenze dell'Asse le relazioni fra italiani e slavi peggiorarono ulteriormente.

Dopo l'occupazione della Jugoslavia avvenuta nel 1941, si intensificarono gli atti di violenza contro gli sloveni e croati in Istria. La politica di bonifica etnica del confine - come venne definita nei documenti fascisti - avviata già nel decennio precedente, si affiancò alla repressione dell'antifascismo partigiano, con casi di rappresaglie, incendi di villaggi e internamenti della popolazione civile. Con la diffusione della resistenza partigiana slovena e croata nell'Istria (nel 1942, e soprattutto nel 1943), la repressione fascista, che prima della guerra era stata attuata perlopiù tramite una legislazione mirata a conculcare le culture slovena e croata, si tradusse in azioni squadriste dirette contro singoli oppositori, e in una repressione spietata che finì con l'omologarsi, anche nei metodi, a quella attuata nelle zone occupate della Jugoslavia.

Tali soprusi vennero denunciati da molti italiani antifascisti e dallo stesso prefetto Giuseppe Cocuzza che, in un promemoria del 2 settembre 1943 metteva in evidenza un diffuso senso di paura di vendetta che avrebbe potuto spingere successivamente le popolazioni slave ad infierire contro gli italiani dell'Istria.

A seguito degli avvenimenti dell'8 settembre del 1943 la comunità italiana restò in balia di tedeschi e della resistenza croata. Quest'ultima era più efficiente e preparata militarmente del movimento di liberazione sloveno che invece operava nella parte settentrionale della penisola. Buona parte della regione cadde, per un breve periodo, sotto il controllo dei partigiani slavi aderenti al movimento partigiano di Tito. In questo breve lasso di tempo si verificarono i primi episodi di violenza anti-italiana, che provocarono un numero non del tutto precisato di vittime (tra 250 a 500). Nella seconda metà del mese di settembre del '43 la regione fu occupata dai tedeschi che la incorporarono al cosiddetto Adriatisches Küstenland, sottraendola al controllo della Repubblica sociale italiana, senza comunque proclamare la sua formale annessione al Terzo Reich.

Nell'aprile e maggio del 1945 l'Istria fu occupata dall'armata jugoslava di Tito che l'aveva liberata dall'occupazione nazista, grazie allo sforzo congiunto della resistenza locale (sia slava che italiana) ma la politica di persecuzioni, vessazioni ed espropri messa in atto da Tito ai danni degli Italiani, culminata nel dramma delle Foibe, già sperimentata nel settembre del 1943, spinse la massima parte della popolazione locale di etnia italiana ad abbandonare l'Istria, dando vita ad un vero e proprio esodo.

[modifica] Il dopoguerra

Dopo la fine della seconda guerra mondiale con il trattato di Parigi (1947), l'Istria venne assegnata alla Jugoslavia che l'aveva occupata, con l'eccezione della parte nord occidentale, che formava la Zona B del Territorio libero di Trieste. La zona B rimase sotto amministrazione jugoslava e dopo la dissoluzione del Territorio Libero di Trieste nel 1954 (memorandum di Londra), fu di fatto incorporata alla Jugoslavia. Tale annessione fu ufficializzata col trattato di Osimo (1975).

Solo la cittadina di Muggia e il centro di San Dorligo della Valle facenti parte della Zone A, rimasero all’Italia.

[modifica] L'esodo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Massacri delle foibe, Esodo istriano e Questione triestina.
« Ricordo che nel 1946 io ed Edward Kardelj andammo in Istria a organizzare la propaganda anti-italiana. Si trattava di dimostrare alla commissione alleata che quelle terre erano jugoslave e non italiane: ci furono manifestazioni con striscioni e bandiere.

Ma non era vero?

Certo che non era vero. O meglio lo era solo in parte, perché in realtà gli italiani erano la maggioranza solo nei centri abitati e non nei villaggi. Ma bisognava indurre gli italiani ad andare via con pressioni d'ogni tipo. Così fu fatto »
(Milovan Gilas - Panorama, 21 luglio 1991)

Durante e subito dopo la seconda guerra mondiale un gran numero di italiani fu soppresso dai partigiani titini. Sulla quantificazione delle vittime (fra le 4.500 e le 17.000 secondo le stime più attendibili) vi sono tuttora aspri dibattiti. Va comunque ricordato che i sostenitori di Tito infierirono anche contro i propri oppositori politici sloveni e croati. Purtuttavia, sebbene queste uccisioni sommarie, precedute in alcuni casi da sevizie e maltrattamenti, fossero analoghe (sia numericamente che per metodi) a quelle perpetrate in altre zone occupate dall'armata di Tito, in Istria ebbero il chiaro intento di infondere il terrore nella popolazione italiana, inducendola a lasciare il territorio. Negli anni del dopoguerra il protrarsi della dura repressione da parte delle autorità comuniste jugoslave, provocò in tal modo la fuga della gran maggioranza degli Italiani autoctoni. Anche sul numero degli esodati non c'è accordo fra gli storici, ma si stima che circa il 90% degli appartenenti al gruppo etnico italiano abbia abbandonato definitivamente l'Istria. Maria Pasquinelli uccise il comandante della guarnigione britannica di Pola il 10 febbraio 1947 - giorno della firma del Trattato di Parigi - per protesta (secondo i suoi scritti diffusi allora dalla stampa mondiale) contro la cessione dell'Istria e della Dalmazia alla Jugoslavia.

A metà degli anni cinquanta, quando l’ultima ondata dell’esodo fu completata, l’Istria aveva perduto metà della sua popolazione e gran parte della sua identità sociale e culturale. Come in altri casi di pulizia etnica, eliminato il "problema italiano", le nuove autorità slave provvidero a cancellare anche la memoria della presenza italiana in Istria: i monumenti furono abbattuti, le tombe divelte dai cimiteri, la toponomastica cambiata. Le proprietà italiane vennero interamente confiscate ed assegnate agli slavi che vennero insediati nella regione ormai vuota dei suoi precedenti abitanti. Per commemorare questi drammatici eventi è stato istituito in Italia dal 2005 un Giorno del ricordo: il 10 febbraio (anniversario della ratifica del trattato di pace).

[modifica] L'Istria nella Jugoslavia socialista

Punta Camegnacco in Istria
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Esodo dei cantierini monfalconesi 1946 - 1948.

Dopo l'esodo, le aree rimaste disabitate furono ripopolate da croati e sloveni e, in minor numero, da popolazioni di altre nazionalità jugoslave, come serbi e montenegrini. Nel 1954, l'esodo era pressoché concluso e le persecuzioni più evidenti cessarono. Agli italiani rimasti furono assicurate dai trattati internazionali delle tutele, anche se molto spesso solo sulla carta. In alcune città dell'Istria - prevalentemente quelle della ex Zona B del Territorio Libero di Trieste, come previsto dal Memorandum di Londra del 1954 - gli jugoslavi dovettero conservare l'uso dell'italiano, il bilinguismo (sloveno-italiano o croato-italiano); la bandiera della comunità nazionale italiana (il tricolore italiano con la stella rossa al centro: la stessa bandiera utilizzata dai partigiani italiani filojugoslavi durante la guerra) dovette essere esposto sugli edifici pubblici e nelle cerimonie. Furono mantenuti periodici e una radiotelevisione in italiano, il tutto comunque strettamente asservito al volere del partito e destinato soprattutto a svolgere propaganda filojugoslava verso l'Italia; dovettero inoltre garantire agli italiani il diritto di ricevere l'istruzione elementare e media nella propria lingua, anche se la chiusura di decine di scuole italiane e il divieto di frequentarle che colpì molti allievi spesso impedì che tale diritto potesse trovare una attuazione pratica. In realtà, tutte le forme di tutela previste dalla costituzione e dalle leggi jugoslave furono spesso meramente formali, tanto che alcuni fra gli studiosi della minoranza affermano che durante il regime comunista vi fosse "una realtà revanscista che minacciava di sopprimerli"[11]. Parecchi cittadini di madrelingua italiana che decisero di restare in Istria dopo il 1947 furono sottoposti, dopo la rottura di Tito con Stalin nel 1948, a persecuzioni in quanto sospetti di essere "stalinisti". Alcuni furono internati nel famigerato gulag di Goli Otok. Tra i superstiti di questo campo concentramento va ricordato il noto poeta in istrioto Ligio Zanini.

[modifica] L'Istria oggi

Dopo la disintegrazione della Jugoslavia, la Slovenia indipendente confermò le medesime garanzie, sia pure rifiutandosi di firmare un accordo internazionale con l'Italia relativo alla tutela delle minoranze, già definito in una serie di incontri bilaterali.

In Croazia, a causa della recrudescenza del nazionalismo fomentato dal partito nazionalista Unione Democratica Croata (HDZ) di Franjo Tuđman, vi furono numerosi tentativi di limitare i diritti degli italiani e le specificità dell'Istria. Gli istriani di ogni etnia reagirono fondando la Dieta Democratica Istriana, un partito multietnico che si batté con successo per l'autonomia dell'Istria nell'ambito della Croazia.

In alcuni centri abitati delle due Repubbliche di Slovenia e di Croazia, le stesse autorità locali hanno da tempo messo a disposizione dell'Unione degli Italiani locali e spazi in cui riunire i propri iscritti.

Attualmente sono numerose in Istria le sedi delle "Comunità degli Italiani". Le principali si trovano a:

Muggia, l'unica città istriana rimasta all'Italia dopo il Trattato di Pace del 1947
  • Buie (Croazia [1])
  • Capodistria (Slovenia [2])
  • Dignano (Croazia [3])
  • Grisignana (Croazia [4])
  • Isola (Slovenia [5])
  • Parenzo (Croazia [6])
  • Pirano (Slovenia [7])
  • Pola (Croazia [8])
  • Rovigno (Croazia [9])
  • Umago (Croazia [10])

Incomprensioni e problemi sussistono ancor oggi, sia pure meno gravi che in passato: si ricordano comunque le denunce da parte dell'Unione degli Italiani di alcuni episodi di intimidazione nei confronti del gruppo etnico italiano[12].

Attualmente resta una sola cittadina di una certa importanza nell'Istria slovena o croata con una maggioranza italiana: Grisignana (Groznjan) in Croazia, dove oltre i 2/3 dei cittadini parlano ancora il dialetto istroveneto e nel censimento del 2001 oltre il 53% si è dichiarato "di madrelingua italiana".

Dopo il 1947 sono rimaste in Italia solo due cittadine: Muggia, affacciata sul mare a sud di Trieste, a maggioranza italiana, e San Dorligo della Valle, a pochi chilometri di distanza dalla prima ma situata più all'interno, a maggioranza slovena.

[modifica] Etnie

Distribuzione per comuni degli italiani madrelingua nella Regione Istriana (Croazia) (2001).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Regione istriana e Lingua italiana.

Come accade in molte regioni di confine, i concetti di etnia e di nazionalità mostrano i loro limiti anche quando vengono applicati alla regione giuliana (comprendente Trieste, Gorizia, Istria e Fiume). Spesso si usano i termini Italiano, Croato, Sloveno ed Istrorumeno per descrivere l'appartenenza etnica degli Istriani. Nella realtà questi aggettivi sono molto sfumati e sono spesso solo dei sentimenti di appartenenza, che possono esistere anche in assenza degli attributi linguistici, culturali e storici. Talvolta sono il risultato di una scelta personale: per fare un esempio il celebre irredentista triestino Guglielmo Oberdan, era di famiglia mista italo-slovena e si chiamava Oberdank, mentre l'altrettanto noto scrittore-patriota Scipio Slataper, volontario nell'esercito italiano durante la Prima guerra mondiale, era, in parte, di origine boema. Si riscontrano molti casi di famiglie che si sono spezzate in rami italiani e slavi (anche a livello di fratelli e cugini) a seconda delle vicende personali.

Nel contesto istriano, il termine italiano può riguardare sia un discendente di quegli italiani trasferitisi durante la sovranità italiana, sia un autoctono di lingua veneta o di lingua istriota. In quest'ultimo gruppo a volte potevano essere inclusi anche i discendenti delle popolazioni slave residenti nelle zone rurali che adottarono la lingua e la cultura della borghesia italiana, quando, dalla campagna, si trasferirono nelle città a maggioranza italiana.

Discorsi analoghi possono essere fatti per gli slavi, le cui origini sono ancora più variegate.

Ignorando questa situazione, le diverse potenze nazionali hanno sempre censito gli istriani solo in base alla parlata.

Andando incontro alla vera natura dell'Istria, molti istriani tendono oggi a considerarsi semplicemente istriani, senza nessun altro ulteriore sentimento nazionale.

Nell'intero territorio istriano è oggi presente un notevole movimento particolarista e autonomista che si è espresso in vari modi, ma ha avuto una configurazione politica soltanto nell'Istria croata, dove il partito regionalista della Dieta Democratica Istriana ha conquistato l'egemonia nella politica locale.

[modifica] Lingue e dialetti

Gli italiani d'Istria parlano generalmente, oltre l'italiano (che oggigiorno gode di una particolare tutela sia nell'Istria slovena che in parte di quella croata), anche due distinti idiomi autoctoni di origine romanza: l'istroveneto e l'istrioto. Il primo è considerato un dialetto, o una varietà, del veneto, mentre il secondo è un'evoluzione autonoma del latino volgare con forti influenze venete e, in minor misura, dalmate e slave. Entrambe le parlate si iniziarono con ogni probabilità a formare ancor prima della dominazione veneziana. Romanzo è anche l'istrorumeno utilizzato da un esiguo numero di Istriani.

Gli Istriani sloveni e croati parlano le rispettive lingue nazionali. Fra questi ultimi è prevalentemente usato il dialetto čakavo e in minor misura lo štokavo e il kajkavo. Nella parte slovena dell'Istria prevale il dialetto istriano, seguito da quello carniolino centrale e il cicio, oggi quasi completemente estinto. Va inoltre evidenziato che le parlate delle città costiere (Capodistria, Isola, Pirano) sono completemente differenti dai dialetti rurali, in quanto sviluppate nel secondo dopoguerra con la fusione di vari dialetti portati dagli immigrati che sostiturono l'originaria popolazione italiana.

[modifica] Istrorumeni

Aree istrorumene in Istria (nel 1810, linea verde: aree popolate per transumanza; nel 1920, linea tratteggiata verde: aree di insediamento stabile)

In Istria sopravvive una piccola comunità di 300-1500 persone[13] parlanti la lingua istrorumena, i Ciribiri a Valdarsa nella piana dell'Arsa e i Cici a Seiane (Ciceria) (oggi presenti anche nelle città istriane, come Albona e Pola), discendenti dei pastori valacchi o arumeni, un tempo molto più numerosi, probabilmente insediatisi in questi territori nel XV o XVI secolo (benché la prima menzione dei valacchi in Istria risalga al XII secolo). Ervino Curtis scrive a proposito:

« le documentazioni, ora molto precise, attestano una molteplicità di insediamenti di popolazioni che vengono denominate morlacche, valacche ed uscocche durante il XVI secolo in quasi tutte le località interne dell'Istria con particolare densità nelle zone di Seiane e Mune e nella zona sotto il Monte Maggiore a Valdarsa »
(da: La lingua, la storia, la tradizione degli istroromeni di Ervino Curtis.)

Al giorno d'oggi, la loro lingua e cultura e la loro stessa identità etnica sono a serissimo rischio d'estinzione a causa del secolare processo di assimilazione all'etnia croata e slovena (processo di slavizzazione, solo in parte naturale), ma anche a causa dello scarso interesse e della mancanza di tutela di questo popolo di lingua neolatina da parte delle istituzioni croate.

Nel 1921 Andrea Glavina, un politico e scrittore soprannominato l'apostolo degli istrorumeni, ottenne dal Regno d'Italia la creazione della prima scuola in lingua istrorumena e dell'unico comune istrorumeno, Valdarsa. Nel 1947 quando la quasi totalità dell'Istria passò dall'Italia alla Iugoslavia, la dittatura di Tito annullò tali concessioni.

[modifica] Informazioni generali

[modifica] Istria italiana

[modifica] Comune di San Dorligo della Valle/Dolina

  • Numero di abitanti: 6.025 (Anagrafe Comunale 31.12.2004)
  • Lingua ufficiale: italiana (secondo lo statuto nell'attività del Comune è garantita pari dignità sociale alla lingua slovena)
  • Gruppi linguistici d'appartenenza: 4.009 sloveni (70,5%), 1.659 italiani (29,2%), 15 altri (0,3%) (censimento 1971, popolazione 5.683)
  • Valuta: l'Euro

[modifica] Comune di Muggia

  • Numero di abitanti: 13.208 (Anagrafe Comunale 31.12.2004)
  • Lingua ufficiale: italiana
  • Gruppi linguistici d'appartenenza: 12.424 italiani (94,8%), 623 sloveni (4,8%), 57 altri (0,4%) (censimento 1971, popolazione 13.104)
  • Valuta: l'Euro

[modifica] Istria croata

[modifica] Regione Istriana

  • Posizione: la Regione Istriana è la contea più ad ovest della Croazia.
  • Superficie: 2.820 km²
  • Numero di abitanti: 206.344 (censimento 2001)
  • Fiumi: Dragogna (Dragonja), Quieto (Mirna), e Arsa (Raša)
  • Centro amministrativo: Pisino (Pazin), 9.000 abitanti
  • Centro economico: Pola (Pula), 59.000 abitanti
  • Lingue ufficiali: croata, italiana
  • Lingue materne: 183.636 croata (89,00%), 15.867 italiana (7,71%), 1.894 slovena (0,92%), 1.877 albanese (0,91%), 655 sconosciuta (-) (censimento 2001)
  • Composizione etnica: 148.328 croati (71,88%), 14.284 italiani (6,92%), 6.613 serbi (3,20%), 3.077 bosniaci (1,49%); 8.865 istriani (4,30%), 13.113 non dichiarati (6,35%) (censimento 2001)
  • Valuta: la kuna croata (kn).

[modifica] Regione litoraneo-montana (parte istriana)

  • Divisione amministrativa: comuni di Abbazia (Opatija), Laurana (Lovran), Mattuglie (Matulji), e Val Santamarina (Mošćenička Draga)
  • Superficie: 310 km²
  • Numero di abitanti: 28.891 (censimento 2001)
  • Lingua ufficiale: croata
  • Lingue materne: 27.440 croata (95,29%), 554 slovena (1,93%), 278 italiana (0,97%), 125 sconosciuta (-) (censimento 2001)
  • Composizione etnica: 25.398 croati (88,33%), 657 serbi (2,28%), 556 sloveni (1,93%), 287 italiani (1,00%), 1.032 non dichiarati (3,59%) (censimento 2001)
  • Valuta: la kuna croata (kn).

[modifica] Istria slovena

  • Divisione amministrativa: comuni di Capodistria (Koper), Isola d'Istria (Izola) e Pirano (Piran)
  • Superficie: 384 km²
  • Numero di abitanti: 78.846 (censimento 2002)
  • Fiumi: Risano (Rižana), Ospo (Osapska reka)
  • Lingue ufficiali: slovena, italiana (in una parte delle zone costiere)
  • Lingue materne: 56.482 slovena (75,13%), 13.579 croata (18,08%), 2.853 italiana (3,80%), 3.669 sconosciuta (-)
  • Composizione etnica: sloveni (68,4%), croati (4,8%), serbi (3,4%), bosniaci (2,5%), italiani (2,3%), istriani (1,5%), albanesi (0,6%), altri (18,0%) (censimento 2002)
  • Valuta: dal 2007 è l'Euro, in precedenza era il tallero sloveno (tolar)

[modifica] Istriani celebri

Fra gli istriani celebri di ogni nazionalità (inclusi gli esuli) si ricordano:

[modifica] Note

  1. ^ Strabone scrive: «Dopo il Timavo c'è la costa degli Istri fino a Pola, che fa parte dell'Italia» e ancora: «Sono pertanto i Veneti e gli Istri che popolano la regione oltre il Po fino a Pola». Citazioni tratte da: Strabone, Geografia (ΓΕΩΓΡΑΦΙΚΑ), libro V, 1.9
  2. ^ Antonio Ive, I dialetti ladino-veneti dell'Istria
  3. ^ Sotto il profilo demografico catastrofica fu l'epidemia del 1630 che decimò la popolazione istriana, (A Parenzo ad esempio, sopravvissero solo trenta residenti, mentre Capodistria perse circa i due terzi dei propri abitanti). Cfr. a tale proposito: Raoul Pupo, Il lungo esodo (pag. 15), Milano, Rizzoli, 2005, ISBN 88-17-00562-2
  4. ^ Raoul Pupo, Il lungo esodo (pag. 15), Milano, Rizzoli, 2005, ISBN 88-17-00562-2
  5. ^ I censimenti austriaci non facevano distinzione fra croato e serbo
  6. ^ La fonte: I censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936 di Guerrino Perselli
  7. ^ Perciò nei comuni con amministrazione italiana (circa 70% dei comuni istriani vedi:Istria. Storia, cultura, arte di Dario Alberi, 2a ed., Trieste 2001, p. 103), il numero degli italiani poteva essere sopravvalutato, così come nei comuni con amministrazione slava (30% dei comuni istriani), lo poteva essere quello degli sloveni o dei croati (vedi: Irredentismo adriatico di Angelo Vivante, Firenze 1912, p. 158-164; Autour de Trieste di Carlo Schiffrer, 1946, p. 16-17)
  8. ^ Secondo lo storico sloveno Darko Darovec si giunse in Istria a una serie di vertenze legate alle manipolazioni politiche da parte italiana (cit. tratta da: Rassegna di storia istriana di Darko Darovec, Biblioteca Annales, Koper/Capodistria, 1993, versione online: http://razor.arnes.si/~mkralj/istra-history/i-index.html). Secondo un altro storico sloveno, Bogdan C. Novak, invece, gli scrittori italiani accusarono a loro volta le autorità austriache di aver favorito gli slavi nel censimento del 1910, servendosi di impiegati slavi per raccogliere i dati nelle zone rurali. Soprattutto nell'Istria questi funzionari registrarono come croati molti italiani che avevano nomi slavi (...) gli scrittori italiani sostennero perciò che erano più vicini alla realtà i censimenti austriaci anteriori dai quali risultava una più alta percentuale di italiani. Quest'affermazione fu confermata dal censimento italiano del 1921, dal quale risultò un rapporto fra italiani e slavi corrispondente a quello delle precedenti statistiche austriache (cit. tratta da: Trieste, 1941-1954, la lotta politica, etnica e ideologica di Bogdan C. Novak, pag.22 Milano 1973, traduz. italiana da: Trieste, 1941-1954. The ethnic, political and ideological struggle, di Bogdan C. Novak, Chicago-London 1970). Al di fuori della regione istriana ci furono alcuni tentativi anche da parte italiana di alterazione di dati: il caso più noto fu quello di Trieste, punito con il massimo rigore dalle autorità austriache che fecero ripetere, sempre nel 1910, le rilevazioni censuali (ibid. pag.22).
  9. ^ Cfr. Guerrino Perselli, I censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936, Trieste-Rovigno, Unione Italiana-Università Popolare di Trieste, 1993, p. 469
  10. ^ Come si verificò poi alla conferenza per la pace dopo la seconda guerra mondiale, normalmente venivano prese in considerazione soltanto le statistiche austriache del 1910, che denunciarono una maggioranza slava, e il censimento italiano del 1921, che confermava le speranze degli italiani circa una loro superiorità numerica (cit. tratta da: Trieste, 1941-1954, la lotta politica, etnica e ideologica di Bogdan C. Novak, pag.21 Milano 1973, traduz. italiana da: Trieste, 1941-1954. The ethnic, political and ideological struggle, di Bogdan C. Novak, Chicago-London 1970). Secondo Jean-Baptiste Duroselle il confine jugoslavo tracciato nel 1947 era basato sui dati del censimento austriaco (vedi: Le conflit de Trieste 1943-1954 di Jean-Baptiste Duroselle, Bruxelles, 1966, pag.229). In realtà non venne tenuto conto neppure del censimento del 1910 perché come ebbe a rilevare lo storico istriano Diego De Castro (Il problema di Trieste, Genesi e sviluppi della questione giuliana in relazione agli avvenimenti internazionali, 1943-1952, Bologna, 1953) la Jugoslavia incorporò nel 1947 territori da sempre etnicamente italiani
  11. ^ F.Radin-G.Radossi (cur.), La comunità rimasta, Garmond, Pola-Rovigno-Fiume-Trieste 2001, p.11
  12. ^ In merito si veda G.Rumici, Fratelli d'Istria. 1945-2000: italiani divisi, Mursia 2001
  13. ^ Le fonti: UNESCO Red Book on Endangered Languages; Atlante linguistico istrorumeno di Goran Filipi; Descrierea istroromânei actuale di August Kovačec.

[modifica] Bibliografia

  • Dario Alberi, Istria - Storia, arte, cultura, Lint Editoriale, Trieste, edizione italiana ISBN 88-8190-158-7
  • Fabio Amodeo, Nives Millin, TuttoIstria, Lint Editoriale, Trieste, edizione italiana ISBN 88-8190-038-6
  • D'Alessio, Vanni. Il cuore conteso. Il nazionalismo in una comunità multietnica nell'Istria asburgica. Filema Edizioni, Napoli 2003
  • Antolini, Nicola. Slavi e Latini in Istria tra cinquecento e novecento: origini storiche e problemi del contesto multietnico istriano. Storicamente. n. 2, 2006 [11]
  • Bacicchi, Silvano; Gombač, Boris M.; Mattiussi, Dario. La deportazione dei civili sloveni e croati nei campi di concentramento italiani: 1942-1943: i campi del confine orientale, Centro Isontino di Ricerca e Documentazione Storica e Sociale "L. Gasparini", Gradisca d'Isonzo 2004
  • Bartoli, Matteo. Le parlate italiane della Venezia Giulia e della Dalmazia. Tipografia italo-orientale. Grottaferrata 1919.
  • Benussi, Bernardo. L' Istria nei suoi due millenni di storia. Treves-Zanichelli. Trieste 1924.
  • Brignioli, Pietro. Santa messa per i miei fucilati. Le spietate rappresaglie italiane contro i partigiani in Croazia dal diario di un cappellano. Longanesi, Milano 1973.
  • Curtis, Ervino. La lingua, la storia, le tradizioni degli istroromeni. Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie. Strasburgo, novembre 1992, pp. 6-13.
  • Čermelj, Lavo. Sloveni e Croati in Italia tra le due guerre. Editoriale Stampa Triestina, Trieste, 1974.
  • Darovec, Darko. A Brief History of Istra. Archivio del Litorale Adriatico/ALA Publications, Yanchep, Western Australia 1998
  • De Franceschi, Carlo. L'Istria. Arnaldo Forni Editore. Parenzo 1879.
  • Ferenc, Tone. La legge inflessibile di Roma: il fascismo e la lotta di liberazione degli sloveni nella Venezia Giulia 1941-1943: documenti (ed. bilingue italo-slovena). DPZ NOB, Lubiana 2004.
  • Ive, Antonio. I dialetti ladino-veneti dell'Istria. Strasburgo 1900.
  • Kovačec, August. Descrierea istroromânei actuale. Bucureşti 1971.
  • Novak, Bogdan C. Trieste, 1941-1954, la lotta politica, etnica e ideologica, Milano 1973 (traduz. italiana da: Trieste, 1941-1954. The ethnic, political and ideological struggle, Chicago-London 1970).
  • Perselli, Guerrino. I censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936. Centro di ricerche storiche - Rovigno, Trieste - Rovigno 1993.
  • Pirjevec, Jože; Kacin-Wohinz, Milica. Storia degli sloveni in Italia, 1866-1998. Marsilio, Venezia 1998.
  • Petacco, Arrigo. L'esodo, la tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, Mondadori, Milano, 1999.
  • Pupo, Raoul; Spazzali, Roberto. Foibe. Bruno Mondadori, Milano 2003.
  • Seton-Watson, "Italy from Liberalism to Fascism, 1870-1925", John Murray Publishers, Londra 1967.
  • Vignoli, Giulio. I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica Italiana, Giuffrè, Milano, 1995.
  • Vignoli, Giulio. Gli Italiani dimenticati, Giuffrè, Milano, 2000.
  • Tomaz, Luigi. Il confine d'Italia in Istria e Dalmazia. Duemila anni di storia, Presentazione di Arnaldo Mauri, Think ADV, Conselve 2007.

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