Istria
Coordinate: 45°15′40″N 13°54′16″E / 45.26111°N 13.90444°E
| Istria | |||||
|---|---|---|---|---|---|
| (SL, HR) Istra (IT) Istria |
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| Stati | |||||
| Regioni amministrative | Litorale-Carso |
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| Lingue | croato, sloveno, italiano | ||||
| Fusi orari | UTC+1 | ||||
| Nome abitanti | istriani | ||||
L'Istria (in croato, sloveno ed in serbo Istra; in istrioto Eîstria; in tedesco Istrien; in greco Ἰστρία; in veneto Ístria) è una grande penisola nel mare Adriatico (superficie: circa 3.600 km²). Il nome deriverebbe dall'antico popolo degli Istri o dal latino Hister, cioè Danubio, a indicarla come regione del confine danubiano. Secondo le convenzioni geografiche l'Istria rientra nella regione geografica italiana.
La maggior parte dell'Istria appartiene alla Croazia. Una piccola parte, che comprende le città costiere di Isola d'Istria (Izola), Portorose (Portorož), Pirano (Piran) e Capodistria (Koper), rientra invece nel territorio della Slovenia. Una parte minima della penisola (limitata all'incirca ai territori del comune di Muggia e di San Dorligo della Valle/Dolina) si trova in territorio italiano.
La costa occidentale dell'Istria è lunga 242,5 km e con le isole 327,5 km. La costa orientale è lunga 202,6 km e con gli isolotti raggiunge i 212,4 km. La lunghezza totale della costa è 445,1 km (la costa frastagliata è lunga il doppio della rete stradale). La costa dell'Istria slovena è lunga circa 50 km.
L'Istria è legata per motivi storici, geografici e culturali al Friuli-Venezia Giulia e al Veneto. Le due regioni italiane prevedono dei capitolati di spesa nei propri bilanci, a sostegno della minoranza italiana e per il mantenimento delle memorie storiche istro-venete.
Geografia fisica [modifica]
Territorio [modifica]
L'Istria è povera di corsi d'acqua superficiali, essendo una regione prevalentemente carsica. I fiumi principali sono il Rosandra, il Risano, il Dragogna, il Quieto, sfocianti a ovest; l'Arsa, sfociante a est.
Clima [modifica]
Storia [modifica]
L'Istria preromana e romana [modifica]
| Per approfondire, vedi Illiri e Illyricum. |
Il nome deriva dalla tribù degli Istri (o Histri), di probabile origine illirica, che Strabone menzionò come abitanti di questa regione[1]. Gli Istri diedero vita insieme ai Liburni, ai Giapidi, ai Carni e ad altri gruppi etnici di minore importanza, alla cultura dei castellieri. Massimo centro politico, economico ed artistico sviluppatosi nell'ambito di tale cultura fu la città di Nesazio, situata nei pressi di Pola. In epoca romana gli Istri vennero descritti come una tribù feroce di pirati protetta dalla difficoltà di navigazione lungo le loro coste rocciose. Occorsero ai romani due campagne militari per soggiogarli (177 a.C.). Augusto creò numerose colonie di legionari in Istria, allo scopo di proteggere i confini orientali dell'Italia romana dai barbari. Secondo lo storico Theodor Mommsen, l'Istria era completamente latinizzata nel V secolo.
L'Alto Medioevo [modifica]
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, l'Istria venne saccheggiata dai Goti, quindi passò sotto il controllo di Bisanzio (538) e in questo periodo storico si sviluppò un dialetto del ladino parlato dagli abitanti della Istria settentrionale (nell'Istria meridionale si sviluppò l'Istrioto). Dopo una breve occupazione longobarda, l'Istria fu annessa al Regno Franco da Pipino d'Italia (789) venendo costituita in marca da Arnolfo di Carinzia (887-899). Risalgono a questo periodo le prime testimonianze sulla presenza di popolazioni slave nella regione istriana (Placito del Risano).
Nel 933, con la pace di Rialto, Venezia ottenne un primo riconoscimento del diritto di navigare e commerciare lungo le coste istriane. In questo periodo gruppi di italici e di slavi si trasferirono in Istria. I primi si stabilirono lungo la costa e in alcune zone interne dell'Istria occidentale, mentre i secondi nell'entroterra e su alcuni tratti del litorale adriatico orientale. Successivamente l'Istria fu controllata dai duchi di Merano, dal duca di Baviera (dal 952), dai duchi di Carinzia (dal 976) e dal patriarca di Aquileia (dal 1077).
Periodo veneziano [modifica]
La dedizione spontanea alla Serenissima della maggior parte dell'Istria occidentale e meridionale iniziò nel XII secolo e poteva dirsi praticamente conclusa attorno alla metà del Trecento. Nel 1335 gli Asburgo acquisirono il possesso della Carinzia e della Carniola, venendo così in contatto con i territori dei conti di Gorizia. Uno di essi - Alberto IV, conte d'Istria - oberato dai debiti e senza figli, nel 1354 stipulò un accordo con gli Asburgo, cedendo loro tutti i diritti sui suoi possedimenti alla sua morte (che avvenne nel 1374) in cambio del pagamento di tutte le sue pendenze. A partire dl 1374 gli Asburgo dominarono quindi una parte dell'Istria interna, ingrandendola poi con successive acquisizioni. Tale dominio rimarrà ininterrotto fino al 1918, con l'eccezione del periodo delle guerre veneto-arciducali e della parentesi napoleonica. La Repubblica di Venezia conservò l'Istria veneta fino alla scomparsa del suo Stato ad opera di Napoleone nel 1797.
Mentre l'Istria costiera e l'entroterra istriano meridionale, dopo aspri scontri e numerosi assedi alle cittadine della zona, divenne veneziana verso la metà del XIV secolo, l'entroterra istriano centro-settentrionale fu feudo del Patriarca di Aquileia e del Conte di Gorizia (vassallo del Patriarca di Aquileia) fino al 1445.
Successivanente a tale data, i territori del Patriarca di Aquileia (parte settentrionale dell'Istria interna) entrarono a far parte dello Stato veneto e lo rimasero fino al 1797. La massima estensione della sovranità veneziana sulla penisola istriana fu raggiunta in seguito all’esito del lodo arbitrale di Trento del 1535, quando Venezia ottenne anche una parte del territorio della villa di Zamasco nei pressi di Montona. Da quel momento, Venezia conservò la sovranità su buona parte dell’Istria fino alla scomparsa del suo Stato ad opera di Napoleone nel 1797. La Casa di Asburgo mantenne invece la sovranità sulle località nord-orientali intorno a Castelnuovo e quelle centro-orientali (Contea di Pisino).[3] La contea di Pisino (parte centrale dell'Istria interna) restò invece feudo del Conte di Gorizia fino al 1516, data in cui, per successione ereditaria, passò alla casa d'Austria. Il conte di Gorizia, di etnia tedesca, era contemporaneamente vassallo del Patriarca di Aquileia e del sovrano del Sacro Romano Impero.
Tale situazione si protrasse fino ad epoca napoleonica. Fra il XIV e il XVI secolo numerosi pastori romeni si rifugiarono in Istria durante le invasioni ottomane, e (mescolandosi con i discendenti dei locali ladini, secondo Antonio Ive[4]) formarono una popolazione di lingua istrorumena, tuttora presente a Seiane e nelle vallate intorno al Monte Maggiore dell'Istria. Durante i primi secoli dell'epoca moderna, e in particolare nel Seicento, la regione fu devastata da guerre e pestilenze, perdendo gran parte della propria popolazione[5]. Per colmare il vuoto che si era creato, il governo della Serenissima ripopolò ampie zone dell'Istria veneta con coloni di diverse etnie slave (oltre che con greci e albanesi)[6]. L'Istria assunse così la propria caratteristica composizione etnica, con la costa ed i centri urbani di lingua sia istroveneta che istriota e le campagne abitate prevalentemente da slavi e da altre popolazioni di origine balcanica.
Periodo napoleonico [modifica]
A seguito del trattato di Campoformio l'Istria assieme a tutto il territorio della Repubblica di Venezia fu ceduta agli Asburgo d'Austria. Dal 1805 al 1813 cadde sotto la dominazione francese ed i suoi destini furono decisi da Napoleone. Dal 1805 al 1808 fece parte del Regno d'Italia napoleonico ed in seguito fu inserita nelle Province Illiriche, direttamente annesse all'Impero francese.
Periodo asburgico [modifica]
██ italiano (veneto e istrioto)
██ croato
██ sloveno
██ istrorumeno
Nel 1814 l'Istria tornò sotto gli Asburgo. Nel 1825 venne costituita la provincia istriana unendo il territorio già veneziano al territorio già austriaco, con l'aggiunta delle isole quarnerine di Cherso, Lussino e Veglia. Nell'ambito delle varie riforme costituzionali dell'Impero, nel 1861 venne creata la Dieta istriana, con sede a Parenzo.
Quando Venezia si ribellò nel 1848, in alcune cittadine della costa occidentale si ridestò un sentimento di appartenenza alla vecchia dominante, unito ad una nuova consapevolezza nazionale. La vigilanza delle autorità venne rafforzata, di conseguenza la situazione rimase relativamente calma.
Importante fu il trasferimento da Venezia a Pola, della principale base della Marina imperiale. Tale decisione fu presa e seguito della insurrezione di Venezia nel 1848-49. In pochi anni Pola ebbe uno sviluppo tumultuoso, passando da poche centinaia di abitanti ai 30-40.000 di fine '800. L'Istria al tempo era abitata da italiani, croati, sloveni e gruppi minori di valacchi/istro-rumeni e serbi. Con la delibera del 12 novembre 1866, del consiglio dei ministri austro-ungarico, su pressione dell'Imperatore Francesco Giuseppe, iniziò una politica di deitalianizzazione dell'Istria, "con energia e senza indugio alcuno", favorendo l'elemento slavo, reputato più malleabile.[7]. Secondo il censimento austriaco del 1910, su un totale di 404.309 abitanti dell'Istria, si ebbe la seguente ripartizione:
- 168.116 (41.6%) parlavano serbo-croato[8] (dialetti kajkavo e ibridi štokavo-ciakavo) prevalentemente concentrati nella zona centrale della penisola e nella costa orientale;
- 147.416 (36.5%) parlavano italiano (istroveneto e istrioto in massima parte) prevalentemente concentrati lungo la costa occidentale e in alcune cittadine dell'interno
- 55.365 (13.7%) parlavano sloveno prevalentemente concentrati nella zona rurale nord occidentale
- 13.279 (3.3%) parlavano tedesco, prevalentemente concentrati nel comune di Pola
- 882 (0.2%) parlavano romeno (istrorumeno)
- 2.116 (0.5%) parlavano altre lingue
- 17.135 (4.2%) erano cittadini stranieri a cui non era stato chiesto di dichiarare la lingua d'uso (in massima parte di nazionalità italiana).[9]
Più specificamente, ecco la suddivisione per comune dell'intera provincia istriana nel 1910, con le rilevazioni della lingua d'uso:
| Comune | Nome croato/sloveno | Lingua d'uso italiana | Lingua d'uso slovena | Lingua d'uso serbo-croata | Lingua d'uso tedesca | Altre lingue e stranieri | Attuale appartenenza statale |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Rovigno | Rovinj | 10859 | 63 | 57 | 320 | 1024 | |
| Capodistria | Koper | 9840 | 2278 | 154 | 74 | 464 | |
| Decani | Dekani | 9 | 6231 | 0 | 0 | 11 | |
| San Dorligo della Valle | Dolina | 1 | 5198 | 1 | 4 | 57 | |
| Maresego | Marezige | 0 | 3126 | 0 | 0 | 2 | |
| Muggia | Milje | 8671 | 2299 | 4 | 38 | 566 | |
| Occisla-San Pietro di Madrasso | Očisla-Klanec | 4 | 2682 | 0 | 6 | 3 | |
| Paugnano | Pomjan | 719 | 3624 | 0 | 0 | 1 | |
| Pinguente | Buzet | 658 | 2105 | 14164 | 7 | 23 | |
| Rozzo | Roč | 216 | 46 | 3130 | 8 | 14 | |
| Isola | Izola | 6215 | 2097 | 2 | 34 | 113 | |
| Pirano | Piran | 12173 | 2209 | 118 | 161 | 549 | |
| Cherso | Cres | 2296 | 97 | 5708 | 4 | 148 | |
| Lussingrande | Veli Lošinj | 873 | 6 | 1169 | 130 | 285 | |
| Lussinpiccolo | Mali Lošinj | 5023 | 80 | 2579 | 288 | 420 | |
| Ossero | Osor | 1692 | 5 | 541 | 0 | 7 | |
| Albona | Labin | 1767 | 151 | 9998 | 39 | 73 | |
| Fianona | Plomin | 629 | 15 | 4141 | 1 | 897 | |
| Antignana | Tinjan | 84 | 16 | 4100 | 4 | 2 | |
| Bogliuno | Boljun | 18 | 14 | 3221 | 4 | 4 | |
| Gimino | Žminj | 156 | 34 | 5498 | 0 | 25 | |
| Pisino | Pazin | 1378 | 58 | 15966 | 44 | 181 | |
| Buie | Buje | 6520 | 61 | 518 | 9 | 73 | |
| Cittanova | Novigrad | 2086 | 0 | 0 | 0 | 189 | |
| Grisignana | Grožnjan | 2903 | 32 | 1064 | 0 | 29 | |
| Umago | Umag | 5609 | 8 | 321 | 4 | 150 | |
| Verteneglio | Brtonigla | 2610 | 2 | 1 | 1 | 37 | |
| Montona | Motovun | 2052 | 1042 | 3147 | 14 | 21 | |
| Portole | Oprtalj | 3817 | 784 | 1182 | 0 | 7 | |
| Visignano | Višnjan | 2421 | 5 | 2566 | 0 | 97 | |
| Visinada | Vižinada | 2714 | 8 | 1708 | 7 | 16 | |
| Orsera | Vrsar | 2321 | 19 | 2577 | 6 | 68 | |
| Parenzo | Poreč | 8223 | 1 | 3950 | 34 | 324 | |
| Barbana | Barban | 94 | 11 | 3995 | 1 | 7 | |
| Dignano | Vodnjan | 5910 | 84 | 4520 | 92 | 129 | |
| Sanvincenti | Svetvinčenat | 616 | 2 | 2555 | 3 | 13 | |
| Pola | Pula | 30900 | 8510 | 16431 | 9500 | 10607 | |
| Canfanaro | Kanfanar | 889 | 52 | 2832 | 5 | 17 | |
| Valle | Bale | 2452 | 7 | 187 | 6 | 5 | |
| Bescanuova | Baška | 5 | 9 | 3666 | 0 | 36 | |
| Castelmuschio | Omišalj | 3 | 0 | 2229 | 0 | 10 | |
| Dobasnizza | Dubašnica | 14 | 3 | 2989 | 4 | 18 | |
| Dobrigno | Dobrinj | 3 | 1 | 4.038 | 2 | 2 | |
| Ponte | Punat | 17 | 0 | 3057 | 0 | 17 | |
| Veglia | Krk | 1494 | 14 | 630 | 19 | 39 | |
| Verbenico | Vrbnik | 8 | 2 | 2924 | 0 | 6 | |
| Castelnuovo | Podgrad | 7 | 5471 | 1809 | 0 | 7 | |
| Elsane | Jelšane | 0 | 3729 | 467 | 1 | 10 | |
| Matteria | Materija | 0 | 4223 | 755 | 6 | 4 | |
| Castua | Kastav | 81 | 380 | 19252 | 67 | 523 | |
| Laurana | Lovran | 595 | 2334 | 489 | 376 | 397 | |
| Moschiena o Moschenizze | Moščenice | 12 | 0 | 3150 | 0 | 2 | |
| Apriano o Veprinaz | Veprinac | 24 | 104 | 2401 | 422 | 500 | |
| Volosca-Abbazia | Volosko-Opatija | 235 | 724 | 2155 | 1534 | 1904 |
Questi dati si riferiscono all'intero marchesato d'Istria, che amministrativamente comprendeva anche aree non appartenenti alla penisola – tra cui le isole di Cherso e Lussino (la cui popolazione era nel complesso a leggera maggioranza croata, con prevalenza italiana a Lussinpiccolo, al tempo una delle più dinamiche cittadine dell'intera costa adriatica orientale), nonché l'isola di Veglia –, o località carsiche ai confini settentrionali la cui appartenenza all'Istria non veniva da tutti accettata – come Castelnuovo d'Istria (abitata prevalentemente da sloveni). Per questa ragione i dati vennero criticati da storici e linguisti italiani come Matteo Bartoli. Altra critica che venne mossa al censimento del 1910 riguardò la nazionalità dei funzionari preposti ad effettuare le rilevazioni e che, essendo impiegati comunali avevano la possibilità di manipolare i risultati del censimento.[10]. Gli Italiani e gli slavi si accusarono a vicenda di falsificazioni.[11]. In senso generale, gli italiani erano maggioranza assoluta in tutta la fascia occidentale costiera e nell'agro buiese nonché in quasi tutti i centri principali dell'interno, il che aveva causato in epoca moderna una serie di dicotomie collegate alla differenziazione etnica di base: gli italiani in genere erano cittadini, più ricchi e più istruiti e dominavano nelle classi intellettuali; sloveni e croati erano invece in genere contadini e più poveri e solo nel tardo XIX secolo iniziarono ad esprimere dal proprio interno un ceto intellettuale. Frequente fu quindi in età moderna il processo di italianizzazione collegato allo spostamento delle famiglie dalle campagne verso le città o collegato al miglioramento economico: si assiste quindi a quel singolare fenomeno per cui fra i maggiori irredentisti filoitaliani vi siano stati anche dei personaggi appartenenti a famiglie di ceppo slavo, italianizzatesi nel tempo.
Nel XIX secolo, con la nascita e lo sviluppo dei movimenti nazionali italiano, croato e sloveno, iniziarono i primi attriti fra gli italiani da una parte e gli slavi dall'altra. L'Istria era una delle terre reclamate dall'irredentismo italiano. Gli irredentisti sostenevano che il governo Austro-ungarico incoraggiava l'immigrazione di ulteriori slavi nella regione per contrastare il nazionalismo degli italiani.[12]
Notevoli furono i benefici sull'economia della penisola, che negli ultimi anni del dominio asburgico migliorò alquanto, grazie anche al turismo balneare proveniente dalle regioni dell'Impero.
Suddivisione amministrativa in età asburgica [modifica]
Nel 1910, il marchesato era suddiviso in sette distretti amministrativi (Politischer Bezirk). In ogni distretto amministrativo esistevano diversi distretti giudiziari (Gerichtsbezirk), che comprendevano uno o più comuni (Ortsgemeinde). La città di Rovigno era regolata da uno statuto autonomo. I nomi delle località riportati nel successivo schema sono registrati nei Repertori speciali delle regioni dell'Impero, alcune volte differenti rispetto ai nomi utilizzati dalle popolazioni locali all'epoca o in epoche successive, così come in qualche caso risultano differenti rispetto ai nomi ufficiali dell'epoca o di epoche successive[13].
- Città con statuto autonomo (Stadt mit eigenem Statut) Rovigno (Rovinj)
| Distretto politico (Politischer Bezirk) |
Distretto giudiziario (Gerichtsbezirk) |
Comune (Ortsgemeinde) |
Località (Ortschaft) |
|---|---|---|---|
| Capodistria (Koper, Kopar) | I. Capodistria (Koper, Kopar) | 1 Capodistria (Koper, Kopar) | Capodistria (Koper, Kopar); Cesari (Cesarji); Lazzaretto-Risano; Pobeghi (Pobegi); San Canziano; San Marco; Semedella; Sermino |
| 2 Decani (Dekani) | Antignano (Tinjan); Bezovica; Cernical (Črni Kal); Covedo (Kubed); Cristoglie (Hrastovlje); Decani (Dekani); Gračišče; Lonche (Loka o Predloka); Popecchio (Podpeč); Praproce (Praproče); Rosariol (Rožar); Santa Domenica (Sveta Nedelja); Sant'Antonio (Sveti Anton); Villadol (Dol); Zanigrad; Zazid | ||
| 3 Dolina | Boliunz (Boljunc); Borst (Boršt); Caresana (Mačkolje); Dolina; Gabrovica; Jezero; Kastelec; Kroglje; Log; Ospo (Osp); Prebeneg; San Giuseppe (Ricmanje); San Servolo (Sočerb); Zabrežec | ||
| 4 Maresego (Marezige) | Boste (Bošte); Maresego (Marezige); Truške | ||
| 5 Muggia (Mile) | Monti; Muggia (Mile); Plavia (Plavija); Scoffie (Škofije); Valle Oltra | ||
| 6 Očisla-Klanec | Beka: Botač; Clanz (Klanec); Cosina (Kozina); Črnotič; Draga; Gročana; Miheli; Nazirec; Očisla; Petrinje; Podgorje; Prešnica; Vrhpolje | ||
| 7 Paugnano (Pomjan) | Carcauzze (Krkavce); Costabona (Koštabona); Dilizzi (Diliči); Figarola; Gason (Gažon); Manzano (Manžan); Monte (Šmarje); Montetoso (Grintovec); Paderno; Paugnano (Pomjan); Plagnave (Planjave); Puzzole (Puče); Sergassi (Sergaši); Zupancici (Zupančiči) | ||
| II. Pinguente (Buzet) | 1 Pinguente (Buzet) | Berda (Brda); Bergodaz (Brgudac); Brazzana (Pračana); Brest; Brnobići; Buttari (Butari); Cerie (Cerje); Cernizza (Črnica); Chertobrech (Krtobreg); Colmo (Hum); Corelli (Korelići); Cropignacco (Kropinjak); Crusfari (Krušvari); Čunj; Dane; Dobrova; Draguch (Draguć); Dvori; Figarola (Smokvica); Grimalda; Juradi; Klenovščak; Kodolje; Koseriga; Kotle; Lanischie (Lanišće); Lukini; Marcenigla; Maršiči; Mlum Grande (Veli Mlum); Mlum Piccolo (Mali Mlum); Monti (Breg); Oslići; Pagubice; Paladini; Pinguente (Buzet); Podgraće; Podkuk; Polje; Praproće; Pregara; Prodani; Rachitovich (Rakitovac); Racizze (Račice); Račja Vas; Raspo (Raspor); Salise (Salež); San Clemente (Sveti Kliman); San Donato (Sveti Donat); San Giovanni (Sveti Ivan); San Martino di Pinguente (Sveti Martin pri Buzetu); San Martino di Racizze (Sveti Martin pri Račicah); Santo Spirito (Sveti Duh); Sant'Ulderico (Sveti Uldarik); Senjak o Senj; Slum; Sočerga; Sovignacco (Sovinjak); Sterpet (Strped); Strana; Tibole; Trebeše; Trstenik; Valmovrasa (Movraž); Verh (Vrh); Zajerce; Zonti | |
| 2 Rozzo (Roč) | Blatna Vas; Cirites (Čiritež); Dolenja Vas; Gorenja Vas; Krkuž; Ležiščina; Nugla; Poglie di Rozzo (Ročko Polje); Rozzo (Roč); Semić | ||
| III. Pirano (Piran) | 1 Isola (Izola) | Corte d'Isola (Korte); Isola Città; Isola Territorio (Isola Umgebung, Izola Okolica) | |
| 2 Pirano (Piran) | Castelvenere (Kaštel); Padena; Pirano Città (Piran Mesto); Pirano Dintorni (Pirano Umgebung, Piran Okolica); Portorose; Saline di Fasano; Saline di Sicciole; Saline di Strugnano; Salvore; San Pietro dell'Amata (Sveti Peter); Villanova (Nova Vas) | ||
| Lussin (Lošinj) | I. Cherso (Cres) | 1 Cherso (Cres) | Bellei (Belej); Caisole (Beli); Cherso (Cres); Dragosichi (Dragožići); Lubenizze (Lubenice); Orlez (Orlec); Pernata; Podol; Predoschizza (Predošćica); San Giovanni (Štivan); San Martino (Martinšćica); Ustrine; Vallon (Valun); Vrana |
| II. Lussin (Lošinj) | 1 Lussingrande (Veli Lošinj o Velo Selo) | Lussingrande (Veli Lošinj o Velo Selo); San Pietro dei Nembi o Scoglio Asinelli (Sveti Petar Ilovik) | |
| 2 Lussinpiccolo (Mali Lošinj o Malo Selo) | Chiunschi (Čunski); Lussinpiccolo (Mali Lošinj o Malo Selo); Sansego (Sušak); Unie (Unije) | ||
| 3 Ossero o Neresine (Osor o Nerezine) | Neresine (Nerezine); Ossero (Osor); Puntacroce (Punta Križa); San Giacomo (Sveti Jakov); | ||
| Parenzo (Poreč) | I. Buie | 1 Buie | Berda (Brda); Briz; Buie; Carsette; Crassiza (Krasica); Merischie (Merišće); Momiano; Oscurus; Sorbar; Tribano |
| 2 Cittanova | Cittanova | ||
| 3 Grisignana (Grožnjan) | Castagna; Cuberton (Kuberton); Grisignana (Grožnjan); Piemonte (Završje); Sterna (Šterna) | ||
| 4 Umago (Umag) | Matterada; Petrovia; San Lorenzo (Sveti Lovreč) | ||
| 5 Verteneglio (Črni Vrh) | Verteneglio (Črni Vrh); Villanova (Nova Vas) | ||
| II. Montona (Motovun) | 1 Montona (Motovun) | Bercaz (Brkaz); Caldier (Kaldir); Caroiba (Karojba); Montreo (Montrilj); Novacco (Novaki); Raccotole (Rakotole); Sovischine (Sovišćine); Zumesco (Zamask); | |
| 2 Portole (Oprtalj) | Ceppich (Čepić); Gradina (Gradinja); Portole (Oprtalj); Sdregna (Zrenj); Topolovaz (Topolovac); | ||
| 3 Visignano (Višnjan) | Mondellebotte (Bačve); San Giovanni di Sterna (Sveti Ivan od Sterne); San Vitale (Sveti Vital); Visignano (Višnjan) | ||
| 4 Visinada (Vižnada) | Castellier (Kaštelir); Santa Domenica (Labinci); Visinada (Vižnada) | ||
| III. Parenzo (Poreč) | 1 Orsera (Vrsar) | Fontane (Funtane); Geroldia (Gradina); Leme; Orsera (Vrsar); San Lorenzo del Pasenatico (Sveti Lovreč Paženatički); | |
| 2 Parenzo (Poreč) | Abrega (Vabriga); Dracevaz (Dračevac); Foscolino (Fuškulin); Fratta; Maio; Mompaderno (Baderna); Monghebbo; Monsalice; Parenzo (Poreč); Sbandati (Zbandaj); Torre (Tar); Varvari (Vrvari); Villanova (Nova Vas) | ||
| Pisino (Mitterburg, Pazin) | I. Albona (Labin) | 1 Albona (Labin) | Albona (Labin); Albona Suburbio (Albona Vorort, Labin Predmestje, Labin Predmjesto); Bergod (Brgod); Cerovizza (Cerovica); Cerre (Cer); Chermenizza (Krmenica); Cugn o Punta Cugn (Kunj); Dubrova; Ripenda; Santa Domenica (Sveta Nedelja) |
| 2 Fianona (Plomin) | Berdo (Brdo); Cepich (Čepić); Chersano (Kršan); Cosliaco (Kozljak); Fianona (Plomin); Jessenovich (Jesenovik); Malacrasca (Mala Kraska); Villanova (Nova Vas) | ||
| II. Pisino (Mitterburg, Pazin) | 1 Antignana (Tinjan) | Antignana (Tinjan); Corridico (Kringa); San Pietro in Selve (Sveti Petar u Šumi); | |
| 2 Bogliuno (Boljun) | Bogliuno (Boljun); Borutto (Borut); Brest; Gradigne (Gradinje); Lettai (Letaj); Pas (Paz); Possert (Pozert); Susgnevizza (Šušnjevica); Učka; Vragna (Vranja) | ||
| 3 Gimino (Žminj) | Gimino (Žminj); Kreuzerberg (Krajcerbreg); Sankt Ivanaz (Sveti Ivanac); | ||
| 4 Pisino (Mitterburg, Pazin) | Bottonega (Butonega); Caschierga (Kašćerga); Cerovglie (Cerovlje); Cherbune (Krbune); Chersicla (Kršikla); Gallignana (Gračišće); Gherdasella (Grdo Selo o Brdo Selo); Gollogorizza (Gologorica); Grobnico (Grobnik); Lindaro (Lindar); Novacco (Novaki); Pedena (Pićan); Pisino (Mitterburg, Pazin); Pisinvecchio (Stari Pazin); Previs (Previž); Scopliaco (Skopljak); Terviso (Trviž); Tupliaco (Tupljak); Vermo (Beram); Zamasco (Zamask); Zarez (Zareč o Zarečje); | ||
| Pola (Pulj) | I. Dignano (Vodnjan) | 1 Barbana (Barban) | Barbana (Barban); Belavići; Bičići; Borini (Borinići); Bratelići; Castelnuovo (Rakalj); Cherbochi (Herboki); Cosgliani (Košljani); Cregli (Hreljići o Hrelji); Cuichi (Kuići); Dragosetti; Glavani; Grandići; Jurićev Kal o Juravića Kal; Manjadvorci; Melnica; Orihi o Vorihi; Peteki; Pontiera (Puntera); Porgnana (Pornjana); Raići o Rakolj; Rebići; Rojnići; Šajni o Šajini |
| 2 Dignano (Vodnjan) | Carnizza (Krnica); Dignano (Vodnjan); Divissich (Trviž); Filippano (Filipan); Jursich (Juršić); Marzana (Marčana); Orbanich (Orbanić); Peruschi (Peruški) | ||
| 3 Sanvincenti (Svetvinčenat) | Boccordich (Bokordići); Radigosa-Puchi o Peressi-Pusti(Pučki o Peresić-Pusti); Resanzi (Režanci); Sanvincenti (Svetvinčenat); Smogliani (Smoljani); Štokovci; Zabronich (Zabronić) | ||
| II. Pola (Pulj) | 1 Pola (Pulj) | Altura; Cavrano (Kavran); Fasana; Gallesano; Lavarigo (Loborik); Lisignano (Ližnjan); Medolino (Medulin); Monticchio (Montić); Peroi (Peroj); Pola (Pulj); Pomer; Promontore (Premantura); Sissano (Sišan); Stignano (Štinjan) | |
| III. Rovigno (Rovinj) | 1 Canfanaro (Kanfanar) | Babani; Baratto; Burich (Burići); Canfanaro (Kanfanar); Curilli; Dovravzi (Dobrovac); Ladich (Vladić o Villa Ladetić); Marich (Marići); Matohanci; Morgani; Morosini; Rojal; Sorich (Zorići); Sossich (Sosići); Villa di Rovigno (Rovinjsko Selo) | |
| 2 Valle (Bal) | Carmedo; Moncalvo; Valle (Bal) | ||
| Veglia (Krk) | I. Veglia (Krk) | 1 Bescanuova (Baška o Primorje) | Batomalj; Bescanuova (Baška o Primorje); Bescavalle (Bašćanska Draga o Draga); Bescavecchia (Stara Baška o Kraj); Giurandvor (Jurandvor); Gorica |
| 2 Castelmuschio (Omišalj) | Castelmuschio (Omišalj); Marsich (Maršić); Njivice; San Vito Micoglizze (Sveti Vid Miholjice); Sersich (Sršić) | ||
| 3 Dobasnizza (Dubašnica) | Baicich (Bajčić); Barusich (Barušić); Bersaz (Brzac); Bogović o Bogovići; Brusić o Brusići; Cremenich (Kremenić o Kremenići); Gliutich (Ljutić o Ljutići); Hrahorić o Hrahorići; Linardich (Linardić o Linardići); Malinsca (Malinska); Milcetich (Milčetić o Milčetići); Milochnich (Milohnić o Milohnići); Milovcich (Milovčić o Milovčići); Nenadich (Nenadić o Nenadići); Oštrobradić o Oštrobradići; Pinesich (Pinežić o Pinežići); Poljica; Porto (Porat); Radich (Radić o Radići); Sablich (Sabljić); San Giovanni (Sveti Ivan); Sant'Antonio (Sveti Anton); Scherbe o Santa Fosca Scherbe (Skrbčići o Sveta Fuška Skrbčići); Sgalich (Žgaljić o Žgaljići); Sgombich (Žgombić o Žgombići); Strilčić o Strilčići; Turčić o Turčići; Vantačić o Vantačići; Zidarić o Zidarići | ||
| 4 Dobrigno (Dobrinj) | Čižiće; Dobrigno (Dobrinj); Gabonjin o Gabonje; Gostinjac; Kras; Polje; Rasopasno; Rudina; Saline (Solini); San Giovanni (Sveti Ivan); San Vito (Sveti Vid); Susana (Sužan); Tribulje; Županje | ||
| 5 Ponte (Punat) | Cornichia (Kornić); Lacmartin (Lakmartin); Murai (Muraj); Ponte (Punat) | ||
| 6 Veglia (Krk) | Monte (Vrh); Veglia (Krk) | ||
| 7 Verbenico (Vrbnik) | Garica; Kampelje; Kozarin; Paprata; Risika; Verbenico (Vrbnik) | ||
| Volosca-Abbazia (Volosko-Opatija) | I. Castelnuovo (Podgrad) | 1 Castelnuovo (Podgrad) | Castelnuovo (Podgrad); Erjavče o Rjavče; Gaberk; Gradišče; Mune Grande (Großmune, Vele Mune); Hrušica; Huje; Javorje; Mune Piccole (Kleinmune, Male Mune); Male Loče; Obrov; Paulica o Pavlica; Podbeže; Poljane; Pregarje; Prelože; Račice; Ritomeče; Sobonje; Starad o Starada; Studena Gora; Zajevše o Zajelšije; Žejane |
| 2 Jelschane (Jelšane) | Brdce; Brdo; Dolenje; Fabče; Jelschane (Jelšane); Lipa; Nova Kračina; Nova Vas o Smerdeče; Pasjak; Podgraje; Rupa; Sapiane (Šapjane); Sušak; Zabiče | ||
| 3 Matteria (Materija) | Artiviže; Bač; Brezovica; Brezovo Brdo; Golac; Gradišica; Herpelje; Hotičina; Jelovice; Kovčice; Kozjane; Markovščina; Matteria (Materija); Mrše; Odolina; Orehek; Ostrovica; Povžane; Rožice; Skadanščina; Slivje; Slope; Tatre; Tublje; Vele Loče; Vodizze (Vodice) | ||
| II. Volosca-Abbazia (Volosko-Opatija) | 1 Castua (Kastav) | Bergud Grande (Großbergud, Veli Brgud); Bergud Piccolo (Kleinbergud, Mali Brgud); Biažići; Bregi; Breza; Brnasi; Brnčići; Castua (Kastav); Clana (Klana); Dolnji Rukavac; Gornji Rukavac; Hosti; Jurčići; Jurdani; Jušići; Kućeli; Lisac; Marčelji; Mattuglie (Matulji); Perenići; Pobri; Puži; Rečina; Rubeši; Saršoni; Skalnica; Spinčići; Srdoči; Sroki; Studena; Trinajstići; Zamet; Zvoneće | |
| 2 Lovrana o Laurana (Lovran) | Lovrana o Laurana (Lovran); Opriz (Opric); San Francesco (Sveti Frančisk); Tulisevizza (Tuliševica) | ||
| 3 Moschienizze (Moščenice) | Bersez (Brseč); Callaz (Kalac); Draga; Kraj; Martina; Moschienizze (Moščenice) | ||
| 4 Veprinaz (Veprinac) | Pogliane (Poljane); Puharska; Vasansca (Vašanska); Veprinaz (Veprinac o Bernardova) | ||
| 5 Volosca-Abbazia (Volosko-Opatija) | Abbazia (Opatija); Volosca (Volosko) |
Tra la prima e la seconda guerra mondiale: l'Istria italiana [modifica]
A seguito della vittoria italiana nella prima guerra mondiale con il trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919) e il trattato di Rapallo (1920) divenne parte del Regno d'Italia.
Il censimento del 1921 ribaltò i risultati della rilevazione austriaca del 1910, sia per quanto riguarda la Venezia Giulia nel suo insieme, che per l'Istria, indicando in regione una maggioranza di popolazione culturalmente italiana. Secondo le rilevazioni censuali di quell'anno la popolazione istriana appartenente al gruppo linguistico italiano risultava composta da ben 199.942 unità (58,2% del totale). Seguiva il gruppo serbo o croato, predominante secondo i dati del censimento anteriore, con 90.262 parlanti (26,3%), e quello sloveno con 47.489 (13,8%). Le restanti 5.708 unità (1,7%) vennero invece classificate come "altri"[14]. Anche questo censimento, come il precedente, fu oggetto di numerose critiche: molti istriani di lingua croata si definirono italiani e in alcune località (Briani, frazione di Fianona, Sanvincenti, ecc.) i dati ottenuti erano scarsamente rappresentativi della realtà linguistica dei rispettivi comuni. Nonostante queste critiche, durante la conferenza di pace, i dati di questo censimento vennero generalmente utilizzati, insieme a quelli del 1910, dai rappresentanti dei paesi partecipanti[15]. Carlo Schiffrer si sentì in dovere di rettificare i risultati del censimento del 1921 come si può evincere dalla cartina riprodrotta qui di seguito. Con le rettifiche dello Schiffrer l'etnia italiana in Istria continuava ad avere una predominanza numerica sui gruppi nazionali di origine slava, ma meno accentuata rispetto a quella risultante dai dati censuali del 1921.
Con l'avvento del fascismo (1922) si inaugurò una politica d'italianizzazione forzata. Gran parte degli impieghi pubblici furono assegnati agli appartenenti al gruppo etnico italiano e nelle scuole fu vietato l'insegnamento del croato e dello sloveno in tutte le scuole della regione. Con l'introduzione della Legge n. 2185 del 1/10/1923 (Riforma scolastica Gentile), fu infatti abolito nelle scuole l'insegnamento delle lingue croata e slovena. Nell'arco di cinque anni tutti gli insegnanti croati delle oltre 130 scuole con lingua d'insegnamento croata e tutti gli insegnanti sloveni delle oltre 70 scuole con lingua d'insegnamento slovena, presenti in Istria, furono sostituiti con insegnanti originari dell'Italia, che imposero agli alunni l'uso esclusivo della lingua italiana[16][17]
Nell'intento di cancellare ogni traccia di presenza slava, con R. Decreto N. 800 del 29 marzo 1923 furono imposti d'ufficio nomi italiani a tutte le centinaia di località dei territori assegnati all'Italia col Trattato di Rapallo, anche laddove precedentemente prive di denominazione in lingua italiana, in quanto abitate quasi esclusivamente da croati o sloveni: così Boljun divenne Bogliuno [...] Dolina - San Dorligo della Valle, Dekani – Villa Decani [...] Jelšane – Elsane [...] Moščenice – Moschenizza [...] Tinjan – Antignana [...] Veprinac – Apriano, ...[18] In base al Regio Decreto Legge N. 494 del 7 aprile 1926 le autorità fasciste riuscirono a italianizzare i cognomi a decine di migliaia di croati e sloveni: Adamich in Adami [...] Dimnik in Dominici [...] Klun in Coloni [...] Polh in Poli ... [19]. Una legge del 1928 i parroci e gli uffici anagrafici ricevettero il divieto di iscrivere nomi stranieri nei registri delle nascite.[20]
Tutti questi, ed altri provvedimenti di bonifica etnica, provocarono l'esodo dalla Venezia Giulia di un numero rilevante di croati e sloeni, stimato in alcune decine di migliaia: parte di essi proveniente dall'Istria[21].
Durante la seconda guerra mondiale a causa dell'occupazione della Jugoslavia da parte delle potenze dell'Asse le relazioni fra italiani e slavi peggiorarono ulteriormente. Dopo l'occupazione della Jugoslavia avvenuta nel 1941 e in particolar modo con la diffusione della resistenza partigiana croata e slovena nell'Istria (alcuni episodi ebbero luogo nel 1942, ma l'attività partigiana si registrò soprattutto dopo l'armistizio italiano dell'8 settembre 1943) si intensificarono gli atti di violenza contro i croati e sloveni. Alla politica di bonifica etnica del confine – come venne definita nei documenti fascisti – avviata già nel decennio precedente, attuata perlopiù tramite una legislazione mirata a calpestare le culture slovena e croata, e azioni squadriste dirette contro singoli oppositori, si affiancò una spietata repressione fascista della resistenza partigiana, con rappresaglie, incendi di villaggi e internamenti della popolazione civile, che a seguito dell'occupazione tedesca del territorio finì con l'omologarsi, anche nei metodi, a quella attuata nelle zone occupate della Jugoslavia.
| « Il giorno 4/6/1942/XX alle ore 13.30 furono incendiati da parte degli squadristi del II° Battaglione di stanza a Cosale le case delle seguenti frazioni del Comune di Primano: Bittigne di Sotto...,Bittigne di Sopra..., Monte Chilovi..., Rattecievo in Monte... [...] Durante le operazioni di distruzione ... è stata fatta una esecuzione in massa di n. 24 persone appartenenti alle frazioni di Monte Chilovi e Rattecevo in Monte. [...] poiché è da temersi una immediata rappresaglia, si prega vivamente di voler inviare con tutta sollecitudine dei rinforzi » |
| (IL COMMISSARIO PREFETTIZIO Attilio Orsarri, 5 giugno 1942[22][23]) |
Nel corso della riunione con i vertici delle Forze armate di Roma e della II Armata, tenuta a Gorizia il 31 luglio 1942, Mussolini - con riferimento alle zone occupate della Jugoslavia dichiarò:
| « Sono convinto che al "terrore" dei partigiani si deve rispondere con il ferro ed il fuoco [...] è cominciato un nuovo ciclo che fa vedere gli italiani come gente disposta a tutto, per il bene del paese [...] Non vi preoccupate del disagio economico della popolazione. Lo ha voluto! Ne sconti le conseguenze [...] Non sarei alieno dal trasferimento di masse di popolazioni.[24] » |
| (Mussolini) |
Tali soprusi vennero denunciati da molti italiani antifascisti e dallo stesso prefetto Giuseppe Cocuzza che, in un pro memoria del 2 settembre 1943 metteva in evidenza un diffuso senso di paura di vendetta che avrebbe potuto spingere successivamente le popolazioni slave ad infierire contro gli italiani dell'Istria.
A seguito degli avvenimenti dell'8 settembre del 1943 la comunità italiana restò in balia di tedeschi e della resistenza croata. Quest'ultima era più efficiente e preparata militarmente del movimento di liberazione sloveno che invece operava nella parte settentrionale della penisola. Buona parte della regione cadde, per un breve periodo, sotto il controllo dei partigiani slavi aderenti al movimento partigiano di Tito. In questo breve lasso di tempo si verificarono i primi episodi di violenza anti-italiana, che provocarono un numero non del tutto precisato di vittime (tra 250 a 500).
Dagli inizi di ottobre del '43, a seguito dell'Armistizio di Cassibile, fino al termine del conflitto l'Istria fu occupata dai tedeschi, che la incorporarono alla cosiddetta Zona d'operazioni del Litorale adriatico o OZAK (acronimo di Operationszone Adriatisches Küstenland) sottraendola al controllo della Repubblica sociale italiana, senza comunque proclamare la sua formale annessione al Terzo Reich.
L’occupazione tedesca ebbe inizio nella notte del 2 ottobre 1943 sotto il comando del generale delle SS Paul Hausser. I tedeschi penetrarono in Istria con tre colonne, precedute da forti bombardamenti aerei, raggiungendo in pochi giorni tutte le principali località. I reparti partigiani furono annientati e costretti alla fuga verso l'interno. L'operazione Wolkenbruch si concluse il 9 ottobre con la conquista di Rovigno.
Il rastrellamento antipartigiano dell'Istria andò avanti per tutto il mese di ottobre colpendo colpiti con brutalità il movimento partigiano. Le vittime furono circa 2.500.
L'amministrazione civile fu affidata al Supremo Commissario Friedrich Rainer. Si realizzò così il predeterminato disegno di Hitler, Himmler, e Joseph Goebbels di occupare militarmente e poi annettere a guerra conclusa tutti quei territori nord-orientali che furono un tempo sotto il dominio asburgico. Il Supremo Commissario creò il Tribunale Speciale di Sicurezza Pubblica per giudicare gli atti di ostilità alle autorità tedesche, la collaborazione col nemico, le azioni di sabotaggio. Il Tribunale non era tenuto a seguire le norme procedurali consuete e le domande di grazia potevano essere inoltrate ed accolte solo da Rainer.
Il comandante militare della regione Ludwig Kübler avviò una lotta crudele e senza quartiere al movimento partigiano, attraverso l'utilizzo di forze collaborazioniste italiane e straniere. Nel Litorale operarono infatti varie formazioni tra cui due reparti regolari dell’esercito della RSI (Battaglione Bersaglieri Mussolini e Reggimento Alpini Tagliamento), la Milizia Difesa Territoriale (il nuovo nome voluto da Rainer per la Guardia Nazionale Repubblicana nell'OZAK), le Brigate nere, la Polizia di Pubblica Sicurezza (di cui fece parte la famigerata Banda Collotti, la Guardia Civica, i battaglioni italiani volontari di polizia, la polizia tedesca e vari reparti di collaborazionisti sloveni, croati, serbi e cosacco caucasici.
| « Le forze armate del Partito fascista repubblicano nell’Adriatesches Küstenland-Litorale Adriatico, dipendenti operativamente dai tedeschi […] svolsero un ruolo mostruoso: quello di consegnare ai tedeschi i loro concittadini; qui più che altrove, essi svolsero opera di fiancheggiamento nelle operazioni di rastrellamento e di fucilazione delle popolazioni civili […] Svolsero questi ruoli, almeno inizialmente, senza nemmeno essere riconosciuti come alleati dai tedeschi, che solo in seguito li considerarono parte integrante delle loro formazioni. » |
| (da “Dossier Foibe“ di Giacomo Scotti (op. cit.)) |
Tra l'aprile e il maggio del 1945 l'Istria, grazie allo sforzo congiunto della resistenza locale (sia slava che italiana), fu liberata dall'occupazione nazista dall'armata jugoslava di Tito. La successiva politica di persecuzioni, vessazioni ed espropri messa in atto da Tito ai danni della popolazione italiana, culminata nel dramma dei massacri delle foibe, già sperimentato nel settembre del 1943, spinse la massima parte della popolazione locale di etnia italiana ad abbandonare l'Istria, dando vita ad un vero e proprio esodo.
Il dopoguerra [modifica]
Dopo la fine della seconda guerra mondiale con il trattato di Parigi (1947), l'Istria fu assegnata alla Jugoslavia che l'aveva occupata, con l'eccezione della parte nord-occidentale, che formava la Zona A del Territorio libero di Trieste. La zona B rimase temporaneamente sotto amministrazione jugoslava, ma dopo la dissoluzione del Territorio Libero di Trieste nel 1954 (memorandum di Londra), fu di fatto incorporata alla Jugoslavia. Tale annessione fu ufficializzata col trattato di Osimo (1975).
Solo la cittadina di Muggia e il comune di San Dorligo della Valle, facenti parte della Zona A, rimasero all'Italia.
L'esodo [modifica]
| Per approfondire, vedi Massacri delle foibe, Esodo istriano e Questione triestina. |
| « Ricordo che nel 1946 io ed Edward Kardelj andammo in Istria a organizzare la propaganda anti-italiana. Si trattava di dimostrare alla commissione alleata che quelle terre erano jugoslave e non italiane: ci furono manifestazioni con striscioni e bandiere. Giornalista: Ma non era vero? Certo che non era vero. O meglio lo era solo in parte, perché in realtà gli italiani erano la maggioranza solo nei centri abitati e non nei villaggi. Ma bisognava indurre gli italiani ad andare via con pressioni d'ogni tipo. Così fu fatto. » |
| (Milovan Gilas - Panorama di Fiume, 21 luglio 1991) |
Durante e subito dopo la seconda guerra mondiale un certo numero di italiani fu soppresso dai partigiani titini. Sulla quantificazione delle vittime (fra le 4.500 e le 17.000 secondo le stime più attendibili) vi sono tuttora aspri dibattiti. Va comunque ricordato che i sostenitori di Tito infierirono anche contro i propri oppositori politici sloveni e croati. Purtuttavia, sebbene queste uccisioni sommarie, precedute in alcuni casi da sevizie e maltrattamenti, fossero analoghe (sia numericamente che per metodi) a quelle perpetrate in altre zone occupate dall'armata di Tito, in Istria ebbero il chiaro intento di infondere il terrore nella popolazione italiana, inducendola a lasciare il territorio. Alcuni esponenti del PCI giudicarono con estrema durezza gli autori di tali crimini. Lo stesso Vittorio Vidali, istriano di Muggia e figura mitica del comunismo italiano dell'epoca, facendosi interprete della rottura fra Stalin e Tito, si riferì ai «trozkisti titini» come a «una banda di assassini e spie»[25].
Negli anni del dopoguerra il protrarsi della dura repressione da parte delle autorità comuniste jugoslave, provocò in tal modo la fuga della gran maggioranza degli Italiani autoctoni. Anche sul numero degli esodati non c'è accordo fra gli storici, ma si stima che circa il 90% degli appartenenti al gruppo etnico italiano abbia abbandonato definitivamente l'Istria. Maria Pasquinelli uccise il comandante della guarnigione britannica di Pola il 10 febbraio 1947 – giorno della firma del Trattato di Parigi – per protesta (secondo i suoi scritti diffusi allora dalla stampa mondiale) contro la cessione dell'Istria e della Dalmazia alla Jugoslavia.
A metà degli anni cinquanta, quando l'ultima ondata dell'esodo fu completata, l'Istria aveva perduto metà della sua popolazione e gran parte della sua identità sociale e culturale. Come in altri casi di pulizia etnica, eliminato il "problema italiano", le nuove autorità slave provvidero a cancellare anche la memoria della presenza italiana in Istria: i monumenti furono abbattuti, le tombe divelte dai cimiteri, la toponomastica cambiata. Le proprietà italiane vennero interamente confiscate ed assegnate agli slavi che vennero insediati nella regione ormai vuota dei suoi precedenti abitanti. Per commemorare questi drammatici eventi è stato istituito in Italia dal 2005 un Giorno del ricordo: il 10 febbraio (anniversario della ratifica del trattato di pace).
L'Istria nella Jugoslavia socialista [modifica]
| Per approfondire, vedi Esodo dei cantierini monfalconesi 1946 - 1948. |
Dopo l'esodo, le aree rimaste disabitate furono ripopolate da croati e sloveni e, in minor numero, da popolazioni di altre nazionalità jugoslave, come serbi, bosniaci e montenegrini. Parimenti vi fu un notevole flusso della popolazione rurale sparsa (in larga parte istro-croata), specie delle aree più depresse, verso le cittadine ed i borghi in cui la pressoché totalità delle abitazioni e dei poderi erano rimasti vuoti ed abbandonati.
Nella seconda metà degli anni cinquanta l'esodo era pressoché concluso e le persecuzioni più evidenti cessarono. Agli italiani rimasti furono assicurate dai trattati internazionali delle tutele, anche se molto spesso solo sulla carta. In alcune città dell'Istria – prevalentemente quelle della ex Zona B del Territorio Libero di Trieste, come previsto dal Memorandum di Londra del 1954 – gli jugoslavi dovettero conservare l'uso dell'italiano, consentendo il bilinguismo (sloveno-italiano o croato-italiano); la bandiera della comunità nazionale italiana (il tricolore italiano con la stella rossa al centro: la stessa bandiera utilizzata dai partigiani italiani filojugoslavi durante la guerra) dovette essere esposta sugli edifici pubblici e nelle cerimonie, affiancando le altre bandiere ufficiali jugoslave.
Furono mantenuti alcuni periodici e una radio (dal 1971 radio-televisione) in italiano, il tutto comunque strettamente asservito al volere ed al controllo del partito e destinato soprattutto a svolgere propaganda filojugoslava verso l'Italia; le autorità dovettero inoltre garantire agli italiani il diritto di ricevere l'istruzione elementare e media nella propria lingua, anche se la chiusura di decine di scuole italiane e il divieto di frequentare le restanti che colpì molti allievi (in particolare dal 1953, col famigerato decreto Peruško) spesso impedì che tale diritto potesse trovare una attuazione pratica. In realtà, tutte le forme di tutela previste dalla costituzione e dalle leggi jugoslave furono spesso meramente formali, tanto che alcuni fra gli studiosi della minoranza affermano che durante il regime comunista vi fosse "una realtà revanscista che minacciava di sopprimerli"[26]. Parecchi cittadini di madrelingua italiana che decisero di restare in Istria dopo il 1947 furono sottoposti, dopo la rottura di Tito con Stalin nel 1948, a persecuzioni in quanto sospetti di essere "stalinisti". Alcuni furono internati nel famigerato gulag di Goli Otok ed in altre strutture concentrazionarie e di "rieducazione" sparse nel Paese. Tra i superstiti di questo campo di concentramento va ricordato il noto poeta in istrioto Ligio Zanini.
Istria contemporanea [modifica]
Dopo la disgregazione della Jugoslavia gli stati sovrani di Croazia e Slovenia hanno mantenuto nell'area istriana i confini delle rispettive repubbliche federali.
Tra Croazia e Slovenia si è aperta una disputa confinaria riguardo la linea di demarcazione in corrispondenza del Vallone di Pirano, con ripercussioni sul confine marittimo tra i due stati.
Dall'adesione della Slovenia all'Unione Europea sono stati aboliti i controlli frontalieri tra Italia e Slovenia, rendendo la porzione settentrionale dell'Istria uno spazio senza barriere di confine.
Etnie [modifica]
| Per approfondire, vedi Regione istriana e Lingua italiana. |
I popoli autoctoni dell'Istria sono: croati, italiani, sloveni, istrorumeni.
Come accade in molte regioni di confine, i concetti di etnia e di nazionalità mostrano i loro limiti anche quando vengono applicati alla regione giuliana (comprendente Trieste, Gorizia, Istria e Fiume). Spesso si usano i termini Italiano, Croato, Sloveno ed Istrorumeno per descrivere l'appartenenza etnica degli Istriani. Nella realtà questi aggettivi sono molto sfumati e sono spesso solo dei sentimenti di appartenenza, che possono esistere anche in assenza degli attributi linguistici, culturali e storici. Talvolta sono il risultato di una scelta personale: per fare un esempio il celebre irredentista triestino Guglielmo Oberdan, era di famiglia mista italo-slovena e si chiamava Oberdank, mentre l'altrettanto noto scrittore-patriota Scipio Slataper, volontario nell'esercito italiano durante la prima guerra mondiale, era, in parte, di origine boema. Si riscontrano molti casi di famiglie che si sono spezzate in rami italiani e slavi (anche a livello di fratelli e cugini) a seconda delle vicende personali.
Nel contesto istriano, il termine italiano può riguardare sia un discendente di quegli italiani trasferitisi durante la sovranità italiana, sia un autoctono di lingua veneta o di lingua istriota. In quest'ultimo gruppo a volte potevano essere inclusi anche i discendenti delle popolazioni slave residenti nelle zone rurali che adottarono la lingua e la cultura della borghesia italiana, quando, dalla campagna, si trasferirono nelle città a maggioranza italiana.
Discorsi analoghi possono essere fatti per gli slavi, le cui origini sono ancora più variegate.
Ignorando questa situazione, le diverse potenze nazionali hanno sempre censito gli istriani solo in base alla parlata.
Andando incontro alla vera natura dell'Istria, molti istriani tendono oggi a considerarsi semplicemente istriani, senza nessun altro ulteriore sentimento nazionale.
Nell'intero territorio istriano è oggi presente un notevole movimento particolarista e autonomista che si è espresso in vari modi, ma ha avuto una configurazione politica soltanto nell'Istria croata, dove il partito regionalista della Dieta Democratica Istriana ha conquistato l'egemonia nella politica locale.
Lingue e dialetti [modifica]
Gli italiani d'Istria parlano generalmente, oltre l'italiano (che oggigiorno gode di una certa tutela sia nell'Istria slovena che in parte di quella croata), anche due distinti idiomi autoctoni di origine romanza: l'istroveneto e l'istrioto. Il primo è considerato un dialetto, o una varietà, del veneto, mentre il secondo è un'evoluzione autonoma del latino volgare con forti influenze venete e, in minor misura, dalmate e slave. Entrambe le parlate si iniziarono con ogni probabilità a formare ancor prima della dominazione veneziana. Romanzo è anche l'istrorumeno utilizzato da un esiguo numero di Istriani.
Gli Istriani sloveni e croati parlano le rispettive lingue nazionali. Fra questi ultimi è prevalentemente usato il dialetto čakavo e in minor misura lo štokavo e il kajkavo. Nella parte slovena dell'Istria prevale il dialetto istriano, seguito da quello carniolino centrale e il cicio, oggi quasi completamente estinto. Va inoltre evidenziato che le parlate delle città costiere (Capodistria, Isola, Pirano) sono completemente differenti dai dialetti rurali, in quanto sviluppate nel secondo dopoguerra con la fusione di vari dialetti portati dagli immigrati che sostituirono l'originaria popolazione italiana.
Quasi tutta la popolazione dell'Istria costiera è in grado di parlare italiano, anche per l'influsso della Tv e del turismo italiano.
Informazioni generali [modifica]
Istria italiana [modifica]
Comune di San Dorligo della Valle/Dolina [modifica]
- Numero di abitanti: 6.025 (Anagrafe Comunale 31.12.2004)
- Lingua ufficiale: italiana (secondo lo statuto nell'attività del Comune è garantita pari dignità sociale alla lingua slovena)
- Gruppi linguistici d'appartenenza: 4.009 sloveni (70,5%), 1.659 italiani (29,2%), 15 altri (0,3%) (censimento 1971, popolazione 5.683)
- Valuta: l'Euro
Comune di Muggia [modifica]
- Numero di abitanti: 13.208 (Anagrafe Comunale 31.12.2004)
- Lingua ufficiale: italiana
- Gruppi linguistici d'appartenenza: 12.424 italiani (94,8%), 623 sloveni (4,8%), 57 altri (0,4%) (censimento 1971, popolazione 13.104)
- Valuta: l'Euro
Istria croata [modifica]
Regione Istriana [modifica]
- Posizione: la Regione Istriana è la contea più ad ovest della Croazia.
- Superficie: 2.820 km²
- Numero di abitanti: 206.344 (censimento 2001)
- Fiumi: Dragogna (Dragonja), Quieto (Mirna), e Arsa (Raša)
- Centro amministrativo: Pisino (Pazin), 9.000 abitanti
- Centro economico: Pola (Pula), 59.000 abitanti
- Lingue ufficiali: croata, italiana
- Lingue materne: 183.636 croata (89,00%), 15.867 italiana (7,71%), 1.894 slovena (0,92%), 1.877 albanese (0,91%), 655 sconosciuta (-) (censimento 2001)
- Composizione etnica: 148.328 croati (71,88%), 14.284 italiani (6,92%), 6.613 serbi (3,20%), 3.077 bosniaci (1,49%); 8.865 istriani (4,30%), 13.113 non dichiarati (6,35%) (censimento 2001)
- Valuta: la kuna croata (kn).
Regione litoraneo-montana (parte istriana) [modifica]
- Divisione amministrativa: comuni di Abbazia (Opatija), Laurana (Lovran), Mattuglie (Matulji), e Val Santamarina (Mošćenička Draga)
- Superficie: 310 km²
- Numero di abitanti: 28.891 (censimento 2001)
- Lingua ufficiale: croata
- Lingue materne: 27.440 croata (95,29%), 554 slovena (1,93%), 278 italiana (0,97%), 125 sconosciuta (-) (censimento 2001)
- Composizione etnica: 25.398 croati (88,33%), 657 serbi (2,28%), 556 sloveni (1,93%), 287 italiani (1,00%), 1.032 non dichiarati (3,59%) (censimento 2001)
- Valuta: la kuna croata (kn).
Istria slovena [modifica]
- Divisione amministrativa: comuni di Capodistria (Koper), Isola d'Istria (Izola) e Pirano (Piran)
- Superficie: 384 km²
- Numero di abitanti: 78.846 (censimento 2002)
- Fiumi: Risano (Rižana), Ospo (Osapska reka)
- Lingue ufficiali: slovena, italiana (in una parte delle zone costiere)
- Lingue materne: 56.482 slovena (75,13%), 13.579 croata (18,08%), 2.853 italiana (3,80%), 3.669 sconosciuta (-)
- Composizione etnica: sloveni (68,4%), croati (4,8%), serbi (3,4%), bosniaci (2,5%), italiani (2,3%), istriani (1,5%), albanesi (0,6%), altri (18,0%) (censimento 2002)
- Valuta: dal 2007 è l'Euro, in precedenza era il tallero sloveno (tolar)
Istriani celebri [modifica]
Fra gli istriani celebri di ogni nazionalità (inclusi gli esuli) si ricordano:
- Mario Andretti, pilota automobilistico;
- Andrea Antico da Montona, musicista del XV secolo, nato a Montona;
- Laura Antonelli, attrice;
- Zvest Apollonio, pittore;
- Almerigo Apollonio, saggista e storico
- Giovanni Arpino, scrittore;
- Nino Benvenuti, pugile;
- Willer Bordon, politico;
- Arnaldo Bressan, saggista e traduttore;
- Gianni Brezza, ballerino, coreografo e regista;
- Viktor Car Emin, scrittore;
- Herman de Carinthia, filosofo, astronomo e traduttore medievale;
- Gian Rinaldo Carli, letterato ed economista;
- Pietro Coppo, geografo veneziano, passò a Isola d'Istria gran parte della sua vita (XV secolo)
- Luigi Dallapiccola, compositore e pianista;
- Diego De Castro, scrittore e uomo politico;
- Juraj Dobrila, vescovo e benefattore;
- San Donato, patrono d'Isola d'Istria
- Sergio Endrigo, cantante;
- Mattia Flacio Illirico, teologo protestante;
- Drago Gervais, scrittore e poeta;
- Gianni Giuricin, uomo politico e scrittore (nato a Pottendorf, in Austria, dove i suoi genitori, entrambi istriani, erano internati);
- Vladimir Gortan, antifascista croato;
- Franco Juri, giornalista, vignettista, musicista e politico;
- Eugen Kumičić, scrittore e uomo politico;
- Bruno Maier, critico letterario e scrittore;
- Antonio Marceglia e Spartaco Schergat, incursori della marina, medaglie d'oro al V.M;
- San Mauro, santo patrono di Parenzo;
- San Massimiano, vescovo di Pola;
- Nelida Milani, pedagoga, giornalista e scrittrice
- Andrija Mohorovičić, geologo e meteorologo;
- Anna Maria Mori, giornalista e scrittrice;
- San Nazario, santo patrono di Capodistria;
- San Niceforo, santo patrono di Pedena;
- Bernardo Parentino, pittore (XV – XVI secolo);
- Pietro Polani, doge veneziano, nato a Pola;
- Herman Potočnik Noordung, teorico spaziale;
- Pier Antonio Quarantotti Gambini scrittore;
- Furio Radin, politico, rappresentante per varie legislature della minoranza italiana presso il Sabor croato
- Giovanni Radossi, storico, fondatore del Centro di Ricerche storiche di Rovigno
- Rossana Rossanda, giornalista;
- Tomaž Šalamun, poeta;
- Santorio Santorio, medico del XVI secolo;
- Nazario Sauro, patriota italiano;
- San Servilio, (in veneto San Servolo), martire dell'Istria, festa il 24 maggio
- Antonio Smareglia, compositore;
- Pietro Stancovich, storico;
- Agostino Straulino e Nicolò Rode, velisti;
- Giuseppe Tartini, violinista e compositore;
- Fulvio Tomizza, scrittore;
- Pietro Tradonico, doge veneziano, nato a Pola
- Maurizio Tremul, uomo politico
- Francesco Trevisani, pittore di Capodistria del XVII secolo;
- Alida Valli (Alida Maria Laura Altenburger baronessa von Marckenstein und Frauenberg), attrice;
- [(Franco Vegliani)], scrittore;
- Pier Paolo Vergerio, vescovo e riformatore;
- Vittorio Vidali, politico;
- Giorgio Vincenti, pittore;
- Vittorio Italico Zupelli, generale, ministro.
Note [modifica]
- ^ Strabone scrive: «Dopo il Timavo c'è la costa degli Istri fino a Pola, che fa parte dell'Italia» e ancora: «Sono pertanto i Veneti e gli Istri che popolano la regione oltre il Po fino a Pola». Citazioni tratte da: Strabone, Geografia (ΓΕΩΓΡΑΦΙΚΑ), libro V, 1.9
- ^ L'autore, Blaeu, non segnala sulla mappa la contea asburgica di Pisino, poiché il suo Atlante si basa sull'opera del 1570 Theatrum Orbis Terrarum di Abraham Ortelius che riporta dati politici anteriori al 1536 (quando Pisino era veneziana da un secolo).
- ^ Boris Gobmač: Atlante storico dell'Adriatico orientale (op. cit.)
- ^ Antonio Ive, I dialetti ladino-veneti dell'Istria
- ^ Sotto il profilo demografico catastrofica fu l'epidemia del 1630 che decimò la popolazione istriana, (A Parenzo ad esempio, sopravvissero solo trenta residenti, mentre Capodistria perse circa i due terzi dei propri abitanti). Cfr. a tale proposito: Raoul Pupo, Il lungo esodo (pag. 15), Milano, Rizzoli, 2005, ISBN 88-17-00562-2
- ^ Raoul Pupo, Il lungo esodo (pag. 15), Milano, Rizzoli, 2005, ISBN 88-17-00562-2
- ^ L'ordine dell'imperatore fu intitolato "Misure contro l’elemento italiano in alcuni territori della Corona", ossia "Maßregeln gegen das italienische Element in einigen Kronländern": “Se. Majestät sprach den bestimmten Befehl aus, daß auf die entschiedenste Art dem Einflusse des in einigen Kronländern noch vorhandenen italienischen Elementes entgegengetreten und durch geeignete Besetzung der Stellen von politischen, Gerichtsbeamten, Lehrern sowie durch den Einfluß der Presse in Südtirol, Dalmatien und dem Küstenlande auf die Germanisierung oder Slawisierung der betreffenden Landesteile je nach Umständen mit aller Energie und ohne alle Rücksicht hingearbeitet werde. Se. Majestät legt es allen Zentralstellen als strenge Pflicht auf, in diesem Sinne planmäßig vorzugehen”. La delibera è reperibile in Die Protokolle des Österreichischen Ministerrates 1848/1867. V Abteilung: Die Ministerien Rainer und Mensdorff. VI Abteilung: Das Ministerium Belcredi, Wien, Österreichischer Bundesverlag für Unterricht, Wissenschaft und Kunst 1971; la citazione compare alla Sezione VI, vol. 2, seduta del 12 novembre 1866, p. 297
- ^ I censimenti austriaci non facevano distinzione fra croato e serbo
- ^ La fonte: I censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936 di Guerrino Perselli
- ^ Perciò nei comuni con amministrazione italiana (circa 70% dei comuni istriani vedi:Istria. Storia, cultura, arte di Dario Alberi, 2ª ed., Trieste 2001, p. 103), il numero degli Italiani poteva essere sopravvalutato, così come nei comuni con amministrazione slava (30% dei comuni istriani), lo poteva essere quello degli sloveni o dei croati (vedi: Irredentismo adriatico di Angelo Vivante, Firenze 1912, p. 158-164; Autour de Trieste di Carlo Schiffrer, 1946, p. 16-17)
- ^ Secondo lo storico sloveno Darko Darovec si giunse in Istria a una serie di vertenze legate alle manipolazioni politiche da parte italiana (cit. tratta da: Rassegna di storia istriana di Darko Darovec, Biblioteca Annales, Koper/Capodistria, 1993, versione online: http://razor.arnes.si/~mkralj/istra-history/i-index.html). Secondo un altro storico sloveno, Bogdan C. Novak, invece, gli scrittori italiani accusarono a loro volta le autorità austriache di aver favorito gli slavi nel censimento del 1910, servendosi di impiegati slavi per raccogliere i dati nelle zone rurali. Soprattutto nell'Istria questi funzionari registrarono come croati molti italiani che avevano nomi slavi (...) gli scrittori italiani sostennero perciò che erano più vicini alla realtà i censimenti austriaci anteriori al 1910, dai quali risultava una più alta percentuale di italiani. I precedenti risultati furono difatti confermati dal censimento italiano del 1921, dal quale risultò un rapporto fra italiani e slavi corrispondente a quello delle precedenti statistiche austriache (cit. tratta da: Trieste, 1941-1954, la lotta politica, etnica e ideologica di Bogdan C. Novak, pag.22 Milano 1973, traduz. italiana da: Trieste, 1941-1954. The ethnic, political and ideological struggle, di Bogdan C. Novak, Chicago-London 1970). Al di fuori della regione istriana ci furono alcuni tentativi anche da parte italiana di alterazione di dati: il caso più noto fu quello di Trieste, punito con il massimo rigore dalle autorità austriache che fecero ripetere, sempre nel 1910, le rilevazioni censuali (ibid. pag.22).
- ^ irredentismo italiano in Istria (in inglese)
- ^ Spezialortrsrepertorium der österreichischen Länder (...) Österreichisch-Illyrisches Küstenland, Wien 1918.
- ^ Cfr. Guerrino Perselli, I censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936, Trieste-Rovigno, Unione Italiana-Università Popolare di Trieste, 1993, p. 469
- ^ Come si verificò poi alla conferenza per la pace dopo la seconda guerra mondiale, normalmente venivano prese in considerazione soltanto le statistiche austriache del 1910, che denunciarono una maggioranza slava, e il censimento italiano del 1921, che confermava le speranze degli italiani circa una loro superiorità numerica (cit. tratta da: Trieste, 1941-1954, la lotta politica, etnica e ideologica di Bogdan C. Novak, pag.21 Milano 1973, traduz. italiana da: Trieste, 1941-1954. The ethnic, political and ideological struggle, di Bogdan C. Novak, Chicago-London 1970). Secondo Jean-Baptiste Duroselle il confine jugoslavo tracciato nel 1947 era basato sui dati del censimento austriaco (vedi: Le conflit de Trieste 1943-1954 di Jean-Baptiste Duroselle, Bruxelles, 1966, pag.229). In realtà non venne tenuto conto neppure del censimento del 1910 perché come ebbe a rilevare lo storico istriano Diego De Castro (Il problema di Trieste, Genesi e sviluppi della questione giuliana in relazione agli avvenimenti internazionali, 1943-1952, Bologna, 1953) la Jugoslavia incorporò nel 1947 territori da sempre etnicamente italiani
- ^ Pavel Strajn, La comunità sommersa – Gli Sloveni in Italia dalla A alla Ž, - Editoriale Stampa Triestina, Trieste 1992
- ^ Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale (op.cit.)
- ^ Paolo Parovel, L'identità cancellata, Eugenio Parovel Editore, Trieste 1986
- ^ Paolo Parovel, L'identità cancellata, Eugenio Parovel Editore, Trieste 1985
- ^ Alojz Zidar, Il popolo sloveno ricorda e accusa (op.cit.)
- ^ Sandi Volk, Esuli a Trieste - Bonifica nazionale e rafforzamento dell'italianità sul confine orientale, Edizioni Kappa Vu, Udine 2004
- ^ Dalla copia della relazione resa dal commissario prefettizio di Primano, riportata a pagina 119 del libro di Alojz Zidar, Il popolo sloveno ricorda e accusa (op.cit.)
- ^ L'episodio di rappresaglia compiuta nei Birchini dagli squadristi in risposta all'uccisione di 3 soldati per mano di partigiani e nella quale furono uccisi 32 ostaggi, internati 492 abitanti e bruciate 117 case e fattorie viene descritta anche da Pavel Stranj nel libro La comunità sommersa (op.cit.)
- ^ Crimini di guerra - Un pezzo nascosto di storia italiana del Novecento
- ^ Cit. da Maurizio Zuccari, Il PCI e la "scomunica" del '48. Una questione di principio in: Francesca Gori e Silvio Pons (a cura di), Dagli archivi di Mosca. L'URSS, il Cominform e il PCI, 1943-1951, Roma, 1998, p. 242-244. Rif. tratto da: Roberto Finzi, Claudio Magris e Giovanni Miccoli (a cura di), Il Friuli-Venezia Giulia, della serie Storia d'Italia, le Regioni dall'unità ad oggi Vol. I (capitolo: Dalla crisi del dopoguerra alla stabilizzazione politica e istituzionale di Giampaolo Valdevit), Torino, Giulio Einaudi Ed., 2002, p. 632
- ^ F.Radin-G.Radossi (cur.), La comunità rimasta, Garmond, Pola-Rovigno-Fiume-Trieste 2001, p.11
Bibliografia [modifica]
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- Antolini, Nicola. Slavi e Latini in Istria tra cinquecento e novecento: origini storiche e problemi del contesto multietnico istriano. Storicamente. n. 2, 2006 [1]
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- Giacomo Scotti, Dossier Foibe, Piero Manni S.R.L., Lecce 2005 ISBN 88-8176-644-2
- Stranj, Pavel La comunità sommersa, Editoriale Stampa Triestina, Trieste 1992, ISBN 88-7174-031-9
- Tomaz, Luigi. Il confine d'Italia in Istria e Dalmazia. Duemila anni di storia, Presentazione di Arnaldo Mauri, Think ADV, Conselve 2007.
- Tomaz Luigi, In Adriatico nel secondo millennio, Presentazione di Arnaldo Mauri, Think ADV, Conselve, 2010.
- Zidar, Alojz. Il popolo sloveno ricorda e accusa, Založba Lipa, Koper 2001, ISBN 961-215-040-0
Voci correlate [modifica]
- Carsico-litoranea
- Cultura dei castellieri
- Diocesi di Parenzo e Pola
- Elenco dei comuni della Venezia Giulia italiana
- Esodo istriano
- Foiba
- Irredentismo italiano in Istria
- Istriani italiani
- Placito del Risano
- Provincia italiana di Fiume
- Provincia italiana di Pola
- Regione istriana
- Rivolta di Maresego
- TIGR
- Toponimi Italiani dell'Istria
- Venezia Giulia
Altri progetti [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
- Regione Istriana - Sito ufficiale
- Mappa dell' Istria
- Storia dell'Istria, con mappe dettagliate
- Sito multilingue
- Relazione della commissione mista sui rapporti italo-sloveni
- UNESCO Red Book on Endangered Languages
- Carta etnica costruita sulla base del censimento Austrungarico del 1910 da "Karty etniceskoj struktury Juliskoy krajny 1946"
- Cartoline storiche dell'Istria, di Fiume, del Quarnaro e della Dalmazia