Lingua veneta

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Veneto (Vèneto)
Parlato in Italia Italia
Croazia Croazia
Slovenia Slovenia
Montenegro Montenegro
Brasile Brasile
Messico Messico
Romania Romania
Regioni Veneto Veneto
Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
(Trentino: valli orientali; Alto Adige: Piana di Bolzano)
Friuli-Venezia Giulia-Stemma.png Friuli-Venezia Giulia (provincia di Trieste, parte della provincia di Pordenone, Bisiacaria, Marano e Grado)
Lazio Lazio (Agro Pontino)
Sardegna Sardegna (Arborea, Tanca Marchese)
Zastava Istarske županije.svg Istria
Primorje-Gorski Kotar County coat of arms.png Regione litoraneo-montana
Zadar County coat of arms.png Regione zaratina (Zara)
HRV Split-Dalmatia County COA.svg Regione spalatino-dalmata
Šibenik County coat of arms.png Regione di Sebenico e Tenin
Dubrovacko-neretvanska.gif Regione raguseo-narentana
Litorale-Carso (Capodistria, Pirano, Isola)
Bandeira do estado de São Paulo.svg San Paolo
Bandeira do Paraná.svg Paraná
Bandeira de Santa Catarina.svg Santa Catarina
Coat of arms of Puebla.svg Chipilo (Messico)
CoaTulcea.png Tulcea
Persone 3 800 000 ca. in Italia nel 2002[1] Oltre 6 milioni nel mondo[2]
Tipo sillabica
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Occidentali
     Gallo-iberiche
      Gallo-romanze
       Gallo-italiche
        Veneto
Codici di classificazione
ISO 639-2 roa
ISO 639-3 vec  (EN)
SIL VEC  (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
"Tuti i èsari umani i nase łìbari e conpagni in dignità e diriti. I xe dotai de raxon e de cosiensa e i ga da agir i uni co queł'altri inte'n spìrito de fradełansa."
Famiglie dialettali in Italia

Il veneto[3] (nome nativo vèneto) è una lingua romanza, o un continuum dialettale di lingue, usata da alcuni milioni di parlanti in sei stati diversi. Circa la metà dei parlanti si trova in Italia nella terraferma della ex Repubblica di Venezia e principalmente nella regione del Veneto, ma anche nel Trentino, nel Friuli-Venezia Giulia e nell'Agro Pontino. La metà rimanente si trova all'estero, principalmente in Istria, con comunità minori in Dalmazia, Romania, Brasile, Messico e in varie altre località oggetto di emigrazione. Negli Stati di Rio Grande do Sul, Santa Catarina e Paranà (in Brasile), circa 5 milioni di persone parlano una koinè basata sulle antiche varianti Vicentino e Trevigiano. [4]

È tutelata come lingua dalla Regione Veneto (che ne afferma il carattere composito non essendo ancora stata codificata la sua grammatica, né il lessico, in modo unitario)[5] ed è tutelata dalla Regione Friuli Venezia Giulia con L.R. 5/2010, ma non dallo Stato italiano, che non la annovera tra le minoranze linguistiche, pur essendo compresa fra le lingue minoritarie dall'UNESCO.[6]

La lingua veneta potrebbe essere ritenuta una lingua regionale o minoritaria ai sensi della Carta europea per le lingue regionali e minoritarie, che all'art. 1 afferma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue ... che non sono dialetti della lingua ufficiale dello Stato".[7][8] Bisogna ricordare che in Europa varianti della lingua veneta sono attualmente parlate, oltre che in Italia, anche in Slovenia, Croazia, Montenegro e Romania[9].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Letteratura in lingua veneta.

L'attuale lingua veneta deriva dal latino volgare parlato dagli antichi Veneti romanizzati a partire dalla fine del III secolo a.C. Non ha quindi a che vedere con la lingua venetica parlata in origine dagli stessi e successivamente abbandonata dopo un periodo di bilinguismo[10].

Testi in volgare che presentano chiare affinità con il veneto sono rintracciabili già a partire dal XIII secolo, quando in ambito italico non esisteva ancora un'egemonia linguistica del toscano.

Il veneto, in particolare nella sua variante veneziana, ha goduto di ampia diffusione internazionale grazie ai commerci della Repubblica Veneta, soprattutto nel Rinascimento, diventando per un certo periodo una delle lingue franche di buona parte del Mar Mediterraneo, soprattutto in ambito commerciale. Tuttora molte parole del gergo marinaro sono di origini venete.

Il veneto tuttavia non si impose come lingua letteraria in quanto, già nel XIII secolo, doveva confrontarsi con esponenti letterari di grosso rilievo sia di origine toscana che di origine provenzale. A riprova di ciò è il fatto che Marco Polo dettò a Rustichello da Pisa il Milione scegliendo la lingua d'oïl, allora diffusa nelle corti quanto il latino. Le opere in veneto più significative furono scritte da autori quali il Ruzante (Angelo Beolco) nel XVI secolo, Giacomo Casanova e Carlo Goldoni; in quest'ultimo caso l'uso del veneto era limitato a buona parte delle commedie teatrali, soprattutto per rappresentare il popolo e la borghesia.

Di particolare rilievo per l'utilizzo in ambito scientifico è la stampa nel 1478 de L'Arte dell'abbaco, opera meglio nota in ambito accademico come Treviso Arithmetic, scritta da un anonimo insegnante in lingua veneta, primo testo stampato conosciuto del mondo occidentale di insegnamento dell'aritmetica e della matematica ed uno dei primi testi stampati scientifici di tutta Europa. Esso era rivolto particolarmente all'educazione della classe media e in particolare al mondo mercantile.

La diffusione di questo idioma al di fuori dell'area storica dei veneti si ebbe con il progressivo sviluppo della Repubblica Veneziana, che lo utilizzava come lingua ordinaria assieme al latino e al toscano.

Con l'invasione napoleonica e la conseguente caduta della Repubblica nel 1797, il veneto progressivamente venne sostituito da altre lingue per gli atti ufficiali e amministrativi. Il suo uso tuttavia perse progressivamente, almeno in parte, i registri letterari e aulici restando sempre come lingua storica e naturale del popolo, riuscendo comunque a raggiungere vette liriche mirabili con poeti come Biagio Marin di Grado. Bisogna anche ricordare il poeta triestino Virgilio Giotti, che poetava in triestino e ordinariamente scriveva in italiano. Inoltre bisogna ricordare Nereo Zeper che ha tradotto l'Inferno di Dante Alighieri in dialetto triestino (variante del veneziano). Si ricorda, tra l'altro, l'Iliade di Omero tradotta in veneto da Francesco Boaretti e in veneziano da Giacomo Casanova; nonché l'opera in veneto padovano intitolata Dialogo de Cecco da Ronchitti da Bruzene in perpuosito de la stella Nova che tratta delle nuove teorie galileiane sul sistema solare, che taluni attribuirebbero a Galileo Galilei con lo pseudonimo di Cecco da Ronchitti.[11] Altri letterati del Novecento che hanno utilizzato il veneto nelle loro opere sono i poeti Giacomo Noventa e Andrea Zanzotto come anche Attilio Carminati ed Eugenio Tomiolo. Si segnalano negli ultimi decenni - per la qualità della loro ricerca anche Sandro Zanotto, Luigi Bressan, GianMario Villalta, Ivan Crico. Notevoli inserti in veneto sono presenti anche nelle opere dello scrittore Luigi Meneghello.

Il progetto concepito da Giuseppe Lombardo Radice di sviluppare ed impiegare testi scolastici in lingua nell'ambito veneto (come in altri contesti regionali), non ebbe completa attuazione poiché coincise con il periodo fascista, il cui regime era notoriamente impegnato, nella sua opera di forte centralizzazione dello Stato, a promuovere l'apprendimento della lingua italiana in un disegno complessivamente repressivo delle culture delle diverse regioni.

In anni recenti numerosi cantanti e gruppi musicali hanno adottato la lingua veneta per la loro produzione artistica: negli anni sessanta hanno raggiunto una buon successo Gualtiero Bertelli e il suo gruppo Canzoniere Popolare Veneto. Negli anni novanta si sono distinti i Pitura Freska, guidati da Sir Oliver Skardy, che hanno partecipato anche al Festival di Sanremo con la canzone Papa nero, scritta in dialetto veneziano. Più di recente hanno ottenuto una certa notorietà artisti come il rapper Herman Medrano, i Catarrhal Noise, i Rumatera e i Los Massadores.

Con la legge regionale n. 8 del 13 aprile 2007[12] "Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto", che si richiama ai principi della Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie, pur non riconoscendo alcuna ufficialità giuridica all'impiego del veneto, la lingua veneta diviene oggetto di tutela e valorizzazione, quale componente essenziale dell'identità culturale, sociale, storica e civile del Veneto. Una cosa simile viene portata avanti dal 2009 in Brasile nello stato di Rio Grande do Sul, dove la variante veneta talian viene considerata patrimonio immateriale dello stato.[13]

Sin dal 1981 la regione Friuli Venezia Giulia al primo comma dell'articolo 25 della legge regionale 68/1981(Interventi regionali per lo sviluppo e la diffusione delle attività culturali) riconosceva, accanto alla lingua italiana, << le culture locali di origine slovena, tedesca e veneta>>.

Il veneto è stata in seguito più ampliamente tutelato nella Regione Friuli Venezia Giulia con la L.R. 5/2010, nelle seguenti espressioni (art.1) : il triestino, il bisiaco, il gradese, il maranese, il muggesano, il liventino, il veneto dell'Istria e della Dalmazia, nonché il veneto goriziano, pordenonese e udinese. Le attività di valorizzazione previste dalla legge sono dirette (art.1 comma 2) a conservare la ricchezza culturale presente nel territorio regionale e nelle comunità dei corregionali all'estero, e renderla fruibile anche alle future generazioni, sviluppando l'identità culturale e favorendo l'utilizzo del veneto nella vita sociale. La Regione FVG promuove lo sviluppo di progetti e incontri tra le comunità venetofone del Friuli Venezia Giulia e tra queste e quelle dei corregionali all'estero (art.3), nonché tra le comunità venetofone presenti in Italia e con quelle venetofone di Slovenia e Croazia, nonché con le comunità di lingua ladina friulana, slovena e tedesca nel Friuli Venezia Giulia, al fine di approfondire la reciproca conoscenza. Nel settore della comunicazione, la Regione FVG promuove la diffusione di trasmissioni radiofoniche e televisive in veneto realizzate da emittenti pubbliche e private e sostiene la redazione e la stampa di giornali e periodici (art.6) e sostiene gli enti locali e i soggetti pubblici e privati che operano nei settori della cultura, dello sport, dell'economia e del sociale per l'utilizzo di cartellonistica, anche stradale, in veneto.

(LA)
« [Venetus est] pulcherrimus et doctissimus omnium sermo, in quo redolet tota linguae Grecae maiestas! »
(IT)
« [Il veneto è] la lingua più bella e più dotta di tutte, nella quale esala tutta la grandezza della lingua greca! »
(Pontico Virunio, umanista ed erudito bellunese (ca. 1460-1520)[14])

Distribuzione geografica[modifica | modifica sorgente]

Pur rappresentando l'idioma tipico dell'omonima regione, i confini linguistici del veneto non corrispondono a quelli amministrativi.

Nella provincia di Belluno centrale - Agordino e Zoldano - si parla una forma di veneto-ladino che diventa decisamente ladino spostandosi verso nord - Alto Cordevole e Cadore. Nel basso Polesine (la cosiddetta Transpadana Ferrarese) si notano profondi influssi emiliani, mentre tratti lombardi sono presenti nelle parlate della riva veronese del Garda. Nel Veneto Orientale, invece, forte è l'apporto del friulano.

Vanno inoltre citate alcune piccole isole linguistiche germanofone distribuite lungo la fascia prealpina e alpina: si tratta dei villaggi Cimbri della Lessinia e dei Sette Comuni (lingua cimbra) e di Sappada (dialetto carinziano).

D'altra parte, il veneto viene diffusamente parlato anche al di fuori dei confini regionali.

In Trentino sono aree tipicamente venetofone il Primiero (tipo feltrino), la Valsugana (tipo vicentino) e la Vallagarina (tipo veronese); anche la zona centrale della provincia, comprendente il capoluogo, ha fortemente venetizzato l'originale parlata locale.

In Friuli Venezia Giulia il numero dei venetofoni supera il mezzo milione di persone, la maggior parte delle quali utilizza costantemente il veneto in tutte le occasioni della vita sociale, inclusa la comunicazione con gli sconosciuti, negli esercizi commerciali e negli uffici.

Alle parlate venete autoctone delle zone costiere, che costituivano il Dogado veneziano (Marano Lagunare, Grado) e quindi erano direttamente amministrate dalla città di Venezia ( ancora oggi conservano la -g veneziana contro la -j del resto del Veneto, come in famé(g)ia, mè(g)io, ò(g)io ), con il tempo si sono aggiunte altre vaste zone in cui i dialetti locali (di base ladina) sono stati sostituiti dal veneto, per il prestigio e l'egemonia della Repubblica di Venezia in terraferma e in tutto l'Adriatico. Il veneto, nei secoli si è quindi diffuso dapprima a Monfalcone e la destra Isonzo (Bisiacaria), poi a Muggia e Trieste, alla Bassa Friulana (accanto al friulano) da Latisana a Cervignano in provincia di Udine, a Pordenone e a gran parte della sua provincia (variante liventina, affine al trevigiano), a Gorizia città. Ma anche al di fuori di tali zone, in vari centri urbani tra cui Cividale, Codroipo, Cormons, Gradisca, etc. i residenti pur parlando il friulano comunque intendono e parlano piuttosto correttamente anche il veneto. Nello stesso capoluogo provinciale accanto al locale friulano esiste un dialetto veneto proprio della città di Udine detto "udinese". Da notare infine che anche gli appartenenti alla minoranza slovena nelle province di Gorizia e Trieste in genere comunicano in veneto, e non in italiano, con i concittadini non sloveni.[senza fonte]

Sempre legati all'influenza veneziana sono i dialetti veneti parlati in Istria e Dalmazia, la cui estensione è drasticamente diminuita in seguito all'esodo istriano-dalmata del secondo dopoguerra, ma che in varie zone è ancora compreso e parlato, anche (come seconda lingua) da persone di madrelingua croata. Si possono poi individuare tracce del veneto sino in Grecia, in quelle che in passato furono colonie veneziane.

Da ricordare, infine, i milioni di venetofoni sparsi in altre regioni italiane o all'estero in seguito all'emigrazione. Importanti comunità si trovano in vari Stati europei, in America (in particolare centro-meridionale) e in Australia[15].

Vitalità e tutela[modifica | modifica sorgente]

Nonostante la pressione dell'italiano, il veneto resta tuttora una delle lingue regionali più conosciute e utilizzate nella Penisola. Secondo un'indagine condotta nel 2007 dall'ISTAT in Veneto, quasi il 70% degli interpellati dichiarava di parlare, oltre all'italiano, anche il veneto e il 15% di usarlo anche nei rapporti con estranei[15].

Questo fenomeno trova diverse giustificazioni. Primo fra tutti, la vicinanza strutturale del veneto all'italiano non ne rende eccessivamente difficoltosa la comprensione da parte dei non venetofoni; secondo, la prevalenza dei piccoli e medi centri abitati, che ha contribuito a mantenere le tradizioni locali; non ultimo, l'utilizzo nei secoli di questa lingua anche in situazioni relativamente formali, come osservato sin dai tempi della Serenissima[15].

La lingua viene tutelata dalla Regione Veneto con la legge regionale 13 aprile 2007, n. 8 "Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto"[16] e dalla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia con la legge regionale 17 febbraio 2010, n. 5 "Valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nella regione Friuli Venezia Giulia"[17].

Varianti[modifica | modifica sorgente]

I pareri dei singoli linguisti nel delineare con precisione le diverse varianti del veneto divergono notevolmente.

Una delle classificazioni distingue le seguenti varianti[18]:

  • il veneziano lagunare, con le varietà chioggiotta, pellestrionotta, buranella e della Laguna nord, caorlotta e di terraferma. A questa varietà andrebbe ascritto anche il gradese, similissimo al chioggiotto.
  • il veneto centrale (padovano-bassanese-vicentino-polesano), con interferenze ferraresi nel Polesine meridionale. A questo gruppo appartengono anche i dialetti parlati nella Valsugana, in Trentino[19].

Un'altra, d'altra parte, ricorda[20][21]:

Una terza interpretazione individua invece[21]:

Queste varianti condividono buona parte delle strutture morfo-sintattiche e del lessico, ma quello che più conta per i linguisti è la capacità dei parlanti di comprendersi (ovviamente in percentuale variabile a seconda della vicinanza geografica).

Ancora discussa è invece la classificazione dei dialetti dell'alto e medio Bellunese. Indubbiamente le parlate cadorine sono da far rientrare nell'area ladina, ma più incerta è la definizione degli idiomi agordini e zoldani, con base ladina ma influenzati anche dal feltrino-bellunese; tuttavia, le varianti ladine dell'alto Cordevole (da Cencenighe circa in su), possono definirsi pienamente ladine, poiché di tipo atesino (per le zone oltre il comune di Rocca Pietore compreso), e di categoria veneto-atesina per le aree attorno a Cencenighe. Da sottolineare, comunque, la legge 482/1999 che riconosce tutti i comuni da Gosaldo compreso in su come ladini a tutti gli effetti.

Da notare inoltre un fenomeno tuttora in atto, e cioè che il veneto tende a predominare sulle parlate alloglotte con cui viene in contatto, soppiantandole. Emblematici, in questo senso, sono i casi, tra gli altri, dell'antico pavano (Padova e riviera del Brenta), dell'antico tergestino e del cimbro.

Va detto che l'influenza dell'italiano negli ultimi decenni ha portato alla confusione sul "parlare correttamento veneto" cosicché molti parlanti, si esprimono in un idioma misto basato sulla sintassi e la terminologia italiana semplicemente adattate "alla veneta" (a differenza delle varianti della lingua veneta che si distinguono concretamente dall'italiano sia nei vocaboli che nella struttura grammaticale e nella sintassi).

Questo idioma, in altre parole, non è una variante del veneto ma una variante superficialmente venetizzata dell'italiano: è un dialetto (veneto) dell'italiano.[senza fonte].

Ad esempio:

  • varianti d. lingua veneta: el xe drio rivar (dove la x viene pronunciata quasi come una z dell'alfabeto fonetico),xe drio rivare ,l'è drio rivar (cioè "èser drio" + infinito) l'è invià rivar.
  • Italiano: sta arrivando
  • varianti d. lingua veneta: i ve dixe, i ne dixe (regolare: "a noaltri → ne" è proprio come "a voaltri → ve" )
  • Italiano: vi dicono, ci dicono (irregolare: "voi → vi" però "noi ↔ ci" !)
  • varianti d. lingua veneta: Marco el parla ben ; Mé nono 'l vien casa dimàn (con "el")
  • Italiano: Marco parla bene ; Mio nonno viene a casa domani
  • varianti d. lingua veneta: Mé mama ła ga dito... ; I toxi/ragassi/fioi/putei/bocia/toxati i xe/l'è partìi... (con "ła, i")
  • Italiano: La mia mamma ha detto... ; I ragazzi sono partiti

Esempi: verbo èssar/esser(e) ‘essere’: mi (a) son; ti te si = ti t'ie; iu/lu (‘lui’) o ea/ela (‘lei’) xe/l'è; noijaltri simo/semo; voijaltri sii; iori/luri son = i xe

verbo gavèr/(g)avere ‘avere’: mi (a) go; ti te ghe/ga; iu/lu (‘lui’) o ea/ela (‘lei’) ga; noijaltri gavìmo/ghemo/gavémo; voijaltri gavì; iori/łuri i ga

verbo catar(e) ‘trovare’: mi (a) cato; ti te cati; iu/lu (‘lui’) o ea/ela (‘lei’) cata; noijaltri catimo/catémo; voijaltri caté; iori/łuri i cata, iore/łore łe cata (fem.)

N.B.: molti verbi hanno un'estensione diversa in italiano rispetta alla lingua veneta: per esempio catar(e) viene usato per frasi come "ho trovato la penna che avevo perso" ("go catà ła pena che gavevo perduo") ma non in "trovo che questa ragazza sia bella" ("sta fioła/toxa/putèła xe/l'è beła" o al limite "sta fioła/toxa/putèła a me par beła).

L'emigrazione[modifica | modifica sorgente]

Un certo impulso è stato dato dalla massiccia emigrazione avvenuta a cavallo fra il 1870 e il 1905 in conseguenza delle colonizzazioni Francese, Austriaca e Piemontese, cosicché consistenti popolazioni venete sono presenti in Brasile (negli stati di San Paolo, Paraná, Rio Grande do Sul e di Santa Catarina), nel nord della Romania (Tulcea), in Messico (nella località di Chipilo), ma anche in diverse aree rurali italiane fatte oggetto di immigrazione organizzata dal fascismo con il fine di colonizzare e popolare i territori in questione, oggetto di bonifica: la Maremma Grossetana (Toscana), l'Agro Pontino (Lazio), le Valli del Comasco, la Bonifica di Arborea (Sardegna). Inoltre a Fertilia (Alghero) nata sotto il fascismo per dare lavoro ad un certo numero di famiglie ferraresi, conobbe l'arrivo successivo di esuli istriani e dalmati nel secondo dopoguerra, che andarono a costituire la maggioranza della borgata. Comunità di origine veneta consistenti sono presenti anche nelle aree urbane dell'Alto Adige/Südtirol, dove costituiscono la maggioranza della popolazione appartenente al gruppo etnico italiano. La lingua italiana standard parlata a Bolzano è comunque molto influenzata da un forte substrato veneto.[22]

Queste popolazioni hanno conservato la loro parlata veneta, più che l'italiano, in quanto provenivano in gran parte da estrazione borghese o contadina e le generazioni successive, nate da queste onde migratorie, hanno mantenuto i caratteri arcaici della lingua, sebbene lontani dal Veneto: nel Rio Grande do Sul, ad esempio, l'idioma veneto viene insegnato dai genitori ai figli, e viene utilizzato anche da persone di altra origine, tanto che il primo dizionario di talian (o vêneto brasileiro) fu compilato da Alberto Vitor Stawinski, un polacco nato nel 1909 a São Marcos dos Polacos, assimilatosi alla comunità locale prevalentemente di provenienza veneta.

Tra le varianti fuori dal Veneto queste sono le principali:

  • il veneto istriano e i dialetti triestino e goriziano, per lessico molto simili al veneziano di città, ma con ulteriori influenze di vocaboli alloglotti, specialmente sloveni e croati e, in misura minore, greci.
  • il talian o vêneto brasileiro
  • il chipileño, parlato a Chipilo, in Messico
  • il veneto-romeno[23] che si parla nella attuale regione della Tulcea, antico possedimento di Genova sul Mar Nero
  • il veneto-pontino è un gruppo di parlate fortemente influenzate dal romanesco, e in parte anche dai dialetti lepini e dall'emiliano, su base perlopiù veneta-trevisana, in trasformazione e comunque in forte regresso

Questa antichità e "permanenza" del veneto, con le modificazioni e contaminazioni che ogni lingua conosce, è misurata dai dati statistici ufficiali (ISTAT e istituto POSTER). Secondo alcuni, queste stime tendono a ridurre il fenomeno essendo assente una promozione culturale e politica di mantenimento e protezione da parte degli stati che hanno questi territori.

Il risultato di questa diaspora dei parlanti (locutori) veneti è che oggi si possono contare più parlanti veneti fuori dal Veneto che non in esso. Un grande lavoro di ricerca e ricostruzione filologica dell'idioma veneto utilizzato alla fine dell'Ottocento è stato effettuato dai ricercatori Secco e Fornasier, componenti del duo Belumat i quali hanno raffrontato la lingua parlata dai bellunesi emigrati in Brasile, Messico e presenti in una minoranza etnica in Slovenia.

Stato attuale[modifica | modifica sorgente]

Cartello affisso all'interno dell'area riservata al personale di un centro commerciale di San Giovanni Lupatoto. Significa "Premi il pulsante"

Attualmente si contano centinaia di pubblicazioni editoriali scritte in veneto e pubblicate anche da diverse amministrazioni comunali del Veneto.

Lo status è molto dibattuto: l'UNESCO la riconosce tra le lingue e la inserisce nel suo Red Book of Endangered Languages, ma sia l'Unione europea[24] che l'Italia non sono dello stesso parere, sebbene sia considerato lingua minoritaria meritevole di tutela dal Consiglio d'Europa.

La Regione del Veneto, dal 2005 ha ricevuto proposta di elaborazione di una legislazione tesa a tutelare questa parlata e a riconoscerla, e alcuni sforzi sono stati fatti da partiti regionali al fine di includerla nella legge 15 dicembre 1999, n. 482 sulla "Tutela delle minoranze linguistiche".

Esistono tuttavia numerose dispute sull'argomento "lingua o dialetto", dove i sostenitori dello status di "lingua minoritaria" pongono in evidenza in particolare l'importanza storica di questo idioma, tanto in ambito culturale (dove il veneto può vantare una discreta produzione letteraria, soprattutto in passato) che politico (da ricordare che il volgare veneto, in particolare la variante veneziana, è stato impiegato negli atti ufficiali della Repubblica di Venezia, oltre al latino e poi all'italiano-fiorentino, pur potendo ogni provincia usare la propria variante), insistendo inoltre sulla constatazione del radicamento geografico particolarmente netto di questo idioma.

È interessante notare che il lettore veneto contemporaneo riesce ancora oggi a capire il contenuto di testi scritti anche nel XIII secolo, dimostrando una resistenza dell'idioma veneto sconosciuta ad altre lingue.

La Regione Veneto ha infine deciso con la legge regionale n. 8 del 13-4-2007 di definire il veneto e le parlate storiche delle terre venete senza ombra di dubbio come "lingua" e non dialetto, attivandosi nella sua salvaguardia e stanziando fondi per la sua tutela.

Questo riconoscimento è stato accolto con favore da molti docenti universitari e università del mondo:[25]

Caratteristiche linguistiche[modifica | modifica sorgente]

Il veneto possiede alcune strutture morfo-sintattiche proprie. Fra le tante citiamo per esempio il pronome clitico obbligatorio davanti ai verbi nella seconda persona singolare e nella terza sing/plur: «Giorgio el vien» , «I veci i parla/discòre» , «ti te parli/discòre/parla» o «ti ti/tu discòre/parla»

Tali pronomi, quando presenti, hanno carattere distintivo: sono cioè essi a stabilire il senso della frase e non sono le desinenze finali del verbo: «el sente ↔ i sente» (=sente/sentono) oppure «te parlavi ↔ parlavi» (=parlavi/parlavate). Ciò permette addirittura di eliminare, in certi casi e in certe varianti, le vocali finali del verbo senza pregiudicare la correttezza della frase «el sent, i sent» o permette quantomeno di scambiarle «te parlavi = te parlava»

Anche buona parte del lessico è comune, e le variazioni sono spesso limitate alla pronuncia: per esempio «gato/gat», «saco/sac» , «fero/fer», «magnar/magnare», «vardar/vardare», «la scala /'a scàea» , «sorela/sorèa» (spesso unificate con la L-tagliata (Ł, ł) "ła scała" , "soreła")... E ancora «nasion/nazion/nathion» , «verxo/verzo/verdho» o in fine «vérdi / virdi» , «dotóri / duturi».

Pronuncia di zizola in dialetto veneto

Queste ultime due forme dette metafonetiche sono tipiche del veneto centrale oltre che del gradese, resi celebri da autori come Ruzante e Biagio Marin: molti le ritengono già morte o comunque secondarie in quanto troppo difformi dall'italiano standard (che ha "verdi" e "dottori") ma in realtà esse sono ancora correntemente usate. Si trovano comunque anche in altre varianti venete, sebbene in misura minore.

Tutte le varianti sono state usate da poeti veneti (fra cui Ruzante, Goldoni, Zanzotto, Barbarani, Marin) ma alcune di esse sono state portate anche all'estero, per esempio la variante nord-trevigiana di Segusino è tuttora parlata in Messico a Chipilo con forti influenze spagnole, mentre un misto di vicentino e bellunese è parlato in Brasile anche se ha ricevuto influenze portoghesi e di altre lingue del Nord-Italia.

La variante veneziana vèneto de mar, era la lingua ufficiale del governo della Serenìsima Repùblica e poi della Marina austriaca, che aveva base in Venezia ed equipaggi perlopiù istriani e dalmati.

Ovviamente ci sono delle parole molto diverse da zona a zona come «fogołar/larìn» , «ceo/cenin/picenin/bòcia» , «el xe / l'è» , «ła xe / l'è», «el ga / l'à» , «ła ga / l'à» , «i gavéa / i avéa/i véa», «magnémo/magnòn/magnén». Ogni lingua ha di questi fenomeni, per esempio nella denominazioni delle verdure e degli attrezzi, fenomeni dovuti alla chiusura di certi mondi contadini. I parlanti comunque, nella conversazione con interlocutori provenienti da zone distanti, tendono in genere ad avvicinare il lessico e la grammatica usati al tipo veneziano, rendendo la comunicazione verbale scorrevole e perfettamente intellegibile.

Anche la sintassi presenta qualche piccola variazione che non pregiudica la comunicazione fra parlanti di vari ceppi: in alcune zone, ad esempio nella parte orientale della Marca Trevigiana fino al confine con il Friùli, gli interrogativi restano in fine di frase «Fatu che? Sìtu chi? Vatu 'ndove? Magnène cossa?» e anche nel Bellunese sono finali «Vatu onde? Magnone che?» mentre in altre varianti essi risalgono in prima posizione « 'Sa fèto/Cossa fatu? Chi/Ci sìto? 'Ndo vètu/'Ndove vatu?». In queste ultime zone l'interrogativo finale esiste ma solo come forma rinforzata. Si oppongono, quindi, la fusione nelle frasi interrogative della forma verbale con quella pronomica, ad esempio tipiche espressioni di Treviso quelle come « Ditu? Situ 'ndà? Gatu visto/magnà?» o del veneto centrale «Dìxito? Sito 'ndà? Ghèto visto/magnà?», e la forma dissociata «Te disi? 'Te si 'ndà? Te ga / Gatu visto? Te gà magnà / Gatu magna?». Esistono poi anche forme doppie con enfasi particolare « 'Sa vèto indove!? 'Sa fèto cósa!? 'Sa màgnitu che? Ci èlo ci??». Nel dialetto veneto la terza persona singolare e la terza persona plurale hanno sempre la stessa desinenza: El va/I va (va/vanno), El'ndava/I'ndava, El andarà/ I andarà (andrà/andranno).

La fusione nelle frasi interrogative della forma verbale con quella pronomica nella 2 persona singolare è, peraltro, caratteristica generale del veneto: «Dìtu par davero? Sìtu 'ndà? Atu/Gatu/Ghètu/Ghèto/Eto visto? Pàrli(s)tu?/Pàrlito?» nella 3 persona sing./plur/masch/femm.: «Pàrleło? (m.sing) Pàrleła? (f.sing) Pàrlełi? (m.plur) Pàrlełe? (f.plur)» e nella 2 persona plurale:«Parlèo/Parlèu?, Gavìo/Gavéu?» ma, come accennato, è andata parzialmente in desuetudine specie nel veneziano e nel veneto delle città dove prevale la forma dissociata (che rispecchia l'italiano) « Te disi par davero? 'Te si 'ndà? Ti ga visto?». Le forme composte esistevano comunque nel veneziano antico (Gastu? Fastu? Vostu?) sono ben vive a Venezia, nel Chioggiotto e nel Caorlotto (Sistu? Vustu? Fastu? Gastu?) parlato a Caorle (VE).

Tipico del veneto è anche l'interrogativo-esclamativo sottinteso o vuoto usato retoricamente: «Vùto ndar?!» (ital.= DOVE vuoi andare!), «Vùtu far?!» (ital.= COSA vuoi farci!), «Sìto nà, vestiì cusì!» (ital.= ma DOVE sei andato, vestito a quel modo!)

Alcune varianti possiedono la particella enfatica A utilizzata per rafforzare i verbi o presentarli come novità: «A te sì bravo» (ital.= sei proprio/veramente bravo!), «A no te dormi mai» (ital.= ma non dormi proprio mai!), «A no l'è mai contento» (ital.= non è MAI contento!), «A so' rivà» (ital.= sono arrivato finalmente!), «A so' rivà ieri!» (ital.= sai? sono arrivato ieri!)

Alcune forme verbali venete sono riconducibili ai Phrasal verbs inglesi, nei quali al seguito del verbo viene inserita una preposizione in modo tale da modificarne il significato: es. Magnàr fora = (letteralmente "mangiare fuori") = sperperare; cavarse fòra =(lett. "togliersi fuori") = muoversi; Broar sù = (lett. "scottarsi sopra") = lavare le stoviglie. In altri casi invece l'uso delle preposizioni(specialmente il "fora " e il "do") è finalizzato al rafformamento dell'azione che il verbo esprime ad esempio: sentàrse do = Sedersi; sveiarse fora = svegliarsi; catàr fora = trovare; sbrigarse fora = muoversi; desfàr fora = distruggere;

Ricordiamo che il veneto è ancora capito e parlato fra alcuni discendenti di emigranti veneti a Latina nella Maremma e ad Arborea (Sardegna centro-occidentale). Infine, non dimentichiamo che alcune parole sono comuni solo ad altre lingue o dialetti minori dell'area romanza, come friulano(specialmente nelle varianti occidentali) e catalano «mé pare=gno pare=mon pare» (ital. padre; mio padre), «mé mare=me mari=ma mare» (ital. madre; mia madre), «masa=massa=massa» (ital. troppo), «neto=net=net» (ital. pulito; castigliano. limpio), al francese: «tamis(o)=tamis» (ital. setaccio), «articioco=artichaut» (ital. carciofo), «scarseła=escarcelle» (ital. tasca/borsa), al greco piron=pirune (italiano. forchetta), muci= zitto!.

Le mutazioni del suono /l/[modifica | modifica sorgente]

La lingua veneta si caratterizza anche per la progressiva scomparsa, in alcune sue varietà, del suono /l/. Il fenomeno è più accentuato specialmente nelle varianti centro-meridionali, come il padovano-vicentino-polesano e il veneziano. Meno evidente, invece, nel trevisano, specie nelle varianti più settentrionali, e praticamente assente nel bellunese, nel triestino, nel pordenonese e nel veronese.
A /l/ viene sostituito un altro suono a seconda della posizione nella parola e alla vicinanza di una consonante, una vocale palatale o gutturale: diviene allora o un suono che si avvicina ad una /e/ molto breve ([e̯]), o una /j/, oppure è eliso completamente. In alcuni casi, dove è cioè impossibile scambiare il suono con una vocale, esso può essere sostituito da /r/
A tal proposito, il simbolo ł utilizzato da molte grafie ha il doppio vantaggio di permettere la lettura dei vocaboli secondo le diverse pronunce (con /l/ o senza).

Esempi:

Grafia Pronuncia con /l/ Pronuncia senza /l/ Traduzione
ła bała /la 'bala/ /e̯a 'bae̯a/ la palla
łuxer /'luzer/ /'juzer/ brillare
vołer /vo'ler/ /vo'er/ volere
saltar /sal'tar/ /sar'tar/ saltare

Grafia[modifica | modifica sorgente]

Come molte lingue non normalizzate, il veneto non ha ancora una grafia standard ufficiale.Ha però una grafia storica, che è stata utilizzata in buona parte delle opere letterarie nei secoli, con qualche variante, per tutti i testi in veneziano ed in buona misura, in pavano. Tale grafia è stata "codificata" da Giuseppe Boerio nel suo celebre Dizionario del dialetto veneziano, prima edizione del 1829. Da notare che tale grafia è ancor oggi utilizzata nelle indicazioni toponomastiche tradizionali veneziane (i "ninzioleti"), come ad esempio "Gheto Vechio" o "Riva dei Schiavoni" [stʃavoni].Essa sancirebbe la predominanza della variante veneziana rispetto alle altre e si caratterizza per un maggior rispetto dell'etimologia rispetto alle proposte moderne. Di particolare interesse è l'utilizzo del gruppo "chi" per esprimere la c palatale [tʃ] (come in spagnolo), per cui si scrive "chiesa" per [tʃezɑ] e "schiopo" per [stʃɔpo], mentre nelle altre grafie si ricorre a "cesa" (o "cexa") e "s-ciopo". Un'altra caratteristica distintiva è la conservazione di c etimologica davanti a e o i, per cui si ha "ciera" [siera] (anticamente [tsiera]) o "cièvolo" [siɛvolo]. Questa soluzione ha indubbiamente il vantaggio di essere neutra rispetto ai diversi esiti che la c palatale ha avuto nelle parlate venete; così "cena" può essere letto [sena] a Venezia e nel Veneto centrale, [θena] nel Veneto settentrionale o [tsena] nell'alto Polesine e nel basso veronese, analogamente alle differenze di pronuncia che, per la stessa parola, si riscontrano in spagnolo fra castigliani, andalusi o latino-americani.

Oltre alla grafia storica tradizionale, sono state fatte in epoca moderna altre proposte minoritarie, che rispondono ad usi regionali o perfino locali:

  • a) la grafia di Dino Durante, tuttora usata in molte pubblicazioni come "Quatro Ciàcoe", basata sulla più grande somiglianza all'italiano, con il difetto di portare il lettore alla produzione di doppie lettere là dove non esistono, come in muso/musso e di non rispettare la grafia tradizionale.
  • b) la grafia storica riformata proposta da Loris Palmerini basata sullo studio dei documenti storici in archivio di stato, e sulla introduzione di soluzioni grafiche come la Ł tagliata. Il carattere ç (c con cediglia) è usato sulla base dell'etimologia, così compare in çena, çerveło (che riflettono l'italiano "cena, cervello") ma non compare in forsa, suca anche se le pronunce sono le medesime. Tale grafia è usata da molti scrittori e parzialmente dalla rivista "raixe venete" (che non segue l'uso etimologizzante della Ç).
  • c) la grafía del Talian di ampia diffusione in Brasile, che usa una corrispondenza simbolo/suono vicina al portoghese, ma simile a quella di Durante (p.es: usano SS poiché questa è pronunciata semplice anche in portoghese, usano Z per essa sonora invece di X, poiché non vi sono interdentali che richiedono Z/Zh come nel veneto-chipileño del Messico o nel Veneto settentrionale).
  • d) il Manuale di Grafia Veneta Unitaria stampato a cura della Regione Veneto che lascia aperte varie opzioni ortografiche, ma non viene usata per la sua eccessiva frammentazione di simboli che rendono complicata la vita alla madrelingua fino a scoraggiarne di fatto l'adozione.
  • e) il sistema Jegeye proposto da L. Pegoraro basato sul criterio un simbolo, un suono ovvero per ogni pronuncia vale un simbolo differente (unica eccezione la L-tagliata che può essere letta in modi diversi), poco usata.
  • f) le Parlade Venete Unificae (originariamente proposte su sitoveneto) e basate sul criterio una forma per ogni gruppo di alternative ovvero riunificare le pronunce con doppia o tripla variante in una sola forma scritta (ad esempio L-tagliata: Ł - ł) seguendo via via l'etimologia o il metodo della maggioranza, o a volte facendo compromessi a seconda delle possibilità a disposizione. È un tentativo di includere nell'unificazione anche le interdentali sorde e sonore ([θ] e [ð]) presenti nel trevigiano-bellunese e le fricative [ts] e [dz] del polesano che in altre varianti venete si sono ridotte a s ([s]) o x ([z]). I bellunesi e i triestini abitualmente scrivono zità, zoca; i trevigiani zhaváte, forzha; mentre i veneziani scrivono normalmente sità, soca, saváte, forsa; nel polesano si distingue usualmente "zeri" (zeri) da "xeri" (eri) ; mentre in altre varianti è tutto ridotto a un unico suono. È ancora in via di definizione e poco usata.
  • g) il veneto-chipileño (parlato a Chipilo, in Messico) è stato scritto per molto tempo con grafia italianizzante, poco compresa dagli abitanti più abituati allo spagnolo. Da qualche tempo ad opera soprattutto di Eduardo Montagner Anguiano si è iniziato a stampare libri e giornali con una grafia basata sullo spagnolo (QUe=che; GUe=ghe; CHe=ce; Zh=interdentale; X= s-sonora come nel vèneto del Veneto: caxa de mati, ocaxion...; S semplice = s-dura come in spagnolo e veneto: casa de vin, pasion, masa bon)
  • h) varie grafie italianizzanti che esprimono alcuni suoni in modo facile e intuitivo in quanto basate a vario sull'uso italiano.

L'alfabeto[modifica | modifica sorgente]

Come detto, non esiste un alfabeto veneto standardizzato; nella pratica sono più o meno utilizzate, a seconda delle abitudini dello scrivente, le seguenti 25 lettere:

La lettera K è talvolta utilizzata in sostituzione del digramma Ch, mentre W e Y si trovano solitamente solo in parole straniere.

L'unica consonante doppia è la Ss, comunque pronunciata come una singola S sorda e a volte sostituita anche nella scrittura da una S singola.

In qualche caso sono poi utilizzati i seguenti digrammi:

Sono inoltre usate le grafie S-c o S'c per indicare il suono di S sorda seguita da C dolce, evitando equivoci col suono /ʃ/ rappresentato in italiano dal digramma Sc.

Pronuncia[modifica | modifica sorgente]

La lingua veneta ha molti suoni sconosciuti a quella italiana, allo stesso tempo non sono presenti alcuni di quelli ivi presenti come i suoni "gl" e "sc".

  • d: si pronuncia come l'italiano, ma nel Veneto settentrionale viene pronunciata come il suono "th" inglese in "then", o come la "d" spagnola.
  • j: in quasi tutto il Veneto viene pronunciata come "i" intervocalica, nel Veneto settentrionale diventa più forzata, come la "ll" nel francese "Bastille". Nelle varianti costiere viene pronunciata come la "g" di Giorgio.
  • ł: nelle varianti Feltrino-bellunese, Veronese e nel Polesine viene sempre pronunciata. Nelle altre viene pronunciata come "e" appena accennata se di trova tra due vocali non palatali (A,O,U,). Se vicino ad una vocale palatale (E,I) non si pronuncia mai. Nel caso si trovasse tra una vocale palatale e una non palatale, non va mai pronunciata. Nelle varianti settentrionali, nel caso si trovi in penultima posizione e sia seguita de E o O, si pronuncia come "L" ma l'ultima vocale non viene pronunciata.
  • n: caso unico nelle lingue romanze, se si esclude il ligure in cui avviene lo stesso fenomeno, forma i gruppi -NB- e -NP- e mai -MB- e -MP-.
  • s: come nello spagnolo, è sempre sorda.
  • x: si pronuncia sempre come la "s" in rosa. Può essere sostituita con la "z" in alcune varianti e in alcune parole ma l'alternanza non è univoca in tutte le varietà: ad esempio il polesano di Rovigo, il feltrino-bellunese e l'alto trevigiano usano "z" per le interdentali.
  • zs (zh+s): in quasi tutte le varianti sono pronunciate come "s" sorde, in quelle settentrionali hanno un suono simile, ma meno marcato alla "z" spagnola, ma con un suono fra la z spagnola e la c di cera [ɕ], comunque ha un suono particolare. La distinzione tra i due sistemi di scrittura è solo politica. Zs è stata inventata in epoca recente per unificare la pronuncia interdentale ZH con la pronuncia siblante S, data la variabilità di pronuncita fra varianti venete, mentre Zh è stato scelto dalla Regione Veneto nella Grafia Veneta Unitaria, basandosi sullo studio di testi antichi i quali riportavano questo sistema di scrittura.
  • zx: si può pronunciare come la "x" veneta (vedi sopra) o come un suono intermedio tra la "x" veneta e la "z" di zaino. Nelle varianti settentrionale è sempre sostituibile con la "d" pronunciata alla spagnola. Nel manuale della GVU non esiste.

Lessico[modifica | modifica sorgente]

Parole italiane di origine veneta[modifica | modifica sorgente]

  • Ballottaggio da bałote, le "palline" usate nell'elezione del doge di Venezia, che nell'ultimo sorteggio venivano estratte da un bambino scelto in piazza San Marco (anche oggi in zone della bassa Padovana e Veronese,il bambino, soprattutto se paffuto viene chiamato "bałota")
  • Arsenale, a sua volta dall'arabo dar as-sina'ah, casa della fabbricazione, dell'industria
  • Baita
  • Cantiere, italianizzazione di cantièr, la struttura di partenza per costruire una barca o una nave.
  • Cargo, grande nave da carico dal verbo veneto cargar, caricare.
  • Ciao, dal veneto s-ciavo (schiavo), abbreviazione di s-ciavo vostro, schiavo vostro, inteso come sono schiavo tuo, sono al tuo servizio; parola di comune origine anche per il ligure;
  • Darsena' da Arsenale
  • Ditta: dal veneto dita, con cui nei contratti commerciali si indicavano le compagnie commerciali già nominate in precedenza (cfr. "la sopraddetta", "la suddetta" etc.)
  • Gazzetta, dal prezzo necessario all'acquisto (una Gazeta, moneta della Repubblica di Venezia)
  • Ghetto, dal verbo getar (fondere), le fonderie erano chiamate getto, il primo ghetto ebraico fu istituito a Venezia vicino a una fonderia, non riuscendo gli ebrei a pronunciare la g, getto divenne ghetto
  • Giocattolo, italianizzazione di zugàtolo: la vecchia parola italiana era "balocco"
  • Gondola
  • Lido
  • Imbroglio, italianizzazione di brojo, deformazione di Broło cioè orto. Dietro al Palazzo Ducale c'era un orto dove andavano i senatori veneziani per mettersi d´accordo prima delle votazioni: lori i "(in)Brojava" = "loro imbrogliavano"
  • Laguna
  • Lazzaretto l'isola del Lazzareto vecchio,famosa per il monastero di Santa Maria di Nazareth chiamata anche Nazarethum,dove i lebbrosi e gli ammalati di peste venivano condotti
  • Pantalone passato alla nota maschera ma inizialmente era un ruolo di rango simile a l'alfiere ovvero il (porta o pianta leone)
  • Montenegro, l'attuale Repubblica del Montenegro venne così chiamata dai veneziani e anche in montenegrino mantiene il significato originale di montagna nera: Crna Gora[26].
  • Regata

I Giorni Della Settimana[modifica | modifica sorgente]

  • Luni
  • Marti
  • Mercore/mercole/mercołe/mèrcoli/mercol
  • Zobia/ziòba/xiòba/siòba/xòbia/xòba/doba/diòba/giòvedi
  • Vénare/vènare/vènere/venari/vènerdi/venardi/vèndre/vèndar
  • Sàbo
  • Domenega/dominica/duminica

I Mesi Dell'Anno[modifica | modifica sorgente]

  • Zenaro/genaro/jenaro/xenaro/jenar/genaio
  • Febraro/fevraro/febrar
  • Marxo/marso/marz
  • Apriłe/avriłe/april
  • Majo/mayo/magio
  • Zugno/xugno/sugno
  • Lujo/łujo
  • agosto/gosto
  • Setenbre/setenbare
  • Otobre/otobare
  • Novenbre/novenbare/noembre
  • dicembre/dixenbre/dixenbare

I Numeri[modifica | modifica sorgente]

  • Uno/un
  • Do/doi
  • Tri/tre
  • Quatro/qatro
  • Xinque/zinque/sinque
  • Sie/sje
  • Sete
  • Oto
  • Nove/noe
  • Diexe/dieze/diese
  • Ondese/undese/undase/undase
  • Dodese/dodase
  • Tredese/tredase
  • Quatordese/quatordase
  • Quindexe/quindase
  • Sedese
  • Disdasete/dissète/disisète
  • Disdoto
  • Disdanoe/disnòve
  • Venti/vinti
  • Venti-uno/vinti e un
  • Venti-do/vinti e do
  • Trenta
  • Quaranta
  • Xinquanta/sinquanta/zinquanta
  • Sesanta
  • Setanta
  • Otanta
  • Novanta
  • Xento/zento/sento
  • Xento-uno/zento-uno/sento-uno/; xento e un/zento e un/sento e un
  • Xento-venti-uno/sento-venti-uno/Sento-venti-uno/; xento e venti e uno/zento e venti e uno/sento e venti e uno
  • Doxento/duxento
  • Miłe
  • Domiła/domiłe
  • Diexemiła/diexemiłe
  • X/Z/Sentomiła/sentomiłe
  • 'N miłione/ 'n mijione/ un miłion
  • 'N miłiardo/ 'n mijiardo

Differenze lessicali[modifica | modifica sorgente]

Come diretto discendente del latino regionale parlato, il lessico della lingua veneta deriva il proprio vocabolario principalmente dal latino e (in tempi più recenti) dal volgare padanoitalico, quindi per la maggior parte dei termini esiste un analogo in italiano. La lingua veneta include tuttavia molti termini derivati da altre fonti (come il greco, lo sloveno, il tedesco, l'arabo) che non hanno corrispettivi in italiano, come:

Veneto etimo in veneto Italiano etimo in italiano
àmia / àmeda (LA) amĭta (=sorella del padre) zia
àmoło/àmol susina goccia d'oro
anco' / ancoi / ancuo / onco’ (LA) hunc + hodie oggi (LA) hodie
arfiàr / arfiare (LA) reflare ansimare, respirare
armełìn / armilo (LA) armenīnus albicocca (AR) al-barqūq
articioco / ciocco (OSP) alcarchofa, (AR) al-qaršūf carciofo (OSP) alcarchofa, (AR) al-qaršūf
bàgoło (LA) baculum=bastoncino confusione, divertimento, chiasso
bałéngo (FRO) bellinc traballante, incerto (cosa); balordo, eccentrico (pers.)
baxòto (DE) besotten di media consistenza
becàr (IT) beccare beccare; pungere; essere piccante;
becaro / -chèr (FR) bique macellaio
bioto / s-cieto blauts schietto, puro, mero, solo..., senza aggiunte in generale
bisèrgoła / bisaòrboła / luxèrtoła / łixarda / rixarda / marisàndoła / brizsàndoła / lixerta / sbaretoła/moroxeta / ligaora (XNO) lusard, (FRO) lesard, (LA) lacerta lucertola (LA) lacerta
bixato/bixata (LA) bēstia anguilla (LA) anguīlla (si confronti anguis «serpente»)
łumega / bogón / s·cióxo bòvoło/ s-cios lumaca
bónbo, sbombo, brónbo fradicio
broar / broare ustionare, scottare, bollire
broło orticello, piccolo frutteto
brónsa / bronza brace, carboni ardenti
bróxa freddo
bròxa / bruma / broxema brina
bruscàndoło germoglio di luppolo
bruscàr / zerpir potare
bruschin bruschetto, spazzola
buto / bàmbol germoglio
całìgo / caliden (LA) caligĭne(m) nebbia (LA) nebŭla
càneva cantina
cantón (LA) cantus angolo
capeta / capeton capsula esplosiva
carèga (LA) cathēdra sedia
catàr / catare trovare
ciàcołe chiacchiere
ciapàr / ciapàre (LA) captare prendere
cìcara / -chera tazzina
có (che) (LA) cum; oppure (SL) ko quando
copàr / copare (IT) accoppare uccidere (LA) occīdĕre (<ob+caedĕre) «uccidere/tagliare»
còtoła, còtola (LA) cotta gonna, sottana
cuciaro cucchiaio
endeguro / łigaor ramarro
gòto, bicèr, bicère (LA) guttus bicchiere
insìa (LA) in+exita uscita
jarìn / giarin ghiaia fine, ghiaìno
larìn / fogołaro / foghèr (LA) lares, "focolare"; (ETT) lar, "padre" focolare, caminetto
mustaci (EL) μουστάκι (mustàki) baffi
muso/musso/mus asino
naranzsa arancia
nogara / noghera / nosara il noce
nome (che) / dome (che) / noma solo, solamente, soltanto
obén...obén o...o; o...oppure
om / on ciascuno, ognuno
pantegàna (SL) podgana ratto
pirón / pieròn (EL) πιρούνι (pirùni) forchetta
pocio / tocio sugo, salsa, residuo impuro di un liquido
sata / zata zampa
savata / zavata ciabatta
s·ciantixo scintilla; lampo, fulmine
sgrexénda / s·céxa / sgenda scheggia
sghiràt (GRC) , (EL) σκίουρος (skìuros) scoiattolo
sgnape / sgnapa / graspa (DE) Schnaps liquore, grappa
sgorlàr, scorlàr, scorlare (LA) ex+crollare scuotere
sièra / ziera (FRO) o (OC) chière/çier, da (GRC) κάρα «testa» aspetto (LA) aspectus
signàpoła / barbastréjo / nòtoła pipistrello
sopa/ slota/ topa / sloto zolla
scóa / spasaòra / spazaòra / granadèlo scopa
sguassare irrigare i campi
skei [dalla legenda su monete austriache] (DE) scheide münze soldi (LA) sŏlĭdus
supiàr / subiàr / sficiàr / fis-ciar (LA) sufflare (<sub+flare) fischiare / soffiare
tacón toppa, rattoppo
tamixo setaccio
tardigàr / tardigare tardare, fare tardi, essere/fare ritardo
técia (LA) tecula pentola
téga baccello
toco / tòc pezzo, parte
tortór / periòto / inpìria imbuto
toxo / tosàt / butel / butelo ragazzo
trincàr / trincàre (DE) trinken tracannare
uxma / usta fiuto
vaneza / vaneda aiuola
vegro aiola
vèrzar / vèrzare / vèrder aprire
vés·cia/ vìs·cioła / vis-cia scudiscio, verga
véxa / bot botte
vanpaóra / ciavega chiusa per fossi
vixeła / végna vigna

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dati Ethnologue.
  2. ^ Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite[1].
  3. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  4. ^ [2]
  5. ^ Legge regionale n. 8 del 13 aprile 2007 - BUR del Veneto n. 37 del 17/04/2007. L'art. 2 ne dà la seguente definizione: "Le specifiche parlate storicamente utilizzate nel territorio veneto e nei luoghi in cui esse sono state mantenute da comunità che hanno conservato in modo rilevante la medesima matrice costituiscono il veneto o lingua veneta".
  6. ^ Libro rosso sulle lingue minacciate Endangered languages in Europe: indexes
  7. ^ La "Carta europea per le lingua regionali minoritarie è stata approvata il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1º marzo 1998. L'Italia ha firmato tale Carta il 27 giugno 2000 ma non l'ha ancora ratificata.
  8. ^ In ogni caso, la carta non specifica quali lingue europee corrispondono al concetto di lingue regionali o minoritarie quali definite al suo articolo 1. In realtà, lo studio preliminare sulla situazione linguistica in Europa effettuato dalla Conferenza permanente dei poteri locali e regionali d'Europa ha condotto gli autori della carta a rinunciare ad allegarvi un elenco delle lingue regionali o minoritarie parlate in Europa. Malgrado la competenza dei suoi autori, un tale elenco sarebbe stato di certo ampiamente contestato per ragioni linguistiche, come pure per altre ragioni. Inoltre, rivestirebbe un interesse limitato poiché, almeno per quanto riguarda i provvedimenti specifici che figurano nella Parte III della carta, le Parti avranno un ampio potere discrezionale per stabilire le misure che si devono applicare ad ogni lingua. La carta presenta delle soluzioni appropriate per le varie situazioni delle diverse lingue regionali o minoritarie, ma non avanza giudizi sulla situazione specifica rispetto a dei casi concreti". Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie, Consiglio d'Europa, Rapporto Esplicativo STE n. 148; traduzione non ufficiale
  9. ^ Conferenza dei Veneti d'Europa; Berlino, 7 - 8 - 9 giugno 2002
  10. ^ Alberto Zamboni, Le caratteristiche essenziali dei dialetti veneti in Manlio Cortelazzo (a cura di), Guida ai dialetti veneti, Padova, CLEUP, 1979, p. 12.
  11. ^ visionabile nella biblioteca dell'Università di Padova.
  12. ^ approvata il 28 marzo 2007 dal Consiglio regionale del Veneto a larghissima maggioranza
  13. ^ Instituto de Investigação e Desenvolvimento em Política Linguística -
  14. ^ Giuseppe Boerio, Dizionario del dialetto veneziano, Venezia 1867, p. 8. Consultabile su Google Books
  15. ^ a b c Flavia Ursini, Dialetti Veneti in Enciclopedia dell'italiano, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2011. URL consultato il 26 febbraio 2014.
  16. ^ Legge regionale n. 8 del 13 aprile 2007. Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto. URL consultato il 26 febbraio 2014.
  17. ^ Legge regionale 17 febbraio 2010, n. 5. Valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nella regione Friuli Venezia Giulia. URL consultato il 26 febbraio 2014.
  18. ^ Alberto Zamboni, Le caratteristiche essenziali dei dialetti veneti in Manlio Cortelazzo (a cura di), Guida ai dialetti veneti, Padova, CLEUP, 1979, pp. 18-19.
  19. ^ a b Lidia Flöss, I nomi locali dei comuni di Novaledo, Roncegno, Ronchi Valsugana, Provincia autonoma di Trento. URL consultato l'8 gennaio 2012.
  20. ^ Nicola Zingarelli, Dialetti d'Italia in Vocabolario della Lingua Italiana, 11ª edizione, Bologna, Zanichelli, gennaio 1984, p. 542.
  21. ^ a b Traduttore Da Lingua Veneta a cura del Consiglio Regionale del Veneto
  22. ^ Annuario statistico 2008, ASTAT, Bolzano 2008, p. 107, in base ai registri anagrafici comunali.
  23. ^ Italiaestera.net - ITALIANI ALL'ESTERO: Un gruppo di origine veneta dalla Romania ricevuto a Palazzo Balbi
  24. ^ Euromosaic
  25. ^ Lingua Veneta - il riconoscimento ufficiale della Regione Veneto - speciale Raixe Venete
  26. ^ riguardo al nome del Montenegro, si veda Montenegro#Origine del nome

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Storia di Venezia 1797-1997, Giuseppe de Stefano-G.Antonio Palladini, vol II, Supernova, Venezia, 1997;
  • Esiste la lingua Veneta?, Gianfranco Cavallarin, Est Ediçòs;
  • Parlarveneto, Gianna Marcato, Edizioni del Riccio;
  • "Gli Ultimi Veneti", Gianfranco Cavallarin, Panda Edizioni.
  • Walter Basso, Dino Durante, Nuovo dizionario: veneto-italiano etimologico-italiano-veneto : con modi di dire e proverbi, CISCRA, 2000
  • Vocabolario veneziano e padovano, co' termini e modi corrispondenti toscani, Gasparo Patriarchi, 1821, disponibile su Internet Archive.

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