Altopiano dei Sette Comuni

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Altopiano dei Sette Comuni
Altopiano dei Sette Comuni – Veduta
Stati Italia Italia
Regioni Veneto Veneto (Vicenza Vicenza)
Trentino Trentino (Trento Trento)
Territorio Alpi vicentine (Alpi Sud-orientali)
Capoluogo Asiago
Superficie 878,3 (560,1 altopiano in senso stretto, 473,5 territorio dei Sette Comuni) km²
Abitanti 21 247 Sette Comuni (2011)
Lingue italiano (ufficiale); a Roana è ancora parlato il cimbro
Altopiano dei Sette Comuni – Mappa
« La Svizzera del Veneto ti si schiude all'ultimo scalino, ed è un mondo a sé, col suo labirinto di pascoli lontani dal mondo, le antiche leggi comunitarie, i Sette Comuni federati da sette secoli e lasciati liberi dalla Grande Venezia.[1] »
(Paolo Rumiz)

L'altopiano dei Sette Comuni (Hoaga Ebene vun Siiben Kameûn in lingua cimbra), noto anche col nome di altopiano di Asiago dal nome del suo principale centro, è un vasto altopiano (del tipo d'acrocoro da corrugamento) che si trova sulle Alpi vicentine, nella zona di confine tra le regioni Veneto e Trentino-Alto Adige. Secondo la Suddivisione Orografica Internazionale delle Alpi è un sottogruppo degli altipiani. Gran parte del territorio anticamente era suddiviso in sette circoscrizioni organizzate in una federazione autonoma (la più antica al mondo paragonabile a un moderno Stato federale) denominata Federazione dei Sette Comuni.

L'altopiano è abitato dalla minoranza etnica dei cimbri, che un tempo si distinguevano, tra l'altro, perché parlavano un particolare idioma di origine germanica, la lingua cimbra appunto. Attualmente è ancora utilizzata da pochi abitanti di Roana e, in particolare, della frazione Mezzaselva, tuttavia consistenti tracce del cimbro sussistono nel linguaggio colloquiale e nella toponomastica di tutta la zona[2][3].

Indice

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

« È perché la nostra provincia è fatta come è fatta, è per quel dono alto e compatto di Dio che è il bastione dell'Altipiano[4] »
(Luigi Meneghello)

Compreso tra i fiumi Astico e Brenta, il massiccio ha un'estensione, relativamente all'ambito amministrativo dei Sette Comuni, di 473,5 km², ma l'estensione geografica del gruppo montuoso nel suo insieme raggiunge gli 878,3 km² dato che parte del suo territorio ricade in altri ambiti amministrativi (come la val di Sella, la piana di Vezzena e parte della Marcesina in Trentino e le colline subalpine nella pedemontana vicentina). La sua altitudine è compresa fra gli 87 m e i 2341 m.

Panorama della parte centrale dell'altipiano dei Sette Comuni

L'estensione dell'altopiano in senso stretto è invece pari a 560,1 km² con un'altitudine media di 1317 m[5].

Si tratta di un massiccio dalla forma pressoché quadrangolare esteso per circa 25 km in senso est-ovest e oltre 30 km in senso nord-sud ed è delimitato da un sistema di grandi scarpate. Esso occupa una posizione centrale nella fascia delle Prealpi Venete. L'altopiano, in senso stretto, è formato da una conca centrale con altitudine media che si aggira intorno ai 1000 metri, ed è delimitata verso Nord da un secondo altopiano sommitale racchiuso da una serie di cime che si elevano oltre i 2300 metri di altezza (massima elevazione in Cima XII), mentre verso Sud la conca è racchiusa da una serie di colli che digradano verso la pianura Padana.

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo montuoso è costituito da una successione di rocce sedimentarie che si sono depositate in ambiente marino tra 223 e 35 milioni di anni fa. Tutto l'acrocoro poggia su un basamento costituito da Dolomia, mentre gli strati superiori sono formati da calcari grigi (ricchi in fossili) ai quali spesso si aggiungono il biancone, il rosso ammonitico o la scaglia rossa in zone diverse.
Nella geomorfologia dell'intera zona un ruolo importante si deve attribuire alla dissoluzione carsica, tale da rendere la presenza di acqua in superficie assai rara mentre non sono poche le cavità sotterranee (2562 esplorate al 2009), alcune profonde oltre mille metri (come l'abisso di Malga Fossetta, -1.011 m)[6].

La zona è ricca in fossili, in località Kaberlaba è stato scoperto il primo scheletro trovato in Italia di un plesiosauro[7][8][9]. In diverse zone dell'altopiano il Rosso Ammonitico presenta un aspetto stratificato: queste formazioni tabulari (come quelle presenti sulle Melette) sono dovute all'azione disgregante del freddo sulle rocce (gelivazione) che avvengono in ambiente freddo (subnivale). La gelivazione, che frantuma esternamente la roccia più tenera, mette in risalto la differente composizione del calcare stesso (stratificazione)[10].

Classificazione e suddivisione della SOIUSA[modifica | modifica wikitesto]

La SOIUSA vede l'altipiano come un gruppo alpino e vi attribuisce la seguente classificazione:

Mappa di localizzazione: Alpi
Altopiano dei Sette Comuni
Localizzazione dell'altopiano all'interno dell'arco alpino

Inoltre lo suddivide in sei sottogruppi[11]:

Amministrazione del territorio[modifica | modifica wikitesto]

Gran parte dell'altopiano (473,5 km²) è suddiviso in otto circoscrizioni (Comuni) che fino all'avvento di Napoleone, nel 1807, erano organizzati in una Federazione denominata Spettabile Reggenza dei Sette Comuni che costituiva uno Stato autonomo legato, più tardi, alle vicissitudini della Serenissima. Gli otto comuni (originariamente sette) appartengono tutti alla provincia di Vicenza (cui ne costituiscono un quinto del territorio), solo una piccola parte del territorio ricade entro i confini della provincia di Trento.
Gli otto comuni sono:

La zona nord dell'altopiano con Cima XII (sulla destra)
Comune Nome cimbro Abitanti[12] Altitudine (m s.l.m.) Note
Asiago Slege 6.391 1.001 pronuncia nome cimbro Sléghe
Lusiana Lusaan 2.740 752
Enego Genebe 1.825 800 pronuncia nome cimbro Ghenébe
Roana Robaan 4.317 994
Rotzo Rotz 638 938
Gallio Gèl 2.413 1.093 pronuncia nome cimbro Ghèl
Foza Vüsche 717 1.083 pronuncia nome cimbro Fiisce
Conco Kunken 2.206 830 definito l'"ottavo Comune" in quanto fino al 1796 era una frazione di Lusiana

Circa il 90% del territorio dell'altopiano dei Sette Comuni non è proprietà privata e nemmeno proprietà pubblica demaniale, ma è di proprietà collettiva[13], ossia degli antichi abitatori, e soggetto a regolamento degli usi civici (vi è compresa tutta la parte settentrionale dell'altopiano stesso). Gli aventi diritto di uso civico sono iscritti in anagrafe specifica che li raggruppa per nuclei familiari, ed il capofamiglia, o chi ne fa le veci, rappresenta, di fronte all'amministrazione comunale, il diritto di uso civico di ogni singolo membro[14]. Solamente circa il 10% del territorio è di proprietà privata[15].

« - Marco Paolini: Senti, ma lavorare al catasto in altipiano vuol dire anche non avere a che fare con un tessuto di proprietà come in altre parti del Paese, perché qui c'è qualcosa che non c'è in altre parti d'Europa.

- Mario Rigoni Stern: Sì, infatti, io penso che per il novanta per cento, o quasi, la proprietà è della comunità »

(da Ritratti: Mario Rigoni Stern di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini)

L'usanza di gestire il territorio attraverso la collettività trae origine dal diritto germanico e nasce con la fondazione della Federazione dei Sette Comuni; tale uso del territorio prendeva un tempo il nome di Beni della Reggenza, beni che erano amministrati dalla Reggenza stessa. Dopo la soppressione della Reggenza (nel 1807) i beni furono avocati allo Stato. Quando l'altopiano in seguito venne a trovarsi sotto il dominio austriaco (1815), detti beni, sotto la nuova denominazione di Beni del Consorzio dei Sette Comuni, furono restituiti agli antichi proprietari, ma erano amministrati da un funzionario del Regno Lombardo-Veneto. Nel 1861, quando l'Austria concesse l'autonomia agli Enti morali, i beni tornarono nuovamente sotto amministrazione locale.
Solamente nel 1926 i Comuni si accordarono per una spartizione del patrimonio precedentemente amministrato in comune[16]. La suddivisione di tale patrimonio ha portato a far sì che tutta la parte settentrionale dell'altopiano ricade, oggi, nel censuario del Comune di Asiago, ma la sua amministrazione in realtà è di competenza, su zone diverse, di tutti i sette antichi Comuni (escluso Conco quindi).

Tutto il territorio di proprietà collettiva rimane, comunque, inalienabile, indivisibile e vincolato in perpetuo alla sua antica destinazione ed appartiene in piena proprietà, ai sensi e per gli effetti dell'art. 8 della legge 16/06/1927, n. 1766, alla collettività.

Ecclesiasticamente, tutto l'altopiano fa parte della diocesi di Padova: agli inizi del X secolo infatti, l'altopiano di Asiago, insieme con Thiene, Breganze e Marostica fu donato dall'imperatore Berengario al vescovo Sibicone di Padova[17]. A quel momento risale l'appartenenza dell'altopiano e di Thiene alla diocesi padovana.

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Melette, Val d'Assa, Barenthal, Marcesina e Piana di Vezzena.
Salamandra atra aurorae Trevisan 1982, endemismo dell'altopiano. La salamandra viene chiamata in lingua cimbra Güllandar Ekkelsturtzo. Ritrovata da un fotografo naturalista di Caltrano, sig. Giuseppe Gnata, fu descritta dal dott. Trevisan che dedicò alla moglie Aurora il nome varietale della specie.
Piana di Marcesina
Flora d'alta quota - Cima Portule

Notevoli sono i pregi naturalistici dell'altopiano, che nella parte settentrionale può contare ancora in una wilderness piuttosto estesa. Di particolare rilievo è la presenza di due torbiere conosciute con i nomi di "Palù di San Lorenzo" e "Palù di Sotto", nella piana di Marcesina dove, tra le specie rare ed endemiche vanno annoverate le piante carnivore (quali la Drosera rotundifolia) e il relitto artico Andromeda polifolia, quest'ultima scoperta per la prima volta proprio a Marcesina nel 1703. Dei 47.350 ettari di territorio amministrato dai Sette Comuni, circa il 67% (31.902 ha) è occupato da superficie boscata. La fauna e la flora rispecchiano i caratteri delle zone alpine.
Nei Sette Comuni è stata recentemente scoperta la Salamandra atra aurorae Trevisan 1982, sottospecie della Salamandra atra, che si presenta con macchie bianco-giallastre, ed è un anfibio endemico dell'altopiano[18].

Sull'altopiano sono presenti oltre 100 malghe d'alpeggio (87 nelle sole unione montana Spettabile Reggenza dei Sette Comuni e Comunità montana dall'Astico al Brenta[19]) e costituiscono, per estensione dei loro pascoli e per numero, il più importante sistema d'alpeggio dell'intero arco alpino[20]. Tipica della zona è la razza bovina Burlina, mentre la razza ovina autoctona dell'altopiano è la razza foza, l'unica razza resistente alla scrapie, patologia che appartiene alle encefalopatie spongiformi trasmissibili come la BSE, più conosciuta come "morbo della mucca pazza"[21][22].

Sull'altopiano sono stati individuati ben 3 siti di importanza comunitaria: tutta la zona alta dell'altopiano vi è compresa[23] per un totale di oltre 17000 ha. Attualmente (luglio 2010) è in fase di approvazione il piano di gestione della zona speciale di conservazione "IT3220036 Altopiano dei Sette Comuni"[24].

Trattandosi di un ambiente carsico rara è l'acqua presente in superficie. La gran parte filtra attraverso il terreno per emergere dalle risorgive della pedemontana o presso alcuni alvei tra cui le importanti sorgenti valchiusane del fiume Oliero.

Cime[modifica | modifica wikitesto]

Le cime oltre i 2.000 m s.l.m. dell'altopiano sono le seguenti:

La desolata cima dell'Ortigara fotograta dal Caldiera in una giornata di metà agosto
La parte centrale dell'Altopiano con la città di Asiago

Le montagne della zona sono soggette, seppur in maniera non evidentissima, al carsismo.

Panorama da cima Portule a cima Caldiera ripresa dalla Selletta Mecenseffy.jpg
Ingrandisci
Panorama (lungo la Kaiser Karl Straße) della zona nord dei Sette Comuni, da cima Portule a cima della Caldiera

Clima[modifica | modifica wikitesto]

« Sull'Altopiano ci sono 4 mesi di gelo e 8 mesi d'inverno »
(detto locale)
Asiago innevata in una foto d'epoca

Asiago, per la sua particolare posizione e per l'elevato valore di sky-view factor[25] raggiunge temperature minime anche molto basse ed è considerato uno dei centri abitati più freddi delle Alpi[26].
Il suo record ufficiale è di -31 °C, registrato per due giorni consecutivi il 22 e il 23 gennaio 1942[27], seguito da un valore di -30 °C il giorno 24. Il 1º marzo 2005 raggiunse i -27 °C.

Molte zone dei Sette Comuni raggiungono temperature minime anche molto più basse di Asiago (come sulla Piana di Marcesina), in virtù della particolare conformazione a conca chiusa dell'Altopiano entro la quale l'aria fredda si accumula e dove la ventilazione, nelle notti serene invernali, è spesso molto debole o assente. Altro fattore che determina le basse temperature è la mancanza di grandi cime: ciò consente di avere un orizzonte orografico molto basso che favorisce il rilascio radiativo notturno ad onda lunga (raffreddamento per irraggiamento).

La temperatura media annua sull'Altopiano è di 8,3 °C e ne fa una tra le stazioni più fredde d'Italia[28]. Il mese più caldo risulta luglio con una temperatura media di 17,5 °C, mentre quello più freddo è gennaio con una temperatura media di -0,6 °C, mese nel quale si registrano i picchi giornalieri più bassi di temperatura minima.

Il valor medio di precipitazione è pari a 1460 mm annui[29] mentre la precipitazione media annua nevosa è di 199,9 cm[30].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi insediamenti umani riscontrati sull'Altopiano risalgono al periodo paleolitico e mesolitico ed i primi abitanti stabili appartengono all'epoca preromana.

Cimbri[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cimbri (minoranza linguistica) e Lingua cimbra.

Una prima ipotesi fa risalire l'origine della popolazione germanofona dell'Altopiano dei Sette Comuni al popolo dei Cimbri, proveniente dal territorio dello Jutland (in Danimarca) che tentò di invadere l'Italia ma che fu sconfitto dall'esercito romano sotto la guida di Gaio Mario. Secondo tali ipotesi, supportate in particolar modo dalla toponomastica locale e dalle credenze religiose degli antichi abitanti dell'Altopiano, parte di questa popolazione belligerante si sarebbe ritirata sulle montagne dell'Altopiano, originando la stirpe dei moderni Cimbri dei Sette Comuni.
Una seconda ipotesi, che è attualmente la maggiormente condivisa dalla comunità storico-scientifica e che è andata affermandosi sul finire dell'Ottocento, vede invece l'origine dei Cimbri dovuta alla discesa dalla Germania meridionale, intorno all'anno Mille, di gruppi di famiglie provenienti per lo più dall'area bavarese. Secondo alcuni autori però, tra i quali Mario Rigoni Stern[31], tali ipotesi non possono essere ritenute valide, proprio per l'evidenza della toponomastica che ha strette similitudini con le lingue scandinave, inoltre, un tempo sull'Altopiano era diffusa la mitologia norrena[32]. L'ipotesi della discendenza bavarese secondo Rigoni Stern nacque da fini nazionalistici che andarono affermandosi sul finire dell'Ottocento.
Un recente studio invece[33] (2008), condotto dallo Iowa State University, ripropone oggi prepotentemente la tesi delle origini gotiche dei cimbri, tesi sostenuta da Bruno Schweizer (le cui ricerche storiche sono oggi conservate presso l'Università di Marburgo), piuttosto che quella che si andava consolidando delle origini bavaresi, proposta dal Kranzmayer.

Federazione dei Sette Comuni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Federazione dei Sette Comuni.
Stemmi dei Sette Comuni (recenti) murati sulla facciata del Municipio di Asiago

All'inizio del XIII secolo la popolazione locale inizia ad organizzarsi militarmente, trovando l'appoggio di Ezzelino da Romano (che possedeva alcuni feudi in loco), al quale fornivano proprie truppe. All'inizio del XIV secolo, dopo la caduta degli Ezzelini, i Sette Comuni si unirono in Federazione, allo scopo di governarsi con la maggiore autonomia possibile e di difendere il territorio. Nel 1310 viene fondata la Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, la prima Federazione al mondo paragonabile ad un moderno Stato federale. Tale Federazione cessa di esistere definitivamente il 29 giugno 1807 a causa della Campagna d'Italia di Napoleone Bonaparte.
Dopo una parentesi sotto il dominio dell'Impero austriaco, il 21 ottobre 1866, assieme al Veneto, alla provincia di Mantova e al Friuli (eccetto l'area di Gorizia), l'Altopiano dei Sette Comuni fu annesso al Regno d'Italia a seguito della terza guerra di indipendenza.

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia degli Altipiani, Battaglia del Monte Ortigara, Battaglia dei Tre Monti, Battaglia del solstizio, Battaglia d'arresto, Sacrario militare di Asiago e Cimiteri di guerra dell'Altopiano dei Sette Comuni.
« Sull'Altipiano, comprese le bombarde pesanti da trincea, non v'erano meno di mille bocche da fuoco. Un tambureggiamento immenso, fra boati che sembravano uscire dal ventre della terra, sconvolgeva il suolo. La stessa terra tremava sotto i nostri piedi. Quello non era tiro d'artiglieria. Era l'inferno che si era scatenato. Trombe di terra, sassi e frantumi di corpi si elevavano, altissimi, e ricadevano lontani. Tutto il terreno tremava sotto i nostri piedi. Un terremoto sconvolgeva la montagna. »
(Emilio Lussu - Un anno sull'Altipiano)
L'ufficiale austriaco Fritz Weber, futuro scrittore, comandante del Forte Verle

Il primo colpo di cannone da parte italiana della prima guerra mondiale, che sancì l'entrata in guerra da parte del regio esercito, fu sparato dal Forte Verena, alle ore 4 del 24 maggio 1915.
L'intero Altopiano, che un tempo si trovava al confine tra l'Impero austro-ungarico e il Regno d'Italia, fu così direttamente interessato dagli eventi della Grande Guerra: interi paesi come la città di Asiago vennero completamente rasi al suolo. Nel 1916, durante l'Offensiva di Primavera, infatti, l'esercito austro-ungarico sfondò improvvisamente sul fronte trentino costringendo l'esercito italiano ad evacuare frettolosamente la popolazione civile dai centri abitati. La Strafexpedition fu la più grande battaglia di montagna mai combattuta dall'uomo[34].

« 18 maggio 1916:

Asiago è in fiamme

19 maggio 1916:
Asiago fu »

(Attilio Frescura - Diario di un imboscato)

Durante i 4 anni di guerra, si calcola che sull'Altopiano vennero lanciate dai vari eserciti non meno di 1,5 milioni di bombe[35] e che i soldati impegnati in battaglia furono oltre 1 milione[36].

Il Sacrario Militare di Asiago, costruito nel dopoguerra per raccogliere le spoglie dei soldati caduti in anni di aspri combattimenti, è diventato insieme a quelli del Pasubio, del Monte Grappa e del Monte Cimone, simbolo della Provincia di Vicenza, e contiene i resti di oltre 55.000 soldati, provenienti per lo più dai 41 Cimiteri di guerra dell'Altopiano.

Fronte italiano durante la Grande Guerra. L'Altopiano di Asiago si trovava lungo la linea di confine.

Numerose sono le fortificazioni ancora presenti sul territorio, come altri resti testimoni degli eventi della prima guerra mondiale (trincee, gallerie, teleferiche, baraccamenti, ecc.) che qui impegnò soldati provenienti da ogni angolo d'Europa. Epiche battaglie passarono alla storia per la cruenza dei combattimenti, come le battaglie dell'Ortigara, la Battaglia degli Altipiani, la Battaglia dei Tre Monti e la Battaglia del solstizio.

A ricordo di tali fatti, nel settembre del 1920 si tenne sul Monte Ortigara la prima Adunata nazionale degli Alpini, nata in modo spontaneo.

Tra i vari combattenti impegnati in zona, numerosi scrittori tra cui Carlo Emilio Gadda, Paolo Monelli, Emilio Lussu, Carlo e Giani Stuparich, Fritz Weber, Hugo von Hofmannsthal, Mario Puccini, Attilio Frescura, Arnaldo Fraccaroli, Norman Gladden, Giuseppe De Mori, Robert Musil e Nobel per la letteratura come Ernest Hemingway e Rudyard Kipling, oltre a una delle più note autrici inglesi, Vera Brittain, e altri autori ancora, hanno raccontato negli anni a venire il loro vissuto in maniera diretta o meno durante la grande guerra sull'Altopiano di Asiago. Lo stesso Franz Kafka nei suoi Diari racconta di una battaglia avvenuta sull'Altipiano.

Profugato[modifica | modifica wikitesto]

Ciò che resta dei boschi dell'altopiano dopo un'ondata di furia bellica
« La strada, ora, si faceva ingombra di profughi. Sull'Al­tipiano d'Asiago non era rimasta anima viva. La popola­zione dei Sette Comuni si riversava sulla pianura, alla rinfusa, trascinando sui carri a buoi e sui muli, vec­chi, donne e bambini, e quel poco di masserizie che aveva potuto salvare dalle case affrettatamente abban­donate al nemico. I contadini allontanati dalla loro ter­ra, erano come naufraghi. Nessuno piangeva, ma i loro occhi guardavano assenti. Era il convoglio del dolore. I carri, lenti, sembravano un accompagnamento fune­bre.

La nostra colonna cessò i canti e si fece silenziosa. Sul­la strada non si sentiva altro che il nostro passo di mar­cia e il cigolìo dei carri. »

(Emilio Lussu - Un anno sull'Altipiano)

A causa dello scoppio della guerra, la popolazione dell'Altopiano nel maggio del 1916 fu costretta ad abbandonare le proprie case (tutti i paesi dell'Altopiano, ad eccezione dei più meridionali, durante la guerra vennero completamente rasi al suolo) e venne inviata in tutta Italia: i profughi di Asiago furono accolti a Noventa Vicentina; quelli di Gallio ad Albettone; quelli di Treschè Conca a Nanto; quelli di Rotzo a Barbarano Vicentino; quelli di Roana, Canove, Camporovere e Cesuna a Pojana Maggiore (ospitalità che anni dopo, in alcuni casi, diedero vita a dei gemellaggi tra i paesi altopianesi e quelli di pianura). Si trattò tuttavia di una sistemazione provvisoria in quanto nelle settimane successive molti di questi profughi vennero destinati ad altri Comuni veneti. Alcune centinaia di loro vennero destinati invece ad altre località, quali Como, Varese, Pavia, Torino, Cuneo, Lucca e Campobasso.
Tra il maggio e l'agosto del 1916 i civili costretti ad abbandonare l'Alto Vicentino ammontarono a 76.338, il 15% dell'intera provincia di Vicenza[37]. 22.153 di loro appartenevano al distretto di Asiago (tutti i Comuni tranne Enego, che faceva capo al distretto di Bassano del Grappa).
Le persone sfollate, oltre ad aver perso tutto, erano spesso oggetto di disprezzo o di rifiuto perché parlavano il cimbro (lingua germanica), in alcuni casi le persone venivano addirittura imprigionate perché sospettate di essere spie (si pensava usassero la lingua del nemico).

La presenza di Ernest Hemingway[modifica | modifica wikitesto]

« Vorrei essere seppellito lassù, lungo il Brenta...

Vorrei essere seppellito sull'Altopiano, dove li abbiamo battuti, sul Grappa, sull'angolo morto di qualsiasi pendio, crivellato di granate, purché mandino le vacche a pascolare... »

(Ernest Hemingway, Di là dal fiume e tra gli alberi)

Proprio durante la Grande Guerra si trovava in zona come autista di autoambulanze il futuro premio Nobel per la letteratura Ernest Hemingway, allora diciottenne, che si era arruolato volontario con la Croce Rossa degli Stati Uniti e fu assegnato alla Sezione IV della Croce Rossa Internazionale americana, presso il Lanificio Cazzola a Schio.

Ferito dalle schegge di una bomba e da un proiettile di mitragliatrice, sarà poi decorato con la medaglia d'argento per essersi prodigato, anche dopo essere stato colpito, nel salvataggio di altri militari feriti. Da questa personale esperienza e dal successivo ricovero in un ospedale milanese, ne trarrà il suo celebre romanzo "Addio alle Armi".
Dimesso dall'ospedale e decorato con la Croce al merito di guerra americana e con la Medaglia d'argento al Valor Militare italiana, ritornò al fronte a Bassano del Grappa; smobilitato il 21 gennaio del 1919, fece ritorno a Oak Park, accolto come un eroe.

Il giovane Hemingway in uniforme, 1918

Successivamente a questa esperienza, a Parigi, nel 1922, scrisse il poema Arsiero, Asiago dove viene menzionato anche il Monte Corno di Lusiana, luogo dove si trova uno dei cinque cimiteri del Commonwealth presenti sull'Altopiano.

(EN)

« Arsiero, Asiago,
Half a hundred more,
Little border villages,
Back before the war,
Monte Grappa, Monte Corno,
Twice a dozen such,
In the piping times of peace
Didn't come to much »

(IT)

« Arsiero, Asiago,
e quanti altri ancora,
piccoli paesi di confine,
nei giorni dell'anteguerra,
Monte Grappa, Monte Corno,
e molti altri ancora,
non è che contavate molto
nei giorni della dolce pace »

(Ernest Hemingway)

Vera ed Edward Brittain[modifica | modifica wikitesto]

« Che strano, com'è strano – ho pensato, quando ho guardato con un lancinante dolore al petto il tuo nome tra le file di pietre oblunghe – che tutti i miei anni passati, l'infanzia, della quale io non ho nessuno, ora, con cui condividere il ricordo, possano essere sepolti in questa tomba sulla cima di una montagna, nel silenzio sublime, nel canto irreale della serenità di queste remote foreste!
Chi avrebbe potuto immaginare che il bambino nato in una tranquilla, normale famiglia provinciale britannica avrebbe finito brevemente i suoi giorni in una battaglia tra le alte foreste di uno sconosciuto altopiano italiano? A Venezia avevo comprato alcuni boccioli di rosa e una piccola felce in un vaso e l'ho piantata nel prato accanto alla tomba.
Oh, Edward, sei così solo qui, perché non posso rimanere a far compagnia alla tua tomba per sempre, su questo altopiano dove vi è pace e dignità, lontano dal mondo e dagli sforzi inutili di ricostruire la civiltà?[38] »

Nel novembre del 1917, per parare le conseguenze di Caporetto, arriva in Italia il corpo di spedizione britannico B.E.F.I. (British Expeditionary Force Italy), XI Corpo d'Armata (div. 5º-41º) e XIV Corpo d'Armata (div. 7º-23º-48º) su 715 treni e numerose autocolonne. La divisione inglese è su 3 brigate di 4 battaglioni cadauna a cui si aggiungono mitraglieri, mortai, genio e logistica. Tra gli ufficiali Edoardo VIII futuro Re.

la lapide dove è sepolto Edward Brittain nel Granezza British Cemetery

Con l'anno nuovo, vista la relativa calma e il rafforzamento italiano, l'XI corpo è riportato in Francia mentre il XIV viene dislocato sull'altopiano, in particolare, tra Asiago e Canove, in appoggio alle già provate divisioni italiane in trincea.

Il 15 giugno 1918 cade, colpito da un cecchino austriaco, il soldato britannico Edward Harold Brittain. La sua scomparsa fu particolarmente traumatica per la sorella Vera Brittain che, trovandosi completamente sola, dopo una dolorosa serie di analoghe tragedie (le erano mancati anche numerosi amici partiti per la guerra, insieme al fidanzato), trovò comunque la forza di continuare a lavorare come aiuto-infermiera.
Rimasta sola con i suoi ricordi, la giovane iniziò a concretizzare l'idea di pubblicare i diari personali, ricchi di testimonianze su quegli anni violenti e terribili, tra questi il best-seller Testament of Youth, pubblicato nel 1933.

Quando morì a Wimbledon il 29 marzo 1970, la sua volontà fu che le sue ceneri fossero disperse sulla tomba del fratello Edward nel cimitero britannico di Granezza, sull'Altopiano:

« ... per quasi 50 anni gran parte del mio cuore è rimasto in quel cimitero del paese italiano[39] »

Sua figlia, l'ex ministro Shirley Williams, ha onorato questa richiesta nel settembre del 1970[40].

Un anno sull'Altipiano[modifica | modifica wikitesto]

Un anno sull'Altipiano, scritto da Emilio Lussu nel 1936 e apparso per la prima volta in Francia nel 1938, è una delle maggiori opere della letteratura italiana sulla Grande Guerra. Ambientato sull'Altopiano dei Sette Comuni, l'anno di riferimento è quello che va dal giugno 1916 al luglio 1917 e vengono narrate le vicende della Brigata Sassari, 151º e 152º fanteria.
Nel libro, Lussu, che pure era stato un acceso interventista e si era battuto con grande coraggio durante tutta la guerra, assume un atteggiamento fortemente critico nei confronti dei comandi militari dell'epoca. La guerra venne condotta male da generali impreparati e presuntuosi, incapaci di rendersi conto dei propri errori, e decisi spietatamente a sacrificare migliaia di vite umane pur di conquistare pochi palmi di terreno: nella prima guerra mondiale, l'Italia perse mezzo milione di combattenti, più che nella seconda guerra, e sull'Altopiano la Brigata Sassari venne quasi completamente distrutta a causa dei continui assalti alle trincee nemiche.

« Com'eravamo in pochi! Così se ne andava la brigata del Carso, sull'Altipiano d'Asiago[41] »

Mentre i battaglioni alpini si erano diretti verso l'Ortigara, la Sassari si ritrovò in prima linea sulle Melette, alle pendici del Monte Fior definito per la sua posizione strategica la chiave degli altipiani e, successivamente, quando gli austriaci si ritirarono su una linea di resistenza precedentemente scelta, sulla zona del Monte Zebio, sopra Asiago.
Il memoriale di Lussu, comunque, si interrompe prima della XI battaglia della Bainsizza (annunciata nell'ultima pagina del libro) e della successiva rotta di Caporetto. Lussu chiude il racconto narrando della scomparsa di alcuni suoi commilitoni, morti a seguito delle ferite riportate in combattimento.

« Ancora una volta, rimanevo solo io. Tutti se n'erano andati, ancora una volta. E ora dovevo cercare delle lettere, raccontare, spiegare. Non è vero che l'istinto di conservazione sia una legge assoluta della vita. Vi sono dei momenti, in cui la vita pesa più dell'attesa della morte[42] »

Liberamente ispirato al romanzo di Lussu nel 1970 è stato girato il film Uomini contro, diretto da Francesco Rosi.
Nel 2007 la città di Asiago ha donato ai Comuni della Sardegna l'area del cimitero della Brigata Sassari del Monte Zebio per 99 anni[43].

La ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Asiago distrutta
« Era un paese di montagna, dico era perché nel 1916 la guerra lo ha prima incendiato e poi distrutto e raso al suolo; e anche se tra il 1919 e il 1922 è stato ricostruito, ora non è più quello.[44] »
(Mario Rigoni Stern)
Il centro di Asiago, città ricostruita nel 1921 dopo la completa distruzione della Grande Guerra

Alla fine delle ostilità, quasi tutti i paesi, i boschi, le malghe, i prati e i pascoli dell'Altopiano erano completamente distrutti. I lavori di ricostruzione dei paesi partirono in ritardo, infatti solo due anni dopo la firma dell'armistizio vennero approvati i primi Piani Regolatori per la ricostruzione dei paesi, dando così un primo sollievo ai profughi che, ritornati alla loro terra, si trovarono senza lavoro. La nuova Asiago venne ricostruita completamente diversa. I lavori comunque proseguirono a singhiozzo, a causa dell'inefficace supporto del Ministero dell'Interno e delle Finanze di Roma e delle sistematiche rigettazioni delle richieste di risarcimento da parte dell'Intendenza di Finanza di Vicenza. La situazione migliorò solo con il decentramento di alcuni uffici ad Asiago e con la nomina di un nuovo intendente della Finanza di Vicenza. Dopo l'approvazione dei vari Piani Regolatori, nella primavera del 1921 l'Altopiano si trasformò in un unico grande cantiere. Alla fine di quell'anno, nonostante la decisione del Governo Nazionale di ridurre i finanziamenti alle operazioni di ricostruzione, i paesi erano stati in gran parte ricostruiti e la popolazione quasi totalmente ritornata dal profugato.

I Recuperanti[modifica | modifica wikitesto]

Ritornati nei loro paesi d'origine, gli abitanti dell'Altopiano, dopo un primo sforzo nella ricostruzione delle proprie case, potevano scegliere di fatto tra due lavori: la piantagione di nuovi alberi (per riparare i danni bellici alla vegetazione alpina, andata quasi completamente distrutta) o intraprendere il "mestiere" del recuperante di residuati bellici.
Nel 1920 infatti, seppure l'amministrazione militare avesse già iniziato la bonifica del territorio, numerosissimi resti di soldati, di migliaia di ordigni inesplosi, di armi, continuavano a riemergere e, anche per la necessità di reperire materie prime, ma soprattutto per la possibilità di guadagnare qualcosa recuperando la ferraglia raccolta, il recuperante diventò per molti uomini dell'Altopiano un vero e proprio lavoro. Il recuperante partiva da casa armato di piccone e vagava per prati, pascoli e boschi alla ricerca di residuati bellici ma anche di mazzuoli, stampi da mina, carriaggi e filo spinato, elementi componibili di baracche canadesi, paletti di ogni genere a T a L o a coda di porco, ecc.; di fronte a resti umani si segnalava invece il punto ai militari del Sacrario Militare del Leiten che procedevano al recupero dei resti della salma.

La prima grossa disgrazia avvenne a Canove di Roana nel 1920: una squadra di operai stava lavorando con dei cavalli al riassetto del cimitero del paese quando un bambino, figlio di un operaio, per gioco si mise a battere con un sasso una granata inesplosa da 305 mm. Nessuno badò al bambino e la bomba esplose facendo una strage di uomini e di animali. Da allora non si contarono più le disgrazie che provocarono centinaia di mutilati e di morti, ma pur di guadagnare qualcosa il mestiere del recuperante continuò ad essere praticato. Tale lavoro, anche a causa delle continue tragedie, nel tempo andò scemando ma, nel 1930, quando per la grande crisi del 1929 vi fu la necessità di reperire materie prime, il recuperante tornò in voga. Nel 1935-36, a causa delle sanzioni all'Italia per la guerra di Etiopia, la ricerca di residuati bellici si intensificò ulteriormente: i recuperanti cominciarono a demolire anche alcune fortezze per recuperare le putrelle ed il ferro dal cemento armato. Anche le monumentali corazze del Forte Verena, divelte dai bombardamenti austriaci e precipitate nei sottostanti valloni, vennero recuperate.

Andreino Carli (attore non professionista altopianese) in una scena del film I recuperanti tra le montagne dell'Altipiano con un cercamine americano

Per legge, tutto il materiale bellico recuperato era considerato di proprietà dello Stato e i rivenditori diffidati dal solo toccarlo. Per tale motivo, le vittime di incidenti oltre al danno fisico subivano anche la beffa della multa in contravvenzione a questa legge.

Dopo il secondo conflitto mondiale cominciarono ad essere utilizzati tra i recuperanti i ricercatori magnetici o cercamine americani. Con questi rilevatori, impropriamente battezzati RADAR, si perlustrava il terreno e quando l'apparecchio passava sopra a del metallo sepolto emetteva un suono in cuffia. Nel 1969 uscì il film di Ermanno Olmi I recuperanti, con sceneggiatura dello stesso Olmi, di Tullio Kezich e di Mario Rigoni Stern che, nella trama, vede alcuni uomini cercare residuati anche mediante l'impiego di questi strumenti. Per la maggior parte il film è interpretato da attori non professionisti originari dell'Altopiano.

Negli anni del boom economico l'attività di recupero continuò comunque ad essere praticata (sia per consentire di lavorare a chi tornava dall'emigrazione stagionale, sia per permettere di arrotondare le entrate). La pericolosità di questo lavoro non cessò comunque di sfociare in tragedia, come nel febbraio del 1974, quando sette recuperanti di Asiago persero la vita o, più di recente, la vicenda della morte di una persona di Asiago nel 2007.

La Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strage di Treschè Conca e Strage di Pedescala.

Il 20 settembre 1943 il comando militare tedesco dell'Altopiano dei Sette Comuni imponeva a tutti i soldati della zona di presentarsi entro tre giorni alle sedi di Schio o di Vicenza. Quasi tutti gli uomini dell'Altopiano però scelsero di rimanere nascosti nei loro paesi decisi a non collaborare coi tedeschi e, nei mesi successivi, iniziarono a costituire delle basi di reclutamento per la nascita delle prime formazioni partigiane locali. La prima formazione partigiana si insediò, alla fine del 1943, attorno ai paesi di Fontanelle, Conco e Rubbio. Parte di questo primo reparto partigiano cadde però in mano nazifascista, in particolare i militanti della zona di Fontanelle, che vennero portati all'interno del castello di Marostica e fucilati nell'Eccidio di Marostica. Un altro gruppo di questi partigiani venne assassinato il 30 dicembre 1943 nell'Eccidio di Malga Silvagno[45].
Nel frattempo però la guerriglia partigiana sull'Altopiano andava intensificandosi, complici anche i numerosi rifornimenti aerei angloamericani che vedevano nell'Altopiano un ambiente particolarmente adatto a questo tipo di operazioni, tanto da divenire in breve tempo il centro di smistamento di armi e viveri per tutto il Veneto occidentale. Conseguentemente, anche i tedeschi decisero di intensificare la loro presenza in zona e di moltiplicare le operazioni di polizia: un grande rastrellamento ebbe luogo il 5 giugno 1944: gran parte delle formazioni partigiane riuscirono a nascondersi nelle zone più impervie; gli studenti vicentini invece (tra i quali il futuro scrittore Luigi Meneghello), capitanati da Antonio Giuriolo, subirono pesanti perdite nello scontro di Malga Fossetta.
Dopo questo episodio i partigiani altopianesi, comandati dal capitano asiaghese Giuseppe Dal Sasso e concentrati nella zona del Bosco Nero (battaglione Sette Comuni) e del rifugio Granezza (battaglione Mazzini) riuscirono a creare una zona libera pronta ad accogliere i paracadutisti alleati: il 12 agosto fu infatti paracadutata in Altopiano l'importante missione militare del maggiore Wilkinson, con credenziali firmate dal generale Alexander.

Il monumento che ricorda i caduti dell'Eccidio di Granezza

Gli scontri tra partigiani e nazifascisti non cessarono però, l'8 agosto 1944 i tedeschi arrestarono 40 civili e diedero alle fiamme 74 case di Camporovere, solo grazie all'intervento del parroco il paese non venne completamente distrutto.
Quando in seguito i tedeschi temettero di compromettere le vie di fuga tra il Veneto con la Germania, sferrarono un grande rastrellamento proprio sull'Altopiano: il 6 settembre migliaia di nazifascisti attaccarono i 600 partigiani del Bosco Nero e di Granezza. I caduti dell'Eccidio di Granezza furono numerosi, compresi 14 soldati italiani della Speer uccisi per diserzione. Tra i morti anche Rinaldo Arnaldi della Divisione Alpina Monte Ortigara. Seguirono giorni di terrore sull'Altopiano, con incendi, fucilazioni e devastazioni.

Arrivarono in seguito i giorni della Liberazione. Continuarono però le battaglie, dove perirono, tra gli altri, i comandanti Giovanni Carli e Giacomo Chilesotti. Non mancarono altri eccidi, come la Strage di Treschè Conca del 27 aprile 1945[46] e il tristemente noto Eccidio di Pedescala, avvenuto tra il 30 aprile e il 2 maggio 1945.

La prima pattuglia inglese raggiunse Asiago solo il 4 maggio 1945, quando in gran parte dell'Italia si erano già conclusi i festeggiamenti per la Liberazione.

Durante la Resistenza, numerose malghe e case dell'Altopiano vennero quindi incendiate e tremendi soprusi vennero operati ai danni della popolazione civile, popolazione che ebbe attiva parte al sostegno della lotta clandestina: è per questo motivo che il gonfalone di Asiago si fregia di una medaglia d'argento al Valor Militare e che al piccolo comune di Conco è stata conferita la medaglia di bronzo.

I piccoli maestri[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi I piccoli maestri.

I piccoli maestri è un romanzo autobiografico di Luigi Meneghello. Il libro si inserisce tra le più importanti testimonianze della lotta partigiana di Resistenza in Italia. L'opera è un racconto diretto ed in prima persona dell'esperienza partigiana dell'autore, svoltasi quasi completamente sull'Altopiano.

Nel libro viene raccontata la fuga nei monti, la vita tra i boschi dell'Altopiano avvicinano il protagonista ed i suoi amici, tutti studenti vicentini, a gruppi armati locali di recentissima costituzione: i primi partigiani. Meneghello racconta l'esperienza da partigiano, i contrasti interni, la figura del suo maestro, il Capitan Toni (Antonio Giuriolo), ma nel libro vengono descritti anche i paesaggi dell'altopiano.

« Fu in queste settimane, credo, che ci entrò così profondamente nell'animo il paesaggio dell'Altipiano. In principio, di esso si avvertiva piuttosto ciò che è difforme, inanimato, inerte: ma restandoci dentro, e acquistando via via un certo grado di fiducia e di vigore, anche l'ambiente naturale cambiava. A mano a mano le parti vive, energiche, armoniose del paesaggio prendevano il sopravvento sulle altre, e presto trionfarono dappertutto, e noi ne eravamo come imbevuti[47] »

e ancora:

« È lassù che ci siamo sentiti liberi, e non è meraviglia che questi circhi, questi boschi, queste rocce fiorite ci siano passati dentro, come modi della coscienza, e ci sembrino ancora il paesaggio più incantevole che conosciamo[48] »

Il libro si conclude con la discesa dell'autore verso la vallata e nelle vicinanze di Malo, ritrovandosi così vicino alla casa natale. Successivamente sarà anche incaricato di alcune missioni a Padova, la città dove era studente di filosofia.

Nel 1967 fu pubblicata la traduzione inglese a cura di Raleigh Trevelyan con il titolo The Outlaws. L'anno successivo il libro vinse il premio Florio per la miglior versione inglese di un testo italiano.

Dal libro è stato ricavato un film omonimo nel 1998.

Esercitazioni militari[modifica | modifica wikitesto]

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Lancio di missili Honest John sull'altopiano di Asiago

La zona nord dell'Altopiano, già a partire dal primo dopoguerra è stata spesso teatro di numerose esercitazioni militari da parte dell'Esercito Italiano che si sono svolte per decenni, con tanto di tiro di artiglieria ed addirittura missili terra-terra. Operava nella zona infatti anche il 3º Gruppo missili "Volturno", un reparto di artiglieria missili dell'Esercito. Spesso era il Portule il bersaglio delle esercitazioni missilistiche annuali.

Operò sull'altopiano anche il V Gruppo obici 210/22 (9º Reggimento artiglieria pesante) che testò i primi tre pezzi di Ansaldo 210/22 Mod. 1935.

Tra le varie esercitazioni fu preso di mira anche il forte Interrotto che venne centrato da vari missili in batteria negli anni sessanta del secolo scorso, mentre ora è sottoposto ad un piano di ristrutturazione grazie al progetto denominato "ecomuseo Grande Guerra delle Prealpi vicentine"[49].

Le proteste da parte delle istituzioni e della popolazione locale furono numerose[50] ma le esercitazioni continuarono sino agli anni ottanta prima di trasferirsi in appositi poligoni.

La trasformazione turistica[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

« The mountain district bounded on the N. and E. by the Brenta, on the W. by the Astico, and on the S. by the plain of Venetia, is in many respects unique in the Alps.[51] »

(IT)

« L'area montana delimitata a nord e ad est dal Brenta, ad ovest dall'Astico e a sud dalla pianura veneta, è, per molti aspetti, unica nelle Alpi. »

(John Ball)
Il naturalista ed alpinista John Ball, tra i primi viaggiatori a descrivere l'ambiente dell'Altopiano

Anche se ascensioni e resoconti di viaggiatori sull'Altopiano si hanno già intorno alla metà dell'Ottocento, vedi ad esempio i resoconti di John Ball (che sposò la bassanese Elisa Parolini), è solo alla fine di quel secolo che di fatto nasce il turismo sull'Altopiano dei Sette Comuni, grazie alla costituzione delle prime associazioni turistico-ricreative e alla contemporanea nascita delle sezioni vicentine del CAI (quella di Asiago verrà aperta nel 1873). Tuttavia i collegamenti con la pianura erano all'epoca ancora assai difficoltosi, solo per salire sull'Altopiano la gente impiegava mediamente un paio di giorni ed oltre una settimana per attraversare i vari paesi. Proprio per questi motivi i frequentatori del CAI dell'epoca, per lo più imprenditori vicentini, sentirono l'esigenza di rinnovare ed adeguare la viabilità del territorio. Sarà in particolare Alessandro Rossi, di origini altopianesi, a sostenere i primi progetti di ammodernamento della viabilità e a proporre per primo la realizzazione della Ferrovia Rocchette-Asiago: questa nuova accessibilità favorirà in seguito la costruzione di nuovi alberghi, osterie ed alloggi, ma la guerra interromperà ogni attività turistica e le stesse strutture ricettive verranno trasformate in caserme.
Dopo la ricostruzione dei paesi, il turismo si diffuse nuovamente a partire dalla fine degli anni venti, in particolar modo il turismo invernale grazie alla propaganda fascista che stimolò lo sviluppo di strutture atte alla pratica degli sport invernali. Ma sarà soltanto con il boom economico, a partire dagli anni sessanta, che l'Altopiano conoscerà il turismo di massa, grazie al richiamo verso un ambiente salubre ed apprezzato da parte della vicina popolazione della pianura. Nasce quindi in questi anni la vocazione turistica dei Sette Comuni, che ne fa ancora oggi la meta più frequentata dai turisti che visitano la Provincia di Vicenza.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

L'Altopiano è un importante comprensorio turistico sia estivo che invernale[52]. Particolarmente praticato è lo sci nordico grazie ad un'estesissima rete di piste da sci (oltre 500 km)[53][54] che ne fanno la patria nazionale di tale disciplina[55].

Asiago è la prima località turistica della provincia di Vicenza[56]. L'afflusso turistico sull'Altopiano si attesta sulle ottocentomila visite l'anno.[57]

Produzioni alimentari[modifica | modifica wikitesto]

Il formaggio Asiago, prodotto a denominazione di origine protetta noto a livello mondiale

I prodotti alimentari più importanti del comprensorio sono quelli caseari. Il formaggio Asiago è un prodotto D.O.P. noto a livello mondiale la cui produzione è tipica dell'altipiano e avviene in numerosi caseifici presenti, oltre che nelle caratteristiche malghe d'alpeggio. Nelle oltre 100 malghe presenti viene prodotto altresì il formaggio di malga tipico, un presidio di Slow Food riguarda una forma invecchiata.
Altri prodotti caseari tipici sono il burro di malga, la tosela e altri formaggi tipici, come il kummel (formaggio aromatizzato al carvi), il gallio (formaggio affumicato), caciotte e crema di asiago (formaggio fuso).

Altri prodotti tipici sono lo speck di Asiago, il sedano di Rubbio, la patata di Rotzo, la produzione di distillati (come il kranebet, l'amaro Asiago, l'Amaro Cimbro e il Kumetto), miele e confetture (Rigoni di Asiago).

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Per l'ambiente di alta quota, le produzioni agricole sull'Altopiano si riducono a ben poca cosa, nella breve stagione in cui i terreni non sono ricoperti dalla neve. L'agricoltura è così caratterizzata quasi esclusivamente dall'alpeggio del bestiame bovino.
Più importante l'utilizzo del bosco: tuttora 32.000 ettari sono caratterizzati da aree boschive, prevalentemente foreste di abeti rossi. Una caratteristica che contraddistingue tale area è la permanenza degli usi civici, con sfruttamento collettivo delle risorse. Le segherie hanno conservato un carattere artigianale.[58]

Cave di marmo[modifica | modifica wikitesto]

Un'altra importante industria dell'Altopiano è quella relativa alle cave di marmo. Tra i principali tipi di marmo estratti si ricordano il Bianco Asiago (o Bianco Perlino), il Rosa Asiago (o Rosa Perlino) ed il Rosso Asiago. Le varietà merceologiche conosciute come Verdello e Chiarofonte sono invece varietà del Rosso Asiago nelle quali cambia la tonalità di colore, che passa da un rosso cupo ad un rosato nel caso del Chiarofonte, per arrivare, nel caso del Verdello, ad una totale decolorazione.

Altre attività[modifica | modifica wikitesto]

Altre attività economiche di rilievo riguardano l'edilizia, l'industria e la lavorazione del legno. Da pochi anni esistono inoltre, ad Asiago e a Conco, due centrali di teleriscaldamento. L'impianto di Asiago (denominato Demetra) produce e diffonde energia termica eco-compatibile sia per gli edifici pubblici che per le utenze private[59]. La produzione di calore deriva da una centrale di cogenerazione che sfrutta come combustibile il cascame di una grande segheria situata sul terreno immediatamente adiacente la centrale e collegata attraverso un nastro trasportatore sotterraneo. Si tratta di un'attuazione di una filiera cortissima[60].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

« Credo non ci sia angolo della terra dove non ci sono nostri emigranti[61] »
(Mario Rigoni Stern)

Nella seguente tabella sono riportati i dati (dal 1810 al 2011)[62][63] della popolazione residente sull'altopiano.

Comune Anno
1810 1830 1845 1853 1871 1881 1901 1911 1921 1931 1936 1951 1961 1971 1981 1991 2001 2011
Asiago 3.878 4.110 5.480 5.838 5.423 6.176 6.389 6.776 6.591 6.149 6.318 6.881 6.492 6.727 6.872 6.572 6.509 6.391
Conco 1.279 2.206 2.849 3.024 3.478 3.817 4.714 5.519 5.945 4.311 3.881 3.388 2.838 2.442 2.280 2.212 2.221 2.206
Enego 2.937 2.744 2.994 3.202 2.798 3.294 3.890 4.678 4.931 4.745 4.441 4.450 4.016 3.096 2.491 2.236 2.017 1.825
Foza 1.812 1.505 1.802 1.859 853 1.817 1.430 1.680 1.838 1.578 1.553 1.724 1.375 893 793 793 733 717
Gallio 2.276 1.981 2.436 2.490 1.802 2.013 2.364 3.309 3.676 2.986 2.562 2.818 2.329 2.177 2.144 2.208 2.336 2.413
Lusiana 3.039 2.864 3.657 3.801 4.201 4.558 5.345 5.511 6.504 5.349 4.518 4.314 3.676 3.182 2.910 2.801 2.902 2.740
Roana 2.816 2.618 3.267 3.593 4.167 4.768 5.023 6.250 6.790 5.068 4.932 4.720 4.087 3.766 3.569 3.608 3.774 4.317
Rotzo 1.302 1.401 1.803 1.959 2.122 2.511 2.848 3.289 3.476 3.045 2.792 905 789 637 568 600 570 638
TOTALE 19.339 19.429 24.288 25.766 24.844 28.954 32.003 37.012 39.751 33.231 30.997 29.200 25.602 22.920 21.627 21.030 21.062 21.247

La popolazione dell'Altopiano ha subito nel corso degli anni diversi flussi migratori: a partire dal 1600 molti uomini partivano verso il centro Europa, Germania soprattutto (facilitati dalla lingua) per fare i carbonai. Partivano in primavera e tornavano sull'Altopiano in autunno.
Con lo scoppio della Grande Guerra e con l'avanzata austro-ungarica nel maggio del 1916 i paesi vennero evacuati e per oltre 3 anni gli altopianesi furono costretti al profugato in diverse città italiane. A guerra finita non tutti tornarono e a partire da quegli anni i paesi conobbero un costante e continuo declino demografico che durò oltre mezzo secolo a causa dell'emigrazione verso Paesi di tutto il mondo, in special modo Francia, Belgio, Germania, Svizzera, Ex Yugoslavia, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti d'America, Canada, Argentina, Brasile, tanto che oggi in alcuni casi le comunità italiane estere provenienti dai paesi dell'altipiano sono più consistenti di quelle dei paesi d'origine (come il caso della comunità italiana di Melbourne proveniente da Mezzaselva di Roana, che conta il triplo degli abitanti presenti oggi a Mezzaselva)[64].

Nel 2010, in occasione dei 700 anni dalla nascita della Federazione dei Sette Comuni, la Comunità montana Spettabile Reggenza dei Sette Comuni ha donato alla comunità altopianese di Melbourne, in rappresentanza delle centinaia di altopianesi emigrati in Australia, una copia del sigillo della Reggenza (esso raffigurava l'antico stemma dei Sette Comuni), cui l'originale era conservato da Mario Rigoni Stern, discendente dell'ultimo cancelliere della Reggenza (Angelo Rigoni Stern)[65].

Abitanti censiti[66]

Il trend migratorio non si è interrotto neppure negli anni successivi e continua tuttora, a causa del trasferimento di molte famiglie nei paesi della vicina pianura dove sono maggiori le opportunità lavorative.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Uffici Turistici[modifica | modifica wikitesto]

Gli uffici turistici sull'altopiano sono situati a:

  • Gallio, via Roma 2
  • Asiago, via Stazione 5
  • Asiago, via Millepini 1
  • Asiago, piazza Carli 56
  • Roana, via Milano 32
  • Foza, via Roma 2 c/o Museo Etnografico

Strutture sanitarie[modifica | modifica wikitesto]

Sull'Altopiano sono presenti alcune strutture sanitarie sia pubbliche che private:

  • Italian traffic signs - icona ospedale.svg L'Ospedale di Asiago (facente parte dell'Azienda Sanitaria U.L.SS. 3 Bassano del Grappa) è la più importante azienda ospedaliera del territorio, attualmente in fase di ristrutturazione dopo aver rischiato la chiusura. L'ospedale venne costruito con i soldi ricavati dalla vendita di legname di uso civico (ossia di proprietà degli abitanti dell'altopiano)[15]. Si trova in un'area boschiva lungo la Strada della Fratellanza.
  • Italian traffic signs - icona ospedale.svg L'istituto elioterapico di Mezzaselva di Roana, sorto nel 1933, si trova isolato in mezzo a un bosco sulla strada che porta al monte Verena. L'istituto era sorto per curare persone affette da tubercolosi ossea, passata tale emergenza si trasforma negli anni sessanta in un centro ortopedico ed in breve divenne un'eccellenza di fama internazionale. Nella seconda metà degli anni ottanta la struttura passò all'ULSS che, in seguito, la ristrutturò, prima di chiuderla qualche anno dopo, nel 2004. Nel 2012 la Regione Veneto ha trovato un accordo con una società privata per la riapertura dell'istituto. La riapertura prevede anzitutto l'avvio dell'attività ambulatoriale nel 2013, mentre nel 2014 la struttura tornerà ad operare a pieno regime nell'ambito della sua storica vocazione, ovvero la riabilitazione neuromotoria[67].
  • Italian traffic signs - icona ospedale.svg La Poli Medica Altopiano è invece una struttura sanitaria privata aperta nel 2011.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Sull'Altopiano dei Sette Comuni non ci sono molti monumenti, palazzi o chiese storici in quanto, a causa delle distruzioni della prima guerra mondiale, quasi nessun tipo di edificio si è potuto salvare dalla distruzione dei pesanti bombardamenti che hanno interessato la zona per diversi anni. Inoltre, come ricorda lo scrittore di Asiago Rigoni Stern, storicamente non erano comunque presenti architetture signorili di alcun tipo: «nel territorio dei Sette Comuni non esistono castelli di nobili, non esistono ville di Signori, né cattedrali di Vescovi, per il semplice fatto che la terra è del popolo e i suoi frutti sono di tutti come ad uso antico», salvo alcuni edifici istituzionali costruiti dalla Federazione dei Sette Comuni, tra cui il Palazzo della Reggenza, andato anch'esso distrutto durante la guerra.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Margherita[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Margherita

Tra i paesi di Rotzo e Castelletto sorge l'antica chiesetta di S. Margherita, il primo monumento segno del cristianesimo sull'Altopiano dei Sette Comuni. Notizie sulla chiesa di S.Margherita si trovano in documenti ufficiali solo dal 1488, anno della visita pastorale del vescovo Barozzi. La tradizione la fa risalire però al X secolo, e per questo motivo viene considerata come la prima chiesa dell'Altopiano. La Chiesa è intitolata a Santa Margherita di Antiochia. Nel XX secolo ha subito alcuni danni causati dal primo conflitto mondiale e anche l'asportazione della campana, poi restituita. Recentemente è stata restaurata.

Piazza Campana[modifica | modifica wikitesto]

Presso la frazione Piazza Campana di Lusiana si trova invece la più antica campana di tutto il Veneto (risalente all'anno 1280)[68][69] che ha dato il nome alla frazione.

Chiesa della Campanella[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa della Campanella di Gallio

La chiesa della Campanella, dal caratteristico stile gotico, si trova presso l'omonima frazione, in Comune di Gallio. Una prima memoria di questa chiesa si trova, come per la chiesa di Santa Margherita, nella visita vescovile del 22 ottobre 1488. Non è noto invece l'anno cui fu eretta. La chiesa venne rimodernata nella prima metà del XIX secolo ad opera dell'eremita Fra' Giovanni Battista Casera di Agordo, ma, come tutte le chiese che si trovavano nella conca centrale dell'Altopiano, anche questa venne rasa al suolo dai bombardamenti della prima guerra mondiale. I lavori della sua ricostruzione vennero iniziati il 31 luglio 1922 e portati a termine l'anno successivo, quando fu benedetta e riconosciuta idonea alle funzioni religiose.

Chiesa di Stoccareddo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Stoccareddo è considerata tra le più suggestive chiese del'Altopiano, per le sue originali linee architettoniche gotico-alpine. La sua fondazione risale alla seconda metà del Seicento, tuttavia anche questa chiesa venne ricostruita sulle rovine della precedente, andata completamente distrutta nella Grande Guerra. L'architetto progettista fu Vincenzo Bonato da Magrè di Schio. I lavori di ricostruzione ebbero inizio il 24 giugno 1922, giorno di San Giovanni Battista, e ultimati l'anno successivo, quando la chiesa venne benedetta e consacrata.

L'interno della chiesa è costituito da un'ampia navata, mentre il presbiterio e quattro cappelle poste ai lati sono corredati da numerosi affreschi e da ampie finestre colorate. Nell'abside invece si dipanano piccole icone di legno con le figure dei grandi santi della chiesa patavina (come già ricordato tutto l'Altopiano fa parte della Diocesi di Padova).

Chiesa di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Rocco si trova in centro ad Asiago, lungo il Corso IV novembre. Essa risale al XVI secolo. Anche questa distrutta durante la guerra, venne successivamente ricostruita. Lo stile in questo caso è romanico, gli affreschi del soffitto e delle pareti sono opera di Adolfo Mattielli. È stata restaurata nel 2001 da Andrea Paganin.

Duomo di Asiago[modifica | modifica wikitesto]

Il Duomo di San Matteo Apostolo ed Evangelista, in Asiago

Il Duomo di Asiago è dedicato al compatrono, con Giovanna Maria Bonomo, della città di Asiago: San Matteo Apostolo ed Evangelista. La chiesa risale al 1393, ma fu distrutta più volte. L'ultima distruzione del Duomo risale al 1916: la guerra distrusse l'opera dell'architetto Giovanni Luigi De Boni costruita fra il 1842 e il 1870 che venne consacrata dal vescovo di Padova Giuseppe Callegari il 12 settembre 1888. Fu ricostruito nell'immediato dopoguerra, aperto al culto nel 1922 e inaugurato nel 1926.

Il Duomo è in stile neoclassico a colonnato corinzio, ha struttura a crociera con tre navate ed una cupola centrale. La facciata e la scalinata, opera dell'architetto Vincenzo Bonato, sono realizzate in marmo rosso di Asiago, tagliato e lavorato con lesene, capitelli, cornicione e timpano superiore. La statua centrale che rappresenta il patrono S. Matteo ed un ragazzo in ginocchio, è opera dell'asiaghese Pallante Pesavento; sopra le due porte laterali figurano le statue della Beata Giovanna Maria Bonomo e di Sant'Antonio da Padova. Sul lato nord, il campanile monumentale con finestroni, è realizzato tutto in pietra da taglio lavorata con torre campanaria al cui interno si trovano 6 campane in bronzo fuse nel 1921: la campana maggiore è denominata "Matìo". Anche il campanile fu distrutto durante la Grande Guerra ma poi venne ricostruito. Sul lato sud nel marzo 2003 è stata ricollocata l'antica meridiana.

All'interno il 16 agosto 1650 è stato portato il corpo del martire S. Modesto. L'interno è inoltre corredato da numerose opere dei Da Ponte, pittori originari proprio dell'Altopiano.

Chiesetta di San Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

Chiesetta di San Lorenzo in Marcesina

Nella parte nord della Piana di Marcésina si trova una piccola chiesetta dedicata a San Lorenzo. La chiesetta è dedicata al Santo che secondo un'antica leggenda scese sulla Piana per difendere i pastori locali dagli usurpatori della Valsugana: tutta la Piana è infatti disseminata di pietre (in realtà di origine morenica, la cui asportazione è peraltro vietata da un Decreto del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali) ma che secondo la leggenda sarebbero le stelle cadenti scagliate dal Santo per spaventare i valsuganotti. Pure questa chiesetta venne ricostruita, nel 1925, dopo che i bombardamenti della guerra la distrussero quasi completamente (rimase intatto solo il campanile).

Die St. Zita Kapelle[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 gli Alpini hanno ricostruito nella piana di Vezzena la chiesetta dedicata a Santa Zita, costruita dagli austriaci nel 1917 durante la guerra (poi demolita sul finire degli anni quaranta) ed eretta a sua volta sui resti di una precedente cappella alpina del 1660 dedicata a San Giovanni. Antistante la chiesetta (inaugurata il 15 agosto 1917 alla presenza dell'imperatore Carlo d'Asburgo) si trovava un tempo uno dei 41 Cimiteri di guerra dell'Altopiano dei Sette Comuni.

La chiesa venne dedicata all'imperatrice dell'Impero austro-ungarico, come recita la targa apposta sulla chiesetta: "Cappella commemorativa dell'Imperatrice Zita, sulla strada militare in Val d'Assa (Vezzena) simbolo della resurrezione a nuovo splendore, a ricordo della vittoriosa offensiva di maggio".

L'inaugurazione della nuova chiesa è avvenuta il 17 agosto 2008. Il progetto è stato redatto dall'ing. Coradello Pierluigi, riprendendo l'originale del progettista ing. Adalbert Erlebach, tenente boemo, ritrovato negli archivi austriaci. Era presente alla cerimonia d'inaugurazione anche l'arciduchessa Caterina d'Asburgo, nipote dell'Imperatore Carlo I e dell'Imperatrice Zita di Borbone-Parma, cui venne dedicata la chiesa.

Il santuario del Buso[modifica | modifica wikitesto]

In località "Buso" di Gallio, sulla strada che dalla Campanella porta a Stoccareddo, sul fondo di una stretta gola, la Val Frenzela, sorge il santuario del Buso. Un tempo la valle dove sorge il santuario era la principale via di comunicazione tra i paesi della conca centrale dell'Altopiano con i centri della Val Brenta, in particolare Valstagna, per questo motivo si decise di costruirlo in quel luogo. Venne eretto nel 1829 per volere di Fra' Battista Casera di Agordo (lo stesso che rimodernerà la chiesa della Campanella) il quale vi trascorrerà il resto della sua vita in eremitaggio. Anche questo santuario verrà distrutto durante la guerra del 1915-18 ma verrà anch'esso in seguito ricostruito.

Chiesa dell'Emigrante[modifica | modifica wikitesto]

A Velo di Lusiana sorge la caratteristica chiesa dell'emigrante, dedicata alle migliaia di persone che nello scorso secolo dovettero lasciare il paese natio. L'architettura è assai particolare.

Chiesa di Santa Caterina[modifica | modifica wikitesto]

Merita menzione anche la piccola chiesa di Santa Caterina che si trova tra gli abitati di Conco e Lusiana in quanto, al suo interno, conserva la reliquia della Sacra Spina, oggetto di grande culto per la popolazione del luogo. Nella chiesa è presente anche una pala di Jacopo da Ponte.

Chiesa di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Sulla sommità del promontorio sul quale si sviluppa il Comune di Foza, nel punto più alto (1129 m s.l.m.), sorge la chiesa dedicata a San Francesco d'Assisi. La prima chiesa venne eretta nel 1641 un po' più avanti rispetto alla posizione attuale, dove ora si eleva una croce di larice che domina la Valle del Brenta, e dove nel 1645 venne costruito un eremo, abitato per la prima volta da Fra' Bastian Galasin, del Terzo Ordine Francescano, e dopo di esso da altri eremiti per quasi trecento anni. È il più antico eremo dell'Altopiano, l'unico, per secoli, se si eccettua quello sorto molto più tardi, a metà dell'Ottocento nella valle dei Ronchi a Gallio.

Dopo la devastazione della Prima Guerra mondiale, il nuovo parroco don Antonio Costa la volle riedificata dove è sita ora, e dove un tempo stava una antica Croce, detta Croce di San Francesco. La nuova chiesetta venne progettata dall'architetto ferrarese Annibale Zucchini ed inaugurata il 15 agosto 1926. L'altarino in marmo è opera della ditta Donazzan di Pove del Grappa; la campana maggiore, dedicata a san Francesco (nota 'Mi', 180 kg.) è opera della fonderia Colbacchini di Bassano del Grappa.

Qui si porta ogni cinque anni la processione che parte dalla chiesa parrocchiale con la statua lignea della Madonna, per un voto fatto nel 1836 dalla popolazione alla Assunta, protettrice dl paese, in occasione di una terribile epidemia di colera che infieriva nel Veneto.

Monumento Beata Giovanna[modifica | modifica wikitesto]

In centro ad Asiago, davanti la casa dove nacque, nel 1908 venne eretta una statua in onore della Beata Giovanna Maria Bonomo. Il monumento, tuttora presente, si trova lungo il corso principale del paese, e durante la Grande Guerra scappò miracolosamente alla distruzione (tutta Asiago venne difatti completamente rasa al suolo a seguito dei violentissimi bombardamenti che dovette subire).

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Calà del Sasso[modifica | modifica wikitesto]

« Si chiama «Calà del Sasso», ed è una delle opere più fantastiche delle Alpi.[70] »
(Paolo Rumiz)
Calà del Sasso

La Calà del Sasso è una scalinata formata da 4444 gradini che collega il Comune di Valstagna, nel Canale di Brenta, alla frazione Sasso di Asiago, ed è la scalinata più lunga del mondo[71].

Con i suoi 4444 gradini copre un dislivello di 810 metri. Tutto il percorso è affiancato da una grossa cunetta, realizzata, come i gradini stessi, in pietra di calcare: questa cunetta veniva un tempo utilizzata per trasportare a valle il legname dell'Altopiano. Giunti a Valstagna infatti, la Calà termina nei pressi del fiume Brenta, in cui i tronchi erano fluitati fino a Venezia.

La Calà del Sasso deve il suo nome Calà (calata, discesa) al fatto che veniva sfruttata per scendere dall'Altipiano al Canale del Brenta. Realizzata nel XIV secolo sotto il dominio di Gian Galeazzo Visconti, venne ampiamente sfruttata dai Veneziani dal XV al XVIII secolo per rifornire di legname l'Arsenale per la costruzione di navi.
Perse la sua importanza come principale via di collegamento fra pianura e Altipiano negli anni fra il XIX e il XX secolo, quando venne realizzata la rotabile del Costo (1850) e la vicina ferrovia Rocchette-Asiago (1909).

Dopo un periodo di degrado e abbandono, negli ultimi decenni ha subito processi di rivalorizzazione, soprattutto dal punto di vista turistico.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sacrario militare di Asiago e Cimiteri di guerra dell'Altopiano dei Sette Comuni.
Il Forte Verena distrutto, in una foto d'epoca
Una parte dell'imponente osservatorio su più piani costruito dalla 19ª compagnia del 5º reggimento Minatori sulla Cima della Caldiera

Le strutture militari che si trovano sull'Altopiano di Asiago sono opere nate o sul finire del XIX secolo o all'inizio di quello successivo, cioè allo scoppio del primo conflitto mondiale e costruite dagli eserciti italiano ed austro-ungarico dato che in quel periodo parte del territorio dei Sette Comuni si trovava lungo il confine di Stato.

Vi si trovano una serie di opere a carattere difensivo, batterie e fortezze, andate tutte pressoché distrutte a causa dei bombardamenti, molte di esse sono state comunque sottoposte di recente a un piano di riqualificazione e restauro in vista del centenario dello scoppio della Grande Guerra.

Tra le opere presenti vi sono:

Inoltre ad Asiago sorge un grande monumento-ossario, il Sacrario del Leiten, che raccoglie le spoglie dei caduti che vennero sepolti inizialmente nei 41 Cimiteri di guerra dell'Altopiano dei Sette Comuni.

Non vanno tuttavia dimenticate tutte quelle opere costituite da trincee, gallerie, camminamenti, osservatori, postazioni in caverna, tunnel sotterranei, costruite dai due eserciti e in buona parte ancor oggi visitabili, che trasformarono le montagne dell'Altopiano in vere e proprie fortezze.

Importanti anche le arterie viarie, strade militari costruite in brevissimo tempo per permettere ai soldati e ai veicoli di giungere agevolmente nei pressi del fronte. Molte di queste strade costituiscono oggi la viabilità dell'Altopiano (ne è un esempio la Strada della Fratellanza), altre, dislocate in zone più impervie, sono diventate importanti percorsi storico-culturali oltre che eccellenti itinerari per chi pratica la mountain bike d'estate, o lo sci nordico d'inverno.

Tra le strade militari, ancora perfettamente conservate, vi sono ad esempio le arterie che costituivano la viabilità principale austro-ungarica nel settore nordoccidentale:

Numerose sono anche le strade costruite dall'esercito italiano. Ma sono numerosissime anche le bretelle e le stradine secondarie di raccordo con la viabilità principale, sia austriaca che italiana, oltre che mulattiere, spesso veri e propri capolavori di ingegneria militare e di arditezza (come la mulattiera di arroccamento al Monte Cengio).

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

In Val d'Assa, nelle località "Tunkelbald" e "Romita" sono presenti migliaia di incisioni rupestri, venute alla luce solo nel 1966 a seguito della piena del torrente Assa che liberò il suo greto dagli spessi depositi alluvionali. Nella zona sono presenti anche alcune grotte nelle quali sono stati rinvenuti fossili di animali preistorici e reperti databili a 3.500 anni fa.

Sulla Piana di Marcesina si trova invece il Riparo Dalmeri, sito archeologico preistorico oggetto da circa 20 anni di scavi da parte del Museo Tridentino di Scienze Naturali. Il sito, per la ricchezza e la buona conservazione dei ritrovamenti, ha consentito di comprendere le abitudini, le attività e le modalità di sfruttamento del territorio montano da parte di uomini preistorici che vivevano nella zona circa 13.000 anni fa.

A Marcesina è visitabile (solo con una guida autorizzata dal Museo Tridentino di Scienze Naturali) anche la "Grotta di Ernesto" ove sono presenti diversi reperti preistorici risalenti a 9.000 anni fa, in particolar modo legati alla macellazione e conservazione degli animali, soprattutto stambecchi, orsi e cervi, delle cui ossa è piena la grotta.

A Lusiana, sul Monte Corgnon sono stati trovati numerosi reperti, conservati oggi in vari musei archeologici, che testimoniano la presenza di un importante sito di altura, forse un castelliere o un luogo di culto. Sul sito è stato oggi ricostruito un "villaggio preistorico" dell'età del bronzo.

Un altro sito archeologico è l'archeopercorso del Bostel di Rotzo, località dove sono state trovate strutture murarie e forni, testimonianza di attività fusorie del rame, bronzo e ferro. Nel sito è stata ricostruita anche una capanna in legno e all'interno sono state disposte alcune suppellettili in uso in epoca preistorica.

Esistono infine altri siti epigravettiani come quelli di Val Lastaro (Conco)[72] e di Cima XII.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Acquedotto[modifica | modifica wikitesto]

Trattandosi di un territorio carsico, l'acquedotto che serve i paesi dell'Altopiano deve pescare l'acqua dal fondovalle. L'acqua viene raccolta dalle Grotte di Oliero, considerate tra le più importanti sorgenti valchiusane d'Europa e che costituiscono uno degli scarichi idrici dell'Altipiano stesso.
La centrale di pompaggio è costituita da pompe da 2.500 hp (1.86 Megawatt) che portano l'acqua fino alla stazione di raccolta di Col d'Astiago in comune di Valstagna, a 1.241 metri di altitudine. Coprendo un dislivello di circa millecento metri, la centrale di pompaggio di Oliero è attualmente ancora la più potente d'Europa.
Venne costruita nel 1971 e completata nel 1975. Il progetto di costruzione del '71 seguiva il percorso di una precedente stazione di pompaggio realizzata durante la prima guerra mondiale per servire le truppe italiane schierate a difesa della pianura. In quel tempo erano ben sette i salti intermedi realizzati per far arrivare l'acqua sull'Altopiano[73].

Viabilità[modifica | modifica wikitesto]

L'Altopiano dei Sette Comuni è collegato alla pianura vicentina tramite la strada statale del Costo (con Thiene), la provinciale della Fratellanza (con Bassano del Grappa) e la provinciale del Rameston (con Marostica); a Trento è collegato sempre con la statale 349 del Costo; vi sono poi numerose altre strade minori che ne permettono il collegamento sia dalla Val d'Astico che dal Canale di Brenta.

Il Ponte Valgadena[modifica | modifica wikitesto]

Il Ponte Valgadena, tra i più alti d'Italia

Il ponte Valgàdena è uno dei viadotti più alti d'Italia[74] ed attraversa l'omonima valle tra gli abitati di Foza ed Enego. È stato inaugurato nel 1990. Il ponte, di 1ª categoria, è sorretto da due piloni in cemento, misura 282 m in lunghezza e ha 175 m di luce nel suo punto massimo.

Data la sua imponente altezza viene praticato nel luogo il bungee jumping, permettendo di compiere così un salto con l'elastico di 165 metri, il più alto proponibile in Italia.

Prima della sua costruzione il traffico era costretto a percorrere l'intera valle, attraversando 3 strettissime gallerie percorrendo una strada costruita dal Genio militare durante la Grande Guerra e sempre sottoposta a rischio di frane e slavine. Lo scopo della sua costruzione è stato dunque quello di mettere in sicurezza il traffico veicolare, consentendo inoltre il passaggio di veicoli pesanti sulla direttrice Asiago-Primolano.

Il ponte di Roana[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine dell'Ottocento si discusse sull'Altopiano della necessità di costruire un ponte che collegasse i paesi di Roana e Canove, divisi dalla profonda spaccatura della Val d'Assa (Asstaal in cimbro). Nel 1894 vennero approvati i lavori che iniziarono due anni più tardi, nel 1896, su progetto dell'ingegnere Aurelio Slaviero di Asiago. Il ponte, che costò all'epoca oltre mezzo milione di lire, venne aperto solo nel 1906. La lunghezza era di 135 m per un'altezza di 80m ed era costruito interamente in pietra[75].

Durante la ritirata italiana del 22 maggio 1916, a seguito dell'offensiva di primavera, il ponte venne fatto saltare, nonostante i paesi non fossero ancora completamente stati evacuati.

« Ore 18 - Abbiamo fatto saltare il magnifico ponte di Roana sull'Assa. Ultimi a passare furono i territoriali della 18ª brigata comandata dal generale Prestinari, il vecchio soldato d'Africa.
Asiago, sotto, fumiga nella sua conca verde e nel tranquillo paesaggio si accampa la guerra.[76] »
« Un'opera colossale fu in potere di un fiammifero a vento, la cui fiammella faceva tremare di commozione, mentre veniva avvicinata al pezzettino di miccia che l'univa con una capsula di fulminato di mercurio alla miccia detonante. Un piccolo fumo di un minuto, e poi la miccia all'acido picrico colla velocità di combustione di 3600 metri al minuto secondo, portò la distruzione al centro dei piloni, che, troncati come fuscelli, ruinarono con la soprastruttura tutta in fondo alla valle in un polverio immenso![77] »
Il ponte di Roana sulla Val d'Assa

Dopo la fine delle ostilità, nel 1919, il Comando Supremo italiano bandì un concorso per ricostruire il ponte. Il concorso venne vinto dalla ditta Bianchi-Steiner & C. di Milano che lo ricostruì in cemento armato a tre arcate, di cui la principale di 58 m di luce. L'inaugurazione avvenne il 24 settembre 1923 alla presenza dell'allora capo del Governo Benito Mussolini.

Il ponte è stato restaurato nel 1993.

Arturo Ferrarin passò più volte sotto l'arcata del ponte con il suo aereo.

Ex Ferrovia Rocchette-Asiago[modifica | modifica wikitesto]

  • Italian traffic signs - icona stazione.svg La ferrovia Rocchette – Asiago era una ferrovia a scartamento ridotto (per imposizione del governo Austro-Ungarico) in parte a cremagliera che collegava l'Altopiano con Schio e Thiene. È stata dismessa nel 1958 e in seguito smantellata.

La proposta di un collegamento ferroviario era partita ancora nel lontano 1882, ma soltanto nel 1907 questo otteneva l'approvazione governativa. I lavori di costruzione iniziarono nel 1909 e terminarono già l'anno seguente. Il collaudo definitivo avvenne il 9 luglio 1912.[78]

Nel secondo dopoguerra il traffico andò scemando, finché nel 1958 giunse il provvedimento di sospensione dell'esercizio. Il 26 febbraio 1977 una legge votata dal parlamento ne ha deciso il definitivo smantellamento.

Attualmente, parte dell'ex percorso ferroviario, è diventato un percorso ciclopedonale che collega Asiago con Cesuna di Roana.

Aeroporto di Asiago[modifica | modifica wikitesto]

L'Aeroporto Romeo Sartori

L'Altopiano di Asiago è da sempre stato considerato un luogo ottimale per il volo a vela, tanto che proprio sopra i cieli dell'Altopiano si effettuarono i primi voli senza motore in Italia: nel 1924 venne battuto il 1º record nazionale di durata con aeroplano privo di motore[79].

L'aeroporto sorge a circa un chilometro dal centro abitato di Asiago. Si tratta di un aeroporto civile aperto al traffico turistico e dotato di piste parallele sia a fondo asfaltato che erboso.

Le frequenze radio per contattare l'aeroporto sono le seguenti:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Hockey Club Asiago e Asiago Vipers.
MTB lungo la Kaiser Karl Straße, sullo sfondo si intravede un tratto della Erzherzog Eugen Straße, strade che permettono di raggiungere la zona del Monte Ortigara in 13 km partendo da Malga Larici

Sull'altopiano sono praticati in particolar modo gli sport invernali: l'hockey e il pattinaggio su ghiaccio grazie agli impianti di Asiago e di Roana; il salto con gli sci possibile con i due trampolini di Gallio; lo sci alpino con 40 impianti tra cui le stazioni del Monte Verena, delle Melette e di altre località e soprattutto lo sci nordico (7 centri fondo), grazie alla presenza di una fittissima rete stradale (di oltre 500 km) -derivante soprattutto da opere militari- che d'inverno si trasforma in piste da sci, mentre d'estate offre la possibilità di percorrere moltissimi km di sterrato agli appassionati della mountain bike.

Amichevole di hockey tra Italia e Russia giocata all'Hodegart di Asiago il 23/04/2010

Gli impianti sciistici delle Melette d'estate si trasformano invece in un bike park con un'apposita pista studiata per i praticanti del downhill. Presso l'impianto di Busa Fonda di Gallio esiste anche una pista del Centro Sportivo Forestale che ospita gare di pattinaggio di velocità su ghiaccio, ice speedway, rally su ghiaccio e tiro a segno. La pista Olimpica di Busa Fonda è l'unica pista naturale presente in Italia e, con il contributo dell'allenatore/tecnico Alessandro De Taddei, è stata la culla del campione Olimpico Enrico Fabris, vincitore di 3 medaglie (2 ori e 1 bronzo) alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006.

In questo territorio si possono poi praticare numerosi sport estremi come il volo a vela (grazie alla presenza dell'aeroporto di Asiago) il parapendio e il deltaplano con le zone di decollo situate nel Comune di Conco. È possibile praticare anche canyoning e rafting nel vicino fiume Brenta ed inoltre il bungee jumping coi salti dai ponti di Roana e della Val Gadena. Ad Asiago esiste inoltre un campo da golf da 18 buche (che arriverà ad avere a breve 27 buche a seguito dell'ampliamento del campo progettato dell'architetto statunitense Robert Trent Jones). Molto praticato è anche il nordic walking.

In località Val Chiama, nei pressi della frazione Sasso di Asiago, sta per partire la realizzazione di una pista da motocross che d'inverno potrebbe essere utilizzata per le motoslitte[80].

Le località dell'Altopiano sono spesso sede di ritiro per le squadre di calcio e per le nazionali degli sport invernali. Nel 1966 Asiago è stata sede del ritiro pre-mondiale della Nazionale italiana di calcio.

L'Altopiano è inoltre teatro di alcune competizioni motoristiche, sulle strade altopianesi si svolgono infatti la quasi totalità delle prove speciali del rally città di Bassano e del rally città di Schio.

Oltre ad essere teatro di varie competizioni di mountain bike, Asiago è stata più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia: la prima nel 1930, l'ultima nel 1998:

Tappe del Giro d'Italia con arrivo ad Asiago
Anno Tappa Partenza km Vincitore di tappa Maglia rosa
1930 13ª Rovigo 150 Italia Antonio Pesenti Italia Luigi Marchisio
1972 18ª Solda 223 Belgio Roger De Vlaeminck Belgio Eddy Merckx
1993 12ª Dozza 239 Russia Dmitrij Konyšev Italia Bruno Leali
1998 16ª Udine 227 Italia Fabiano Fontanelli Svizzera Alex Zülle

Osservatori astronomici[modifica | modifica wikitesto]

L'Università di Padova ha sull'Altopiano dei Sette Comuni due osservatori astronomici che costituiscono il principale centro italiano di astronomia ottica.

  • L'Osservatorio astrofisico di Asiago è la sede dedicata alla ricerca astronomica. Venne fondato dall'Università di Padova nel 1942 e sorge su un colle a 1040 metri di altezza, circondato da una folta abetaia. Quando fu inaugurato aveva il più grande telescopio d'Europa, un telescopio riflettore con uno specchio da 122 cm di diametro dedicato a Galileo. La sede ospita anche la cupola del telescopio Schmidt costruito nel 1967, e spostato nel 1992 su Cima Ekar.
  • La Stazione osservativa di Cima Ekar, ad una altitudine di 1366 m, a 12 km dalla sede storica dell'Osservatorio, ospita ora tutta la strumentazione principale dell'Osservatorio Astronomico di Padova. Venne fondata nel 1973 con l'inaugurazione del maggiore strumento ottico su suolo italiano, il telescopio riflettore da 182 cm di diametro Niccolò Copernico. Ospita anche due telescopi Schmidt: uno da 40/50 cm e un altro da 64/97 cm, quest'ultimo il più grande nel suo genere in Italia.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni degli eventi che si svolgono ogni anno sull'Altopiano di Asiago:

La Grande Rogazione

La Grande Rogazione, chiamata anche "giro del mondo", è un rito antichissimo che dura da secoli e che si ripeteva in tutti i paesi dell'Altopiano ogni anno, il giorno prima dell'Ascensione. Oggi si svolge solo ad Asiago. La Rogazione è chiamata anche "giro del mondo" in quanto si percorrono, attraverso prati, pascoli e boschi, circa 33km che lambiscono i confini del Comune di Asiago.

Alla Rogazione partecipano migliaia di persone, molte delle quali tornano appositamente dall'estero in quanto è la festa più sentita dell'anno. Durante la marcia la gente intona, ininterrottamente, canti in lingua cimbra che vengono tramandati di generazione in generazione.

Il mattino della Rogazione la gente si raduna nel piazzale fra il Duomo e la Loggia Comunale alle primissime luci dell'alba. Il Matio (la campana più grande) suona: si parte sempre puntualmente alle ore 6: la bandiera con la croce (uno stendardo rosso con croce bianca) deve restare sempre davanti e nessuno la deve mai superare o girarle le spalle per tornare indietro: una volta partiti infatti, anche in caso di pioggia o grandine, non ci si deve fermare, per nessun motivo. Solo quando si arriva nel paese di Camporovere si può anticipare la Croce e attenderla in un determinato punto.

Anticamente la Rogazione rimandava alle peregrinazioni propiziatorie che chiedevano un buon raccolto ma, dal 1631, quando cioè la peste colpì l'Altopiano e perirono migliaia di persone, si è trasformata in voto di ringraziamento di quanti scamparono alla pestilenza.

Durante la Rogazione i ragazzi e gli uomini ricambiano il dono delle uova colorate ricevute dalle ragazze e dalle donne, donando corone realizzate con ramoscelli di larice o abete intrecciate con fiori raccolti nell'ultimo tratto del percorso.

Il tragitto termina col ritorno verso il Duomo: nel centro di Asiago la gente riempie i lati dei marciapiedi e applaude al passaggio della Rogazione. Con la solenne messa nel Duomo si chiude il "Giro del Mondo".

  • Fiocchi di Luce: concorso internazionale piromusicale che si svolge a febbraio presso l'aeroporto di Asiago.
  • Asiago in mongolfiera: manifestazione culturale e sportiva legata alla promozione e alla valorizzazione del territorio e dell'ambiente.
  • Legend Film Festival Asiago: una selezione di opere prime proiettate nei cinema di Asiago e Gallio (fino al 2011, e da 14 anni, il festival si teneva a Gallio).
  • Schella Martz (pronuncia: Scella Marz): storica festa di origine cimbra per festeggiare l'arrivo della primavera, si svolge gli ultimi giorni di febbraio.
  • Trofeo Campi di Battaglia: gara nazionale di sci nordico a squadre di 25 km che si svolge presso località Campomulo.
  • Marciabianca: annuale gara di sci nordico a Marcesina.
  • Campolonga: annuale gara di sci nordico a Campolongo di Rotzo.
  • Raduno Fondisti Bivacco dell'Angelo: tradizionale appuntamento di fine stagione invernale al Bivacco dell'Angelo di Monte Zebio.
  • La Grande Rogazione: chiamata anche "giro del mondo", è un rito antichissimo che dura da secoli e che si ripete ad Asiago ogni anno il giorno prima dell'Ascensione. Anticamente la Rogazione rimandava alle peregrinazioni propiziatorie che chiedevano un buon raccolto ma, dal 1631, quando la peste colpì Asiago e perirono migliaia di persone, si è trasformata in voto di ringraziamento di quanti scamparono alla pestilenza.
  • Tiro dei ovi: manifestazione che si tiene ogni anno in centro a Gallio, nel giorno di Pasquetta. Gruppi di ragazzi, dal sagrato della Chiesa, lanciano uova sode colorate, sulla piazza principale del paese, sfidandosi in tiri di lunghezza e di precisione.
  • Fiera di Giugno: in concomitanza con l'inizio della monticazione.
  • Sun Valley Metal Fest: festival di musica heavy metal che si svolge a Gallio.
  • Palio della Reggenza: rievocazione dell'antico Palio delle Contrade. Consiste in numerosi giochi tradizionali nei quali si sfidano squadre composte da cittadini dell'Altopiano.
  • Pellegrinaggio del Monte Ortigara: la seconda domenica di luglio di ogni anno si svolge presso la chiesetta di Cima Lozze, nei pressi della Zona Monumentale dell'Ortigara, una cerimonia in ricordo dei Caduti che persero la vita nel tentativo di conquistare la montagna.
  • Premio Internazionale Asiago d'Arte Filatelica: annuale premiazione del miglior francobollo emesso da un'amministrazione postale a livello mondiale. La manifestazione si tiene sotto l'alto patrocinio del Presidente della Repubblica. In concomitanza vi è anche una mostra filatelica
  • Hoga Zait: festival della cultura cimbra che si svolge a luglio a Roana
  • Festa del Prunno: si tiene nel giorno di S. Rocco, 16 agosto. Nel pomeriggio al Prunno, verde anfiteatro in mezzo al bosco a circa due chilometri da Asiago, si svolgono numerosi giochi. Verso sera vi è l'elezione della "Reginetta del Bosco" e delle damigelle.
  • Cerimonia Caduti e Dispersi in Russia: annuale commemorazione con S.Messa di suffragio, in onore dei Caduti e Dispersi in terra Russa che si svolge presso il Parco della Rimembranza di Asiago.
  • Notte nera: evento annuale di spettacoli e cultura che si svolge ad Asiago.
  • Formaggio sotto il cielo di Asiago: degustazioni di formaggi in centro ad Asiago. Si svolge anche una visita guidata alle malghe.
  • Concorso Internazionale di Sculture in Legno: annuale concorso che si svolge ad Asiago l'ultima settimana del mese di agosto.
  • Eccidio di Granezza: annuale commemorazione dei caduti dell'eccidio presso la valle del Barenthal.
  • Festa della patata: si tiene a fine estate la festa della patata di Rotzo.
  • Sagra del sedano: l'8 settembre a Rubbio. Il Sedano di Rubbio è noto per le sue doti culinarie e mediche, è inserito nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari definiti tradizionali dalle regioni[81].
  • Fiera di San Matteo: in concomitanza con la fine della monticazione.
  • Fiera dei Santi: tradizionale fiera del 2 novembre.
  • Rally di Asiago: gara automobilistica che si svolge sull'altopiano.
  • Rally "Città di Bassano": gara automobilistica che si svolge quasi completamente sull'altopiano.
  • Rally "Città di Schio" - Trofeo Altopiano dei Sette Comuni: gara automobilistica che dal 2012 si svolge quasi completamente sull'altopiano.
  • Mercatini di Natale: ad Asiago e Gallio.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Diversi sono i musei presenti, sia di proprietà comunale che privata, molti dei quali riguardanti la prima guerra mondiale:

  • Museo Storico della Grande Guerra 1915-1918, a Canove di Roana.
  • Museo Battaglia dei Tre Monti, a Sasso di Asiago.
  • Collezione Rovini, a Treschè Conca di Roana.
  • Museo dei Cuchi, a Cesuna di Roana (raccoglie una collezione di fischietti in terracotta).
  • Museo etnografico, della guerra e dell'emigrazione, a Foza.
  • Museo Diffuso di Lusiana.
  • Museo "Le Carceri", ad Asiago.
  • Museo Naturalistico Didattico, ad Asiago.
  • Museo del Sacrario del Leiten.
  • Museo Umberto Martello Màrtalar, a Mezzaselva di Roana.
  • Museo della Cultura cimbra, a Roana.
  • Museo dei fossili dell'altopiano, a Gallio.
  • Museo dell'acqua, ad Asiago.
  • Museo all'aperto del Monte Zebio.
  • Museo scientifico degli strumenti dell'Astronomia, presso l'Osservatorio astrofisico di Asiago.
  • Museo Storico Militare di Forte Corbin
  • Museo Etnografico Palazzon, a Lusiana
  • Museo Archeologico dell'Altopiano dei Sette Comuni, a Castelletto di Rotzo
  • Istituto di Cultura Cimbra e Museo Etnografico, a Roana
  • Ecomuseo del Ghertele

Inoltre si possono visitare:

  • Il Parco del Sojo "arte e natura" a Lusiana
  • La cava dipinta e la cava abitata a Rubbio
  • Il giardino botanico alpino di Monte Corno a Lusiana
  • La valle dei mulini a Lusiana
  • Il sentiero del silenzio, a Gallio
  • Il parco archeologico del Bostel

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Sull'Altopiano sono presenti 17 scuole per l'infanzia, 13 scuole primarie e 8 scuole secondarie di primo grado.

Le scuole secondarie di secondo grado sono invece 3 e sono gestite, per conto dello Stato, dalla Provincia di Vicenza e sono dislocate tutte ad Asiago:

  • Istituto Tecnico Commerciale "G. Pertile"
  • Liceo Scientifico "G. Pertile"
  • Istituto Professionale Industria e Artigianato per i Servizi Commerciali, Turistici ed Alberghieri "C. Lobbia"

Il liceo scientifico Pertile dall'anno scolastico 2011/12 ha anche un indirizzo sportivo, una scuola con orari e tempi modellati il più possibile sulle esigenze degli atleti[82]. Dall'anno scolastico 2012/13 presso l'I.P.S.I.A. C.Lobbia nascerà anche l'indirizzo per i servizi agrari e forestali[83].

Ad Asiago inoltre si trova una sede del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università degli Studi di Padova.

Gastronomia[modifica | modifica wikitesto]

La cucina altopianese è legata alla tradizione cimbra, una cucina povera ma ricca di gusti e di sapori.

Fra i piatti più noti di origine cimbra vi è la considera, un composto di patate e farina. Un modo diverso di fare la polenta, intesa come piatto unico, è la cavrezza, ottenuta usando farina di granoturco e latte. Oggi viene riproposta arricchita con una grattugiata di formaggio Asiago d'allevo stravecchio, burro fresco e cumo. Simile alla cavrizza è la mosa latte: ingrediente principale è appunto il latte, si prepara mettendo in un paiolo acqua e latte, burro e farina gialla. Una volta cotta viene servita in scodelle riempite di latte freddo o tiepido. Lo steraz è invece un composto quasi biscottato ottenuto con latte, farina bianca, uova ed acqua. Alla polenta, piatto quasi quotidiano, si accompagnavano poi pietanze come il frikko, piatto ottenuto da formaggio Asiago fuso, spesso servito con fette di salame appena scottate. Nel periodo dell'anno in cui veniva ucciso il maiale si mangiava anche il pultabrodel, un piatto che si preparava con le salsicce (cucinate con burro e farina gialla). Altro piatto tipico sono gli gnocchi al cuciaro, ottenuti da un impasto fatto con farina bianca, uova, cannella, acqua, pane grattugiato. Un tempo si condivano semplicemente con burro fresco, oggi si abbinano anche con ricotta, funghi o speck. Un po' più lungo è il tempo di preparazione della minestra col praio, ottenuta con l'orzo. Infine i rajken, piatto ottenuto con il tarassaco: questa comune erba è mangiata anche cruda all'inizio della primavera, quando è più tenera[84].

Media[modifica | modifica wikitesto]

Il Giornale di Vicenza e Il Gazzettino (edizione di Vicenza-Bassano) sono i quotidiani che coprono anche il territorio dei Sette Comuni. Esiste inoltre un settimanale, l'Altopiano, che si occupa interamente delle vicende locali. A Conco infine è edito un semestrale, 4 Ciacole, che è soprattutto letto dagli emigrati conchesi.

La radio locale è Radio Asiago fm 95,00 mentre le emittenti televisive che realizzano telegiornali che si occupano del territorio dell'Altopiano sono:

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei film girati in toto o in parte sull'Altopiano di Asiago:

Mario Rigoni Stern[modifica | modifica wikitesto]

Rigoni Stern sull'Ortigara durante l'Adunata nazionale degli Alpini di Asiago del 2006

Mario Rigoni Stern, nato e vissuto ad Asiago, esordisce come scrittore nel 1953, con il libro autobiografico Il sergente nella neve (Premio Bancarellino), pubblicato da Einaudi, in cui racconta la sua esperienza di sergente degli Alpini nella disastrosa ritirata di Russia durante la seconda guerra mondiale.

Sul finire degli anni sessanta scrive il soggetto e collabora alla sceneggiatura de I recuperanti, film girato da Ermanno Olmi sulle vicende degli abitanti dell'Altopiano all'indomani della Grande Guerra.
Nel 1978 pubblica il libro Storia di Tönle dove racconta la sorte di un pastore dell'altopiano coinvolto dallo scoppio della prima guerra mondiale. Il libro vincerà il Premio Campiello e il Premio Bagutta.
Successivamente pubblica altri romanzi, tutti ispirati alla natura dell'Altopiano. Sono inoltre ben sottolineati nelle sue storie quei valori ritenuti importanti della vita. Sono questi i temi di Il bosco degli urogalli (1962) e Uomini, boschi e api (1980). Nel 1985 scrive L'anno della vittoria, continuazione ideale di Storia di Tönle dove racconta la storia di una famiglia di Asiago che deve risollevarsi dall'immane tragedia della guerra e dal ritorno dal profugato.

Nel 1999 gira con Marco Paolini un film-dialogo diretto da Carlo Mazzacurati, Ritratti: Mario Rigoni Stern. Nel film Rigoni Stern racconta la sua esperienza di vita, la guerra, il lager e il difficile ritorno a casa, ma anche il rapporto con la montagna e la natura dell'altopiano.

Per la sua sensibilità verso il mondo della natura e della montagna l'11 maggio 1998 l'Università di Padova gli ha conferito la laurea honoris causa in scienze forestali ed ambientali. Nel 2007 l'Università degli studi di Genova gli conferì invece la laurea honoris causa in scienze politiche.

Persone legate all'Altopiano[modifica | modifica wikitesto]

Proposta di aggregazione alla Provincia Autonoma di Trento[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile del 2005 sull'altopiano dei Sette Comuni è nato un comitato apartitico formato da un gruppo di cittadini avente lo scopo di promuovere la procedura burocratica necessaria per il passaggio degli 8 comuni dell'altopiano alla Regione Trentino-Alto Adige, ed in particolare alla confinante provincia di Trento. Dopo una iniziale azione di sensibilizzazione mediante incontri con la popolazione, in ogni comune è iniziata la raccolta di firme da presentare ai rispettivi consigli comunali che su iniziativa dei cittadini stessi hanno deliberato la richiesta per il Referendum Costituzionale riguardante il cambio di Regione (e quindi di Provincia) come previsto dall'articolo 132, comma 2º, della costituzione (v. Questione dei confini regionali); una volta approvate tutte le delibere il comitato si è occupato di raccoglierle e depositarle presso la Corte di Cassazione, che in seguito ha approvato la conformità costituzionale del quesito referendario "Volete voi che il territorio dei comuni di Asiago, Conco, Enego, Foza, Gallio, Lusiana, Roana, Rotzo sia separato dalla regione Veneto per entrare a far parte integrante della regione autonoma Trentino-Alto Adige?". A questo punto il referendum popolare è stato presentato al Presidente della repubblica Giorgio Napolitano che ha indetto il referendum popolare costituzionale con Decreto del Presidente della Repubblica datato 23 febbraio 2007 le cui operazioni di voto avvenute nei giorni domenica 6 maggio e lunedì 7 maggio 2007 hanno dato esito affermativo grazie ai 12.404 SI pari al 94,09% dei votanti[85] su un totale di 13.183 voti validi comprensivi di 696 No, pari al 5,28%, 50 schede bianche, pari al 0,38% e 33 schede nulle, pari al 0,25% (il quorum necessario perché il referendum fosse valido era il raggiungimento del 50%+1 dei SI pari pari a 10.433 voti su un totale di 20.864 potenziali votanti, margine ampiamente superato con 1971 voti SI in più rispetto al quorum minimo, calcolato sul totale degli aventi diritto al voto di tutti gli 8 comuni). I Comuni di Enego, Conco e Lusiana nel corso del 2006 autonomamente hanno anche indetto un referendum consultivo comunale, la cui funzione era conoscere l'opinione popolare riguardo all'intenzione di aggregarsi alla Provincia Autonoma di Trento che ha avuto esito affermativo raggiungendo percentuali superiori al 90% in tutti e tre i Comuni.

Il parere negativo[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 ottobre 2007 la speciale commissione per le modifiche dello statuto e dell'autonomia della Provincia di Bolzano, ha espresso il parere negativo (ma non vincolante), a larga maggioranza, circa le richieste dell'Altopiano per il passaggio al Trentino-Alto Adige. Walter Baumgartner (capogruppo della Südtiroler Volkspartei) ha dichiarato che, secondo lui, è troppo debole la motivazione storica per far partire un iter lungo e laborioso (infatti, si dovranno modificare i trattati internazionali con l'Austria). Il 7 dicembre 2007 è arrivato il no della Provincia di Trento confermato anche dal parere negativo del 15 gennaio 2008 della Regione[86]. Questo è solo un primo parere ed in merito si dovrà esprimere il Parlamento Italiano e considerando che la Costituzione Italiana prevede il cambio di Regione in base al risultato dei referendum popolari come quello che si è svolto sull'Altopiano dei Sette Comuni.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tratto da La leggenda dei monti naviganti di Paolo Rumiz. Feltrinelli, 2007, ISBN 978-88-07-01720-9
  2. ^ Antonia Stringher, Censimento dei parlanti cimbro nell'isola linguistica di Giazza. Consistenza della parlata tedesca dei tredici comuni veronesi dal XVII al XX secolo, Comune di Selva di Progno, p. 37.
  3. ^ Territorio e popolazione, Comune di Roana. URL consultato il 23 maggio 2013.
  4. ^ Luigi Meneghello I piccoli maestri p.71. Mondadori, 1986
  5. ^ Ugo Sauro, L'altopiano come morfostruttura, in Patrizio Rigoni e Mauro Varotto, L'Altopiano dei Sette Comuni, Cierre ed., Sommacampagna (Vr), 2009, pp. 24-59. ISBN 978-88-8314-459-2.
  6. ^ Primo -1.000 nel Veneto. URL consultato il 7 dicembre 2011.
  7. ^ A pliosaurid (Reptilia, Plesiosauria) from the Rosso Ammonitico Veronese Formation of Italy. URL consultato il 20 febbraio 2013.
  8. ^ [urlhttp://www.fanpage.it/loch-ness-no-asiago/ Loch Ness? No, Asiago!]. URL consultato il 20 febbraio 2013.
  9. ^ Il primo plesiosauro italiano era nella roccia del Kaberlaba. URL consultato il 20 febbraio 2013.
  10. ^ Le rocce sedimentarie. URL consultato il 20 febbraio 2013.
  11. ^ Tra parentesi viene riportato il codice SOIUSA dei vari sottogruppi.
  12. ^ Statistiche ISTAT censimento 2011
  13. ^ L'Altopiano di Asiago e la Spettabile Reggenza dei Sette Comuni. URL consultato il 1º maggio 2011.
  14. ^ Regolamento degli Usi Civici - Comune di Enego. URL consultato il 1º maggio 2011.
  15. ^ a b Tratto da Ritratti: Mario Rigoni Stern di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini, Fandango Libri, Frosinone, 2006.
  16. ^ Tratto da Storia della Federazione dei Sette Comuni vicentini, Antonio Domenico Sartori, Ed. Zola, Vicenza, 1956.
  17. ^ Mantese, 1952, p. 53
  18. ^ The IUCN Red List of Threatened Species: Salamandra atra. URL consultato il 21 luglio 2010.
  19. ^ La via delle malghe. URL consultato il 21 luglio 2010.
  20. ^ Corriere della Sera: La Montagna celebrata e dimenticata da Tutti. URL consultato il 23 luglio 2010.
  21. ^ Torna sull'Altopiano la pecora di Rigoni Stern. URL consultato il 25 settembre 2010.
  22. ^ Università degli Studi di Padova: Padova salva la pecora resistente alle encefalopatie. URL consultato il 25 settembre 2010.
  23. ^ SIC Altopiano Sette Comuni. URL consultato il 25 luglio 2010.
  24. ^ ZSC Altopiano Sette Comuni. URL consultato il 25 luglio 2010.
  25. ^ Si dice sky-view factor la combinazione di un orizzonte basso e grande porzione di cielo visibile, che accentuano il rilascio radiativo notturno
  26. ^ ARPA Veneto: I paesi delle Alpi con temperatura minima assoluta inferiore a -30 °C. URL consultato il 22 luglio 2010.
  27. ^ fonte: ex-Ufficio Idrografico di Venezia
  28. ^ Frescura B., L'Altopiano dei Sette Comuni vicentini. Saggio di monografia geografica. 2 vol. Ristampa in anastatico. Bologna, 1980
  29. ^ fonte: dato del Magistrato delle Acque di Venezia
  30. ^ Luana Finco, Una piccola Siberia: il quadro climatico, in Patrizio Rigoni e Mauro Varotto, L'Altopiano dei Sette Comuni, Cierre ed., Sommacampagna (Vr), 2009, pp. 109-118. ISBN 978-88-8314-459-2.
  31. ^ in Segni Lontani, Mario Rigoni Stern. Einaudi, 1998.
  32. ^ Nella narrativa e nel folklore altopianese vengono spesso citate figure appartenenti alla mitologia norrena, inoltre ancor oggi la maggior parte dei toponimi locali hanno un significato etimologico legato alla mitologia vichinga, è il caso ad esempio della montagna più alta dei Sette Comuni (il Monte Ferozzo) e della Val Frenzela (italianizzazione di Freyentaal), località dedicate a Freya, come pure il Monte Ferac (da Frea-ac, dimora della dea Frea); vi sono poi siti dedicati alla dea Mara come la Martaal (cioè valle di Mara, la valle che separa Rotzo da Roana) e la sorgente Marghetele (orticello di Mara); località dedicate alla pitonessa Ganna (come la Valganna) o al dio Thor (come il monte Thor nei pressi dell'Ortigara). La dea sassone Ostera è ricordata nello scoglio che sovrasta Pedescala, detto Ostersteela, e in Foza nella contrada chiamata appunto Ostera.
    Il ricordo di altre divinità menzionate nell'Edda islandese è rimasto anche sull'Altipiano: Balder (ricordato dal folletto od orco Baldrich); Höðr (a cui è dedicata la collinetta ai cui piedi si trova l'ex stazione ferroviaria di Asiago e che una volta era detta Hodegart, ossia orto di Höðr); Synia (ricordata dal monte Sunio). L'Edda, fra le altre divinità, nomina anche una certa Skada, figlia del gigante Thiasse: questa dea è ricordata dal nome del paese di Treschè Conca di Roana, che un tempo in cimbro era chiamato appunto Skada. Cfr. Antonio Domenico Sartori. Storia della Federazione dei Sette Comuni vicentini, ed. L. Zola, Vicenza, 1956: "L'antichità delle origini religiose sull'Altopiano dei Sette Comuni"
  33. ^ James Dow. IOWA State University, Zimbrische Gesamtgrammatik. Vergleichende Darstellung der zimbrischen Dialekte, Steiner ed., Stoccarda, 2008
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  37. ^ Profughi nella Grande Guerra.
  38. ^ Paesaggi letterari tracciati sulle orme delle penne famose del Novecento.
  39. ^ Berry and Bostridge, Vera Brittain: A Life, 1995
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  42. ^ Emilio Lussu Un anno sull'Altipiano p.207. Einaudi, 2000
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  57. ^ Prosegue con successo il ciclo di visite guidate per scoprire le bellezze di Vicenza. URL consultato il 21 luglio 2010.
  58. ^ Una ricostruzione della cultura rurale nei secoli passati c'è in Vittorio Brunello S'Ciapussi Mursia ISBN 978-88-425-4728-0 che prende il titolo dall'uso delle donne di recuperare i legnetti per risparmiare i fiammiferi, anche per via delle imposte.
  59. ^ Le biomasse ad Asiago: il progetto Demetra. URL consultato il 1º ottobre 2010.
  60. ^ Progetto Demetra: impianto di cogenerazione e teleriscaldamento a biomassa legnosa. URL consultato il 1º ottobre 2010.
  61. ^ Intervista con tema l'Altopiano di Asiago a Mario Rigoni Stern del 25 aprile 1993 http://www.youtube.com/watch?v=aZueaN6BE1k
  62. ^ Per il periodo 1810-2001 si sono presi i dati da: Mauro varotto, Altopiano nel mondo: la diaspora migratoria tra Otto e Novecento, in Patrizio Rigoni e Mauro Varotto, L'Altopiano dei Sette Comuni, Cierre ed., Sommacampagna (Vr), 2009, pag. 313. ISBN 978-88-8314-459-2.
  63. ^ Per il censimento 2011 si è preso il dato dalle statistiche ISTAT
  64. ^ Tratto da: Francesco Belloli, 2010 (Tesi di Laurea): Kan Toballe, Mezzaselva, IUAV.
  65. ^ I sigilli della Spettabile Reggenza dei Sette Comuni (1310-2010). URL consultato il 26 gennaio 2014.
  66. ^ Per il periodo 1810-2001 si sono presi i dati da: Mauro varotto, Altopiano nel mondo: la diaspora migratoria tra Otto e Novecento, in Patrizio Rigoni e Mauro Varotto, L'Altopiano dei Sette Comuni, Cierre ed., Sommacampagna (Vr), 2009, pag. 313. ISBN 978-88-8314-459-2. Per il censimento 2011 si è preso invece il dato dalle statistiche ISTAT
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  68. ^ Sentiero 874 - Covolo/M. Corno. URL consultato il 30 gennaio 2012.
  69. ^ Lusiana - Lusàan - Altopiano di Asiago Sette Comuni. URL consultato il 30 gennaio 2012.
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  81. ^ Prodotti tradizionali: Sedano, il gioiello di Rubbio. URL consultato il 3 maggio 2011.
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  83. ^ Istituto d'istruzione superiore di Asiago: al via l'indirizzo di agraria. URL consultato il 16 febbraio 2012.
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  86. ^ Consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, I, Dalle origini al Mille, Vicenza, Accademia Olimpica, 1952
  • Sergio Marazzi, Atlante Orografico delle Alpi. SOIUSA, Pavone Canavese, Priuli & Verlucca, 2005, ISBN 978-88-8068-273-8.
  • Patrizio Rigoni e Mauro Varotto, L'Altopiano dei Sette Comuni, Cierre ed., Sommacampagna (Vr), 2009. ISBN 978-88-8314-459-2

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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