Dialetto bisiaco

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Se hai problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, si è deciso di usare nella nomenclatura delle voci il termine lingua per quelle riconosciute come tali nella codifica ISO 639-1, ISO 639-2 o ISO 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine dialetto.

Bisiaco (Bisiac)
Creato da {{{creatore}}}
Contesto {{{contesto}}}
Parlato in Italia
Regioni Friuli-Venezia Giulia (Provincia di Gorizia)
Periodo {{{periodo}}}
Persone tra 40.000 e 60.000
Classifica non nelle prime 100
Scrittura {{{scrittura}}}
Tipo SVO flessiva - sillabica
Filogenesi Indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italooccidentali
    Occidentali
     Galloiberiche
      Galloromanze
       Galloitaliche
        Lingua veneta
         bisiaco
Suddivisioni {{{sub1}}}
Statuto ufficiale
Nazioni {{{nazione}}}
Regolato da {{{agenzia}}}
Codici di classificazione
ISO 639-1
ISO 639-2 roa (lingue romanze)
ISO 639-3 {{{iso3}}}  (EN)
ISO 639-5 {{{iso5}}}
SIL   (EN)
SIL {{{sil2}}}
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
Traslitterazione
{{{traslitterazione}}}
{{{mappa}}}

Il bisiaco (bisiac [ bi'zjak]) è un dialetto della lingua veneta parlato nella Bisiacaria, ovvero nel territorio di Monfalcone in provincia di Gorizia. Al suo interno, per la storia complessa e stratificata di queste zone, troviamo influenze della lingua friulana, della lingua slovena, della lingua tedesca e di altre lingue e parlate locali, nonché diversi antichi termini di origine greca e francese.

Indice

[modifica] Estratto

LISONZ

Par giaroni ciari de gnente me ’nvïo,
loghi de disért spiandor, onde che ’l còdul
al se frua saldo ’nzeà de ziti. Al vént
de boi se ’ndulzisse cu’l udor fiéul
dei pirantoni; là in cau, smagnada
del ciaro, zente foresta la polsa
zidìna, senza spetar. Del desmentegarme
al me recordo de nóu al se ànema
cui lusori che in alt - virtindo del burlaz -
i se ’npïa ta le ponte, contra al biau nét.


Traduzione italiana

ISONZO

Lungo greti chiari di niente mi avvio,
luoghi dal deserto splendore, dove il ciottolo
si consuma da sempre abbagliato di silenzi. L’aria
infuocata si addolcisce con l’odore sottile
dei fiori di topinambùr; là in fondo, erosa
dalla luce, gente sconosciuta riposa
in silenzio, senza aspettare. Dal dimenticarmi
il mio ricordo si rianima con i chiarori
che in alto - preannunciando il temporale -
si accendono sulle cime degli alberi, contro l’azzurro puro.

Poesia di Ivan Crico di Pieris, pubblicata in: Ivan Crico, Piture, Mondovì, Boetti, 1997.

[modifica] Classificazione

Il bisiaco è un dialetto del ramo giuliano della lingua veneta.

[modifica] Distribuzione geografica

Il dialetto bisiaco è parlato nella Bisiacaria ad eccezione delle frazioni di Isola Morosini, Poggio Terza Armata (Sdraussina) e San Martino del Carso in cui si parlano altre lingue e dialetti come il friulano, lo sloveno ed il veneto Samartinàr. Nei comuni limitrofi del Carso monfalconese di lingua slovena è usato come lingua veicolare come, in parte, anche in quelli di lingua friulana del gradiscano e del cervignanese, estendendo la sua influenza ormai fin quasi ai confini di Palmanova[senza fonte]. Il bisiaco ha caratteristiche peculiari che lo contraddistinguono dal dialetto triestino più ad est e dalla lingua friulana più a nord e ad ovest.

[modifica] Fonetica e fonologia

Il bisiaco presenta cinque vocali fonologicamente distintive: [i], [e], [a], [o], [u]. A livello fonetico il grado di apertura delle vocali medie può variare, senza che ciò abbia valore fonologicamente distintivo.

Le consonanti fonologiche sono:

A livello fonetico vanno aggiunti la nasale velare (che si ha per assimilazione davanti a consonante velare) e la laterale approssimante palatalizzata (che è un allofono della laterale alveolare).

Il bisiaco non ha consonanti geminate. La grafia “ss” non indica una consonante geminata ma la fricativa alveolare sorda [s] in posizione intervocalica.

[modifica] Grammatica

La grammatica del bisiaco presenta i seguenti tratti rilevanti:

  • uso dei pronomi personali soggetto clitici per la seconda e terza persona singolare, nonché per la terza persona plurale. Per esempio: ti te' magne (tu mangi), lu ' (o "élo") al magna (egli mangia), lori i magna (essi mangiano). Per le altre persone non vengono usati pronomi personali soggetto clitici. Per esempio: mi magno (io mangio), naltri magnemo (noi mangiamo), valtri magnè (voi mangiate).
  • fusione di congiuntivo e condizionale. Per esempio si dice se mi varìo magnà (se avessi mangiato) e mi varìo magnà (avrei mangiato).
  • l'influenza del dialetto triestino e di altre parlate veneto-giuliane (che hanno iniziato a influenzare la parlata della città di Monfalcone con l'enorme sviluppo dei Cantieri Navali a partire dagli anni '30 del secolo scorso e, più tardi, con l'esodo di migliaia di istriani nel dopoguerra) si estende anche a livello morfologico. Per esempio a Monfalcone si possono sentire anche frasi come se mi gavessi magnado o se mi gaveria magnado (se avessi mangiato) al posto di "mi varìo magnà". Tale influenza del triestino incontra maggiori resistenze nelle aree più rurali della Bisiacaria ma anche in centri più grandi come Ronchi dei Legionari.

[modifica] Sistema di scrittura

Il bisiaco si scrive solitamente con l’alfabeto latino. La grafia del bisiaco ha come modello quella dell’italiano, dalla quale tuttavia si discosta per alcuni aspetti:

  • la lettera x viene usata per indicare la fricativa alveolare sonora [z] in posizione iniziale di parola, come nella parola al xe (egli è).
  • Il digramma ss viene usato per indicare la fricativa alveolare sorda [s] in posizione intervocalica, come nelle parole cossa (che cosa?). Tale digramma non indica, come invece avviene in italiano, un suono doppio.
  • Il nesso s’c indica la successione della fricativa alveolare sorda e della affricata palatoalveolare sorda ([stʃ]), come nelle parole "s'cinca" (biglia) o "s'ciau" (schiavo).
  • Non si usano i digrammi gl e sc dell’italiano, in quanto non esistono i suoni corrispondenti (anche se tendono a comparire nei prestiti lessicali più recenti dall’italiano).

Non avendo il bisiaco alcuna ufficialità, non ne esistono grafie standardizzate riconosciute per legge. Tuttavia vi è la tendenza a convergere verso la grafia adottata nel Vocabolario fraseologico del dialetto bisiac[1].

[modifica] Lessico

Il lessico del bisiaco è in maggior parte di matrice veneta. Tuttavia presenta numerosi prestiti da altre lingue, che testimoniano la sua condizione di parlata di contatto. In particolare i prestiti vengono dal friulano, dallo sloveno e dal tedesco. Meno numerose sono le parole di origine greca.
Normalmente i prestiti lessicali sono adattati alla fonetica bisiaca, tranne nel caso di alcuni prestiti dal friulano, che mantengono delle caratteristiche fonotattiche non proprie del bisiaco. Per esempio si registra la presenza dei nessi [bl], [kl], che in bisiaco dovrebbero evolvere in [bj] e [tʃ] (p.es. in bisiaco si hanno blèda e sclipignàr mentre ci si dovrebbe attendere *bièda e *s'cipignàr). Ciò è dovuto probabilmente a residui del substrato linguistico friulano.

Nella tabella seguente si riportano alcuni esempi di parole bisiache di origine friulana, tedesca, slovena e greca. Per chiarezza, si indica l'accento tonico di ogni parola.

parola bisiaca significato in italiano origine
bàba donna (spreg.) dallo sloveno baba (donna)
basilàr perdere tempo (spreg.) dal friulano bacilâ (preoccuparsi)
blèda bietola dal friulano blede (bietola)
chèba carcere o gabbia forse dal tedesco dialettale kibl (gabbia per animali)
ciòc sbronzo dal friulano cjoc (sbronzo)
clànfa zanca dal friulano clanfe (zanca)
còfe stupido dal tedesco Kopfweh (mal di testa)
cràgna sporcizia dal friulano cragne (sporcizia)
crocàl gabbiano dal greco kaukalias (gabbiano)
cròt nudo dal friulano crot (nudo)
cuchèr spioncino dal tedesco gucken (guardare)
cudìc argento vivo (fig.) diavolo dallo sloveno hudič (demonio), probabilmente tramite il friulano cudiç. Si usa solo nell’espressione gaver el cudic (avere l’argento vivo addosso) (aver il diavolo in corpo).
cunìn coniglio dal friulano cunin (coniglio). Esiste anche la parola prettamente bisiaca cunic.
disbredeàr sbrogliare dal friulano disberdeâ (sbrogliare)
falìsca scintilla dal friulano faliscje (scintilla)
fufignàr sgualcire dal friulano fufigne (raggiro)
gnòtul pipistrello dal friulano gnotul (pipistrello)
inzopedàrse inciampare dal friulano inçopedâsi (inciampare)
intivàr azzeccare dal friulano intivâ (azzeccare)
intrigàr intralciare dal friulano intrigâ (intralciare)
làmio insipido dal friulano lami (insipido)
ninìn (poco usato nel Territorio) carino dal friulano ninin (carino/piccolo)
papùsa ciabatta probabilmente dal greco papuzi (scarpa) a sua volta dal turco papuç
pèc panettiere dal tedesco Bäcker (panettiere), forse tramite lo sloveno pek (panettiere) o il friulano pec (panettiere)
piròn forchetta dal greco piruni (forchetta), è probabile tramite il friulano piròn
ràza anitra dallo sloveno raca (anitra)
sbrovàr scottare dal friulano sbrovâ (scottare)
sclipignàr schizzare dal friulano sclipignâ (schizzare)
discreàr usare per la prima volta dal friulano screâ (usare per la prima volta), derivato di crei (nuovo)
sdrondenàr scuotere dal friulano sdrondenâ (scuotere)
sdrùma grande quantità dal friulano sdrume (grande quantità)
sìna rotaia dal tedesco Schiene (rotaia)
strìca riga dal tedesco Strich (riga), tramite il friulano striche (riga)
strùcul strudel dal tedesco Strudel, tramite il friulano strùcul o lo sloveno strukli
stupidès stupidaggine dal friulano stupideç (stupidaggine)
vedràn zitello (spreg.) dal friulano vedran (zitello)
vìz spiritosaggine, gioco di parole dal tedesco Witz (spiritosaggine)
zìma freddo dallo sloveno zima (inverno)

[modifica] Note

  1. ^ Silvio Domini, Aldo Fulizio, Aldo Miniussi, Giordano Vittori. Vocabolario fraseologico del dialetto «bisiàc». Bologna, Cappelli, 1985

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace
Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue