Zara

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Zara
città
(HR) Zadar
Zara – Stemma Zara – Bandiera
Zara – Veduta
Localizzazione
Stato Croazia Croazia
Regione Zadar County coat of arms.png Zaratina
Amministrazione
Sindaco Zvonimir Vrančić (HDZ)
Territorio
Coordinate 44°06′N 15°13′E / 44.1°N 15.216667°E44.1; 15.216667 (Zara)Coordinate: 44°06′N 15°13′E / 44.1°N 15.216667°E44.1; 15.216667 (Zara)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 194 km²
Abitanti 75 082 (2011)
Densità 387,02 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 23000
Prefisso 023
Fuso orario UTC+1
Targa ZD
Nome abitanti zaratini
Cartografia
Mappa di localizzazione: Croazia
Zara
Sito istituzionale

Zara (in croato Zadar; in serbo Задар/Zadar; in ungherese Zára; in dalmatico Jadera)[1][2] è una città della Dalmazia croata, che si affaccia sul Mar Adriatico e che conta 75.082 abitanti (al 2011); è la capitale storica della Dalmazia, pur essendo stata superata oggigiorno da Spalato per numero di abitanti.

Per secoli Zara fece parte della Repubblica di Venezia, e fu una delle città più importanti della Repubblica, ma con il Trattato di Campoformio (1797) fu annessa all'Impero austriaco. Zara per alcuni anni (tra il 1805 ed il 1810) fu unita al Regno napoleonico d'Italia, ma successivamente alla disfatta di Napoleone fu dominata dagli austriaci fino ai primi del Novecento. In seguito alla prima guerra mondiale la città divenne un'exclave italiana, capoluogo della Provincia di Zara, circondata dalla Dalmazia jugoslava.

Nel corso della seconda guerra mondiale fu gravemente colpita dai bombardamenti aerei e, in seguito al trattato di pace del 1947, fu ufficialmente annessa alla Jugoslavia. Dal 1991, dissoltasi la repubblica jugoslava, fa parte della Croazia ed è oggi il capoluogo della regione zaratina, sede universitaria ed arcivescovile.

Fino alla prima metà del XX secolo la popolazione di lingua e cultura italiana costituiva la maggioranza della popolazione, ma la gran parte di essa abbandonò la città in seguito ai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale e successivamente per la persecuzione etnica. Oggi è presente in città solo una piccola minoranza italofona[3], riunita nella locale Comunità degli Italiani.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dalla fondazione al periodo bizantino[modifica | modifica sorgente]

Nel IX secolo a.C. i Liburni, una tribù illirica, fondano un avamposto. Tuttavia degli Illiri non abbiamo prove materiali che li distanzino dai Veneti, per cui fece parte della Venetia. Dal 59 a.C. diventa un municipio romano, con il nome Iadera e nel 48 d.C. una colonia i cui abitanti ottengono il grado di cittadini romani. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente e la distruzione di Salona, agli inizi del VII secolo Zara diventa la capitale della provincia bizantina della Dalmazia, poi Ducato di Dalmazia. Il controllo bizantino è però conteso sino al X secolo da Goti, Franchi e Croati.

Zara, che allora era un'isola, fu una delle località dove si rifugiarono i Dalmati romanizzati, quando arrivarono le invasioni barbare degli Avari e Croati.

Zara veneziana[modifica | modifica sorgente]

Gonfalone della Repubblica di Venezia.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica di Venezia e Stato da Mar.
« Venezia non partoriì mai, nella sua lunga e copiosa maternità, figliola più somigliante di questa, né più degna, né più devota. Zara è adorabile. Zara dovrebbe essere in cima ai pensieri di tutti gli italiani. Per il labirinto delle calli pittoresche formicola tanta festevole, graziosa e appassionata venezianità »
(Luigi Federzoni[4])

Il primo periodo veneziano[modifica | modifica sorgente]

Nell'anno mille Zara, così come la gran parte delle città della Dalmazia, offrì la propria sottomissione al Doge di Venezia, Pietro II Orseolo. Questi era, almeno formalmente, un Duca sottomesso all'Imperatore bizantino, impegnato con la propria flotta in una spedizione contro i pirati narentani e a riportare sicurezza in un territorio imperiale in un momento di debolezza del potere centrale. Nel 1004 lo stesso basileus Basilio II riconobbe la nuova condizione, assegnando ai dogi il governo su Zara e sul Ducato di Dalmazia, con il titolo di Duchi di Venezia e Dalmazia.

I Veneziani si limitarono a fondare in città nuovi fondaci commerciali, ma lasciarono sostanzialmente invariato l'ordinamento locale, richiedendo solo una sottomissione formale e la garanzia di forniture militari in caso di guerra.
Alla metà del secolo, però, Zara cacciò il conte veneziano Orso Giustinian, consegnandosi a Pietro Cresimiro, re di Croazia, ma venne in breve riconquistata dal doge Domenico Contarini, che vi lasciò in governo il figlio Marco. Il dominio veneziano venne nuovamente ribadito e rinforzato dai sovrani bizantini con l'assegnazione del titolo di Duchi di Venezia, Croazia e Dalmazia.

Nel 1114, tuttavia, Colomanno, re d'Ungheria, avendo quest'ultima annesso la Croazia occupò Zara e parte della Dalmazia, vantandovi gli antichi diritti dei sovrani croati.

Tornata in mano veneziana nel 1116, la città venne nuovamente assalita l'anno successivo da un'armata ungherese: la flotta veneziana, intervenuta in difesa del possedimento, venne respinta in uno scontro costato la vita allo stesso doge Ordelaffo Falier. La pace del 1118, però, confermava il possesso veneziano della città.

Nel 1123, tuttavia, approfittando dell'assenza della flotta veneta, impegnata in Oriente, Stefano II d'Ungheria occupò l'intera Dalmazia veneziana, compresa Zaravecchia, ma non Zara. Nel 1125 l'armata veneziana, di ritorno da Oriente, rioccupò le città perdute, distruggendo Zaravecchia, che aveva opposto resistenza. Nuovo conte di Zara venne nominato Domenico, figlio del doge Michiel, che nel 1154 riuscì però a preservare solamente la città dalla nuova invasione ungherese della Dalmazia. In tale occasione papa Anastasio IV concedeva il pallio all'arcivescovo zaratino Lampredo, riconoscendolo metropolita della Dalmazia. Tre anni dopo, però, papa Adriano IV ordinava la sottomissione al patriarcato di Grado, provocando lo scoppio di sommosse e un forte scontento in città.
Tale situazione portò gli Zaratini a consegnarsi nel 1161 a Stefano III d'Ungheria. La reazione di Venezia non si fece però attendere e quello stesso anno Zara venne espugnata da Vitale II Michiel, intervenuto con una flotta di trenta galee. Il doge pretese il giuramento di fedeltà da parte di tutti gli zaratini in grado di portare le armi e la piena sottomissione alla chiesa patriarcale di Grado, lasciando poi come conte Domenico Morosini.

Zara contesa tra Venezia e Ungheria[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di Zara (1183-1203), Assedio di Zara, Guerra di Zara (1311-1313) e Guerra di Zara (1345-1346).

Il dominio veneziano durò fino al 1183, quando la città passò nuovamente al Regno d'Ungheria, consegnandosi a Béla III. L'episodio provocò la guerra di Zara, che, a fasi alterne si trascinò per un ventennio.
Nonostante i ripetuti tentativi veneziani per sottometterla (1187 e 1193), la città rimase saldamente in mani ungheresi, godendo in questo periodo di una forte autonomia, stringendo accordi di alleanza con la Repubblica di Pisa e il Regno di Sicilia.

Il conflitto si concluse nel 1202, quando il doge Enrico Dandolo, esasperato dalla resistenza della città, le scatenò contro l'intera armata della Quarta Crociata, deviata nonostante le vibrate proteste di papa Innocenzo III, che giunse a scomunicare veneziani e Crociati, salvo poi ritirare la scomunica a questi ultimi poiché voleva che la crociata venisse portata a termine. Zara fu assediata e conquistata.

Sebbene sottomessa, Zara continuava a rimanere in fermento, poiché ambiva ad essere autonoma come Ragusa di Dalmazia. Nel 1239 la città si sollevò, cacciando il conte Giovanni Michiel e imprigionando tutti i veneziani presenti in città. Venne però riconquistata da Giovanni Tiepolo, figlio del doge Jacopo.
Ancora nel 1242 una nuova rivolta spinse Zara in possesso dell'Ungheria, cacciando il conte Giovanni Michiel; ma l'anno successivo la flotta di Renier Zen la riprese. Questa volta Venezia provvide ad inviare in città una colonia di Veneziani, per rafforzare il controllo sulla popolazione. Conte fu nominato Michiel Morosini.

Una nuova rivolta esplose nel 1311, portando ad una nuova guerra di Zara. Nel 1312 il nuovo doge, Marino Zorzi, le inviò contro la flotta, ma invano: la città riuscì a difendersi. Nel 1313 l'assedio riprese e gli Zaratini scelsero alla fine di stringere nuovi patti di sottomissione con Venezia.

Nel 1345 la città venne spinta all'ennesima rivolta da Luigi I d'Ungheria, provocando lo scoppio dell'ennesima guerra. Gli Ungheresi vennero disastrosamente battuti nel 1346 e la città fu costretta ad implorare un nuovo perdono a Venezia.

Il periodo ungherese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pace di Zara.

La vendetta di Luigi d'Ungheria giunse nel 1357: dichiarata guerra a Venezia su tutti i fronti, l'esercito ungherese si presentò nuovamente sotto le mura di Zara. La città cadde per il tradimento dell'abate del monastero di San Crisogono, che aprì le porte della città. Venezia, impegnata dagli Ungheresi nelle stesse lagune, non poté rispondere e, con la pace di Zara del 1358 dovette definitivamente rinunciare al dominio sulla città e sull'intera Dalmazia. Il dominio ungherese durò per tutta la successiva metà del XIV secolo. Alla fine del secolo, venne però coinvolta negli scontri dinastici per il trono d'Ungheria tra gli Angioini del Regno di Napoli e i Lussemburgo del Sacro Romano Impero.

Il secondo periodo veneziano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caduta della Repubblica di Venezia#La perdita dello Stato da Màr.

Nel 1409, Ladislao di Napoli cedette Zara alla Repubblica di Venezia per 100.000 ducati d'oro, assieme a tutti i suoi diritti sulla Dalmazia: dopo lotte secolari, la città si sottomise definitivamente alla Serenissima, divenendo capitale della Dalmazia veneta, nonché il principale baluardo di resistenza contro le incursioni ottomane che si estendevano nell'entroterra illirico.

In questo periodo, Zara conobbe un discreto sviluppo, arricchendosi di opere d'arte e venendo ad assumere quella fisionomia che perdurò fino alla dominazione austroungarica, quando venne abbattuta gran parte della mura difensive.

Dopo la caduta di Venezia nel 1797, in seguito al Trattato di Campoformido, (o Campoformio) in provincia di Udine, Zara andò in mano agli austriaci. Dopo un relativamente breve periodo francese (1805-1813) in cui fece parte del Regno napoleonico d'Italia, Zara e tutta l'ex repubblica di Venezia entrò a far parte dell'Impero Austriaco (in seguito Impero austro-ungarico). La Dalmazia successivamente venne costituita in regno con capitale Zara.

Zara napoleonica ed asburgica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno d'Italia (1805-1814) e Impero austro-ungarico.

Con la caduta della Repubblica di Venezia, Zara e la Dalmazia vennero occupate senza resistenza dalle truppe dell'Austria, che incorporarono il nuovo territorio nel Sacro Romano Impero.
Dopo la breve parentesi della dominazione francese, prima con l'annessione al Regno d'Italia, poi con l'istituzione delle Provincie Illiriche, incorporate direttamente nell'Impero francese, i territori tornarono nei domini degli Asburgo e del nuovo Impero d'Austria: Zara divenne capitale del neonato Regno di Dalmazia

A Zara nel 1806 - durante il periodo del Regno napoleonico d'Italia - venne stampato il primo quotidiano della Dalmazia (bilingue in lingua italiana e, per la prima volta, croata): Il Regio Dalmata/Kraglski Dalmatin. Nel 1832 uscì la Gazzetta di Zara in italiano con un'appendice che riportava alcuni testi di legge anche in tedesco, seguita nel 1844 dal foglio croato Zora Dalmatinska.

Il periodo risorgimentale[modifica | modifica sorgente]

Gli eventi risorgimentali la vedono ancora in prima linea. È la prima città dalmata a sollevarsi il 18 marzo 1848 (lo stesso giorno in cui a Milano iniziano le Cinque Giornate). Mentre la popolazione si riversa nel centro acclamando all'Italia, alla concessa Costituzione, a Carlo Alberto e a Pio IX, si costituisce la Guardia Nazionale che adotta subito, per proprio vessillo, la bandiera italiana della rivoluzione. Il colonnello Giuseppe Sartori informa il sebenicense Tommaseo, liberato dal carcere e divenuto triumviro della risorta Repubblica di San Marco, che con il suo reggimento la vera ribellione può iniziare. I vari timori che determinano la risposta negativa del Tommaseo provocano una stasi nella sollevazione e permettono agli austriaci, grazie anche all'esito inconcludente della prima campagna per l'indipendenza, di poter riaffermare il proprio dominio con l'aiuto dei reggimenti croati.

Nel decennio successivo i patrioti guardano sempre più al Piemonte come soluzione per la questione italiana. Si affiancano così al nome di San Marco pian piano anche quelli di Garibaldi, Cavour e del re Vittorio Emanuele. Durante la Seconda Guerra d'Indipendenza, a dispetto degli ordini imperial regi che prevedono uno sbarco franco-piemontese, la popolazione rifiuta di rafforzare le fortificazioni ed imbratta i manifesti ufficiali austriaci sopra i quali vengono affissi i bollettini di guerra piemontesi. V'è anche un breve scontro tra navi francesi, che assieme a quelle sarde hanno occupato l'isola di Lussino, e austriache.

La Pace di Villafranca delude le speranze dei "marcolini" (i seguaci di una nuova Repubblica di San Marco) zaratini e dei protoirredentisti zaratini.

Durante l'impresa garibaldina alcuni dalmati partono al seguito dell'Eroe dei Due Mondi o si arruolano nelle armate piemontesi vittoriose a Castelfidardo. Le autorità asburgiche intanto aumentano la sorveglianza perché temono uno sbarco garibaldino o sardo in quanto da agenti di Garibaldi vengono fatti diffondere manifestini che lasciano presagire un non lontano arrivo e invitano i giovani ad arruolarsi in quella che sta per divenire la Marina dell'Italia unita.

In concomitanza con la proclamazione del Regno d'Italia la popolazione, il cui esempio seguiranno anche le altre città dalmate costiere, fece una manifestazione con esposizioni da finestre di bandiere tricolori. La guerra del 1866, che venne sentita dagli zaratini come un imminente passaggio all'Italia, allontanò il sogno di libertà dando vita a segni d'Irredentismo.

Tuttavia durante il dominio austriaco i conflitti etnici sono quasi latenti, volti a ottenere un maggior peso negli organismi di governo regionale (introdotti dall'Austria con la riforma dell'Impero proprio per assorbire le spinte autonomistiche) oppure dettati più che altro da invidia sociale: gli Italiani sono i mercanti, i latifondisti, gli impiegati pubblici, mentre i Croati sono i contadini.

L'ultimo periodo austroungarico[modifica | modifica sorgente]

Zara: Riva Nuova col piroscafo Gödöllő nel 1909.

Verso la fine del XIX secolo in tutto l'impero si aprono le questioni nazionali. Con la costituzione degli Stati nazionali in Europa, gli abitanti di un impero immenso come quello austriaco sentono il richiamo di un'identità basata sulla lingua e sulla cultura. In questo contesto nasce l'idea della nazione croata, comprendente i serbocroati di religione cattolica.

Nel 1867 viene istituita la duplice monarchia austro-ungarica: nel nuovo Impero austro-ungarico Zara e il suo Regno, al contrario del Regno di Croazia e Slavonia, assegnato all'Ungheria, rimasero amministrativamente nell'orbita della parte austriaca della monarchia.
In Dalmazia, anche a causa delle politiche filocroate del governo austriaco, gli italiani rilevati nei censimenti scendono in pochi decenni dal 30% al 2,8% (censimento del 1911, i cui risultati sono però contestati).

Il centro urbano di Zara riuscì tuttavia a mantenere sempre il suo carattere italiano. Con l'avvento della stampa e delle prime pubblicazioni giornalistiche, si diffondono i primi giornali e libri irredentisti.

La popolazione, secondo i censimenti austriaci, era etnicamente la seguente:

Comune di Zara (comprendente anche località fuori dalle mura veneziane di Zara città, come Borgo Erizzo).

  • 1890: serbo-croata 19096 (67,6%), italiana 7672 (27,2%), tedesca 568, altre 180, totale 28230
  • 1900: serbo-croata 21753 (66,8%), italiana 9234 (28,4%), tedesca 626, altre 181, totale 32551
  • 1910: serbo-croata 23651 (64,6%), italiana 11552 (31,6%), tedesca 477, altre 227, stranieri 688, totale 36595

Città di Zara

  • 1890: serbo-croata 2652 (23%), italiana 7423 (64,6%), tedesca 561, altre 164, totale 11496
  • 1900: serbo-croata 2551 (19,6%), italiana 9018 (69,3%), tedesca 581, altre 150, totale 13016
  • 1910: serbo-croata 3532 (25,1%), italiana 9318 (66,3%), tedesca 397, altre 191, stranieri 618, totale 14056

I podestà asburgici di Zara[modifica | modifica sorgente]

In questa sezione sono elencati i nomi dei podestà di Zara durante il periodo austroungarico. A fianco del nome del podestà, gli anni del mandato.

  • Trifone Pasquali (1806)
  • Pietro Damiani de Vergada (1806 - 1811)
  • Andrea de Borelli (1812 - 1814)
  • Nicolò Papafava (1814 - 1819)
  • Francesco Sanfermo (1819 - 1830)
  • Antonio Alesani (1830 - 1832 - Assessore reggente)
  • Antonio Cernizza (1832 - 1837 - Assessore reggente)
  • Antonio Cernizza (1837 - 1840 - Podestà)
  • Anton Giulio Parma (1840)
  • Antonio Rolli (1841)
  • Francesco de Borelli di Vrana (1841 - 1844)
  • Antonio Nachich (1844- 1846 - Assessore reggente)
  • Antonio Nachich (1846 - 1848 - Podestà)
  • Marco Cernizza (1848 - 1858)
  • Antonio Nachich (1858 - 1861)
  • Giovanni Nasso (1861 - Assessore reggente)
  • Cosimo de Begna Possedaria (1861 - 1874)
  • Nicolò Trigari (1874 - 1899)
  • Luigi Ziliotto (1899 - 1916 - Destituito dagli austroungarici. Fu in seguito il primo podestà di Zara italiana)
  • Mate (Matteo) Škarić (1916 - 1918 - Imperial-regio commissario austroungarico. Deposto nel 1918 dal Comitato Nazionale Italiano di Zara, che rimise in carica Luigi Ziliotto).

Zara italiana: la prima e la seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Provincia italiana di Zara, Governatorato della Dalmazia e Bombardamenti di Zara.
Cartina di Zara e dintorni del periodo in cui appartenne al Regno d'Italia
La bandiera del Regno d'Italia.
Mappa del territorio italiano a Zara, 1920-1947

Alla vigilia dell'entrata in guerra nel primo conflitto mondiale, con il Patto di Londra fu promessa all'Italia, in caso di vittoria, poco più della metà della Dalmazia, inclusa Zara.

Nello stesso giorno della vittoria ossia 4 novembre 1918 la torpediniera AS 55 sbarcava a Zara il primo reparto italiano: due plotoni del 225º Reggimento di fanteria della "Brigata Arezzo", accolti dalla popolazione italiana in modo entusiasta.

Pur vittoriosa, l'Italia portò avanti un lungo negoziato a seguito delle tensioni venutesi a formare alla Conferenza di Pace di Parigi. L'Italia fu costretta a rinunciare alla maggior parte della Dalmazia con l'eccezione di Zara, che divenne capoluogo di una minuscola provincia.

La Provincia di Zara, istituita nel 1920, comprendeva:

Nel primo dopoguerra molti Dalmati Italiani, originari delle zone della Dalmazia entrate a far parte del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, si rifugiarono a Zara. Infatti quasi tutti gli italiani di Sebenico, Spalato, Ragusa e altre zone della Dalmazia si trasferirono a Zara (o in altre città italiane). Allo stesso modo, molti croati zaratini intrapresero il cammino opposto.

La seconda guerra mondiale fu per la città di Zara veramente tragica. Un contingente partito dalla città venne impiegato durante la campagna di guerra di Jugoslavia, insieme ad altre truppe italo-tedesche. Ampie parti della costa e dell'entroterra vennero pertanto annesse al Regno d'Italia (accordi di Roma del 18 maggio 1941 fra Mussolini ed il dittatore fascista dello Stato Indipendente di Croazia Ante Pavelić).

Zara, che contava circa 25000 abitanti, divenne capoluogo del Governatorato della Dalmazia, costituito dalle province di Zara stessa (notevolmente ampliata rispetto ai confini del 1920), provincia di Spalato e provincia di Cattaro, all'estremo sud della regione.

Zara divenne il simbolo della presenza italiana in Dalmazia, chiamata "Redenzione" dai Dalmati italiani. Ma questo fatto provocò ancor più il sentimento di estraneità ed ostilità che molti croati nutrivano nei confronti di questa città, da decenni vista da loro come un "artificiale" covo di irredentismo italiano. La campagna di italianizzazione portata avanti dal Mussolini in Istria, nel Quarnaro e nel resto della Dalmazia occupata dalle truppe italiane non fece altro che aumentare notevolmente l'astio della popolazione croata verso lo Stato italiano.

Veduta di Zara nel 1947

Dopo l'armistizio di Cassibile, il 10 settembre del 1943 la Wehrmacht occupò Zara. Il comando militare della zona fu assunto dal comandante della 114ª Jäger-Division Karl Eglseer - l'amministrazione civile fu invece formalmente assegnata alla Repubblica Sociale Italiana.

In seguito agli intensi Bombardamenti di Zara, compiuti dalle forze aeree anglo-americane, quasi il 75% della popolazione zaratina abbandonò la città. A partire dall'autunno 1943 su Zara venne sganciato un carico complessivo di ordigni di oltre 520 tonnellate. La città, (successivamente soprannominata da Enzo Bettiza la "Dresda italiana") fu praticamente rasa al suolo e vi fu un numero imprecisato di morti - stimato fra 1.000 e 2.000 - tra i civili zaratini. Alcuni storici, hanno avanzato l'ipotesi che questa distruzione fu deliberatamente promossa da Tito, ipotesi però non suffragata da fatti.[5] Alla fine di ottobre 1944 anche l'esercito tedesco e la maggior parte dell'amministrazione civile italiana abbandonarono la città.

Periodo jugoslavo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia.

Nel 1944 Zara fu occupata dai partigiani di Tito e successivamente annessa alla Jugoslavia. Formalmente però la città rimase sotto sovranità Italiana fino al settembre 1947 (Trattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate).

L'esodo dalla città - iniziato già all'epoca dei bombardamenti - fu pressoché totale. L'ultimo colpo alla presenza italiana avvenne nell'ottobre del 1953, quando nel pieno del conflitto diplomatico per Trieste le scuole italiane furono chiuse e gli allievi trasferiti, da un giorno all'altro, nelle scuole croate.

Negli stessi frangenti vennero attaccati e distrutti o danneggiati alcuni plurisecolari leoni di San Marco, ritenuti simbolo dell'oppressione veneziana ed italiana.

Incorporata nella nuova Jugoslavia socialista, Zara perse ufficialmente il nome italiano e mantenne solo quello croato di Zadar, parimenti a quanto avvenuto per tutte le altre località dalmate.

Repubblica di Croazia[modifica | modifica sorgente]

La bandiera della Croazia.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Croazia.

Nel 1991 la Repubblica di Croazia dichiarò la sua indipendenza dalla Jugoslavia: Zara fu nuovamente sotto assedio, questa volta da parte dei Serbi dell'armata popolare. Solo dopo un paio di anni la situazione si normalizzò.

Dopo il 2000 si è avviato un processo di sviluppo socio-economico della città, che si manifesta anche in una qualche accettazione e rivalutazione della residua comunità italiana.

L'Unione Italiana ha aperto a Zara una sua sede, dove un centinaio di Dalmati italiani sta richiedendo la creazione di scuole e corsi in lingua italiana [1].

Patrimonio artistico, storico e culturale[modifica | modifica sorgente]

Cattedrale di Sant'Anastasia[modifica | modifica sorgente]

La facciata di Sant'Anastasia.

La cattedrale di Sant'Anastasia (Sveta Stošija), fondata nel secolo IX, è un pregevole esempio del romanico italiano, di stile pisano-pugliese e in luminosa pietra d'Istria; è la chiesa più monumentale di Zara ed è considerata una delle più belle della Dalmazia.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cattedrale di Sant'Anastasia (Zara).

Chiesa di San Donato[modifica | modifica sorgente]

Il campanile della cattedrale con a lato San Donato.

La chiesa di San Donato (Sveti Donat) è uno dei più illustri monumenti bizantini della Dalmazia. Costruita all'inizio del secolo IX direttamente sul selciato del foro romano, è un solenne edificio a pianta circolare con tre caratteristiche absidi radiate che fu probabilmente modellato sulla Basilica di San Vitale di Ravenna. Le prime menzioni della chiesa risalgono al 949 circa, mentre verso il secolo XII cominciò ad essere chiamata col nome del suo fondatore, il vescovo Donato. Rimaneggiata nei secoli XVII e XIX, ha subito nei secoli mutevoli destinazioni d'uso: durante le guerre tra Venezia e l'Impero Ottomano e nel periodo 1798-1887 venne adibito a magazzino militare, mentre nel periodo italiano fu sede del Museo Archeologico; oggi è un auditorium apprezzato per la sua acustica ed ospita svariate serate musicali. L'esterno è pressoché privo di aperture ed i muri perimetrali sono rafforzati da lesene che formano delle altissime arcatelle cieche. Lo spazio interno è invece diviso tra un deambulatorio coperto da volte a botte, che sorreggono i matronei, ed una cella circolare, sulla quale si leva il tamburo della cupola, alta 27 metri. Quest'ultima appare oggi cilindrica, ma una volta probabilmente doveva essere a cono. Il pavimento è formato da pietroni rettangolari con andamento obliquo rispetto all'asse della chiesa: si tratta del lastricato romano del foro, sul quale sono stati poggiati direttamente i muri portanti della chiesa. Per la costruzione di San Donato vennero parimenti impiegati frammenti architettonici romani (trabeazioni, lapidi, colonne).

Foro[modifica | modifica sorgente]

Vista del Foro con sullo sfondo la chiesa di Santa Maria

L'area dell'antico Foro romano di Jadera si stende fra le chiese di San Donato e Santa Maria ed occupa un vasto piazzale irregolare, spianato dai bombardamenti del 1943-44. Del Foro originario, che aveva un'estensione di 90 metri per 45 ed era chiuso su tre lati da un sontuoso portico ornato di statue, non rimangono che pochi avanzi, frammisti a materiali provenienti dalla spoliazione di altri siti. In particolare sono ancora visibili la pavimentazione lastricata del Foro, la scalinata di accesso al portico e le pareti del tabernacolo, nonché l'architrave della porta di Asseria, urne, sarcofagi ed iscrizioni varie. Delle due monumentali colonne corinzie (alte 14 metri) che erano poste all'ingresso dello spazio rialzato ove sorgeva il tempio ne rimane una, che fu utilizzata fino al 1840 come colonna infame (sul fusto sono ancora visibili le catene di chi veniva messo alla berlina). Sulla piazza del Foro si affaccia anche la chiesetta medioevale di Sant'Elia (Sveti Ilija), rimaneggiata in forme barocche nel 1773. La chiesa, che è di rito ortodosso dal 1578, ha un grazioso campanile e conserva al suo interno una preziosa collezione di icone dei secoli XVI-XVIII.

Chiesa di San Simeone[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Simeone (Sveti Šimun), già di Santo Stefano, risale al secolo XII e venne completamente rifatta nel 1632 per ospitarvi le reliquie del santo. È nota principalmente per custodire al suo interno la preziosa arca di San Simeone, un capolavoro dell'oreficeria medioevale eseguita da Francesco di Antonio da Sesto nel 1377-80. L'arca, costruita in legno di cedro rivestito da 240 kg di lamina d'argento, fu commissionata dalla regina Elisabetta d'Ungheria come ringraziamento per il sostegno dato dagli zaratini a suo marito Ludovico I d'Angiò. L'intera arca, che contiene la salma di San Simeone, è ricoperta di stupendi bassorilievi che illustrano la vita del santo, mentre un altro rilievo raffigura l'ingresso di Ludovico I in città. Il clero di questa chiesa entrò in contrasto col clero veneziano della chiesa di San Simeone profeta di Venezia per la rivendicazione di chi possiedesse sul serio le spoglie del santo.

Chiesa di Santa Maria[modifica | modifica sorgente]

La facciata trilobata della chiesa di S. Maria

La chiesa di Santa Maria (Sveta Marija) fu fondata nel 1066 con l'annesso convento benedettino dalla nobildonna croata Čika, cugina del re croato Petar Krešimir IV. Rifatta a partire dal XV secolo nelle forme del Rinascimento veneziano, presenta una graziosa facciata trilobata in pietra d'Istria, secondo lo stile dalmata; delle forme precedenti rimangono due finestre ogivali. Nel 1744 l'interno fu rivestito di stucchi barocchi. La chiesa è stata gravemente danneggiata nel corso della seconda guerra mondiale.

La chiesa di Santa Maria ed il suo campanile

Sul fianco sinistro della chiesa è il bel campanile romanico lombardo, a due piani di bifore doppie e con quadrifore nella cella campanaria, che fu fatto erigere dall'abbadessa Vekenega nel 1105 grazie alle offerte del re Colomano di Croazia ed Ungheria (il nome del sovrano è nominato nelle colonne angolari di una cappella situata al primo piano dello stesso). Nel 1967 fu allestita, nel convento ricostruito, una mostra permanente di arte sacra chiamata "Ori e argenti di Zara". Si tratta di un vero e proprio museo in cui sono conservate preziose opere di oreficeria, scultura e pittura dei secoli VII-XVIII.

Chiesa di San Grisogono[modifica | modifica sorgente]

L'abside della chiesa di San Grisogono

La chiesa di San Grisogono (Sveti Krševan), una delle più antiche di Zara, fu costruita nel secolo VI sul sito di un antico mercato romano. Già dedicata a Sant'Antonio Abate, prese il nome attuale quando, nel 649, vi fu traslato da Aquileia il corpo di San Grisogono, il santo protettore zaratino (raffigurato a cavallo nello stemma cittadino). Rifatta nell'890, la chiesa fu nuovamente ricostruita in belle fogge romaniche lombarde nel corso del secolo XII ed infine riconsacrata nel 1175. In epoca barocca venne ritoccata, mentre durante la seconda guerra mondiale venne distrutto l'attiguo convento, che era stato già soppresso nel 1807, in epoca napoleonica. Esternamente alla chiesa sono visibili le tre belle absidi semicircolari, delle quali quella centrale presenta un'elegante galleria aperta ed in basso archetti falcati che poggiano alternativamente su mezze colonne e mensoline. L'interno della chiesa ospita antiche colonne corinzie, provenienti dal vicino Foro, nonché tracce di antichi affreschi del secolo XIV.

Fortificazioni[modifica | modifica sorgente]

La Porta Terraferma, con il leone di San Marco

Praticamente nulla è rimasto dei baluardi difensivi della Jadera romana, mentre la città come appare oggi conserva ancora parte delle fortificazioni veneziane erette per difendere la capitale della Dalmazia dalle incursioni dei turchi. Tra il XV ed il XVI secolo la Serenissima dotò Zara di una possente cinta di mura, che rimase intatta per molti secoli finché in epoca austriaca fu destinata a passeggiata, mentre i bastioni del lato verso il mare vennero demoliti per permettere la costruzione di palazzi con affaccio diretto sulla Riva. La possente Porta Terraferma, eretta nel 1543 su disegno di Michele Sammicheli, è il più bel monumento rinascimentale di Zara. La porta, a tre fornici di ordine dorico, divide il centro storico dalla grande fortezza esterna. Sopra il fornice centrale, all'esterno, è visibile San Grisogono a cavallo e, al di sopra, un possente leone di San Marco, scalpellato da manifestanti jugoslavi ai tempi della questione di Trieste e solo recentemente restaurato grazie ai finanziamenti del Governo italiano. La fortezza esterna, costruita nel 1560 nel sito in cui sorgeva il primo insediamento della città ed in epoca romana l'anfiteatro, è oggi destinata a parco pubblico.

Porta Marina

La porta era un tempo munita di un ponte levatoio che sovrastava il fossato posto intorno alle mura. Di tale fossato, parzialmente interrato nel 1875, non rimane che il Porto Piccolo o Fossa (Foša). Di minori dimensioni è la Porta Marina (Lučka vrata), situata di fronte al porto e compiuta nel 1573 con materiali di reimpiego. Il lato interno ingloba frammenti di un arco romano fatto innalzare da Melia Anniana in onore del marito Lepicio Basso, mentre sul lato esterno era presente l'immancabile Leone di San Marco (scalpellato anch'esso dagli jugoslavi negli anni cinquanta) mentre si possono ancora notare lo stemma zaratino ed una lapide che commemora la vittoria sui Turchi a Lepanto.

L'organo marino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Organo marino.
L'organo marino di Zara

L'organo marino (Morske orgulje) di Zara è stato aperto al pubblico il 15 aprile 2005.

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

A partire dalla 1300 a Zara comincia una produzione letteraria in volgare italiano e, successivamente (XV e XVI secolo), anche nel locale volgare slavo. Queste ultime opere vernacolari sono fra le prime a essere state composte in "illirico" (antico nome del serbocroato) e sono oggi celebrate dai croati come i primi esempi della loro letteratura. Fra gli autori slavi dell'"illirismo" di Zara si ricordano le opere di Girolamo Vidolich (Jerolim Vidulic), Pietro Albis (Petar Zoranic, che scrisse il primo romanzo illirico, "Montagne"), Bernardo Karnarutich (Brne Krnarutic), Giorgio Baracovich (Juraj Barakovic) e Simone Budineo (Šime Budinić). Come tutti i dalmati eruditi, tali scrittori scrissero anche in lingua italiana.

Società[modifica | modifica sorgente]

Demografia[modifica | modifica sorgente]

La popolazione della città di Zara sino al secondo conflitto mondiale era in grande maggioranza italiana, e questo nonostante le politiche antiitaliane dell'Impero austro-ungarico, che dal 1848 al 1918 provocarono il tracollo della componente italiana della Dalmazia a favore di quella slava. In base al censimento austroungarico del 1910 gli Italiani erano comunque il 70% della popolazione, essendo il rimanente composto da Croati, Serbi e Tedeschi.

Il comune di Zara - che comprendeva anche le campagne circostanti - era invece costituito in maggioranza da croati e serbi, il che creò la dicotomia tipica dell'Adriatico orientale fra "cittadini italiani o filoitaliani" e "contadini slavi". Le tensioni fra le componenti etniche della regione ebbero quindi anche delle motivazioni sociali.

Dopo il 1918 la componente italiana crebbe ulteriormente a causa dell'esodo di numerose migliaia di Italiani dalla zone della Dalmazia assegnate alla Jugoslavia.

Vi fu un parallelo controesodo di alcune centinaia di Croati, che dopo il 1926 fu incrementato dalle politiche di italianizzazione che il regime fascista introdusse in tutta Italia, particolarmente violente nelle zone abitate - come si diceva allora - da popolazioni "allogene". Parallelamente ulteriori Italiani emigrarono dalla Dalmazia a causa delle politiche repressive del governo di Belgrado: circa 5.000 Dalmati italiani, provenienti da Traù, Sebenico, Spalato, Ragusa e le isole dalmate prospicienti, trovarono rifugio a Zara e Lagosta negli anni venti.

Nel 1940 Zara aveva ventimila Italiani su ventiquattromila abitanti: oltre l'83%.

Prima dell'esodo essa ha dato i natali a celebri personaggi ed è stata sede di altrettanto celebri iniziative, non ultime le sottoscrizioni in denaro e l'invio di uomini a sostegno delle guerre risorgimentali.
È originaria di Zara la famiglia Luxardo, famosa in tutto il mondo per la produzione di liquore Maraschino.
Zaratini sono Aldo Duro, autore e direttore del vocabolario della lingua italiana edito dall'istituto della enciclopedia italiana fondata da Giovanni Treccani, Silvio Ballarin, tra i realizzatori della Carta gravimetrica d'Italia, e il celebre stilista Ottavio Missoni (nato però a Ragusa).
Sempre di Zara è stata la celebre società di canottaggio Società Canottieri Diadora, vincitrice di numerosi titoli italiani.

Dopo l'esodo, caratterizzato anche dalla chiusura di tutte le scuole italiane di Zara nel 1953, i pochi italiani rimasti hanno creato nel 1991 la locale sezione Comunità degli Italiani, sotto l'attuale direzione di Rina Villani. Il sodalizio, conta ad oggi più di 400 soci[6]. In città è presente anche la Società Dante Alighieri che ha lo scopo di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo.

Nel 2009 è stata approvata la creazione di un asilo italiano a Zara dopo 65 anni, grazie principalmente agli sforzi del Deputato istriano a Zagabria Furio Radin e di Maurizio Tremul, i due più alti dirigenti dell'Unione Italiana[7]. Tutto però è stato annullato, a causa dell'inserimento di una sorta di "filtro etnico" per l'iscrizione, per cui potevano essere ammessi all'asilo italiano solo i bambini in possesso della cittadinanza italiana. Le autorità cittadine hanno addirittura affermato di aver imposto questo filtro per non "italianizzare" i bimbi zaratini. La cosa ha impaurito la locale minoranza - timorosa di essere conteggiata nominalmente e in grandissima parte non in possesso del passaporto italiano - di conseguenza le iscrizioni non hanno raggiunto il numero minimo di cinque. I rappresentanti della minoranza Furio Radin e Maurizio Tremul hanno protestato vivacemente, chiedendo l'abolizione di tale limitazione all'accesso[8] L'asilo è stato finalmente inaugurato nel 2013.

Persone legate a Zara[modifica | modifica sorgente]

A parte i già citati zaratini, vi sono:

Sport[modifica | modifica sorgente]

Il KK Zadar è il principale club cestistico cittadino, pluricampione di Jugoslavia e di Croazia, tuttora una delle più forti compagini della Lega cestistica croata.

Il NK Zadar è il principale club calcistico cittadino, e milita nella PRVA NHL, il massimo campionato croato.

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Zara, città italiana per lingua, cultura e storia, ha dato alla patria nell'ultimo conflitto, tra morti e dispersi militari e civili, un decimo della sua popolazione. 7 Medaglie d'Oro, 22 Medaglie d'Argento e molte altre medaglie al valor militare stanno a testimoniare la valorosa determinazione del suo popolo nei momenti supremi.

Dal settembre 1943 in avanti la città ha continuato a battersi per mantenere la sua identità. I fanti, bersaglieri, alpini, marinai e avieri, tra cui molti zaratini del neo costituito battaglione partigiano italiano Mameli furono i primi ad affrontare l'invasore tedesco. Le molte decine di caduti in combattimento e le centinaia di italiani vittime di esecuzioni sommarie o morti nei lager, annegati, sono stati il prezzo della resistenza.

Sottoposta a violenti bombardamenti aerei a tappeto, distrutto più di ogni altro capoluogo di provincia del nostro Paese, per l'eroica lotta Zara ha aggiunto alla sua storia altre pagine di grande coraggio. Al fine della guerra Zara desistette solo quando ogni ulteriore resistenza era materialmente impossibile. Le vestigia veneto-romane e le rovine dell'ultimo combattuto periodo restano a memoria della presenza della nostra gente. Il Gonfalone del Comune di Zara, fortunosamente riportato in Patria, testimonia un glorioso passato e quanto sia, comunque, rimasto forte nella gente di Zara l'amore per la Patria comune e la fiducia nei valori che uniscono tutti gli italiani. Fulgido esempio di attaccamento alla Patria e delle più elevate virtù militari, Zara: giugno 1940 – aprile 1945»
— 21 settembre 2001

La medaglia, concessa al «libero comune di Zara in esilio» dal presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, non è mai stata consegnata a causa delle proteste del governo croato[9].

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Località[modifica | modifica sorgente]

Il Comune di Zara è composto da 16 insediamenti (naselja)[10]:

Circoscrizioni[modifica | modifica sorgente]

La città di Zara è costituita da 22 circoscrizioni:

  • Belvedere (Bili Brig)
  • Boccagnazzo (Bokanjac)
  • Boccagnazzo Nuovo (Novi Bokanjac)
  • Borgo Erizzo (Arbanasi)
  • Casali Maggiori (Stanovi)
  • Caserosse (Crvene Kuće)
  • Cerarìa-Barcagno (Voštarnica)
  • Diclo o Dìcolo (Diklo)
  • Due Torrette (Vidikovac)
  • Fiume del Cimitero (Ričina)
  • Malpaga (Dračevac)
  • Oliveto-Flaveico (Maslina)
  • Le Piastre [Ploccia] (Ploča)
  • Porto Nuovo (Gaženica)
  • Pozzaio (Smiljevac)
  • Puntamica (Puntamika)
  • Riva (Poluotok)
  • San Giovanni (Višnjik)
  • Val dei Ghisi I (Jazine I)
  • Val dei Ghisi II (Jazine II)
  • Valdimaistro-Cabrona (Brodarica)
  • Valnera (Crno)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Zara (1911) - K.u. K. Militärgeographisches Institut - 1:75 000 - ZONE 29 - KOL XII
  2. ^ a b c d e f Zara, Eso piccolo, Eso Grande, P.to Schiavina, Rava, in: Blatt 33-44 der Generalkarte von Mitteleuropa 1:200.000 der Franzisco-Josephinischen Landesaufnahme, Österreich-Ungarn, ab 1887
  3. ^ Corriere della Sera (17/07/2010): cancellata ogni traccia italiana a Zara
  4. ^ Gian Antonio Stella, "Zara, quell'asilo italiano che è rimasto chiuso", Corriere della Sera, 2 settembre 2009
  5. ^ D. Magaš, "Zadar on the Crossroad of Nationalisms in the 20th Century", in GeoJournal, 48, 1999
  6. ^ Comunità degli Italiani di Zara
  7. ^ Asilo italiano a Zara nell'autunno 2009
  8. ^ Asilo Zara: italiano solo per italiani - traduzione dell'articolo di Slobodna Dalmacija del 27 maggio 2009
  9. ^ Paolo Mieli, Il martirio di Zara italiana e la medaglia che non c'è in Corriere della Sera, 23 marzo 2010.
  10. ^ insediamenti (naselja) citati nell'articolo 2 dello Statuto della città di Zara - in lingua croata
  11. ^ a b c d e f Berbuglie, Isto, Melada, Premuda, Selve, Ulbo in: Quadro d'unione della Carta di Cabottaggio del Mare Adriatico, Foglio V, Istituto Geografico Militare, Milano, 1822-1824 - in: Mappae Antiquae. Liber Amicorum Günter Schilder, 2006, pp. 465-478

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alacevich, Angelico. Stamperie e giornali di Zara: nel secolo passato.Il Dalmatino 59, 1935
  • Alberi, Dario Dalmazia - Storia, arte e cultura, LINT editoriale, Trieste, 2008, ISBN 978-88-8190-244-6
  • Benvenuti, Angelo. Storia di Zara dal 1797 al 1918. Milano: Fratelli Bocca, 1953
  • Bianchi, Carlo Federico. Fasti di Zara: religioso – politico – civili dall'anno 1184 av. Cr. sino all'anno 1888 dell'era volgare. Zara: Tipografia di G. Woditzka, 1888
  • Brunelli, Vitaliano e Calbiani, Guido. Storia della città di Zara: Dai tempi più remoti sino al 1409 compilata sulle fonti e integrata da tre capitoli sugli usi e costumi. 1974
  • De Luci, Filippo. Il Vero recipe: farsa giocosa per musica da rappresentarsi per la prima volta nel Nobile teatro di Zara: Il Carnevale dell'anno 1805, Zara: nella Stamperia di Antonio Luigi Battara, 1805
  • Gambaro, Francesca. La città della memoria. Storie di vita di esuli da Zara nel secondo dopoguerra, Venezia: Alcione editore, 2010, [2]
  • Lago, Valentino. Memorie sulla Dalmazia. Venezia: Stabilimento Grimaldo, 1868.-1870.
  • Sabalich, Giuseppe, Guida archeologica di Zara, Bologna, 1978.
  • Vignoli, Giulio, I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica Italiana, Giuffrè editore, Milano, 1995
  • Tomaz, Luigi, In Adriatico nel secondo millennio, Presentazione di Arnaldo Mauri, Think ADV, Conselve, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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